Autore: Redazione Roma

Come muoiono oggi gli anziani? Muoiono in ospedale.

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Continuiamo con i racconti di Marianna, Infermiera di RSA, che ci presenta uno spaccato differente, ma diretto, dell’assistenza agli anziani fragili nei luoghi di cura di periferia.

Come muoiono oggi gli anziani? Muoiono in OSPEDALE.

Perché quando la nonna di 92 anni è un po’ pallida ed affaticata deve essere ricoverata. Una volta dentro poi, l’ospedale mette in atto ciecamente tutte le sue armi di “tortura umanitaria”. Iniziano i prelievi di sangue, le inevitabili fleboclisi, le radiografie.


“Come va la nonna, dottore?”. “E’ molto debole, è anemica!”.

Il giorno dopo della nonna ai nipoti già non gliene frega più niente!

Esattamente lo stesso motivo (non per tutti, sia chiaro!) per il quale da diversi anni è rinchiusa in casa di riposo.

“Come va l’anemia, dottore?”. “Che vi devo dire? Se non scopriamo la causa è difficile dire come potrà evolvere la situazione”.

“Ma voi cosa pensate?”. “Beh, potrebbe essere un’ ulcera o un tumore… dovremmo fare un’ endoscopia”.

Chi lavora in ospedale si è trovato moltissime volte in situazioni di questo tipo. Che senso ha sottoporre una attempata signora di 92 anni ad una gastroscopia? Che mi frega sapere se ha l’ulcera o il cancro? Perché deve morire con una diagnosi precisa? Ed inevitabilmente la gastroscopia viene fatta perché i nipoti vogliono poter dire a se stessi e a chiunque chieda notizie, di aver fatto di tutto per la nonna.

Certe volte comprendo la difficoltà e il disagio in certi ragionamenti. Talvolta no.

Dopo la gastroscopia finalmente sappiamo che la Signora ha solamente una piccola ulcera duodenale ed i familiari confessano che la settimana prima aveva mangiato fagioli con le cotiche e broccoli fritti, “…sa, è tanto golosa”.

A questo punto ormai l’ ospedale sta facendo la sua opera di “devastazione”. La vecchia perde il ritmo del giorno e della notte perché non è abituata a dormire in una camera con altre tre persone, non è abituata a vedere attorno a sé facce sempre diverse visto che ogni sei ore cambia il turno degli infermieri, non è abituata ad essere svegliata alle sei del mattino con una puntura sul sedere. Le notti diventano un incubo.

La vecchietta che era entrata in ospedale soltanto un po’ pallida ed affaticata, rinvigorita dalle trasfusioni e rincoglionita dall’ambiente, la notte è sveglia come un cocainomane. Parla alla vicina di letto chiamandola col nome della figlia, si rifà il letto dodici volte, chiede di parlare col direttore dell’albergo, chiede un avvocato perché detenuta senza motivo.

All’inizio le compagne di stanza ridono, ma alla terza notte minacciano il medico “…o le fate qualcosa per calmarla o noi la ammazziamo!”. Comincia quindi la somministrazione dei sedativi e la nonna viene finalmente messa a dormire.

“Come va la nonna, dottore? La vediamo molto giù, dorme sempre”.

Tutto questo continua fino a quando una notte (chissà perché in ospedale i vecchi muoiono quasi sempre di notte) la nonna dorme senza la puntura di Talofen.

“Dottore, la vecchina del 12 non respira più”.

Inizia la scena finale di una triste commedia che si recita tutte le notti in tanti nostri ospedali: un medico spettinato e sbadigliante scrive in cartella la consueta litania “assenza di attività cardiaca e respiratoria spontanea, si constata il decesso”.

La cartella clinica viene chiusa, L’ospedale ha fatto fino in fondo il suo dovere, la paziente è morta con ottimi valori di emocromo, azotemia ed elettroliti.

Cerco spesso di far capire ai familiari di questi poveri anziani che il ricovero in ospedale non serve e anzi è spesso causa di disagio e dolore per il paziente, che non ha senso voler curare una persona che è solamente arrivata alla fine della vita.

Che serve amore, vicinanza e dolcezza.

Vengo presa per cinica, per un infermiera che non vuole “curare” una persona solo perché è anziana. “E poi sa dottore, a casa abbiamo due bambini che fanno ancora le elementari non abbiamo piacere che vedano morire la nonna!”.

Ma perché?

Perché i bambini possono vedere in tv ammazzamenti, stupri, “carrambe” e non possono vedere morire la nonna? Io penso che la nonna vorrebbe tanto starsene nel lettone di casa sua, senza aghi nelle vene, senza sedativi che le bombardano il cervello, e chiudere gli occhi portando con sé per l’ultimo viaggio una lacrima dei figli, un sorriso dei nipoti e non il fragore di una scorreggia della vicina di letto.

In ultimo, per i medici: ok, hanno sbagliato, ce l’hanno portata in ospedale, non ci sono posti letto, magari resterà in barella o in sedia per chissà quanto tempo. Ma le nonnine e i pazienti, anche quelli terminali, moribondi,non sono “rotture di scatole” delle 3 del mattino.

O forse lo sono. Ma è il nostro compito, la nostra missione portare rispetto e compassione verso il “fine vita”. Perché curare è anche questo, prendersi cura di qualcuno.Anche e soprattutto quando questo avviene in un freddo reparto nosocomiale e non sul letto di casa.

Marianna Valentino, Infermiera (OPI Roma)

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Giovane Infermiera: nonnismo, parenti e ritmi elevati. Piango quasi ogni turno!

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Giovane Infermiera: lavorare in Ospedale non è facile per nessuno. Da neoassunta mi trovo a piangere prima di quasi ogni turno!

Giovane Infermiera fiorentina si sfoga in una breve intervista in esclusiva per AssoCareNews.it. Tra nonnismo, parenti e ritmi troppo elevati, la gioia di essere finalmente entrata nel pubblico si è trasformata in una fonte di pianto.

Come descriveresti la tua attuale esperienza lavorativa a tempo indeterminato nel pubblico?

Non posso parlarne bene. Purtroppo per quanto sia ancora convinta delle mie scelte (è tornata dall’Inghilterra per il ruolo, ndr) devo dire di aver trovato un ambiente non accogliente.

In che senso “non accogliente”?

Nella mia esperienza sto vivendo nonnismo da parte degli Oss “anziani” di reparto. Inoltre abbiamo un contatto importante con i parenti e nessuno ci tutela, interviene o spiega cosa fare. Corriamo tutto il tempo, non ho il tempo neanche per scambiare due parole decenti con i pazienti. Così non è fare gli infermieri, non come ho sempre voluto.

Come affronti questo disagio? Ne stai parlando con qualcuno?

Ho provato a parlarne con la coordinatrice ma fa orecchie da mercante. I miei amici vivono situazioni diverse o simili ma comunque ognuno ha da pensare ai propri affari. Mi stanno vicina comunque. Ho sempre molta ansia ad andare a lavoro. Piango spesso, quasi ogni volta che rientro dal libero e, un paio di volte, durante il turno.

Quali credi possano essere delle soluzioni a questo problema?

Sicuramente non un sondaggio come ci è stato proposto qualche tempo fa. Ci sono dei modi e tempi di inserimento, devono applicarli e tutelarci. Io sono nata e cresciuta qui, ho studiato qui. Rimarrò qui a lavorare, che lavoratore vogliono nel loro organico futuro? Uno che manda sempre malattie e infortuni? Ci arriverò se non cambia niente.

Grazie della disponibilità a raccontare la tua storia. Ti invitiamo a parlarne nuovamente con Azienda e enti di tutela del lavoratore e del professionista. Un abbraccio forte in attesa che i tempi cambino.

Sesso Anale: rischio lesioni e patologie anche gravi.

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Oggi parliamo di una pratica sessuale che porta spesso chi la pratica a rivolgersi a Medici e Infermieri per gestire lesioni cutanee e gravi patologie trasmissibili con rapporti non protetti.

Da recenti studi internazionali è emerso che il sesso anale è praticato dal 90% degli uomini che prediligono rapporti omosessuali e fino al 10% delle donne sessualmente attive.

E’ quanto ci spiega il dott. Alessandro Rizzo, Medico Andrologo e Sessuologo, attraverso il suo blog.

Spesso indicato semplicemente come sesso anale, il rapporto anale è l’attività sessuale che comporta l’inserimento del pene nell’ano. Il piacere conferito dal rapporto anale, che ha comunque dei rischi per la salute, è motivato dal fatto che l’ano è pieno di terminazioni nervose, il che lo rende molto sensibile. Per alcuni l’ano può essere una zona erogena che risponde alla stimolazione sessuale. Per chi partecipa attivamente al rapporto invece, l’ano può fornire una tenuta piacevole attorno al pene.

Dal momento che molte persone trovano il sesso anale piacevole, va ricordato che la pratica ha dei rischi e richiede particolari precauzioni per la salute.

Sesso anale e rischi.

Ci sono un certo numero di rischi per la salute se si pratica del sesso anale, conferma il Dott. Izzo, Urologo e Andrologo a Napoli; anzi il rapporto anale è la forma più rischiosa di attività sessuale per diversi motivi, tra cui i seguenti:

1 – L’ano manca di lubrificazione naturale, che invece il tessuto vaginale possiede. La penetrazione infatti può lacerare il tessuto all’interno dell’ano, permettendo a batteri e virus di entrare nel flusso sanguigno. Ciò può comportare la diffusione di infezioni sessualmente trasmissibili, tra cui l’HIV. Degli studi hanno suggerito che l’esposizione anale all’HIV pone 30 volte più a rischio rispetto all’esposizione vaginale. L’esposizione ai papillomavirus umano (HPV) può portare allo sviluppo di verruche e cancro anale. L’utilizzo di lubrificanti sessuali può aiutare, ma non impedisce del tutto le lacerazioni della mucosa.

2 – Il tessuto interno dell’ano è più vulnerabile di quello esterno. Mentre quello esterno ha strati di cellule morte che fungono da barriera protettiva contro le infezioni, Il tessuto all’interno dell’ano non ha questa protezione naturale, per questo è vulnerabile e più facilmente soggetto alla lacerazione e quindi alla diffusione di infezioni.

3 – La funzione naturale dell’ano è quella di trasportare all’esterno le feci. Esso è infatti circondato da un muscolo a forma di anello, chiamato sfintere anale, che si costringe dopo la defecazione. Quando il muscolo è costretto, la penetrazione anale può essere difficile e dolorosa. Rapporti anali ripetuti possono portare ad un indebolimento dello sfintere anale, rendendo difficile il trattenimento delle feci (incontinenza). Tuttavia, gli esercizi di Kegel per rafforzare lo sfintere possono aiutare a prevenire questo problema o correggerlo.

4 – L’ano è pieno di batteri. Anche se entrambi i partner non hanno nessuna infezione sessualmente trasmissibile, i batteri normalmente presenti nell’ano possono potenzialmente infettare il partner.

Rischio patologie, sanguinamento e lesioni cutanee.

l sesso anale può comportare altri rischi. Il contatto orale con l’ano può mettere entrambi i partner a rischio di patologie come epatite, herpes , HPV, e altre infezioni.

Per le coppie eterosessuali, può verificarsi una gravidanza se lo sperma è depositato in zona perianale vicino all’apertura della vagina.

Anche se gravi lesioni da sesso anale non sono comuni, può verificarsi del sanguinamento dopo il sesso anale, dovuto a lacerazioni o a emorroidi, o a qualcosa di più grave come una perforazione del colon.

Rizzo dispensa anche i suoi consigli per non trovarsi di fronte a dei guai di salute spesso seri:

  • Utilizzare sempre il profilattico;
  • Non praticare sesso orale al pene dopo il sesso anale;
  • Utilizzare dei lubrificanti (a base d’acqua se il preservativo è in lattice);
  • Fermare il rapporto se risulta doloroso;
  • Se si verifica sanguinamento anale consultare il medico.

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Embolia Polmonare e Coronavirus: quale nesso?

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Dall’emergenza della malattia da Coronavirus (COVID-19) a seguito di infezione da sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV-2), diversi rapporti hanno descritto eventi procoagulanti significativi, inclusa l’embolia polmonare pericolosa per la vita (EP), in questi pazienti.

Sono state riportate frequentemente anomalie di vari parametri della coagulazione e sono state collegate a prognosi infausta. Sfortunatamente, si sa poco dell’epidemiologia e dei meccanismi fisiopatologici alla base dell’Embolia Polmonare (EP) associata a COVID-19 a causa della mancanza di ampi studi prospettici in questo contesto.

La comprensione di questi aspetti è fondamentale per la diagnosi precoce e la gestione appropriata di questa complicanza potenzialmente fatale.

In particolare, il dosaggio ottimale e la durata della terapia anticoagulante profilattica sono le principali preoccupazioni.

L’embolia polmonare è spesso associata a Covid-19.

In effetti, è stato riportato che l’EP si verifica in pazienti con COVID-19 in condizioni critiche nonostante la tromboprofilassi, mettendo in dubbio il possibile ruolo dell’implementazione di un dosaggio più elevato di tromboprofilassi rispetto a quelli utilizzati nella pratica standard.

Una ricerca internazionale.

E’ quanto emerso dal RapportoPulmonary embolism in patients with coronavirus disease-2019 (COVID-19) pneumonia: a narrative review“, a cura dei ricercatori

Yasser Sakr, Manuela Giovini, Marc Leone, Giacinto Pizzilli, Andreas Kortgen, Michael Bauer, Tommaso Tonetti, Gary Duclos, Laurent Zieleskiewicz, Samuel Buschbeck, V. Marco Ranieri e Elio Antonucci.

Nel rapporto viene esaminata la letteratura corrente sull’argomento per definire l’epidemiologia, i possibili meccanismi fisiopatologici sottostanti e le implicazioni terapeutiche dell’EP in relazione a COVID-19.

Già ne avevamo parlato qualche tempo fa.

Circa un anno fa ne avevamo già parlato trattando una ricerca condotta dal medico Giampaolo Palma sulla tromboembolia correlata al Covid-19.

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Attacco Cardiaco: i sintomi.

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Un attacco cardiaco, chiamato anche infarto del miocardio, si verifica quando una parte del muscolo del cuore non riceve abbastanza sangue.

Più tempo passa senza trattamento per ripristinare il flusso sanguigno, maggiore è il danno al muscolo cardiaco. La malattia coronarica (CAD) è la principale causa di infarto.

Una causa meno comune è uno spasmo grave o una contrazione improvvisa di un’arteria coronaria che può interrompere il flusso di sangue al muscolo cardiaco.

Quali sono i sintomi dell’attacco cardiaco?

I principali sintomi di un attacco di cuore sono:

  • Dolore o oppressione al petto. La maggior parte degli attacchi di cuore comporta un disagio al centro o al lato sinistro del torace che dura per più di pochi minuti o che va via e ritorna. Il disagio può essere percepito come pressione spiacevole, spremitura, pienezza o dolore.
  • Sensazione di debolezza, stordimento o svenimento. Potresti anche sudare freddo.
  • Dolore o fastidio alla mascella, al collo o alla schiena.
  • Dolore o fastidio a una o entrambe le braccia o le spalle.
  • Fiato corto. Questo spesso si accompagna al fastidio al torace, ma la mancanza di respiro può verificarsi anche prima del fastidio al torace.

Altri sintomi di un attacco di cuore potrebbero includere stanchezza insolita o inspiegabile e nausea o vomito. Le donne hanno maggiori probabilità di avere questi altri sintomi.

Chiama il 118 (o 112 in alcune regioni) se noti i sintomi di un attacco di cuore.

Se noti i sintomi di un attacco di cuore in te stesso o in qualcun altro, chiama immediatamente il 9-1-1. Prima arrivi al pronto soccorso, prima puoi ottenere un trattamento per ridurre la quantità di danni al muscolo cardiaco. In ospedale, gli operatori sanitari possono eseguire test per scoprire se si sta verificando un attacco di cuore e decidere il trattamento migliore.

In alcuni casi, un attacco di cuore richiede la rianimazione cardiopolmonare (RCP) o uno shock elettrico (defibrillazione) al cuore per far tornare il cuore a pompare. Gli astanti addestrati all’uso della RCP o di un defibrillatore possono essere in grado di aiutare fino all’arrivo del personale medico di emergenza.

Ricorda, le possibilità di sopravvivere a un attacco di cuore sono migliori quanto prima inizia il trattamento di emergenza.

Quali sono i fattori di rischio per l’infarto?

Diverse condizioni di salute, il tuo stile di vita, l’età e la storia familiare possono aumentare il rischio di malattie cardiache e infarto. Questi sono chiamati fattori di rischio. Circa la metà di tutti gli americani ha almeno uno dei tre fattori di rischio chiave per le malattie cardiache: ipertensione, colesterolo alto e fumo.2

Alcuni fattori di rischio non possono essere controllati, come l’età o la storia familiare. Ma puoi adottare misure per ridurre il rischio modificando i fattori che puoi controllare.

Cosa posso fare dopo un infarto?

Se hai avuto un attacco di cuore, il tuo cuore potrebbe essere danneggiato. Ciò potrebbe influenzare il ritmo del tuo cuore e la sua capacità di pompare il sangue nel resto del corpo. Potresti anche essere a rischio di un altro attacco di cuore o condizioni come ictus, disturbi renali e malattia arteriosa periferica (PAD).

Puoi ridurre le tue possibilità di avere futuri problemi di salute a seguito di un attacco di cuore con questi passaggi:

Attività fisica — Parla con il tuo team sanitario delle cose che fai ogni giorno nella tua vita e nel tuo lavoro. Il tuo medico potrebbe chiederti di limitare il lavoro, i viaggi o l’attività sessuale per un po ‘di tempo dopo un infarto.

Cambiamenti nello stile di vita – Seguire una dieta più sana, aumentare l’attività fisica, smettere di fumare e gestire lo stress, oltre a prendere i farmaci prescritti, può aiutare a migliorare la salute del cuore e la qualità della vita. Chiedi al tuo team sanitario di partecipare a un programma chiamato riabilitazione cardiaca per aiutarti a fare questi cambiamenti nello stile di vita.

Riabilitazione cardiaca – La riabilitazione cardiaca è un programma importante per chiunque si stia riprendendo da un attacco di cuore, insufficienza cardiaca o altri problemi cardiaci che richiedono un intervento chirurgico o cure mediche.

La riabilitazione cardiaca è un programma supervisionato che include:

  • attività fisica;
  • educazione a una vita sana, inclusa un’alimentazione sana, l’assunzione di medicinali come prescritto e i modi per aiutarti a smettere di fumare;
  • consulenza per trovare modi per alleviare lo stress e migliorare la salute mentale;
  • un team di persone può aiutarti nella riabilitazione cardiaca, incluso il tuo team di assistenza sanitaria, specialisti di esercizio e nutrizione, fisioterapisti e consulenti o professionisti della salute mentale.

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Spirlì: “malandrini hanno saccheggiato la sanità in Calabria, per lo sviluppo fondamentali infrastrutture come il Ponte sullo Stretto”

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Calabria, Spirlì: “decine di malandrini hanno saccheggiato sanità”

Questa terra è stata saccheggiata della propria sanità per decenni. Qui ci sono decine e decine di malandrini della sanità che vengono a ‘rapire’, con la speranza di curarli, decine di migliaia di calabresi e li trasportano in altre regioni. Questo ha creato un buco, una voragine nei conti della sanità per la quale io ho chiesto un intervento decisivo al presidente Draghi e ai ministri competenti. Devono sanare questo debito.” Così Nino Spirlì, presidente della Regione Calabria Rai Radio1 all’interno di “Che giorno è” condotto da Francesca Romana Ceci e Massimo Giraldi.

Spirlì: “non paternalismi, siamo la porta dell’Europa”

Si guarda verso il Sud con una sorta di paternalismo, come per dire “vi aiuteremo a sopravvivere” mentre si sa perfettamente che nessuno ne ha voglia da altre parti“. Cosi’ il presidente della Regione Calabria Nino Spirli’ intervenendo oggi alla conferenza ‘Sud – progetti per ripartire’, promossa dalla ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna. “L’Italia non ci considera ancora Italia, l’Europa non ci considera Europa – ha aggiunto – perche’ se cosi’ fosse si dovrebbero ricordare tutti che siamo la porta nel Mediterraneo. Abbiamo il porto di Gioia Tauro che e’ il piu’ importante nel Mediterraneo. Lo Stato italiano e l’Europa devono ricordarsi di collegare la prima stanza di casa con il resto delle stanze, aggiustando i corridoi infrastrutturali. Penso – ha concluso Spirli’ – all’alta velocita’, alle strade vere“.

Infrastrutture, Spirlì: “Calabria ne ha bisogno come di Ponte sullo Stretto”

La Calabria ha tre industrie da salvare: sanita’, scuola e porto di Gioia Tauro. Aggiungo un ponte che unisca due territori dell’Europa, di questo abbiamo bisogno, di infrastrutture“. Lo ha detto il presidente della Regione Calabria Nino Spirli’ intervenendo oggi alla conferenza ‘Sud – progetti per ripartire’, promossa dalla ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna.

Spirlì: “restituiteci 31 mila giovani partiti dalla Calabria”

L’Unita’ d’Italia non si e’ mai fatta sentire, in tutti questi anni ci sono state politiche per il Mezzogiorno con soldi come se piovesse, ma malspesi e maldistribuiti. Oggi siamo alle pezze“. Lo ha detto il presidente facente funzione della Regione Calabria, Nino Spirli’, intervenendo all’iniziativa “Sud-progetti per ripartire”, promossa dal ministro Mara Carfagna per ascoltare istituzioni, esperti e le proposte di singoli cittadini in preparazione del PNRR e dell’accordo di partenariato sui fondi europei 2021-27. “Al Governo – ha detto – chiediamo di restituirci i 31mila giovani che sono partiti dalla Calabria per studiare in altre regioni, spesso costretti a pagare affitti in nero. Mentre tanti professionisti calabresi stanno arricchendo il Nord, si guarda alla Calabria con una sorta di paternalismo e senza voglia di cambiare veramente le cose. Siamo la porta d’Europa, ma ancora non ci riconosce nessuno. Chi si e’ ricordato che il porto di Gioia Tauro e’ il piu’ importante canale di accesso al Mediterraneo? Non ci sarebbe bisogno, poi, di sottolineare di cosa necessita la Calabria”. “Pensiamo ai corridoi di trasporto, che vanno costruiti da zero, e alla scuola per garantire luoghi sicuri agli studenti. Ancora, i calabresi innocenti non possono patire per le colpe di chi ha fatto della sanita’ carne da macello, lasciando la regione senza ospedali. Consegniamo a tutti, allora, la possibilita’ di ripartire, o meglio partire, dall’Italia. Ho chiesto un’operazione di risanamento sui debiti della sanita’, perche’ nessun commissario di Governo potra’ mai ripianare oltre due milioni di debiti. E questo Governo, in cui sono presenti e rappresentati tutti i colori politici, se non interverra’ non avra’ piu’ scuse” conclude Spirli’.

Spirlì: “bene Draghi su spesa da aumentare”

Il presidente del Consiglio Mario Draghi dice aumentare la spesa per interventi su infrastrutture fisiche e digitali su tutto il territorio. E’ giusto. Ma dove gia’ ci sono andranno risistemate, dove non ci sono vanno costruite e portate allo stato delle altre“. Cosi’ il presidente della Regione Calabria Nino Spirli’ concludendo oggi il proprio intervento al convegno ‘Sud – progetti per ripartire’, promosso dalla ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna a cui hanno partecipato tutti i governatori del Mezzogiorno d’Italia.


Siuper: integratore alimentare a base di vitamine e minerali.

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Per affrontare l’inverno, ma anche per gli sbalzi dell’inizio primavera vi consigliamo l’utilizzo di Siuper, un integratore alimentare a case di vitamine e minerali.

Oggi parliamo di Siuper. Si tratta di un integratore alimentare destinato ad implementare la comune dieta e costituisce una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e minerali, indicate per affrontare al meglio l’inverno (ma anche i primi giorni di primavera).

Nei mesi autunnali-invernali infatti, le basse temperature predispongono maggiormente il nostro organismo all’attacco da parte di agenti esterni.

Perchè Siuper?

L’utilizzo di Siuper nei mesi invernali aiuta a supportare le naturali difese dell’organi­smo grazie alla presenza di Echinacea Angustifolia e Zinco. Inoltre, questo integratore alimentare svolge un’azione ricostituente per la presenza di Rosa canina.

Il prodotto.

Integratore alimentare utile per le naturali difese dell’organi­smo grazie alla presenza di Echinacea angustifolia e Zinco, e ad azione ricostituente per la presenza di Rosa canina.

Come si usa.

Sciogliere il contenuto di una bustina in acqua o latte, aggiungendo a piacimento zucchero o miele. Bambini dai 4 ai 10 anni una bustina al giorno, dagli 11 ai 14 anni due bustine al giorno. Adulti 2 bustine al giorno.

  • Creati con erbe naturali;
  • Creati da farmacisti specializzati;
  • Formulati tramite una ricerca costante e all’avanguardia.

Avvertenze.

Conservare in luogo fresco ed asciutto. Tenere fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni. Gli integratori non vanno intesi come sostitutivi di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano. Non eccedere le dosi consigliate. Non assumere in gravidanza o durante l’allattamento. Non consumare decorso il termine ultimo di conservazione. Non assumere in caso di accertata ipersensibilità ai componenti. La data di scadenza si riferisce al prodotto integro e correttamente conservato.

Cosa contiene una confezione di Siuper.

Peso netto: 52,5g (15 bustine da 3,5g).

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Aneurisma Micotico: cause, sintomi e trattamento.

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Gli aneurismi micotici sono aneurismi derivanti dall’infezione della parete arteriosa, generalmente batterica. È una complicazione della diffusione ematogena dell’infezione batterica, classicamente dal cuore.

Si ritiene che l’Aneurismi Micotico rappresenti solo una minoranza (0,65-2,6%) di tutti gli aneurismi aortici. Oggi andremo a vedere assieme per sommi capi di quale patologia si tratta e come si gestisce.

L’epidemiologia degli aneurismi micotici rispecchia quella dei fattori di rischio identificabili:

  • endocardite infettiva (comune);
  • uso di droghe per via endovenosa;
  • immunosoppressione;
  • trauma arterioso iatrogeno;
  • placca aterosclerotica preesistente o aneurisma nativo;
  • dispositivi arteriosi protesici (es. stent e innesti);
  • coinvolgimento arterioso diretto da infezione adiacente.

Patologia.

La parete del vaso viene infettata da batteri, viene digerita e si forma un falso aneurisma, che è instabile e altamente soggetto a rottura.

Gli organismi più comuni sono:

  • Staphylococcus aureus;
  • Salmonella spp.

I meccanismi di infezioni includono:

  • setticemia;
  • emboli settici;
  • diffusione contigua da infezione adiacente.

Ubicazione.

Si trova spesso in luoghi atipici. I siti più comuni sono:

  • aorta toracica e addominale;
  • arterie viscerali addominali;
  • arterie degli arti inferiori (l’arteria femorale è la più coinvolta e spesso associata all’abuso di droghe EV6);
  • arterie intracraniche: tipicamente più periferiche degli aneurismi delle bacche (vedere aneurisma micotico intracranico per una discussione dettagliata).

Trattamento e prognosi.

Gli aneurismi micotici portano una mortalità molto alta.

Complicanze.

Tra le altre ricordiamo:

  • rottura aneurismatica (rischio elevato) con emorragia;
  • una fonte continua di sepsi;
  • infarto embolico.

Storia ed etimologia.

Il termine “micotico” (che significa fungo) è stato coniato nel 1885 dal medico canadese Sir William Osler (1849-1919) per descrivere l’aspetto patologico grossolano di due piccoli aneurismi aortici sacculari, non l’organismo patologico sottostante.

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Aneurisma Cerebrale: cause, sintomi e complicanze.

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Un aneurisma cerebrale è un rigonfiamento o un rigonfiamento in un vaso sanguigno nel cervello. Spesso sembra una bacca appesa a uno stelo.

Un aneurisma cerebrale può fuoriuscire o rompersi, causando sanguinamento nel cervello (ictus emorragico). Molto spesso un aneurisma cerebrale rotto si verifica nello spazio tra il cervello e i tessuti sottili che ricoprono il cervello. Questo tipo di ictus emorragico è chiamato emorragia subaracnoidea.

Un aneurisma rotto diventa rapidamente pericoloso per la vita e richiede un trattamento medico tempestivo.

La maggior parte degli aneurismi cerebrali, tuttavia, non si rompono, creano problemi di salute o causano sintomi. Tali aneurismi vengono spesso rilevati durante i test per altre condizioni.

Il trattamento per un aneurisma cerebrale non rotto può essere appropriato in alcuni casi e può prevenire una rottura in futuro.

Parla con il tuo caregiver per assicurarti di comprendere le migliori opzioni per le tue esigenze specifiche.

Sintomi.

Rottura Aneurisma.

Un improvviso, forte mal di testa è il sintomo chiave di un aneurisma rotto. Questo mal di testa è spesso descritto come il “peggior mal di testa” mai sperimentato.

Segni e sintomi comuni di un aneurisma rotto includono:

  • Mal di testa improvviso ed estremamente grave;
  • Nausea e vomito;
  • Torcicollo;
  • Visione offuscata o doppia;
  • Sensibilità alla luce;
  • Crisi;
  • Una palpebra cadente;
  • Perdita di conoscenza;
  • Confusione.

Stillicidio da Aneurisma.

In alcuni casi, un aneurisma può far fuoriuscire una leggera quantità di sangue.

Questa perdita (emorragia sentinella) può causare mal di testa improvviso ed estremamente grave.

Una rottura più grave spesso segue la perdita.

Aneurisma integro.

Un aneurisma cerebrale non rotto può non produrre sintomi, soprattutto se è piccolo.

Tuttavia, un aneurisma non rotto più grande può premere sui tessuti e sui nervi cerebrali, causando probabilmente:

  • Dolore sopra e dietro un occhio;
  • Una pupilla dilatata;
  • Cambiamento della visione o visione doppia;
  • Intorpidimento di un lato del viso.

Quando è opportuno chiamare il medico?

Rivolgiti immediatamente a un medico se sviluppi mal di testa improvviso ed estremamente grave.

Se sei con qualcuno che lamenta un forte mal di testa improvviso o che perde conoscenza o ha un attacco, chiama il 118.

Gli aneurismi cerebrali si sviluppano a causa dell’assottigliamento delle pareti delle arterie. Gli aneurismi si formano spesso alle forcelle o ai rami delle arterie perché quelle sezioni del vaso sono più deboli.

Sebbene gli aneurismi possano comparire ovunque nel cervello, sono più comuni nelle arterie alla base del cervello.

Cause.

Le cause dell’aneurisma cerebrale sono sconosciute, ma una serie di fattori può aumentare il rischio.

Fattori di rischio.

Numerosi fattori possono contribuire alla debolezza di una parete arteriosa e aumentare il rischio di aneurisma cerebrale o rottura di aneurisma. Gli aneurismi cerebrali sono più comuni negli adulti che nei bambini e più comuni nelle donne che negli uomini.

Alcuni di questi fattori di rischio si sviluppano nel tempo; altri sono presenti alla nascita.

Fattori di rischio che si sviluppano nel tempo.

Tra questi ricordiamo:

  • Età avanzata;
  • Fumo di sigarette;
  • Ipertensione;
  • Abuso di droghe, in particolare l’uso di cocaina;
  • Consumo elevato di alcol.

Alcuni tipi di aneurismi possono verificarsi dopo un trauma cranico (aneurisma in dissezione) o da alcune infezioni del sangue (aneurisma micotico).

Fattori di rischio congeniti.

Condizioni selezionate che risalgono alla nascita possono essere associate a un rischio elevato di sviluppare un aneurisma cerebrale.

Questi includono:

  • Disturbi ereditari del tessuto connettivo, come la sindrome di Ehlers-Danlos, che indeboliscono i vasi sanguigni;
  • Malattia del rene policistico, una malattia ereditaria che provoca sacche piene di liquido nei reni e di solito aumenta la pressione sanguigna;
  • Aorta anormalmente stretta (coartazione dell’aorta), il grande vaso sanguigno che trasporta sangue ricco di ossigeno dal cuore al corpo;
  • Malformazione artero-venosa cerebrale (cervello AVM), una connessione anormale tra arterie e vene nel cervello che interrompe il normale flusso di sangue tra di loro;
  • Storia familiare di aneurisma cerebrale, in particolare un parente di primo grado, come un genitore, un fratello, una sorella o un bambino.

Complicanze.

Quando si rompe un aneurisma cerebrale, l’emorragia di solito dura solo pochi secondi. Il sangue può causare danni diretti alle cellule circostanti e l’emorragia può danneggiare o uccidere altre cellule. Aumenta anche la pressione all’interno del cranio.

Se la pressione diventa troppo elevata, l’apporto di sangue e ossigeno al cervello può essere interrotto al punto che può verificarsi la perdita di coscienza o addirittura la morte.

Le complicazioni che possono svilupparsi dopo la rottura di un aneurisma includono:

  • Risanguinamento. Un aneurisma che si è rotto o fuoriuscito è a rischio di sanguinamento di nuovo. Il risanguinamento può causare ulteriori danni alle cellule cerebrali.
  • Vasospasmo. Dopo la rottura di un aneurisma cerebrale, i vasi sanguigni nel cervello possono restringersi in modo irregolare (vasospasmo). Questa condizione può limitare il flusso sanguigno alle cellule cerebrali (ictus ischemico) e causare ulteriori danni e perdite cellulari.
  • Idrocefalo. Quando la rottura di un aneurisma provoca sanguinamento nello spazio tra il cervello e il tessuto circostante (emorragia subaracnoidea) – il più delle volte – il sangue può bloccare la circolazione del fluido che circonda il cervello e il midollo spinale (liquido cerebrospinale). Questa condizione può provocare un eccesso di liquido cerebrospinale che aumenta la pressione sul cervello e può danneggiare i tessuti (idrocefalo).
  • Iponatriemia. L’emorragia subaracnoidea da un aneurisma cerebrale rotto può interrompere l’equilibrio del sodio nel sangue. Ciò può verificarsi a causa di un danno all’ipotalamo, un’area vicino alla base del cervello.

Un calo dei livelli di sodio nel sangue (iponatriemia) può portare a gonfiore delle cellule cerebrali e danni permanenti.

Bibliografia e sitografia:

  • Archivio AssoCareNews.itLINK;
  • Brain Aneurysm – Mayo Clinic – LINK.

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Aneurisma Cerebrale: cause, fattori di rischio e prevenzione.