INTERVISTA MODA

Alessia Arati, attrice scrittrice Italia in una intervista esclusiva ci racconta che… “ la mia voce mi dice : diventa ciò che sei”

Tutto accade intorno a te all’improvviso. […] è proprio vero la vita è strana, per certi versi un riesame continuo, molte volte provo ad osservarla con tutte le mie forze da altri punti di vista, ma in realtà… ne esco sempre sconfitta, la vita, “la vita” accade, senza che ci dia tempo di analizzare, o metterla in prospettiva. Forse questa esplorazione, questa riflessione, in questo momento della mia esistenza, la ritengo importante, e persino necessaria. D’altra parte, come ho scoperto da alcune mie vecchie foto, i ricordi non significa soltanto sentirsi malinconici per qualcosa che svanisce come il tempo, ma guardare avanti e capire che c’è ancora molto da fare.

Senza dubbio, questa intervista è la più autentica, e interessante di  Alessia Arati, fotomodella attrice e scrittrice Italiana, che ha fatto della suo corpo una ricerca interiore, che recita quella famosa frase dell’oracolo di Delfi: “diventa ciò che sei”.  Una intervista che mette in evidenza l’uomo come simbolo, “diviso” di quella ricerca affannata attraverso il suo io, e molte volte attraverso un immagine, un foto, a cui sono ancorati i nostri momenti migliori, è sono proprio quei momenti aggiunge Alessia che ci aiutano a capire chi siamo realmente.

Alessia Arati , attrice e fotomodella, è al suo secondo lavoro letterario. Dopo l’esordio con “Sola, ma pur sempre con te” del 2015, ha appena pubblicato il suo secondo libro dal titolo “Anima”.

Facendo un piccolo bilancio della tua vita cosa ne verrebbe fuori?

Mi fermo spesso a fare bilanci e non ne esco mai bene. Sono una perfezionista e sono molto critica con me stessa, punto l’asticella sempre più in alto perché il punto di arrivo è solo un’illusione, c’è un punto in cui possiamo rilassarci, per un po’. Non sono lì. Sono in una fase in cui ho fatto incetta di contenuti, riempiendo il mio bagaglio e sono pronta a portarli allo scoperto. Non è stato un processo con rotta veleggiata, bensì un moto tumultuoso che mi ha fatto spesso cambiare strada ma non destinazione, che ha cambiato volti e conclusioni, ma mai la mia identità, che ne usciva sempre più definita. E’ lei che voglio portare allo scoperto. Dall’essere negazionista di me stessa, sono arrivata ad affermare me stessa. Da qui posso costruire. Inizia il passaggio dalla potenza all’atto, voglio concretizzare ciò che finora ho idealizzato.  

Parlaci dell’amore: cosa rappresenta nella tua vita?

L’amore è al primo posto. Sono nata con un imprinting forte in tal senso, è il vero senso della mia vita. Penso, agisco, scrivo per amore. Ho sempre avuto battiti forti e una mente ingombrante, un binomio che ti fa essere spesso in contrasto, ma che ha creato dinamismo. Ho cercando per tanto tempo di armonizzarli, perdendo la mia battaglia, li ho lasciati in disaccordo prendendo il meglio da entrambi. Se non li puoi sconfiggere, unisciti a loro e vedi cosa hanno da raccontarti. Quello poi l’ho raccontato agli altri. Sono cresciuta con le favole e i grandi classici, il mio è un amore che sbatte le ali e lucida gli occhi. Posso affermare di saper amare, perché non tutti sanno farlo, so amare e so lasciare andare, per quel vezzo un po’ retrò di amare anche l’assenza dell’amore, so sacrificarmi e so sentire, parola chiave nella mia vita.

Artisticamente, qual è la modella a cui vorresti somigliare?

Helena Christensen e in generale le modelle degli anni 90, vere icone. Helena ha un’espressività così accentuata nei suoi occhi, sempre un po’ languidi e nostalgici, che non poteva che non essere la protagonista del video di Chris Isaak “Wiched game”, un chiaro scuro di immagini e stati d’animo, perché ciò che ci fa stare più bene, è  anche ciò che ci può fare più male. E l’amore ne è il primo esempio.

Puoi dirci a cosa stai lavorando adesso?

Ho due libri già terminati e che sto per portare in pubblicazione, non nello stesso tempo, darò precedenza all’ultimo, più attuale e contemporaneo, per poi passare all’altro, più esoterico e fantasy. Nel frattempo poso per vari progetti fotografici e mi sto aprendo a nuove possibilità artistiche. Mi piace essere versatile e proporre più visuali di me, anche contrastanti se vogliamo, c’è la tendenza oggi a voler inquadrare le persone in un ruolo per renderle riconoscibili e a misura di, alla gente piace avere elementi sicuri per ordinare in schemi, io esco dagli schemi. Sono disordinata per natura.

Come sei nella vita privata?

Sono una persona che si dona senza riserve, sono generosa nei sentimenti a patto di non venire frenata, in quel caso scatta in me un campanello d’allarme e, non cambio il mio modo di essere, ma divento guardinga. La paura di essere ferita mi ha spesso fatta trattenere dal dire o dal fare, pensavo fosse una tutela, ma alla lunga mi ha intossicata. Non mostrare la propria emotività a qualcuno non è un modo per tenerlo a sé, ma quello per farlo andar via. Ho capito che essere innamorati non è una debolezza, è la forza che abbiamo agli occhi dell’altro, oggi vige il distacco e la gestione dei sentimenti contro l’abbandono ai sentimenti, ma già in tempi non sospetti qualcuno cantava di un certo teorema.

Cosa vorresti che le persone capissero di te?

Intanto vorrei che le persone non partissero con preconcetti.  Bisogna liberarsi da luoghi comuni ormai stantii. Come quelli legati all’aspetto. Vorrei capissero che non sono filtrata, che non devono cercare dietrologia in quello che dico o faccio, perché non ce n’è, è già abbastanza difficile essere me, figuriamoci se posso mettere maschere. Già a malapena sopporto le mascherine! Anche se l’orientamento va in una direzione, bisogna credere alle altre direzioni, altrimenti saremmo persi. Sono come loro, preda delle stesse ansie e preoccupazioni quotidiane, degli stessi sorrisi e delle stesse lacrime, essere diretta è l’unico modo per comunicarle e per tendere una mano virtuale. Non sono le risposte che propongo, ma la ricerca, credo che ci sia molto di più di quello che mostriamo, ma siamo diventati pigri e diffidenti a farlo vedere, di conseguenza a vederlo negli altri. Torniamo canali come sono i bambini, semplici e pratici, quasi bruschi, ma a livello, ci siamo trincerati dietro troppi altarini, è difficile così guardarsi negli occhi.

Quali sono i ricordi della tua infanzia a cui sei particolarmente legata?

Diciamo che io non mi sono distaccata molto dalla mia infanzia, non la ripongo in fotografie ingiallite negli album, ma la innaffio tutti i giorni ed è sempre verde nei miei pensieri. Ho mantenuto vivo un lato infantile che traspare in maniera anche piuttosto evidente, sia nel privato che nell’ambito artistico. Il pericolo era l’eccesso di questo e il pericolo è esploso. Ma le cose devono venire a galla per integrarsi poi a dovere. Sono tanti i ricordi che potrei citare, infiniti. Molti sono legati al paese nella Marsica dove trascorrevo le vacanze estive. Le mie corse sui mille gradini in pietra che lo attraversavano, essendo in altitudine e alternando salite e discese continue. Le mie ginocchia e i palmi sbucciati per le cadute frequenti. I maglioncini legati in vita la sera quando le mie cugine passavano a chiamarmi per scendere in piazza, le scampagnate alla fonte, le partite di carte dei nostri genitori che ci permettevano di restare in piedi più a lungo, le auto a pulmino per partire tutti insieme, le nonne. Il loro modo di viziarci e i loro profumi così riconoscibili, non subiscono il passaggio della moda. Il corriere dei piccoli e i racconta storie, fiabe sonore su cui la mia fantasia ha mosso i primi passi, senza gattonare o l’aiuto del girello, ha camminato da sola. E l’infinito. I miei pensieri notturni sull’infinito, cercavo di quantificarlo, di trovare un punto, un termine, un ritorno. L’anima bussa a qualsiasi età.

Sei favorevole o contraria alla chirurgia plastica?

Sono favorevole a costo di non stravolgere lineamenti e forme. Per non sembrare tutti uguali, è bella l’imperfezione, diversifica e dà carattere, io mi sono innamorata delle imperfezioni che ho incontrato sulla mia strada, ah quanto mi hanno legata! Perché non ne trovavo in altri, erano uniche.

Ci sono persone che ti hanno aiutato in momenti difficili?

Ho fatto molto affidamento su me stessa, spesso gli altri mi hanno messo i bastoni tra le ruote ma devo ringraziarli, perché mi hanno fornito motivazione, se riusciamo è più per merito loro che dei consensi. In generale devo ringraziare la mia famiglia, sembrerà banale, ma loro fanno il doppio ruolo, contrastare e aiutare, così pareggiano il tutto. In special modo mia nonna, lei no, non mi ha contrastata mai, è andata oltre il suo ruolo, è stata una vera custode.

 Un tuo sogno nel cassetto?

Non tengo più i sogni chiusi nel cassetto, li lascio respirare. Uno di loro è presentare un festival musicale importante, magari in piazza come il festivalbar, amo la musica e la parola. Che sia cantata, musicata, scritta, diretta ha il grande potere di aprire varchi laddove si ergono di muri e di muovere le coscienze. Amo essere artefice e assistere a questo miracolo.

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