Mese: Agosto 2015

Simone Borgese, unʼaltra tassista lo accusa: “Molestata in passato”

ROMA – Simone Borgese, l’uomo che ha confessato la violenza sessuale e la rapina ai danni della tassista romana, “era sempre a caccia di soldi”. Lo descrivono così, almeno, i suoi ex colleghi del ristorante in via Marcantonio Colonna, nel quartiere Prati, dove Borgese ha lavorato per qualche giorno.

Per loro, come riporta Rinaldo Frignani sul Corriere della Sera, Borgese era “un tipo sveglio, forse anche troppo. Sul lavoro rapido e preciso, ma avevi sempre la sensazione che ti stesse per fregare. Comunque è venuto qui solo due volte. Voleva che lo pagassimo in anticipo: “Ho le spese per il funerale di mio padre”, ci ha spiegato. Ma i soldi non li ha visti»”.

Poi c’è, o meglio c’era visto che nel frattempo è stata chiusa, la sua pagina Facebook. Da là esce fuori il ritratto di un padre giovane tutto selfie e foto della figlia. Pagina chiusa anche per questo: da un lato la pioggia di insulti, dall’altro la necessità di tutelare una bimba di 7 anni totalmente incolpevole.

Chi non si fa una ragione di quanto accaduto sono i familiari di Borgese, soprattutto quei nonni che lo ospitavano al momento dell’arresto:

«Lasciateci in pace, non riusciamo a farcene una ragione, anche per noi è un grande dolore. No, in questi giorni Simone non ci è sembrato strano. Non è un mostro. Il padre morto? Ma che storia è?»

Frignani, nel descrivere la personalità di Borgese, usa le informazioni che arrivano dalla polizia:

Una vita al limite – «una scheggia impazzita, un tipo disturbato e pericoloso proprio perché invisibile, uno che non rimane impresso», così lo descrivono i poliziotti – fra problemi economici, piccoli reati (un furto in autogrill, minacce all’ex compagno della madre) e aspirazioni non realizzate. La passione per «Street fighter» – un videogioco picchiaduro -, le arti marziali, la Roma. Una partecipazione fra il pubblico di «Avanti un altro» di Paolo Bonolis (anche questa con foto). E la fatica di trovare un lavoro fisso: Simone lavora a chiamata. Ad aprile anche in un noto ristorante al quartiere Africano: «Per essere preso aveva detto di conoscere un nostro amico avvocato, ma non era vero», aggiungono da Prati. A Capodanno il giovane aveva scritto su Fb: «Per me si chiude un anno difficile». «Mi sono separato qualche mese fa – ha confermato in Questura -, questo fatto mi ha scombussolato, da allora non sono più lo stesso. Penso che così siano cominciati i miei problemi. Non ho un euro».

1 – DOPO GLI ABUSI SONO ANDATO A DORMIRE

Federica Angeli e Emilio Orlando per “la Repubblica”

SIMONE BORGESE

FIOCCO ROSA SUL TAXI PER SOLIDARIETA’ CON LA TASSISTA STUPRATA

“Lo confesso subito e mi tolgo un peso, sono stato io: chi cercate sono io». È iniziata così la confessione di Simone Borgese, il trentenne che lo scorso venerdì in una campagna della periferia romana, ha stuprato la tassista di 43 anni. L’uomo, 30 anni e una figlia di 7, è stato fermato domenica pomeriggio dopo un tentativo, l’ultimo, di scappare alla vista degli agenti della squadra mobile capitolina che lo avevano ormai braccato.

TAXI STUPRO - IDENTIKITTAXI STUPRO – IDENTIKIT

A lui gli investigatori sono arrivati dopo la denuncia di un tassista che, domenica mattina, era stato portato nello stesso luogo dove è avvenuta la violenza e a cui lo stupratore si è rifiutato di pagare la corsa, lasciando però il numero del suo cellulare «La violenza è stata un raptus improvviso, neanche io so perché l’ho fatto». Senza lesinare dettagli, con voce calma, Borgese è un fiume in piena davanti al pm Eugenio Albamonte e al capo della Mobile Luigi Silipo che lo ascoltano allibiti per la freddezza e la serenità con cui spiega ogni passaggio di quel drammatico venerdì.

SIMONE BORGESE 5

«L’ho portata con l’inganno in quella strada sterrata, vicino casa di mio nonno, mi sono fatto consegnare i soldi e l’ho costretta a un rapporto orale. Quindi sono sceso e sono andato a dormire da mio nonno». L’indole di Borgese, seppur all’apparenza mite, è sempre stata particolarmente violenta anche tra le mura domestiche. Tra i precedenti penali annoverati nella fedina penale anche quello di lesioni gravi nei confronti del compagno della madre a cui, come alla tassista, ha fratturato le ossa nasali con un pugno.

«Non so cosa mi sia successo in quel momento — ha detto ancora Borgese al sostituto procuratore — Ero molto nervoso quella mattina, e mi sono sfogato su quella donna. Era così attraente… ». Ed è proprio per una storia di ripetute violenze mai denunciate che il rapporto tra Simone Borgese e la moglie era finito qualche anno fa.

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«Ultimamente mi sentivo molto solo — racconta il verbale dell’interrogatorio di Borgese — la madre di mia figlia, di cui sono ancora innamorato, mi ha lasciato perché dice che la picchiavo tutte le sere perché ero geloso, ma io non l’ho mai toccata, amo mia figlia e mia madre». Nei prossimi giorni la procura disporrà un’audizione protetta per l’ex moglie e per la figlioletta di 7 anni per confermare eventuali percosse subite dalla donna negli anni anche in presenza della minore. Domani il trentenne sarà ascoltato in carcere, dove si trova per violenza sessuale, lesioni e rapina, dal gip Flavia Costantini nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia.

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2 – FACEBOOK, BONOLIS E UN SORRISO BEFFARDO IL LATO OSCURO DEL BRAVO RAGAZZO STUPRATORE

Lorenzo d’Albergo per “la Repubblica – Roma”

“Anche noi viviamo un dolore enorme. Quello che avevamo da dire lo abbiamo detto alla polizia. Lasciateci in pace». Il nonno di Simone Borgese volta le spalle e ritorna al suo orto con vista sulla Roma-Fiumicino. Un piccolo terreno che ha l’ingresso lungo la strada in cui venerdì mattina M.M., la tassista violentata e derubata, avrebbe dovuto scaricare il suo aguzzino prima BACI e abbracci, un sorriso stiracchiato.

TAXI ROMA

Sono parenti: a casa Borgese, lì dove Simone era andato a vivere dopo la separazione dalla compagna, va in scena la più difficile tra le riunioni di famiglia. In casa c’è anche la nonna. «Una delle donne della mia vita, con mamma e mia figlia », scriveva su Facebook il 30enne arrestato domenica sera. Il profilo del cameriere è stato oscurato: troppi gli insulti, troppe le foto assieme alla sua bambina. Lei, solo 7 anni, la passione più grande. Poi la Roma, i video dei film di Alberto Sordi e di Totò, l’amore per le arti marziali e un fermo immagine che lo ritraeva tra il pubblico di uno dei programmi condotti da Paolo Bonolis.

SIMONE BORGESE

Ancora: Simone con un piccolo cane, Simone in piscina con la sua piccola, Simone che ride. Il volto è pulito, da bravo ragazzo. Tutto il contrario del mostro accusato di violenza sessuale. Le due facce del 30enne, però, non tardano a mostrarsi in bacheca: «A me i piedi in testa non li mette nessuno», «affronta chi ti sfida, ignora chi non ti pensa». Quindi, prima dell’ultimo 31 dicembre, un messaggio che suona come una richiesta d’aiuto: «Si sta chiudendo un anno difficile».

TAXI STAZIONE TERMINI

La svolta a una vita segnata anche da una denuncia per minacce e violazione di domicilio da parte dell’ex uomo della madre sarebbe dovuta arrivare grazie al nuovo lavoro in un ristorante di Prati. Eppure, anche nel locale in cui era arrivato dopo aver servito ai tavoli di un altro noto bistrot del quartiere africano, Borgese ha subito mostrato il suo lato oscuro. Lo stesso che gli ha fatto guadagnare una denuncia per furto in un autogrill e tre segnalazioni per altrettante corse in taxi mai pagate.

«Molto bravo, veloce e di bella presenza – racconta ora l’ultimo datore di lavoro – ma anche furbo. Aveva qualcosa di losco, un sorriso beffardo. Pensi che gli ho mandato un sms stamattina (ieri, ndr) prima di leggere il giornale. Lo aspettavamo. Mi serviva aiuto». Ma sono altri due gli episodi che, riletti dopo l’arresto, suonano inquietanti. «È arrivato qui dicendo di conoscere un mio amico, un legale. Poi l’avvocato è venuto al ristorante e mi ha detto di non averlo mai visto».

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Poi le richieste di denaro: «Voleva subito soldi – continua la proprietaria del ristorante a due passi dal tribunale – e quando non glieli ho dati, li ha chiesti ai dipendenti. Si è preso 300 euro dicendo che doveva pagare il funerale del padre. Ma forse aveva “buffi” con qualcuno. O magari servivano per la cocaina. Secondo me si drogava».