Autore: Mons. Vincenzo Paglia

Amici Aka7even, incredibile confessione su Maria De Filippi e non solo: “L’ho capito solo ora”

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Aka7even, il rapper salito alla ribalta grazie ad ‘Amici’, si lascia andare a una confessione che coinvolge Maria De Filippi e anche altri personaggi: che sorpresa.

L’edizione di ‘Amici 20‘ ha riservato davvero tante emozioni ai telespettatori ed ha favorito l’approdo sulla scena di talenti di cui sentiremo parlare.

Aka7even
Aka7even (foto da profilo ufficiale Instagram)

Molti i cantanti che si sono messi in luce. I nomi che stanno già scalando le classifiche di questa estate in particolare sono quelli di Sangiovanni, Deddy, Tancredi e Aka7even.

Quest’ultimo si è raccontato nel corso di una lunga intervista a ‘Superguida Tv’, in cui ha descritto la sua esperienza nel talent show, i momenti più belli e più difficili. Non solo del recente percorso, ma anche della sua intera carriera.

Aka7even, i ricordi del passato e un retroscena particolare

Innanzitutto, Aka7even ha voluto ringraziare due persone che nel corso di ‘Amici’ gli sono state molto vicine. Si tratta di Maria De Filippi e della maestra Anna Pettinelli.

Ecco le sue dichiarazioni piene d’affetto verso la conduttrice:

Sono molto grato a Maria. E’ stata una sorta di mamma, insieme alla Pettinelli. Quando ero giù di morale salivo su e mi sfogavo con lei. Mi ha aiutato molto, le sue parole mettono davvero di buon umore.

Come detto, il giovane cantante è tornato anche su eventi del passato. E ha parlato di quando, a 16 anni, aveva provato ad entrare ad ‘X Factor’, ma aveva ricevuto un ‘no’ da Fedez.

Nei confronti del giudice e rapper, Aka7even non serba rancore, anzi spiega di aver capito come mai le cose sono andate in un certo modo:

Non ho mai provato risentimento per quella eliminazione. Ne ho parlato spesso con mio padre, ma io sono stato poi contento di essere uscito ai Bootcamp. Ero ancora acerbo, sono sicuro che se avessi proseguito in quel momento mi sarei bruciato dopo poco tempo.

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Ora, nei progetti di Aka7even, c’è proprio una collaborazione con Fedez:

Non cerco il riscatto con lui, anzi lo ammiro molto e mi dispiace che lo attacchino sempre. E’ una persona fantastica e artisticamente scrive da Dio. Lavorerei molto volentieri con lui.

Dramma scolastico, edificio in fiamme: numerose le vittime tra gli alunni

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Un incendio è divampato in Cina, nella provincia di Henan, all’interno di una scuola di arti marziali dove sono stati sorpresi gli alunni impegnati nelle lezioni.

Arti marziali

La notizia arriva direttamente dall’Ansa che ha annunciato poco fa il tragico incendio che ha coinvolto una scuola nella provincia centrale di Henan, in Cina.

Le fiamme sono divampate nella notte e si sono sviluppate in una scuola di arti marziali dove si trovavano diversi ragazzi.

Le notizie giunte al momento non sono delle migliori e il bilancio di morti sta continuando a salire. Diciotto morti giovanissimi, tra i 7 e i 16 anni, gli inquirenti hanno però arrestato il responsabile della struttura.

Incendio in Cina, 18 morti: i dettagli

Le notizie che giungono dalla Cina sono ancora molto frastagliate ma secondo i media locali, l’incendio è scoppiato nella tarda notte di ieri, quando al suo interno si trovavano 34 persone presenti al primo piano dell’edificio.

Polizia Cinese

Il primo bilancio parla di 18 ragazzi deceduto, di età compresa tra i 7 e 16 anni, altre 16 sono rimaste gravemente ferite e sono state ricoverate negli ospedali vicini.

Le autorità locali ed i sanitari sono stati allarmati subito dai residenti della zona, diverse le camionette dei Vigili del Fuoco accorse per bloccare la propagazione delle fiamme che in poco tempo hanno sovrastato i piani dello stabile.

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Il responsabile della struttura, che si trova nella provincia di Henan, è stato arrestato. Le indagini sono in corso per capire l’origine dell’incendio e del perché si sia propagato con così tanta velocità nei locali.

Nessuna pista è al momento esclusa, il Paese è sotto choc per l’accaduto mentre le autorità assicurano che faranno luce al più presto su questa immane sciagura.

Come si può cambiare o revocare il concordato con la Chiesa

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L’intervento della Santa sede sul ddl Zan ha rimesso al centro della discussione gli accordi tra Roma e Città del Vaticano

St. Peter's Basilica illuminated at night with moving traffic, Vatican City, Rome, Lazio, Italy, Europe
(Foto: Corbis)

Il cammino per l’approvazione del ddl Zan è ostacolato da ostruzionismo parlamentare, rallentamenti tattici e ora perfino dai Patti lateranensi del 1929. Lo stato della Città del Vaticano ha chiesto formalmente al governo italiano di fermare l’approvazione del disegno di legge proposto dal deputato del Partito democratico Alessandro Zan, per contrastare l’omolesbobitransfobia, la misoginia e l’abilismo, chiamando in causa gli accordi che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa. Riconosciuti dall’articolo 7 della Costituzione, i Patti lateranensi garantiscono alla religione cattolica uno status privilegiato rispetto alle altre confessioni presenti in Italia e la loro modifica richiede un procedimento particolare.

L’articolo 7 della Costituzione

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.”

Con questa formulazione i patti sono stati riconosciuti dalla Costituzione, con la conseguenza che l’Italia non può modificarli unilateralmente come, al contrario, potrebbe fare con qualunque trattato stretto con altri stati stranieri. Tuttavia, l’articolo 7 non ha elevato i patti a norma costituzionale, ma solo il principio concordatario, cioè l’esistenza dell’accordo che infatti è stato modificato nel 1984 senza la necessità di una riforma della Costituzione. L’articolo specifica che le modifiche possono essere attuate solo con l’accordo tra le due parti, imponendo quindi una revisione costituzionale nel caso lo Stato italiano decida di modificarli senza l’accordo del Vaticano.

Come può essere modificato o abrogato l’articolo 7

Esistono due strade. La prima prevede il consenso del Vaticano, attraverso un accordo tra le parti in cui la Chiesa dovrebbe rinunciare autonomamente ai suoi privilegi.

La seconda prevede invece la denuncia unilaterale del Concordato da parte del governo e l’abolizione dell’articolo 7 dalla Costituzione. In questo caso, la Chiesa cattolica verrebbe equiparata alle altre religioni e i suoi rapporti con l’Italia regolati attraverso un’intesa. Per attivare questo procedimento, tuttavia, è necessaria una modifica della Costituzione stessa, disciplinata dall’articolo 138. Secondo l’articolo, la revisione deve essere adottata da ciascuna Camera con due delibere consecutive nell’arco di almeno 3 mesi che devono essere approvate a maggioranza assoluta. In seguito, la legge può essere sottoposta a referendum popolare se richiesto o da un quinto dei membri di una Camera, o da 500mila elettori ed elettrici, o da 5 consigli regionali. Quindi non è possibile modificare l’articolo 7 tramite proposta popolare, ma spetta i parlamentari prendere l’iniziativa.

Tuttavia, secondo alcune interpretazioni giuridiche, dato che l’articolo 7 si riferisce ai soli Patti lateranensi e non al nuovo Concordato stretto nel 1984 quest’ultimo potrebbe non godere più della protezione costituzionale e pertanto potrebbe essere paragonato alle intese con le confessioni religiose previste dall’articolo 8. In base a questo, la modifica potrebbe avvenire senza la necessità della revisione costituzionale.

Transformers: Rise of the Beasts è il settimo capitolo della saga tratta dai giochi Hasbro

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Da auto si trasformano in robottoni. E sono i protagonisti del nuovo episodio basato sulla saga Biocombat, con creature meccaniche che prendono le sembianze di animali. Al cinema dall’estate del prossimo anno

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Continua la saga cinematografica delle auto che si trasformano in mega robottoni: è stato annunciato nelle scorse ore che i film tratti dai giochi Hasbro Transformers avrà presto un settimo capitolo. Il produttore Lorenzo di Bonaventura e il regista Steven Caple Jr. hanno fatto sapere che la nuova avventura partirà da una storyline molto popolare negli anni ’90, ovvero Rise of the Beasts, che vede come protagonisti i cosiddetti Biocombat, creature che invece di trasformarsi in mezzi di trasporto assumono le sembianze di animali, rettili e simili. Oltre all’omonima linea di giocattoli, fra il 1997 e il 2000 in Italia era andata in onda la serie animata Rombi di tuono e cieli di fuoco per i Biocombat, le cui vicende saranno riprese a grandi linee dalla pellicola ai nastri di partenza.

Analogamente al recente Bumblebee, il prossimo capitolo sarà ambientato nel passato, precisamente nel 1994, fungendo in qualche modo da prequel e in particolare da origin story per il mitico Optimus Prime (ci sarà, però, anche Optimus Primal, che si trasforma in un gorilla gigante). La timeline dei cinque film diretti da Michael Bay, dunque, rimarrà intatta, ma Paramount e Hasbro continueranno a esplorare nuove storie parallele che alimentano la mitologia globale della saga. Se Bumblebee, appunto, era stato concepito come un film più intimo, realizzato su scala minore, questo Rise of the Beasts promette di tornare alla portata epica tipica dei capitoli di Bay, con alcune scene che saranno girate a Machu Picchu in Perù.

La storia principale si svolgerà a New York, dove seguirà due nuovi personaggi umani: Elena (Dominique Fishback), un’archeologa le cui scoperte vengono costantemente rubate dal suo capo, e Noah (Anthony Ramos), un ex soldato esperto di elettronica. Ad alimentare le fila dei Transformers, Mirage e Arcee, i robot animaleschi Airazor (che si trasforma in un falco) e Rhinox (che prende le sembianze di un rinoceronte). Il nuovo Transformers: Rise of the Beasts è atteso nelle sale per il giugno del 2022.

Resident Evil Code: Veronica, disponibile la demo del remake dei fan

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Un grande classico della PlayStation (e uno dei migliori RE di sempre) in una nuova veste grafica non ufficiale. Per ora la Capcom osserva senza commentare

Resident Evil Code: Veronica fu il primo gioco che inserii nella mia PlayStation 2, quasi vent’anni fa. Originariamente uscito su Dreamcast nel 2000, seguendo la cronologia fittizia della saga (e quindi facendola esordire col prequel Resident Evil Zero uscito per GameCube) si tratta del quinto episodio. È un gioco imperfetto, ma memorabile – non a caso considerato un “classico” della PlayStation – e che sfrutta tutte le potenzialità del genere survival horror.

Vanta una longevità di quasi 15 ore (che possono diventare molte di più a seconda della bravura del giocatore) a cui solo Resident Evil 4 può accostarsi, gli altri capitoli sono più brevi, inclusi l’ultimo, Resident Evil Village, criticato proprio per la scarsa durata. Resident Evil Code: Veronica, sembra non finire mai. Le location sono due: l’isola dove Claire Redfield si risveglia e comincia a indagare, in cerca del fratello Chris, e la base in Antartide della Umbrella, dove insieme a Steve si ritrova in seguito a un dirottamento aereo. Certe musiche e ambientazioni ricordano l’horror d’autore alla Dario Argento – mi riferisco al castello interno alla proprietà degli Ashcroft. C’è la giusta combinazione tra action e indovinelli – cosa che un po’ manca nel pluriosannato Resident Evil 4 e manca del tutto in Village, votato all’azione. E c’è una trama degna di questo nome, che si sviluppa coerentemente, con al centro i due gemelli Ashcroft e il loro rapporto ambiguo.

Difficile che il mercato videoludico odierno offra titoli simili che si danno senza riserve, sfruttando il loro potenziale e senza risparmiare contenuti da dosare e ridistribuire in un eventuale sequel. Il videogioco, di grande successo e acclamato dalla critica già su Dreamcast, divenne poi un romanzo di S. D. Perry e un fumetto per DC Comics. Capocom dopo alcuni passi falsi (e due capitomboli: Resident Evil 5 e 6) ha compreso che per continuare la leggenda della saga doveva proseguire su un doppio binario: innovazione e remake. Così abbiamo avuto due titoli in visuale soggettiva che hanno rivoluzionato il gameplay e ottenuto ottimi riscontri come Biohazard e il già citato Village, e i remake di Resident Evil 2 e 3, dove l’impostazione di gioco rimane di base classica, ma graficamente attestata sugli standard delle console di ultima generazione.

Il ricordo di Resident Evil Code: Veronica è ancora forte e dato che la Capcom non ha reso noto il progetto di un remake, ecco che un team di fan ha pensato di farne uno. Una demo per pc scaricabile in inglese, spagnolo e portoghese è disponibile sul sito Recvfanremake. Mostra una prima fase di gioco, quella relativa al risveglio di Claire nella cella, ai primi incontri con gli zombie nei dormitori e all’entrata nella proprietà degli Ashcroft. Ambienti e dinamiche di gioco sono aderenti all’originale, per quanto la videocamera espansa e leggermente alzata sia in linea con la prospettiva adottata dai remake del secondo e terzo episodio, ma il team fa sapere che le modalità di gioco saranno due, una delle quali a telecamera fissa per rendere l’esperienza identica all’originale. Il progetto, senza fini di lucro, che non accetta donazioni e sganciato dalla Capcom era già stato annunciato nel 2019 su Twitter. Il primo risultato lascia ben sperare. Avremo un remake definitivo di Code: Veronica interamente fatto dai fan o Capcom bloccherà tutto?

Se la Brexit ci toglie Black Mirror e Downton Abbey

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Mentre Draghi e Merkel propongono un trasferimento della finale degli Europei, la Ue vuole ricalibrare la quota di contenuti televisivi e cinematografici, giudicando sproporzionata quella “made in Uk”

È un povero illuso chi credeva che con la definitiva uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, e dunque dal mercato unico e dall’unione doganale, il lungo e doloroso processo della Brexit si sarebbe interrotto. I fatti degli ultimi tempi, diversissimi fra loro eppure accomunati da un filo rosso che unisce e al contempo divide il continente dall’isola, stanno a dimostrarlo in modo lampante. Siamo nel pieno della Long Brexit e nessuno può dire se e quando finirà.

Prima sono stati i fermi dei cittadini europei con i documenti non in regola all’arrivo negli aeroporti e nelle stazioni britanniche, rinchiusi in strutture a tutti gli effetti detentive (come lo Yarl’s Wood Immigration Removal Centre del Bedfordshire), privati degli effetti personali come telefoni e passaporto nonché della possibilità di spiegare la propria situazione o di farsi “sponsorizzare” da una persona legalmente residente nel paese. L’incubo degli italiani (e non solo) alla frontiera è stato quasi il calcio d’inizio. E sempre di calcio si parla in queste ore, con il pressing concentrico della cancelleria tedesca e della presidenza del Consiglio italiana sulla finale dei campionati europei di calcio, in programma l’11 luglio a Wembley, Londra.

Mario Draghi e Angela Merkel – foto iPa

L’Uefa si muova con responsabilità” ha detto Angela Merkel. L’altro giorno Mario Draghi, rispondendo a una domanda su un possibile spostamento a Roma, aveva invece spiegato che non sarebbe una cattiva idea riprogrammare finale e semifinali degli europei “in un altro Paese dove i casi di Coronavirus non sono in aumento“. Oltremanica preoccupa infatti il nuovo aumento dei casi di infezione da Sars-CoV-2 legata alla variante Delta, con 9/10 mila contagi giornalieri ma a fronte di un enorme numero di tamponi quotidiani, non paragonabile rispetto a quelli che facciamo in Italia. Eppure aumentare la capienza dello storico impianto londinese, portandola a sfiorare i 60mila posti, mentre l’Europa decide nuove quarantene per chi arrivi dal Regno Unito lascia in effetti un po’ perplessi. Difficile comunque che la Uefa torni sui suoi passi, visto il pesante contributo di BoJo all’affondamento del progetto SuperLega, che vedeva in campo i più importanti club calcistici d’oltremanica.

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Dietro questa mossa è inoltre impossibile non mettere in relazione tutte le altre: la rigidità sui cittadini europei ma anche le nuove minacce di Boris Johnson sull’accordo per l’Irlanda del Nord (costate perfino una reprimenda ufficiale da parte di Joe Biden prima del G7 in Cornovaglia di 10 giorni fa) così come le schermaglie sulla pesca con la Francia. Senza dimenticare un aspetto che appare forse più tecnico, legato ai complessi meccanismi che sovrintendono l’offerta di contenuti audiovisivi nei paesi dell’Unione Europea, ma che di nuovo promette di essere solo una delle tante frecce all’arco della Commissione per colpire una delle più fiorenti industrie anglosassoni.

Secondo un rapporto riservato diffuso tuttavia dal Guardian alcuni giorni fa, gli uffici dell’Ue che si occupano di questi argomenti definiscono “sproporzionata” la quota di contenuti televisivi e cinematografici “made in UK” sulle emittenti e sulle piattaforme in streaming e on demand disponibili nei mercati dei 27 paesi membri. The Crown e Downton Abbey sono solo due fra i titoli più noti ma oggettivamente le produzioni britanniche (da Peaky Blinders a Peppa Pig, da Black Mirror a Luther fino ad After Life sono per limitarci a qualche prodotto del catalogo Netflix) sono più di quante si pensi. L’obiettivo Ue potrebbe essere quello di ricalibrare drasticamente questa presenza, facendo osservare in modo stringente i limiti delle direttive vigenti sul tema, che prevedono almeno il 30% di titoli europei sulle piattaforme in streaming e on demand come Netflix e Amazon. Che oltretutto devono anche contribuire allo sviluppo delle produzioni continentali, attraverso investimenti diretto o contributi nei fondi delle varie nazioni. Mentre le emittenti del digitale terrestre devono riservare la maggior parte del tempo di trasmissione alle opere europee, nonché, alternativamente, 10% del proprio tempo di trasmissione o 10% del proprio budget (quote di investimento) a opere europee di produttori indipendenti.

L’Italia era di fatto già intervenuta, prima del 2018, con la legge Franceschini. Altri paesi, come la Francia, sfoggiano regole ancora più dure che rischiano di andare a incidere in quei 490 milioni di sterline di licenze dei diritti internazionali ai canali europei e alle piattaforme fruttati nel solo biennio 2019-2020 ai gruppi britannici. Il secondo mercato del mondo dopo quello statunitense. Come prevedibile, con la finalizzazione della Brexit i rapporti fra Ue e Regno Unito sono entrati in una fase inevitabilmente più vivace – ricordano quelli con molti paesi extraeuropei, capricci dei presidenti inclusi – e però più scontata e banale: dal calcio alla tv fino a visti e ingressi, nulla sarà come prima. Ma non si capisce ancora come potrà essere dopo la stagione della Long Brexit.

Francesco Facchinetti, i rapporti con la ex Marcuzzi oggi: da non credere

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Oggi lui è felicissimo al fianco di una moglie molto bella. E bella era pure Alessia. Lei e Francesco Facchinetti sorprendono tutti così.

Legato in passato alla bellissima Alessia Marcuzzi, da diverso tempo ormai l’ex Dj Francesco ha trovato un equilibrio sentimentale importante con Wilma Helena Faissol, la donna che Francesco Facchinetti ha sposato nel 2014.

Francesco Facchinetti
Francesco Facchinetti Foto da Instagram

Lei è una influencer brasiliana, nata nel Paese sudamericano e cresciuta in Svizzera. E, inutile dirlo, pure lei è un esempio di bellezza femminile a dir poco esagerato. Da entrambe il figlio di Roby Facchinetti dei Pooh ha avuto dei figli.

La Marcuzzi gli ha dato una bambina, Mia. La bambina nacque il 4 settembre 2011. Giusto un anno dopo però i due si separarono.

Conosciuta Wilma Faissol, da quest’ultima ebbe poi Leone il 29 ottobre 2014 e poco più di un mese dopo fece seguito il loro matrimonio, l’11 dicembre. Infine l’8 marzo 2016 ecco nascere la piccola Lavinia Angelica Catherine.

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Come vanno le cose con la sua illustre ex

Il 41enne produttore discografico e volto televisivo in che rapporti è rimasto con la Marcuzzi? Pure lei ha al suo attivo un passato sentimentale davvero di rilievo, avendo avuto figli da diversi partners. Il suo primogenito è Tommas, nato dal lontano amore avuto con l’allenatore dell’Inter, Simone Inzaghi.

I due stettero insieme nei primi anni 2000, con il ragazzo nato nel 2001. Con Inzaghi, Alessia Marcuzzi si lasciò nel 2004. Ecco quindi arrivare la relazione con Francesco Facchinetti. E sempre nel 2014 lei ha sposato quindi Paolo Calabresi Marconi, produttore televisivo.

La storia tra Francesco ed Alessia finì per delle sopraggiunte incompatibilità di carattere. Ed oggi come vanno le cose tra loro?

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Molto bene, a quanto pare. Entrambi sanno che è meglio intrattenere un legame cordiale, anche per il bene della loro Mia. E nonostante la separazione, ecco quindi che vanno d’amore e d’accordo.

Lo attesta più di uno scatto social che Francesco ha pubblicato sul proprio profilo personale Instagram. Lui è al centro, la moglie alla sua destra e la Marcuzzi a sinistra.

Free Guy è il nuovo film con Ryan Reynolds. Qui il trailer

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La star di Deadpool si trova immersa in un videogioco a cui stanno per staccare la spina: da semplice bancario deve quindi improvvisarsi eroe per salvare il suo mondo. Dall’11 agosto al cinema

Doveva uscire lo scorso luglio. Ma, complice la pandemia, Free Guy: Eroe per gioco, nuova attesa pellicola action comedy con protagonista Ryan Reynolds, è slittato per tre volte. Ora, invece, si avvicina il momento del suo arrivo nelle sale e nel frattempo è uscito anche un nuovo trailer che ci immerge in questa storia che fonde lati comico-avventurosi a un’enorme passione per i videogiochi. Come si vede nella clip disponibile qui sopra, Reynolds interpreta Guy, un bancario dalla vita apparentemente ordinaria che vive a Free City, una città in cui avvengono una serie di disastri nella norma. Tutto, però, sta per essere messo in discussione.

In una della solite rapine alla sua banca, infatti, Guy incontra Milly, nota come Molotov Girl (interpretata dalla star di Killing Eve Jodie Comer), che gli rivela che tutti loro si trovano all’interno di un videogioco che sta per essere terminato dal suo stesso creatore, il volubile Antoine (Taika Waititi, regista di Thor: Ragnarok qui in veste di attore). Scatterà così una corsa contro il tempo in cui Guy dovrà trovare inaspettati alleati e affrontare sfide per lui inconcepibili con il solo scopo di salvare il suo videogame e tutto ciò che contiene, interrogandosi – in una specie di Truman Show videoludico – che cosa significa ciò per la sua identità e la sua capacità di scelta.

Free Guy è un film scritto da Matt Lieberman e Zak Penn, diretto da Shawn Levy (già regista di diversi episodi di Stranger Things) e prodotto dal team alle spalle di un altro grande successo di Reynolds, Deadpool. Concepito all’interno della Fox, il progetto è proseguito dopo l’acquisizione degli studios da parte di Disney, ma appunto arriverà nelle sale solo l’11 agosto, dopo diversi rinvii. Nel cast troviamo anche Joe Keery (Stranger Things), Lil Rel Howery e Utkarsh Ambudkar, oltre ai cameo di alcuni personaggi punto di riferimento nel mondo videoludico come Imane “Pokimane” Anys, Lannan “LazarBeam” Eacott, Seán William “Jacksepticeye” McLoughlin, Tyler “Ninja” Blevins e Daniel “DanTDM” Middleton.

Euro 2021, 5 squadre sono già agli ottavi senza giocare: lo strano incrocio di risultati che premia anche Inghilterra e Francia

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Foto Ansa

Svezia, Repubblica Ceca, Inghilterra e Francia già sicure del pass per gli ottavi di finale di Euro 2021 con una gara d’anticipo, la Svizzera è già fra le migliori terze: lo strano incastro dei risultati che premia chi ha già 4 punti

La settimana conclusiva dei gironi di Euro 2021 regala i primi verdetti importati. Italia, Belgio e Olanda sono le tre big che hanno dominato i rispettivi gironi, chiudendo a punteggio pieno. Dietro di loro si sono qualificate, in qualità di seconde, rispettivamente: Galles, Danimarca e Austria. A dirla tutta però, altre 3 squadre sono già sicure del passaggio alla fase eliminatoria. Svezia, Repubblica Ceca, Inghilterra e Francia, pur dovendo ancora giocare l’ultima partita dei rispettivi gironi, hanno già in tasca il pass per gli ottavi. Entrambe le formazioni hanno totalizzato 4 punti nelle prime due gare, frutto di un pareggio e una vittoria, dunque pur potendo ancora ambire alle prime due posizioni del girone, sono già di diritto fra le migliori terze. Avendo totalizzato 4 punti infatti, Svezia e Francia sono davanti a Finlandia e Ucraina, le terze classificate dei gironi B e C. Stesso discorso per la Svizzera, già sicura di essere fra le 4 migliori terze. La formazione elvetica, pur nona vendo disputato un girone brillante, ha pareggiato con il Galles e ha liquidato la Turchia ottenendo 4 punti che le consentono di occupare una posizione privilegiata fra le migliori terze.

Le classifiche dei Gironi di Euro 2021

Girone A

  1. Italia 9
  2. Galles 4
  3. Svizzera 4
  4. Turchia 0

Girone B

  1. Belgio 9
  2. Danimarca 3
  3. Finlandia 3
  4. Russia 3

Girone C

  1. Olanda 9
  2. Austria 6
  3. Ucraina 3
  4. Macedonia del Nord 0

Girone D

  1. Repubblica Ceca 4
  2. Inghilterra 4
  3. Croazia 1
  4. Scozia 1

Girone E

  1. Svezia 4
  2. Slovacchia 3
  3. Spagna 2
  4. Polonia 1

Girone F

  1. Francia 4
  2. Germania 3
  3. Portogallo 3
  4. Ungheria 1


Reggio Calabria brucia, ma abbiamo la discarica più efficiente del mondo

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rogo spazzatura

La città di Reggio Calabria brucia, ma non sembra importare molto…

Reggio Calabria brucia. E noi stiamo a guardare. Filmiamo. Oltrepassiamo. Via. “Stanno bruciando i rifiuti a Ciccarello!”, “Ah sì, vabbé tranquillo, anche ieri”. Reggio Calabria brucia e non è (perlomeno non solo) per il caldo torrido già affacciatosi sullo Stretto. Reggio Calabria brucia oggi e brucia domani. Brucia praticamente tutti i giorni. Menomale, perché bisogna farsi spazio tra i rifiuti. Ce ne sono troppi. Affinché una discarica funzioni è necessario svuotarla. E quindi Reggio Calabria brucia. Menomale che ci sono i Rom con la loro discarica: l’hanno creata in poco tempo e la gestiscono come fosse una multinazionale. C’è il “guardiano” che sorveglia chi passa e utilizza la discarica e ci sono i “fattorini al contrario” che con api e furgoncini si spostano in città per raccogliere i rifiuti e condurli al “deposito”. Tutto funziona alla perfezione, in maniera ordinata e regolare. “Pronto, è pieno di spazzatura fuori dal mio portone. Può venire qualcuno a prenderla per togliermela da qua?”. “Sì, arriviamo. 10 euro e scompare”. Il business della discarica. Poveri noi che non c’eravamo mai arrivati. Paghiamo la Tari per un (non) servizio, sentiamo parlare da mesi di termovalorizzatori, discariche in provincia, cassonetti intelligenti. E poi bastavano 10 euro per togliersi l’immondizia da casa e alimentare il grande traffico della discarica di Ciccarello. Manca soltanto che diventi un’attrazione con tanto di visita guidata. “Venite a visitare la discarica, è gratis. Magari, se volete lasciarci un po’ di rifiuti, vi costa soltanto 10 euro. E la domenica c’è il grande spettacolo: il rogo in diretta.

Nel 2021, nella Reggio Calabria che si pone al fianco dell’integrazione, dei pari diritti, che vuole aprirsi al mondo, che si professa al fianco della lotta al razzismo e all’omofobia, che apre le porte agli immigrati, che vuole crescere e svilupparsi e dialoga con la Uefa per ospitare la finale di Champions League, non può permettere a un gruppo ristretto di cittadini di un piccolo quartiere di operare indisturbato. Da tempo, tra l’altro. Troppo tempo. Lo sappiamo, noi. Tutti. E lo sa anche chi dovrebbe controllare. Sa che quello è diventato ormai un business pericoloso. Sa che il cittadino – sia esso zona Nord o zona Sud di Reggio – “chiede aiuto” alla grandissima, bellissima, ultra, mega, galattica (per dirla alla Fantozzi) discarica di Ciccarello per togliersi i rifiuti da casa. Sa che sistematicamente quell’immondizia va volontariamente a fuoco. Sa che tutta la zona Sud – ieri è stato così – respira l’aria tossica proveniente da quello “spettacolo”. Chi dovrebbe controllare sa tutto. E se sa tutto e non fa nulla per fermarlo, è pieno complice. Ieri, come oggi e come domani. Perché se ai disservizi bisogna aggiungere anche danni ambientali, allora significa che non si vuol bene ai propri figli. E se un ambientalista si professa apertamente contrario a un termovalorizzatore, non può restare impassibile di fronte all’aria irrespirabile provocata da roghi di pneumatici e lavatrici. Eppure…

Diventa difficile, in un contesto del genere, essere esenti dall’accusare questo o quello. Anche per me che, in questo giornale, tendo sempre ad esaltare la forza e il potenziale di una città bellissima e inespressa, di una città che sa di poter crescere ma che non ne è capace. Come può crescere una città se, chi dovrebbe controllare, non solo non lo fa, ma si permette anche il lusso di giudicare i propri cittadini con delle espressioni poco carine, così da (pensa) esentarsi da ogni tipo di responsabilità? Che poi, proprio quegli stessi cittadini definiti “poco puliti”, stanno ripulendo (da soli!) vie cittadine e luoghi storici del centro e non solo. Si sono sentiti dire “grazie”, qualche giorno fa. A questo punto non resta che ringraziare anche i Rom: con la loro discarica abusiva stanno gestendo egregiamente la situazione rifiuti nella nostra città…

Sparare a zero. Non mi piace, dicevo prima. Criticare senza proporre soluzioni risulta essere fine a se stesso e troppo facile. Peccato che, però, di soluzioni ne siano uscite fuori tante negli ultimi tempi, per ovviare al problema. Non sappiamo quanto efficaci, nel medio-lungo periodo, ma questo è un altro discorso. Della discarica di Melicuccà se ne parla più o meno da 389 anni (e 6 ore). “Ora arriva”, “Eccola”, “Adesso spunta”, “E’ pronta”, “Ecco che ci siamo”, “Dobbiamo solo annunciarla”. Puff. Scoppiata come ieri scoppiavano i divani della grandissima, bellissima, ultra, mega, galattica discarica. Nessun problema, però. Forse ci sono i cassonetti intelligenti. Forse.

  • “Possiamo considerare ormai agli sgoccioli la fase che porterà a rivoluzionare il sistema d’igiene ambientale cittadino. Abbiamo chiesto l’intervento di Conai per affiancarci in una programmazione nuova riguardo la raccolta rifiuti. Nell’incontro è stato presentato un programma definitivo, ci siamo presi una settimana per dare un’occhiata e ragionare insieme ai nostri tecnici se questo tipo di raccolta se questo Piano è attuabile nella nostra città”Assessore Brunetti, gennaio 2021.
  • “A breve saremo nelle condizioni di fare partire due Ecostazioni sperimentali che, grazie anche al contributo delle associazioni, serviranno a riordinare il sistema di conferimento dei rifiuti in zone precise della città”. Assessore Brunetti, marzo 2021.

E’ stato anche detto, lo scorso anno, “entro Natale”. Ma non sappiamo di quale anno… E nel frattempo Reggio Calabria brucia…