Cinema INTERVISTA

Intervista a Angelica Argondizzo attrice di teatro: il successo? paradossalmente, è una cosa molto intima

Quando nasce la passione per la recitazione :
Sinceramente non so dirti quando. Nasce, probabilmente quando nasco io come essere umano, quel 12 agosto alle 9 di sera. È qualcosa di connaturato al mio essere. C’ è una grande differenza per me tra : fare l’attore ed essere un attore. Io lo sono, fa parte di me, è qualcosa di imprescindibile dalla mia natura. È stata una sorta di chiamata, una missione, un respiro.

 

Che tipo di recitazione preferisci?
Il mio primo grande amore è stato il teatro e resta tale. Per me il teatro è quella che definisco – recitazione sublime – “il teatro è tutto il resto si fa”. Il teatro è fantastico perché tu sei lì, in quel momento e devi esserci con tutte le tue forze psico-fisiche. Non hai la possibilità di mandare in dietro la moviola e rifare. E poi, ogni sera è diverso, ogni sera cambia, perché, ogni sera :chi ti ascolta cambia. L’ elemento del pubblico, che per me è fondamentale e di vitale importanza. Senza pubblico non c’ è spettacolo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
È un momento storico molto particolare, con l’ avvento del Covid noi artisti siamo praticamente abbandonati a noi stessi, in balia delle onde. Sono ferma da diversi mesi e non so quando avrò la possibilità di riprendere. Questo non vuol dire che smetto di essere. Ci sono dei periodi in cui non lavoro e tutto, apparentemente, sembra fermo. Ma dentro di me metabolizzo cose, il mio modo di “comunicare” attraverso la recitazione cambia. Perché poi, per me, l’ attore non è nient ‘ altro che questo : un comunicatore. E mi accorgo che tutto questo succede quando mi rimetto a lavorare su un pezzo. Mi capita di fare un pezzo che dopo qualche mese rifaccio ed è completamente diverso.

Vorresti lavorare con qualche artista?
Si, ma tutti quelli con cui mi piacerebbe lavorare sono tutti morti.

Quanto conta la bellezza per un attore?
La bellezza per un attore conto, questo è indiscusso. Devo dire, molto più per il cinema che per il teatro. Per quanto poi, il concetto di “BUCARE LO SCHERMO” è dato molto più dall ‘ intensità. E il concetto di bellezza e intensità sono due cose molto diverse. Essere bello/a (io mi riferisco sempre ad un certo tipo di ruolo ovviamente) è una marcia in più da non sottovalutare ma non è fondamentale. Fondamentale è altro. Fondamentale è l’intensità, la verità, la naturalezza.
Essere NATURALI! questa, paradossalmente, è la cosa più difficile per un attore.
Spesso, mi capita di notare, e questo è un dato di fatto, che : bambini e animali rubano la scena. E questo succede proprio perché, loro, agiscono in una piena e completa naturalezza. Perché semplicemente sono, davvero, in quello che fanno. Perché ci credono a 360. Ecco, questo è quello che un attore adulto e – strutturato– deve imparare a fare. Molto spesso noi lavoriamo su processi di regressione, che possono condurci o ricondurci ad una fase in cui :la morale, le convenzioni sociali etc. Non erano così importanti – e mi permetto di dire – soffocanti per noi.

Cosa diresti ai ragazzi che decidono di intraprendere oggi un percorso formativo per diventare attori?
Di ricordare sempre l’emozione del primo gg. Al mio primo provino per entrare in accademia io ero la personificazione dell’ entusiasmo su due gambe. Ero piena di grinta, di entusiasmo, andai lì e spaccai! Mi ricordo ancora che portai una delle scene più tragiche del panorama teatrale mondiale. Quella in cui Giulietta si avvelena. Ad un certo punto, increduli del fatto che io avessi potuto prepararla da sola, mi chiesero la stessa scena in versione comica e per giunta nel mio dialetto d’origine che è il calabrese. Fu incredibile, la commissione impazzi : come avevo potuto in così poco tempo ottenere in chiave completamente opposta all’originale tanta efficacia e spontaneità scenica? Ci credevo! Credeteci, sempre, in tutto ciò che fate. E soprattutto “DIVERTITEVI” mentre lo fate. Se voi vi divertirete chi vi guarderà godrà con voi. Ho una frase che porto sempre con me e che mi ripeto, ogni volta, prima di entrare in scena : se tu lo vedi, loro lo vedono “. Perciò : concentrazione, energia, entusiasmo, verità e divertimento devono essere i vostri 5 migliori amici, da tenere al vostro fianco, sempre, in questo percorso.

Il tuo senso di autocritica?
Sempre con me, forse anche troppo presente. Ogni volta che mi rivedo trovo sempre qualcosa che non va. Molti attori oggi dicono : io non mi rivedo mai” ormai è diventata una frase che fa anche molto “FICO”. BEH, anche io quando mi riguardo sto sempre con una mano chiusa sull ‘occhio destro e una semi chiusa sull’ occhio sinistro ma riguardarsi, riascoltarsi è importantissimo. Ti permette di avere una percezione di te che – dal di dentro – non hai, ti permette di correggerti, di crescere.

Cosa diresti alle donne che decidono di fare questo lavoro?
Beh, alle donne, ma non solo, perché ormai anche per i maschietti da certi punti di vista ( vista la misticanza e ci siamo capiti) non è molto diverso. Gli attori, un po’ per corsi e ricorsi e retaggi storici e chi più ne ha più ne metta sono stati e sono considerati un po’ le “PUTTANE” nel caleidoscopio dell’intera umanità. Ma per quanto mi riguarda, ai registi e ai produttori seri interessa e serve altro. E allora, diciamo, che certe richieste vengono fatte da chi questo lavoro non lo fa in maniera davvero seria e sentita quanto da dai “mestieranti”, che forse qualcosa la faranno pure ma a livello qualitativo si ferma lì

Un regalo che ti piacerebbe ricevere :
Una macchina del tempo. Avrei un paio di domande da fare ad una donna che non c’è più. Che nonostante tutto considero una delle mie migliori amiche e che non a caso è stata il soggetto della mia tesi di laurea : Anna Magnani

Che cos ‘è il successo?
Il successo per me, paradossalmente, è una cosa molto intima. È una persona che mi ferma per strada e mi dice :ti ho vista e ascoltata e in me hai cambiato qualcosa!

Che cos ‘è il talento per te?

Per me il talento si riassume in un aneddoto che ANNA STRASBERG mi racconto un po’ di tempo fa a Torino : mi raccontò che lei e Lee stavano percorrendo in macchina una zona desertica, all’improvviso Lee fermo la macchina e scese, la chiamò (lei era ancora insonnolita), a bordo strada c’era un piccolo fiore. Uno soltanto. Lee lo colse, guardo Anna e disse :questo è talento

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