Mese: Novembre 2020

Moda e appeal Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria

  • Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria Direttore
  • Maria Daniela Maisano
  • Corso di Storia della moda
  • Ch.mo prof. Pasquale Lettieri
  • Sabato 28/11/2020 Aula virtuale
  • Ore 9.00/13.00
  • Workshop
  • Ore 9.30
  • Elogio della trasgressione
  • di Benito Melchionna
  • Procuratore Emerito della Repubblica
  • Ore 10.30
  • Fascino, mistero, appeal
  • di Pablo Ardizzone
  • Make up artist, Milano
  • Ore 11.30
  • Il fashion manager
  • di Paola Zanoni
  • Presidente Academy of Art and Image, Roma
  • Ore 12.30 Moda e salute
  • di Alessandro Fasano Diva Clinic, Milano
  • La questione del fascino, della bellezza, dell’eleganza, nella forma individuale dell’uomo e della donna, appartiene al senso profondo della nostra civiltà, greca e latina, con tutte le influenza che
    essa è stata in grado di accogliere, nella fasi storiche della sua trasformazione ed è consustanziale allo spirito della libertà, che nella modernità ha trovato l’ambiente ideale e sostanziale per diventare un distintivo non più riservato agli ottimati, ai classici, ma aperto a tutti, resa disponibile dallapossibilità di magnificare l’eccellenza della qualità e dell’unicità, che permangono, espandendosi baroccamente in tutte le direzioni, con le produzioni allargate, dette di massa, arricchite di un alto tasso di design, taglio, sperimentazione materiale.
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  • Filosofi, poeti, scrittori, esteti, atleti, attori, si sono fatti interpreti, di una elaborata cura della persona, di una attenzione per le forme, che portano dallo specchio di Narciso, dal delirio di Pigmalione, per lasciare traccia indelebili, nella memoria e nella storia delle geometrie armoniche basate sul concetto di ritmo, di simmetria, sintetizzate nell’armonia come specularità olimpiche di un concetto di furia, gestualità orgiastiche, convergenti verso l’erraticità e la ricerca, i cui approdi teorici, si svolgono, si confermano, nella contemplazione, come sospensione, nel nomadismo come attraversamento.

Amedeo Nicolazzi, sindaco di Petilia città “Una martire e testimone di libertà.

Il corpo della donna è stato ritrovato in un campo vicino a Monza soltanto il 21 novembre dell’anno scorso.

Alla cerimonia erano presenti il sindaco Pisapia, Amedeo Nicolazzi, sindaco di Petilia città controllata da Carlo Cosco,  e Don Ciotti che così ha voluto ricordare la vittima: “Una martire e testimone di libertà. Hai deciso di rompere il silenzio e l’ingiustizia e il tuo cuore e la tua coscienza sono sorgenti di libertà“.

Un femminicidio in piena regola. Sono passati esattamente dodici anni da quella sera del 24 novembre 2009 in cui il cuore di Lea Garofalo ha smesso di battere. Ad ucciderla è stato, la verità processuale lo ha accertato, l’ex compagno Carlo Cosco. La motivazione? Difficile affermarla con certezza, ma le piste più accreditate riguardano due filoni: il fatto che la donna avesse ventilato all’ex compagno l’ipotesi di non fargli più vedere la figlia Denise e la decisione di Lea di denunciare l’ex compagno e la sua famiglia per legami con la criminalità organizzata. Anche se, a quanto sembra, nessuno degli imputati era mai stato condannato per l’articolo 416 bis del codice penale, ovvero quello che prevede l’associazione di tipo mafioso. Una vicenda le cui vittime sono state tante, in primis proprio Denise. Quella ragazza, oggi donna, che è stata costretta a crescere tanto senza una madre quanto senza un padre, che sta scontando in carcere la pena dell’ergastolo. Un caso che ha fatto molto rumore e i cui protagonisti sono molti. Un caso che compie dodici anni e che introduce la giornata del 25 novembre, ovvero la Giornata internazione contro la violenza sulle donne.

Chi era Lea Garofalo

Una vita a fare i conti con la criminalità. Quella di Lea Garofalo, morta a Milano all’età di 35 anni, è stata un’esistenza non di certo semplice. Anche perché lei, Lea, aveva scelto di distaccarsi da questa realtà. Il suo sogno era andarsene da Petilia Policastro, città in provincia di Crotone nella quale era nata e nella quale aveva vissuto subito a contatto con un ambiente violento e malavitoso. Sognava la libertà, Lea. Sognava giustizia. Suo fratello, Floriano Garofalo, era il boss di Petilia Policastro ed era stato ucciso proprio, pare, nell’ambito di una faida familiare. Ma non all’interno dei Garofalo, bensì nella faida fra i Garofalo e i Cosco. Proprio quei Cosco di cui faceva parte Carlo, all’epoca dell’omicidio ormai suo ex convivente. Ma Lea Garofalo era legata a Carlo Cosco da ben più che una semplice convivenza: nel 1991, all’età di 17 anni, aveva dato alla luce Denise, il cui padre era proprio Carlo. Un legame a doppio filo, quindi, fra le due famiglie rivali: i Garofalo da una parte e i Cosco dall’altra.

Sotto protezione

Proprio a causa della testimonianza contro la famiglia Cosco, rea di aver ucciso il fratello Floriano, aveva preso il via una nuova stagione di paura per Lea Garofalo. Una stagione nella quale, dal 2002 al 2006, diventa collaboratrice di giustizia. Con tutte le tutele previste dalla legge. Tutele che però spariscono proprio nel 2006, quando la sua posizione viene rivista perché ritenuta non più così determinante.

La scomparsa

E’ stata proprio Denise, la figlia di Lea e Carlo, a denunciare la scomparsa della madre. Denise aveva 18 anni nel 2009. Aveva 18 anni quando la sua vita è cambiata per sempre. Era la sera del 24 novembre e la madre era uscita di casa senza farvi ritorno. Denise, preoccupata, aveva capito subito che c’era qualcosa di strano. Una sensazione difficile da spiegare, una sorta di nodo alla gola che paralizza anche lo stomaco in una tenaglia. E così Denise si era rivolta alle forze dell’ordine e aveva denunciato la scomparsa della madre. Sperando, in cuor suo, che quella denuncia fosse inutile e che Lea sarebbe presto rientrata a casa.

La tragedia

Lea Garofalo da quella sera del 24 novembre 2009 non è mai più tornata a casa. Sin da subito sono state numerose le ipotesi. Anche perché la donna sembrava essere sparita nel nulla. Non c’era alcuna traccia di Lea Garofalo. Era a Milano insieme alla figlia Denise, perché lì abitava Carlo Cosco, e da Milano è scomparsa senza lasciare traccia. Tranne i fotogrammi di un video che la mostrano mentre viene portata via da qualcuno. E’ quella la pista che viene seguita da investigatori e inquirenti. Ma per tre lunghi anni il corpo di Lea Garofalo non viene trovato. Fino al 23 novembre 2012, quando le sue ossa vengono rinvenute in via Marelli alla periferia di Monza.

Le condanne e il colpo di scena

Al termine di un lungo e tortuoso iter processuale, la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha comminato quattro ergastoli e un’assoluzione ai cinque imputati per l’omicidio di Lea Garofalo. Condannati all’ergastolo Carlo Cosco, Vito Cosco, Massimo Sabatino e Rosario Curcio. Assolto invece Giuseppe Cosco. Particolare il caso proprio di quest’ultimo: condannato sino alla fine, ma poi, dopo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Carmine Venturino, totalmente riabilitato. Di fatto però le affermazioni del pentito hanno soltanto rappresentato l’occasione per prendere in seria considerazione la ricostruzione dei fatti del legale di Giuseppe Cosco, Maira Cacucci. Quello stesso avvocato che nel 2015, subito dopo la messa in onda del film “Lea”, era stata bersaglio di volantini diffamatori a Rescaldina ovvero il paese nel quale era stata assessore.

Cosa rimane dopo la morte di Lea Garofalo

Sono passati dodici anni dalla morte di Lea Garofalo. Che sia stato un assassinio di ‘ndrangheta o un delitto compiuto da un ex compagno violento che si è sentito privato dei propri diritti importa solo a livello processuale: il dato di fatto è che quel 24 novembre 2009 si è consumato un femminicidio. Una donna è stata uccisa per mano di uno o più uomini. Che qualcuno di questi uomini, poi, si è anche occupato di nasconderne il cadavere. La barbarie nella barbarie. Dodici anni dopo le donne continuano a morire. Per mano di uomini, anche se un assassino è una belva a prescindere. Dodici anni dopo si celebra il 25 novembre come Giornata internazionale della violenza contro le donne. Ma la violenza contro le donne è più attuale che mai durante tutti i giorni dell’anno. E non come un ricordo ormai lontano. Purtroppo.

Paroliere nuorese si rivolge a un legale: «Ingannato da lui e da Achille Lauro». Il padre dello chef e cantante: «Testo depositato alla Siae prima di inviarlo a lui»

Paroliere nuorese si rivolge a un legale: «Ingannato da lui e da Achille Lauro». Il padre dello chef e cantante: «Testo depositato alla Siae prima di inviarlo a lui»

NUORO. Dice di essere stato sedotto, o meglio plagiato, e abbandonato, ma non è disposto alla resa. È pronto a chiedere giustizia e fare in modo che quelli che ritiene i propri diritti siano rispettati. Poeta sensibile e paroliere efficace, Marco Mura, è un ragazzo nuorese di 33 anni, che racconta di aver affidato i suoi testi a quelli che credeva “amici” con la speranza di poter fare il grande salto arrivando al pubblico che conta. Ma le sue parole diventate canzoni (“con una serie di artefatte modifiche”, dice lui) sarebbero state utilizzate da altri che avrebbero approfittato della sua buonafede. Così Marco Mura ha diffidato – assistito dall’avvocato Nico Regina (esperto con i colleghi del suo studio di Trani nella tutela del diritto di autore) Marco e Paolo Palumbo, padre e figlio, rei, a suo dire, del raggiro assieme al cantante Achille Lauro.

Al centro della contesa sull’asse Nuoro, Oristano (dove abitano i Palumbo) e Milano (residenza del rapper) la canzone “Quella notte non cadrà”, il singolo di Paolo, chef e cantante di 23 anni affetto da Sla, uscito il 27 novembre con il featuring di Achille Lauro. È Marco Mura a raccontare come sarebbero andati i fatti e perché ha deciso di farsi assistere da un legale «vista la volontà della controparte di non sentire ragioni». Una collaborazione, la loro, iniziata un anno fa, durante il primo lockdown, dall’andamento non proprio lineare. «Nell’aprile dello scorso anno – spiega Mura – vengo contattato da Marco Palumbo che mi chiede di scrivere dei testi, tra questi, il brano che Paolo Palumbo interpreta insieme ad Achille Lauro “Quella notte non cadrà”. Non c’era ancora una melodia, ho dovuto creare io una linea vocale. Marco Palumbo mi aveva imposto il tema, voleva che la canzone fosse adatta per i bambini. A quel punto sviluppo il testo in un linguaggio semplice e allo stesso tempo poetico, ricco di metafore e paragoni per fare in modo che i bambini all’ascolto liberassero la propria immaginazione e sognassero di volare. Ho consegnato il testo in breve tempo e i Palumbo l’hanno sottoposto all’attenzione di Achille Lauro che ha accettato di interpretarlo. Successivamente sono state modificate parti del testo senza nemmeno consultarmi. Ho deciso di farmi tutelare quando hanno cominciato ad arrivarmi voci sempre più insistenti che Marco Palumbo andasse in giro a dire che il figlio Paolo aveva scritto dei testi per degli artisti noti, tra i quali Achille Lauro».

Prima che la questione approdi per le vie legali c’è ancora spazio per uno scambio di vedute tra le parti. Un tentativo che per Marco Mura non produce alcun risultato se non acuire ancora di più delusione e frustrazione di un percorso che stava prendendo una piega ben diversa da come lui l’aveva immaginata all’inizio. A quel punto il paroliere diffida i Palumbo dall’utilizzare le sue idee e tutti i testi che aveva realizzato, chiedendo più volte, inascoltato, la stipula di un contratto. Poi chiude tutti i rapporti. «Il 27 novembre 2020, dopo 3 mesi dalla diffida, hanno comunque fatto di testa loro, depositando il brano in Siae a nome di Paolo Palumbo e del direttore d’orchestra Enrico Melozzi. Il nome di Achille Lauro non è presente nel deposito. Poi, pubblicando il brano su Spotify e YouTube, hanno pubblicizzato il prodotto tramite testate giornalistiche, emittenti televisive regionali e nazionali, siti internet e raccolto persino con un’intervista realizzata da Red Ronnie», racconta Mura che assicura forte di una lunga serie di prove (chat, messaggi, testo, audio, foto, video delle conversazioni con i Palumbo) «di essere pronto ad andare avanti senza timori. Io e il mio avvocato procederemo con determinazione. È giusto che nessuno più viva quello che sto passando io. Non ho mai pensato di aver bisogno del sostegno psicologico di una psichiatra e invece è quello che mi ritrovo a fare, perché tutta questa storia mi fa del male. Non vedo l’ora che si sistemi tutto e che loro si rendano conto di quello che mi hanno fatto e stanno continuando a fare».

Netta e durissima la replica di Marco palumbo, padre di Paolo: «È una grande fesseria. La canzone mio figlio l’ha depositata alla Siae molto prima di inviarla a lui. Gli era stata chiesta una mano solo per mettere le parole in metrica. Ci vogliono fatti non chiacchiere per sostenere delle accuse di questa gravità – dice -. Queste ricostruzione è già risultata nei fatti fantasiosa. È assurdo. L’unica cosa certa è che si sta innescando una battaglia legale grandissima. Questa volta saremo noi a partire per primi non solo sul piano civile, perché ormai la questione sta avendo una rilevanza penale».

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Nasce un nuovo Centro McFIT all’interno del Maximo Shopping Center

Nasce il 36esimo Centro McFIT, catena n.1 di palestre in Europa, all’interno del Maximo Shopping Center nel quartiere Laurentino della Capitale, uno dei più grandi centri commerciali in Italia con 160 negozi e 40 bar e ristoranti.

Dal 27 novembre, si apriranno al pubblico, con delle visite contingentate, le porte del nuovissimo Centro McFIT, il terzo presente a Roma.

Il Centro è pronto per aprire in sicurezza non appena sarà consentito (sarà aperto 365 giorni all’anno, compresi i giorni festivi), con l’adozione di tutte le misure igienico-sanitarie dei protocolli stabiliti per l’attività sportiva di base e motoria in generale.

In questa giornata ci sarà l’opportunità per tutti di apprezzare gli spazi di allenamento dall’esclusivo design, distribuiti su una superficie di quasi 2.100 mq.

Lo stile che caratterizza il centro McFIT Roma Laurentina va ben oltre il semplice aspetto funzionale di una palestra, e mira a creare un’atmosfera accogliente proponendosi come una vera e propria “HOME OF FITNESS”, grazie ad un mix inedito di stili che abbraccia l’industrial, gli elementi floreali e l’arte moderna.

Tra le varie aree di allenamento, dotate di numerosi macchinari all’avanguardia, troviamo l’Area Cardio, il Settore dedicato ai Pesi liberi e l’Area dedicata al Functional Training, un’attività che permette di allenare contemporaneamente diversi gruppi muscolari in modo intensivo.

Nel giorno dell’inaugurazione di Maximo Shopping Center, il 27 novembre, inoltre, tutte le persone che faranno visita agli spazi del centro McFIT, potranno ricevere in omaggio un voucher per allenarsi con la app “Cyberobics”: https://www.cyberobics.com/it/, che in questo momento di chiusura dei centri fitness, permette agli abbonati e non, di continuare ad allenarsi online.

Infatti, McFIT, in questo periodo di chiusura dei propri centri, offre agli abbonati la possibilità allenarsi in gruppo con i Corsi Live, e anche ai non abbonati è proposta la App Cyberobics, che già nella scorsa primavera aveva permesso a circa 2 milioni di persone nel mondo di allenarsi e tenersi in forma da casa. I corsi di Cyberobics sono stati rilanciati e potenziati e attualmente sulla app è possibile seguire 100 videocorsi fruibili on demand, tenuti dai migliori trainer del mondo in location mozzafiato. Inoltre, sono attivi 70 corsi live in tre lingue: italiano, inglese e tedesco.

L’attività di McFIT Italia non si è mai fermata: dagli investimenti realizzati per la messa a norma di tutte le strutture che hanno riaperto a fine maggio dopo il primo lockdown al potenziamento degli aspetti tecnologici e digitali. Parallelamente al piano di espansione sul territorio nazionale con l’apertura di 8 nuovi centri entro il 2021 (dei quali due a Roma, rispettivamente nelle zone Tiburtina e Prenestina), McFIT porta avanti l’opera di restyling e ammodernamento dei centri più datati.

McFIT Italia è la catena di palestre N°1 in Europa. Il brand McFIT è presente in Italia con 36 centri fitness e circa 300 dipendenti e in Europa con 300 centri fitness, 5000 dipendenti e milioni di abbonati.

RSG Group GmbH è gruppo global che oltre a McFIT detiene altri  17 brand. Lo scorso luglio il gruppo RSG ha acquisito, per mezzo di un’asta,la più nota e iconica catena di palestre al mondo: Gold’sGym. Con questa nuova acquisizione il Gruppo RSG può contare su quasi 1000 centri dislocati in sei continenti, oltre 41mila collaboratori e 6,4 milioni di abbonati ed è diventato di fatto il gruppo più importante nel settore del fitness a livello mondiale

Al Bambino Gesù il piccolo sarà sottoposto a una tecnica innovativa di trapianto di cellule staminali: Manuel Brioni

È atterrato a Ciampino alle 11,20 di giovedì 29 novembre, l’aereo ambulanza che ha riportato in Italia il piccolo Alessandro Maria Montresor, il bimbo di un anno e mezzo che lotta contro una malattia genetica rarissima. All’alba dall’aeroporto di Caselle (Torino) si era alzato in volo un mezzo dell’Air Medical – una sala di terapia intensiva mobile – con a bordo un medico anestesista pediatrico dell’ospedale infantile torinese Regina Margherita e un infermiere. Alle 8,27 il velivolo è atterrato a Londra, dove il piccolo Alex vive con i genitori, per ripartire pochi minuti dopo alla volta di Roma.

A dicembre il bimbo sarà sottoposto a un trapianto di midollo salvavita all’ospedale pediatrico Bambino Gesù: una lotta contro il tempo, mentre sta per scadere l’efficacia del farmaco con cui è stato curato nelle scorse settimane a Londra. La vicenda di Alex aveva innescato una gara di solidarietà, ma l’unico donatore risultato compatibile si era reso disponibile da gennaio. Un tempo troppo lungo per Alex, che non può concedersi il lusso di aspettare.

La tecnica innovativa

Al Bambino Gesù il piccolo sarà sottoposto a una tecnica innovativa di trapianto di cellule staminali da uno dei genitori: le cellule da trapiantare vengono manipolate in modo da eliminare gli elementi che potrebbero determinare un rigetto (che in caso di trapianto dal genitore ha una probabilità del 50%). In questo modo si ottiene una compatibilità ottimale. Ad oggi 50 bambini sono stati trapiantati al Bambino Gesù con questa tecnica, con una guarigione nell’85% dei casi. Cristiana e Paolo, la mamma e il papà di Alex, hanno deciso di tentare questa strada: «Così – hanno scritto su Facebook – continuiamo a sperare».

Lazio, Assotutela: “Forlanini: sia destinato alla riabilitazione post Covid”

“Covid e post Covid. Le conseguenze che può lasciare una malattia tanto devastante non sono cosa da poco. Per questo gli esperti sono concordi nel reclamare la creazione di strutture riabilitative adatte al caso e la Regione Lazio non resta insensibile a tale istanza”. Lo dichiara il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato, riferendosi alla determinazione G11898 che il 14 ottobre 2020 l’ente ha approvato, identificata come “Linee di indirizzo organizzative per la riabilitazione respiratoria in pazienti affetti da polmoniti interstiziali su base virale Sars-CoV-2 e virus simili”. “Tutta la comunità scientifica – continua il presidente – è concorde sul fatto che i pazienti con Covid-19 soprattutto se ricoverati in regime di alta intensità di cure, necessitino di una riabilitazione estensiva, sicuramente prolungata, affinché possano superare i deficit cognitivi, psicologici e fisici derivanti dalla ventilazione meccanica e dalla degenza in terapia intensiva e sub-intensiva. L’atto della Regione Lazio però si limita a indicare tale necessità senza individuare le strutture idonee a garantire tale percorso per cui, noi vogliamo suggerire una proposta: l’ospedale Carlo Forlanini di Roma, storica e monumentale struttura ubicata nella omonima piazza, chiusa nel 2015 e a tutt’oggi inutilizzata”. Maritato si sofferma poi nella illustrazione delle potenzialità del complesso, in ordine alle cure da prestare ai pazienti: “le esigenze riabilitative delle persone in convalescenza da Covid-19 sono potenzialmente complesse e comprendono aspetti respiratori, motori, cognitivi e psicologici. Quale migliore possibilità di quella offerta dall’immenso stabile, circondato da uno stupendo parco, nato proprio per la cura di una affezione polmonare come la tubercolosi, pensato per la lungodegenza e con concezioni costruttive all’avanguardia? La Regione dovrebbe riflettere su questo, specie per le numerose richieste che provengono in tal senso dalla cittadinanza”, chiosa il presidente.

DON RAFAELO X LELEJOOP X ZOSH BLAZE – IN USCITA IL SINGOLO MONEY MONEY

20 NOVEMBRE 2020

FUORI IN RADIO E SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI

Milano, 20 novembre 2020 – Il singolo “Money Money”, in uscita venerdì 20 novembre in radio e su tutti gli store musicali online, nasce da un’idea di Don Rafaelo (protagonista del panorama internazionale della musica reggaeton, autore di numerose hits internazionali e da quest’anno direttore artistico di Radio Musica Latina), e del giovane talentuoso produttore Zosh Blaze, coadiuvati da Paci Ciotola e Andrea Giuliana dello studio STEREO8, team di tecnici costantemente alla ricerca di un sound sperimentale, fresco e ballabile. “Money Money” è un twerk/moombahton con un testo molto diretto ed esplicito, ma che riesce perfettamente a mescolare sonorità latine e partenopee, confermando che il connubio – per quanto lontano geograficamente – per cultura e musica risulta essere ancora una volta la scelta necessaria alla fruizione di un pubblico giovane e digitalmente interconnesso. Per la voce è stato scelto il vocalist di esperienza nazionale LeleJoop, candidato al Premio Nazionale come “miglior vocalist man” nel biennio 2015 e 2016 e dal 2017 al 2020 sempre presente nelle fasi finali, nonché candidato come “best vocalist” al premio Facenight 2016. Ha collaborato con numerosi artisti di fama internazionale, tra cui Guè Pequeno, Clementino, Gemitaiz, Salmo e Rocco Hunt tra i tanti.

“Il pezzo – affermano gli artisti – è fuori in un momento molto delicato per la musica, con discoteche e locali chiusi a causa dei provvedimenti adottati per contrastare la pandemia di COVID-19: la speranza di tutti è che tutto finisca quanto prima e che si torni presto a far musica, a ballare, non solo sui balconi o in live sui social. Anche perchè dietro quella che sembra una semplice serata in discoteca ci sono numerosi investimenti economici di proprietari e imprenditori ma soprattutto il lavoro di tanti professionisti, oltre a dj e vocalist.

Nel frattempo però che tutto si sistemi possiamo fare un altro TikTok!”.

ASCOLTA “MONEY MONEY”

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Ospite a Radio Italia Anni 60 Fiorella Mannoia

E’ stato un piacere avere ospite con noi in radio Fiorella Mannoia e ripercorrere insieme a lei l’intero percorso da cui è nato il suo ultimo album “Padroni di niente”, che potremmo definire un vero e proprio inno al valore della vita. L’intero disco, infatti, ha visto la luce durante il primo lockdown, periodo in cui, all’improvviso, è venuta meno ogni certezza e la paura ci ha uniti nell’affrontare tutto ciò che di surreale stava accadendo attorno a noi, rendendoci – forse per la prima volta – tutti uguali di fronte alle nostre fragilità.

Siamo partiti dall’ascolto del brano “Chissa da dove arriva una canzone”, il cui testo è firmato da Ultimo.

Fiorella ci ha raccontato di essere rimasta molto colpita da questo giovane ragazzo introverso, timido, umile e molto sensibile, dal cuore grande. E con una qualità rara ai giorni nostri, in particolare nelle nuove generazioni: la curiosità. Quella voglia di sapere, di conoscere, di apprendere da chi ha più esperienza. Perché se non sappiamo da dove veniamo, non sappiamo dove andiamo. Il suo successo conferma che la forma canzone non è morta e, soprattutto, non ha età.

Proseguiamo il nostro percorso con l’ascolto di “Padroni di niente”, brano scritto da Amara, che ha lo stesso titolo dell’album. Ne restiamo immediatamente e completamente catturati per tutta l’intensità che porta con sé, resa in maniera evidente già dalla copertina. Quest’ultima, ispirata al celebre dipinto “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich, racchiude un’intera contraddizione: il bello e il brutto, tutto ciò che l’uomo ha saputo costruire e al contempo distruggere. Il ritratto di un mondo in cui siamo, appunto, i “padroni di niente”. Siamo davvero consapevoli che la vita ha un valore immenso? Certe volte no, bisognerebbe pensare che la vita è sacra, ma a volte purtroppo ce ne dimentichiamo.

Fossati, De Gregori, Ruggeri sono solo alcuni dei tanti nomi tra gli autori italiani che hanno scritto per Fiorella Mannoia. In questo album, riprendendo la formula della “canzone sospesa”, Fiorella decide di dar voce ad una giovane artista emergente, Olivia XX, duettando con lei in “Solo una figlia”. Un brano intenso, profondo, toccante, in cui si racconta l’abuso sui minori. Una canzone in cui non è possibile lasciare uno spiraglio di speranza perché la vita non sempre finisce bene.

 

 

 

 

 

 

 

Gincarlo Bergamotta: i rapporti tra Alfonso Signorini e Ilary Blasi sarebbero tesi

Dal Blog Gincarlo bergamotta e come riportato da libero Secondo le malelingue, i rapporti tra Alfonso Signorini e Ilary Blasi sarebbero tesi. Tesissimi. Lui è stato per anni opinionista del Grande Fratello Vip, lei conduttrice. Ma poi il colpo di scena: Alfonso è arrivato alla conduzione del reality con risultati sorprendenti. A Casa Chi, il format on line, chiarisce tutto: “Certo che continuo a sentire Ilary Blasi. Devo dire che ci sentiamo spesso. Siamo costantemente in contatto. Ci parliamo di frequente, ma lo stesso vale con Alessia Marcuzzi“. Poi dice: “Tra l’altro Ilary continua a rimbalzarmi un invito a cena da me che le sto facendo da più di un mese. La invito da tempo. Io avevo invitato a cena sia lei che suo marito Francesco Totti. Prima è morto il papà di Francesco e quindi avevano ben altri pensieri, poi c’è stata l’emergenza Covid. Totti non ha passato una bella esperienza. Tutti e due si sono ammalati di coronavirus, ma lui ha passato un periodo non bello diciamo così. Per Francesco è stato anche peggio ecco”.

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