Autore: Giuseppe Russo

Il governo di El Salvador regalerà 30 dollari in bitcoin ai suoi cittadini

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Verranno dati a ogni persona adulta che scaricherà il portafoglio digitale creato dal governo per effettuare transazioni in criptovaluta: Chivo e-wallet

Nayib Bukele, presidente di El Salvador, nella sua foto profilo ufficiale di Twitter
Nayib Bukele, presidente di El Salvador, nella sua foto profilo ufficiale di Twitter

Entrerà in vigore il 7 settembre la legge che renderà El Salvador il primo paese al mondo a dare corso legale al bitcoin. Lo ha detto il presidente della repubblica dell’America centrale Nayib Bukele in un discorso alla cittadinanza. Bukele ha anche annunciato che la sua amministrazione regalerà l’equivalente di 30 dollari statunitensi in bitcoin a ogni cittadino maggiorenne che scaricherà il portafoglio digitale creato dal governo per effettuare transazioni in criptovaluta: Chivo e-wallet.

Come spiegato dal presidente in un video, l’iniziativa ha l’obiettivo di favorire la diffusione del bitcoin tra la popolazione, fermo restando l’uso volontario della criptovaluta che affiancherà il dollaro statunitense, attualmente unica moneta in vigore nel paese, senza sostituirlo. Stipendi e pensioni continueranno a essere pagate in dollari e chiunque venga pagato in bitcoin potrà scegliere di ricevere il pagamento automaticamente in dollari. Anche i conti bancari resteranno in dollari e non verranno convertiti nella nuova valuta.

El Art. 7 de la #LeyBitcoin es el que la oposición ha utilizado para querer engañar al pueblo salvadoreño. pic.twitter.com/S6z8DyBppf

— Casa Presidencial (@PresidenciaSV) June 25, 2021

Per ottenere i 30 dollari (equivalenti a circa 0,00090 bitcoin), basterà scaricare l’applicazione Chivo e-wallet, registrarsi e confermare la propria identità caricando la foto di un documento valido. Un software di riconoscimento facciale verificherà la corrispondenza tra la persona e il documento, in modo tale da limitare il rischio di contraffazioni o di utilizzo dell’app per altri scopi illeciti, come il riciclaggio di denaro. Tuttavia, la creazione di un database contenente i dati biometrici delle persone, abbinati ai conti correnti di un applicazione promossa dal governo potrebbe far sollevare qualche dubbio sulla sua legittimità, in termini di rispetto della privacy.

Secondo Bukele, la nuova legge collegata renderà meno costose le rimesse verso il paese, con tagli alle alte spese di commissione. Inoltre, attraverso l’uso della criptovaluta, El Salvador potrebbe diventare meno dipendente dalla politica monetaria della banca centrale degli Stati uniti che governa l’emissione dei dollari.

Anna Munafò sul body shaming: “Peso 92 chili ma sto bene”, quale reality farebbe dopo Uomini e Donne

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Nei giorni scorsi, Anna Munafò ha confidato di avere subito body shaming. È stata additata perché ha messo su qualche chilo. L’ex tronista di Uomini e Donne, in una lunga intervista rilasciata a Fanpage.it, ha raccontato nei dettagli cosa è accaduto. Inoltre, ha svelato di avere vissuto un episodio simile anche nel 2005, quando partecipò a Miss Italia classificandosi seconda. La trentacinquenne, poi, è tornata con la mente all’esperienza nel programma di Maria De Filippi. Ormai lontana dalle telecamere, oggi è mamma e gestisce un mobilificio.

In un post pubblicato su Instagram, hai affrontato il tema del body shaming. Hai preso 28 kg e hai avuto la sensazione che te lo facessero pesare.

Dopo la gravidanza ho preso 31 kg, poi ne ho persi la metà e successivamente li ho ripresi in parte. Mi piace mangiare. Non mi importa dell’aspetto fisico. Un pomeriggio sono uscita, ero a un aperitivo e c’era una persona che conosco. Ha chiamato gli amici per dire loro di voltarsi, guardarmi e notare quanto fossi ingrassata. Ho assistito a tutta la scena.

Cosa hai provato?

Sono scoppiata a ridere. Onestamente non me ne importa niente. Non mi sono sentita in imbarazzo, ma mi sono vergognata per quella persona. Se vuoi ti dico anche quanto peso: 92 chili e sono alta 1,76 m. Da un anno e mezzo, apro l’armadio e non mi entra nessuno dei vestiti che ho. Psicologicamente mi rifiuto di comprare indumenti della taglia attuale, perché penso che se ho tutto di una taglia più piccola, allora devo dimagrire. Ma niente, non funziona (ride, ndr). I chili si prendono e si perdono. Non mi giustifico dicendo di essere ingrassata per via della gravidanza. Quei chili ce li ho perché mi piace mangiare. L’importante è che io sia in salute e stia bene con me stessa. Quello che dicono gli altri non mi interessa.

La gravidanza di Anna Munafò raccontata su Instagram
in foto: La gravidanza di Anna Munafò raccontata su Instagram

Cosa ti senti di dire alle donne che vengono criticate o derise per il loro aspetto fisico?

Mi rendo conto che ci sono tante donne che si sentono giudicate. Che finiscono col preoccuparsi più di come appaiono agli occhi degli altri, che di ciò che vogliono per loro stesse. Consiglierei loro di fregarsene, ma so che non è facile. Quando già si hanno delle insicurezze, quelle critiche finiscono per avvalorarle.

Nel 2005 ti sei classificata seconda a Miss Italia. Rispetto a quando partecipavi a un concorso di bellezza, come si è evoluto il rapporto con il tuo corpo?

In realtà, oggi come allora non mi sono mai concentrata sul fisico, né sono mai stata fissata con l’essere magra a tutti i costi. Mi vedo sempre la stessa. Proprio a proposito del peso, voglio raccontarti un episodio che avvenne a Miss Italia.

Prego.

Quando ho partecipato al concorso pesavo 58 chili. Ero magra, ma non anoressica. Avevo le mie forme. Arrivammo sul podio io ed Edelfa Chiara Masciotta. Mi arrivò voce, che alcune delle finaliste si erano messe d’accordo che se avessi vinto io non mi avrebbero applaudito o festeggiato perché per loro ero grassa. Per loro ero la cicciona della situazione solo perché avevo i fianchi, il seno, il sedere. Questo per dirti che è da quando sono piccola che di quello che dicono le persone non mi interessa nulla.

Anna Munafò, concorrente numero 060, a Miss Italia 2005
in foto: Anna Munafò, concorrente numero 060, a Miss Italia 2005

Ad addolcire la tua vita, c’è tuo figlio Michael. Qual è il tuo bilancio di questo primo anno da mamma?

È stato bellissimo, è volato. Mi ha sorpreso la mia apprensione. Non credevo di averne tanta. Sono una mamma davvero pesante. Pensa che a cinque mesi mi hanno detto di iniziare a dargli la pastina, ma io avevo paura che soffocasse. Gli ho dato il primo cucchiaino di pastina solo a dieci mesi. E quando lo imboccava mia madre le dicevo: “Non riempire il cucchiaino altrimenti soffoca, anche l’acqua un poco alla volta”. Ho imparato a dormire con un occhio chiuso e uno aperto per controllarlo.

Che bambino è Michael?

È un bambino tranquillissimo. Mi ha fatto dormire tutte le notti. La mattina si sveglia, mangia, si addormenta, poi si sveglia, gioca, mangia e si riaddormenta. Non piange mai. È affettuoso, lo puoi portare ovunque, è socievole. È pazzesco.

Hai dichiarato che tu e tuo marito Peppe Saporita desiderate una squadra di calcio. State pensando di fare il bis?

Assolutamente no. Quelle erano le parole di una persona che non aveva mai affrontato un parto. Il mio parto non è stato bello, mi sono detta che non lo farò mai più. Sono stata molto male, otto giorni a letto senza potermi alzare. Ho avuto delle emorragie, non si può spiegare quello che ho provato. Il sogno di avere tre figli continuo ad averlo. Mi è sempre piaciuta l’idea di adottare un bambino, perché in tanti non hanno una casa.

Anna Munafò sul trono di Uomini e Donne
in foto: Anna Munafò sul trono di Uomini e Donne

Sono passati ormai sette anni dall’esperienza a Uomini e Donne e il tuo è stato uno dei troni più seguiti. Ti chiedi mai come sarebbe andata se avessi scelto Marco Fantini anziché Emanuele Trimarchi?

Non saremmo durati. Caratterialmente non eravamo compatibili. Mi spiego: Marco è un bravissimo ragazzo, molto educato, di quelli che non se ne trovano in giro, però avevo l’impressione che con me subisse il fatto di essere più piccolo. Anche durante il trono stava sempre un passetto indietro. Il mio carattere era troppo forte, il suo un po’ meno. Avevo 28 anni, lui 21. C’era troppa differenza. Emanuele ne aveva 22 e sembrava più adatto a me, ma alla fine era solo un po’ più…da palcoscenico.

Da palcoscenico? Spiegati meglio.

Durante tutto il mio trono dicevo: “C’è qualcosa che non mi quadra con Emanuele, lui ha qualcuno dietro” e tutti mi venivano contro dicendo che ero io la rompiscatole e che avevo troppi dubbi. Alla fine avevo ragione. Era pilotato.

Dopo la scelta a Uomini e Donne e prima che venisse fuori la messinscena di Trimarchi, vi siete frequentati?

No, l’ho visto due volte. È durata due settimane.

Marco Fantini ed Emanuele Trimarchi
in foto: Marco Fantini ed Emanuele Trimarchi

Al netto di come è andata a finire, che ricordo serbi dell’esperienza nel programma di Maria De Filippi?

Un ricordo bellissimo. È stato come fare parte di una famiglia. Ancora oggi sono in contatto con l’autrice Vanessa Collini. È diventata una delle mie migliori amiche, tanto che è stata la mia testimone di nozze. È il più grande regalo che Uomini e Donne mi abbia fatto.

Chi è Anna Munafò oggi?

Una donna che si sveglia intorno alle 06:30, prepara da mangiare a suo figlio, sistema la casa e alle 08:30 va in negozio. Ho un mobilificio e adesso ne sto aprendo uno nuovo molto, molto grande. La mia vita è concentrata su mio figlio e sul lavoro. So che tutto quello che faccio è per creare un futuro per Michael.

Ti piacerebbe tornare in tv?

L’unica cosa che farei in tv è L’isola dei famosi. Mi piace rischiare, mi piace l’avventura. Ho un carattere calmo, ma quando mi girano, mi girano. Mia madre dice che dopo due giorni senza mangiare, litigherei con tutti. Se il reality è come lo vediamo in tv, se hanno solo il riso e devono procurarsi da mangiare, significherebbe per me mettermi alla prova. Una bella avventura.

Diletta Leotta con la mamma di Can Yaman: il dolce messaggio

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Gossip

Il divo turco e la conduttrice di Dazn insieme a mamma e papà Yaman in Turchia: ecco i dettagli

Pubblicato su

Can Yaman e Diletta Leotta tornano a far parlare ed infiammare il gossip di questa calda estate 2021 grazie ad alcuni scatti pubblicati qualche istante fa da mamma Guldem sul suo profilo Instagram. Nelle foto si vede l’ormai celebre coppia festeggiare in barca insieme ai genitori del divo turco ed altre persone.

Come si vede anche negli scatti, Can ha deciso di passare delle ore piacevoli in barca in compagnia delle persone a lui più care. Oltre Diletta ed i genitori di Yaman, infatti, si vedono anche i manager turchi dell’attore, nonché gli amici storici dell’attore.

Mamma Guldem ha scelto di commentare queste belle immagini come segue: “Mia figlia e mio figlio“. Parole brevi, precise, concise ed incise che dovrebbero mettere a tacere una volta e per tutte il gossip e i dubbi che serpeggiano in rete circa la reale love story di Can e Diletta.

Ma non solo. Perché negli ultimi giorni sono circolate in rete anche delle indiscrezioni riguardanti mamma Gulden, secondo le quali l’ex signora Yaman non avrebbe visto di buon occhio la relazione del figlio con la conduttrice di Dazn. Niente di più falso e lontano dalla realtà. E le immagini condivise da mamma Gulden lo dimostrano.

Il primo incontro tra Yaman e la conduttrice siciliana risale a circa sei mesi fa. Un incontro avvenuto grazie ad un like ed ad un successivo messaggino su Instagram. Da quel momento la coppia più chiacchierata ed inseguita dal gossip è sempre stata insieme, nonostante i reciproci impegni professionali.

Prima di questa trasferta in Turchia, Can e Diletta hanno passato alcuni giorni di vacanza in Sicilia, a casa dei genitori dell’ex volto di Sky Sport. I due sembrano davvero fare sul serio. Negli ultimi mesi si era vociferato anche degli imminenti fiori d’arancio. Sul punto però Yaman ha preferito, comprensibilmente, mantenere un certo riserbo.

In Cina è stata creata una nuova varietà di riso

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Si chiamerà Xidao No. 1, dal nome di un luogo dove è stata messa a punto, e dalla Cina sarà presto piantata su larga scala

La prima varietà di riso della città di Wuxi, nella Cina orientale, che prende il nome da un toponimo Xidao n. 1 è stata ufficialmente riconosciuta dal comitato di approvazione delle varietà delle colture provinciali di Jiangsu. Si tratta della prima varietà di riso a marchio Xi di Wuxi: questo significa che la nuova varietà è pronta per essere seminata e dalla Cina arrivare in tutto il mondo.

Xidao No. 1 è stato sviluppato congiuntamente dal Wuxi Hubble Biological Seed Technology Research Institute, nell’ambito dello Xishan National Modern Agricultural Industrial Park e del Crop Science Institute dell’Università di Zhejiang. Nel progetto è stata utilizzata la tecnologia della coltura floreale per condurre gli esperimenti che hanno portato a questa varietà. Secondo quanto riportato dal team, questa varietà di riso verde, è molto resistente, matura precocemente e ha un’ottima resa.

Incidente sulla A1 Cadeo: due morti, coinvolti due tir e un’auto. Inferno di fuoco, due tedesche si salvano

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Loghi antiracket Libera, il sindaco di Reggio Calabria: “agli imprenditori onesti la gratitudine di tutta la comunità reggina”

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Il Sindaco di Reggio Calabria è intervenuto a Palazzo “Alvaro” alla cerimonia di consegna delle vetrofanie alla presenza di don Luigi Ciotti: “Rivedere la normativa in materia di beni confiscati”

“Continua a crescere il numero degli imprenditori che aderiscono alla rete di Libera e a queste persone va il mio più sentito ringraziamento e quello di tutta la comunità reggina”. E’ quanto affermato dal Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, presente insieme agli assessori comunali, Rosanna Scopelliti e Rocco Albanese e alla consigliera comunale delegata, Deborah Novarro a Palazzo “Corrado Alvaro”, sede della Città metropolitana di Reggio Calabria, per la cerimonia di consegna, organizzata dall’associazione “Libera”, dei nuovi loghi agli imprenditori che hanno aderito alla campagna antiracket e di consumo critico, ReggioLiberaReggio. Iniziativa a cui hanno preso parte anche il Prefetto e il Questore di Reggio Calabria, Massimo Mariani e Bruno Megale e il fondatore di “Libera”, don Luigi Ciotti.

“Ognuno di questi imprenditori – ha poi aggiunto il primo cittadino di Reggio Calabria – vive spesso un enorme travaglio interiore, nelle fasi precedenti e poi anche in quelle successive al momento della denuncia, ovvero fino a quando non vengono assicurati i colpevoli alla giustizia. Un periodo che imprese e commercianti attraversano con grande difficoltà, incertezza e forte preoccupazione per se stessi, per i propri cari e per l’attività che con tanta testardaggine hanno deciso di aprire nella nostra città. Un disagio – ha evidenziato il Sindaco Falcomatà – che spesso viene vissuto lontano dai riflettori, nel silenzio e noi spesso veniamo a conoscenza di queste storie solo due o tre anni dopo, cioè solo quando le vicende giudiziarie hanno prodotto i primi risultati. Tutti loro per noi sono degli esempi da seguire, l’immagine migliore che testimonia di come si possa fare impresa nella nostra città nell’unico modo possibile, ovvero seguendo percorsi di legalità e denunciando quando qualcuno prova a farci deviare da essi. Noi tutti, insieme, – ha poi aggiunto il Sindaco – ribadiamo il netto rifiuto della comunità reggina nei confronti del racket e della ‘ndrangheta, rilanciando nel contempo l’impegno delle istituzioni e della collettività al fianco degli imprenditori onesti che resistono sul nostro territorio e contribuiscono con la loro coraggiosa testimonianza civile a liberarlo dal malaffare”.

Comune e Città metropolitana, ha messo in evidenza Falcomatà, “stanno portando avanti un percorso di impegno concreto sul terreno dei beni confiscati e per il loro riutilizzo a fini sociali e imprenditoriali, come testimonia anche il momento che abbiamo vissuto al fianco di Libera a Villa San Giovanni. Sono trascorsi circa 25 anni dalla legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi e circa undici dall’istituzione dell’agenzia dei beni confiscati. E’ necessario un aggiornamento di questo impianto normativo – ha puntualizzato il Sindaco di Reggio Calabria – anche a seguito delle esperienze compiute in questi anni in questo settore e degli oggettivi limiti previsti dalla legge. Serve una riflessione, ad esempio, sulla possibilità di destinare una parte del Fug, a chi denuncia, a chi è vittima, ai parenti, agli imprenditori sani. Naturalmente – ha poi concluso Falcomatà – vincolando tali risorse al recupero e riqualificazione di tali beni che spesso arrivano in condizioni di tale inagibilità che solo l’impegno e la generosità dell’associazionismo, ne consentono il pieno recupero”.

Perché Venezia rischia ancora una volta di perdere il titolo di sito Unesco

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A causa del passaggio delle grandi navi nella laguna, il riconoscimento di patrimonio dell’umanità potrebbe essere revocato. A rischio anche la grande barriera corallina in Australia

(foto: Simone Padovani/Awakening/Getty Images)

Ancora una volta Venezia rischia di perdere il suo status di patrimonio artistico dell’umanità, se le autorità italiane non si decideranno a vietare il transito alle grandi navi da crociera nella laguna. È quanto annunciato dall’Unescol’agenzia delle Nazioni unite per l’Educazione, la scienza e la cultura – che sta valutando se inserire Venezia nella sua blacklist, dove finiscono tutti i siti in pericolo a causa di conflitti, dei processi di industrializzazione, di scarsa manutenzione o di norme insufficienti a tutelare il patrimonio culturale. Attualmente 53 siti sono inseriti nella lista nera e, insieme a Venezia, anche la grande barriera corallina dell’Australia potrebbe finire nello stesso elenco.

Se il provvedimento dovesse essere approvato, l’agenzia potrebbe richiedere un’azione urgente da parte dello stato italiano per tutelare la laguna. A quel punto il governo avrebbe tempo fino a febbraio per adeguarsi alle indicazioni dell’Unesco, altrimenti Venezia potrebbe perdere il suo titolo di patrimonio artistico dell’umanità. Il capoluogo veneto è sotto osservazione da molto tempo, a causa dell’innalzamento del mare, dei troppi turisti e soprattutto delle grandi navi che passano davanti alla basilica di San Marco. Già nel 2019 aveva rischiato di finire nella blacklist, ma il pericolo era scampato a seguito delle rassicurazioni dell’allora ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli, che aveva promesso di vietare il transito delle grandi navi. Dopo tre anni siamo al punto di partenza.

Quando un sito finisce nella blacklist, il rischio per i paesi è di perdere turismo e poi, in caso di cancellazione dello status, anche dei finanziamenti garantiti dalla comunità internazionale. Ad oggi solo due siti hanno perso il loro status, dopo essere stati inseriti nella lista: il Santuario dell’orice d’Arabia in Oman, a causa della volontà del governo di voler sfruttare la zona per l’estrazione di petrolio e gas, e la valle dell’Elba di Dresda, a seguito della decisione della città di costruire un viadotto a 4 corsie. Tuttavia, proprio in questi giorni, l’Unesco sta valutando se cancellare un altro luogo dall’elenco dei patrimoni dell’umanità: il porto mercantile di Liverpool. L’agenzia aveva avvertito la città inglese di non procedere nella costruzione di alcuni grattacieli lungo la linea del porto, avvertimento ignorato dall’amministrazione, nonostante l’inserimento di Liverpool nella blacklist dal 2012.

Dall’altra parte del mondo, invece, è la grande barriera corallina australiana a essere in pericolo, sia per la sua integrità, sia per il suo status di sito Unesco. L’Agenzia ha richiesto al governo dell’Australia di agire in ogni modo possibile per tutelare la barriera, minacciata in particolare dal riscaldamento delle acque causato dall’inquinamento.

L’ex calciatore uruguaiano di 48, Robert Lima, : si vaccina, poco dopo muore in campo per un infarto.

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Tom MacDonald è il primo rapper conservatore a scalare le classifiche

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I suoi testi sono stati definiti pro Trump e contrari alla cancel culture. Del resto, criticano il movimento Black Lives Matter, incoraggiano l’uso delle armi e si schierano contro l’aborto. Mentre macinano milioni di views su YouTube

Tom MacDonald
(Foto: da YouTube)

Negli Stati Uniti il rap viene considerato una musica progressista e vicina alle minoranze, perché è stato portato al vertice da artisti afroamericani. Per questo il recente successo di Tom MacDonald ha stupito i più. Canadese, sta scalando le classifiche americane dopo aver conquistato in passato quella di iTunes e aver ottenuto 553 milioni di views su YouTube con canzoni che criticano il movimento Black Lives Matter, incoraggiano l’uso delle armi e si schierano contro l’aborto. Temi vicini a Donald Trump e a QAnon, che hanno fatto sì che MacDonald venisse indicato come il primo rapper conservatore e con simpatie politiche di destra a scalare le charts.

Chi è Tom MacDonald

Classe 1988, il tatuatissimo MacDonald si è trasferito dal Canada a Los Angeles per tentare la carriera nel wrestling. Dopo qualche match con scarso seguito, ha deciso di dedicarsi alla musica e al suo genere preferito: il rap. Il cantante ha citato Eminem come principale ispiratore e ha addirittura acquistato l’NFT di una canzone dell’artista di 8 Mile per poterla campionare in un nuovo singolo. Il primo successo è arrivato con i pezzi del 2018 White Boy e Straight White Male che parlano delle presunte difficoltà degli uomini bianchi negli Stati Uniti. Il concetto è spesso al centro dei dibattiti online dei sostenitori più accaniti di Trump, i quali credono che la diffusione dei movimenti come Black Lives Matter abbia peggiorato il loro stile di vita. Altro principale nemico di Tom MacDonald sono i cosiddetti snowflakes, ovvero quelle persone che, secondo i detrattori, si offendono troppo facilmente e non riescono ad accettare idee politiche diverse dalle proprie. Proprio nel singolo Snowflakes, il rapper canta: “Pensate che portare via le armi salverà i nostri ragazzi dagli omicidi? Il tuo essere a favore dell’aborto uccide molti più bambini”; e non risparmia offese contro chi usa i pronomi inclusivi come they/them: “E ora tutti vogliono proteggere i sentimenti dei millennial, Lui, lei, loro, chissenefrega di un pronome”. La canzone ha raggiunto la vetta della classifica hip-hop di iTunes e ha a oggi sette milioni di views su YouTube. Nel video che la accompagna compare l’attivista trans Blaire White, nota per le sue posizioni di destra e per aver espresso opinioni negative sugli sviluppi del femminismo moderno.

Vicino ai temi preferiti da Donald Trump

I video di MacDonald rispettano i classici schemi della musica trap, con auto lussuose e ballerine in primo piano. Anche i beat sono simili a quelli delle canzoni rap più famose e l’artista dimostra di saper incastrare le rime e andare a tempo come un professionista di lungo corso. Sono i testi a lasciare interdetti buona parte degli ascoltatori: nei commenti ai suoi brani su YouTube e sui social media si alternano i fan e coloro che lo deridono o lo accusano di essere pro Trump e vicino a QAnon. In risposta lui ha twittato: “Non sono a favore di Trump. Non sono anti-Trump. Sono a favore delle persone. Sto mostrando comprensione verso un gruppo di elettori a cui raramente viene concesso”. Una smentita non così evidente che l’ha di nuovo messo nell’occhio del ciclone, ma che ha inevitabilmente fatto aumentare il numero di ascolti dei suoi pezzi. Al momento MacDonald non è sotto contratto con una major: è difficile che un’etichetta importante si possa avvicinare a un’artista che, nella canzone Fake Woke, dice: “La cancel culture  ora governa il mondo, il pianeta è impazzito e indica tutto ciò che diciamo come omofobico o razzista. Il femminismo era la più giusta delle lotte, ma in questi giorni sembra che odino segretamente i maschi”. Siti e riviste musicali americane non hanno dato molto spazio al fenomeno Tom MacDonald e lui perciò li ha accusati di evitarlo perché contrario ai trend politici e sociali in voga oggi. Parole che suonano proprio come quelle che era solito usare Donald Trump.

Can Yaman: dal successo di Mr. Wrong alle nozze con Diletta Leotta? Il gossip

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Scritto da , il Giugno 21, 2021 , in Gossip

Foto Ozgur Mr Wrong

Mr Wrong, ascolti crescenti per Can Yaman: poi nozze con Diletta Leotta?

Continua il successo di Can Yaman su Canale 5, ormai volto fisso delle reti Mediaset. Dopo l’esordio con Better Sweet – Ingredienti d’amore è con DayDreamer che Yaman ha raggiunto l’apice della popolarità in Italia. Da qualche settimana è iniziata Mr Wrong – Lezioni d’amore, la nuova serie che vede l’attore turco protagonista. Inizialmente gli ascolti Mr Wrong sembravano non convincere molto il pubblico. Adesso, invece, le cose per Mr Wrong stanno migliorando, tanto da essere stato promosso in prima serata il lunedì sera. Anche sul fronte privato le cose per l’attore turco vanno bene. Infatti Can Yaman e Diletta Leotta fanno ormai coppia fissa alla luce del sole. Le probabilità che Can Yaman e Diletta Leotta si sposano si fanno sempre più concrete. Come riporta DiPiù Tv il padre dell’attore ha conosciuto Diletta Leotta nei giorni scorsi in Sicilia.

Can Yaman, nuovi progetti dopo Mr Wrong: l’attore diviso tra Canale 5 e Rai 1

Il gradimento del pubblico italiano per Can Yaman è in continua ascesa. Per questo l’attore turco sembra essere conteso dalle reti principali della televisione italiana. Fino ad ora Yaman è stato un volto di punta di Canale 5 con le serie tv turche. Proprio adesso, infatti, l’attore è il protagonista di Mr Wrong, insieme ad Ozge Gurel. Ma anche Rai 1 sembra guardare con interesse a Yaman. Proprio nei mesi scorsi l’attore ha avuto un piccolo ruolo in Che Dio ci aiuti 6. Adesso Can Yaman si gode il successo delle soap turche ma tra poco inizierà le riprese di Sandokan. Non è stato ancora deciso quale rete ospiterà la nuova serie italiana. Ma DiPiù Tv ha raggiunto una persona vicina all’attore che conferma il corteggiamento di Rai e Mediaset.

Mr Wrong, il successo di Can Yaman e l’amore con Diletta Leotta

In questi giorni Can Yaman si gode il successo di Mr Wrong (QUI le prossime anticipazioni), promossa in prima serata. Nei panni dello sciupafemmine Ozgur, l’attore turco sta dimostrando una grande versatilità nei ruoli che interpreta. Intanto, ormai in pianta stabile in Italia, l’attore si vive l’amore con Diletta Leotta, tra vacanze a Capri e soggiorni in Sicilia.