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Alle Olimpiadi di Tokyo parteciperà per la prima volta anche un’atleta transessuale

La sollevatrice di pesi neozelandese Laurel Hubbard farà parte della compagine nazionale: 43 anni, gareggerà nella categoria 87 chili

(Foto: Dan Mullan/Getty Images)

La sollevatrice di pesi neozelandese Laurel Hubbard sarà la prima atleta transgender a competere alle Olimpiadi. Assieme a Kanah Andrews-Nahu e Megan Signal, Hubbard farà parte della squadra femminile di sollevatrici che rappresenteranno la Nuova Zelanda ai giochi di Tokyo, al via il 23 luglio. Hubbard, 43 anni, gareggerà nella categoria di sollevamento pesi da 87 chili. “Sono davvero grata ed emozionata”, ha dichiarato durante una conferenza stampa presso il Comitato olimpico della Nuova Zelanda, dopo l’annuncio della selezione.

“Oltre a essere una delle migliori atlete al mondo – ha detto Kareyn Smith, direttrice del comitato -, Laurel ha soddisfatto tutti i criteri di ammissibilità previsti dal Comitato olimpico internazionale e dalla Federazione internazionale di sollevamento pesi. L’identità di genere nello sport è una questione davvero sensibile e complessa, che richiede il giusto bilanciamento tra correttezza sul campo da gioco e rispetto dei diritti umani. Come squadra della Nuova Zelanda abbiamo una forte cultura del rispetto e dell’inclusione verso tutti”.

Le persone transgender sono ammesse ai giochi iridati dal 2015, quando il Comitato olimpico internazionale ha aggiornato il suo regolamento, aprendo a tutte le persone che hanno effettuato la transizione. Nel caso degli sport femminili, le donne transessuali devono riportare dei livelli di testosterone inferiori alle 10 nanomoli per litro, almeno per i 12 mesi precedenti alla competizione.

La partecipazione di Hubbard è destinata tuttavia a essere motivo di dibattito. Secondo alcune associazioni sportive e alcuni studiosi, nonostante le terapie ormonali, una donna transessuale conserverebbe delle caratteristiche fisiche, come la densità ossea, che potrebbero costituire un vantaggio in sede di competizione. Dall’altra parte, chi sostiene l’inclusione delle persone transgender evidenzia come il processo di transizione diminuisca sensibilmente queste elementi e che le differenze fisiche tra atleti esistano a prescindere dal sesso di nascita. Uno studio pubblicato all’inizio di quest’anno sul British Journal of Sport Medicine, a firma di Timothy Roberts, evidenzia come le disparità fisiche scompaiano dopo uno o due anni di terapia ormonale, dopodiché le performance sportive sarebbero assolutamente uguali. Nel caso specifico, Hubbard ha completato il processo di transizione a 35 anni.

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