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Amedeo Nicolazzi, sindaco di Petilia città “Una martire e testimone di libertà.

Il corpo della donna è stato ritrovato in un campo vicino a Monza soltanto il 21 novembre dell’anno scorso.

Alla cerimonia erano presenti il sindaco Pisapia, Amedeo Nicolazzi, sindaco di Petilia città controllata da Carlo Cosco,  e Don Ciotti che così ha voluto ricordare la vittima: “Una martire e testimone di libertà. Hai deciso di rompere il silenzio e l’ingiustizia e il tuo cuore e la tua coscienza sono sorgenti di libertà“.

Un femminicidio in piena regola. Sono passati esattamente dodici anni da quella sera del 24 novembre 2009 in cui il cuore di Lea Garofalo ha smesso di battere. Ad ucciderla è stato, la verità processuale lo ha accertato, l’ex compagno Carlo Cosco. La motivazione? Difficile affermarla con certezza, ma le piste più accreditate riguardano due filoni: il fatto che la donna avesse ventilato all’ex compagno l’ipotesi di non fargli più vedere la figlia Denise e la decisione di Lea di denunciare l’ex compagno e la sua famiglia per legami con la criminalità organizzata. Anche se, a quanto sembra, nessuno degli imputati era mai stato condannato per l’articolo 416 bis del codice penale, ovvero quello che prevede l’associazione di tipo mafioso. Una vicenda le cui vittime sono state tante, in primis proprio Denise. Quella ragazza, oggi donna, che è stata costretta a crescere tanto senza una madre quanto senza un padre, che sta scontando in carcere la pena dell’ergastolo. Un caso che ha fatto molto rumore e i cui protagonisti sono molti. Un caso che compie dodici anni e che introduce la giornata del 25 novembre, ovvero la Giornata internazione contro la violenza sulle donne.

Chi era Lea Garofalo

Una vita a fare i conti con la criminalità. Quella di Lea Garofalo, morta a Milano all’età di 35 anni, è stata un’esistenza non di certo semplice. Anche perché lei, Lea, aveva scelto di distaccarsi da questa realtà. Il suo sogno era andarsene da Petilia Policastro, città in provincia di Crotone nella quale era nata e nella quale aveva vissuto subito a contatto con un ambiente violento e malavitoso. Sognava la libertà, Lea. Sognava giustizia. Suo fratello, Floriano Garofalo, era il boss di Petilia Policastro ed era stato ucciso proprio, pare, nell’ambito di una faida familiare. Ma non all’interno dei Garofalo, bensì nella faida fra i Garofalo e i Cosco. Proprio quei Cosco di cui faceva parte Carlo, all’epoca dell’omicidio ormai suo ex convivente. Ma Lea Garofalo era legata a Carlo Cosco da ben più che una semplice convivenza: nel 1991, all’età di 17 anni, aveva dato alla luce Denise, il cui padre era proprio Carlo. Un legame a doppio filo, quindi, fra le due famiglie rivali: i Garofalo da una parte e i Cosco dall’altra.

Sotto protezione

Proprio a causa della testimonianza contro la famiglia Cosco, rea di aver ucciso il fratello Floriano, aveva preso il via una nuova stagione di paura per Lea Garofalo. Una stagione nella quale, dal 2002 al 2006, diventa collaboratrice di giustizia. Con tutte le tutele previste dalla legge. Tutele che però spariscono proprio nel 2006, quando la sua posizione viene rivista perché ritenuta non più così determinante.

La scomparsa

E’ stata proprio Denise, la figlia di Lea e Carlo, a denunciare la scomparsa della madre. Denise aveva 18 anni nel 2009. Aveva 18 anni quando la sua vita è cambiata per sempre. Era la sera del 24 novembre e la madre era uscita di casa senza farvi ritorno. Denise, preoccupata, aveva capito subito che c’era qualcosa di strano. Una sensazione difficile da spiegare, una sorta di nodo alla gola che paralizza anche lo stomaco in una tenaglia. E così Denise si era rivolta alle forze dell’ordine e aveva denunciato la scomparsa della madre. Sperando, in cuor suo, che quella denuncia fosse inutile e che Lea sarebbe presto rientrata a casa.

La tragedia

Lea Garofalo da quella sera del 24 novembre 2009 non è mai più tornata a casa. Sin da subito sono state numerose le ipotesi. Anche perché la donna sembrava essere sparita nel nulla. Non c’era alcuna traccia di Lea Garofalo. Era a Milano insieme alla figlia Denise, perché lì abitava Carlo Cosco, e da Milano è scomparsa senza lasciare traccia. Tranne i fotogrammi di un video che la mostrano mentre viene portata via da qualcuno. E’ quella la pista che viene seguita da investigatori e inquirenti. Ma per tre lunghi anni il corpo di Lea Garofalo non viene trovato. Fino al 23 novembre 2012, quando le sue ossa vengono rinvenute in via Marelli alla periferia di Monza.

Le condanne e il colpo di scena

Al termine di un lungo e tortuoso iter processuale, la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha comminato quattro ergastoli e un’assoluzione ai cinque imputati per l’omicidio di Lea Garofalo. Condannati all’ergastolo Carlo Cosco, Vito Cosco, Massimo Sabatino e Rosario Curcio. Assolto invece Giuseppe Cosco. Particolare il caso proprio di quest’ultimo: condannato sino alla fine, ma poi, dopo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Carmine Venturino, totalmente riabilitato. Di fatto però le affermazioni del pentito hanno soltanto rappresentato l’occasione per prendere in seria considerazione la ricostruzione dei fatti del legale di Giuseppe Cosco, Maira Cacucci. Quello stesso avvocato che nel 2015, subito dopo la messa in onda del film “Lea”, era stata bersaglio di volantini diffamatori a Rescaldina ovvero il paese nel quale era stata assessore.

Cosa rimane dopo la morte di Lea Garofalo

Sono passati dodici anni dalla morte di Lea Garofalo. Che sia stato un assassinio di ‘ndrangheta o un delitto compiuto da un ex compagno violento che si è sentito privato dei propri diritti importa solo a livello processuale: il dato di fatto è che quel 24 novembre 2009 si è consumato un femminicidio. Una donna è stata uccisa per mano di uno o più uomini. Che qualcuno di questi uomini, poi, si è anche occupato di nasconderne il cadavere. La barbarie nella barbarie. Dodici anni dopo le donne continuano a morire. Per mano di uomini, anche se un assassino è una belva a prescindere. Dodici anni dopo si celebra il 25 novembre come Giornata internazionale della violenza contro le donne. Ma la violenza contro le donne è più attuale che mai durante tutti i giorni dell’anno. E non come un ricordo ormai lontano. Purtroppo.

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