Autore: mari9595

Cosenza, Guarascio non molla. E anche Padre Fedele lo attacca: “E’ invaso dal diavolo”

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padre fedele e guarascio cosenza

Le parole della guida spirituale del Cosenza, Padre Fedele, sul presidente rossoblu Guarascio e sulla sua volontà di non cedere il club

Padre Fedele, guida spirituale del Cosenza e tifosissimo da sempre del club rossoblu, in un’intervista a Gazzetta del Sud ha attaccato il presidente Guarascio, ormai ostile alla piazza calabrese e considerato il principale artefice della retrocessione in Serie C. Non usa mezzi termini Padre Fedele: “Guarascio non ha ancora capito che nessuno lo vuole più – ha dettoÈ stato invaso dal diavolo. Altrimenti non riesco a comprendere il suo atteggiamento. Non ci sono spiragli verso la fine di una contestazione nei suoi confronti. A breve si ricomincia e lui rimane impassibile. Non fa programmi e non progetta il futuro, in più non pensa neanche alla possibilità di una cessione. Lui è il responsabile dell’umore di tante persone, questo dovrebbe capirlo perché viviamo il Cosenza molto profondamente. È qualcosa che è nel nostro Dna, soffriamo per questi colori. Io per primo non dormo la notte pensando a come agisce. Speriamo che le cose cambino. Il Cosenza siamo noi e continueremo a cantarlo finché potremo”.


Roberto Farnesi papà a 52 anni, la fidanzata Lucya Belcastro è incinta: quando nascerà la bambina

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Roberto Farnesi diventerà papà. L’attore che interpreta Umberto Guarnieri nella soap di successo Il paradiso delle signore, ha dato il lieto annuncio sulle pagine di Diva e Donna e poi sui social. La sua compagna Lucya Belcastro è in dolce attesa. Mentre si prepara a festeggiare i 52 anni, esulta per la realizzazione di questo sogno.

L’annuncio sui social: quando nascerà la bambina

Nell’intervista rilasciata a Diva e Donna, la coppia posa teneramente abbracciata mentre si scorge già il pancione di Lucya Belcastro. Roberto Farnesi, dunque, si prepara a diventare papà per la prima volta a 52 anni. Al settimanale ha spiegato che aspettano una femminuccia e ha svelato anche quando nascerà la piccola: “La mia Lucya aspetta una bambina, nascerà a novembre“. Mancano, dunque, cinque mesi al parto. La bambina potrebbe chiamarsi Mia. Nei mesi scorsi, infatti, sempre al settimanale Diva e Donna l’attore aveva dichiarato che se avesse avuto una femminuccia le avrebbe dato quel nome. Non è detto, però, che la coppia non abbia dei ripensamenti. Intanto sui social, Farnesi festeggia con una foto in cui esibisce un finto pancione: “La gioia è talmente tanta che consentitemi di fare un po’ il bischero“.

Roberto Farnesi e Lucya Belcastro, tra loro 24 anni di differenza

Sono ormai più di sette anni che Roberto Farnesi e Lucya Belcastro stanno insieme. 52 anni lui e 28 lei, i 24 anni di differenza non hanno mai rappresentato un problema per loro. Al contrario, i due hanno riscontrato una perfetta compatibilità. L’attore ha spiegato che anche tra i suoi genitori c’erano 24 anni di differenza e si sono amati “fino all’ultimo giorno“. Già nel 2016, Farnesi rimarcava come avesse trovato l’altra metà della mela nella sua fidanzata: “Abbiamo le stesse passioni: amiamo la natura e gli animali. Ora mi sento pronto a diventare padre, ma vediamo cosa ci riserva la vita. Lucya è una ragazza stabile e matura“. E tre anni più tardi aveva spiegato di essere “allergico al matrimonio“, ma desideroso di avere un figlio perché “coronerebbe un legame forte“. Sembra sia arrivato il momento di realizzare questo tenero sogno.

L’annuncio sulla copertina di Diva e Donna
in foto: L’annuncio sulla copertina di Diva e Donna

Ballando con le Stelle: Federico Fashion Style nel cast di Milly Carlucci

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Federico Fashion StyleFederico Fashion Style sarà nel cast di Ballando con le Stelle? Milly Carlucci potrebbe averlo scelto come parte integrante della sua squadra. Per il momento, comunque, rimangono valide le indiscrezioni sull’allontanamento di Guillermo Mariotto dal bancone dei giudici. Leggi anche: Federico Fashion Style, che disastro! I suoi errori grammaticali fanno il giro del web (FOTO)…

Cremona, più famosa per lo smog che per il violino

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Secondo la classifica dell’Agenzia europea per l’ambiente è la seconda città più inquinata d’Europa. Nella top ten altre tre italiane, tutte al Nord dove l’aria è sempre meno respirabile e aumentano le morti premature

La pianura padana è una delle aree più inquinate d’Europa e diverse città lombarde sono ai primi posti nella classifica dei centri più tossici. Sono cose che ci ripetiamo da anni e a confermarlo ulteriormente c’è ora uno studio dell’Agenzia europea per l’ambiente sulla qualità dell’aria nel Vecchio continente. Cremona è il capoluogo che presenta i maggiori problemi, ponendosi al secondo posto su 323 a livello europeo in quanto a smog, dietro solo alla polacca Nowi Sacz. Ai primi posti in senso negativo troviamo anche Vicenza, Brescia, e Pavia.

Raffineria di petrolio Tamoil a Cremona – immagine iPa

Lo studio ha preso in considerazione i limiti per lo smog fissati dall’Organizzazione mondiale per la sanità, vale a dire 10 microgrammi di pm 2,5 ogni metro cubo d’aria. E ha ribadito quello che già sapevamo. Qualche mese fa l’università di Barcellona aveva pubblicato un report secondo cui le città di Brescia e Bergamo detengono il primato in Europa per decessi legati all’inquinamento. Un altro studio dell’Alleanza europea per la salute pubblica (Epha) ha rilevato che Milano è la seconda città italiana con il costo pro capite per lo smog più alto d’Europa. Nel calcolare il valore di morte prematura, cure mediche, giornate lavorative perse e altre spese sanitarie causate dagli inquinanti, è uscito che in media ogni milanese subisce un costo di 2800 euro all’anno. L’area urbana milanese è quella che fa registrare il numero maggiore in tutto il mondo di morti premature ogni 100mila abitanti secondo un altro studio  dell’International Council on Clean Transportation (Icct) sugli effetti sanitari dell’inquinamento.

Si potrebbe andare avanti così all’infinito, la letteratura di questi anni sull’inquinamento ambientale che affida la maglia nera alla pianura padana è enorme. A pesare è la sua conformazione geografica, dove lo smog stagna, incastrato dalle barriere montuose senza possibilità di circolazione. Ma gli inquinanti non vengono dal nulla, al contrario sono l’effetto dell’iper-industrializzazione del territorio, dell’agricoltura e degli allevamenti intensivi, della sua alta densità abitativa e dai trasporti selvaggi su gomma. Un mix di cui Cremona è perfetta sintesi, non a caso la seconda città più tossica d’Europa secondo l’ultimo studio. Migliaia di aziende, legate soprattutto all’agricoltura e alla metallurgia, presidiano la provincia, inondandola di emissioni nocive spesso senza rispettare le disposizioni ambientali e causando patologie e altre problematiche tra la popolazione: leucemie, malformazioni, aborti spontanei, tumori e malattie respiratorie qui si registrano in percentuale ben più alta rispetto alla media nazionale.

Se questa è la situazione, le istituzioni stanno a guardare o comunque non fanno abbastanza. Quella dello smog in pianura padana non è una novità, al contrario è qualcosa che abbiamo ormai assorbito come un fatto ordinario. Questo perché le cose non cambiano e a dimostrarlo c’è, d’altronde, la sentenza con cui la Corte di Giustizia dell’Ue ha condannato l’Italia per aver violato continuativamente la legislazione sulla qualità dell’aria tra il 2008 e il 2017. Lo ha detto anche Legambiente, il Belpaese ha un problema cronico di assenza di misure strutturali credibili con cui abbattere i livelli di smog e migliorare la qualità dell’aria. Quello che c’è sono tante iniziative a stampo più localistico, come per esempio il boom recente delle piste ciclabili o i blocchi del traffico proprio in quella pianura padana soffocata dallo smog, che però a poco servono se prese singolarmente e che dunque si trasformano in strumento di greenwashing con cui nascondere l’immobilismo lì dove davvero si dovrebbe intervenire. Sullo sfondo, continua il luna park di nuove autostrade, tangenziali e infrastrutture per la gomma à la Pedemontana, mentre il sistema ferroviario lombardo in mano a Trenord si pone annualmente ai primi posti nella classifica dei peggiori in Italia.

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) con cui l’Italia otterrà i fondi dall’Unione Europea ci dovrebbero essere anche 115 milioni di euro per il miglioramento della qualità’ dell’aria nella pianura padana. Uno stanziamento importante ma del tutto insufficiente per segnare un reale cambio di passo. Semmai, si potrà solo mettere qualche nuova buca a una situazione sempre più compromessa. Per ridare respiro a Cremona e alle altre città padane chiuse da decenni sotto una cappa di smog serve piuttosto un ripensamento del modello economico e sociale dell’area, che sia all’insegna della sostenibilità nella produzione, nei trasporti, negli stili di vita e nei consumi.

Carlo Conti e Paolo Bonolis umiliati da Pippo Baudo: cosa c’è di vero sotto

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Lo sfogo del simbolo della nostra televisione non era giunto a caso. Perché le parole di Baudo su Paolo Bonolis e Carlo Conti sono importanti.

Il duro giudizio rilasciato dal decano della televisione italiana nei confronti di Paolo Bonolis aveva fatto molto discutere. L’85enne Baudo, un vero e proprio totem della nostra tv, si era lamentato su di un preciso aspetto.

Paolo Bonolis
Paolo Bonolis Foto screenshot

A suo dire Paolo Bonolis è un personaggio dotato di una preparazione e di una cultura che non è facile trovare in televisione.

Ma lui si presta a fare programmi volgari

E non è tutto. Il catanese ha rivolto un riferimento polemico anche a Carlo Conti. Coinvolgendo però anche in questo caso Bonolis.

Entrambi si sono ancorati alle stesse cose, senza rinnovarsi. Carlo da anni conduce “Tale e quale show”, Paolo invece si è ancorato al suo “Avanti un altro”.

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“Troppo aspro”, ma c’è un motivo

A prima vista potrebbe trattarsi di opinioni severe, ma c’è chi giura che non sia così, e che Pippo Baudo abbia agito solamente per spronare i suoi due illustri e più giovani colleghi.

Ad affermarlo è Giancarlo De Andreis, penna del settimanale “DiPiù Tv”, dove cura una rivista incentrata sulle dinamiche televisive.

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A suo dire, Pippo avrebbe detto ciò che ha detto al solo scopo di spingere Bonolis e Conti a migliorarsi. Ad ogni modo, se i loro programmi continuano ad occupare uno spazio importante sul piccolo schermo è perché funzionano e sono sempre molto seguiti.

Da parte di Carlo Conti non era giunta alcuna risposta, mentre Paolo Bonolis aveva replicato con classe e signorilità, accettando di buon grado le lamentele di Pippo. “Anche se con me è stato fin troppo aspro”.

Ma anche in questa circostanza, così come già avvenuto in altre occasioni in passato, Il 60enne romano ha fatto sfoggio di sagacia.

Isola, Matteo Diamante stronca Manuela Ferrera: “Non ha mai fatto un ca**o”

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Matteo Diamante contro Manuela Ferrera

Chi ha seguito la 15esima edizione de L’Isola dei famosi avrà visto all’opera l’ex Pupo Matteo Diamante. Quest’ultimo, nonostante sia arrivato in Honduras a distanza di alcune settimane dall’avvio è stato in grado di prevalere e creando un certo interesse nei suoi confronti da parte del pubblico. Ora che il reality show condotto da Ilary Blasi ed è tornato in Italia, l’ex naufrago è rimasto particolarmente deluso per alcune cose che gli hanno riferito. In particolare, su quello che ha detto alle sue spalle la compagna d’avventura Manuela Ferrera.

Quest’ultima ha accusato il ragazzo, e tutto il gruppo degli Arrivisti, di essersi schierati contro di lei, trovando ogni scusa per rimproverarla. Attraverso il suo account IG, Matteo ha replicato così: “Non ci siamo mai coalizzati contro di lei, e lei che non ha mai fatto un c***o. Cercavamo di farle capire che stava sbagliando ma era come parlare al vento”.

L’ex Pupo smentisce tutto

Con delle Stories su Instagram, l’ex naufrago Matteo Diamante ha smentito in pieno la sua ex compagna d’avventura Manuela Ferrera. Dopo la sua eliminazione da l’Isola dei Famosi 2021, l’ex meteorina del Tg4 aveva rilasciato un’intervista svelando che l’ex Pupo ci aveva provato ma lei gli aveva rifilato un due di picche.

Secondo la donna, questo suo rifiuto avrebbe provocato dell’astio nei suoi confronti. A quel punto il ragazzo ha precisato che non c’è mai stato nulla tra loro, anzi ha voluto fare una precisazione molto importante: “È stato proprio il contrario”.

Secondo Matteo Diamante durante la quarantena la Ferrera lo avrebbe provocato

Stanco di leggere delle falsità nei suoi confronti, attraverso Instagram Matteo Diamante ha vuotato il sacco dicendo che è accaduto il contrario. Ovvero che sarebbe stata la soubrette Manuela Ferrea a provarci con lui.

“Nell’arco della quarantena sono stato ‘provocato’”, ha confidato l’ex naufrago de L’Isola dei Famosi 2021. Nello specifico, ha detto che l’ex meteorina del Tg4 l’avrebbe invitato più volte in camera sua. “Inizialmente mi piaceva poi la cosa era diventata pesante”, ha ammesso l’ex pupo raccontando di aver perso interesse una volta conosciuta meglio l’ex naufraga.

Da Alfa a Epsilon, tutte le varianti di Sars-Cov-2

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Quanto sono pericolose, da dove vengono, dove sono più diffuse: un bignami delle varianti note di Sars-CoV-2

Varianti
(Immagine: Unsplash)

Il primo giugno scorso, l’Organizzazione mondiale della sanità ha deliberato di cambiare il nome alle varianti di Sars-Cov-2, almeno quello comune (quello scientifico, per esempio B.1.1.7, sarà invece mantenuto), utilizzando le lettere dell’alfabeto greco anziché una regione geografica per evitare scorrettezze e discriminazioni. Al momento, le varianti cui è stata attribuita la nuova nomenclatura sono otto (Alfa, Beta, Gamma, Delta, Epsilon, Eta, Kappa, Lambda); altre, come per esempio la B.1.1.207 identificata per la prima volta in Nigeria a marzo 2020, o quella rilevata in Danimarca a settembre 2020, sono ancora oggetto di investigazione e non hanno ancora un nome proprio. Passiamole in rassegna, soffermandoci soprattutto su quelle che l’Oms ha etichettato come variant of concern, ossia che dovrebbero preoccuparci più delle altre.

Alfa

Si tratta della variante B.1.1.7, identificata per la prima volta nel Regno Unito il 14 dicembre del 2020. Quella che causò un rafforzamento del lockdown in terra britannica e un’ulteriore stretta sui controlli alle frontiere, per intenderci. Questa variante del virus è stata trovata più frequentemente nel Sud dell’Inghilterra, e porta con sé ben 23 mutazioni, un numero relativamente grande, rispetto al ceppo originario di Wuhan. Di queste, 9 interessano la proteina spike, e le 14 restanti potrebbero avere a che fare con la capacità del virus di inibire la produzione di interferone da parte delle cellule infettate, il che renderebbe in qualche modo il virus invisibile al nostro sistema immunitario.

Alfa si è diffusa molto velocemente negli Stati Uniti e altrove: uno studio (in preprint) ha mostrato che a gennaio i casi di infezioni da variante Alfa raddoppiavano più o meno ogni dieci giorni; sebbene l’ipotesi più accreditata, al momento, sia che i vaccini che abbiamo a disposizione sono efficaci anche contro questa variante e che la sua mortalità non sia maggiore della variante originale, è abbastanza certo che la sua contagiosità sia molto maggiore – addirittura fino al 70% in più, e per questo è stata etichettata come variante preoccupante. “Alfa si trasmette in modo molto più veloce rispetto alle varianti precedenti”, ha spiegato Neil Ferguson, epidemiologo dell’Imperial College di Londra, “il che vuol dire che le misure di contenimento potrebbero non funzionare bene in futuro”.

Non si sa esattamente perché questa variante sia così contagiosa: diversi studi sembrano suggerire che potrebbe essere legato al fatto che alcune delle sue mutazioni le permettono di entrare più velocemente all’interno delle cellule. Le persone contagiate da questa variante, inoltre, sembrano avere una maggiore concentrazione virale nelle mucose di orecchie, naso e gola rispetto a quelle contagiate dalla variante originale o da altre varianti.

Beta

Quella che oggi chiamiamo Beta è la variante B.1.351, identificata pochi giorni dopo la B.1.1.7 in Sudafrica, e che proprio con la B.1.1.7 condivide alcune mutazioni. Beta è diventata presto dominante in tutta la nazione, soppiantando l’incidenza di altre varianti nelle province di Eastern Cape, Western Cape e KwaZulu-Natal. Come Alfa, non sembra essere più letale di altre, ma è certamente più contagiosa, il che, ancora, induce a valutare la possibilità, in caso di risalita dei contagi, di introdurre misure di contenimento più forti rispetto a quelle del passato.

Ci sono anche delle differenze: a differenza di Alfa, la variante Beta sembra essere più resistente ai vaccini, soprattutto a causa di differenze piuttosto significative nella struttura della proteina spike (i vaccini a mRna che abbiamo a disposizione, difatti, usano proprio la proteina spike per insegnare al corpo a riconoscere e combatter il virus); al momento, comunque, ancora non è chiaro se sarà necessario mettere a punto un altro vaccino specifico per questa variante. Beta si è diffusa in modo abbastanza significativo, nell’immediatezza della sua scoperta, in almeno cinque altre nazioni (Regno Unito, Finlandia, Svizzera, Giappone e Australia), e ne ha raggiunte poi almeno 80 in tutto il mondo.

Gamma

La variante Gamma è stata identificata per la prima volta in Giappone, su quattro persone che rientravano da un viaggio in Brasile. Si ritiene si sia sviluppata alla fine dello scorso anno in Amazzonia, diventando presto la variante dominante nella regione e nelle città circostanti; a gennaio 2021 aveva già raggiunto diverse parti dell’Europa e degli Stati Uniti, e oggi si ritiene si sia diffusa in almeno 37 paesi.

Diversi piccoli studi sembrano suggerire che questa variante, cugina stretta di Beta, non è particolarmente feroce in termini di sintomi e mortalità, ma, al solito, è più contagiosa dell’originale. Porta la mutazione E848K, che coinvolge la proteina spike e che quindi, come abbiamo imparato, potrebbe inficiare l’efficacia dei vaccini, e altre mutazioni che, almeno teoricamente, potrebbero aiutare il virus a eludere la risposta anticorpale e che quindi potrebbero spiegare la sua alta infettività.

Delta e Kappa

Sono due sottotipi dell’ormai famosa variante indiana, rilevata nella nazione asiatica a ottobre 2020 e diffusasi velocemente nel Regno Unito, Stati Uniti e Israele. Al momento la B.1.617 (questo il suo nome scientifico) è la variante dominante in India, ed è la principale responsabile del mostruoso aumento dei contagi ad aprile e maggio scorso.

Il ceppo che include i sottotipi Delta e Kappa porta con sé due mutazioni, la E484Q e la L452R: la prima è presente anche in Gamma e Beta, la seconda in Epsilon. Quest’ultima interessa la proteina spike e potrebbe rendere il virus più infettivo, mentre la prima sembra rendere il virus meno suscettibile agli anticorpi sviluppati in seguito a una precedente infezione e forse anche a quelli prodotti dopo la somministrazione del vaccino.

Non si sa ancora con certezza cosa possa succedere quando queste due mutazioni sono presenti in contemporanea sullo stesso virus: il sospetto è che la loro interazione possa rendere il patogeno ancora più contagioso, un particolare che potrebbe, almeno teoricamente, spiegare l’aumento dei casi in India nonostante i dati indicassero che un’alta proporzione della popolazione fosse già guarita e quindi potenzialmente immune.

La variante Delta sembra inoltre dare luogo più frequentemente a sintomi come mal di stomaco, nausea, perdita dell’appetito, perdita dell’udito e dolori articolari, e addirittura alla formazione di microtrombi così gravi da portare, in alcuni casi, alla cancrena. La comunità scientifica è abbastanza concorde nel considerare Delta e Kappa come le varianti più contagiose e pericolose tra quelle scoperte finora.

Eta

Anche Eta, nome scientifico B.1.525, è stata identificata nel Regno Unito: il 15 febbraio scorso, un team di ricercatori della University of Edinburgh ha riportato di averla osservata circolare a dicembre 2020. Da quel momento in poi, è stata individuata in almeno 11 nazioni diverse, tra cui Canada, Stati Uniti, Ghana, Danimarca e Australia, e come le varianti Alfa e Beta porta con sé la mutazione E484 sulla proteina spike con tutte le conseguenze più o meno note sull’efficacia dei vaccini. “Non sappiamo bene ancora come e quanto velocemente si diffonda questa variante”, ha spiegato Simon Clarke, professore associato di microbiologia cellulare alla University of Reading, “ma è presumibile che diminuisca l’immunità conferita dal vaccino o da infezioni precedenti”.

Epsilon

Epsilon (B.1.427 e B.1.429) è la variante predominante in California, e porta con sé la mutazione L452R, presente anche su Delta e Kappa. È stata identificata in Danimarca a marzo 2020, e si è diffusa velocemente in molte altre nazioni, tra cui, per l’appunto, parte degli Stati Uniti. Il 25% dei campioni raccolti nel Nord della California tra la metà di dicembre e l’inizio di gennaio conteneva materiale virale ascrivibile a Epsilon, il che equivale a un aumento dell’incidenza di oltre sei volte in poco meno di tre settimane.

La variante ha dato luogo a diversi grandi focolai nella contea di Santa Clara, appena fuori San Francisco; diversi studi recenti, ancora in via di pubblicazione, hanno suggerito che Epsilon è più infettiva (40% circa) rispetto ad altre varianti, e che sembra in grado di sfuggire con più efficacia alle difese del sistema immunitario.

Lambda

È l’ultima variante scoperta, in ordine di tempo. Rilevata per la prima volta in Perù, si è ora diffusa in oltre 80 nazioni e continua a mutare; al momento costituisce il 10% di tutti i nuovi casi di infezione rilevati negli Stati Uniti (la settimana scorsa erano il 6%).

Anche Lambda sembra essere più trasmissibile e in grado di causare sintomi più gravi rispetto alle altre, anche se sono necessari ulteriori studi per confermare queste ipotesi. L’Organizzazione mondiale della sanità sta osservando il suo comportamento epidemiologico e il suo “potenziale aumento della resistenza agli anticorpi neutralizzanti”.

La Cina ha mandato tre astronauti nello Spazio

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Il lancio avvenuto la mattina di giovedì 17 giugno è stato un successo: la Cina è sempre più vicina al completamento della propria nuova stazione spaziale

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(foto: @cnnbrk/Twitter)

Sono ormai in viaggio verso la stazione spaziale Tiangong-2 – il Palazzo celeste – i tre astronauti cinesi, chiamati comunemente taikonauti, per la prima missione con equipaggio in quasi cinque anni. Partiti con la navetta Divine Vessel alle 9:22 del mattino del 17 giugno 2021 dal centro di lancio Jiuquan nel deserto del Gobi, nella Cina nord-occidentale, attraccheranno dopo 6 ore e mezza di viaggio al modulo centrale della stazione spaziale cinese ancora in costruzione. Ci rimarranno per tre mesi per testare i sistemi di supporto vitale e per servizi di manutenzione, incluse due passeggiate spaziali. Il lancio con il razzo Long March-2F è stato trasmesso in diretta dalla tv nazionale.

I tre astronauti

L’equipaggio di questa missione è di tre uomini. A capo della missione c’è Nie Haisheng, che è il membro più anziano con alle spalle già due missioni (nel 2005 e nel 2013), e che era nella rosa di nomi per essere il primo cinese nello Spazio (onore che poi è toccato a Yang Liwei). Con lui ci saranno Liu Boming (anch’egli con una missione alle spalle) e il novellino (si fa per dire, visti gli 11 anni di addestramento) Tang Hongbo.

VIDEO: The first astronauts for China’s new space station bid farewell at a departure ceremony in Jiuquan before their launch on a Long March-2F rocket for the country’s longest crewed mission to date pic.twitter.com/ZxbTKcAlIF

— AFP News Agency (@AFP) June 17, 2021

Cina, superpotenza anche nello Spazio

Nessun astronauta cinese ha mai messo piede sulla Stazione spaziale internazionale (Iss): i contrasti con gli Stati Uniti lo hanno sempre impedito. Ma non per questo la Cina ha rinunciato allo Spazio, e anzi nel corso degli ultimi anni ha dimostrato di poter competere con le altre superpotenze del pianeta, costruendo una prima stazione spaziale poi dismessa e portando avanti con successo diverse altre missioni, come mandare propri rover in esplorazione della Luna o i recenti successi delle missioni marziane.

E adesso sta per completare una nuova stazione spaziale tutta sua: Tiangong-2.

Tiangong-2

Il Palazzo celeste è ancora in fase di assemblaggio: è in orbita il modulo centrale, che ospiterà gli astronauti, ma altri moduli dovranno essere lanciati nel corso dei prossimi mesi, comprendendo altri tre veicoli spaziali con equipaggio e due moduli laboratorio. L’obiettivo è completare Tiangong-2 entro il 2022, e se tutto andrà bene dovrebbe essere operativa per 10 anni.

Sebbene in questa fase del progetto non sia previsto il coinvolgimento di astronauti stranieri, l’agenzia spaziale cinese – dichiara – accoglierà certamente membri dell’equipaggio non cinesi in futuro.

Elisabetta Gregoraci torna sul palco. Dove vedremo la splendida showgirl

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La bella showgirl Elisabetta Gregoraci è pronta a tornare a fare compagnia ai telespettatori nell’estate 2021: un programma che sembra fatto apposta per lei.

Elisabetta Gregoraci (screenshot instagram)

La Gregoraci è una donna che sembra fatta apposta per l’estate: solare, mediterranea, abbronzata ed in splendida forma, l’ex signora Briatore di “estivo” a breve avrà anche… il palinsesto!

Infatti è pronta a partire la nuova edizione di Battiti Live, lo show musicale più atteso dell’estate, trasmesso da Italia 1 a partire dal prossimo 25 giugno.

Battiti Live, Elisabetta in rampa di lancio

Elisabetta non sarà però da sola a guidare lo show: a farle compagnia ci sarà Alan Palmieri. I due conduttori inizieranno il 25 giugno: la prima puntata dello show andrà in onda nella suggestiva cornice del Castello Aragonese di Otranto.

Battiti Live è uno show a tema musicale in diretta dalle piazze più belle della Puglia. Non è di certo una scelta casuale, quella della regione: infatti ad organizzare il festival è Radio Norba, storica emittente radiofonica di Conversano, in provincia di Bari.

Elisabetta Gregoraci (screenshot instagram)

L’emittente compie quest’anno 45 anni di attività, un anniversario importante che Radio Norba vuol festeggiare degnamente, come ha raccontato il presidente Marco Montrone a Today

E’ un cast davvero spettacolare e sono orgoglioso di annunciarlo: è il nostro modo per festeggiare con tutti gli italiani, con l’auspicio che stavolta sia davvero un anno di rinascita per tutti

Montrone non esagera nel dire che il cast della rassegna è di alto livello. Tra gli artisti ci saranno infatti grandi nomi internazionali come Bob Sinclair, Purple Disco Machine, Sophie and the Giants, Alvaro Soler.

Senza dimenticare gli artisti italiani che popoleranno Battiti Live. Emma Marrone, Loredana Berté, J-Ax, Fedez in coppia con Orietta Berti, Jake la Furia, Baby K, Giusi Ferreri, Nina Zilli, Takagi&Ketra, Clementino, Rocco Hunt e tanti altri.

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Battiti Live si svolgerà su 15 puntate itineranti nelle più belle piazze pugliesi. Oltre ad Otranto, Polignano, Vieste, Grottaglie, Gallipoli, Giovinazzo ed altre, fino alla serata conclusiva a Lecce.

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Ad ogni serata potranno partecipare fino a 400 spettatori, nel rispetto delle normative vigenti, e le puntate saranno trasmesse su Italia 1 ed in replica su Mediaset Extra ed Italia 2 e su Mediaset Play.

Medicina perioperatora: confronto tra specialisti al Camp 5 Siaarti, con grande attenzione alla Green Ethic Anestesia

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Per un approccio nuovo e globale alla cura del paziente ed alla gestione del dolore: oltre la sala operatoria per osservare con attenzione tutte le fasi del ricovero. E con un occhio all’ambiente

17 giugno 2021 – Si tiene nei prossimi giorni in formato digitale l’e-CAMP 5 SIAARTI, quinto Convegno Nazionale di Anestesia e Medicina Perioperatoria promosso dalla Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva-SIAARTI. L’incontro vuole essere un momento di dialogo scientifico sulla clinical governance tra professionisti della sanità che si confrontano sui percorsi clinici perioperatori, per renderli più efficaci ed appropriati ai bisogni dei pazienti.

L’evento si sviluppa su due giorni (18 giugno, ore 09:45 – 16:30; 19 giugno, ore 09:00 – 13:20; tutte le info: www.siaarti.it/events/47980) con un programma che prevede dieci sessioni definite dai Responsabili scientifici Astrid Ursula Behr (Responsabile Consiglio Regioni del Nord-SIAARTI), Paolo Navalesi (Responsabile Comitato Scientifico Nazionale-SIAARTI) e Luigi Tritapepe (Responsabile Anestesia e Medicina Perioperatoria-SIAARTI).

Quali sono nello specifico gli obiettivi dell’appuntamento? “L’obiettivo del e-CAMP5 è quello di aggiornare le conoscenze e evidenziare quello che ancora va approfondito come tecnica e comportamenti nell’ambito della Medicina Perioperatoria”, precisa Luigi Tritapepe, “soprattutto in questa fase di recupero dell’attività chirurgica, dopo il periodo di maggior pressione pandemica, si è assistito al problema della mancanza di supporti, di protocolli e di procedure che hanno ritardato o complicato il percorso di recupero delle attività perioperatorie. Discutere ed aggiornare le nostre conoscenze ci permetterà di gestire al meglio la nuova fase di rilancio della attività chirurgica con la consapevolezza di migliorare l’outcome dei pazienti”.

Da dove nasce la grande attenzione SIAARTI sulla Medicina Perioperatoria? “E’ un approccio nuovo e globale alla cura del paziente ed alla gestione del dolore che va ben oltre la sala operatoria, arrivando a riguardare con attenzione tutte le fasi del ricovero”, risponde Astrid Behr, “In questo approccio complessivo gli anestesisti hanno un ruolo centrale e si trovano a dover svolgere il loro ruolo prima, durante e dopo l’intervento chirurgico con lo scopo di aumentare la sicurezza dei pazienti e ridurre la morbilità e mortalità.

Tutte queste attività anestesiologiche devono essere basate sull’evidenza clinica e possibilmente definite da Linee Guida o da Best Practice. La nostra società scientifica ha il ruolo di formalizzare queste evidenze e diffonderle, attribuendo così un ruolo fondamentale alla formazione ed educazione continua dell’anestesista (LLL=long life learning). Un’ulteriore passo che stiamo compiendo come SIAARTI è poi la condivisione di queste tematiche con altre società scientifiche per creare Linee Guida in un percorso multidisciplinare basato su evidenza clinica/scientifica, e in assenza di quest’ultima, sulla valutazione di esperti riconosciuti (expert opinion)”.

Dieci sessioni in due giorni, trenta relatori e molto spazio per le discussioni professionali, tanti temi diversissimi che toccano ambiti che vanno dall’update in anestesia per la chirurgia robotica alle opportunità degli interventi in sicurezza con paziente “awake” (cosciente). Complessivamente come i responsabili scientifici hanno strutturato il programma di questo e-CAMP5? “L’evento è strutturato in sessioni specifiche sui vari main-topics della medicina perioperatoria – risponde Tritapepe – per cui ventilazione, anestesia e suoi profili di sicurezza, dolore, ottimizzazione delle condizioni preoperatorie, trattati da esperti nei vari settori di interesse. Inoltre l’intervento di super-esperti fornirà un up-to-date delle principali questioni ancora aperte in questo ambito”.

“Aggiungiamo inoltre che una specifica sessione sarà dedicata ad argomenti di bioetica e problematiche medico-legali nel periodo perioperatorio”, conclude Astrid Behr, “Una sessione innovativa da segnalare è poi quella dedicata alla ‘green ethic anesthesia’, partendo dalla considerazione che l’ospedale è da considerare come una realtà produttiva: anche l’attività in sala operatoria crea rifiuti ed inquina l’atmosfera. La ricerca sulla sostenibilità ambientale in anestesia ci sembra importante per sensibilizzare tutti alla sostenibilità ambientale e vuole essere un invito a tutti a prendere in considerazione strategie che possono contribuire a diminuire l’impatto sull’ambiente durante il periodo perioperatorio”.

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