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Aver avuto Covid-19 non protegge necessariamente da una seconda infezione

Secondo uno studio inglese nei guariti la protezione potrebbe calare già dopo sei mesi, soprattutto fra chi ha avuto Covid-19 asintomatico. Un studio italiano, invece, indica che in alcuni casi si potrebbe valutare (per il futuro) se spostare la vaccinazione dei guariti dopo 10 mesi. Il dibattito resta aperto e i numeri sono ancora limitati

Covid-19
(foto: MasterTux via Pixabay)

Si parla spesso della vaccinazione dei guariti, ovvero delle persone che hanno già contratto Covid-19, sintomatico o asintomatico, su quando e come è opportuno che ricevano il vaccino. Uno studio dell’università di Oxford mette in luce il fatto che aver avuto il coronavirus non necessariamente protegge a lungo da una nuova infezione, soprattutto quando si parla delle nuove varianti, come la delta, classificate dall’Oms come varianti che destano preoccupazione. In particolare, la copertura potrebbe cadere già dopo 6 mesi. Per questo è bene vaccinarsi entro quel periodo, come raccomandato anche dalle nostre attuali linee guida. Un’altra ricerca, condotta dall’Irccs Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella (Verona), conferma che per chi ha avuto Covid-19 è sufficiente una dose sola di vaccino e indica che in alcuni casi, soprattutto per i guariti da Covid-19 sintomatico, si potrebbe pensare di spostare la dose anche dopo 10 mesi dall’infezione, un risultato un po’ diverso da quello inglese. Ecco cosa sappiamo e come capire qualcosa in più.

Lo studio inglese

Entrambi gli studi hanno coinvolto piccoli gruppi di partecipanti, e anche per questo le conclusioni a cui arrivano le ricerche possono essere – in questo come in altri casi – leggermente differenti. I ricercatori del gruppo di Oxford hanno svolto un’indagine ancora limitata, dato che si basa sui dati di un piccolo campione di 78 persone, e non ancora revisionata con il peer reviewing – ma possiamo leggerlo in anteprima (preprint). Gli autori hanno misurato la risposta immunitaria, sia quella legata agli anticorpi specifici contro Sars-Cov-2 sia quella delle cellule B e T. Le risposte differiscono molto da persona a persona. Nei casi di Covid-19 sintomatico, dopo 6 mesi circa il 26% delle persone non mostravano più la presenza di anticorpi specifici contro Sars-Cov-2, mentre fra gli asintomatici si arriva ben al 92%.

I ricercatori hanno poi combinato i risultati con test eseguiti tramite algoritmi di machine learning, per capire meglio se la gravità della malattia è correlata con l’immunità successiva. Con questo metodo i ricercatori hanno individuato una particolare caratteristica, come una firma, nella risposta immunitaria, dopo un mese dall’infezione, che fornisce indizi – è un elemento predittore – dell’immunità presente a distanza di 6 mesi. Approfondire questo risultato potrebbe essere utile, in futuro, per studiare meglio la durata dell’immunità.

Dalle nostre linee guida allo studio italiano

Attualmente, infatti, le linee guida italiane prevedono che chi è risultato positivo a Sars-Cov-2 in passato riceva una prima dose di vaccino un po’ distanziata dall’infezione, almeno a distanza di 3 mesi dall’infezione, ma non oltre i 6 mesi. La ricerca condotta dal gruppo del Negrar di Verona, coordinata da Zeno Bisoffi, potrebbe in futuro aprire la strada a una revisione di queste regole. Lo studio ha coinvolto quasi 2000 operatori sanitari e personale ospedaliero, di cui 232 avevano avuto Covid-19 in precedenza, ed è stata svolta nel primo periodo della campagna vaccinale, da gennaio a marzo 2021. I risultati sono sotto la revisione da parte della rivista Clinical Microbiology and Infection (non abbiamo in mano un preprint). Tutti i partecipanti hanno ricevuto almeno una dose con il vaccino di Pfizer-BioNTech.

“Dei 1935 partecipanti”, commenta Bisoffi, direttore Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia del Negrar, “232 avevano una storia di infezione documentata: proprio in questi ultimi il titolo anticorpale medio dopo una sola somministrazione di vaccino era significativamente più alto rispetto a quello rilevato in chi non aveva mai contratto il virus e aveva ricevuto due dosi di vaccino”. La risposta era più forte nei giovani, nelle donne e in chi ha avuto Covid-19 con sintomi. Questo, prosegue l’esperto, conferma e sostiene la decisione (già in atto) di procedere con un’unica somministrazione in chi ha già avuto il Covid-19. Ma non è tutto. “Con sorpresa – aggiunge Bisoffi – abbiamo osservato che la risposta anticorpale era tanto più forte quanto più tempo era trascorso dall’infezione, fino a 10 mesi. Per questo gli esperti ipotizzano che la prima somministrazione in chi ha avuto Covid-19 potrebbe essere anche spostata rispetto alle attuali linee guida, che prevedono che la dose sia somministrata entro i sei mesi. Ovviamente per ora non c’è alcuna indicazione di posticipare la vaccinazione, anche considerando che ogni caso è a sé e che la protezione da nuove varianti potrebbe essere ridotta se si ritarda la dose.

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