Redazione

400 donne per 70 milioni



Dai bordelli agli appartamenti – Dopo la chiusura dei bordelli ‘irregolari’ infatti le ragazze, rimaste senza lavoro, si sono dovute riorganizzare affittando, nella maggior parte dei casi, degli appartamenti dove esercitare, in proprio, l’attività di prostitute. Il problema, lungi dall’essere risolto, ha solo cambiato forma: questi appartamenti infatti si trovano all’interno di palazzine  ubicate nei quartieri residenziali e l’adescamento, di conseguenza, avviene in maniera più sommersa tramite i sempre più diffusi annunci erotici su internet o con il passaparola. Il cambio di attività ha posto anche problemi di ordine burocratico: solitamente la Sezione della popolazione rilasciava, a queste ragazze, il permesso di offrire i propri servigi esclusivamente in un determinato locale che, in tanti casi, è stato chiuso per mancanza di concessione edilizia. E se è vero che molte ragazze che hanno avviato una loro attività  autogestita si sono annunciate informalmente alla polizia, altre non hanno informato del cambio di attività le autorità preposte….Fine del permessi L –  Il 1 ottobre del 2010 venne poi introdotta un’altra importante novità nell’ambito del contrasto al fenomeno della prostituzione: il Consiglio di Stato decise di abolire la concessione dei permessi di breve durata L utilizzato soprattutto dalle ballerine dei locali a luci rosse e spogliarelliste provenienti da paesi al di fuori dall’area Schengen. Con questa mossa l’Esecutivo, mettendo fine ad una prassi pluridecennale ormai obsoleta alla luce degli accordi di libera circolazione, ha inteso privare di un possibile mezzo di pressione quei datori di lavoro che vorrebbero obbligare le proprie artiste a prostituirsi. Secondo il Consiglio di Stato “l’attestato di lavoro per ballerine di paesi terzi è un permesso precario che deve essere rinnovato ogni mese e presuppone l’esistenza di un contratto di lavoro valido. È chiaro che a queste condizioni l’attestato di lavoro può diventare un mezzo di pressione da parte dei gestori dei locali che possono minacciare le ragazze extraeuropee di dover tornare nei propri paesi di origine in mancanza di lavoro”.

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