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Altre 11 persone indagate per il Deragliamento del treno a Lodi

ndici nuovi indagati nell’inchiesta sul deragliamento del treno a Lodi avvenuto il 6 febbraio scorso a Ospedaletto Lodigiano. Lo ha comunicato il procuratore di Lodi Domenico Chiaro. I nuovi indagati sono 6 dipendenti di Alstom Ferroviaria e 5 di Rfi: tra loro c’è anche l’amministratore delegato di Rfi Maurizio Gentile. “Gli indagati sono in parte dipendenti della società che gestisce la rete ferroviaria e in parte di quella che risulta aver prodotto il pezzo risultato, all’apparenza, difettoso” ha spiegato il procuratore. I nuovi indagati sono in realtà 12, ed è ora nel registro degli indagati anche l’azienda Alstom e non solo l’ad, ovvero la società che ha prodotto l’attuatore numero 5, quello avrebbe fatto deragliare il convoglio. A oggi, quindi, per il deragliamento del treno risultano indagate 17 persone e 2 società.

Treno deragliato a Lodi: il primo vagone sollevato e caricato su un camion

Sale così a 17 il numero degli indagati fisici più le due società: dopo i 5 addetti alla manutenzione di Rfi, l’ad di Alstom Ferroviaria Michele Viale  per le seguenti ipotesi di reato: disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose, visto che sono morti due macchinisti e 31 persone sono rimaste ferite. L’azienda Rfi e Alston sono sotto indagine per l’ipotesi di responsabilità amministrativa. “Le nuove iscrizioni – ha detto Chiaro – sono conseguenza degli accertamenti svolti, a ritmo serrato, negli ultimi giorni con grande impegno di questa procura e dei rispettivi consulenti di parte di tutte le persone nei confronti delle quali sono allo stato ipotizzabili eventuali responsabilità”.

 

Deragliamento del treno a Lodi, altre 11 persone indagate: c'è anche l'ad di Rfi Maurizio Gentile

L’ad di Rfi Maurizio Gentile

Dopo il primo sopralluogo dei consulenti del 12 febbraio scorso, gli accertamenti sul posto erano stati sospesi per ragioni di sicurezza connesse alle operazioni di rimozione del convoglio e al ripristino dei luoghi oggetto del dissequestro parziale. “Gli accertamenti dei consulenti incaricati – ha spiegato il procuratore – continueranno, salvo imprevisti di natura tecnica, fino al massimo domenica, in modo tale da rendere possibile, già in serata, il dissequestro totale dell’area e la conseguente piena ripresa della circolazione ferroviaria. Ciò consentirà di far cessare il gravoso impegno della polizia ferroviaria che sta garantendo la sorveglianza a vista del punto zero dell’incidente”. Così la Procura di Lodi, ha detto Chiaro, “ritiene di aver coniugato nel miglior modo possibile le esigenze di celerità connesse all’utilizzo dell’infrastruttura di importanza vitale per il Paese con quelle imposte dalle esigenze di un puntuale accertamento delle responsabilità che sia anche rispettoso delle garanzie difensive”. Alstom, nei giorni scorsi, aveva sottolineato che “l’installazione e la manutenzione degli scambi viene effettuata dal cliente finale”, mentre Rfi ha più volte confermato “di essere in fiduciosa attesa dell’esito delle indagini”.

Intanto, mentre ieri sono stati rimossi totalmente i vagoni sui binari – anche se l’ultimo accertamento sullo scambio considerato il punto zero dell’incidente sarà agli inizi della settimana prossima – e non si sa ancora quando la circolazione tornerà alla normalità, è partita una seconda colletta per le famiglie di Mario Dicuonzo e Giuseppe Cicciù, i due macchinisti morti, organizzata da Fs. In questi giorni il gruppo ha avviato una raccolta fondi rivolta alle famiglie di Dicuonzo e Cicciù. In una nota dall’azienda hanno comunicato le coordinate bancarie intestate alla società, per una seconda raccolta fondi: una prima colletta infatti era già stata promossa da Fs Italiane fra i dipendenti del Gruppo e un po’ di soldi erano stati raccolti con quella concordata con i sindacati che hanno donato due ore lavorative in concomitanza con lo sciopero del 7 febbraio.

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