Andare oltre la federazione per da vita a un vero e proprio «Partito del centrodestra italiano». È questo il sogno di Silvio Berlusconi, esposto nel corso di una riunione via Zoom agli eurdeputati azzurri. Certo, forse il nome andrebbe limato, visto che l’acronimo, Pci, suonerebbe strano per gli elettori del centrodestra, ma il Cavaliere sembra davvero intenzionato ad andare avanti col progetto.

Il modello è quello dei partitoni liberali tradizionali del mondo occidentale – dai Repubblicani statunitensi e francesi ai Tories inglesi – dove all’interno riescono a convivere anime diverse ma affini. Con buona pace dell’ala moderata di Forza Italia, rappresentata da Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, contraria persino alla Federazione, che a quanto pare ormai è considerata assodata ad Arcore come a Via Bellerio. Berlusconi vorrebbe estendere la “fusione” anche a Fratelli d’Italia, tenendo fuori dal perimetro del futuro partitone solo gli scissionisti di “Coraggio Italia”, la neo formazione di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro. Difficile, se non impossibile, convincere Giorgia Meloni, in ascesa costante nel gradimento degli italiani, a sciogliere la sua formazione per intraprendere un percorso collettivo. La sorella d’Italia, infatti, liquida il progetto come «non prioritario». Ma il Cav, secondo chi ha avuto modo di ascoltarlo, sembra determinato.

Il tempo a disposizione c’è, visto che la fusione, secondo il sogno berlusconiano, dovrebbe realizzarsi entro le prossime elezioni politiche. Entro due anni dunque, almeno a giudicare dalle intenzioni manifestate da Lega e Fi di proseguire col governo Draghi fino al 2023. Così, agli eurodeputati azzurri Berlusconi avrebbe letto un vero e proprio manifesto politico per il futuro del centrodestra, un documento programmatico che il capo di Fi sembra intenzionato a rendere pubblico nelle prossime settimane. Ma prima di pensare in grande, la coalizione deve riuscire a sciogliere i nodi ancora aggrovigliati delle candidature per le Amministrative. Il vertice per le Comunali è in programma per oggi pomeriggio alle 14, salvo improvvisi ripensamenti. A mancare all’appello sono ancora i candidati di Milano e Bologna, due delle città più importanti chiamate a rinnovare le amministrazioni in autunno. Senza un accordo rapido sui nomi non avrebbe senso ragionare di fusioni. Gli altri partiti sono già in campagna elettorale, anche senza federazioni o fusioni a freddo.