cronaca

Biden ha messo al bando più aziende cinesi di Trump

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Sono 59 le società del Dragone ritenute a rischio per la vicinanza con gli apparati militari e perciò inserite nella lista nera per lo stop agli investimenti americani

Donald Trump e Joe Biden (Photo Illustration by Pavlo Conchar/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Prosegue e si estende “l’emergenza nazionale” dichiarata dagli Stati Uniti, rispetto alla “minaccia del complesso militare-industriale della Repubblica popolare cinese”. Il presidente Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo che modifica il precedente del 12 novembre, allungando la blacklist di compagnie dalla Cina che non potranno ricevere dollari da operatori negli Stati Uniti. Stop dunque agli investimenti in 59 aziende cinesi con presunti legami con ambienti militari e di sorveglianza, nonché alle loro controllate, per una “lista nera” che ora è più lunga rispetto a quella del presidente Donald Trump, che ne comprendeva 48.

L’elenco include aziende aerospaziali, navali, energetiche e di infrastrutture. In pratica tutto il settore della sicurezza, della difesa e in parte delle telecomunicazioni, visto che fra le altre resta inclusa Huawei. “Il presidente Biden ha allargato il raggio di questa emergenza nazionale, rilevando che l’uso di tecnologia di sorveglianza cinese fuori dalla Repubblica popolare, così come il suo sviluppo o l’impiego per facilitare la repressione e seri abusi sui diritti umani, costituisce una inusuale e straordinaria minaccia”, la posizione di Washington. Il riferimento implicito più attuale è alla repressione degli Uiguri, la minoranza turcofona e musulmana della regione cinese dello Xinjiang. Recenti testimonianze parlano di sistemi per il riconoscimento delle emozioni negli apparati di videosorveglianza.

La blacklist entrerà in vigore dal 2 agosto e per ora non ci sono dettagli sulle sanzioni, ma la mossa rivela come Biden sia pronto a proseguire in alcune parti con la tattica di Trump nei confronti di Pechino. Una strategia che ha causato anche qualche problema di troppo a compagnie ritenute sospette, come Xiaomi finita nella lista nera sul finire della precedente amministrazione e poi “scagionata” dal dipartimento della Difesa quattro mesi dopo. Ambienti politici di Washington hanno chiesto sin dall’inizio al nuovo presidente un atteggiamento più severo nei confronti della Cina: ora, la mossa volta a “proteggere gli interessi fondamentali di sicurezza e i valori democratici” degli Stati Uniti e degli alleati: “L’amministrazione continuerà ad aggiornare la lista delle entità cinesi come opportuno”.

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