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Benvenuta “Greta” (e lasciali perdere)

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Andrea Maggiolo

02 gennaio 2021 13:34

Tra i primi nati del nuovo anno in Liguria c’è il piccolo Louis, figlio di una coppia albanese residente a Taggia, nell’Imperiese. Ma poco dopo di lui ha visto la luce anche Graeter, una bimba di origini nigeriane, nata alle 3.50 al Policlinico San Martino di Genova. E poi ancora Wilson Fabian, nato al Gaslini, figlio di ecuadoriani. “Siete la nostra speranza, il nostro futuro, la forza per non mollare in questo nuovo anno che è appena iniziato – ha commentato il governatore ligure Giovanni Toti sui social – Benvenuti al mondo piccoli e auguri alle vostre famiglie a nome mio e di tutta la Liguria”.

Un banale e normalissimo augurio, un post di inizio anno, che proprio non va giù all’italianissima Lega di Matteo Salvini (ma anche a molti commentatori). Via alle solite sgradevoli e fuori tempo polemiche razziste di chi si ostina a non considerare liguri questi bambini, e a volerlo gridare ai quattro venti. Toti ha fatto rimuovere gli insulti xenofobi. “Chi nasce in Liguria è ligure! I commenti razzisti verranno rimossi dai moderatori della pagina. Una bambina che viene al mondo è una benedizione e va accolta come tale, senza polemiche inutili e dannose a qualsiasi dibattito democratico. Proviamo a iniziare il 2021 con un nuovo passo” propone l’ex giornalista Mediaset. 

Il capogruppo regionale della Lega, Stefano Mai, non ci sta: “Non si può definire italiano, né ligure, chi nasce sul nostro territorio da genitori stranieri. Auguri e benvenuti a tutti i nuovi nati del 2021 in Liguria, ma ribadiamo che per essere italiani e liguri sia necessario intraprendere un percorso ben definito e quindi richiedere successivamente la cittadinanza, secondo quanto previsto dalle norme vigenti. No allo Ius soli”. “Con la Lega al governo in Liguria così come, speriamo presto, a Roma – ha aggiunto Mai – non accadrà mai che l’acquisizione della cittadinanza italiana avvenga come semplice conseguenza del fatto giuridico di essere nati in Italia. Occorre difendere le nostre tradizioni e la nostra identità. Pertanto, la trasmissione alla prole della cittadinanza dei genitori, sulla base della discendenza e non del luogo di nascita, è fondamentale”.

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La pensa come Mai anche il deputato ligure della Lega Edoardo Rixi, che ricorda che “la Lega è contraria allo ius soli e fino all’altro ieri questa era anche la posizione di Toti”. Il commento di Rixi è netto: “Quella bambina non è ligure, la nostra posizione è chiara e nota”.

“Stupisce, lascia amareggiati e per la verità anche un po’ perplessi che qualcuno, in un anno come questo, riesca a fare polemica anche su un post di benvenuto al mondo per una bimba nata in una notte così carica di dolore e di speranza – fa sapere Toti – Nel Paese con il tasso di natalità più basso del mondo, una nuova creatura è un fatto positivo, quale che sia la sua nazionalità e il colore della sua pelle. Greta, si chiama così (in realtà Graeter, ndr) , è nata in un ospedale ligure, con medici e infermieri liguri. Sua madre ha in tasca una tessera sanitaria del nostro Paese. Non ho chiesto alla Direzione del San Martino se fosse immigrata, naturalizzata, cittadina italiana o di un altro Paese. Francamente non me ne frega nulla in questo caso. Greta è nata qui, andrà qui in Liguria all’asilo e a scuola. I suoi genitori e anche lei, quando crescerà, da lavoratrice avrà gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri lavoratori. E gli stessi diritti e doveri sociali”

“Nulla c’entra tutto ciò con i diritti politici concessi dalla cittadinanza, provenga essa dallo Ius soli o da altri strumenti di diritto – continua Toti – Di questo si occuperà il Parlamento nazionale, non certo la nostra Regione. Ed è un dibattito assai più complesso di quello che ruota attorno a un post. Se mai il Parlamento deciderà di affrontare questo tema (direi che oggi francamente abbiamo altre priorità), spero che tutti i partiti lo facciano consapevoli della delicatezza dell’argomento e dei sofisticati risvolti civili, sociali, legali ed economici che porta con sé. E senza l’approssimazione e i sottotesti sgradevoli che ho letto e ascoltato oggi nell’assurdo dibattito su un neonato!”.

“Chi nasce in Italia è italiano. Chi cresce e studia nel nostro Paese è italiano. Se anche Toti, lo stesso che riteneva gli anziani ‘non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese’, afferma ciò è perché è impossibile negare l’evidenza” scrive su Facebook il portavoce nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Non c’è propaganda che regga – conclude l’esponente di Leu – Ius Soli e Ius Culturae sono norme di civiltà. È giunta l’ora di renderle realtà”.

Nel Paese con il tasso di natalità più basso al mondo, la nascita di una nuova creatura è una bella notizia, quale che sia la sua nazionalità e il colore della pelle. Greta è la prima nata in un ospedale genovese nel 2021 e ho voluto darle il benvenuto.

— Giovanni Toti (@GiovanniToti) January 1, 2021



Nell’Italia del terzo millennio non è stato mai approvato nemmeno lo “ius culturae”, un principio del diritto secondo cui i minori stranieri possono acquisire la cittadinanza del Paese in cui sono nati o in cui vivono da un certo numero di anni, a condizione che in quel Paese abbiano frequentato le scuole (in genere un ciclo di studi) o abbiano compiuto percorsi formativi per un determinato numero di anni. Sarebbe puro buonsenso, ma tant’è.

Lo ius soli (“il diritto di suolo”) invece nella sua accezione pura prevede che chi nasce nel territorio di un certo Stato ottenga automaticamente la cittadinanza, come accade negli Usa: ma ormai è sparito da tempo dal dibattito politico. Ius soli e ius culturae riconquistano ciclicamente il centro del dibattito politico, per poi uscirne in tutta fretta quando si tratta di trovare una maggioranza parlamentare. La debole (politicamente parlando) maggioranza Pd-M5s-Italia Viva non ci ha mai nemmeno provato sul serio. 

Oggi, se un minore è nato in Italia ma i genitori non sono cittadini italiani, il figlio non può ottenere in tempi accettabili la cittadinanza italiana e può diventare cittadino italiano solo dopo aver compiuto 18 anni e solo se fino a quel momento ha risieduto in Italia “legalmente e ininterrottamente”.

Lasciali perdere, Greta. Sei italiana, cittadina del mondo. Prima o poi lo capiranno anche loro.

In tanti le danno in questi minuti il benvenuto, qualcuno urla “No Ius Soli” , qualcun altro insulta la madre perché venuta a vivere in Italia. Caciara, rumore di fondo. Solleva sapere che Greta-Graeter è solo una bimba, e delle polemiche politiche che divampano nel modernissimo e illuminatissimo consiglio regionale ligure non gliene fregherà nulla per un bel po’. Buona vita piccola.

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