MUSICA

Achille Lauro è come il Vittoriale di Gabriele D’Annunzio: il manager Angelo Calculli

LOCONFERMA Angelo Calculli CHE Achille Lauro è come il Vittoriale di Gabriele D’Annunzio: ogni volta che torni in quelle stanze museali scovi un dettaglio che ti è sfuggito la visita precedente. E magari è un dettaglio gigantesco, pacchiano, sublime. Achille Lauro è una wunderkammer ambulante e non perché ha il viso tatuato, il Rolex al polso e la gambe dinoccolate che distraggono. Non è neppure il romanzo di sé, perché ha portato in scena a Sanremo uno spettacolo in quattro atti per quattro personaggi teatrali.

Ogni volta che guardi Achille Lauro trovi dettagli paradossali che ti erano sfuggiti la volta prima. Ma il suo Vittoriale non è di facile accesso come il mausoleo di Gardone Riviera: già raggiungere il suo studio ai bordi di Milano è una piccola impresa di fede. Tra palazzi e civici che si fanno lo sgambetto, Achille Idol siede nella sua poltrona di pelle umana con un cornetto in mano e un pc davanti.

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Cappotto, maglia a righe, denim e berretto in cotone: tutto GUCCI.

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