76 scatti che immortalano una Venezia inedita e inusuale, intima e instabile, quasi cristallizzata nella sua secolare ricerca di perfezione architettonica. 76 scatti discreti e personalissimi, che raccontano e illustrano anche un’altra storia, quella dei cantieri Sanlorenzo, che si legano idealmente alla città lagunare e alla sua millenaria tradizione di regina dei mari. Sono questi i presupposti di “Dedalo”, mostra fotografica di Veronica Gaido curata da Enrico Mattei e in programma fino al 27 giugno 2021 negli spazi espositivi della Casa dei Tre Oci a Venezia. «Veronica ci regala la possibilità di trovare quella dimensione esperienziale che raramente appartiene alle fotografie» spiega Denis Curti nel catalogo della mostra, «perché troppo descrittive e spesso destinate a recitare le sintesi frammentate della realtà». L’obiettivo di Veronica Gaido trasfigura i cantieri riuniti e indugia sui manufatti con occhio attento, alla ricerca della loro profonda autenticità: «I percorsi tra i ponteggi, le sagome dei nostri stabilimenti, i pontili, le impalcature, le gru, tutto trasfigurato, anche grazie al sapiente uso dei droni, in questa onirica dimensione che sembra viaggiare su un inedito asse Z al posto dei canonici X e Y, ci raccontano al meglio la complessità del nostro cantiere navale» commenta Sergio Buttiglieri, style director di Sanlorenzo.

Veronica Gaido, Dedalo, Sospensione dell’incredulità

Una fotografia che evoca i nostri tempi densamente liquidi, ricordando il pensiero del filosofo e sociologo Zygmunt Bauman, celebre osservatore della post-modernità. «Sono partita a ragionare per il mio nuovo progetto per Sanlorenzo da Dedalo, mitico costruttore del labirinto di Creta. Labirinto ma solo in senso figurato, movimento intrigato di strade e di passaggi ove sia facile perdere l’orientamento ma in senso astratto la capacità di costruire immagini cariche di significato legate alla vita delle cose, alla vita dei luoghi e alla vita degli umani. Ho usato il labirinto come matrice di pensiero: i luoghi del lavoro li ho guardati con angolazioni impossibili, ho scelto linee che mi riportavano all’interno della complessità della vita e le stesse mi hanno segnalato la via di uscita per arrivare ad esempio a fotografare questi grandi oggetti finiti» racconta l’artista toscana. «Ho usato le luci del Cantiere come il filo rosso di Arianna prima per entrare nel labirinto e poi per comprendere le vie di uscita. Ogni barca in costruzione mi ricorda La Sapienza antica di Maestri, conoscenze quasi magiche, con un’idea di viaggio e di mistero ed eccoci di nuovo ai labirinti: una volta liberate in mare somiglieranno sempre di più ad esseri umani liberati dalla nascita all’interno del labirinto della vita». Veronica Gaido è nata a Viareggio nel 1974. Dopo il trasferimento a Milano ha studiato all’Istituto Italiano di Fotografia e ha frequentato numerosi workshop in ogni parte del mondo. Nel 2001 ha collaborato con La Biennale di Venezia di Harald Szeemann per il bunker poetico di Marco Nereo. Dal 2014 si dedica al progetto Mogador interamente realizzato nel porto di Essaouira per Famiglia Reale del Marocco.