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Alienazione parentale, la denuncia dei centri antiviolenza: «Diritti negati a donne e minori»

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Lettera aperta a Mattarella e Cartabia dopo il decreto del Tribunale per i minorenni di Roma che che prevede l’allontanamento del figlio di Laura Massaro, la decadenza dalla responsabilità genitoriale per la mamma e la sospensione di ogni rapporto tra il bambino e sua madre

«Il decreto del Tribunale per i minorenni di Roma che prevede l’allontanamento forzoso del figlio undicenne di Laura Massaro, la decadenza dalla responsabilità genitoriale per la madre e l’interruzione di ogni rapporto fra madre e figlio, è l’esito di una vicenda divenuta emblematica. Da anni il caso di Laura Massaro e di altre madri, i cui figli sono stati da loro separati, talvolta anche con l’uso della forza pubblica, scuotono l’opinione pubblica e sono all’attenzione di parlamentari, associazioni e Centri antiviolenza».

A dirlo è la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della commissione Femminicidio e violenza di genere, dopo la decisione del 4 giugno del Tribunale per i minorenni di Roma. Laura Massaro, che da anni combatte perché il figlio non le sia sottratto, «è giudicata una madre ostativa, in quanto si sarebbe tenacemente opposta alla ripresa di una relazione tra il figlio e suo padre», spiega Valente. «Secondo i giudici minorili – aggiunge -, questo giustifica l’allontanamento del bambino, il suo collocamento in una casa famiglia e l’interruzione di qualunque rapporto con sua madre, l’unico genitore con il quale è cresciuto e con il quale ha una stabile relazione affettiva. Non è superfluo chiedersi se è peggio la medicina o la malattia, e come sia possibile non verificare preventivamente i potenziali effetti traumatici del prelevamento forzoso del bambino da parte di persone sconosciute, in parte poliziotti in borghese, del suo sdradicamento dall’ambiente domestico in cui è cresciuto, dai suoi punti di riferimento abituali. Il suo collocamento in un luogo ignoto e segreto, in una condizione di totale isolamento dai suoi affetti e dalle persone che conosce, coincide davvero con il suo interesse superiore? E siamo davvero sicuri che questa sia la strada per affermare il principio della bigenitorialità?»

Sul caso di Laura Massaro è intervenuta anche l’Associazione D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, con una lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alle ministre della Giustizia Marta Cartabia e delle Pari opportunità Elena Bonetti, nonché a David Ermini, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, affinché «sia posto termine alla pratica di mettere in Comunità i minori per rieducarli alla relazione con il padre rifiutato».

La lettera ricorda le diverse Ordinanze della Cassazione contro il costrutto della “alienazione parentale” utilizzato nei tribunali civili e minorili, e chiede «una formazione adeguata – così come previsto dalla Convenzione di Istanbul – di tutti/e coloro che operano nel sistema giustizia, formazione che deve coinvolgere i centri antiviolenza ed essere incentrata sulla prevenzione della vittimizzazione secondaria e sul superamento degli stereotipi di genere che ancora condizionano l’operato dei tribunali penali, civili e minorili che affrontano casi di violenza maschile contro le donne e violenza assistita».

«I centri antiviolenza della rete D.i.Re seguono moltissime donne che affrontano processi di separazione e affidamento in cui la violenza subita e la violenza assistita non vengono riconosciute, in cui le CTU giudicano le donne attraverso le lenti della PAS pur senza nominarla», afferma Antonella Veltri, presidente di D.i.Re, sottolineando che «Le istituzioni non possono continuare a restare mute di fronte alle sofferenze inaudite inflitte a bambini e bambine e alle loro madri».

«L’ultimo in ordine di tempo seguito da un centro antiviolenza della nostra rete – si legge nella lettera – riguarda il forzato allontanamento di due bambini accuditi dalla madre perché si sono rifiutati di incontrare il padre. La madre ha chiesto alle istituzioni di proteggere i figli ma il tribunale non ha guardato ai fatti messi in atto dal padre bensì ha richiamato la CTU, già incaricata in precedenza per una prima valutazione sul nucleo familiare, perché rinnovasse il suo lavoro alla luce delle questioni poste. È così che è stata posta attenzione solo alle ritrosie dei minori a riprendere una relazione con il padre e non alle ragioni del rifiuto. Oggi i bambini sono lontani dalla loro casa, dalle loro relazioni amicali e dalla madre».

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