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Associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia in un unica campagna #ItalyChurchToo



 

Diverse realtà hanno deciso di costituirsi nel ‘Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia’ e hanno lanciato la campagna #ItalyChurchToo. Un’iniziativa che ha come riferimento quanto avvenuto nel 2002 nell’arcidiocesi di Boston dove, grazie a un’inchiesta rigorosa e dettagliata del quotidiano The Boston Globe, furono smascherati centinaia di casi di pedofilia del clero insabbiati per decenni

“È ora di una Spotlight italiana”. A chiederlo sono i rappresentanti di varie associazioni e realtà del mondo cattolico oltre che vittime di abusi, tra cui l’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Voices of faith, Rete l’abuso, Adista, Comité de la jupe, Comitato vittime e famiglie e Noi siamo Chiesa. Realtà che hanno deciso di costituirsi nel Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia e che hanno lanciato la campagna #ItalyChurchToo. Un’iniziativa che ha come riferimento quanto avvenuto nel 2002 nell’arcidiocesi di Boston dove, grazie a un’inchiesta rigorosa e dettagliata del quotidiano The Boston Globefurono smascherati centinaia di casi di pedofilia del clero insabbiati per decenni. Un’indagine che portò al trasferimento a Roma del cardinale arcivescovo di Boston, Bernard Francis Law, che, però, non fu mai processato né penalmente né canonicamente. L’inchiesta del Boston Globe vinse il Premio Pulitzer nel 2003 e fu poi oggetto del film Il caso Spotlight vincitore del Premio Oscar nel 2016.

Da quell’indagine, realizzata dal quotidiano più diffuso nella città americana, si è passati a quelle di commissioni indipendenti, in Francia e nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, che hanno portato alla luce numeri mostruosi di abusi del clero insabbiati per decenni dalle gerarchie ecclesiastiche. Da qui, la necessità di fare anche in Italia un’inchiesta del genere che sveli la situazione del Paese di cui il Papa è primate in quanto vescovo di Roma. Recentemente la Cei ha aperto a questa possibilità che sarà discussa e molto probabilmente approvata nell’assemblea generale che si terrà a fine maggio a Roma, durante la quale sarà anche scelto il nuovo presidente dei vescovi italiani. Una proposta fatta durante l’ultima assemblea generale straordinaria della Cei, nel novembre 2021, da monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, che è anche presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa.

Stessa cosa era capitato nel 2021 riportato dal quotidiano abruzzese.  dove tra i testimoni ascoltati  nel processo in Vaticano per i presunti abusi contro i cosiddetti “chierichetti del Papa”, c’è stato anche don Daniele Pinton, sacerdote dell’Aquila, che è stato confessore e direttore spirituale della presunta vittima L.G. degli abusi al Preseminario San Pio X.

In tutto sono stati ascoltati quattro testimoni, oltre a don Pinton, Don Giuliano Zanotta, don Giampaolo Cozzi, don Ambrogio Marinoni.

Alla fine dell’udienza con un’ordinanza il tribunale ha rigettato l’istanza per l’acquisizione di un verbale dei carabinieri che avevano ascoltato don Daniele Pinton, ”in quanto la sua testimonianza è stata escussa” dallo stesso tribunale vaticano, ha detto Pignatone. Respinta anche l’istanza di una perizia calligrafica sulla firma del vescovo Diego Coletti su una lettera in cui sollecitava l’anticipazione dell’ordinazione di Gabriele Martinelli, lettera che lo stesso vescovo stracciò. Il tribunale ha ritenuto questa perizia ”non necessaria”.

Premettendo di non poter riferire di quello che L.G. gli ha detto in confessione, don Pinton  tuttavia riferisce di aver ricevuto dalla vittima nel corso di una confessione “la cortesia di visionare un documento”, per metterne a punto la stesura.

Era la lettera della vittima all’ex vescovo di Como, don Diego Coletti in cui L.G. denunciava le aggressioni subite da Gabriele Martinelli, uno dei due imputati. La difesa di Martinelli, l’avvocato Rita Claudia Baffioni, gli ha chiesto, nel corso dell’udienza di oggi, perché abbia accettato di testimoniare visto che era il confessore della vittima e “i confessori non possono rendere testimonianza né in questo né in altri ordinamenti”, ha detto l’avvocato.

Il presidente del tribunale Giuseppe Pignatone non ha ritenuto la domanda ammissibile dicendo all’avvocato che, se vuole, potrà presentare una istanza per chiedere di non acquisire al processo la testimonianza di Pinton per queste ragioni. La prossima udienza, per ascoltare altri tre testimoni e per l’inizio della discussione generale, è stata fissata la 15 luglio (e potrebbe prolungarsi fino al 16). “Le eventuali repliche e la sentenza ci saranno dopo le ferie”, ha detto Pignatone. Il tribunale vaticano è chiuso, per la pausa estiva, fino al 20 settembre.

Una lettera anonima accusa anche l’ex Rettore, don Enrico Radice, di presunti abusi. L’ex Rettore è imputato nel processo per intralcio alle indagini, mentre accusato di abusi è l’ex alunno del Preseminario don Gabriele Martinelli. La novità è emersa nell’udienza di oggi nel corso della testimonianza di don Giampaolo Cozzi, sacerdote della diocesi di Como, che ha detto appunto di essere venuto a conoscenza di questa lettera anonima del 2012 in cui si parlava di queste accuse contro Radice. Il Presidente del Tribunale vaticano Pignatone lo ha interrotto sottolineando che “quella lettera è estranea al processo”. L’udienza si è svolta nella nuova aula ai Musei vaticani, molto più ampia rispetto alla sede del tribunale. L’ingresso è indipendente rispetto ai Musei ed è stata allestita in modo funzionale. Garantito il distanziamento Covid. Pignatone ha esordito proprio con ”un ringraziamento al Governatorato e alla direzione dei Musei. In quest’aula si può lavorare nel rispetto delle norme anti-Covid”.

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