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Dayane Mello diventa una furia, la stoccata a Rosalinda Cannavò: “Come è bello far parlare di sé…”

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L’amicizia speciale tra Dayane Mello e Rosalinda Cannavò Nelle ultime ore le due ex concorrenti del Grande Fratello Vip 5, Dayane Mello e Rosalinda Cannavò sono tornate a far parlare di loro. Il motivo? Tutto è nato da alcune dichiarazioni fatte dalla 28enne messinese che recentemente ha ammesso di essere rimasta particolarmente sorpresa dal bacio […]

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China Box Office: ‘Chinese Doctors’ Resuscitates Sluggish Weekend

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“Chinese Doctors” gave a shot in the arm to a sluggish weekend at the Chinese box office, coming in first with sales of $44.4 million, according to Maoyan data. The patriotic tear-jerked had little competition: only other patriotic films, children’s animations and youth-centric programming are currently in theaters. The Wuhan-set pandemic film from Bona Film […]

«Specializzazione e coordinamento: la chiave contro la violenza di genere»

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L’intervento di Maria Masi, presidente del Cnf, alla presentazione in senato del “Rapporto sulla violenza di genere e domestica nella realtà giudiziaria”

«In ambito giudiziario, nelle procure, nei tribunali, nei tribunali di sorveglianza e tra magistrati, avvocati, psicologi serve molta più formazione e quindi specializzazione per riconoscere e affrontare con efficacia la violenza contro le donne, sanzionarla, prevenire escalation, sostenere le donne che denunciano». È questo l’assunto da cui muove il “Rapporto sulla violenza di genere e domestica nella realtà giudiziaria” approvato il 17 giugno dalla Commissione di inchiesta del Senato sul femminicidio e la violenza di genere, presieduta dalla senatrice dem Valeria Valente, e presentato nel corso del convegno che si è tenuto ieri presso la Sala Zuccari del Senato dal titolo “Giustizia e violenza contro le donne: riconoscere per perseguire”.

All’evento hanno partecipato, tra gli altri, il vicepresidente del Csm David Ermini, il primo presidente e il pg di Cassazione, Pietro Curzio e Giovanni Salvi, la presidente f.f. del Cnf, Maria Masi, e la senatrice Valente. Che parte da un’amara constatazione: «Il fenomeno della violenza maschile sulle donne, purtroppo, non conosce crisi. Lo registriamo ogni giorno». «L’Italia è dotata oggi di un buon impianto normativo», ha spiegato la senatrice del Pd, ma «la vera scommessa è di interpretare correttamente queste norme e per farlo c’è bisogno di una maggiore specializzazione e formazione di tutti gli operatori del complesso mondo della giustizia». «Molti passi ancora da compiere si registrano soprattutto nel settore civile, in modo particolare nei tribunali e negli ordini professionali», ha sottolineato Valente. Per la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati il rapporto «rappresenta un documento di assoluta autorevolezza per determinare la qualità delle difese offerte dal nostro sistema giudiziario a donne e minori vittime di terribili violenze». In considerazione del fatto – ha sottolineato Casellati nel messaggio inviato in occasione dell’evento – che la violenza di genere «è un fenomeno criminale complesso, in larga parte sommerso, e purtroppo in continua espansione».

Sulla necessità di formare gli operatori del diritto con opportuni percorsi di specializzazione, è centrato anche l’intervento di Maria Masi. Che invita, inoltre, a un coordinamento più funzionale tra azione penale e procedimento civile nei casi di violenza domestica. «Occorre agevolare – ha spiegato la presidente del Cnf – le corrette interpretazioni per riconoscere efficacemente, nei tribunali civili, la violenza contro le donne mediante percorsi formativi solidi, grazie anche alla recente approvazione del decreto ministeriale sulle specializzazioni forensi. Il decreto, fortemente voluto dal Consiglio nazionale forense, stabilisce infatti, nella macro area del diritto civile, anche le specializzazioni per gli avvocati che si occupano di tutela della persona e delle relazioni familiari, e di diritti umani, con la giusta attenzione al ruolo sociale che l’avvocatura è chiamata a svolgere». «Sono certa – ha concluso Masi – che il dato, relativo al triennio 2016-2018, emerso dal Rapporto sulla formazione degli avvocati, che li rappresenta scarsamente sensibili al tema della violenza di genere, oggi potrebbe essere diverso proprio perché, in virtù del regime transitorio del dm, sono molti gli avvocati che negli ultimi anni hanno seguito e si sono formati con i corsi organizzati dalle associazione specialistiche e grazie anche al forte ruolo sociale che esercitano i comitati per le pari opportunità presso gli ordini forensi».

Il riferimento è all’esito dell’indagine svolta tra dicembre 2019 e il 2020 attraverso dei questionari sottoposti a procure, tribunali ordinari, tribunali di sorveglianza, Csm, Cnf, e ordine degli psicologi. Per quanto riguarda gli avvocati, il Cnf riferisce che dal 2016 al 2018 sono stati organizzati più di 100 eventi in materia di violenza di genere e domestica, ai quali hanno partecipato oltre 1000 avvocati (su un totale di 243 mila), di cui l’80 per cento donne. In tre anni, dunque, solo lo 0,4 per cento ha partecipato a eventi formativi in materia di violenza di genere e domestica. Ma il dato riguardante i magistrati non è più confortante: nel triennio 2016-2018 la Scuola superiore della magistratura ha organizzato solo 6 corsi di aggiornamento in materia di violenza di genere, frequentati nel 67 per cento dei casi da donne. Sebbene tra procure e tribunali siano diffuse buone pratiche, conclude il rapporto, dalla ricerca «emerge una realtà multiforme e complessa» che registra gravi carenze strutturali e di organico che condiziona «l’efficienza degli uffici giudiziari» nella prospettiva di garantire un intervento immediato. Con l’effetto di portare l’Italia ancora lontano dai principi sanciti nella Convenzione Istanbul, che impone ai Paesi firmatari di tutelare il diritto di “vivere liberi dalla violenza”.

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La battaglia per fermare l’odio in rete contro le persone con disabilità

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Cyberbullismo e hater (foto: Getty Images)
Cyberbullismo e hater (foto: Getty Images)

Due ragazze e un ragazzo sedicenni hanno preso a calci, pugni e ricoperto di sputi una compagna di scuola con disabilità mentre un’altra riprendeva l’episodio con il telefonino. All’aggressione si è aggiunta l’odiosa diffusione delle immagini su Facebook e Whatsapp, per sbeffeggiare la vittima e umiliarla di fronte a chi non aveva assistito. In un altro istituto quattro quindicenni hanno creato il gruppo Whatsapp per offendere e denigrare un compagno affetto da disabilità. Il giovane, però, ha raccontato tutto a casa e i genitori si sono rivolti alla polizia, che ha citato il caso nel recente studio L’odio contro le persone disabili.

Un odio più radicato

Nel suo quinto rapporto La mappa dell’intolleranza (marzo-settembre 2020) Vox, osservatorio italiano sui diritti, osserva che “lo hate speech è diminuito in modo notevole rispetto al 2019”. Su Twitter si passa da circa il 70% di cinguettii negativi nelle due rilevazioni del 2019 al 43% della prima del 2020. Tuttavia questo calo non deve fare abbassare la guardia. Perché restano i picchi di odio, che per Vox “indicano una recrudescenza importante e un accanimento, rilevato anche dal numero dei tweet, che parrebbero evidenziare un uso diverso dei social. Un uso quasi più ‘professionale’, dove circoli e gruppi di hater concentrano la produzione e la diffusione di hate speech”.

Si odia, in sintesi, “in modo diverso, più radicato e radicale, anche se quantitativamente il fenomeno è diminuito. Un panorama che preoccupa”, per Voxm perché agire in questo modo “è il fattore di attivazione di forme diverse e più organizzate di estremismo”. In questo scenario, l’osservatorio evidenzia che “la disabilità è ancora additata come minorazione da non accettare. Lo si è visto nel periodo della pandemia, quando gli hater si sono scatenati contro chi aveva più bisogno di cure”.

Riguardo alla distribuzione, la ricerca evidenzia che i tweet di discriminazione contro la disabilità si concentrano maggiormente in Nord Italia, Lazio e Campania.

Anche il pietismo fa male

Stavamo tenendo una presentazione su Zoom. Ma il codice per accedere è stato pubblicato su una chat Telegram, e una decina di ragazzi ha deciso di fare ‘devasto’, come lo chiamano loro, bestemmiando e disegnando peni e svastiche”. Comincia così il racconto di Niccolò Cafagna, giornalista monzese dalla penna garbata e ironica, autore del volume Diverso da chi?. Cafagna è affetto dalla distrofia di Duchenne, una patologia genetica che colpisce i muscoli e ne causa il deperimento, che lo inchioda a letto.

Proprio come evidenziato dal rapporto di Vox, si trattava di un’escalation accuratamente pianificata, con lo scopo di far sospendere l’evento. “Dopo dieci minuti di tira e molla e insulti, siamo stati costretti a concludere. Peccato”, racconta. Ma la delusione più cocente si annidava altrove. “La cosa che mi ha fatto più male è stato il pietismo di questi ragazzini, emerso con chiarezza dalle chat di Telegram che siamo riusciti a recuperare dopo la denuncia. ‘Poverino’ scrivevano, ed era il meno. Aggiungevano frasi sgrammaticate e irripetibili sulle donne, inneggiavano al Duce: un campionario ignobile“, commenta Cafagna. E chiosa:“Voglio dirlo chiaramente: quelle conversazioni mi hanno dato ancora più fastidio dell’interruzione in sé, perché si tratta di un atteggiamento che combatto anche nel mio libro”.

Le forme di odio vanno denunciate

Le conseguenze per azioni del genere possono essere gravi. Accesso abusivo a sistema informatico, detenzione e diffusione dei codici di accesso, diffamazione, minaccia sono alcuni dei reati che possono essere contestati.  “La pena dipende dalla combinazione, e può arrivare a sei anni”, chiarisce Lucia Muscari, dirigente della Polizia Postale in servizio a Genova. E aggiunge: “Il mezzo ha posto un diaframma tra odiatore e oggetto: spesso non c’è consapevolezza di fare male e quanto.  Dal canto nostro, cerchiamo di fare prevenzione visitando associazioni e scuole: perché quando si arriva alla repressione, il fatto è già accaduto. Entrano in gioco l’effetto domino, l’emulazione. E le conseguenze per le vittime sono difficili da cancellare”.

Tutto è utile per denunciare. Basta una telefonata ai numeri della Polizia postale per avere indicazioni chiare su come procedere. “Si possono produrre video, registrazioni audio, screenshot. E voglio ribadire a ragazzi e adulti di non avere paura: noi siamo qui, con la professionalità dei nostri operatori in costante aggiornamento. Abbiamo a disposizione psicologi che aiutano a gestire tutti gli aspetti, anche quelli legati al timore di possibili ritorsioni”, conclude la dirigente.

La storia di un avvocato

Supporto alle vittime di odio offre anche Lehda, associazione che raccoglie 180 organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità in tutta la Lombardia e dispone di uno staff legale. E proprio una legale è stata al centro dell’episodio raccontato dall’avvocato Giulia Grazioli: “La donna, presa di mira sui social nel 2016 perché affetta da acondroplasia, ha fatto causa ottenendo una sentenza di condanna che ha retto anche in appello nel gennaio scorso”. Nel processo, Lehda si è costituita parte civile.

Riceviamo ancora poche segnalazioni di odio rivolto a persone con disabilità – prosegue Grazioli – ma può voler dire che non arriviamo a conoscere i fatti. Per questo, invito le vittime a contattarci: consigliamo senza scopo di lucro, e facciamo sempre un tentativo stragiudiziale, prima di andare in tribunale”.

La normativa c’è ma è datata

Le leggi – sottolinea Muscari – ci sono, ma chiaramente si devono confrontare con l’evoluzione della società. Oggi c’è una sovrapposizione della vita virtuale con quella  reale che non si riscontrava anni fa”. La conferma arriva da Valentina Crestani, ricercatrice dell’Università Statale di Milano, impegnata in un’attività di studio sui testi normativi italiani e tedeschi focalizzata proprio sul tema della disabilità: “Sulla base di quanto osservo, sento di poter affermare che la ‘sensibilizzazione’ è finalmente entrata nel linguaggio comune, anche perché negli ultimi anni c’è stato un focus sull’inclusione. Certo, la legge 104 parla ancora di ‘persone handicappate’, e se ci si deve rifare alla norma bisogna citarla tal quale. Ma le integrazioni più recenti mostrano un uso differente del linguaggio”. Insomma, conclude, “il risultato degli sforzi di questi anni si è visto. Prima era comune tra ragazzi affibbiare epiteti che prendevano di mira le condizioni fisiche e psicologiche. Epiteti, fortunatamente, che oggi sono molto meno usati”. La strada pare quella giusta.

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Maneskin: Victoria De Angelis molestata? La reazione di Damiano (VIDEO)

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maneskin victoria de angelis damiano molestataDa qualche giorno, circola la notizia di una presunta aggressione sessuale ai danni di Victoria De Angelis, famosa bassista dei Maneskin: scopriamo cosa è successo, il recente sfogo dell’artista e una passata dichiarazione di Damiano David su una violenza subita dalla ragazza. Leggi anche: Maneskin, Victoria De Angelis: chi è il suo fidanzato? Tutto sulla sua…

Maurizio Costanzo senza mezzi termini su Orietta Berti: “Non ci trovo nulla .. “

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Orietta Berti piace tantissimo e ha dato ampia prova di essere tanto simpatica e con uno spirito da ragazzina anche nella trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio dove, ospite fissa, ha rallegrato con i suoi racconti, i suoi aneddoti, le sue battute e anche soprattutto la sua capacità di essere sempre sorridente e di saper ridere tanto di sè stessa.

Dopo Sanremo dove ha convinto è nato il progetto con Achille Lauro e Fedez e così la loro canzone “Mille” è certamente il tormentone dell’estate e non c’è radio che non la trasmetta dalla mattina alla sera.

Maurizio Costanzo dà il suo parere su Orietta Berti

Orietta Berti è in cima alle classifiche con il suo brano Mille che canta con Achille Lauro e Fedez. Certo questo trio è decisamente anomalo ma piace tanto forse e soprattutto per le contraddizioni che ha al suo interno.

Se l’idea di cantare insieme una canzone all’inizio poteva apparire un po’ azzardata visto quanto sono lontani questi tre mondi, in realtà si è rivelata una bomba e anche Maurizio Costanzo sulla rubrica che cura all’interno del settimanale Nuovo ha parlato della Berti in questo suo nuovo esperimento e ha detto: “Fanno bene la Berti e Gianni Morandi a interpretare così il loro mestiere”.

E contro chi ha attaccato la Berti dicendo a Costanzo che la sua sembra solo una voglia di apparire perché i tormentoni estivi non li dovrebbero cantare certi cantanti, Costanzo ha risposto: “Non ci trovo nulla di male nel fatto che lei abbia cercato di mescolare la sua cultura della canzone con quella di due giovani artisti”.

E poi Costanzo ha anche detto: “Ha fatto un pezzo di storia”.

Orietta Berti ha raccontato un incontro molto importante che ha avuto

Orietta Berti, qualche giorno fa, ha raccontato un incontro molto bello e particolare che ha vissuto, quello con il Dalai Lama.

La Berti ha detto: «Mi disse: “Le esce una luce dalla testa”».

E poi ha aggiunto: «Lui era a Milano per un evento e io dovevo intervistarlo per Fabio Fazio, durante un collegamento in diretta per Che Tempo Che Fa. Mi avvicino e il suo assistente mi dice che è ormai tardi e che non c’è tempo per l’intervista. Inaspettatamente però, il Dalai Lama in persona mi guarda e dice: “Le esce una luce dalla testa, voglio parlare con lei. Al che io gli rispondo:Sono le meches, le ho fatte ai capelli’. ‘Questo è meglio che non glielo traduco – la risposta del suo assistente – sennò non la fa più la sua intervista’. Insomma, è stato così che ho portato il Dalai Lama da Fazio».

Maria De Filippi rivela il ‘difetto’ imbarazzante di suo figlio: impensabile per molti, l’avreste mai detto?

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Maria De Filippi svela il ‘difetto’ di suo figlio Gabriele: impensabile per molti, l’avreste mai detto? Maria De Filippi è sicuramente una delle conduttrici più amate e apprezzate della televisione italiana. I suoi programmi sono sempre un successo, da Uomini e donne, C’è posta per te, Amici. Nell’ultimo anno e mezzo, lo sappiamo, anche la […]

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