Autore: Piero Sansonetti

Solos è un monologo sul futuro dell’umanità recitato da sette grandi attori

solos-e-un-monologo-sul-futuro-dell’umanita-recitato-da-sette-grandi-attori

In questa miniserie, ogni episodio mostra un protagonista diverso (fra cui spicca la grandiosa Helen Mirren) affrontare profonde introspezioni immerso in un isolamento fantascientifico, fra spunti originali e forti contraddizioni interne

Cosa rende una serie tv degna di nota, in un panorama televisivo in cui le novità seriali vengono proposte ogni giorno, su qualsiasi mezzo e qualsiasi schermo? Probabilmente le idee, o perlomeno il coinvolgimento di grandi nomi della recitazione. Solos, la nuova serie antologica che debutta su Amazon Prime Video il 25 giugno, tenta di sommare entrambi questi fattori e lo fa da una premessa sulla carta molto interessante: in ognuno dei sette episodi protagonista è un singolo attore che parla con sé stesso (o con versioni di sé stesso) in un superamento del concetto tradizionale di monologo, immerso in un contesto più o meno fantascientifico. Questa creazione di David Weiss, già ideatore di un altro successo Amazon come Hunters e che qui debutta alla regia di alcuni episodi, è una specie di incrocio fra tradizione shakesperiana e trovate alla Black Mirror, anche se è difficile dire che si sia trovato un equilibrio efficace.

In ogni episodio, che dura circa mezz’ora, vediamo dunque un grande attore alle prese con sfide futuristiche: Anne Hathaway vuole mettersi in contatto con la sé stessa del futuro, Anthony Mackie deve confrontarsi con la mortalità e con un proprio clone, Uzo Aduba (Orange Is the New Black, Mrs America) è intrappolata in una casa intelligente e così via. Non si può dire che, tra viaggi nel tempo, clonazioni, esplorazioni spaziali e manipolazione della memoria, gli spunti fantascientifici siano dei più originali, anche se qui sono piegati verso un’introspezione drammatica, una riflessione profonda e sofferta sul senso di essere vivi e di percorrere il proprio destino. Nonostante ci siano dei collegamenti interni che vanno taciuti per non fare spoiler (e ci siano anche delle gag ricorrenti, come il riferimento ai gelati Carvel, alle Alfa Romeo e ai… peti), queste storie pur intense soffrono del fatto di essere abbandonate appunto dopo 30 minuti, senza che poi possiamo sapere cosa è stato dei vari personaggi e delle loro crisi.

Certo, in questo caso è più il livello della recitazione a fare la differenza. La grandiosa Helen Mirren è protagonista per esempio del terzo episodio in cui interpreta l’anziana Peg che, consapevole di aver sprecato la propria vita nel terrore, accetta un’avventura spaziale senza via di ritorno. Seduta su una sedia, fasciata in una tuta rossa, praticamente immobile, Mirren incanta per mezz’ora filata grazie a una padronanza dei suoi mezzi espressivi che fanno dimenticare ogni contingenza. Lo stesso si può dire di Morgan Freeman, protagonista dell’ultimo episodio in cui la formula fra l’altro cambia leggermente: ad affiancarlo è infatti Dan Stevens (anche voce dell’intelligenza artificiale con cui interloquisce Mirren), il quale arriverà a scoprire un segreto inquietante che dà nuova luce a tutti i monologhi precedenti.

Solos procede proprio attraverso questa serie di contraddizioni interne: la sua forza si basa tutta sull’interpretazione solitaria dei protagonisti, ma alcune performance sono più deboli di altre; ogni episodio vuole raccontare una storia a sé, ma bisogna arrivare all’epilogo perché tutto assuma un senso più compiuto; l’impostazione è quella di uno scandaglio della complessità dell’animo umano, ma sono i riferimenti pop e le battute sulla cultura contemporanea (Game of Thrones, Trump in fuga in Russia ecc.) a risultare più brillanti del resto. Questa antologia è in sostanza un buon prodotto a livello realizzativo, ma che si perde nel mezzo di una competizione che ha alzato l’asticella sempre di più. È anche vero, però, che potrebbe essere la perfetta espressione seriale ai tempi del Covid, col suo singolo interprete che regge la scena da solo, isolato, senza nessun altro intorno.

Senza saper esattamente cosa vuole essere fino in fondo, però, Solos è un intrattenimento sporadico da infilare nei ritagli di tempo, anche se dimostra che una certa originalità di storytelling non è ancora morta: basterebbe solo averci creduto un po’ di più.

Romina Pierdomenico: in che rapporti è con i figli di Ezio Greggio

romina-pierdomenico:-in-che-rapporti-e-con-i-figli-di-ezio-greggio

News

Procede a gonfie vele la storia d’amore tra l’ex corteggiatrice di Uomini e Donne e il conduttore e attore

Pubblicato su

È una relazione seria quella tra Romina Pierdomenico e Ezio Greggio. I due fanno coppia fissa da qualche anno, più precisamente dal 2018, e convivono a Montecarlo. La modella e showgirl ha ovviamente già conosciuto i figli del conduttore di Striscia la notizia – Giacomo e Gabriele – nati da due legami importanti e conclusi da tempo.

Due ragazzi ormai grandi, quasi coetanei di Romina Pierdomenico che ha 28 anni. Il primo figlio di Ezio Greggio, Giacomo, è addirittura più grande: ha ben trent’anni. Il secondogenito, Gabriele, ha invece 26 anni. Un dettaglio che ha sicuramente agevolato la Pierdomenico, che è stata subito accolta bene dalla famiglia di Ezio.

È stata la stessa Romina Pierdomenico a dichiararlo in un’intervista concessa al settimanale Nuovo:

“Vado molto d’accordo con i ragazzi di Ezio. Sono educati e rispettosi e mi hanno accolto bene”

Come Romina Pierdomenico anche Ezio Greggio è stato accolto con gioia ed entusiasmo dalla famiglia della sua fidanzata. Il padre della soubrette, pure lui si chiama Gabriele, ha ricordato con emozione il primo incontro con il genero, avvenuto in Abruzzo, terra d’origine della bella Romina.

Di recente Romina Pierdomenico ha parlato della sua malattia: qualche tempo fa ha lottato contro una forma rara di psoriasi. Per sette mesi non è uscita di casa e non ha lavorato come modella. Grazie ad una terapia mirata e al sole del Brasile è guarita ma determinante è stato l’incontro con Ezio Greggio, come ricordato dalla stessa Romina alla rivista diretta da Riccardo Signoretti:

“Lui è arrivato nella mia vita un anno dopo la mia guarigione fisica, ma mi ha aiutato a risollevarmi dal punto di vista psicologico”

La Pierdomenico ha spiegato che la differenza d’età con Ezio Gregio – di ben 39 anni – non è mai stato un problema per la coppia.

A detta della soubrette i punti di forza di questo rapporto sono: l’ironia, la sensibilità, la semplicità. Romina Pierdomenico si è detta inoltre più matura della sua età anagrafica.

Chi è Romina Pierdomenico

Romina Pierdomenico è una modella, ballerina e soubrette, classe 1993. Ha esordito in tv prima come tentatrice a Temptation Island e poi come corteggiatrice a Uomini e Donne, dove ha provato a conquistare invano il cuore dell’ex tronista Amedeo Barbato. Ha fatto parte del corpo di ballo di Colorado ed è stata valletta di Ezio Greggio a La sai l’ultima?.

Come le neuroscienze spiegano le emozioni che proviamo davanti a un’opera d’arte

come-le-neuroscienze-spiegano-le-emozioni-che-proviamo-davanti-a-un’opera-d’arte

Ne abbiamo discusso con il neuroscienziato Vittorio Gallese, tra empatia e neuroni specchio, mondi paralleli e realtà digitale. Un rapporto di lungo corso tra arte, essere umani e scienza di cui si parlerà anche al Festival dei due mondi di Spoleto

Wall_drawing_Sol_LeWitt_Spoleto
Un wall drawing dell’esponente dell’arte concettuale Sol LeWitt (1928-2007) al museo Carandente di Spoleto (foto: Wikimedia Commons)

Che sia un dipinto, una sinfonia o un film, poco importa: quando siamo di fronte a una forma d’arte, purché ben fatta, il nostro cervello e il nostro corpo reagiscono alla sua forza comunicativa, con meccanismi che tutti quanti abbiamo sperimentato ma che le neuroscienze stanno ancora indagando e cercando di comprendere a fondo.

Ne abbiamo parlato per Wired con Vittorio Gallese, docente di psicobiologia all’università di Parma e scopritore insieme ai colleghi dei neuroni specchio, le cellule motorie del cervello che sono fondamentali per spiegare l’empatia, non solo verso i gesti e le azioni di un’altra persona ma pure nei confronti di un pezzo musicale o di un’opera d’arte. Proprio del rapporto tra arte e scienza, due mondi all’apparenza lontani ma in realtà uniti da link percettivi ed emozionali, Gallese parlerà domenica 27 giugno nell’evento conclusivo della 64esima edizione del Festival dei due mondi di Spoleto, all’interno del percorso Art & Science into Spoleto pensato dalla Fondazione Carla Fendi per mettere allo specchio la cultura artistica con quella scientifica, a partire dalle opere degli artisti Sol LeWitt e Anna Mahler.

Vittorio Gallese, la sua ricerca si è concentrata sul fondamento neuro-biologico e sui meccanismi cerebrali alla base del linguaggio e dell’estetica. Che radici storiche ha il rapporto tra arte ed emozioni?

“Il termine arte è molto recente, storicamente delimitabile, e più che di arte parlerei di mondi paralleli. Una delle cifre dell’essere umano è che il mondo fisico non ci basta: non solo siamo ossessionati dal creare e dal raccontare storie, ma abbiamo prove di espressioni dell’arte umana fin da quando abbiamo testimonianza storica. Le pitture paleolitiche di 25-30mila anni fa, per esempio, ma anche più indietro con i ritrovamenti di Blombos, vicino a Città del Capo in Sudafrica, con un blocco di ocra con iscrizioni geometriche datato circa 75mila anni fa. E forse ancora più antichi sono i gusci di conchiglia trovati a Giava, in Indonesia, espressione dell’arte simbolica primitiva”.

Qual è il tratto di congiunzione e l’anello di collegamento tra arte e esperienza estetica, tra espressione artistica e neuroscienze?

“Il mestiere che faccio, ossia lo scienziato cognitivo con un focus in particolare su mente umana e substrati fisiologici, celebrali e cervello-corpo, mi ha portato a credere che un tema centrale di cui occuparci siano i mondi paralleli e il loro collegamento con l’estetica. La definizione stessa di estetica è molto antica ma anche molto moderna: aisthesis, appunto l’estetica, è la conoscenza del mondo attraverso la sensibilità corporea. Il concetto si applica anche all’arte astratta, ai tagli di Lucio Fontana o alle pennellate dinamiche di Franz Kline, perché anche quando abbiamo rappresentazioni e forme che non hanno a che fare con il volto umano si crea comunque un rapporto inter-soggettivo tra chi guarda l’opera e l’artista che l’ha creata”.

Vittorio_Gallese
Vittorio Gallese (foto: Wikimedia Commons)

In che senso può crearsi un rapporto tra fruitore e artista?

“Simulando il gesto che ha prodotto quell’immagine. È quello che di fatto diceva Adolf von Hildebrand già a fine Ottocento: una delle cose più potenti che l’arte può fare è suscitare in chi guarda la ricreazione dell’atto stesso di creazione dell’opera. Ciò significa – e qui si passa dall’estetica alla scienza – di poter guardare all’arte dal punto di vista dell’empatia e dell’embodiment, ossia dell’incarnazione. È un tema su cui nel 2007 ho pubblicato uno studio che voleva essere una mappa per guidare la ricerca successiva: dopo altri 14 anni di studi sulle arti figurative e sul cinema come schermo empatico, sono convinto sia un atto dovuto che le neuroscienze si occupino di quello che chiamiamo comunemente arte, o che più propriamente include tutte le forme di espressione simbolico-creativa“.

E a che punto siamo oggi con queste ricerche in ambito neuroscientifico?

“Il primo passo decisivo è stato utilizzare gli stessi strumenti delle neuroscienze e più in generale l’approccio scientifico per affrontare il tema, immaginando domande e provando a rispondere a proposito di arte e cinema. I pionieri di questo filone, come Semir Zeki, già dalla fine degli anni Novanta hanno concentrato la propria attività di ricerca cercando le basi neurologiche di due concetti che ricorrono quando si parla di arte: il bello e il sublime. Sono state trovate le aree del cervello che si attivano corrispondenti al bello e al sublime, e sono le stesse – ma diverse fra loro – indipendentemente dal fatto che si tratti di un dipinto, dell’ascolto di un brano musicale o della visione di un’equazione matematica.

“Con il mio gruppo, in particolare, ci siamo concentrati di più sul tema dell’esperienza, cercando di coniugare la fruizione dell’arte con l’indagine neuroscientifica, capire come si sostanzia dal punto del vista del corpo l’esperienza sensibile di un quadro o un film. E si è capito che un elemento importante del rapporto con le opere artistiche, ma anche con oggetti particolari, stimoli religiosi ed elementi coesivi di un gruppo sociale, è proprio l’empatia, il sentire quello che l’oggetto trasmette. Ciò comunque non esaurisce il tema dell’esperienza estetica, che è un poliedro a molte facce e include anche il momento valutativo e quello di giudizio“.

Quali conclusioni sono state tratte?

“La cosa più importante è che non vediamo solo con la parte visiva del cervello. L’esperienza che abbiamo è qualcosa di sinestetico, di multimodale: quando guardo il mondo o qualsiasi cosa attivo sia la parte emotiva, sia quella tattile e sia quella motoria, oltre alla parte visiva. La visione non è solo la parte visiva del cervello, e così il rapporto estetico con le opere d’arte non è mediato solo dalla parte cognitiva e linguistica della mente, ma è ineludibile ci sia anche un coinvolgimento empatico. Per esempio, quando vedo il dito di san Tommaso che si inserisce nella piaga di Cristo in un dipinto di Caravaggio, anche se è una rappresentazione statica e bidimensionale si attivano aree tattili del cervello. In termini tecnici si parla di simulazione incarnata, un processo che è alla base del coinvolgimento estetico. Insomma, ci sono delle condizioni che creano specifici meccanismi e attivazioni cerebrali, e in questo è importante non confondere il concetto di mondo fisico con quello di mondo reale. Perché può essere reale anche ciò che non è fisico”.

Quindi, in sostanza, anche un’esperienza estetica, o anche una dimensione digitale, può entrare a fare parte del mondo reale?

“Da qualche anno sappiamo che i meccanismi cerebrali e corporei che si attivano quando ci confrontiamo con un mondo non fisico, ma con una rappresentazione bidimensionale e ancora di più con una realtà virtuale, sono molto simili a quelli del mondo fisico stesso. Ci sono studi condotti all’università tedesca di Tubinga che dimostrano come i neuroni specchio nel macaco si attivino sia se si afferra un oggetto sia se si vede la stessa azione riprodotta sullo schermo del computer, con la metà dei neuroni che risponde con la stessa intensità e il resto a intensità inferiore. La realtà è una sola: quella dell’esperienza. Il corpo è uno, noi facciamo delle esperienze e queste possono essere stimolate dall’incontro con il mondo fisico o con quello del cinema o dell’arte.

“Si è dibattuto a lungo se le emozioni create dall’arte siano vere emozioni. Quando vedo un bel quadro, quando ascolto La traviata di Giuseppe Verdi, le mie non sono quasi emozioni o quasi lacrime, ma emozioni e lacrime genuine. Spesso quando si hanno esperienze estetiche si è fermi, seduti o in piedi, e quindi c’è la liberazione dall’incombenza dall’essere allertati dall’imprevedibilità del mondo reale. L’immobilità potenzia questi meccanismi e li mette al servizio dell’esperienza particolare dell’estetica”.

Murale_Sol_LeWitt
Il murales ispirato all’esponente dell’arte concettuale Sol LeWitt installato sulla facciata del Teatro Caio Melisso a Spoleto in occasione del festival

Ritiene che il digitale stia cambiando questi meccanismi così radicati nella nostra storia e nella nostra cultura?

“Con il digitale, che sta cambiando il mondo, viviamo come mai prima di ora in un mondo estetico: la rivoluzione digitale unita alla globalizzazione ha estetizzato il mondo, se ne parlava già dieci anni fa ma con lo stress test della pandemia oggi è molto più evidente. Da sempre abbiamo dei mondi paralleli, ma il digitale ora si sta mangiando fette del mondo fisico, con un impatto sullo stile delle relazioni interpersonali, sul modo di formare opinioni e sui processi di disintermediazione. Temi su cui con l’università di Parma abbiamo fatto una serie di seminari, tutti su neuroscience and humanity. Persino un politico, oggi, costruisce su basi estetiche tutta la comunicazione: un politico in passato non avrebbe mai diffuso immagini con la pancetta in spiaggia, ma i nuovi codici di comunicazione passano per l’identificazione del politico con il pubblico. Il concetto non è più votami per essere come me, ma votami e diventerò come te, non più l’elettore che ambisce a diventare come il politico, ma il politico che si conforma all’elettore.

“Noi siamo animali tecnologici e la tecnologia fa parte dell’umano. Il paesaggio toscano odierno, per esempio, non è affatto naturale, ma è quanto di più artificiale possa esistere. La differenza rispetto al passato è che oggi la tecnologia si esprime con il cosiddetto digital mediascape. Ogni tecnologia porta a cambiamenti, ciascuno con le proprie peculiarità. La tecnologia sta cambiando la nostra vita e potenzialmente la nostra identità: c’è un nostro nuovo sé digitale. Le neuroscienze devono prendere queste tematiche e studiare la mediazione del digitale, dello stereo e del surround, e pure in che modo la dimensione di uno schermo influenzi la ricezione delle persone. Sono argomenti di cui sappiamo ancora molto poco: non si tratta solo della mediazione digitale, ma anche della rimediazione, perché spesso il nostro rapporto con la realtà è frutto della pre-mediazione di quello che vediamo in rete”.

Quanto della questione estetica e dei mondi paralleli si ritrova nel mondo dei videogiochi? A proposito di neuroni specchio, condivide gli allarmismi a proposito del riprodurre nel mondo fisico le azioni che si compiono giocando?

“I videogiochi sono un aspetto dell’interattività, con molti luoghi comuni mal raccontati e una eccessiva demonizzazione. Ci sono studi scientifici che dimostrano come interattività digitali e videogame sviluppino competenze spaziali e mnemoniche. Abbiamo i neuroni specchio, certo, ma ciò non significa che se i ragazzi giocano a uno sparatutto poi escano per strada e uccidano la gente. Queste sono fregnacce, anche perché oggi il mondo è molto meno violento che in passato, e sono discorsi da boomer.

“Abbiamo bisogno di studiare questi fenomeni in modo scientifico, senza retorica o altro. I temi inquietanti non sono i videogiochi, ma il fatto che più passa il tempo e più le ricerche se le potranno permettere solo i grandi stakeholder del digitale. Le istituzioni che hanno al primo posto la logica della conoscenza e non quella del profitto sono sempre meno in grado di reggere la concorrenza di aziende come Google e Amazon. E si tratta di un rischio etico e politico, più che legato alla tecnologia in sé”.

Per evitare il crash sanitario la Regione assuma personale con un concorso a cui possano attingere tutte le aziende piemontesi. Ora basta tergiversare!

per-evitare-il-crash-sanitario-la-regione-assuma-personale-con-un-concorso-a-cui-possano-attingere-tutte-le-aziende-piemontesi.-ora-basta-tergiversare!

Con la discesa della curva pandemica negli ospedali, soprattutto alla Città della Salute, si torna ai problemi antichi: Pronto Soccorso intasati e drammatica carenza di personale e rischio di un crash del sistema.

Il Nursing Up sindacato degli infermieri e delle professioni sanitarie, punta il dito sulla Regione: è necessario, impellente che si proceda a realizzare un concorso in cui ogni azienda abbia la sua graduatoria. Basta tergiversare! Basta prendere tempo” Non si scappa, bisogna assumere ora e a tempo indeterminato. La lotta al coronavirus ci ha insegnato che la sanità non si può derubricare a una questione da ragionieri, non ci possiamo permettere tagli economici indiscriminati senza alternative, qui si tratta della salute pubblica e non sono più tollerabili situazioni in cui la scarsità di personale danneggia la prestazione erogata. La Regione non può far finta di nulla, il concorso per le assunzioni va fatto ora!

Il Segretario Regionale del Nursing Up Piemonte, Claudio Delli Carri, attacca: “La Regione deve riaprire il bando pensato per il San Luigi e l’Asl To3 coinvolgendo tutte le altre aziende sanitarie della provincia di Torino, ognuna con la sua graduatoria, a cui poi poter attingere personale. Prima anche solo di parlare delle liste d’attesa, è impellente assumere infermieri, professioni sanitarie e Oss a tempo indeterminato per avere organici che possano erogare servizi adeguati ai pazienti. Che abbattimento delle liste d’attesa si vuole fare se non c’è il personale necessario per erogare i servizi?

Oggi, infatti, a causa della scarsità di personale un po’ in tutto il Piemonte, la situazione è davvero al limite. Si rischia davvero il crash.

Le assunzioni devono essere fatte in provincia di Torino, ma anche negli altri quadranti. Cuneo, Asti, Alessandria e Piemonte Nord orientale. Bisogna fare un concorso nel quale ogni azienda abbia la sua graduatoria a cui attingere. Ma va fatto adesso, senza attendere oltre.

E va ricordato che le aziende devono poter assumere personale al 100%, non come accade alla Città della Salute la quale è sotto piano di rientro per cui le assunzioni sono contingentate al 75%. La salute, dovremmo averlo capito, va al di là delle questioni economiche”.

“I Piani di rientro – prosegue Delli Carri – vanno superati, anche con uno specifico intervento del Governo, in modo da permettere a tutte le aziende di assumere il personale necessario alle necessità di ogni realtà. A giugno, poi, scadono le direttive che imponevano ai nuovi assunti a tempo indeterminato di lavorare nelle Rsa, per l’emergenza Covid. Questo personale deve essere reimpiegato nelle aziende. Diciamo “deve” perché a oggi non sappiamo se sarà così. La Regione a oggi non ha fatto nulla. Se infatti non è stato trovato il personale necessario per sostituire quello che è stato “imprestato” alle Rsa, coloro che hanno tale direttiva in scadenza rimarranno i quelle strutture? Perché la Regione non dice nulla? Si tratta di numeri considerevoli di personale? Indagheremo per capire un fenomeno a oggi poco chiaro.

E poi: riuscirà la Regione a potenziare le rianimazioni per una eventuale quarta ondata autunnale, come più volte detto, entro ottobre? Dov’è il personale per questo potenziamento?

Che accadrà per il territorio? Quando verrà potenziato il territorio e perché non ci sono assunzioni in merito? A oggi non vediamo nulla nemmeno in questo campo.

Qui non si capisce che vanno fatte le assunzioni e ci vanno le graduatorie a cui attingere, ma non si può aspettare l’autunno, vanno fatte ora. Nel frattempo, tutti coloro che sono stati assunti per combattere il mostro pandemico, e che ora vanno in scadenza, devono vedersi prolungato il contratto a 36 mesi. Si deve agire, ricordando anche che a breve su tutto ciò interverrà il problema dei turni ferie e del sovraffollamento dei pronto soccorso anche per il caldo.

Non dimenticando, infine, che la campagna vaccinale va avanti, e bisogna pensare anche al personale necessario a fare le inoculazioni, e anche in questo caso come si andrà avanti se il personale non basta e se i fondi, come pare, si stanno esaurendo?

Possibile che la Regione continui a stare ferma, a non battere un colpo, a non dire come vuole programmare la salute dei piemontesi nei prossimi mesi?

Ora basta! Ci si deve muovere ora, subito, con le assunzioni”.

Ultimi articoli pubblicati

Skin, la compagna della cantante è incinta: primo figlio in arrivo per la coppia

skin,-la-compagna-della-cantante-e-incinta:-primo-figlio-in-arrivo-per-la-coppia

Musica

Cicogna in volo per la popolare leader degli Skunk Anansie nonché ex giurata di X Factor Italia

Pubblicato su

Bebè in arrivo per Skin e la sua dolce metà Ladyfag. La giornalista è incinta e lo ha annunciato con una foto su Instagram, scrivendo che presto non saranno più in due bensì in tre. La cantante degli Skunk Anansie e la scrittrice stanno insieme da circa quattro anni: il matrimonio è stato annunciato a settembre 2020 ma non è stato ancora celebrato per via della pandemia da Coronavirus.

In attesa di diventare congiunti a tutti gli effetti Skin e Ladyfag hanno deciso di allargare la famiglia con un bambino che nascerà in autunno. Al momento non è chiaro se sarà una femmina o un maschietto. Per entrambi è il primogenito nonostante Skin – vero nome Deborah Anne Dyer – abbia già un divorzio alle spalle.

Dal 2013 al 2015 Skin (54 anni) è stata sposata con la produttrice Christiana Wyly, figlia del miliardario americano Sam Wyly. Le nozze sono state celebrate proprio in Italia. Dopo il divorzio Skin aveva parlato della possibilità di adottare dei bambini da single ma poi l’incontro con Ladyfag ha completamente rivoluzionato la sua vita.

Da qualche anno Skin ha messo in stand by la sua carriera proprio per dedicarsi alla vita privata. L’ultimo album in studio con gli Skunk Anansie risale al 2016 mentre è del 2015 l’esperienza come giurata a X Factor Italia. Esperienza che Skin ha voluto fare anche per dimenticare più velocemente l’ex moglie.

Chi è Ladyfag, la futura moglie di Skin

Rayne Baron, questo il vero nome di Ladyfag, è una scrittrice, artista, è un personaggio della nightlife ed è una produttrice di eventi di 44 anni. È nata a Toronto, dove in passato ha gestito un negozio di abbigliamento vintag. È stata una delle principali animatrici dei movimenti culturali canadesi per poi trasferirsi a New York, dove ha scelto di utilizzare un nome d’arte.

È la principale organizzatrice di feste, è stata anche vicina alla fondazione di Toilet Paper, la rivista underground fondata da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Collabora con la rivista Paper, Candy Magazine, 25 magazine, Rolling Stone, Out, Interview e Hunter.

Eleonora Daniele, la situazione è drammatica: “Non ho più nulla”. Fan addolorati

eleonora-daniele,-la-situazione-e-drammatica:-“non-ho-piu-nulla”.-fan-addolorati

Domani andrà in onda l’ultima puntata di Storie Italiane con imperdibili episodi e fatti di cronaca, oggi un ha spiazzato il pubblico.

Eleonora Daniele

Storie italiane è arrivato al capolinea e domani andrà in onda l’ultima puntata di questa stagione che ha fatto innamorare i telespettatori ed ha ottenuto ottimi risultati. Il merito è senz’altro della conduttrice Eleonora Daniele che con la sua bravura e il talento è riuscita ad entrare nelle case degli italiani e a lasciare il segno.

In una delle puntate di questa stagione, la conduttrice ospitò in collegamento Dalila Di Lazzaro, ex modella e attrice. Quello che rivelò non passò di certo inosservato.

Storie italiane, lo scandalo

L’invitata ha raccontato alcuni particolari della sua vita che hanno lasciato di stucco la conduttrice e i telespettatori da casa. A quanto pare la donna ha avuto dei problemi economici.

L’ex modella ha iniziato la sua carriera nel mondo della moda quando era molto giovane, aveva appena sedici anni. Il debutto come attrice è avvenuto poco dopo, quando il regista Alberto Lattuada l’ha scelta per Oh, Serafina!

Nel 1991 però la sua vita precipitò, l’artista perse il figlio in un incidente e lei è rimasta coinvolta nello stesso, con delle ferite alla schiena. Per curarsi Dalila dovette usare almeno un milione di euro e questa spesa la portò ad avere grandi problemi economici. Durante la puntata di Storie Italiane ha poi raccontato che

Ha rotto un momento magico della mia carriera. A causa di quell’incidente non ho più potuto lavorare. Non sono arrivata a quarant’anni di lavoro ma se anche lo avessi fatto, pur avendo sempre versato, oggi non avrei una pensione dignitosa.

LEGGI ANCHE>>>Paolo Bonolis, la verità sulla crisi con sua moglie Sonia Bruganelli

LEGGI ANCHE>>>“Ricomincio dal No”, Caterina Balivo è la donna più felice al mondo: il lieto annuncio

La donna ha poi continuato dicendo di avere un dolore cronico neuropatico che non la fa muovere come dovrebbe. La morfina è diventata la sua migliore amica e con l’incidente tutto è cambiato nella sua vita.

Oroscopo di Paolo Fox, 25 giugno 2021: le previsioni segno per segno

oroscopo-di-paolo-fox,-25-giugno-2021:-le-previsioni-segno-per-segno

Oroscopo Paolo Fox 25 giugno 2021. La Luna nuova e il passaggio del Sole stanno cambiando un po’ le carte in tavola per alcuni segni. Ma come andrà la vostra giornata? Quali saranno i segni favoriti dalle stelle in questo 25 giugno?

Oroscopo Paolo Fox 25 giugno: le previsioni

Ariete: Venere domenica tornerà dalla tua parte, ma ora cerca di evitare polemiche. Sul lavoro, tu non ti scoraggi mai, anche se la situazione non è molto convincente. O meglio, lo è a metà!

Oroscopo Paolo Fox Toro: Buone notizie per l’amore, nel weekend potresti anche rimetterti in gioco. Sul lavoro, pensa bene e rifletti prima di firmare un accordo o un patto. Nel fine settimane potrebbe esserci del nervosismo nell’aria!

Oroscopo Paolo Fox Gemelli: In amore il weekend sarà fondamentale per chiarire qualcosa o per parlare con una persona che realmente ti interessa. Sul lavoro, chi è rimasto fermo ora può recuperare!

Oroscopo Paolo Fox 25 giugno 2021: Cancro, Leone e Vergine

Oroscopo Paolo Fox Cancro: La Luna è in opposizione, sarebbe meglio farsi scivolare le cose addosso in amore. Sul lavoro, non buttare all’aria una bella occasione e pensa a un nuovo accordo!

Oroscopo Paolo Fox Leone: Da domenica Venere sarà nel tuo segno. Sul lavoro, la situazione è positiva, cerca solo di allontanare le polemiche!

Oroscopo Paolo Fox Vergine: In amore oggi è arrivato il momento di affrontare tutto quello che non è andato negli ultimi giorni. Sul lavoro, occhio a una persona nata sotto il segno dei Pesci e attenzione agli affari che sembrano perfetti, c’è sempre qualcosa che non torna!

Oroscopo Paolo Fox 25 giugno 2021: Bilancia, Scorpione e Sagittario

Oroscopo Paolo Fox Bilancia:  In amore cerca di non programmare eventi troppo impegnativi. Sul lavoro, mantieni la calma perché oggi potresti perdere la pazienza!

Oroscopo Paolo Fox Scorpione: In amore servono dei chiarimenti, ancora di più ora che ci avviciniamo alla fine del mese. Sul lavoro, Giove è favorevole, anche se chi non ha un’occupazione è preoccupato!

Oroscopo Paolo Fox Sagittario: Se la tua storia è forte e solida, il weekend sarà veramente piacevole. Sul lavoro, le tue intenzioni e idee sono ottime, nel fine settimana ci sarà un miglioramento!

Oroscopo Paolo Fox 25 giugno 2021: Capricorno, Acquario e Pesci

Oroscopo Paolo Fox Capricorno: Da domenica tutto andrà meglio in amore: queste sono giornate ottime per chiarire quello che non va. Sul lavoro, c’è bisogno di fondi per investire, ma ora tutto sembra complicato!

Oroscopo Paolo Fox Acquario:  La Luna domenica sarà dalla tua parte, ma questo weekend prenditelo per risolvere quello che non va. Sul lavoro, è normale ora non essere pienamente soddisfatti: tra l’altro Marte ti fa essere ancora più agitato!

Oroscopo Paolo Fox Pesci: Queste per i sentimenti sono giornate importanti per fare delle scelte. Sul lavoro, cerca di avanzare le tue proposte perché con queste stelle tutto potrebbe migliorare. Forza!

Michele Placido beccato con una suora. La sua vita cambiata per sempre “Non potevo accettarlo”

michele-placido-beccato-con-una-suora.-la-sua-vita-cambiata-per-sempre-“non-potevo-accettarlo”

È lui stesso a raccontare la cosa, svelando l’episodio sensazionale che gli è successo. Quella donna era proprio una suora di un convento.

Tutti noi lo abbiamo conosciuto per tante ed importanti produzioni sia per il cinema che per la televisione. Ma Michele Placido ha rischiato “di non essere Michele Placido”.

Michele Placido
Michele Placido Foto dal web

Nel senso che, invece della carriera di attore e regista, il 75enne pugliese di Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, aveva intenzione di fare seriamente altro, nel corso della sua vita.

Lui stesso ne ha parlato in passato, affermando come, ad un certo punto della sua infanzia, aveva maturato il pensiero di volersi fare prete e di dedicarsi alla predicazione come missionario, assieme ad un zio al quale era molto legato.

In virtù di ciò, accadde anche un qualcosa che, a pensarci bene, potrebbe succedere soltanto nei film. Da Michele Placido apprendiamo che lui andò in convento per perfezionare questa sua aspettativa. Ma lì avvenne qualcosa di pazzesco.

L’attore, padre di Violante Placido, sarebbe finito con l’innamorarsi di una suora, che aveva una età di poco superiore alla sua. Ed amore carnale e spiritualità, si sa, non possono essere compatibili.

Leggi anche –> Isola dei famosi, Awed ci prova con Emanuela Tittocchia? La verità sul flirt

Placido svela il curioso retroscena della sua giovinezza

Questa suora si chiamava Antonietta e Michele Placido, con non poco divertimento, non nasconde che alla fine avvenne anche qualche contatto pericoloso.

Fu il primo corpo femminile con il quale entrai in contatto, ma ci scoprirono ed entrambi fummo cacciati dal convento

Quel loro amore nacque e morì lì. E Michele capì che quella del missionario non era la vita che faceva per lui. Restò poi il dispiacere per non avere mai più visto Antonietta.

Leggi anche –> Leone, choc nel video di Instagram: “Cosa hai detto?”

Leggi anche –> Barbara D’Urso, tre bellissime pronte a soppiantarla in tv

In seguito l’interprete de “La Piovra” si è sposato per due volte. La sua prima moglie fu Simonetta Stefanelli, con la quale rimase legato dal 1989 al 1994 e dalla quale ebbe i figli Violante, Michelangelo e Brenno.

Successivamente l’attore ebbe una relazione con Virginie Alexandre, dalla quale ebbe il figlio Inigo. E poi ecco il matrimonio avvenuto nel 2012 con Fedrica Vincenti, seguito dalla nascita di Gabriele. Se non è una vita da fiction questa…

Ignazio Moser la combina grossa! Il cambio è radicale, qualcuno interviene

ignazio-moser-la-combina-grossa!-il-cambio-e-radicale,-qualcuno-interviene

Ignazio Moser lascia tutti di stucco con un cambiamento a sorpresa, cosa ha combinato l’ex naufrago dell’Isola dei Famosi

La partecipazione di Ignazio Moser all’Isola dei Famosi non è passata di certo inosservata. Il popolare influencer ha conquistato tutti, come ci si attendeva, ed è stato protagonista fino alla fine.

Ignazio Moser
Ignazio Moser (foto da profilo ufficiale Instagram)

Conclusa l’avventura, è rimasto, come sapranno i followers più accaniti, per alcuni giorni in quarantena in Honduras, in compagnia della sua Cecilia Rodriguez.

Soprattutto lei ne ha approfittato per un po’ di relax e per diversi scatti su Instagram che hanno a dir poco infiammato la rete.

Adesso, Ignazio è tornato alla sua vita di sempre, sicuramente forte di una nuova esperienza. Ma felice altrettanto certamente di riprendere le sue attività.

Lo abbiamo già visto all’opera in palestra e in bicicletta, per tenersi in forma come al solito. Ma c’è anche qualche cambiamento non da poco.

Ignazio Moser, la provocazione su Instagram: la reazione dei fan e non solo

Insieme ad altri protagonisti dell’Isola dei Famosi, è stato chiamato in diretta a ‘Mattino Cinque’ con Federica Panicucci. Un momento speciale, per rivivere l’avventura insieme ai suoi compagni.

In trasmissione, anche Valentina Persia, Andrea Cerioli e Awed. Dopo la messa in onda, poi, è andato in scena un vero e proprio show su Instagram.

Ignazio si è recato infatti dal suo parrucchiere di fiducia per una rivisitazione al suo look, documentando il tutto con alcune stories.

Soprattutto, ha lanciato un sondaggio coinvolgendo i suoi fan e chiedendo se fosse il caso di tingersi i capelli di biondo platino.

Un cambiamento totale e clamoroso, che è stato però ‘scongiurato’ da una popolare stilista. Elisabetta Franchi ha infatti consigliato a Ignazio di rimanere con la sua classica tonalità di capelli: “Moraccione tutta la vita”, ha commentato ridendo.

LEGGI ANCHE —> Arisa in lacrime su Instagram. Piange e si dispera: l’episodio che le spezza il cuore

LEGGI ANCHE —> Isola dei famosi, Awed ci prova con Emanuela Tittocchia? La verità sul flirt

Per vedere Ignazio ‘biondo’ dovremo quindi aspettare ancora. Intanto lui si gode, con grande orgoglio, il nuovo taglio rasato, ma non disdegna di chiedere ai followers se gli stia effettivamente bene.