Author: Lorenzo Longhitano

Amazon smentisce le voci sul Bitcoin: le crypto scendono, occasione di trading?

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La doccia fredda per le criptovalute è arrivata, Amazon smentisce di voler accettare pagamenti in Bitcoin entro la fine dell’anno e il prezzo delle criptovalute scende. Nel momento della stesura dell’articolo il Bitcoin viaggia infatti a quota 37.300 dollari, in calo del 2% rispetto a ieri, ma ancora fortemente in crescita rispetto a una settimana fa (+25,52%).

Anche le altre criptovalute soffrono nella giornata odierna: Ethereum (-5,10%), Binance Coin (-3,83%), Cardano (-6,80%) e Ripple (-3,96%).

Amazon ritratta, ma lascia spiragli per le criptovalute

Il dietrofront di Amazon è in realtà ambiguo, perché in un certo senso le parole del portavoce di Amazon sembrano lasciare spazio a un futuro delle criptovalute all’interno del più grande e-commerce del mondo, anche se confermano che le notizie apparse in questi giorni sono da considerarsi non vere.

Tuttavia il portavoce ha anche aggiunto:

Rimaniamo concentrati sull’esplorazione di come potrebbe essere questo aspetto per i clienti che acquistano su Amazon.

Dunque Amazon resta vigile sull’argomento e non ha chiuso definitivamente la porta alle criptovalute, in particolare il Bitcoin, che al momento resta in una fascia di prezzo elevata se consideriamo l’andamento dell’ultimo mese di negoziazioni.

Inoltre resta aperta la posizione lavorativa su un esperto di blockchain. Dunque è lecito pensare che in ogni caso Amazon resta interessata al mondo della blockchain e delle valute digitali.

Il prezzo delle crptovalute scende: occasione di trading?

Il prezzo delle criptovalute sta scendendo, come abbiamo visto. La discesa potrebbe essere il preludio di una nuova risalita o l’inizio di un trend discendente? In entrambi i casi si può parlare di occasione di trading.

Infatti non esiste solamente il trading al rialzo, ma anche al ribasso, puoi posizionarti short e ottenere profitti qualora il prezzo della criptovaluta dovesse scendere.

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Bomba in Rai, Milly Carlucci conferma le voci: “Si Ho deciso, cambio giuria. Ecco chi va via e chi arriva”. Fan senza parole

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come riportato da prestigioso  giornale piudonna.it Milly Carlucci è pronta per tornare in onda con il suo storico programma Ballando con le stelle la cui 16^ edizione partirà ad ottobre. Dopo lo show di ballo con vip e professionisti, tuttavia, la conduttrice sarà impegnata con la terza edizione de Il cantante mascherato. Ed adesso, sul programma incentrato sulle identità mascherate, TvBlog ed altri siti hanno lanciato delle anticipazioni sul cast, i concorrenti e la giuria de Il cantante mascherato. Innanzitutto non c’è ancora una data precisa di inizio ma è confermato che Il cantante mascherato 2022 andrà in onda a gennaio, mentre per quanto riguarda il numero di puntate, come è stato per la prima e la seconda edizione, consisterà in 4 o 5 puntate.

Il cantante mascherato nuova edizione: cambiamenti e novità nella giuria dello show

Sulla giuria della prossima edizione de Il cantante mascherato, invece, non si sa ancora molto. Nella prima edizione dietro il bancone a cercare di indovinare l’identità di coloro che si nascondevano sotto le maschere sono stati Ilenia Pastorelli, Guillermo Mariotto, Flavio Insinna, Patty Pravo e Francesco Facchinetti, mentre nella seconda l’attrice e lo stilista sono stati sostituiti da Caterina Balivo e Costantino Della Gherardesca.

Milly Carlucci ha già comunicato che ne Il cantante mascherato 3 ci saranno ritocchi in giuria sostituendo qualcuno dei veterani con dei nuovi personaggi magari, come nel caso di Costantino Dalla Gherardesca, attingendo proprio da Ballando con le stelle. Insomma mentre La giuria di Ballando resta sempre invariata, pare la Carlucci preferisca rinnovare sempre quella del Cantante mascherato.

Il cantante mascherato 2022, chi saranno i concorrenti mascherati del programma?

La trasmissione di Rai1 condotta da Milly Carlucci, tuttavia, si basa sull’indovinare che si nasconde sotto le maschere e che si esibisce con una voce più o meno camuffata. Nelle scorse edizione tra i concorrenti ci sono stati Teo Mammuccari, Al Bano, Mietta e Red Canzian: chi saranno i concorrenti de Il cantante mascherato 2022?

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Il cantante mascherato 3, è ufficiale! Milly Carlucci e il cast segreto, il rumor

Milly Carlucci, ora è ufficiale: la terza edizione de Il cantante mascherato si farà, primi rumors sul ritorno dello show

Qualche settimana fa si è parlato in rete della trattativa per il rinnovo del contratto di Milly Carlucci con la Rai, rinnovo che, a quanto pare, ha fatto slittare di qualche tempo l’inizio della nuova edizione di Ballando con le stelle, che non sarà in video prima di ottobre. E la trattativa, come scopriamo da Blogo, si è finalmente conclusa: Milly Carlucci ha quindi rinnovato il suo impegno con la Rai che comprende Ballando con le stelle 2021 ma anche la nuova edizione de Il cantante mascherato, la terza per l’esattezza, che andrà in onda sempre sulla prima rete all’inizio del 2022.

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Il cantante mascherato 2022, Milly Carlucci inizia a lavorare per il cast: chi saranno i concorrenti misteriosi

Ora che è ufficiale il ritorno de Il cantante mascherato nel 2022, apprendiamo da TvBlog che la macchina organizzativa di Milly Carlucci si sta mettendo al lavoro per ingaggiare i concorrenti misteriosi, parallelamente alla formazione del cast della nuova edizione di Ballando con le stelle, che a quanto pare vedrà la partecipazione di una famosa artista proveniente proprio da Il cantante mascherato…

Milly Carlucci al lavoro per Ballando con le stelle e Il cantante mascherato, in onda rispettivamente in autunno e in inverno

Infine, sempre dal sito menzionato prima scopriamo che la prossima edizione di Ballando con le stelle potrebbe partire con una settimana di anticipo rispetto alla data inizialmente indicata, non più sabato 16 ottobre, quindi, ma il 9 (la notizia non è ancora ufficiale), mentre per Il cantante mascherato non si indicano date poiché mancano ancora tanti mesi, ma molto probabilmente il periodo sarà lo stesso delle prime due fortunate edizioni, quindi tra gennaio e febbraio, con 5 puntate, come nel 2021, o forse anche di più.

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E voi Che ne pensate? Fatecelo sapere sul  gruppo ufficiale di Uomini e Donne di Maria de Filippi

 

Doc – Nelle tue mani , Clamoroso addio a uno dei personaggi più importanti. Il Lutto choc

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I lavori in corso per l’allestimento della seconda stagione di Doc – Nelle tue mani sono ormai cominciate da qualche settimana, ma a fa discutere la pubblicazione di nuove anticipazioni che hanno lasciato i fan senza parole… il pubblico della serie dovrà così dire addio a un noto personaggio, un lutto che segnerà così anche il corso della serie.

L’estate 2021 è segnata dalla messa in onda della nuova serie di Doc – Nelle tue mani che racconta la storia del dottore Andrea Fanti che, dopo aver perso la memoria, sta cercando di ricostruire in toto la sua vita e cercare di rimediare così molti errori messi in atto negli anni precedenti. Durante la seconda stagione della serie Andrea Fanti, interpretato da Luca Argentero, dovrà però fare i conti con un addio improvviso che sconvolgerà così la sua vita. Ecco di chi si tratta.

Doc – Nelle sue mani anticipazioni

La strabiliante storia di Andrea Fanti ha conquistato il pubblico di Rai 1, incentrata su come il medico stia cercando di riprendere così la propria vita in mano e anche la professione da medico, non a caso secondo quanto reso noto dalle nuove anticipazioni di Doc – Nelle tue mani troveremo il medico di nuovo al fianco di Giulia Giordano, interpretata da Matilde Gioli.

Andrea Fanti, dunque, convincerà la giovane dottoressa a non lasciare così l’ospedale, nel frattempo il medico, comunque sia, continuerà il lungo corteggiamento dell’ex moglie Agnese certo del fatto che sia lei la donna che vuole al suo fianco, insieme ai figli.

Doc – Nelle tue mani, Lutto nello show

Secondo quanto reso noto anche da La Nostra TV, la serie di Doc – Nelle tue mani non riserverà solo intrecci d’amore al mero racconto della vita di Andrea Fanti… ma il team ospedaliero del Policlinico Amborsiano dovrà fare i conti anche con la scoperta della pandemia da Covid-19 che sarà al centro della trama e non solo.

A tenere banco nel del web in queste ore troviamo i rumors secondo cui la trama diffusa della seconda serie di Doc – Nelle tue mani Andrea Fanti e gli altri protagonisti del mondo affrontare una grave perdita a causa Covid-19 , anche se momento non è stato reso ancora noto chi tra di loro dovrà così la sciare lo sceneggiato.

Commentate con noi le notizie sul gruppo ufficiale di Uomini e Donne di Maria de Filippi e seguici su Google News.
Doc – Nelle tue man
Doc – Nelle tue man

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Una donna promettente è il film che racconta alla perfezione il presente

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Cinque nomination agli Oscar e la statuetta per la Miglior sceneggiatura originale, dopo essere partito proprio da zero. Quella di come questo film è stato messo insieme è una storia da spirito del tempo

“Una donna ubriaca è stesa sul letto mentre viene spogliata da un uomo. Biascica semicosciente qualcosa come: ‘Che stai facendo?’, e quando tocca alle mutande essere sfilate di colpo si tira su, è sobria e gli chiede: ‘Che cosa stai facendo?’, seria e determinata”. È esattamente questa la maniera in cui Emerald Fennell ha descritto a Screen International come il suo film è stato presentato alla LuckyChap, società di produzione che l’ha immediatamente preso. Non c’erano ancora attori, non c’era tutta la sceneggiatura completa (che include anche una morte, una vendetta e un finale non proprio prevedibile); c’era solo l’embrione di un’idea: quella di una donna che si finge ubriaca e incastra gli uomini che se ne approfittano.

Una donna promettente è partito letteralmente da zero ed è arrivato a cinque nomination agli Oscar (tra cui Miglior film) e la vittoria per la Miglior sceneggiatura originale. Nessuno, se non chi segue il circuito dei festival, l’aveva sentito nominare prima della campagna degli Academy Awards, nessuno al di fuori del Regno Unito conosceva Emerald Fennell come regista (e anche nello stesso Regno Unito non era proprio nota). Quella di come questo film è stato messo insieme è una storia da spirito del tempo che spiega bene che cosa agiti gli anni che viviamo e quale sia la personalità di una regista capace di incunearsi nel tema giusto, con la tenacia giusta, la scintilla giusta e la messa in scena giusta. Una donna promettente coglie il presente.

Emerald Fennell non viene dal nulla, è un’attrice che ha messo le mani nella scrittura e nella regia. Il suo ruolo più noto è quello di Camilla Parker Bowles nella serie The Crown, ma è stata la sceneggiatrice principale della seconda stagione di Killing Eve, e ha messo in scena una versione moderna di Cenerentola con Andrew Lloyd Webber (senza contare che ha sceneggiato il fumetto della DC Zatanna per la Warner). Una donna promettente è il suo esordio, ma è anche la prima conseguenza della nascita della LuckyChap Entertainment, società co-fondata da Margot Robbie che dal 2014 ha come missione la produzione di storie femminili da parte di cineaste.

Si tratta, dunque, di un film militante, con una tesi precisa che sa bene chi attaccare e come farlo. Specialmente il finale ha quello scopo: di sorprendere lo spettatore e farlo arrabbiare. E dire che originariamente doveva essere ancora più duro e senza speranza. “Non può essere tutto così facile, quando guardi un’immagine o un film ti provoca in una qualche maniera”ha detto la regista, e l’intento di Una donna promettente è “far diventare la femminilità un’arma. La protagonista, infatti, “usa il pregiudizio sulle donne come esca per predatori, e lo cavalca truccandosi e abbigliandosi in una certa maniera. Perché alla fine della fiera non c’è niente che preoccupi di più la società di una donna che non si trucca e indossa abiti macchiati. È come se fosse una minaccia”.

Curiosamente proprio questo film è stato al centro di una polemica sessista dopo l’uscita. Il critico di Variety ha sottolineato che forse Carey Mulligan non fosse l’attrice adatta alla parte di una donna con quel tipo di attrattiva per gli uomini, mentre la produttrice Margot Robbie sarebbe stata perfetta. La cosa ha scatenato una reazione abbastanza arrabbiata della prima, che ha portato Variety a prendere le distanze inserendo un disclaimer prima della recensione e il sindacato americano dei critici a condannare a sua volta la rivista per non aver difeso la propria firma.

Babbel Live: come funzionano le lezioni private di lingue

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Abbiamo testato il nuovo servizio della più celebre app per l’apprendimento delle lingue straniere

Già prima che la pandemia svelasse le suggestioni della didattica a distanza, chi voleva studiare una lingua straniera si stava abituando all’idea di farlo via Skype (o Zoom). Prendere lezioni online invece che di persona permette di farlo con un docente madrelingua, a prezzi concorrenziali, e soprattutto di potersi organizzare secondo orari e convenienze. Che il metodo funzioni lo dimostra il fatto che da qualche settimana anche Babbel, l’app per lo studio delle lingue, ha deciso di proporre la possibilità di studiare online con un docente, segno che sempre di più in futuro chi vorrà imparare una lingua potrà farlo comodamente da casa. Il servizio si chiama Babbel Live e prevede lezioni in piccoli gruppi. Lo abbiamo provato.

Come funziona Babbel Live

Per prima cosa ci si iscrive a Babbel, poi si sottoscrive un abbonamento di minimo 5 lezioni al mese (80 €). Ma prevedibilmente più lezioni si acquistano, più si risparmia: 10 lezioni al mese vengono 140 euro, 20 invece 240 euro, cioè 12 euro a lezione. A oggi, con Babbel Live si possono imparare inglese, tedesco, spagnolo e francese. Una volta iscritti si accede a un catalogo dove le lezioni appaiono divise per docenti, orari, livello di conoscenza e argomenti di studio: quando scatta l’ora della lezione scelta, il docente pubblica un link Zoom a cui possono accedere solo coloro che si sono iscritti. Si può seguire la lezione sia da computer che da smartphone (ma deve essere presente l’app Zoom).

I vantaggi di Babbel Live

Babbel ha selezionato i docenti in modo che rispondessero ad alcuni standard di competenza; con le lezioni che si procacciano online non sempre è così: va a fortuna. Ma chiunque si sia avvicinato allo studio di una lingua straniera sa che non basta conoscerla per insegnarla. Anche la possibilità di scegliere lezioni secondo l’argomento è inedita e utile: c’è chi ha bisogno di rinforzare alcuni concetti, chi altri. Poi i prezzi: non sono molto più bassi di quelli che si trovano online, vero, ma in questo caso la qualità degli insegnanti è garantita e chi si iscrive ottiene alcuni mesi di abbonamento agli altri servizi di Babbel. Infine, l’idea di studiare in piccoli gruppi piuttosto che da soli ha i suoi pro: ascoltare qualcuno che ripete una frase e correggerlo a mente è un esercizio più utile di quanto si creda, anche se a volte sembra che ci rallenti nell’apprendimento. Ma se così fosse che senso avrebbe andare a scuola?

I limiti di Babbel live

Chi va di fretta potrebbe non apprezzare di ritrovarsi in una piccola classe, dove non è detto che tutti gli studenti siano allo stesso livello linguistico. C’è sempre qualcuno che bara e si pone un livello più alto del suo e il test di ingresso di Babbel Live non è particolarmente sofisticato su questo. Inoltre la possibilità di cambiare spesso insegnante, privilegiando gli orari più giusti per noi o un argomento che ci interessa, vanifica la possibilità di vederci assegnati esercizi da fare dopo la lezione. È vero che gli adulti non li amano, ma anche i compiti a casa servono nell’apprendimento di una lingua. Certo, c’è sempre l’app di Babbel con i suoi esercizi interattivi. Ma sarebbe utile che i docenti suggerissero agli studenti a fine lezione quale modulo ripassare.

In conclusione

Chi cerca un corso di lingue online con insegnanti certificati, senza svenarsi e senza troppi sbattimenti deve assolutamente provarlo (tra l’altro la prima lezione è gratis). Ma chi pensa di imparare una lingua semplicemente affidandosi a una serie di lezioni online forse farebbe meglio a rivedere i suoi obiettivi. Babbel Live è un’ottima cosa, ma ancora più lo è l’idea che una lingua non si impara semplicemente a lezione, ma soprattutto attraverso letture e visioni e una curiosità che deve essere prima di tutto culturale. Non a caso lo stesso Babbel presto proporrà anche video, giochi, storie e brevi e pillole di cultura da affiancare alle lezioni online con i docenti.

Nel reparto di Ost-ginecolgia dell’Ospedale S.Chiara di Trento la qualità del servizio non è mai mancata

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Di seguito la nota del sindacato Nursing Up:

”In questi giorni è al centro della cronaca locale e nazionale il reparto di Ost-ginecologia  dell’Ospedale S.Chiara, in seguito alla scomparsa della giovane ginecologa Sara Pedri. Premesso che non vogliamo entrare nel merito della vicenda, saranno poi le autorità competenti a valutare i profili di responsabilità ai vari livelli, esprimiamo vicinanza e sostegno alla famiglia della dottoressa ma anche al personale ostetrico ed infermieristico,  che sta operando in quel reparto in questo particolare momento. 

Riteniamo pero’ doveroso fare alcune considerazioni di interesse generale e che riguardano in particolare il personale ostetrico ed infermieristico, operante in quel reparto.  

In questi mesi particolarmente impegnativi per l’emergenza Covid, complice anche l’aumento del carico di lavoro legato alla chiusura dei punti nascita di Cles e Cavalese, il  personale ostetrico ed infermieristico, ha sempre e comunque garantito un livello  qualitativo di cura elevato, assicurando alle utenti un clima di reparto sereno, ospitale e  standard elevati di sicurezza, certificato anche da importanti riconoscimenti.

A nostro avviso, ora è importante che questo clima venga difeso e preservato, visto che  anche la cittadinanza ha sempre manifestato grande fiducia nell’operato del reparto. A tal  proposito alcuni articoli di giornale diffusi sulla stampa nazionale non rendono certo merito  all’impegno profuso dal personale ostetrico, infermieristico e medico, che si è prodigato  non solo con professionalità, ma anche con grande sacrificio personale, per continuare a  garantire alla popolazione trentina la miglior qualità assistenziale possibile.  

Il nostro auspicio è che nei momenti di difficoltà i nostri professionisti non siano lasciati soli  da chi ricopre importanti ruoli istituzionali e proprio per mandato istituzionale dovrebbe  tutelarli ed ascoltarli, cosa prevista da leggi e contratti di lavoro, per questo determinate  problematiche dovrebbero essere tempestivamente intercettate e prese in carico da un  sistema aziendale volto ad accoglierle e non certo a respingerle.  

Quello che purtroppo invece vediamo è un sistema istituzionale proteso e più intento a  preoccuparsi del clamore mediatico piuttosto che concentrato sull’analisi e le risoluzioni di  determinate problematiche. Per quanto ci riguarda, il nostro sindacato è a disposizione di  tutti i professionisti sanitari, la tutela ed il benessere psicofisico del dipendente è al centro  delle nostre attenzioni, così come lo sarà la repressione di ogni atteggiamento atto a comprometterlo.”

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Dal Veneto alla Locride, amore alla prima rima. Dj Krizoo racconta “Calabresi Destination”: la hit rap per ogni #CalabreseFiero [VIDEO]

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Insieme ai rapper reggini Giuseppe Fazzari e Claudia Laganà (in arte Nemesi A.K.A. King Joe e KlaCat), il dj veneto di origini tedesche ha creato un brano musicale in onore della Calabria: “è una terra meravigliosa, bisogna amarla e difenderla”

Non capita tutti i giorni che un veneto di origine tedesca scelga di trasferirsi al Sud Italia, ma una volta conosciuta la Calabria non ci ha pensato due volte ed ha preso questa decisione. Ha gli occhi commossi e la voce tremante per l’emozione quando parla di questa terra Christian Zuin, il dj classe 1986, che da pochi giorni ha lanciato la canzone “Calabresi Destination”. Il brano è una dedica a coloro che hanno dovuto lasciare la propria terra di origine, ma hanno ancora tanta nostalgia e la pensano spesso con molto affetto. Si, perché di posti belli in Italia e nel mondo, figuriamoci, ne esistono tanti, ma questa terra ha quel tocco di magia che probabilmente altri non possiedono. Il mare cristallino, le ricchezze naturali e storiche, il clima unico al mondo, l’ospitalità della gente e, soprattutto il cuore. Si perché Christian ha scelto la Calabria anche e soprattutto per amore, decidendo di seguire la sua fidanzata a Monasterace, sulla costa jonica reggina, ma poi si è innamorato subito del contesto e capito le potenzialità che il territorio calabrese può offrire da ogni punto di vista.

christian zuin“Il pezzo è una dedica a quella che è ormai la mia seconda casa – ha affermato Christian Zuin ai microfoni di StrettoWeb – . Con questa canzone siamo riusciti a diffondere il messaggio che sognavo, ad esprimere una sensazione con la musica. Ringrazierò per sempre la Calabria perché è qui che è iniziata una seconda parte della mia vita. Mi sono rimesso in gioco in una terra che mi ha accolto senza sé e senza ma. L’accoglienza dei calabresi è stata basilare nel mio trascorso che è sempre stato all’insegna del rapporto col pubblico. L’impatto con la gente è stato fantastico, la famiglia della mia ragazza mi ha accolto a braccia aperte. E potrei dire lo stesso con tutte le persone che ho conosciuto, non ho mai avuto avvertito nessuna nota negativa nei miei confronti”. Il dj è davvero innamorato della Calabria, questo soprattutto perché ha trovato ciò che gli serviva per esprimere la propria passione per la musica e la natura: “a livello territoriale ho bisogno di un posto in cui io possa trovare il mare e la montagna. Di paesaggi meravigliosi ne ho visti, ma andare a Gambarie e dalla montagna innevata vedere lo Stretto, questo mi mancava. Cosa penso della Calabria? Penso che sia un diamante grezzo trattato male, si potrebbe fare bene qui. Spesso nella gente percepisco un sentimento di rassegnazione, e non ne faccio una colpa. Però dall’altra parte nei giovani noto anche molta determinazione e voglia di cambiamento, così come successo negli anni Novanta in Sicilia quando si è iniziato a combattere davvero contro la mafia. Il video è quello che penso, la giovane calabrese non vuole andar via dalla Calabria, perché la Calabria merita. Mi sento fortunato, è questa terra il mio nuovo tesoro, la difenderò e tramite semplici messaggi, come potrebbe essere quello di ripulire una spiaggia come fanno i ragazzi del progetto Amami, spero che qualcuno mi segua e nel suo piccolo faccia del bene per la Calabria”.

“Calabresi Destination” e l’hashtag #CalabreseFiero: il messaggio è da brividi!

christian zuin“Calabresi Destination” è una canzone rap realizzata grazie anche alla partecipazione di due artisti reggini Claudia Laganà (KlaCat) e Giuseppe Fazzari (Nemesi Aka King Joe) che hanno subito sposato il progetto di Christian e si sono immersi nella parte alla perfezione. La ragazza oggi vive a Londra, è l’esempio perfetto del calabrese costretto a preparare le valigie per trovare lavoro altrove, a Londra nel suo caso, ma non dimentica le proprie origini. Da Scilla a San Nicola Arcella, da Tropea a Soverato, le bellezze paesaggistiche non mancano, e le riprese col drone in location di lidi meravigliosi come il Sunset Beach Club di Palmi, ma pure di castelli e scogliere che cadono a strapiombo sul mare rendono il lavoro davvero fantastico. “Calabrese so che è dura scappare lontano da casa tua, non sentire il dialetto, la marcatura, ma sentire il freddo di un’altra cultura”“un drink, il malibù. Senza alcun pensiero, no costume intero, l’amaro del Capo ed il caffè è pagato”“se noi siamo solo mala, la Germania è solo Hitler”: sono queste alcune strofe della canzone a cui ogni calabrese può rivedersi tranquillamente e sono un messaggio da brividi per chi sente nostalgia della propria terra. Le immagini dall’alto, lo show mangiafuoco sulla spiaggia, il tramonto sul Lungomare di Reggio Calabria, rappresentano una pubblicità gratuita per il territorio ed esprimono l’orgoglio di ogni “calabrese fiero”.

“Basta fare sempre polemica, parliamo degli aspetti più positivi della Calabria”

Nemesi Aka King Joe, Giuseppe Fazzari“Avevo da tempo in mente una strofa, quindi non ci ho pensato due volte ad accettare l’idea di Christian”, ha affermato Giuseppe Fazzari. Anche lui protagonista del pezzo, si è speso molto per la riuscita, ne ha voluto da un significato profondo: “la mia ispirazione è nata da un amico, Santo Canale, che mi dice spesso ‘Reggio mi manca’, questo mi ha spinto a scrivere qualche idea, sentivo di dover parlare in una canzone dei calabresi emigrati. Mi sono sentito in dovere di farlo, di parlare della mia terra in maniera positiva, non vogliamo sentire sempre polemiche. Spero che la gente capisca che i giovani il proprio futuro qua possono costruirselo, ma non bisogna arrendersi o decidere di pesare sulle spalle dei genitori. Sarebbe bello restare vicini alla propria famiglia, che parliamoci chiaro, per un calabrese è quello che più conta. Noi abbiamo veramente tutto, in Calabria non manca nulla. Qui c’è molto contatto con la gente, sono tutti molto cordiali, quando vai al bar o a mangiare al ristorante ti senti a casa. Un giorno mi trovato a Torino, ho visto tutto ordinato, non c’era neanche una carta a terra, mi sono sentito male (ride, ndr). Noi magari non siamo così attenti, ma sicuramente siamo il popolo più ospitale del mondo”.

“Ai giovani suggerisco di fare un’esperienza all’estero, poi tornare quel bagaglio per migliorare la Calabria”

Klacat, Claudia LaganàDalla lontana Londra ha partecipato anche la nota rapper Claudia Laganà, che per la sua storia si è sentita perfettamente inserita all’interno del contesto: “un giorno mi ha chiamata Nemesi, siamo colleghi nel rap, mi chiese se volevo collaborare. Mi ha spiegato l’idea di Christian, mi ha mandato alcuni strofe della canzone e ho detto subito “si”, ero felice di rappresentare tutta la mia Calabria. Una terra che mi manca tanto, vivo in Inghilterra ormai da 7 anni. Questa canzone la sento proprio mia. Il sentimento che provo per lei comunque è particolare: sono un po’ arrabbiata perché per trovare lavoro sono dovuta andar via, noi però abbiamo di tutto, quel che manca è il controllo di ciò che abbiamo. La pioggia non la sentiamo nemmeno più, ci manca il mare, il sole. Lasciare la Calabria e fare esperienza fuori è essenziale scopri un altro mondo, soprattutto nel lavoro, lo consiglio a tutti i giovani calabresi. Se poi una persona ha la possibilità di riportare quello che ha imparato, perché no, sarebbe magnifico. Uscire dall’Italia potrebbe aiutare ad aprire la mente e ad avere visioni diverse, io di questa me ne sono accorta col tempo. Quando ero adolescente mi sento di dire che Reggio era meravigliosa, per le serate, i locali serali, per il mare. Avrei dato voto 10, anche perché forse non conoscevo di meglio. Il mio compagno è americano, ascolta i miei ricordi e spesso guarda le foto che gli faccio vedere di Reggio. “Quando saremo anziani compreremo caso lì giù”, mi ha promesso. Lui è nato e cresciuto a New York e cresciuto, ha quindi vissuto due città grandi, vorrebbe venire a Reggio per fare una vita tra cultura e natura”.

Chi è Christian Zuin, il dj veneto-tedesco chiamato Krizoo

Christian Zuin (nato il 3 dicembre 1986) è un produttore di musica e dj house e dance italiano.

Ha un’esperienza internazionale in console tra Italia, Egitto e Spagna.

Dal 2012 ho prodotto oltre 150 tracce sotto i nomi d’arte Christian Zuin, Krizoo e K2Lopez.

Inizia molto presto a coltivare la sua passione per la musica, all’età di 8 anni inizia a studiare il pianoforte, fino all’età di 13 anni. Più tardi, all’età di 14 anni, scopre la musica elettronica, se ne innamora e inizia a produrre.

Ora, con più di 15 anni di esperienza, è un DJ e produttore molto versatile, con il suo stile pieno di passione e fusioni.

Chi è KlaCat, l’artista reggina famosa in Inghilterra

Claudia Laganà in arte KlaCat, Calabrese, classe 89’, si circonda di musica fin dai primi passi!

Ballava e cantava per casa a 3 anni, dice la mamma e decise di iscriverla nella migliore scuola di danza Reggina!

Per 11 anni studia prettamente danza classica, jazz e contemporaneo ma Ovviamente già da tempo l’orientamento musicale di KlaCat è l’hip hop e salta sempre qualche giorno di scuola per imparare un nuovo passo di break o ascoltare il nuovo pezzo di “Nas”!

Per altri 5 lavora nel mondo dello spettacolo come ballerina professionista e animatrice, affiancando spesso artisti di grande importanza.

Dopo tanto lavoro e soddisfazione nel mondo della danza KlaCat subisce un incidente e smette di danzare professionalmente ma l’hip hop, l’hip hop non l’abbandona!

Inchioda le punte al muro e comincia a scrivere testi “sfogo” tuttora inediti su la sua vita e le sue brutte esperienze del momento e tra una serata organizzata e la ricerca di un dj incontra esponenti reggini del rap che la spingono a tirare fuori il primo brano “Mina vagante” feat. Maso step il 14 maggio 2014.

E’ stato solo L’inizio di una lunga serie di brani creativi, pieni di stile e di contenuti di attualità!

KlaCat fiorisce entra a far parte del “Brutta Razza Klan” e si esibisce praticamente ovunque, il polverone del rap si alza in città!

Serate piene, gente che urla canzoni a memoria, l’hip hop!

Sono stati anni fantastici per la nostra Cat e il suo cammino continua tanto da arrivare a Londra quella che oggi lei chiama casa!

Li, Klacat entra a far parte della “Mental Illness Muzik”, (etichetta indipendente) e rilascia il progetto “Reg(G)ina Ep”.

Il primo singolo estratto è “Puristi” , prodotto da Eman con video ufficiale, lanciato il 12 gennaio 2019 sul channel YouTube “Mental illness Muzik”.

Il publico si innamora, “Puristi” è ovunque.

Nel 2020 KlaCat decide di intraprendere un cammino indipendente affiancata dal suo producer e compagno di vita “Armour Deus Music” aka Victor Blanc.

Claudia non si ferma mai e continua a realizzare brani diversi tra loro ma con un solo stile, lo stile Klacat.

Chi è Nemesi Aka King Joe: il rapper che in ogni canzone omaggia la Calabria

Nemesi Aka King Joe è lo pseudonimo di Giuseppe Fazzari (nato il 13 gennaio 1996) rapper, produttore e tecnico del suono calabrese.

Il nome d’arte “Nemesi” si riferisce alla creatura mitologica, colei che equilibrava bene e male. King Joe sta per (Re)(ggio).

Nel 2010 comincia a scrivere le prime rime tra i banchi di scuola ma è subito dopo, con la conoscenza di Ritmo Klandestino, mentore e fratello, che muove i primi passi verso il proprio brand.

Nel 2016 è fuori con “Haters”, nel 2017 è fuori con la seconda punta di diamante “Calabresi parte 1” . Un anno dopo “Calabresi parte 2”, il pezzo del boom. A seguito poi “Calabresi parte 1 RMX” e ultimamente la partecipazione in “Reggina Rock’n Gol” di Alfredo Auspici.

Oggi, dopo circa un decennio di esperienza, studio e tanta ricerca è un rapper che vuole portare la sua terra in alto, come nessun altro.

L’ex tronista Sabrina Ghio ricoverata in ospedale: “Devo essere operata, ho paura” (FOTO)

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Sabrina Ghio
Sabrina Ghio

L’annuncio social di Sabrina Ghio

Recentemente l’ex tronista di Uomini e Donne, Sabrina Ghio ha fatto un annuncio a tutti coloro che la seguono su Instagram. Nello specifico, la ragazza ha detto di essere ricoverata in ospedale per essere sottoposto ad un intervento chirurgico. L’ex ballerina di Amici ha preferito informare sulle sue condizioni di salute, dopo aver letto dei commenti falsi sul suo conto nei post precedenti condivisi sul social.

“Ho letto un messaggio questo weekend in cui sotto una mia storia in barca c’era scritto: ‘Parli tanto di avere pensieri ma non mi sembra proprio, ridicola’. Non sono solita parlare della mia vita privata. Come vi ho sempre detto, cerco di tutelarla tenendo per me le vere gioie e purtroppo anche i dolori. Se solo questo ultimo periodo avessi avuto il coraggio e la forza di confidarvi alcuni dei momenti passati, probabilmente oggi molti di voi eviterebbero commenti stupidi e superficiali. Questo per dirvi che dietro una foto in costume, sorridente e apparentemente spensierata, si nasconde un mondo che voi non conoscete. E oggi voglio confidarvi qualcosa in più senza troppi giri di parole…”, ha fatto sapere la donna.

L’ex tronista in ospedale per un’operazione

L’ex ballerina di Amici Sabrina Ghio non è volutamente scendere nei dettagli riguardo al tipo di operazione a chi si deve sottoporre. Tuttavia, l’ex tronista di Uomini e Donne ha confidato a tutti coloro che la seguono sui social la grande paura provata quando le hanno detto il risultato di alcuni esami fatti.

“Giorni fa sul treno con Penny che mi dormiva sulle gambe, dopo l’ennesimo esame e test, mi arriva una brutta notizia. Mi gira la testa e mi viene un attacco di panico. Comincio a sudare ma cerco di non perdere la lucidità…Incasso, mi sfogo, piango in silenzio e cerco di essere forte perché Penny è lì che dorme addosso a me! Da quella sera sono stati giorni duri, giorni a capire, a programmare… Giorni in cui ho continuato ad essere comunque mamma, fidanzata, figlia, amica, giorni in cui ho continuato a lavorare e soprattutto giorni in cui ho cercato di non pensare!”, ha detto la giovane su IG. (Continua dopo le foto)

Storie IG di Sabrina Ghio
Storie IG di Sabrina Ghio

La raccomandazione di Sabrina Ghio

Sempre con delle Stories su Instagram, Sabrina Ghio ha rivelato che in questi giorni si trova in ospedale per sottoporsi a un intervento chirurgico. ‘ex tronista ha ammesso di avere tanta paura. Qualche istante prima del suo ingresso in sala operatoria, ha condiviso uno scatto su IG e ha chiesto ai suoi seguaci di essere gentili perché non possono conoscere i problemi che a gente ha.

“Ora sono in una camera di ospedale aspettando il mio turno per essere operata…Con la paura nelle vene e le dita incrociate sperando che vada tutto bene! Questo per dirvi che dietro ogni profilo Instagram c’è una persona che combatte una battaglia, che magari non ha il coraggio di condividerla con milioni di persone, ma che merita comunque il vostro rispetto! Siate gentili e più buoni”, ha detto l’ex allieva di Amici di Maria De Filippi.

Storie di Sabrina
Storie di Sabrina

‘The Price of Freedom’ Review: A Potent and Disturbing Documentary Looks at the Rise of the NRA

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Judd Ehrlich’s “The Price of Freedom” is an absorbing, disturbing, and scrupulously well-researched documentary that lays out the nuts and bolts of the National Rifle Association’s history (you could read 100 news stories about it and have no idea how the NRA evolved to what it became, a story that this movie nails). In the process, the film anatomizes all the ways that the NRA has exerted such a singular and powerful influence on American gun policy. You probably think I’m talking about the NRA’s relentless lobbying of Congress; its macho coziness with presidents like Ronald Reagan and Donald Trump; its blackballing of political candidates who don’t have the right agenda; as well as the essential NRA ideology about what American gun law should consist of: no background checks, no training or permits, no restrictions on the buying and selling of assault weapons, no closing of the gun-show “loophole.” (Recommending that free handguns be given out at McDonald’s isn’t part of the NRA agenda, but you have to wonder if that isn’t far behind.)

The film covers all that stuff, and does it well. That said, we’ve heard most of it before, in the ongoing journalistic coverage of the gun debate (which is really a gun culture war), and in documentaries like “Making a Killing: Guns, Greed, and the NRA,” “Under the Gun,” and “Bowling for Columbine,” a film that came out 19 years ago and, as far as I’m concerned, still owns this topic. (I think it’s Michael Moore’s finest two hours.) Yet even as you’re considering the ways that the NRA has greased the wheels of power, flexed its muscles of influence, and stoked the public war, perhaps the key aspect of what the NRA has accomplished over the last half century is to create, sustain, and feed a mythology — one that’s become a kind of religion for gun owners. The “gun-rights” movement now has a cult-like purity and fervor, and that extends both to the policies it favors (no policy at all, really) and to why its adherents treat their guns as literal extensions of themselves.

In their minds, they’re trying to preserve “freedom”: the freedom to protect themselves, to be an individual, to be an American in the spirit that the Founding Fathers intended. They want to go back to “the way things were,” before the liberals started gumming up the works with their gun control.

But what “The Price of Freedom” captures is how that entire scenario was essentially made up. In the 19th century, the age of “the wild west,” America was thick with gun regulations. “The NRA wants you to believe a fantasy,” says Sen. Chris Murphy, “in which our Founding Fathers believed that there should be no regulation of firearms. That couldn’t be further from the truth. It is absolutely clear that our Founding Fathers loved gun control.” The film goes back to the books to show us a mountain of gun regulations — in 1776 Delaware, the prohibition of carrying arms at election sites; in 1847 Louisiana, the restriction of firing weapons within city limits; in 1890 Oklahoma, a prohibition on the concealed carrying of firearms; in 1868 Kansas, a law preventing “dangerous people” from carrying weapons; in 1885 Illinois, the requirement of registration for deadly weapons; and on and on and on.

“From our very earliest days in the 1600s through the 20th century,” says the political scientist Robert Spitzer, “there were literally thousands of gun laws.” The NRA, founded in 1871, was never an anti-gun-law organization. It was devoted to marksmanship and training. So what changed? As the documentary shows us, the whole gun-culture debate didn’t start until the 1960s, in the wake of the assassinations (JKF, RFK, Malcolm X, Medgar Evers, Martin Luther King Jr.) and also the first mass shooting, when Charles Whitman climbed atop the University of Texas tower in 1966 and shot and killed 15 people. In the ’60s, gun violence rises, and we see a clip of no less a Texan than LBJ saying, “I call upon the Congress, in the name of sanity, to give America the gun-control law America needs.”

It was Harlon Carter, the president of the NRA from 1965-67, who became the first voice of gun rights, defining the bayonet tip of the culture war. He put forth the idea that every gun-control measure was a violation of core American identity, individualism, and freedom. After Robert F. Kennedy’s assassination, the NRA actually came around to support the Gun Control Act of 1968. But Carter, who changed the spelling of his first name to avoid scrutiny for a murder he was convicted of when he was 17, had already lit the fuse, and he stormed back to retake the organization during its 1977 convention in Cincinnati. Carter and his cohorts ousted the old guard, and the new era of the NRA was born. The membership exploded by 300 percent, as it became a missionary organization devoted to elevating the Second Amendment into a mythic totem of gun-rights absolutism.

In the movie, the historian Yohuru Williams claims that the narrative the NRA has been promoting — men walking around with assault weapons as if they were “peacekeepers,” looking for villains to shoot — is one that has now taken root in America. It may well have been the tipping point of Donald Trump’s election in 2016, even as the narrative is rooted in nothing so much as the dreamworld of popular culture. In 1980, Ronald Reagan became the first presidential candidate to be endorsed by the NRA, and that, in part, is because he incarnated the Hollywood image of the Old West lawman whose gun is the law. The typical gun-rights advocate today has one foot in the Old West, the other in the nihilistic landscape of the protect-and-revenge narrative that was put forth in the ’70s in “Death Wish” and a hundred other movies that followed its template.

In 1984, when Bernhard Goetz, wielding a gun he was carrying illegally, shot four Black teenagers who approached him with screwdrivers on a New York subway, it became a vigilante narrative as mythic as anything in a Bronson or Seagal film. He had, in effect, crossed through the looking glass; in hindsight, Goetz was the poster geek for “stand your ground” laws. Those laws have been a disaster, encouraging citizens to shoot their weapons as if they were judge, jury, and executioner, but the key thing to understand about the NRA revolution is that it’s a vicarious revolution: one put forth by people who walk around with guns slung over their shoulders in Wal-Mart as if they were swaggering through their own personal action film.

The NRA took that ethos right off the deep end when, four days after the Sandy Hook massacre, the organization’s executive vice president, Wayne LaPierre, stood up at a press-conference podium and said, “The only thing that stops a bad guy with a gun is a good guy with a gun.” That was a Full Bronson moment, a sign that not even the murder of children in a mass shooting could deter the NRA from pursuing its renegade ideal of unregulated gun “freedom.” The powerful message put forth by “The Price of Freedom” is that that ideal was never based on history, or reality; it was based on abandoning those things. And that’s why it must be stopped.

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Reggio Calabria: Alberta Dito in mostra al Rhegium/Comics con “Emozioni a colori”

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Al via la mostra dal titolo “Emozioni a colori” di Alberta Dito che si terrà al Castello Aragonese di Reggio Calabria

Al via la mostra dal titolo Emozioni a colori” di Alberta Dito che si terrà al Castello Aragonese di Reggio Calabria, da venerdì 25 giugno a domenica 27 giugno 2021, nell’ambito della rassegna Rhegium/Comics.

Maria Daniela Maisano, direttore della storica istituzione di Alta Formazione Artistica, presieduta da Francesca Maria Morabito, ha affermato che “L’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria si fregia di essere presente nella rassegna con una delle sue migliori allieve”.

Lo storico e critico d’arte Pasquale Lettieri descrive la traiettoria espressiva dell’artista con tali parole: “Quando si entra nel mondo di Alberta, si entra sicuri della propria soggettività, della propria immagine e si esce rapiti da una metafisica indicibile e misteriosa. Insomma, il gioco illusionistico della pittura ci colpisce come anacronistica vitalità che nasce dal luogo dell’evento e si dissemina nell’arditezza delle creazioni, che è fatta da una pluralità di linguaggi e per questo ci appartiene in tutta la sua freschezza fenomenica, ma anche in tutta la sua evocazione mnemonica…”.

Alberta Dito è nata a Reggio Calabria, il 2 maggio 1986. Si diploma presso l’Istituto San Vincenzo de’ Paoli e attualmente frequenta la Scuola di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Ha conseguito il titolo di “Maestra Infioratrice”, attraverso la partecipazione alle Infiorate di Noto nel 2018 e nel 2019. Ha esposto in mostre collettive e personali tra cui meritano una menzione: “L’Arte Magia e Sensazioni – Mostra di Giovani Artisti Reggini”, allestita nel 2019 presso il Castello Aragonese di Reggio Calabria; “Notte del Liceo Classico”, organizzata negli spazi espositivi del Liceo Classico Tommaso Campanella di Reggio Calabria nel 2019, “La Terra Chiama – Chi Ama la Terra” allestita presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria nel 2020. Sempre nello stesso anno le sue opere sono state esposte nella mostra “Il Fascino dell’Arte – L’Arte Magia e Sensazioni”, tenutasi presso Palazzo Campanella di Reggio Calabria.