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Arte, architettura e musica dopo il lockdown

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Il tuo cielo è verde è il  video che dà il titolo alla mostra di Letizia Cariello al Filatoio Rosso di Caraglio (CN) dall’11 giugno al 12 settembre. È la ripresa di un campo di grano ancora verde, attorno a Casale Monferrato, che Letizia Cariello, passeggiando nella campagna durante il lockdown, ha visto nascere e crescere come un mare verdissimo che un pomeriggio si è animato mosso da una folata di vento, come una superficie d’acqua. Il video ha catturato l’emozione di quella sorpresa, trasformandola in colore puro che apre l’orizzonte e si ricollega ai campi del territorio di Caraglio. Il video evoca anche il territorio che si apriva attorno al Filatoio, luogo di limite e controllo per coloro che vi lavoravano, dentro e fuori le mura. Una specie di gabbia, la cui funzione di controllo è sottolineata anche dall’architettura del filatoio, che è una specie di fortino, con tanto di torrette.

La personale di Letizia Cariello celebra la riapertura dello spazio espositivo, che riempie dei suoi ricami in filo rosso che per lei è come una linea continua ideale, un fare che cuce, unisce, riflette, attraversa il tempo, si collega a una dimensione intima e a una collettiva. Inoltre espone anche alcune opere recenti, creazioni ad hoc e site specific, come l’installazione costituita da due vecchie grate di finestre, Cancello, che durante il primo lockdown l’artista ha recuperato da una cascina nella zona di Casale Monferrato, trasformandole in telai per una tessitura continua in una concezione circolare del tempo, in cui tutto si trasforma ma nulla si crea e nulla si distrugge. Un tempo attraverso cui si viaggia, mediante i Gate, porte visionarie e spirituali tra dimensioni parallele e compresenti, in cui la memoria è il presente e un progetto futuro. E si viaggia anche attraverso i Velluti (realizzati con i preziosi tessuti di Rubelli), puri monocromi di pittura astratta.

E poi c’è la bellezza, cuore dell’installazione Thinkerbell, una monumentale gabbia d’oro, che vivrà in un cortile del Filatoio,  da cui proviene l’Aria iniziale delle Variazioni Godberg di Bach eseguita dalla pianista Gile Bae, che darà anche vita a una speciale performance il giorno del finissage della mostra, domenica 12 settembre: la musicista tradurrà  in suono l’idea di architettura, racchiusa nella voliera trasformata dall’artista in telaio e ricamo, scultura e installazione.

Nella performance si suggerisce come la bellezza possa trasformarsi in una gabbia: all’interno di un’architettura liberty in alluminio dorato, tessuta di filo rosso, infatti, una donna bellissima suona al pianoforte una musica incantevole, creando un’immagine suggestiva e straniante da contemplare. Ma quest’immagine di bellezza, è  incrinata dal doppio significato della rappresentazione: una persona in una gabbia, prigioniera di una situazione che genera bellezza, in una contraddizione insita nella condizione stessa dell’essere portatori di bellezza. Della performance di Gile Bae rimarrà la musica, che diventerà parte integrante dell’installazione (realizzata, in collaborazione con la Galleria Massimo Minini, da Om Project di Torino).

Dice Letizia Cariello: «Tutto quello che si costruisce in esterno dalle architetture e soprattutto nei suoni non sono altro che sistemi per cercare specchi dentro cui potersi vedere e poter vedere. La fine di ogni disegno che ho costruito è risultata essere una trasmutazione come un ciclo di riconversione energetica, che svela la  forza dei gesti apparentemente leggeri. Tessere la grata che tiene in prigione è disinnescare la prigione con un gesto sottile e bello. Sarebbe come ornare con un disegno il dorso di una mano che ha agito per ferire».

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