Mese: Ottobre 2017

“Non si smette mai di essere mamma”: a 98 anni va in casa di cura per assistere il figlio 80enne

Un rapporto davvero speciale: a Liverpool Ada Keating ha deciso di seguire Tom nell’istituto per anziani. I due trascorrono il tempo giocando e guardando la tv.

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INSEPARABILI, uniti da quel legame speciale che esiste solo tra madre e figlio. Ada Keating ha 98 anni e ha sempre vissuto con il figlio Tom, che di anni ne ha 80 e che non si è mai sposato.

Nel 2016 Tom è stato ricoverato nella casa di cura di Moss View Care di Liverpool, per motivi di salute. Così, un anno dopo la madre ha deciso di trasferirsi nello stesso istituto per stargli vicino.

"Non si smette mai di essere mamma": a 98 anni va in casa di cura per assistere il figlio 80enne

I due, racconta Liverpool Echo, trascorrono il tempo giocando o guardando serie tv. “Auguro a Tom buona notte e buongiorno – racconta Ada – e quando vado dal parrucchiere so che lui aspetta il mio ritorno a braccia aperte. Non si smette mai di essere mamma”.

“Sono contento di vedere più spesso mia madre – ha detto Tom -. Lei è molto brava a prendersi cura di me e a volte mi dice ancora: ‘Comportati bene!'”. Un amore immenso, che ha commosso anche il personale della struttura:  “Non è così frequente vedere madre e figlio nella casa di cura insieme – ha detto il responsabile Philip Daniels -. Vogliamo che restino insieme il più possibile”, si legge sul Liverpool Echo.

Ada e suo marito Harry avevano quattro figli: Tom, Barbara, Margi e Janet morto all’età di 13 anni. Prima di andare in pensione, Tom era un pittore e decoratore, mentre Ada era un’infermiera ausiliaria presso il Mill Road Hospital.

Nella casa di cura, Ada e Tom ricevono spesso la visita della nipote dell’anziana, Debi Higham, e degli altri membri della famiglia. “È rassicurante per noi sapere che si prendono cura di loro a vicenda 24 ore su 24”.

CO2, livelli mai visti: obiettivi climatici a rischio L’Organizzazione meteorologica mondiale lancia l’allarme: se non si inverte la rotta le temperature supereranno i limiti giudicati sicuri

arando zeppieri_roma_lavoro.jpgQuando parliamo di clima siamo ormai abituati a sentir parlare di record e non ci facciamo quasi più caso. Ma per l’Organizzazione Meteorologica Mondiale è ora di tornare a prestare attenzione, perché nel 2016 ha avuto luogo un aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera che non ha precedenti, e questo avrà delle ripercussioni molto poco teoriche e assai tangibili su tutti noi. L’aumento di uno dei più importanti gas a effetto serra in atmosfera pone infatti le basi per un “pericoloso aumento delle temperature”.

Livello inedito in 800.000 anni

L’aumento della popolazione, l’intensificazione delle pratiche agricole l’aumento del consumo di suolo e della deforestazione, l’industrializzazione con l’uso di energia da fonti fossili ad essa associato, sono tutti fattori che hanno contribuito a far crescere la concentrazione di gas a effetto serra nell’atmosfera dal 1750 a oggi.

Le concentrazioni di CO2 hanno raggiunto stabilmente le 403,3 parti per milione nel 2016, a partire da 400,00 ppm nel 2015. La causa è da rintracciare in “una combinazione di attività umane e di un forte evento El Niño” che ha ridotto la capacità di assorbimento della CO2 da parte di foreste e oceani contribuendo quindi al suo aumento in atmosfera. “Le concentrazioni di CO2”, fanno sapere gli esperti del WMO nel Greenhouse Gas Bulletin appena pubblicato, “sono aumentate del 45% rispetto ai livelli preindustriali”. Erano rimaste per 800.000 al di sotto di 280 parti per milione, e poi in meno di 280 anni sono aumentate di 123 ppm.

L’ultima volta che sulla Terra ci sono state concentrazioni paragonabili è stato tra i 3 e i 5 milioni di anni fain un’epoca in cui le temperature globali erano di 2-3 gradi più elevate e il livello dei mari era di 10-20 metri più alto di adesso.

Un futuro inospitale

Dal 1990 a oggi c’è stato un aumento del 40% di ciò che viene chiamato il forzante radiativo totale, cioè l’effetto di riscaldamento sul clima, causato da tutti i gas serra, e il 2,5% dell’aumento si è verificato tra il 2015 e il 2016. “Senza rapidi tagli alla CO2 e alle altre emissioni di gas serra, ci avviamo verso incrementi pericolosi delle temperature per la fine di questo secolo, ben al di sopra dell’obiettivo fissato dall’accordo sul cambiamento climatico di Parigi”, ha spiegato il segretario generale del WMO, Petteri Taalas. “Le generazioni future erediteranno un pianeta molto più inospitale”.

Il problema, ricordano ennesimamente gli esperti dell’Organizzazione meteorologica mondiale, è che l’anidride carbonica rimane in atmosfera per centinaia di anni e ancor più a lungo negli oceani. Quindi non possiamo scappare a un futuro fatto di temperature più elevate ed eventi climatici più estremi. “Al momento non c’è nessuna bacchetta magica che possa rimuovere la CO2 dall’atmosfera”, ricorda Taalas, quindi l’unica contromisura possibile consiste nel frenare le emissioni, che continuano ad aggravare la situazione.

Le soluzioni ci sono, serve la volontà

I numeri non mentono”, ha dichiarato Erik Solheim, direttore del programma ambientale delle Nazioni Unite. “Stiamo ancora emettendo decisamente troppo e questa tendenza va invertita. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vasta adozione delle energie rinnovabili, ma ora dobbiamo raddoppiare gli sforzi per assicurare che queste nuove tecnologie low carbon possano crescere”. Le soluzioni ci sono, serve la volontà politica globale e il necessario “senso di urgenza” per metterle in pratica.

Scandalo Weinstein: da Meryl Streep a Kate Winslet la reazione delle attrici Le dive di Hollywood si scagliano contro il produttore.

E alla lista delle molestate si aggiungono nomi vip: Asia Argento, Angelina Jolie e Gwyneth Paltrow.

Dopo le accuse di molestie sessuali e il conseguente licenziamento del celebre produttore cinematografico Harvey Weinstein, molti aspettavano e chiedevano la reazione di quelle dive di Hollywood spesso solerti paladine delle cause femminili e dei meno forti e rappresentati. Per fortuna Meryl Streep e socie hanno risposto “presente”.

Dalla Streep a Kate Winslet, da Judi Dench a Glenn Close, raccogliamo alcune delle reazioni delle attrici più note. Ma ecco anche i nomi importanti di dive che ora escono allo scoperto e ammettono, a distanza di decenni dai fatti, di aver ricevuto anche loro abusi dal boss della produzione: Asia Argento, Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow.

Lo scandalo che ha travolto Weinstein

Fondata nel 2005 proprio da Harvey Weinstein e da suo fratello minore Bob, The Weinstein Company è una valida e importante casa di distribuzione e produzione cinematografica statunitense.

Tra i tanti film distribuiti ci sono i più recenti di Quentin Tarantino (da Bastardi senza gloria a The Hateful Eight) e opere d’autore come Carol. Ancor prima i fratelli Weinstein lavoravano alla Miramax Films, co-fondata nel 1979 e produttrice di film premi Oscar come Shakespeare in Love e Chicago.

Il vaso di Pandora però è stato scoperchiato il 5 ottobre da un articolo del New York Times che citava otto casi di donne che hanno accusato Harvey Weinstein di contatti fisici indesiderati e molestie sessuali nel corso di tre decenni. Gli abusi a sfondo sessuale sono stati denunciati da attrici (tra cui Ashley Judd) e dipendenti. Da qui la decisione dal consiglio di amministrazione della sua stessa società: Weinstein senior è stato licenziato con effetto immediato, “alla luce di nuove informazioni sulla cattiva condotta da parte di Harvey Weinstein, emerse negli ultimi giorni”.

Asia Argento, Angelina Jolie & co.: le vip molestate che ora parlano

Asia Argento si è confessata al New Yorker raccontando che anche lei sarebbe stata abusata da Weinstein. I fatti risalirebbero al 1997, quando l’attrice italiana aveva 21 anni, e sarebbero avvenuti in un hotel in Francia, dove Asia fu invitata per un party della Miramax. Lei salì nella suite di Weinstein e fu costretta a fare del sesso orale, nonostante abbia ripetutamente tentato di sottrarsi. “Mi terrorizzava, era un uomo troppo grosso per me. È stato un incubo”, ha affermato l’attrice. “Non ho detto nulla finora perché avevo paura che Weinstein potesse distruggermi come ha fatto con molte altre persone. Che potesse rovinare la mia carriera”.

Tra le altre testimonianze raccolte dal New Yorker ci sono quelle dell’attrice americana Mira Sorvino e della cantante irlandese originaria dello Zimbawe Lucia Evans.

Il New York Times aggiunge i nomi di due super star alla lista delle donne molestate: Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie, che accusano il produttore cinematografico di molestie sessuali, subite quando erano due giovani attrici.

Ma tra le vittime ci sono anche Rosanna ArquetteKatherine Kendall e persino l’ex finalista di Miss Italia Ambra Battilana Gutierrez.

La reazione di Meryl Streep

Pungolata da più parti, che richiedevano una reazione dei divi di Hollywood e soprattutto sua, Meryl Streep ha levato la sua voce, affidando il suo biasimo all’Huffington Post: le accuse di molestie sessuali nei confronti di Harvey Weinstein sono “disgustose”, “non scusabili”, e costituiscono un “abuso di potere”.

Streep ha definito “eroine” le donne che hanno avuto il coraggio di parlare. L’attrice, che ha lavorato con il produttore di Hollywood in alcuni film come I segreti di Osage County e The Iron Lady, che le è valso l’Oscar, ha detto di non avere idea che l’uomo avesse commesso questi reati: “Harvey era esasperante ma rispettoso nei miei riguardinel nostro rapporto professionale”.

L’attrice si toglie anche un sassolino dalla scarpa: “Non sapevo che aveva avuto incontri nella sua camera d’albergo, nel suo bagno, o altri atti impropri e coercitivi. E se tutti lo avessero saputo, non credo che tutti i giornalisti investigativi del mondo dello spettacolo o della cronaca più impegnata avrebbero trascurato per decenni di scriverne”.

Non è mancata anche la replica di Kate Winslet, che tramite il film The Reader prodotto dalla Weinstein Company ha vinto l’Oscar come migliore attrice nel 2009. L’attrice britannica ha affidato la sua dichiarazione a Variety: “Il fatto che queste donne stanno cominciando a parlare della cattiva condotta di uno dei nostri produttori cinematografici più importanti e apprezzati è incredibilmente coraggioso ed è stato profondamente sconvolgenteda sentire”.

E poi la sua solidarietà alle donne “vulnerabili e talentuose”molestate da Weinstein: “Abbraccio e saluto il loro profondo coraggio, e sono a favore di questo necessario livello di esposizione di qualcuno che si è comportato in modi denigratori e disgustosi“.

Judi Dench (e il tattoo sulle natiche)

Nel coro delle voci delle attrici c’è anche quella di Missis Judi Dench, che deve molto della sua carriera a Weinstein: il precedente studios di Weinstein, la Miramax, ha distribuito nel 1997 La mia regina, il film che ha consacrato la Dench al cinema. La divina attrice ottantaduenne ha guadagnato il suo primo Oscar, come migliore attrice non protagonista, proprio grazie a Shakespeare in Love, sempre targato Miramax. E recentemente ha collaborato col celebre produttore per Philomena e Tulip Fever.

Nel 2011 la Dench aveva detto scherzando di avere un tatuaggio dedicato a Weinstein sulle sue natiche, per ringraziarlo di averla fatta diventare una stella di Hollywood (e in effetti lo avuto davvero un tattoo, ma temporaneo, che recitava: “JD loves HW”). Ciononostante, la Dench affida il suo reprimenda a Newsweek: “Anche se non c’è dubbio che Harvey Weinstein ha aiutato e sostenuto la mia carriera cinematografica negli ultimi 20 anni, non ero affatto a conoscenza di questi reati che sono naturalmente terribili; offro la mia vicinanza a coloro che hanno sofferto e il mio il sostegno a tutte coloro che hanno parlato”.

Glenn Close e l’ammissione delle voci su Weinstein

Tra le reazioni delle dive, si distingue quella di Glenn Close, la meno “educanda”, che ammette di aver saputo: “Sono seduta qui,profondamente sconvolta, riconoscendo a me stessa che, per molti anni, sono stato a conoscenza delle voci vaghe secondo cui Harvey Weinstein avrebbe avuto comportamenti inappropriati sulle donne. Harvey è sempre stato decoroso con me, ma ora che le voci sono state confermate, mi sento arrabbiata e triste”.

E ancora: “Sono arrabbiata, non solo con lui e con la cospirazione del silenzio intorno alle sue azioni, ma anche per il fatto che il fenomeno del ‘casting a letto’, per così dire, sia ancora una realtà nel nostro lavoro e nel mondo: l’orribile pressione e le terribili aspettative messe addosso a una donna quando un bullo potente ed egoista si aspetta favori sessuali in cambio di un posto di lavoro”.

Il tweet di Patricia Arquette

Non può mancare la reazione di Patricia Arquette, la paladina dell’equal pay, che quando nel 2015 ha ritirato l’Oscar come migliore attrice non protagonista per Boyhood ha tirafo fuori dal cilindro un discorso femminista, chiedendo la parità di retribuzione per tutte le donne degli Stati Uniti.

L’attrice affida le sue parole a Twitter: “Se c’è un modo per curarsi dall’essere un predatore spero che Harvey lo apprenda e lo condivida con il mondo. È un’epidemia”.

 Arnold Schwarzenegger, SI CONFESSA.

L’attore confessa di non amare il suo corpo: «Non mi sono mai piaciuto, mi guardo e mi viene da vomitare». I 69 anni invece non sono un problema: «Non mi sento la mia età. Faccio le stesse cose di vent’anni fa»

Palermo, il boss ordina l’omicidio della figlia: è fidanzata con un carabiniere

Una veduta di Bagheria e, nel riquadro in alto a sinistra, il boss bagherese Giuseppe
di Mario Meliadò
Arresti a raffica messi a segno nel Palermitano da oltre cento carabinieri del Comando provinciale (comandante, colonnello Antonio Di Stasio), con l’ausilio di un elicottero del 9° Nucleo di Palermo e di unità cinofile: dietro le sbarre sono finiti 16 presunti mafiosi, quasi tutti ritenuti dagli investigatori elementi di spicco della “nuova Cosa nostra” a Bagheria e Altavilla Milicia. Per alcuni dei destinatari delle misure cautelari il mandato di cattura è stato notificato direttamente in cella, nei penitenziari a Palermo, Prato e Tolmezzo (in provincia di Udine): tra questi un elemento di spicco della “vecchia guardia”, il 73enne Giacinto Di Salvo, arrestato quattro anni fa nel contesto dell’operazione “Argo” che già aveva decimato la mafia bagherese.

Nel blitz dell’Arma spicca certamente l’ “arresto eccellente” del boss di Bagheria Pino Scaduto, scarcerato solo nell’aprile scorso dopo 9 anni di carcere in seguito all’arresto nell’operazione “Perseo” del 2008. E non si tratta solo della sua indiscutibile caratura criminale. Dalle indagini relative all’operazione che la Dda palermitana ha voluto emblematicamente denominare “Nuova Alba” emerge infatti un orrido piano di Scaduto, che aveva chiesto al figlio di uccidere la sorella (e sua figlia) in quanto innamorata di un carabiniere.

Nei confronti dei 16 arrestati l’accusa formulata dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Palermo Nicola Aiello è d’associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti d’imprenditori del Palermitano. Stando all’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, coordinata dal procuratore distrettuale Salvatore Lo Voi e dal suo aggiunto Salvatore De Luca, gli arrestati avrebbero dato vita a una fusione tra esponenti storici e “nuove leve” di Cosa nostra, ma anche a una sorta di specializzazione territoriale dei “picciotti”.

I mafiosi di Bagheria si sarebbero “occupati” delle imprese edili e di quelle operante nel segmento delle acque minerali, costringendo peraltro i titolari a effettuare numerose assunzioni di lavoratori organici a Cosa nostra. Ad Altavilla, la cosca avrebbe invece proceduto a individuare gli imprenditori da taglieggiare e a riscuotere materialmente il “pizzo”, ma anche alla gestione monopolistica delle mediazioni immobiliari, con provvigioni nettamente superiori rispetto a quelle normalmente riscosse sul mercato da qualsiasi agente del settore.

Tra gli arrestati “di rango” due ex capobastone di Altavilla Milicia, Franco Lombardo (per una manciata di mesi poi reggente dello stesso mandamento di Bagheria) e Michele Modica. Ma assume un rilievo tutto particolare l’arresto del 71enne Pino Scaduto, antico boss di Bagheria che stando agli investigatori avrebbe tentato di riprendere le redini del mandamento.

Era uscito di galera solo 7 mesi fa, Scaduto. Tra i nuovi ordini che aveva lanciato ai suoi fedelissimi, uno terrificante e per fortuna ripagato con una rarissima disobbedienza. Il capobastone storico di Bagheria aveva infatti ordinato al figlio trentenne di assassinare la sorella – la propria stessa figlia, dunque –, “colpevole” d’essersi innamorata di un carabiniere.

«Tua sorella s’è fatta sbirra», aveva detto tra l’altro Pino Scaduto al figlio, come emerge da una delle intercettazioni, chiedendogli perentoriamente di «ammazzare lei e l’amante». Del resto, il capobastone covava da anni questo sanguinoso progetto: «Questo regalo, quando è il momento glielo farò», scriveva a una parente già otto anni fa. In un’altra conversazione captata dagli investigatori dell’Arma emerge però l’insubordinazione del giovane, desideroso di non pregiudicarsi il futuro per le scelte amorose “disonorevoli” della sorella né tantomeno per i disegni criminali dell’anziano genitore («Io non faccio niente… mi devo consumare io? Consumati tu, io ho trent’anni… non mi consumo», aveva detto a un amico riferendosi al padre).

In realtà, però, il vecchio capobastone avrebbe dato l’orrendo incarico al figlio perché riteneva, sbagliando, che la giovane avesse spifferato ogni cosa al carabiniere che amava, diventando la vera responsabile della sua lunga detenzione («Tutto da lei è partito»). Questo il motivo di una sua fortissima determinazione circa l’eliminazione della figlia; al punto che, rifiutatosi il figlio, il boss tentò inutilmente di farla uccidere da persone estranee alla famiglia. Perciò, lo stesso gip palermitano Aiello pone in evidenza nell’ordinanza l’assoluta necessità di una tempestiva incarcerazione di Pino Scaduto anche per evitare che, ormai fuori dal carcere, possa «attualizzare il suo scopo dichiarato di sopprimere la figlia».

Cosenza, dopo 30 anni la verità: il calciatore Denis Bergamini morì soffocato e non suicida

Donata Bergamini accanto a un poster del fratello Denis, calciatore del Cosenza morto in circostanze misteriose nell'89
di Mario Meliadò
A distanza di un semestre dall’esumazione della salma del calciatore Donato “Denis” Bergamini e a 28 anni dalla sua morte, la nuova “superperizia” apre la porta a una verità del tutto inedita: il centrocampista del Cosenza non morì suicida gettandosi sotto le ruote di un camion in corsa, come da sempre vuole la “verità ufficiale”, bensì sarebbe morto per soffocamento.

Ancora è prestissimo per parlare di vera e propria verità alternativa, anche perché manca tutto per sostenere efficacemente la tesi di un possibile omicidio: manca la riconducibilità certa della morte a un evento traumatico indotto, manca un movente, manca soprattutto un ipotetico colpevole.

Certo però siamo davanti a una svolta nella ricostruzione dei fatti di quel remoto 1989, resa possibile in primo luogo dall’infinita tenacia della sorella di Denis, Donata Bergamini, e dalla prontezza del neoprocuratore capo di  Castrovillari Eugenio Facciolla nel raccogliere quel grido di dolore della famiglia, una voglia di verità che la “pista” dell’atto d’autolesionismo non aveva mai soddisfatto, anche in considerazione dell’assenza di motivi d’angoscia e del carattere esuberante di Denis. Circostanze difficilmente compatibili con l’ipotesi di un gesto estremo.

Proprio per questo, nel luglio scorso Facciolla dispose la riesumazione del corpo di Bergamini, da sempre invocata dai congiunti.

Va detto che nel corso degli anni più volte sono finiti sotto inchiesta per falsa testimonianza la fidanzata dell’epoca Isabella Internò e l’autista del camion Raffaele Pisano – i perni della versione ufficiale dei fatti -, ancora pochi mesi fa raggiunti da un nuovo avviso di garanzia con la medesima ipotesi di reato, dopo una sequenza d’archiviazioni per i fascicoli aperti in precedenza a loro carico.

Stavolta però tutto appare diverso: e sembra essere vicina come non mai la “verità vera” sul misterioso decesso del calciatore di Argenta – in provincia di Ferrara –, che quel maledetto 18 novembre dell’89, quando il suo corpo fu ritrovato maciullato sotto le ruote di un automezzo lungo la Statale “106” Reggio Calabria-Taranto all’altezza di Roseto Capo Spulico, nel Cosentino, aveva solamente 27 anni.

Eppure i dubbi erano scontati, già in seguito alla prima autopsia, redatta da Francesco Maria Avato, che ravvisava la causa della morte in un «arresto cardiocircolatorio da schiacciamento multiplo viscerale» prodotto da «massa d’ingombro di notevoli proporzioni»: un impatto che avrebbe portato Bergamini al decesso in «poche decine di secondi», identificabile però non in un urto frontale ma in uno «schiacciamento» da parte di un veicolo a «moto lento», come avrebbe evidenziato la totale assenza di lesioni a capo, torace e arti.
Nessun «trascinamento» né segni d’impatto violento con un mezzo a forte velocità, insomma.

«Sono certa che chi lo ha ucciso ora trema e fa bene. Voglio vedere in carcere i suoi assassini. Tutti», ha scritto su Facebook l’indomita sorella del calciatore, Donata Bergamini, assistita in questa impervia battaglia per una possibile diversa verità sulla morte del fratello dall’avvocato Fabio Anselmo, già legale in altri casi delicatissimi come le morti di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi. «Una cosa mi sento di dire al mio avvocato – scrive ora la Bergamini sui social network –: era il 2015, la tua richiesta di riesumazione non fu ascoltata dal gip, ma tu non ti sei arreso perché avevi osservato e ascoltato il corpo di mio fratello che parlava».

Russiagate, Manafort si costituisce all’Fbi. Trump: “Sono fatti vecchi di anni

Russiagate, Manafort si costituisce all'Fbi. Trump: "Sono fatti vecchi di anni"Paul Manafort (ansa)

L’ex manager della campagna di Trump e l’uomo d’affari Rick Gates avevavo ricevuto la richiesta di consegnarsi all’agenzia federale. Davanti al giudice federale si sono dichiarati non colpevoli. Dodici i capi d’accusa: c’è anche la cospirazione, ma Manafort si dichiara “non colpevole”. Per il presidente Usa tra la sua “campagna e la Russia nessuna cooperazione”

PAUL Manafort, l’ex manager della campagna del presidente Donald Trump, e Rick Gates, uomo d’affari legato al tycoon, si sono consegnati all’Fbi. In totale sono dodici i reati contestati nell’ambito dell’inchiesta Russiagate, anche se i capi d’accusa si riferiscono principalmente a riciclaggio e frode fiscale. Secondo i media, Manafort rischia fino a 80 anni di prigione, mentre Gates 70. Entrambi si sono dichiarati non colpevoli, ma per loro sono stati disposti gli arresti domiciliari con cauzioni da milioni di dollari: 10 milioni per Manafort e 5 per Gates.

Immediato l’intervento del Presidente su Twitter per ribadire che tra la sua campagna e i russi non c’è stata alcuna cooperazione: “Mi dispiace, ma i fatti per cui è accusato Manafort risalgono a prima che entrasse nella mia campagna elettorale. Con Mosca nessuna collusione”. Ma i tempi non coincidono: i fatti per cui l’ex collaboratore di Trump è incriminato sono compresi in un arco di tempo che va dal 2006 al 2017.

Secondo il New York Times nel 2016 Manafort avrebbe partecipato a un incontro con alcuni personaggi legati a Mosca, che promettevano rivelazioni compromettenti sulla candidata democratica Hillary Clinton. A fine luglio poi gli agenti dell’Fbi avevano effettuato una perquisizione a sorpresa nella sua abitazione, portando via decine di faldoni e documenti.

Sulla tempistica è intervenuto anche l’avvocato del Presidente Jay Sekulow: “Non siamo preoccupati, sono tutti episodi che non riguardano la campagna”. E ha poi specificato che Trump “non interferirà con l’indagine”, anzi “collaborerà con Mueller”. Proprio sulle sorti del procuratore speciale si è già espressa la Casa Bianca: “Trump non licenzierà Mueller”.

· L’ACCUSA DI RICICLICAGGIO
Per l’accusa Manafort avrebbe “riciclato oltre 18 milioni di dollari” che avrebbe usato “per comprare beni, proprietà e servizi negli Stati Uniti”. Si tratta di entrate che Manafort ha tenuto nascoste al Tesoro e al Dipartimento di Giustizia Usa. Il suo socio in affari, Rick Gates, avrebbe trasferito oltre 3 milioni di dollari da altri conti offshore. Lo si legge nell’atto di rinvio a giudizio approvato da un Gran Giurì su richiesta del procuratore speciale Robert Mueller. In totale “oltre 75 milioni di dollari sono passati sui conti offshore” di Paul Manafort.

Lo stratega repubblicano era diventato responsabile della campagna elettorale di Trump a marzo, ma pochi mesi più tardi era stato costretto a·dimettersi. Secondo alcune indiscrezioni aveva ricevuto 12 milioni di euro da Viktor Yanukovich, l’ex presidente ucraino, per il quale aveva lavorato come consigliere politico.

·  EX COLLABORATORE CONFESSA
Nell’inchiesta c’è anche un terzo incriminato, George Papadopolous, ex collaboratore volontario della campagna di Trump, che a sorpresa ha confessato e si è dichiarato colpevole di aver mentito all’Fbi nell’ambito delle indagini sul Russiagate condotte dal procuratore speciale Robert Mueller.

A renderlo noto è stato l’ufficio del procuratore Robert Mueller, secondo il quale Papadopolous ha testimoniato il falso “sui tempi, l’estensione e la natura dei suoi rapporti e della sua interazione con certi stranieri che aveva capito avere strette connessioni con alti dirigenti del governo russo”.

In una email del marzo 2016, Papadopoulos propose di organizzare un incontro tra dirigenti russi e dirigenti della campagna di Trump, con oggetto “Incontro con la leadership russa, incluso Putin”. Secondo un suo portavoce, la proposta fu però respinta dallo stesso Manafort.

“Vedo Fabrizio Corona otto ore al mese, ma continuerò a lottare per il nostro amore”

“Non è semplice, ma se la persona che ami attraversa un momento di difficoltà, bisogna starle accanto” afferma Silvia Provvedi, la fidanzata di Corona

“Io per lui continuerò a lottare. Non mi arrendo. Potremo vivere il nostro amore”. Non si vuole arrendere Silvia Provvedi, gemella del duo “Donatella”, e fidanzata di Fabrizio Corona, attualmente in carcere per il reato di sottrazione fraudolenta delle imposte e assolto dalle accuse di violazione di norme patrimoniali. La vincitrice dell’Isola dei famosi del 2015, come racconta La Gazzetta di Modena, non nasconde le difficoltà nel vivere la sua storia d’amore con il noto fotografo.

“Non è semplice, così come non lo è per tutti parenti della persona che si ritrova a vivere questi momenti difficili al fianco di chi si ama – continua Silvia – Ma mi sento di dire che una vittoria l’abbiamo ottenuta: è stato vincere il processo. Il fatto che ci sia un magistrato che rigetti l’istanza di scarcerazione con l’assoluzione totale e non per insufficienza di prove lascia presagire che ci siano cose che non funzionano nel nostro sistema di giustizia. Mi trovo a combattere ancora per Fabrizio e spero che nel più breve tempo possibile sia fissata l’udienza collegiale. Così il magistrato che ha sbagliato potrà decidere di accettare l’istanza di scarcerazione”.

Silvia Provvedi crede che il reporter dei paparazzi sia diventato una persona nuova e che, nonostante abbia poco tempo per vederlo, il loro amore sopravviverà alle avversità. “Fabrizio è cambiato dopo questo periodo e siamo pronti a ricominciare insieme”, dice la gemella del duo “Donatella”.

“Vedo Fabrizio otto ore al mese – prosegue la Provvedi – anche questa settimana andrò a trovarlo. Ho 23 anni, sono giovane ma penso che se nella vita ti capiti l’occasione di innamorarti e la persona che ami attraversi un momento di difficoltà, bisogni starle accanto per superare anche questo. Io continuerò a lottare perché Fabrizio sia libero e perché insieme possiamo continuare a vivere il nostro amore. Sono fiduciosa”.

 

Maltempo in Europa, Tempesta colpisce Germania, Polonia e Repubblica Ceca: almeno tre vittime, blackout e disagi [FOTO]

Maltempo: una tempesta sta flagellando l’area centro/orientale dell’Europa: si segnalano blackout diffusi e disagi al traffico, purtroppo anche delle vittime. Le incredibili immagini di Amburgo sott’acqua

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La tempesta “Herwart” sta flagellando l’area centrale dell’Europa: almeno 3 persone avrebbero perso la vita. In Repubblica Ceca una donna è morta travolta dalla caduta di un albero a Trebic e un anziano ha subito la stessa sorte a Jicin, a nordest di Praga. In Polonia, è deceduto un automobilista la cui auto è stata colpita da un ramo caduto sulla strada a Szczecin.

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Si segnalano inoltre diffusi blackout e disagi al traffico. I venti forti hanno interrotto la circolazione dei treni su decine di linee e su varie strade in Repubblica Ceca ed alcuni fiumi nel nord del Paese hanno raggiunto il livello di allerta. “Al momento decine di migliaia di abitazioni sono senza elettricità“, ha spiegato la portavoce della società elettrica di stato Cez, Sona Holingerova Hendrychova. Anche in Polonia circa 200mila persone sono rimaste senza luce.

In Germania, ad Amburgo, il fiume Elba è straripato, inondando le strade vicine e il porto della città settentrionale tedesca è stato allagato costringendo alla chiusura il famoso mercato ittico della città.

I venti forti hanno causato danni anche in Slovacchia, dove i cimiteri di Bratislava sono stati chiusi per sicurezza. A Berlino una persona è stata gravemente ferita da un pontile di un cantiere che gli è caduto addosso: lo ha reso noto un portavoce dei vigili del fuoco, aggiungendo che il tetto di un edificio residenziale è stato divelto e alcuni alberi sono stati sradicati a causa dei forti venti. Una portavoce della società ferroviaria Deutsche Bahn ha dichiarato che tutti i treni sono stati annullati in sette dei 16 stati della Germania.