Month: September 2020

Crowdfunding immobiliare: Alfio Bardolla, uno sguardo lungimirante agli investimenti con buoni rendimenti

Alfio Bardolla  Un investimento strettamente regolamentato sia a livello comunitario, sia a livello nazionale, sottoposto al controllo delle banche centrali, e che adesso può essere addirittura garantito creando un trust che ammortizza i rischi. E’ quello che prevede il crowdfunding immobiliare, un nuovo modo di fare business nel mercato degli immobili già ampiamente diffuso nel nord Europa. Una nuova opportunità di investimento che, Alfio Bardolla, Presidente e Amministratore delegato di ABTG, imprenditore, financial coach e formatore, promuove a pieni voti anche grazie al rischio minimo. Sì perché investire nel crowdfunding immobiliare, oltre ad avere una tutela in un settore strettamente regolamentato, si ha una garanzia nel rendimento che anzi va dal 7 all’11% l’anno. “Grazie proprio a queste caratteristiche – spiega Bardolla – sta riscuotendo sempre più successo il lending, il crowdfunding immobiliare che, a differenza dell’equity, permette di finanziare semplicemente un investimento, senza diventare socio dell’operazione, e quindi, senza sopportare i rischi d’impresa”.

This slideshow requires JavaScript.

Secondo Bardolla “la prima garanzia arriva dalla struttura del crowdfunding immobiliare, un modello che ha già riscosso un ampio successo nel Nord Europa, e in particolare in Germania e in Finlandia, e dal numero e dall’affidabilità dei soggetti coinvolti. Ci sono piattaforme che operano in partnership con istituti di pagamento, sotto l’egida di banche e della Consob che non si limitano a pubblicizzare l’operazione, ma svolgono il ruolo di agenti di pagamento”.  Ma come funziona il crowdfunding immobiliare? Chi intende investire apre un wallet presso la piattaforma e da qui può scegliere quali operazioni finanziare. Per questo le piattaforme devono essere autorizzate dalla banca centrale del Paese in cui hanno sede, e sono sottoposte alla vigilanza degli enti di controllo nazionali. Inoltre, costituiscono un proprio comitato scientifico che ha il compito di esaminare minuziosamente ogni operazione prima di pubblicarla online.

“Il crowdfunding immobiliare – aggiunge il financial coach – si basa sulla reputazione, e di conseguenza il primo obiettivo di una piattaforma è di offrire solamente operazioni affidabili”. Dal lato opposto, invece “le società che fanno ricorso al lending per finanziare un’operazione non possono essere delle start-up, ma anzi devono avere un solido track record. Inoltre, nella maggior parte dei casi queste società hanno già ottenuto una parte del finanziamento da una banca, e questo rappresenta un’ulteriore garanzia, visto che l’istituto di credito ha già effettuato le proprie verifiche”.

Questo spiega anche perché i rendimenti sono così elevati. “È diventato sempre più difficile accedere al credito bancario – prosegue Alfio Bardolla – e spesso le società hanno delle operazioni meravigliose da realizzare, ma non riescono a ottenere l’intero finanziamento dalla banca. Ricorrono così al crowdfunding per reperire la quota residua, e questo per gli investitori si traduce in un’ottima opportunità con un rischio decisamente contenuto. Oltretutto, quando si superano determinati importi le piattaforme consentono di negoziare in parte il tasso di interesse, e questo permette di avere quello 0,25-0,50% in più che rende l’investimento ancora più allettante”.

In un mercato nel quale le possibilità default, visti gli asset che sono coinvolti, sono veramente limitate – conclude Alfio Bardolla – “ci sono realtà che, per assicurare un’ulteriore forma di tutela sugli investimenti, hanno deciso di creare una vera e propria garanzia che si basa su un sistema mutuale di condivisione del rischio. In sostanza, ogni volta che si effettua un investimento si accantona un piccolo chip che confluisce in un trust e il trust interviene ogni volta che c’è un contrattempo, come quando, ad esempio, si deve rimborsare un investitore, o supportarlo per ottenere un immobile”.

Alfio Bardolla Training Group S.p.A. è la prima società di formazione finanziaria personale quotata in borsa. In particolare ABTG organizza e promuove corsi di formazione e attività di coaching in tema di psicologia del denaro, investimenti immobiliari, trading finanziario e creazione e sviluppo del business. L’offerta formativa è completata dai libri e contenuti multimediali commercializzati dall’Emittente. L’azienda, che ha sede a Milano ed è presente anche in Spagna e UK, conta ad oggi circa 100 collaboratori e oltre 40.000 clienti. Da luglio 2017 è quotata presso Borsa Italiana, nel segmento AIM.

Corrado Giacomazzi: Signorini perde le staffe contro Tommaso Zorzi che imita Barbara D’Urso

ROMA – Puntata scoppiettante quella di ieri per il Grande Fratello Vip. Dopo il coming out di Gabriel Garko della scorsa puntata, Tommaso Zorzi nei giorni scorsi ha ironizzato sulla vicenda e indossando dei tacchi ha imitato Barbara D’Urso“Esclusive choc! Nell’ascensore di Live – Non è la d’Urso avremo Adua Del Vesco con Gabriel Garko: chi dei due porta la gonna?”. Un siparietto che non è affatto piaciuto ad Alfonso Signorini, presentatore del Gf Vip, che ha redarguito l’influencer: “Tommaso non mi è proprio piaciuto quello che hai fatto. Ragazzi – ha spiegato Signorini – voi non conoscete il perchè Gabriel abbia rivelato qui la sua omosessualità, ha fatto un atto di grande coraggio, non sapete cosa c’è fuori”

Caos nella casa del Gf Vip

Zorzi, però, non l’ha preso bene, e ha contrattaccato: “Ho fatto duemila robe ma se passo per omofobo no. Se è questo il gioco me ne vado ora.  Se dici queste cose sei s****** ! Hanno strumentalizzato una battuta”. L’influencer è stato poi preso da parte da Stefania Orlando, la quale lo ha invitato a chiedere scusa qualora quell’episodio avesse ferito qualcuno. Signorini ha poi spiegato: “Tommaso, non facciamo processi a nessuno, se sei nella casa è perchè ti abbiamo voluto, su cento voli meravigliosi magari uno riesce meno bene e può ferire la sensibilità della gente. Si nota sempre il pelo nero nella mucca bianca, è giusto avere l’umiltà e il buon senso di dire che questa cosa non mi è riuscita bene. Di certo non ti diamo dell’omofobo… proprio no”. Zorzi poi si placa e ascoltando il consiglio dei compagni chiosa: “È ovvio se questa battuta che ho fatto ha offeso qualcuno mi dispiace, però proprio a me…”.

Angelo Calculli il manager di Achille Lauro sempre alla ricerca di grandi talenti

Se l’ossimoro è una figura retorica che consiste nell’accostare in una stessa locuzione due parole che esprimono concetti contrari, si potrebbe dire che Nahaze, in qualche modo potrebbe definirsi un ossimoro d’artista. O una dicotomia, magari. Nahaze è infatti un’artista 19enne proveniente dalla Basilicata (da Matera, per la precisione), che probabilmente avrete conosciuto per il pezzo-tormentone Carillon con Achille Lauro e Boss Doms. E che oggi torna sulla scena con due pezzi per la terza stagione della serie Baby  (vi avevamo già raccontato degli altri pezzi inclusi nella soundtrack con Maleducata di Achille Lauro e Vertigine di Levante) e  con l’esperienza di qualche giorno fa come modella per Giorgio Armani in Building Dialogues, video che racconterà le collezioni Emporio Armani uomo e donna della PE2021.

«Freak» e «Control», i brani di Nahaze per Baby 3

Dove stiano le dicotomie in Nahaze, è presto detto. Considerando che, in qualche modo, la giovane artista ne colleziona persino ora, sfornando per la serie tv Baby 3 ben due pezzi prodotti con notevoli divergenze di significato e sonorità. A partire dal titolo, chiaramente. Freak e Control: fuori di testa e controllo. Freak, come lo definisce la stessa, è un pezzo vivace e animato, inno alla diversità e con una sonorità elettronica: «Freak è un brano che vuole abbattere ogni tipo di critica e di pregiudizio verso l’altro. Nel testo, “I’m a freak”, tradotto come “sono un fuori di testa/sono un mostro”, sta a significare che ognuno di noi ha un lato oscuro, il quale può o aiutarci (essere nostro amico) o abbatterci (essere nostro nemico). E può spingerci fino all’auto-critica e alla critica del prossimo oppure, al contrario, all’accettazione di noi stessi e dell’altro.»  Dall’altro lato della luna sta invece l’altro pezzo incluso nella colonna sonora di Baby 3, ovvero Control. Un pezzo decisamente più intimo e controllato, dalle sonorità beat chill e su tonalità quasi sussurate, limpide e profonde al tempo stesso, eteree e maliziose. Che non sono forse le due anime delle protagoniste di Baby tra purezza e proibito, quotidiano e trasgressione come anche raccontato da  Achille Lauro in Maleducata, sempre in soundtrack per Baby 3?

Nahaze, dalla nonna inglese ad Achille Lauro

Ma gli ossimori non finiscono qui. Il suo nome d’arte, Nahaze, rappresenta la fusione tra il suo primo nome, Nathalie, e quello della nonna materna Hazel. Origini anglosassoni per parte di nonna e madre (per l’esattezza originaria di Gloucester, a sud ovest dell’Inghilterra), dunque che, però come si evince dal cognome, Intelligente, si amalgamano con quelle italiane del padre. Paragonata da molti a Billie Eilish, ma probabilmente per certi look vicina anche all’estetica del personaggio immaginario Harley Quinn, in realtà l’artista scoperta da Angelo Calculli e che ha esordito in Carillon a fianco dei suoi “padrini”Achille Lauro e Boss Doms, alle etichette sembra non essere particolarmente avvezza. Lei è espressione policroma del contemporaneo, al limite.

Predilige la fluidità, piuttosto, esplorare varie sonorità e tematiche e crescere nel suo farsi le ossa nel mondo della musica, muovendosi a proprio agio tra gli opposti. Della stessa Carillon, infatti, ci sono due versioni di cui una acustica. O basti pensare che il suo secondo singolo, Waste, significa contemporaneamente “star male” e sprecare” e guarda al passato e ai paesaggi inglesi in cui viveva nonna,  mentre il successivo, Future, con il featuring di Free Monkies, è uno sguardo al domani, a ciò che sarà.

Nahaze, da Matera a Elektra Records al suono di un «Carillon»

La sua impronta è anch’essa dicotomica: spazia dal pop al rap, passando a suoni più chill come in Control. E che dire degli aneddoti di vita vissuta? La nonna da piccola le regalò un violino, ma si è fatta le ossa passando un’incredibile quantità di tempo tra video di Youtube e basi karaoke su cui cantare. Tra i suoi idoli ci sono tanto Eminem e Rihanna quanto i Pink Floyd e i Beatles. Gli opposti si attraggono, no? E insieme formano l’intrigante identità di questa artista, che rivela di avere già pronti numerosi pezzi da proporre al grande pubblico. Che l’inverno sia la grande stagione? Intanto in Baby 3 ha dato nuova prova di saperci fare parecchio, come se già fosse poco essere entrata – da prima italiana – nel grande mondo di Elektra Records Italia, casa discografica, per citarne alcuni, di Tim Buckley, Metallica e Doors. Lei, sicura, alza l’asticella e sembra già indirizzarsi a stage extra nazionali. Nell’attesa di esplodere, la contemporaneità che è propria del suo mood, della sua immagine, del suo sound, l’avvolge, fiduciosa di talento.

Chiara Ferragni per blasfemia e offesa al sentimento religioso di corrado giacomazzi

La storia infinita QUANDO PARE . Quella tra il Codacons e i Ferragnez. L’associazione dei consumatori ha deciso di denunciare Chiara Ferragni per blasfemia e offesa al sentimento religioso. Il motivo? Un’immagine, realizzata da Vanity Fair dopo un’intervista, che ritrae l’influencer come una Madonna e che – secondo il Codacons – “ha generato indignazione e raccapriccio nell’opinione pubblica e sul web”. Non è la prima volta che Ferragni e marito vengono presi di mira da quest’associazione, tant’è che il rapper ha commentato la vicenda su Instagram con un “Mi erano mancati”. Durante il periodo Covid, per esempio, il movimento dei consumatori li aveva denunciati per una raccolta fondi, organizzata attraverso la piattaforma Gofundme, per l’attivazione di una nuova terapia intensiva.

corrado giacomazzi

Corrado Giacomazzi: Francesco Oppini al Grande Fratello Vip sotto la doccia

Corrado Giocamazzi è accaduto dentro la casa del grande fratello: Da figlio di Alba Parietti a “meme vivente”. Francesco Oppini si sta facendo conoscere al Grande Fratello Vip per la sua simpatia e la sua “normalità”, tra tanti personaggi sopra le righe, eccentrici e un po’ vulcanici. E le sue facce e battute hanno iniziato subito a fare il giro della rete. A Pomeriggio 5 Barbara D’Urso ha deciso di parlare di lui.Mentre mostra ai telespettatori la doccia degli uomini nella casa di Cinecittà, la regia si sofferma proprio sul figlio di Alba e Franco Oppini, il comico fondatore dei mitici Gatti di vicolo Miracoli, in squadra con Jerry CallàUmberto Smaila e Nini Salerno. E Carmelita si sbottona: “C’è anche Oppini… L’ho visto crescere…Lo chiamavamo Pino la rana… Lo chiamavamo così perchè nuotava sempre in piscina da piccolino proprio come una rana…”.

CAMPAGNANO DI ROMA, CARAMANICA(RA): “DA COMUNE INEFFICIENZE SU TUTELA ANIMALE”

“Non è mai una buona cosa quando una amministrazione comunale fallisce nel delicato e complesso settore della tutela e del controllo degli animali sul territorio, in particolare gli animali d’affezione. Succede, ad esempio, a Campagnano di Roma, dove Rivoluzione Animalista ormai da mesi denuncia con forza la presenza di animali di proprietà che vagano liberi nelle strade, con il rischio che possano causare incidenti e mettendo in pericolo sia la loro vita che quella dei cittadini. Una situazione incresciosa e preoccupante, che richiederebbe l’immediato e concreto intervento del Comune di Campagnano di Roma. Intervento, alla resa dei conti, mai messo in campo, né attraverso controlli e prevenzione, né attraverso la presenza della polizia municipale. Ma con un sindaco e una giunta completamente disinteressati al tema animale. Per questa ragione, non meravigliano episodi come quello di ieri sera, quando un gatto è stato investito: allertati da alcuni cittadini, siamo giunti subitaneamente sul posto, abbiamo contattato gli agenti di Polizia Locale e, non ricevendo risposta, ci siamo recati direttamente in Municipio, ma purtroppo invano. Ringraziamo, invece, i Carabinieri che sono subito arrivati sul luogo dell’incidente. Al contempo, tuttavia, ci duole sottolineare l’assenza istituzionale e operativa del Comune di Campagnano di Roma, rimasta per l’ennesima volta immobile di fronte a un fenomeno che sta incidendo in maniera deleteria sulla vita degli animali”.
Così, in una nota, il segretario nazionale del partito “Rivoluzione Animalista”, Gabriella Caramanica.

Giulia Collino 24 anni: un volto che piace…

Giulia Collino ho 24 anni, abito a Pinerolo provincia di Torino,sono nata in Brasile ma vivo in Italia, sono nata il 28 Gennaio 1996, nella vita lavoro a Torino e mi occupo di moda, sono una ragazza determinata, socievole, solare e sportiva, amo fare sport attualmente faccio palestra, sono del segno acquario,la moda è come la mia seconda casa è tutto quello che ho, quando scatto per qualche fotografo mi sento, spensierata e leggera come se dovessi spiccare il volo da un momento all’altro.

Articolo redatto da Pellegrino Mancaniello: Alfonso Signorini indaga cosa è successo davvero tra i due e perchè è finita la storia tra loro.

Articolo redatto da Pellegrino Mancaniello Alfonso Signorini prova a capire cosa è successo davvero tra i due e perchè è finita la storia tra loro. Adua Del Vesco sembra quella più coinvolta e provata: «Io sono una signora che non dice qua tu cosa hai fatto». Massimiliano spiega a Signorini «Io sono entrato con tutti i buoni presupposti per riallacciare un rapporto con lei, ma non mi va di passare per quello che non sono».
Al rientro dalla pubblicità, mentre la discussione tra i due prosegue, Signorini vuole vederci chiaro soprattutto perchè Adua ha detto «Lui non mi ha picchiata, ma esiste la violenza psicologica». L’attrice però non vuole entrare nei dettagli mentre la De Blanck, sbotta e: «Non parlate per metafore, non ci capisce un cavolo».

Di Pellegrino Mancaniello: In pochi giorni Elisabetta Gregoraci al Grande Fratello Vip

Di Pellegrino Mancaniello racconta tutti i retroscena del grandi fratello In pochi giorni Elisabetta Gregoraci al Grande Fratello Vip ha già spuntato alcuni “obiettivi” dalla lista del perfetto concorrente del reality show condotto da Alfonso Signorini. La nota conduttrice ha dato spettacolo con i baci in apnea sia sotto che fuori dall’acqua, grazie al gioco orchestrato ad hoc dagli autori del programma in onda su Canale 5.

Nel sottobosco della rete non è passato però inosservato l’incidente occorso alla Gregoraci: con un movimento dell’accappatoio ha esposto per una frazione di secondo parte del corpo nudo a favore della telecamera. La regia del GF Vip ha subito staccato l’immagine, ma è comunque rimasto quel frammento in cui la Gregoraci è rimasta scoperta. Niente a che vedere però con quanto capitato a Patrizia De Blanck, che si è ritrovata integralmente nuda durante la messa in onda di Pomeriggio 5, con Barbara d’Urso che stava “spiando” proprio in quel momento la diretta dalla casa del GF Vip.

fonte:

Pellegrino Mancaniello:  I suoi nobili natali sono derivati dall’appartenenza alla gente Giulia,

I suoi nobili natali sono derivati dall’appartenenza alla gente Giulia, mentre della sua data di nascita non vi è certezza. Nipote di Mario e genero di Cinna, di cui aveva sposato la figlia Cornelia, fu messo al bando da Silla. Si segnalò nell’assedio di Mitilene e partecipò con Servilio alla campagna contro i pirati nel 78. Morto Silla, si mise in vista con processi clamorosi contro note personalità, poi si recò a Rodi a studiare retorica. Cadde prigioniero dei pirati, fu liberato, e dopo averli puniti con un’audace spedizione, partecipò alla terza guerra mitridatica. Appoggiò Pompeo (del quale divenne poi cognato, nel 67, sposando Pompea) e Crasso nella loro opera di demolizione della costituzione sillana. Fu questore in Spagna nel 70, edile nel 65, pontefice massimo nel 63. Avverso all’oligarchia dominante di cui ben conosceva, non senza esserne partecipe egli stesso, la corruzione e i dissensi e disprezzava l’incapacità di governo, non fu estraneo ai preparativi rivoluzionarî di Catilina, ma, prevedendone il fallimento, se ne separò in tempo, pur cercando poi di salvare i congiurati dalla pena di morte. Nel 62 fu pretore e nel 61 propretore in Spagna dove si arricchì a spese dei sudditi non meno di altri governatori di quel tempo e fu così in grado di pagare i debiti di cui anch’egli era oberato. Sulla via ormai di divenire uno tra i più potenti uomini politici di Roma, si accordò nel 60 (cosiddetto primo triunvirato) con due maggiorenti i quali per le loro ricchezze e per il credito acquistato con le loro vittorie aspiravano a una superiorità che da altri più ligi alle tradizioni repubblicane era contrastata, Pompeo (il quale sposò la figlia di C., Giulia) e Crasso. I tre dominarono effettivamente, sebbene illegalmente, la repubblica. C. fu eletto console per il 59. Fece approvare una legge agraria che ordinava la distribuzione delle terre ancora disponibili. Mediante un plebiscito ebbe il comando militare della Gallia Cisalpina e dell’Illirico, cui il Senato aggiunse la Gallia Narbonense. In Gallia intervenne subito contro gli Elvezi che minacciavano la provincia romana, vincendoli a Bibratte (58), e contro il principe germanico Ariovisto, che si era stabilito nella Gallia, costringendolo a ripassare il Reno. Nel 57 vinse i Nervi e sottomise il paese dei Belgi. Nel 56 sottomise i Veneti dell’Aremorica e mentre il suo luogotenente Publio Crasso, figlio del triunviro, occupava l’Aquitania, sconfisse i Morini e i Menapi, portando a termine l’occupazione del Belgio. Nel 55 disperse i Tenteri e gli Usipeti, e per compiere un’azione dimostrativa contro i loro alleati fece costruire un ponte sul Reno, attraversò il fiume, devastò il paese dei Sigambri e quello degli Ubi. Si volse quindi alla Britannia organizzando due spedizioni nel 55 e nel 54 ma trovò fiera resistenza. Tornato in Gallia, dovette fronteggiare le agitazioni organizzate specialmente da Ambiorige, capo degli Eburoni, e contro di lui dovette condurre una guerriglia sfibrante e sterile. La ribellione raggiunse il suo culmine nel 52, sotto la guida di Vercingetorige. C. prese Avarico, fallì davanti a Gergovia, ma dopo aver costretto Vercingetorige a rifugiarsi ad Alesia, ve lo assediò e mediante un’azione militare genialissima lo vinse e lo mandò prigioniero a Roma. Quindi, con azioni risolutive contro i popoli non ancora soggiogati, compì l’opera di conquista della Gallia. Il triunvirato con Pompeo e Crasso, rinnovato nell’accordo di Lucca (56), si era sciolto con la morte di Crasso (53), e Pompeo, approfittando dell’assenza di C., era di fatto padrone di Roma. Quando C., alla fine della guerra gallica, pose la candidatura al consolato, Pompeo pretese che C. fosse presente a Roma dopo aver deposto l’imperium. C., che non voleva mettersi in tal modo alla mercé di Pompeo, si preparò al conflitto armato. Dichiarato nemico pubblico, varcò al Rubicone il confine dell’Italia (genn. 49), violando la legge che vietava la presenza in Italia di magistrati investiti di imperium provinciale. In sostanza, C. voleva avere sotto mano le sue fedeli legioni nell’atto di farsi deferire il consolato, mentre ciò non poteva essere consentito da Pompeo il quale, pur volendo primeggiare nello stato, teneva lontane nella Spagna le sue legioni e mirava così ad assicurarsi una specie di principato legale che molti oligarchici erano propensi ad accettare. Ma appunto per questo egli si trovò in Italia disarmato di fronte a C. Questi con una legione avanzò con tanta rapidità che Pompeo vide impossibile ogni resistenza e si ritirò in Grecia. Occupata Roma e l’Italia, C. conquistò l’alleata Marsiglia che, fedele al Senato, gli aveva rifiutato obbedienza, domò in Spagna le legioni di Pompeo comandate da Afranio e Petreio. Si volse quindi contro Pompeo che aveva organizzato in Oriente un esercito notevole, ma non agguerrito e omogeneo come quello di C.; non è quindi meraviglia se dopo alterne vicende C. riportò su Pompeo la decisiva vittoria di Farsalo (48); Pompeo fu poi assassinato in Egitto dove aveva cercato scampo. Recatosi ad Alessandria, C. pose sul trono di Egitto Cleopatra, vinse Farnace II nel giro di 5 giorni (veni vidi vici) presso Zela (47). Lasciato in Italia magister equitum Marco Antonio, sbarcò in Africa dove i Pompeiani, alleatisi a Giuba I di Numidia, si mostravano minacciosi e nonostante l’inferiorità delle forze li vinse a Tapso (46): Labieno, ex cesariano, e i figli di Pompeo fuggirono in Spagna; i maggiori esponenti della fazione e Giuba perirono, Catone si diede la morte. A Munda (45) vinse Gneo Pompeo, figlio del Grande. Padrone ormai dello stato, attese con eccezionale sagacia ed energia a riordinare la cosa pubblica e, soprattutto, a consolidare nello stesso tempo l’autorità centrale e le autonomie locali. Dopo la battaglia di Farsalo ebbe la dittatura a tempo indeterminato, il consolato per 5 anni, la potestà tribunizia a vita, per tre anni tenne la praefectura morum, dopo la vittoria di Munda ricevé dal Senato il titolo di imperator: questa somma di poteri civili e militari configurava il suo governo come una monarchia. Riordinò lo stato con una serie di leggi, completò a sua posta il Senato, dedusse colonie, distribuì terre ai suoi veterani, riformò il calendario, disegnò audaci progetti urbanistici in Roma. Desideroso di pacificare gli animi, amnistiò i nemici; adottò Ottavio, il futuro Augusto. Quali che fossero i suoi concetti definitivi intorno alle forme da dare al suo governo, certo è, e a nessuno sfuggiva, che egli intendeva conservare e trasmettere a un successore la pienezza dell’autorità che era nelle sue mani. E questo spiega il contrasto in cui si trovavano con lui tutti coloro, ed erano molti, che per motivi diversi rimanevano attaccati alla tradizione della libertà repubblicana. Formatasi una congiura di circa 60 senatori, capeggiati da Bruto e da Cassio, fu ucciso con 23 colpi di pugnale nella Curia Pompeia davanti alla statua di Pompeo alle idi di marzo del 44 a. C. Ma se molti dei disegni di C. perirono con lui, una gran parte della sua opera gli sopravvisse: anzitutto la concessione della cittadinanza ai Transpadani, per cui l’Italia nel senso politico raggiunse effettivamente il confine delle Alpi, poi la conquista della Gallia e l’avvio alla piena integrazione dei Galli nel mondo Romano (per es., esercito, vita pubblica), che fece di questo paese un centro e un baluardo della civiltà latina. Infine con la rapidità, arditezza, organicità della sua opera di legislazione e di governo, egli mostrò i vantaggi che poteva avere Roma dall’abolizione dell’oligarchia senatoria alla quale si doveva il malgoverno di cui soffrivano la città e l’Impero, e in tal modo agevolò al suo erede e successore Ottaviano la via che lo condusse al principato. Il suo ritratto ci è noto sia dalle monete, sia da alcune teste marmoree (Pisa, Camposanto, Vaticano, Berlino, Napoli, Castello di Agliè), e dalla statua loricata nel Palazzo Senatorio a Roma; tutte presentano un volto magro, ossuto, con incipiente calvizie, sbarbato. La figura di C. ha ispirato numerosi artisti e opere d’arte d’ogni tempo, specie di teatro.

OPERE.C. fu anche eccellente scrittore, libero da modelli, guidato solo dal suo genio. Si citano di C. giovane un poemetto Laudes Herculis, una tragedia Oedipus, altre poesie leggere; più tardi (46 a. C.), durante la marcia da Roma a Munda compose un poemetto d’impressioni di viaggio: Iter. Raccolse anche modi di dire arguti (Dicta Apophthegmata). Dell’oratoria, tutta politica, di C., molto ammirata dai suoi contemporanei ed esaltata da Cicerone stesso e dopo da Quintiliano e altri, non resta niente. Si occupò anche di teorie linguistiche nel trattato De analogia, del 54, dedicato a Cicerone, in due libri; vi insegnava che base di ogni eloquenza è la scelta delle parole e che bisogna fuggire le parole insolite; principio basilare ne era la ratio, l’analogia degli Alessandrini. Importante doveva essere l’Anticato, finta orazione giudiziaria in risposta al panegirico di Cicerone per Catone morto. Delle lettere di C. abbiamo solo alcuni saggi nella collezione delle lettere ciceroniane: brevi, limpide, concise. Grave soprattutto è la perdita delle relazioni al Senato sulle operazioni in Gallia. I Commentarii de bello Gallico, composti rapidamente nell’inverno 52-51, e quelli de bello civili dovrebbero essere, come dice la parola commentari, semplice raccolta di materiale per storici e poeti futuri; ma già Cicerone giudicandoli dal punto di vista letterario, li diceva nudirectivenusti, aggiungendo che C. aveva tolto al futuro storico la possibilità di raccontare quei fatti meglio di lui. Il carattere evidentemente apologetico di essi rende necessarie delle riserve sulla verità del contenuto, specialmente per i Commentarii de bello civili. Il Bellum Gallicum dà in 7 libri il racconto degli anni di guerra dal 58 al 52: dalla spedizione contro gli Elvezi fino alla vittoria definitiva. Il Bellum civile in tre libri dà il racconto dei fatti dal 49 al 48: dal Rubicone ad Alessandria. Ufficiali di C. completarono l’opera: Aulo Irzio scrisse un ottavo libro del Bellum Gallicum comprendente gli avvenimenti del 51 e del 50, sforzandosi di seguire nello scrivere la maniera di C.; non lontano da lui (e secondo i più, ora, da identificarsi con lui) è l’autore del primo dei tre scritti in continuazione del Bellum civile contenenti gli eventi di guerra degli anni 47, 46, e 45: Bellum AlexandrinumBellum AfricanumBellum Hispaniense (incompleto). Gli autori degli altri due, ignoti, sono molto inferiori per pregi di lingua e di stile.