Autore: Umberto De Giovannangeli

Consiglio regionale della Calabria: approvata la mozione di Irto per trasformare il Centro Regionale di Neurogenetica in Istituto di Ricerca a Carattere Scientifico

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Nicola Irto

Approvata all’unanimità dal Consiglio regionale la mozione presentata dal vicepresidente Nicola Irto per trasformare il Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme in Istituto di Ricerca a Carattere Scientifico

“Il Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme deve al più presto diventare un Istituto di Ricerca a Carattere Scientifico per potenziare il proprio ruolo e diventare, sempre di più, un punto di riferimento nazionale e internazionale per l’assistenza, la diagnosi, lo studio e la ricerca nell’ambito delle patologie neurogenetiche. Per raggiungere rapidamente questo obiettivo – spiega Nicola Irto a margine dei lavori del Consiglio regionale – ho presentato una mozione che impegna la giunta e il Commissario ad acta per il piano di rientro dal debito sanitario ad attivarsi, ognuno secondo la propria competenza. E’ dovere della politica tutelare e potenziare le eccellenze della nostra Regione con particolare riguardo al settore della Ricerca. Investire in realtà come il CRN di Lamezia vuol dire anche impegnarsi per arginare l’inaccettabile fenomeno della migrazione sanitaria”. La mozione presentata dal vicepresidente del Consiglio regionale Nicola Irto è stata approvata all’unanimità dall’Assemblea. “Oggi, il CRN è diventato punto di riferimento regionale, nazionale e internazionale nel suo campo, di cui è testimonianza la lunga e imponente serie di pubblicazioni, le numerose collaborazioni con scienziati di tutto il mondo e gli oltre 13.000 pazienti presi in carico provenienti da ogni parte d’Italia – si legge nella mozione – e grazie a un metodo di lavoro complesso e combinato di studi clinici e genetico molecolari, affiancati alla ricostruzione genealogica delle famiglie e delle popolazioni attraverso atti e documenti, il Centro è riuscito a sviluppare avanzamenti importantissimi non solo per la Regione Calabria ma per la collettività scientifica tutta, specificamente con la definizione di cause e forme nuove mai descritte. Il contesto storico geografico particolare in cui il Centro opera – prosegue il testo approvato in Consiglio – non è un fatto irrilevante, poiché la Calabria è un vero e proprio isolato genetico e l’elevata numerosità di malattie, rare è ricchezza straordinaria per la ricerca in generale. Persino le metodologie utilizzate, che includono studi storico archivistici, clinici e di genetica di popolazione, non sarebbero facilmente trasferibili, grazie al grande patrimonio esistente in Calabria.

Non da ultimo, attraverso la cosiddetta ricerca traslazionale, i risultati ottenuti dagli studi vengono trasformati in applicazioni cliniche, affinché i metodi di prevenzione, diagnosi e terapia delle patologie neurogenetiche risultino migliorati e ottimamente implementati. Nonostante i grandi successi scientifici e assistenziali accertati però il Centro Regionale di Neurogenetica ha molto spesso operato in condizioni di grave precarietà economica – si specifica – subendo nel corso degli anni continui depauperamenti in ordine a finanziamenti e personale assegnato, penalizzando fortemente le attività assistenziali e di ricerca. In particolar modo, nell’imminenza della comparsa sul mercato di farmaci in grado di modificare il decorso della Malattia di Alzheimer, la mancanza di stabilizzazione e prospettive concrete per il Centro rischia di produrre ulteriori gravissimi danni con l’”ennesimo” risultato di una ulteriore emigrazione sanitaria. La trasformazione del Centro Regionale di Neurogenetica in Istituto di Ricerca a Carattere Scientifico (IRCS) permetterebbe di ottenere i fondi necessari a garantire e tutelare il ruolo trainante che il Centro ha raggiunto nel campo dell’assistenza e della ricerca scientifica neurogenetica anche a livello internazionale”. Tutto ciò premesso, la mozione impegna la giunta regionale il suo Presidente f.f. “affinchèin sinergia con il Commissario ad acta per l’attuazione del vigente Piano di rientro dai disavanzi del Servizio sanitario della Regione Calabria – per quanto di rispettiva competenza, vengano messe in atto tutte le azioni necessarie per velocizzare e concludere rapidamente l’iter di trasformazione del Centro in Istituto di Ricerca a Carattere Scientifico (IRCS)”.


Skin e Ladyfag aspettano un bebè: “Presto saremo in tre”

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Skin, la storica leader degli Skunk Anansie, e la scrittrice e performer Lady Fag, saranno presto in tre. La giornalista è incinta e lo ha annunciato con una foto sulla sua pagina Instagram: “Coming Soon, and babyfags makes three!”. Skin e la compagna stanno insieme da quattro anni. A settembre 2020, la cantante di You’ll follow me down aveva annunciato il matrimonio.

La storia d’amore tra Skin e Ladyfag

“Ci amiamo e siamo fidanzate ufficialmente!”. Così Skin aveva annunciato il matrimonio con Ladyfag lo scorso settembre: “Non vediamo l’ora che arrivi il grande giorno”. Adesso, proprio Skin e Ladyfag sono in dolce attesa: è il primo figlio per la coppia. Ladyfag ha scritto: “Sei l’unica per me, ti amo tantissimo sempre e comunque”. Skin è già stata sposata dal 2013 al 2015 con Christiana Wily, il loro matrimonio si è celebrato proprio in Italia. Da quattro anni, la cantante degli Skung Anansie è legata all’artista newyorchese. È la prima figlia per entrambe. Sul suo profilo, Ladyfag, mostra il suo entusiasmo scrivendo: “Sarai mia per sempre. Io ovviamente ho detto sì..a dire il vero siamo segretamente fidanzate da San Valentino e da allora sono in un bozzolo d’amore. Non posso credere che sarai la mia mogliettina”.

Chi è Ladyfag

Rayne Baron, questo il vero nome di Ladyfag, è una scrittrice, artista, è un personaggio della nightlife ed è una produttrice di eventi. È nata a Toronto, dove gestiva un negozio di abbigliamento vintage. È stata una delle principali animatrici dei movimenti culturali canadesi per poi trasferirsi a New York, assumendo il nome di Ladyfag. È la principale organizzatrice di feste, è stata anche vicina alla fondazione di Toilet Paper, la rivista underground fondata da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Collabora con la rivista Paper, Candy Magazine, 25 magazine, Rolling Stone, Out, Interview e Hunter.

COVID-19 DA VIP: CONTAGI IN COSTA SMERALDA MA NON ALLA FESTA DEL NAPOLI. Billionaire Sotto Accusa per Epidemia Colposa. Ignorata pista “Virus da Laboratorio”

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Fonte originale: articolo di Gospa News

Proprio nell’imminenza della riapertura delle discoteche in tutta Italia, annunciata dai vertici del Ministero della Salute per le prime settimane di luglio, in Sardegna arriva la mannaia della magistratura contro i locali della Costa Smeralda che nell’estate 2020 furono oggetto di una polemica mediatica e politica per un misterioso focolaio di Covid-19.

La Procura di Tempio Pausania ha infatti contestato l’accusa di epidemia colposa ai gestori del Billionaire, la discoteca di Flavio Briatore a Porto Cervo, nell’inchiesta giudiziaria sui contagi la scorsa estate nei rifugi da Vip della costa sarda. I PM – come riportato da Ansa e vari quotidiani – hanno notificato la chiusura indagini agli amministratori del Billionaire e di altri due locali notturni della costa gallurese, il Phi Beach di Baja Sardinia e il Country Club di Porto Rotondo, perché sarebbero state violate le norme anti Covid e vari clienti, tra cui lo stesso Briatore ma anche l’allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic, e numerosi dipendenti contrassero il virus in forma anche grave.

I magistrati, però, non hanno saputo spiegare perché il SARS-Cov-2 fu così virulento in Costa Smeralda, dove era in atto uno scontro burocratico tra gli amministratori pubblici e quelli delle discoteche proprio per le riaperture finito sulle prime pagine dei quotidiani, mentre tale non fu, ad esempio, dopo la maxi festa organizzata nella notte tra il 17 ed il 18 giugno a Napoli dai tifosi partenopei quando la squadra di calcio conquistò la Coppa Italia vincendo contro la Juventus.

Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms (ora sotto inchiesta per false dichiarazioni ai PM di Bergamo in relazione ad altri aspetti della gestione nazionale dell’emergenza pandemia) sostenne che i tifosi del Napoli scesi in piazza erano stati degli “sciagurati”. Ma il sindaco del capoluogo campano Luigi De Magistris (durante la trasmissione Un Giorno da Pecora su Rai Radio1) intervenne a difesa dei suoi concittadini: «Mi sembra un po’ esagerato. Napoli non ha più contagiati praticamente da quando è finito il lockdown, in città sono sette giorni che c’è il contagio zero, e in piazza c’erano solo napoletani».

«In poche settimane la Sardegna da Covid Free – così proclamava con orgoglio il governatore Solinas – a regione che diffonde il contagio in mezza Italia e rischia, da indiscrezioni ministeriali, di essere isolata. Il bollettino dell’epidemia è chiaro: 37 contagi in un giorno, si è ritornati ai livelli di aprile e ai tempi del lockdown, quando però era la Regione a chiedere l’alt agli imbarchi sui traghetti e in aereo mentre ora, soprattutto dal Lazio, si sollecitano misure che evitino l’esportazione dall’isola del Covid 19» scrisse il 19 agosto 2020 il Corriere della Sera.

 La discoteca Billionaire di Porto Cervo e il proprietario Flavio Briatore

Com’è possibile che i «70-100 giovanissimi che hanno veicolato il virus a Portorotondo e Porto Cervo, tutti amici romani» abbiano creato una situazione definita “fuori controllo” dal quotidiano milanese, mentre migliaia e migliaia di tifosi napoletani intenti a festeggiare la Coppa Italia con baci ed abbracci non abbiano creato un’impennata dei contagi? Erano davvero tutti immuni come la gente che in pieno lockdown sfidava le restrizioni con passeggiate nei mercatini di Posillipo e sul lungomare? Com’è possibile che la tifoseria partenopea sia stata difesa dal Sindaco di Napoli mentre i gestori della Costa Smeralda siano stati additati come “untori” da quelle amministrazioni locali che negli anni si sono arricchite proprio grazie al fiorente turismo della privilegiata area gallurese?

Ma l’ultima e più importante domanda riguarda la magistratura: come può accusare di epidemia colposa per violazione delle normi antiCovid alcuni imprenditori senza aver svolto un’adeguata indagine sulla natura ed origine del SARS-Cov-2? La questione non è oziosa ma cogente.

Se, infatti, il virus fosse davvero stato creato in laboratorio, come ipotizza anche l’Intelligence Usa e come sostengono nuove importanti ricerche scientifiche (una britannica e una americana), sarebbe legittimo anche ipotizzare che i locali della Costa Smeralda siano stati presi di mira da ignoti sabotatori per creare una situazione di terrorismo pandemista finalizzata al business delle Big Pharma sui vaccini, gestito a livello mondiale dalla Fondazione Bill & Melinda Gates che ha firmato un accordo di “cartello” con le multinazionali farmaceutiche nel settembre 2020 dopo aver per anni finanziato la ricerca sui supervirus chimerici SARS, infettati con HIV/AIDS, nel famigerato Wuhan Institute of Virology.

Tutti questi aspetti sono completamente ignorati dalla magistratura sarda che si è limitata a fare il “compitino” come spiega l’articolo di TGCOM24: «Gli amministratori dei tre dei discoclub più gettonati delle vacanze dei vip in Sardegna, secondo i pm, non avrebbero saputo tenere alto il livello di sicurezza anti covid, determinando decine di contagi che hanno fatto ammalare prima di tutto i dipendenti. Fra le vittime dei contagi da discoteca ci furono anche personaggi di punta del jet set internazionale, primo fra tutti Flavio Briatore, proprietario proprio del Billionaire, ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano. Sotto i colpi del coronavirus tutti i locali del divertimento gallurese furono costretti a spegnere le insegne e archiviare in maniera disastrosa la stagione turistica. Solo al Billionaire l’Azienda sanitaria della Sardegna registrò 58 contagiati fra i dipendenti. Chiusero i battenti per covid anche altri club storici come il Sottovento e il Phi Beach».

«E oltre ai focolai scoppiarono le polemiche: Briatore si distinse per una furiosa lite a distanza contro il sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda, reo di avere limitato gli orari della movida in Costa Smeralda per cercare di contenere la diffusione del virus. Una lite che finirà anche questa in tribunale, con Briatore trascinato davanti al giudice dal sindaco, con l’accusa di diffamazione» aggiunge il sito del gruppo Mediaset.

Tutto ciò assume una valenza completamente differente se si analizza il contesto alla luce della teoria del virus da laboratorio. Gospa News, avendo sviluppato ormai 39 inchieste sull’argomento intitolate WuhanGates, prese in seria considerazione una “soffiata” arrivata da ambienti vicini ai servizi segreti in relazione ad un presunto sabotaggio nei confronti del Billionaire dove il virus, secondo la fonte, sarebbe stato sparso con nano-droni.

Pur consapevoli che questa “pista” sia da prendere con le pinze e tutta da verificare rimane il fatto certo, come dimostrato nel nostro precedente articolo, che Briatore divenne bersaglio politico per aver attaccato duramente il governo di Giuseppe Conte per la gestione dell’emergenza pandemia, che il virus è stato costruito in laboratorio – come ben sa la comunità dell’Intelligence internazionale anche secondo un microbiologo militare dei servizi segreti israeliani – e che dal 2007 il Pentagono USA, attraverso l’Airf Force Research Laboratory,  che ha sede principale nella base militare di Wright-Patterson, in Ohio, sta lavorando ai Micro Air Vehicles (MAV), denominati anche BugBot perché hanno forma di insetto, avendo preso spunto dal progetti DragonflEye e Insectothopter, le cyber-libellule progettate dalla CIA fin dal 1970.

Come nel migliore dei romanzi gialli appaiono quindi evidenti l’occasione (la pandemia), i mezzi (virus da laboratorio e MAV) e il duplice movente: colpire un avversario politico scomodo e propalare il terrorismo pandemista che ha favorito il business miliardario sui vaccini, più che mai di attualità vista l’imminente riapertura dei locali notturni solo per i clienti con il Green Pass: ha infatti lunga scadenza solo se si è vaccinati (9 mesi dopo la seconda dose), mentre più breve se si ha fatto un tampone con esito negativo (47 ore) o si è guariti dal Covid (6 mesi).

“Entro i primi dieci giorni di luglio le discoteche potranno aprire e penso che il criterio del green pass possa essere applicato anche alle discoteche”. Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, su RTL 102.5 durante il programma Non Stop News che ne ha diffuso il testo. “Ho appena avuto un colloquio su questo con il ministro Speranza.

Redazione Gospa News

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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – WUHANGATES REPORTAGE

GOSPA NEWS – INCHIESTE CORONA VIRUS


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Il nuovo trailer di The Suicide Squad: Missione Suicida

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La nuova clip del film di James Gunn mostra in azione la squadra composta da folli criminali come Harley Quinn, Bloodsport, Peacemaker e King Shark, arruolati per portare a termine un compito molto arduo su un’isola tropicale

Non solo è folle il film, lo è anche la sua promozione: nelle scorse ore, infatti, alcuni dei protagonisti di The Suicide Squad: Missione Suicida, fra cui Margot Robbie, John Cena e Idris Elba, hanno fatto una specie di leak, diffondendo prima del previsto il nuovo trailer della pellicola, redarguiti in modo bonario anche dallo stesso regista James Gunn. L’impressione reale, però, è che l’approccio scanzonato a tutto questo progetto cinematografico si sia tradotto in un leak praticamente pilotato. In ogni caso ora la clip di anticipazione è stata diffusa ufficialmente e si può vederla anche qui sopra.

Come noto, il nuovo film è un mix fra un sequel e un reboot del Suicide Squad di David Ayer uscito nel 2016. Alcuni dei personaggi, come l’Harley Quinn di Robbie o il Rick Flag di Joel Kinnaman, torneranno nei rispettivi ruoli ma saranno affiancati da una pletora di nuovi villain dalla natura decisamente bizzarra: si va da Peacemaker interpretato da Cena a King Shark che ha la voce di Sylvester Stallone, da Thinker a cui dà il volto (e il testone) Peter Capaldi a Bloodsport interpretato da Elba. L’elenco non finisce qui, comprendendo altre figure paradossali come Capitan Boomerang, Ratcatcher 2, Savant, Javelin, Polka-Dot Man, Tdk e il povero Weasel, che non è né un cane né un licantropo ma semplicemente una donnola geneticamente modificata (ed estremamente letale).

Il raffazzonato gruppo di criminali, tutti rinchiusi nella temibile prigione di massima sicurezza Bellevue, viene arruolato dall’agente del governo Amanda Waller (Viola Davis) e costretto – appunto – a una missione suicida sull’isola di Corto Maltese, dove devono spazzare via ogni traccia di una minaccia chiamata Starfish (una mostruosa creatura che s’intravede in alcune scene altamente distruttive). Dopo la sua esperienza coi due capitoli dei Guardiani della galassia targati Marvel, Gunn è passato (momentaneamente) all’universo Dc avendo completa carta bianca su quello che poteva mettere in campo. I risultati delle sue fantasie più sfrenate li vedremo al cinema a partire dal prossimo 5 agosto, quando il nuovo The Suicide Squad arriverà finalmente nelle sale italiane.

Bianca Guaccero, Nicola Ventola fa una rivelazione sul passato: “Mi hai…”

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Scritto da , il Giugno 23, 2021 , in Gossip

foto Bianca Guaccero e Nicola Ventola

Bianca Guaccero, Nicola Ventola fa una rivelazione sulla loro storia: “Nell’adolescenza mi ha fatto una capa tanta”

Bianca Guaccero in queste settimane è al centro del gossip per via di un presunto e mai confermato ritorno di fiamma con Nicola Ventola. La conduttrice di Detto Fatto e l’ex calciatore sono stati insieme più di vent’anni fa quando erano dei ragazzini ma ultimamente sui social tra i due sono frequenti gli scambi di dediche e battute. E proprio in queste ore, Nicola Ventola commentando un post della Guaccero ha fatto una rivelazione sulla loro storia. Nel dettaglio la conduttrice ha elogiato il film di Tim Burton Edward mani di forbice e l’ex calciatore ha ricordato:

“Una capa tanta mi facevi nell’ adolescenza con sto film!”

Bianca Guaccero, riflessione su Instagram: “Non dobbiamo avere paura della diversità”

Di recente, Bianca Guaccero ha smentito i gossip su un possibile flirt con Nicola Ventola (che intanto le ha fatto un’altra dedica) dichiarando che l’unico amore della sua vita è sua figlia Alice. Ed oggi parlando del film su menzionato visto proprio in compagnia della piccola, la conduttrice di Detto Fatto ha affidato ad Instagram questa sua riflessione: “Non lo vedevo da molti anni ed ho riscoperto ancora una volta il mio grande amore per Tim Burton… il modo in cui si parla di diversità e dell’amore che vince ogni “stereotipo” è commovente…” e poi ancora sul personaggio interpretato da Johnny Depp ha aggiunto:

“Un personaggio apparentemente pericoloso con le sue mani taglienti, ma dalla purezza struggente. Finché avremo paura della diversità, ci perderemo tante occasioni per essere felici.”

Ballando con le stelle 2021: Bianca Guaccero al posto di Guillermo Mariotto?

La prossima stagione televisiva sarà ricca di impegni per Bianca Guaccero, non solo infatti è stata confermata ufficialmente la sua quarta edizione di Detto Fatto, ma la conduttrice tornerà nelle vesti di attrice nella nuova fiction di Rai1 Fino all’ultimo battito. Ed inoltre in queste ore circola un’indiscrezione che la vedrebbe come sostituta di Guillermo Mariotto a Ballando con le stelle

Anche gli adulti possono sviluppare una sindrome infiammatoria dopo Covid-19

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I medici dell’Università di Calgary hanno riportato il caso clinico di un paziente di 60 anni che presentava sintomi del tutto simili alla Mis-C, sindrome infiammatoria rara che colpisce bambini e adolescenti guariti da Covid-19

sindrome infiammatoria
(foto: Juraj Varga/Pixabay)

Affanno, febbre alta, gonfiore diffuso: questi alcuni dei sintomi della sindrome infiammatoria, non frequente ma piuttosto grave, che colpisce i bambini e gli adolescenti guariti da Covid-19, chiamata Mis-C (Multisystem Inflammatory Syndrome in Children). Sebbene sia considerata principalmente a carico dei più giovani, i medici mettono in guardia sulla necessità di non escluderla dalla diagnosi negli adulti: un uomo di 60 anni, quattro settimane dopo essere risultato positivo all’infezione di Sars-Cov-2, è stato ricoverato in ospedale con una sintomatologia simile alla Mis-C. Il caso è stato descritto dai medici dell’Università di Calgary in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Canadian Medical Association Journal.

Mis-C, di cosa si tratta

Sappiamo già da tempo che gli effetti di Covid-19 non si riducono solo alla persistenza dell’infezione, ma possono perdurare anche una volta che si è guariti. I pazienti, infatti, possono presentare complicanze come tromboembolia venosa, malattie cardiovascolari, danno renale o epatico acuto, sintomi neurologici: ormai è nota la possibilità di soffrire di Long Covid, termine usato per racchiudere tutte le complicanze che si protraggono per molto tempo dopo aver contratto il virus ed esserne guariti. Bambini e adolescenti, in generale, sono meno colpiti, ma in alcuni casi, in seguito all’infezione da Sars-Cov-2, possono sviluppare una forma grave di infiammazione a carico di tutti gli organi, con caratteristiche simili alla malattia di Kawasaki (sindrome di origine sconosciuta che causa nei bambini vasculiti e infiammazioni d’organo anche gravi ): al 3 maggio 2021, a 3742 bambini negli Stati Uniti è stata diagnosticata la Mis-C. E per quanto riguarda gli adulti? Nell’ottobre 2020, il Cdc statunitense ha pubblicato una revisione in cui individuava 27 casi di adulti con sindrome infiammatoria multisistemica, indicandola con il nome Multisystem Inflammatory Syndrome in Adults (Mis-A). Fino a questo caso, i (pochi) pazienti diagnosticati con Mis-A erano adulti di età inferiore ai 50 anni.

Il caso clinico

Il paziente si è presentato al pronto soccorso con una serie di sintomi che perduravano da quasi una settimana: una prolungata mancanza di respiro, febbre superiore ai 40°C, grave affaticamento e ingrossamento dei linfonodi; inoltre presentava tipici segni infiammatori come eritema e congiuntivite. Quattro settimane prima era risultato positivo all’infezione da Sars-Cov-2, non aveva patologie pregresse e non si era sottoposto a vaccinazione. I test condotti dai clinici dopo il ricovero hanno rilevato anche un ingrossamento del cuore e un principio di edema polmonare. Il quadro clinico, considerata la recente guarigione dalla malattia di origine virale, ha immediatamente fatto allertare i medici. “Data la storia recente del paziente di infezione da Sars-Cov-2, febbri senza sintomi di localizzazione, alterazioni della mucosa orale, linfadenopatia cervicale, congiuntivite e alterazioni degli arti inferiori, abbiamo sospettato una sindrome infiammatoria post-Covid-19”, scrivono gli autori dell’articolo Genevieve Kerkerian e Stephen Vaughan. “La presentazione clinica era simile ai casi segnalati della sindrome infiammatoria multisistemica nei bambini”.

La terapia

Il tempestivo intervento dei clinici in questa direzione ha consentito che il paziente si riprendesse completamente: i medici gli hanno somministrato dapprima acido acetilsalicilico e metilprednisolone, poi immunoglobuline per via endovenosa (farmaci a effetto immunomodulatorio). Il trattamento ha avuto i risultati sperati: dopo sole 24 ore dall’inizio della terapia, l’uomo ha riportato un notevole miglioramento dei sintomi infiammatori e dei parametri clinici generali, ed è stato dimesso a 5 giorni dal ricovero.

Sebbene in rari casi, quindi, anche gli adulti guariti da Covid-19 possono sviluppare una sindrome infiammatoria multisistemica, del tutto simile a quella di bambini e adolescenti. “Poiché continuiamo a imparare sulla Mis-A, è prudente non assumere alcuna limitazione di età quando si considera la diagnosi, come suggerisce il nostro caso”, concludono gli autori dell’articolo. Una tempestiva diagnosi vuol dire infatti, come nel caso del paziente canadese, un trattamento mirato e più efficace.

Royal Family, cancellata una storica regola. Cambia tutto

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“Never complain, never explain”: ma potrebbe essere arrivato il momento per la Famiglia Reale di venir meno a questa storica regola.

Casa Reale, William e Kate cercano un nuovo professionista: ecco come candidarsi
La famiglia reale (Getty Immages)

Era dai tempi della Regina Vittoria che vigeva una regola aurea negli ambienti reali. Una scelta perfettamente in linea con la discrezione e l’attitudine vittoriana.

“Vizio privato e pubblica virtù”, si soleva dire. Un modo di fare ancor più che una regola, ispirata da un grande politico come Benjamin Disraeli.

Ministro e consigliere personale della Regina Vittoria, fu lui a dettare una regola di condotta, quasi un protocollo ufficioso: “never complain, never explain”. Finora, non si era mai trasgredito.

La Regina si toglie qualche…sassolino!

Ma cosa vuol dire esattamente? Il significato letterale è “mai lamentarsi, mai dare spiegazioni”. Il tema, ovviamente, sono le dinamiche interne agli ambienti della Famiglia Reale.

Mai dare pubbliche spiegazioni, mai lamentarsi in pubblico per il comportamento bizzarro, eccentrico, scandaloso o apertamente delittuoso di un membro della Firm.

Una regola applicata ferreamente da Re Giorgio VI e da sua figlia Elisabetta per oltre un secolo, nonostante di casi “scottanti” ce ne siano stati moltissimi.

Il primo fu proprio quello che portò Giorgio sul trono: l’abdicazione di suo fratello, Edoardo VIII, che scelse di rinunciare al trono per sposarsi col l’americana (e divorziata) Wally Simpson.

I tradimenti di Carlo, gli scandali di Sarah Ferguson, le feste “al limite” del giovane Harry (ve lo ricordate vestito da nazista?): il silenzio aureo della Casa Reale ha saputo assorbire tutto.

Stavolta, però, siamo prossimi ad uno stravolgimento epocale. Almeno a sentire il tabloid Mail on Sunday.

Regina Elisabetta, il gesto solidale con un suo collaboratore: che emozione
Regina Elisabetta felicissima per la nascita (da Getty Images)

La Regina Elisabetta sarebbe stanca dei continui pettegolezzi in merito alle sue relazioni con i Duchi del Sussex.

L’ultimo, quello relativo alla scelta del nome Lilibet per la secondogenita di Harry e Meghan, avrebbe decisamente portato la sovrana oltre il limite della pazienza.

E così a Buckingham Palace si starebbe mordendo il freno per non organizzare una risposta organizzata a tutti i gossip.

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Una conferenza stampa? Un libro? Un’intervista, stile Oprah? Non si sa ancora, e siamo nel campo delle ipotesi.

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Però una cosa è certa: a 95 anni, la sovrana ha voglia di togliersi qualche sfizio e di parlare liberamente.

‘Fargo’ Reunion: Frances McDormand Reveals That Marge Gunderson Almost Attended an Anti-Abortion Protest

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While the famous opening text in “Fargo” states that the story of the film was based on true events, it turns out that the Coen brothers only included this fraudulent message to subvert the audience’s expectations.

“It occurred to us that if an audience thinks that the template that you’re following are actual events, they actually give you more latitude to construct it in an unorthodox way,” Joel Coen said.

Coen participated in a Q&A conversation with his wife and star of “Fargo,” Frances McDormand, and Steve Buscemi at the Tribeca Festival 2021 on Friday night to commemorate the 25th anniversary of the film. The panel was moderated by Mark Harris, the former executive editor of Entertainment Weekly.

One of the unconventional elements Coen discussed is the addition of the awkward dinner scene where Marge reconnects with her old classmate, Mike Yanagita. While the scene doesn’t “necessarily logically or even narratively” fit into the larger plot of the film, the director chose to include what would be interesting.

“It’s as prosaic as that,” Coen said. “It had something to do with groping around and wanting to see Marge in a different situation, reacting and dressed in a completely different way. And then encountering someone that also wasn’t honest.”

McDormand looked at Coen and asked, “Is it outing you to ask you to tell them the scene that I read first? Do you remember?” She then reminded Coen that in an earlier draft of the script, Marge’s friend brought her to Minneapolis for a completely different reason.

“Her friend invited her to a right to life protest,” McDormand said. “Oh, my god. Can you imagine?”

Coen said the idea was inspired by the “big population in northern parts of Minnesota that were very conservative,” but that the scene ultimately didn’t provide what they needed.

“There were a lot of thought experiments that happen while you’re doing these things,” Coen said. “Some of them we reject, others we don’t.”

When asked if there was a key to playing Marge, McDormand said she “really wanted her to be good at her job.”

“So many women would come up to me and say, ‘I love seeing a woman good at her job. I’m good at my job,’” McDormand recalled. “I mean, that’s not why they made the movie, but that was a nice side effect of it.”

One of the pivotal scenes in “Fargo” is when Carl (Buscemi) gets pulled over by a state trooper near Brainerd for not displaying temporary registration tags. After Carl unsuccessfully tries to bribe him, Gaear (Peter Stormare) kills the trooper and two bystanders who witnessed the incident. The morning after shooting this scene, Buscemi recalled a surreal coincidence that occurred when he drove to get breakfast with Stormare.

“I was pulled over by a policewoman,” Buscemi said. “It was so surreal because she said, ‘license and registration.’ I looked at Peter like, ‘nothing’s gonna happen, right?’ I didn’t bribe my way out of it, but I talked my way out of a ticket. I don’t know how I did.”

Buscemi added that he’s always wondered if that police officer ever got the chance to watch “Fargo” and figure out the oddity for herself.

“She didn’t know we were in town making a movie, and the movie would have come out like a year later,” Buscemi said. “I always thought, did she see the movie? And did she think, ‘Wait a minute, I pulled these guys over!’”

While many of these sequences such as the roadside homicide took place in Brainerd, and not Fargo, Cohen said that the idea of naming the film Brainerd “was just a little too out there.”

“Fargo just seemed to have the right ring to it,” Cohen said.

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Incidente Zanardi, novità sulle condizioni: famiglia in ansia

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A dodici mesi esatti dal drammatico evento, parla il figlio di Alex Zanardi, che svela alcune novità in merito alla situazione di suo padre.

È trascorso giusto un anno da quando Alex Zanardi rimase coinvolto in un tremendo incidente durante quella che sarebbe dovuta essere una bella traversata tra le campagne della Toscana, a scopo di beneficenza.

Alex Zanardi
Alex Zanardi Foto da Instagram

Il campione bolognese finì con l’essere travolto mentre percorreva una curva con la sua handbike. Un camion lo centrò in pieno, riducendolo in coma per molto tempo.

Quello schianto causò danni enormi sia a livello fisico che neurologico, con Zanardi che ha vissuto l’ennesimo episodio tragico della sua vita, dopo la perdita della sorella in un incidente stradale anni fa e l’impatto terribile del settembre 2001 in seguito al quale perse entrambe le gambe.

Tutte queste avversità però non lo hanno mai abbattuto. Il 54enne emiliano ne è sempre uscito vincitore ed ora si spera che possa riuscire a sorridere di nuovo anche dopo il dramma del 19 giugno 2020.

La famiglia di Alex Zanardi è sempre al fianco di quest’ultimo. La moglie Daniela ed il figlio Niccolò non lo lasciano mai. Nel corso di una intervista rilasciata al quotidiano “La Repubblica”, proprio il figlio dell’ex pilota di Formula 1 ed Indycar parla della situazione attuale.

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Parla il figlio, come stanno le cose un anno dopo

Purtroppo di miglioramenti sensibili non ce ne sono. C’è fiducia nella capacità innata di Alex di lottare, ma Niccolò afferma:

Nemmeno noi sappiamo come stia papà. Lui è sempre lì, senza alcuna novità, e la cosa ci porta tanto stress. Ma la speranza resta

Lui attualmente si trova all’interno dell’Unità gravi cerebrolesioni dell’ospedale di Vicenza. In questi dodici mesi è stato un continuo peregrinare tra oltre 10 interventi chirurgici e 5 ospedali.

Si sa che Alex non sta più a letto ma in poltrona, cosa che consente lo svolgimento di esercizi neuromotori più complessi, e sulle note delle sue canzoni preferite, come indicato dalla moglie.

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Da qualche mese poi il 54enne ha anche intrapreso uno scambio basilare di comunicazione con i membri della sua famiglia. È cosciente della realtà che lo circonda e si sa che a volte risponde con dei sorrisi.

Non può parlare nelle sue condizioni e c’è ancora molto lavoro da fare per cercare di raggiungere una situazione che possa essere il più vicino possibile alla normalità.

Fabrizio Frizzi, il grande amore con Rita Dalla Chiesa: perché è finita?

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Fabrizio Frizzi ha vissuto una lunga storia d’amore con Rita Dalla Chiesa finita però molto tempo fa, qual è stato il motivo? I dettagli.

Fabrizio Frizzi morto

Fabrizio Frizzi fu uno dei conduttori più noti e celebri del panorama televisivo italiano che con la sua bravura e il suo talento si è fatto amare dal pubblico fino al giorno della sua morte. L’uomo, infatti, ha salutato i suoi cari e fan troppo presto, lasciando un vuoto indelebile.

Gioioso, ironico, allegro e intelligente. Ha trasmesso valori e principi a tutti, dalla sua famiglia ai fan che lo hanno sempre seguito.

Fabrizio Frizzi e Rita Dalla Chiesa: perché è finita?

Fabrizio Frizzi ha lasciato sua moglie Carlotta e sua figlia, ma anche tante altre persone che hanno fatto parte del suo passato. Una di queste Rita Dalla Chiesa, sua collega e ex compagna di vita.

I due si conobbero nel 1992 e fu subito un colpo di fulmine tanto da sposarsi immediatamente. L’amore però durò poco più di dieci anni, quando giunse il divorzio.

Per la giornalista Fabrizio Frizzi fu l’unico uomo della sua vita, ma nonostante questo tra i due non funzionò. Perché? A quanto pare il conduttore perse la testa per Graziella De Bonis, corista, all’epoca, di Domenica In.

Anche con lei però non ci fu futuro tanto che la Della Chiesa sperò più volte in un suo ritorno che non avvenne mai. Più tardi, infatti, arrivò a conquistare il cuore del presentatore Carlotta Mantovan con la quale mise al mondo la sua bambina.

Tra Fabrizio Frizzi e Rita Della Chiesa rimase solo un rapporto di amicizia e lavorativo. La stima l’uno per l’altro non venne mai meno, neanche negli anni del divorzio.

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I due furono bravi a separare la sfera pubblica da quella privata, così da non creare disguidi professionali che potessero compromettere la carriera di entrambi. La giornalista ha un bel rapporto anche con la Mantovan.