Arturo Ardimentoso: Oggi l’iPhone 13 esce nei negozi di tutto il mondo

secondo Arturo Ardimentoso come riportato Oggi l’iPhone 13 esce nei negozi di tutto il mondo. Stessi prezzi degli scorsi anni, taglio di memoria minimo che passa da 64 GB a 128 GB per il modello “base” e diverse altre migliorie. Abbiamo scelto l’iPhone 13 Pro Max come modello da recensire perché tra le quattro versioni è quello che porta in dote il maggior numero di novità: ha una nuova fotocamera principale con sensore più grande, ha un super grandangolo luminoso con possibilità macro e ha lo schermo OLED con Pro Motion, ovvero frequenza variabile che arriva a 120 Hz. Questa recensione può essere presa come riferimento  anche da coloro che sono interessati al modello più piccolo: l’iPhone 13 Pro da 6.1” è assolutamente identico. L’unico elemento che varia è l’autonomia: la batteria è ovviamente più piccola.

Se lo scorso anno la scelta all’interno della famiglia era difficile, a causa delle differenze nel reparto fotografico tra i due modelli, quest’anno a farla da padrone sono quindi dimensioni e batteria: rinunciando a qualche ora di autonomia chi non vuole il ‘Max’ può mettere in tasca un telefono decisamente più pratico, gestibile e soprattutto più leggero.

L’iPhone 13 Pro Max, rispetto al modello dello scorso anno guadagna ancora qualche grammo sulla bilancia: sulla carta non è un grosso aumento, da 226 grammi si passa a 238 grammi, ma ci troviamo davanti ad uno smartphone che era già più pesante della media dei telefoni di oggi. Il peso si sente tutto, con la cover ancora di più.

C’è una motivazione in tutto questo: la necessità di aumentare lo spessore dei moduli fotografici ha lasciato lo spazio per una batteria leggermente più spessa, che reclama quei grammi in più. Ogni grammo aggiunto sono circa 10 minuti in più di autonomia. Lo spessore aggiuntivo, e anche il blocco fotocamere più grande, rendono incompatibili le custodie dello scorso anno: chi venderà il suo iPhone 12 Pro Max per passare al 13 Pro Max dovrà anche preventivare nel prezzo, già alto, anche una custodia e eventualmente la garanzia Apple Care.

Nella confezione, come lo scorso anno, non viene inserito il caricatore: c’è solo il cavo USB Type C – Lightning. La mossa è stata ampiamente criticata, ma ha ricevuto nelle scorse ore anche l’avvallo della commissione europea che chiede ai produttori di togliere i caricatori dalle confezioni e di uniformare i connettori di ricarica.

I più attenti all’aspetto “green” potrebbero comunque dire che Apple ha tolto un caricatore comunque efficiente ma allo stesso tempo promuove come alternativa il MagSafe che, essendo una ricarica wireless, ha una efficienza molto bassa.

Con tutte le considerazioni del caso, dobbiamo dire che Apple si mantiene coerente nel suo impegno nei confronti dell’ambiente, e anno dopo anno riesce a far qualcosa in più per abbattere l’impatto ambientale dei suoi prodotti. La confezione dell’iPhone 13 Pro Max, in carta riciclata, non è più avvolta dalla plastica, ha una piccola linguetta che la sblocca.

L’iPhone 13, sempre in tema ambiente, è poi il primo prodotto Apple dove il 100% dell’oro usato per le schede madri arriva da progetti etici e di conservazione ambientale.

Produrre un iPhone 13 Pro Max quest’anno ha anche un impatto ambientale decisamente più basso di quello che aveva la produzione di un iPhone 12 Pro Max lo scorso anno: 74 Kg contro 86 Kg di emissioni equivalenti.

Questo grosso passo in avanti è stato fatto grazie ai fornitori, che sono riusciti a loro volta ad abbattere in modo considerevole l’impatto ambientale della produzione. Samsung per gli schermi, Hynix per le memorie, Corning per i vetri e tutte le altre aziende che contribuiscono alla produzione di un iPhone in un anno sono diventate più green grazie all’Energy Efficiency Program che Apple ha istituito gli scorsi anni per riuscire a raggiungere il suo obiettivo, impatto zero nella produzione dei prodotti entro il 2030. 

I prezzi dell’iPhone 12 Pro Max partono da 1.289 euro nella versione da 128 GB, che diventano 1.409 euro nella versione da 256 GB, 1.639 euro in quella da 512 GB e 1869 euro in quella da 1 Terabyte, versione destinata ai pochi che pensano davvero di usare l’iPhone come videocamera quando arriverà l’aggiornamento che abilita il ProRes.

Chi non ha neppure idea di cosa sia il ProRes, e a cosa serva, farebbe bene a non chiedersi nemmeno se valga la pena acquistare la versione da 512 GB per quello, e la stessa cosa vale per chi avrebbe voluto prendere quella da 128 GB ma ha scoperto che non potrà avere il ProRes 4K con il taglio minimo. Il ProRes è cosa per pochi, per pochissimi.

Bordo in acciaio, notch più piccolo e lightning. Purtroppo

C’è chi compra ogni anno un nuovo iPhone perché sente la necessità di avere alcune funzioni in più e chi invece lo acquista semplicemente perché è il nuovo iPhone. Questo non è l’anno degli iPhone diversi: stessi materiali, stessa linea, solo la nuova finitura azzurro sierra aiuta a riconoscere un modello recente rispetto ad un modello dello scorso anno. Finitura piacevole, ma forse il “blu pacifico” dell’iPhone 12 dal vivo rendeva meglio.

Per notare le differenze “fisiche” serve colpo d’occhio: il blocco camere sul retro è più grande e il notch sul frontale è più piccolo.

Apple non ha ridotto le dimensioni dei sensori presenti nel notch, ha semplicemente spostato subito sotto la cornice la capsula auricolare mettendo i sensori appena sotto. Così facendo ha risparmiato qualche millimetro in larghezza, aumentando però di una frazione di millimetro lo spessore del notch.

Ad essere sinceri non la troviamo una mossa vincente: il notch c’è sempre, non sparisce, e per chi usa un Phone non è mai stato un problema, anzi, è l’unico modo per distinguere gli iPhone dagli altri telefoni tutti uguali.

Riducendo le dimensioni del notch Apple non ha ottenuto nulla: la percentuale di carica residua ad esempio, chiesta da molti utenti, non c’è ancora. Lo spazio in più non viene sfruttato.

La scelta, tuttavia, ha come effetto collaterale quello che potremmo definire piccolo problema estetico: solo sull’iPhone 13 Pro Max, che stiamo provando, guardando contenuti dai vari servizi di streaming il notch sparisce nella banda laterale, totalmente affogato.

Guardando invece alcuni film con un formato d’aspetto particolarmente largo su un iPhone 13 da 6.1”, o su un Mini, la tacca mangia qualche pixel di video portando ad un risultato davvero “poco Apple”.

Su iPhone 13 Pro Max il notch è totalmente nascosto
Su iPhone 13, iPhone 13 Pro e iPhone 13 Mini il notch è visibile per un paio di pixel

L’azienda di solito non trascura questi dettagli. Siamo portati a credere che questa cosa verrà risolta con un aggiornamento software, basterebbe spostare di una decina di pixel l’immagine verso destra o cambiare leggermente la proporzione del player. Nulla di grave, è solo estetica, ma è il classico neo estetico che, quando si nota, poi immancabilmente l’occhio finisce sempre li. Ed è abbastanza bruttino da vedere.

Insomma, se non esiste ancora la tecnologia per nascondere del tutto il notch tanto valeva lasciare le stesse identiche proporzioni dello scorso anno.

Qualità costruttiva sempre ai massimi livelli. Ma il lightning quest’anno è un difetto

La qualità costruttiva degli iPhone è come sempre ai massimi livelli: dai vetri alle cornici, passando alle finiture e alle lavorazioni dei materiali, la sensazione è quella di un telefono solido, solidissimo. Il peso, non indifferente, contribuisce in modo significativo a questa impressione.

Nella parte bassa troviamo però ancora il connettore lightning. Fino allo scorso anno l’avremmo fatta passare come una cosa “normale”, ma sui modelli Pro di quest’anno siamo decisamente più critici.

Apple è già passata all’USB Type C sugli iPad Pro, e lo ha fatto quando le serviva avere una connessione più completa che funzionasse anche come bus video. iPhone 13 Pro sarà il primo iPhone che riprenderà, quando uscirà l’aggiornamento, video in formato ProRes a 10 bit e 4:4:2. Apple non ha saputo dirci quale sarà il livello di qualità impostato, ma sappiamo che 1 minuto di ProRes 422 HQ in 4K@30 richiede 7.4 GB, 1 minuto in ProRes 422 4K@30 a qualità standard richiede 4.9 GB.

Se Apple usasse quest’ultimo profilo, cosa più sensata per uno smartphone, vorrebbe dire che 20 minuti di filmati vari “grezzi” da lavorare richiederebbero 100 GB di spazio storage. Si capisce, da questo calcolo, perché Apple abbia scelto di abbassare la risoluzione del ProRes a 1080p nel caso di telefoni da 128 GB: basterebbe poco per riempirli.

Scaricare oggi 100 GB di video da un iPhone, usando il connettore lightning, è praticamente impossibile, e anche tramite AirDrop nel migliore dei casi servirebbe tempo.

Apple doveva mettere sull’iPhone 13 Pro la porta Thunderbolt che ha messo sugli iPad Pro, per permettere a chi sceglierà di utilizzare l’iPhone in modalità ProRes di spostare velocemente le clip su un disco esterno, cancellarle e continuare le riprese.

Capiamo che inserire la porta Thunderbolt voleva dire realizzare una versione speciale di processore A15 Bionic con all’interno il controller dedicato, ma stiamo parlando di Apple. Poteva farlo.

Lo schermo è una meraviglia. Pro Motion intelligente: non consuma batteria

Lo schermo da 6.7” è lo stesso identico schermo utilizzato da Apple lo scorso anno. Un OLED di eccellente qualità, con un angolo di visione praticamente perfetto e una calibrazione a dire poco impeccabile.

Come si può vedere dai nostri grafici, pubblicati poco più sotto, ci troviamo davanti ad uno schermo accuratissimo e preciso, perfettamente in target con quanto dichiarato dal produttore. La copertura colore nel caso di contenuti Wide Color è del 99.3% e in modalità SDR il gamma medio è 2.2.

La misura in modalità SDR mostra uno schermo davvero impeccabile – misurazione con Calman (https://www.portrait.com)

La luminosità di picco tocca i 1215 nits, e si vedono tutti quando si riproduce un contenuto in HDR, ma i 553 nits di base in modalità standard bastano per rendere l’interfaccia perfettamente leggibile anche sotto la luce del sole, condizione in cui arriva comunque l’aiuto di ulteriori 260 nits circa che si aggiungono alla luminosità massima in interno.

Il rivestimento è lo stesso Ceramic Shield dello scorso anno: possiamo assicurare, per esperienza, che è un vetro abbastanza difficile da rompere ma non altrettanto difficile da graffiare, quindi ci si deve prestare un po’ di attenzione. L’iPhone 12 Pro Max, che ci ha accompagnato questo anno, mostra sul Ceramic Shield tutti i segni del tempo passato in tasca.

Nonostante le indiscrezioni che parlavano di schermi LTPO per il modello Pro, siamo propensi a credere che la struttura del substrato sia esattamente la stessa degli OLED dello scorso anno, quindi non c’è ancora stato il salto verso quella tecnologia che Apple ha brevettato negli anni scorsi e che ha usato con successo sui Watch. Se ci fosse stato un pannello LTPO Apple lo avrebbe scritto nelle note sul sito come lo specifica bene sulla pagina dell’Apple Watch.

La foto sotto conferma: sembrano davvero identici.

iPhone 12 Pro Max
iPhone 13 Pro Max

Sul modello Pro di quest’anno, entrambi i tagli, la novità si chiama Pro Motion, ovvero refresh rate variabile. Apple lo ha usato per anni sugli iPad Pro e ora lo porta anche sui suoi telefoni: per farlo ha inserito nel processore A15 un nuovo display controller che riesce a pilotare il pannello ad una frequenza massima di 120 Hz. Probabilmente avrebbe potuto farlo anche su iPhone 13, ma ha scelto commercialmente di tenere questa feature per i modelli più costosi.

L’utente per goderne non deve fare nulla, ma quando userà un menù a tendina o scorrerà velocemente una pagina web, si troverà davanti ad una maggior sensazione di fluidità e ad un effetto di trascinamento ridotto.

Non siamo mai stati grossi tifosi dei 120 Hz sugli smartphone, anche perché in tutti questi mesi l’equazione che ci siamo trovati davanti è stata “120 Hz = consumo batteria”. Dopo averla sbandierata come grossa novità, i produttori di smartphone Android ora la tengono spenta di default o la lasciano su impostazioni molto più conservative, e dev’essere l’utente ad attivarla a mano se la vuole. Sull’iPhone c’è, è attiva di default e non consuma di più, anzi. iPhone 13 Pro Max, lo vedremo dopo, dura di più del precedente.

Sul Pro Motion ci sono altre diverse considerazioni da fare. Tutte le app scritte compilate tramite Xcode che usano elementi grafici dell’interfaccia del framework di Apple come le liste, ad esempio, sono tutte gestite in modo automatico senza che lo sviluppatore debba fare nulla e senza che sia necessario aggiornarle.

Le app specifiche di disegno, i giochi e le altre app devono essere invece aggiornate per sbloccare i 120 Hz e sta allo sviluppatore farlo: questa potrebbe sembrare una cosa negativa, visto che ad ora quasi nessun gioco supporta i 120 Hz, ma la mossa dev’essere letta sotto un’altra chiave. I 120 Hz sono appaganti visivamente, ma sono anche piu onerosi in termini di carico di sistema: adottarli vuol dire non solo alzare il refresh dello schermo ma anche alzare la frequenza di rendering del processore grafico a 120 fps. Molti giochi di oggi sono stati pensati e ottimizzati per fornire la miglior resa grafica possibile con 60 fotogrammi al secondo, portarli ad un valore più alto richiede una ottimizzazione della qualità grafica. L’iPhone 13, lo vedremo dopo, è più potente del precedente lato GPU ma non è così potente da far andare senza problemi a 120p un gioco ottimizzato per un frame rate pari alla metà.

Ogni sviluppatore deciderà quindi se il suo gioco può andare in modo fluido e convincente a 120 Hz, o se invece è meglio tenerlo a 60 Hz, risparmiando anche batteria. O se spingerlo a 120 Hz, limitando la grafica. Trattandosi di Apple e di AppStore, crediamo che in meno di un mese si moltiplicheranno le app perfettamente ottimizzate. Non è necessario andare a 120 Hz: si può anche impostare un limite più basso come 80 Hz o 90 Hz.

Qui sotto una breve clip realizzata in “slow motion” che mostra come per ogni secondo venga generato un numero di fotogrammi doppio, che contribuisce alla sensazione di maggiore fluidità.

A sinistra iPhone 13 Pro Max, a destra iPhone 12 Pro Max

Il vantaggio di uno schermo a frame rate variabile non è solo nella possibilità di alzare la frequenza da 60 Hz fino a 120 Hz, ma anche nell’abbassarla. Apple ha spiegato che quando le immagini sono ferme l’iPhone arriva anche a 10 Hz, risparmiando energia, e ha anche aggiunto che gli sviluppatori di app video potranno finalmente far lavorare il display alla stessa frequenza dei contenuti. App come Prime Video o Netflix, quindi, possono dire allo schermo che tipo di contenuto l’utente sta guardando, se è una partita su Prime Video a 50p, se è un film su Netflix a 24p o una sitcom americana a 60p: lo schermo si adatterà al framerate del contenuto.

Questa cosa, che piace tantissimo al purista dell’immagine, è comunque una finezza che sul piccolo schermo dell’iPhone è difficile da percepire: abbiamo provato a confrontare una puntata di Ted Lasso sul modello di quest’anno e su quello dello scorso anno, fianco a fianco, ed è quasi impossibile distinguere la variazione, seppur sull’iPhone 13 la cadenza del 24p sembri leggermente più accentuata. Potrebbe essere solo una sensazione.

Infine, giusto ricordarlo, Apple non ha cambiato il modo in cui regola la luminosità degli OLED degli iPhone e qualche persona sensibile potrebbe trovare affaticante la visione del pannello organico rimpiangendo il vecchio LCD.

Mentre molti produttori cinesi da anni inseriscono la modalità “DC Dimming”, proprio per evitare l’affaticamento degli occhi nei soggetti che soffrono questo disturbo, Apple non lo fa per diverse ragioni, soprattutto qualitative. Il DC Dimming riduce la resa cromatica.

L’aggiunta di Pro Motion, anche quando lo schermo è fermo, comporta quindi un aumento della frequenza di gestione e questo potrebbe portare ad un fastidio ancora maggiore. Per questo motivo Pro Motion si può spegnere: resta variabile, ma non va oltre i 60 Hz: l’opzione per limitarlo è inserita all’interno del menu accessibilità.

Chi trova fastidiosi i 120 Hz o vuole comunque risparmiare un po’ di batteria può disattivarli nel menu acessibilità

A14 era velocissimo. A15 Bionic lo è ancora di più

Il processore del’iPhone 13 Pro Max (e di tutta la famiglia iPhone 13) è il nuovo A15 Bionic, e anche quest’anno come nel 2020 è davvero difficile dare un giudizio su quelle che possono essere le impressioni di velocità. Va veloce? Si, tantissimo, ma onestamente tutti gli smartphone recenti hanno un processore che è sovradimensionato rispetto a quelle che sono le reali esigenze di un telefono.

L’A15 Bionic adotta una configurazione a 6 core, con 2 core ad alte prestazioni e 4 core ad alta efficienza, con i core ad alte prestazioni che hanno una frequenza di clock massima di 3.23 GHz contro i 2.99 GHz di quella dei core Firestorm dell’A14.

Sebbene Apple non sia scesa nei dettagli, ci troviamo davanti a due micro-architetture nuove leggermente più veloci di quelle che vengono usate oggi all’interno dei processori M1 dei notebook. Un singolo core ad alte prestazioni dell’iPhone 13 Pro Max è veloce quanto quello dell’Apple M1, e probabilmente potrebbe batterlo se Apple non lo avesse “frenato” per ovvie ragioni legate alla dissipazione.

Ecco qualche grafico che mostra come sul single core l’A15 sia allineato ad altri dispositivi con M1. Ed è semplicemente uno smartphone.

Apple ha raddoppiato anche la cache di sistema, e soprattutto ha rivisto quelli che forse oggi sono i moduli più importanti presenti in un SoC, il processore grafico e l’acceleratore machine learning.

Il parametro di confronto più impattante che abbiamo trovato per capire cosa cambia tra A14 e A15 (e quanto cambia) è il numero di transistor presenti a parità di processo produttivo, che è sempre 5 nanometri.

Apple ha detto che A15 Bionic ha 15 miliardi di transistor all’interno, e se pensiamo che l’A13 aveva all’interno 8.5 miliardi di transistor ed era costruito a 7 nanometri, e che l’A14 a 5 nanometri ne aveva 11.8 miliardi, possiamo capire che l’A15 è molto più grande dell’A14 e ha un numero di transistor quasi doppio rispetto a quello dell’iPhone di due anni fa.

Un paragone altrettanto interessante è quello tra M1 e A15: M1 ha 16 miliardi di transistor e ha 4 core a basse prestazioni Icestorm, 4 core ad alte prestazioni Firestorm, 16 acceleratori machine learning e 8 core grafici oltre al controller Thunderbolt. A15 Bionic ha un numero di transistor simile, ma ha 2 core in meno, tre core grafici in meno e non ha neppure il controller Thunderbolt.

Non essendo certi di dove siano finiti tutti quei transistor in più, possiamo solo basarci sui dati restituiti dai benchmark, che come sempre invitiamo a prendere con le dovute pinze.

Vediamo prima il benchmark della GPU, usando una serie di calcoli grafici generici come il ridimensionamento di immagini e la trasformazione di texture e poligoni. I risultati, trattandosi di calcoli paralleli che usano tutti i core grafici, che devono tenere conto del numero di core presenti: quattro per iPhone 12, cinque per iPhone 13 e otto per l’iPad Pro.

Un risultato simile si può avere anche se guardiamo a 3D Mark, nell’unico benchmark disponibile per Metal. Purtroppo non è ancora sbloccato per andare a 120 FPS massimi, ma si vede chiaramente come l’iPhone 12 Pro Max non riesca a tenere i 60 fps costanti, mentre l’iPhone 13 Pro, salvo un piccolo calo, resta sempre su 60 fps. Sulla media siamo a più del doppio della velocità.

I due benchmark visti sopra fanno ampio uso delle librerie grafiche Metal, librerie pensate per spingere al meglio i core grafici Apple. Abbiamo provato anche in WebGL, usando Safari, e anche in questo caso ci troviamo davanti ad un processore grafico che spinge molto di più, almeno un 20% di incremento. iPhone 13 Pro Max sul classico “Aquarium” guadagna almeno 9 fps in più a parità di pesci generati dal motore grafico e visualizzati a schermo.

iPhone 13 Pro Max con 25000 pesci che nuotano nell’acquario riesce a tenere una media di 42 frame al secondo
iPhone 12 Pro Max con 25000 pesci che nuotano nell’acquario riesce a tenere una media di 33 frame al secondo

Infine c’è il machine learning, che sta diventano sempre più importante. iOS 15 ne fa largo uso nelle mappe, nel riconoscimento dei testi all’interno delle foto, nella galleria fotografica per il riconoscimento dei posti e dei volti, oltre che in Siri, per il riconoscimento vocale e anche la comprensione del testo. Apple ha rivisto anche gli acceleratori Machine Learning che lavorano insieme alla GPU e il risultato, rispetto al modello scorso anno, mostra un altro sensibile migliramento. Ecco un grafico con alcuni numeri con Tensorflow Lite e CoreML.

I numeri non mentono: fatta eccezione per la GPU, dove il numero di core sposta la bilancia verso M1, se guardiamo alla micro-architettura dei core singoli, CPU, grafica e acceleratore ML il processore di iPhone 13 Pro Max è già oggi più veloce del tanto acclamato M1, e sembra anche più efficiente dal punto di vista energetico, soprattutto nel confronto watt/prestazioni con iPhone 12 Pro.

L’unica nota negativa è che con alcune operazioni tende a scaldare: effetto Cinema, elaborazione foto, alcuni giochi. Usandolo senza cover l’aumento di temperatura si percepisce in modo netto.

Ricezione e audio ottimi, come lo scorso anno

Sul fronte della ricezione non cambia praticamente nulla rispetto allo scorso anno. Inutile criticare l’assenza del 5G mmWave, non sono previste implementazioni consumer a breve in Italia e in Europa, riteniamo sufficiente quello che già veniva dato lo scorso anno, ovvero un modem 5G Qualcomm veloce e neppure troppo esigente in termini di consumi.

Durante i nostri percorsi abituali la ricezione dell’iPhone 13 è sempre stata pari a quella dell’iPhone 12 Pro Max, a nostro avviso superiore alla media di molti smartphone provati di recente. Piccola nota green: la plastica che delinea le antenne, quelle piccole tacche visibili nella cornice, deriva da bottiglie di plastica che sono state riciclate.

Cambia leggermente la resa audio per la parte telefonica: sebbene l’utilizzo tipico di molti utenti ormai sia quello di un iPhone collegato alle AirPods, qualcuno preferisce ancora portare il telefono alle orecchie.

La prima impressione potrebbe essere quella di un iPhone con un volume leggermente più basso di quello precedente, in realtà è stata solo spostata un po’ più in alto la capsula auricolare e questo vuol dire che si deve abbassare leggermente lo smartphone per allineare la capsula al condotto uditivo. Dopo qualche giorno ci si abitua, e la nuova capsula, più larga, sembra essere anche leggermente più corposa nella risposta.

Una batteria che non finisce mai

Apple ha spinto tantissimo su foto e video, ma l’aspetto che più ci ha colpito, in assoluto, è l’autonoma. L’iPhone 12 Pro Max aveva una batteria che durava già molto, l’iPhone 13 Pro Max dura ancora di più.

La batteria è più grande, si passa dai 14.13Wh del modello precedente ai 16.75Wh del nuovo modello, che calcolando i 3.7 volt nominali della cella equivalgono a circa 4500 mAh. In condizioni di utilizzo normale si riescono ad avere almeno 170 minuti in più di uso attivo rispetto al modello dello scorso anno, e usandolo tanto siamo arrivati ad avere il 30% almeno di carica residua la sera a mezzanotte. Ci sono una combinazione di fattori che possono aver contribuito a questo risultato, ad esempio un processore più efficiente, ma crediamo che sia soprattutto questione di batteria più grande.

Quello che conta comunque è il risultato, e crediamo che in un mondo preso da “ansia” da batteria questo sia un parametro essenziale: siamo davanti allo smartphone con la maggior autonomia che ci sia mai capitato di provare senza “trucchi”. Possiamo farci di tutto, navigare, giocare, riprendere video, l’autonomia resta sempre su livelli eccellenti.

Non solo: se guardiamo un film, grazie allo schermo che può scendere sotto i 60 Hz e bloccarsi a frequenze più basse, la differenza in termini di autonomia tra iPhone 12 e iPhone 13 cresce ulteriormente: consuma il 30%in meno circa. Abbiamo fatto la prova, serie TV da Apple TV+ con i due smartphone carichi al 100%, schermo con luminosità identica e play.

Crediamo che parte del merito sia del nuovo motore di codifica e decodifica video che Apple ha inserito nell’A15 Bionic, leggerissimo nella decodifica di contenuti HEVC o Mpeg4 e anche molto veloce rispetto al precedente nell’esportare file da iMovie o da Clip.

Non dovremmo sbagliarci troppo se diciamo che dentro l’A15 è già presente lo stesso motore di codifica e decodifica video che sarà usato sulla prossima generazione di processori “M” per desktop e notebook. Nell’ottica di riutilizzo dei componenti su tutte le piattaforme l’A15 Bionic non è altro che la versione “mobile” del successore dell’M1, come l’A14 era la versione mobile dell’M1. L’iPhone 13 ha guadagnato la compatibilità con i formati ProRes semplicemente perché i prossimi MacBook Pro avranno questa funzionalità per poter lavorare con flussi pesanti 4K e 8K.

La velocità di ricarica è la stessa del modello precedente, ma serve qualche minuto in piu per la ricarica completa da zero a causa della maggiore capacità della batteria. Apple, con il Lightning come connettore, non può andare oltre una certa soglia di erogazione di corrente, cosa che l’USB Type C avrebbe permesso. Resta sempre la compatibilità con il caricatore MagSafe wireless magnetico, meno efficiente ma senza alcun dubbio molto più pratico per la lenta ricarica notturna.

Sensori più grandi, differenze minime. Macro a parte

Nel nostro approfondimento sulle fotocamere degli iPhone abbiamo visto come Apple, rispetto al modello dello scorso anno, abbia cambiato praticamente tutti i sensori.

Basta uno sguardo rapido al retro per capire che è tutto più grosso: il blocco fotocamere posteriori non solo è più sporgente, ma è anche decisamente più largo.

Le modifiche sostanziali sono cinque, e ci concentreremo soprattutto su queste: la modalità macro, gli stili fotografici, il sensore principale ancora più grande, un sensore super wide da 13 mm con obiettivo più luminoso e nuovo tele da 77 mm che sostituisce quello da 65 mm, da 2.5x si passa a 5x. Per i dettagli tecnici vi invitiamo a leggere questo articolo.

iPhone 13 e iPhone 13 Pro, analisi delle fotocamere. Cosa cambia davvero

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Partiamo dalla macro, che non usa un obiettivo macro dedicato ( un 100 mm ci avrebbe fatto sognare) ma aggiunge un elemento addizionale alla lente super wide, per permettere una messa a fuoco da distanza ravvicinata, circa 2 cm. Quando il telefono rileva un oggetto a meno di 5 cm, e non riesce più a mettere a fuoco con la lente principale, automaticamente imposta la modalità macro.

La foto viene scattata usando il sensore a piena risoluzione, 12 megapixel, e sta all’utente eventualmente tagliare un po’ di bordo, dove la lente super wide tende a spalmare e deformare.

Per quanto la microfotografia sia un tipo di fotografia particolare che richiede attenzione, una adeguata illuminazione e anche un supporto fisso, i risultati che si ottengono sono davvero buoni. Risulta solo un po’ difficile scattare una macro con l’iPhone ad un soggetto in movimento, o ancora peggio riprendere un video a mano ferma.

Qui sotto alcune fotografie scattate in questi giorni sfruttando questa modalità, e come si può vedere solo un soggetto piatto, come la foglia, riesce a mascherare la tendenza delle lenti super wide a spalmare ai bordi. La correzione della deformazione geometrica, invece, viene fatta direttamente dal processore dell’iPhone.

Apri originale

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Sui soggetti più tridimensionali è invece più faticoso tenere, a mano ferma, il punto di messa a fuoco. La foto non sempre risulta perfetta.

Un aggiunta che abbiamo apprezzato in modo particolare è quella legata agli Stili Fotografici. Qualcuno potrebbe definirli filtri, ma non sono filtri, ed è difficile trovare oggi qualcosa che gli assomigli nel mondo della fotografia tradizionale. Possiamo pensare ai profili immagine come alla versione evoluta in chiave machine learning dei Picture Style di Canon, ovvero di quei parametri che permettono ai fotografi di aggiungere un tocco di personalità direttamente in macchina, senza passare da un software di fotoritocco.

Ogni fotografo ha una impronta personale per le foto, c’è chi vuole una maggiore saturazione, chi vuole un bianco più freddo, chi vuole una nitidezza maggiore e chi preferisce scatti morbidi: i Picture Style permettono a chi usa una Canon (ogni produttore li chiama in modo diverso) di avere ogni foto scattata “sviluppata” secondo questi parametri, senza doverlo poi fare per ogni singola foto in fase di post produzione.

Il senso degli Stili fotografici è proprio questo: oggi tante persone che scattano con l’iPhone dopo ogni singolo scatto ritoccano leggermente alcuni con l’editor per dare alla foto un tratto personale, secondo gusti personali. Impostando uno Stile questo gusto viene trasferito alla foto in fase di scatto.

Non lo possiamo chiamare  filtro perché mentre i filtri sono variazioni che impattano su tutta l’immagine, senza guardare troppo al contenuto, Apple usa la segmentazione del quadro mediante machine learning per applicarli solo dove serve. Separando un soggetto dallo sfondo evita di applicare uno stile ad elementi che potrebbero perdere di naturalezza se leggermente corretti cromaticamente, ad esempio l’incarnato dei volti.

Mentre tutti i parametri di immagine delle foto scattate con l’iPhone si possono modificare successivamente, ogni modifica fatta con l’editor si può annullare se non piace, lo Stile Immagine viene applicato nel momento dello scatto e non si può più tornare indietro. Apple ne ha previsti cinque, ma ognuno di questi può essere personalizzato. Qui sotto 5 scatti ravvicinati con i cinque filtri di base, che mostrano come la differenza sia davvero lieve.

Le foto scattate in Raw, giustamente, non vengono impattate in alcun modo dalla scelta di uno stile fotografico.

Passando alla camera principale Apple ha aumentato ulteriormente la dimensione del sensore rispetto allo scorso anno, e come conseguenza logica si ritrova un sensore da 12 megapixel capace di catturare più luce. Abbiamo scattato poche foto in condizioni classiche, con tanta luce ogni smartphone ormai riesce a fare belle foto, ma ci siamo concentrati sulle foto dove si possono effettivamente vedere i vantaggi e anche il diverso modo in cui Apple gestisce il nuovo sensore.

Qui sotto alcuni scatti, alcuni dei quali commentati e alcuni di questi con confronto tra iPhone 12 Pro Max e iPhone 13 Pro Max.

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Utilizzando lo stabilizzatore sul sensore si riescono a scattare fotografie “live” assolutamente ferme e senza treppiedi, e risulta facilissimo trasformarle in foto con lunga esposizione. L’effetto può non piacere a tutti, ma è sempre una possibilità in più che pochi sfruttano (e conoscono).

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Qui sotto invece due foto che mostrano come Apple non sia ancora riuscita a ridurre, nemmeno con il machine learning, il flare delle lenti di notte quando ci sono forti sorgenti luminose. A sinistra tutti i puntini sulla parete sono il riflesso delle luminarie di Natale, mentre i quattro punti sul duomo sono il riflesso dei lampioni.

Infine vediamo una foto in situazioni critiche (buio totale) a mano libera, confrontando il risultato tra iPhone 13, prima sequenza, e iPhone 12, seconda sequenza. Un occhio attento sicuramente riuscirà a notare come la modalità notte dell’iPhone 13 tenda a mascherare molto il rumore ammorbidendo tanto l’immagine, e l’unico modo per evitarlo è passare dal file ProRaw. La stessa cosa la vedremo sotto con l’ottica super wide, dove questa tendenza ad ammorbidire è ancora più evidente.

Passando all’ottica super wide da 13 mm Apple ha deciso di dotare l’iPhone di un obiettivo leggermente più luminoso. Il vantaggio non è però sempre evidente, spesso infatti interviene la modalità notte che non ci lascia apprezzare quello “stop” in più che l’apertura maggiore dovrebbe garantire. Qui alcune foto.

Questo è uno scatto che usa la modalità notte in condizioni abbastanza estreme, le stesse identiche condizioni della foto che abbiamo scattato anche con la camera principale poco sopra. Il divario tra i due sensori con poca luce è enorme, il miglioramento è sensibile.

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iPhone 13 Pro Max

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iPhone 12 Pro Max

Il giudizio sulla scelta di mettere una lente più aperta è abbastanza soggettivo: la resa video è migliorata, sicuramente, ma a nostro avviso sulla pure fotografia l’ottica più aperta, soprattutto di notte, ha portato ad una leggera riduzione del dettaglio. Ecco due scatti per dimostrarlo.

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iPhone 13 Pro Max

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iPhone 12 Pro Max
iPhone 13 Pro Max
iPhone 12 Pro Max, dettaglio

Basta guardare i ritagli sopra, dove abbiamo isolato un dettaglio dei mattoni, per rendersi conto di come il muro del duomo di Lodi sia decisamente spalmato sul modello più recente.

La curiosità maggiore era per il nuovo obiettivo tele, più spinto è un 3x, ma anche meno luminoso di quello usato lo scorso anno. Sulla scelta della focale siamo un po’ indecisi: se è vero che 77mm ci avvicina molto agli 85 mm, focale perfetta per un ritratto, è altrettanto vero che spesso per scattare con uno smartphone, anche un ritratto, si ha poco spazio. Il 77 mm ci obbliga a fare qualche passo indietro rispetto alla posizione in cui avremmo scattato con il 65 mm. Ha un bellissimo bokeh naturale, a tratti ci è sembrato anche leggermente più nitido del 65 mm usato su iPhone 12 Pro Max ma ci sono state alcune situazioni dove avremmo voluto avere una focale leggermente più corta.

L’ottica è più buia, lo abbiamo scritto, ma l’iPhone in molti casi sceglie di usare comunque il sensore principale, ritagliando il quadro e facendo upscaling. Non lo fa sempre: a volte usa la modalità notte direttamente sul tele da 77 mm, a volte usa la camera da 26 mm e ricava la versione 3x ritagliando la porzione centrale. Qui sotto alcuni scatti fatti durante queste giornate di prova.

Come funziona la modalità Cinema

Giudicare la modalità Cinema non è facile. Potremmo dire che funziona benissimo, e che non è perfetta. Un ossimoro? Dipende. La modalità Cinema prevede l’applicazione dello stesso concetto della modalità ritratto sul video in movimento. Non è facile, è difficilissimo. Ci hanno provato in tanti in questi anni, ma il risultato è sempre stato posticcio: l’ultimo esempio è quello di Oppo, che funziona, ma non funziona come dovrebbe, il rilevamento dei soggetti e dei suoi bordi è tutt’altro che regolare.

Apple ci è riuscita, e il primo impatto è assolutamente wow. Dopo le prime ore di ripresa ci si rende tuttavia conto che l’iPhone sta facendo uno sforzo incredibile nel restituirci quel risultato che nessun altro è riuscito a dare fino ad oggi, e lo si percepisce anche per il tepore che arriva dalla scocca posteriore. Nella maggior parte dei casi la resa è davvero buona ma alcuni scontorni, se guardati da vicino, non sono perfetti. Il sistema ha bisogno di scene molto particolari per funzionare automaticamente in modo fluido, e solo con un po’ di esperienza si capisce quando conviene usarla e quando no. Qui due dettagli estratti da due fotogrammi, dove si vede come lo scontorno a volte è troppo morbido, mentre altre sbaglia prorpio.

C’è un altro aspetto da considerare: la modalità Cinema è stata pensata per rilevare in modo automatico i volti, che siano di persone o di animali, e sposta il punto di fuoco quando rileva un volto e percepisce attenzione: se usato in un ambiente con tante persone il modello va in tilt, facendo saltare il punto di fuoco da una persona all’altra. Prima di passare ad una serie di considerazioni più pratiche vi invitiamo a guardare questa breve clip dove nella passeggiata in zona duomo la modalità Cinema, usata in automatico, non capisce quale sia il soggetto dominante e inizia a saltare da una persona all’altra.

Ecco una serie di considerazioni:

1) La modalità Cinema funziona, ed è anche d’effetto. Lo scontorno in molte situazioni è migliorabile, anche se i difetti possono essere mitigati lavorando sulla profondità di campo, che si può variare a posteriori su ogni singola clip. Aumentando la profondità di campo e riducendo il bokeh si perde un po’ di effetto “wow” ma si guadagna in naturalezza.

2) La modalità Cinema va usata in automatico solo in determinate situazioni dove si ha ben presente la scena, e dove ci sono poche persone. In tutte le altre situazioni basta tuttavia tenere premuta una zona sullo schermo per qualche secondo e fissare il punto di fuoco, evitando così che il telefono decida da solo qual è la parte che merita l’attenzione.

3) In fase di editing si può rivedere tutta la sequenza dei passaggi e dei punti di fuoco. Questo sia da iPhone, sia da software come iMovie e a breve anche da Final Cut Pro. Si può quindi spostare la zona di messa a fuoco per tutta la durata della clip e questa è una grande cosa: proprio come nel cinema la componente tecnica diventa una componente artistica. Attenzione però: la profondità di campo, regolabile come nella modalità ritratto, non si può variare dinamicamente ed è unica per tutta la clip. La soluzione è spezzare la clip in più parti con una serie di stacchi e cambiare per ogni porzione l’apertura “virtuale”

L’editor dei punti di fuoco a “keyframe”

Non si può nemmeno cambiare la velocità di cambio di piano, che è prefissata e non sempre è adeguata alla situazione.

4) Se si invia un file realizzato con la modalità cinema ad un Mac con macOS Monterey al posto del classico MP4 verrà spedito un file MOV, ovvero un container: all’interno c’è il file che viaggia sempre con la sua mappa di profondità. La mappa serve pera aumentare o eliminare l’effetto, ma il file video di base avrà comunque l’effetto bokeh: se si apre quindi con Premiere, con Resolve o con una qualsiasi altra applicazione per iPhone o iPad il video avrà sempre l’effetto cinema. Se si invia un file ad un Mac con un sistema operativo più vecchio l’iPhone genera un video che non potrà essere modificato a posteriori.

5) Un minuto di video con modalità Cinema richiede circa 120 MB di spazio

6) Se c’è pochissima luce la modalità Cinema va in crisi e non riesce a calcolare sempre la corretta profondità di campo: l’iPhone chiede più luce. La clip mostrata da Apple durante l’evento, tutta in interni, era ovviamente illuminata.

7) La modalità Cinema è tutt’altro che professionale: nessun professionista potrebbe mai usarla proprio perché spesso è innaturale, e sul grande schermo i difetti si vedono tutti e sono molto evidenti. Inoltre la risoluzione fissata a 1080p e 30p rende le clip registrate in questa modalità poco sfruttabili insieme alle altre eccellenti clip registrate invece in HEVC e 4K.

8) Al momento solo l’app di sistema può riprendere con questa modalità: FilmicPro e le altre app di ripresa video non hanno ancora accesso alle api necessarie.

Torniamo quindi alle nostre premesse: la modalità Cinema dev’essere pensata come una funzione che permette a chiunque di riprendere una clip con quel “look & feel” che le camere da cinema oggi offrono grazie ai costosi obiettivi di cui sono dotati.

Il suo essere ancora imperfetta rientra in questo scenario, chi la usa non guarda certo la perfezione dello scontorno o la resa notturna, vuole solo caricare su TikTok o su Instagram una clip che altri non riuscirebbero a fare perché il loro telefono non lo permette. E forse non lo permetterà mai.

La modalità Cinema di Apple, esattamente come la modalità ritratto, gli Stili Fotografici o gli algoritmi dei Pixel di Google per la gestione delle modalità notte e ritratto, rientrano in quel patrimonio che oggi non è copiabile da nessuno. Apple ha raggiunto questo risultato perché ha i mezzi finanziari e ha le possibilità operative per allenare un modello di machine learning nel miglior modo possibile. Il modello per il bokeh video di Apple funziona, e sarà sicuramente il frutto di migliaia di ore e ore di allenamento con milioni di clip create ad hoc per allenarlo, alcune fatte su misure e alcune prese direttamente dalle pellicole dei film. Il modello di Oppo, o di coloro che hanno provato a fare qualcosa di simile, sono molto meno precisi. Nel mondo della fotografia e del video computazionale Apple e Google hanno un vantaggio dato proprio dalla loro dimensione come azienda e dal loro potere economico, e questo vantaggio creerà un gap sempre più ampio rispetto a chi oggi investe più sull’hardware che sulla componente software.

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