Categoria: ABRUZZO

Corruzione e mazzette, così si pilotano gli appalti 

I risvolti dell’inchiesta che ha portato a 7 arresti e 5 indagati. Ai domiciliari anche il sindaco di Casacanditella e un dirigente del Cam nella Marsica. Tra i favori un lavoro alla fidanzata e l’acquisto dei biglietti della lotteria

AVEZZANO. È il 16 luglio 2015. Al telefono c’è Giuseppe D’Angelo, 60 anni, sindaco del Comune di Casacanditella, nel Chietino: «Fammi vedere quanti soldi manda questo… inc… quando prima mo mi arrestano a me…». Prendeva la tangente e profetizzava un incubo. Due anni più tardi, lo hanno svegliato gli agenti della squadra mobile dell’Aquila, agli ordini del dirigente Tommaso Niglio, che all’alba hanno bussato alla porta della sua abitazione di contrada del Salice per consegnargli il mandato d’arresto. Copione ripetuto nelle case di altri sei indagati, tutti agli arresti domiciliari, come lo stesso D’Angelo, con accuse che vanno dalla corruzione, alla turbativa d’asta, fino al falso ideologico. La Procura di Avezzano ritiene di avere smontato un «malcostume dilagante nella gestione e nell’affidamento degli appalti in regione». Le misure cautelari hanno riguardato Giuseppe Venturini, 49 anni di Tagliacozzo, amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano, Antonio Ruggeri, 68 anni di Avezzano, l’uomo che vantava importanti conoscenze in Vaticano e rappresentava il collante fra i politici e gli imprenditori, Antonio Ranieri, 43enne dell’Aquila, geometra, ex Responsabile unico del procedimento al Comune di Campotosto e impiegato in Regione, Paolo Di Pietro, 51 anni, dipendente Cam, ex vicesindaco di Canistro, attuale consigliere di maggioranza e in passato braccio destro dell’ex assessore regionale Angelo Di Paolo (estraneo all’inchiesta, ndr), e gli imprenditori Sergio Giancaterino, 65 anni di Penne, titolare della Giancaterino costruzioni sas, ed Emiliano Pompa, 40enne di Montorio al Vomano, legale rappresentante della Porcinari costruzioni srl. Cinque gli indagati: il sindaco di San Martino sulla Marrucina, Luciano Giammarino, ispettore capo della polizia di Stato, i fratelli imprenditori Florideo e Silvano PrimaveraDomenico Primante e l’attuale vicesindaco di Sante Marie, Vincenzo Zangrilli. L’inchiesta è stata coordinata dai sostituti procuratori Maurizio Maria Cerrato e Roberto Savelli, mentre i provvedimenti portano la firma del gip del tribunale di Avezzano, Francesca Proietti.
Più di un anno di indagini e un corposo dossier fatto di intercettazioni telefoniche e ambientali. Secondo la Procura, gli indagati hanno addomesticato le gare d’appalto. A Canistro l’inchiesta ha riguardato i lavori di risanamento e consolidamento del cimitero. L’ex vicesindaco Di Pietro, stando alle accuse, avrebbe ottenuto un’opera in subappalto per un importo di 5mila euro in favore della ditta del fratello Antonio. Inoltre, gli imprenditori Giancaterino e Pompa avrebbero promesso a Di Pietro 20mila euro quale compenso per l’aggiudicazione della gara da 477.790 euro per la sistemazione dell’edificio comunale (accordo non andato a buon fine per un esposto anonimo che ha costretto il Comune a fare una gara regolare). A Campotosto gli appalti hanno riguardato la manutenzione dell’area di campeggio Capparella e del centro velico denominato Casa dei pescatori, oltre a interventi di bonifica nell’ex discarica in località Reperduso. In cambio, l’ex responsabile del Rup, Antonio Ranieri, sempre stando alle accuse, ha ottenuto un incarico retribuito per la fidanzata psicologa, chiamata come formatore in un corso di FormAbruzzo nella sede di via Pertini ad Avezzano. C’è quindi il fronte delle aste pubbliche bandite dall’Unione dei Comuni delle Colline teatine, di cui Casacanditella è capofila. Al centro dei presunti illeciti ci sono i lavori per l’area a rischio idrogeologico della località Colle grande del Comune di San Martino sulla Marrucina. Per oliare i meccanismi in favore dell’impresa di Giancaterino o di ditte collegate, come sostengono i pm, il sindaco D’Angelo si è fatto dare denaro (per complessivi 12.400 euro). Consegne camuffate con diverse modalità, fra le quali l’acquisto di biglietti della lotteria patronale, il noleggio di tendoni per una festa, contributi in beneficenza. A Capistrello, poi, il lavoro degli inquirenti si è concentrato sulla gara per la manutenzione del depuratore eseguita dal Cam in località Santa Barbara. Per l’accusa, l’imprenditore Giancaterino, con l’intercessione di Ruggeri, avrebbe fatto avere all’amministratore Venturini somme di denaro. E anche l’Ad, per il quale si ipotizza anche il reato di violazione di segreti d’ufficio, avrebbe oliato i meccanismi della gara d’appalto in cambio di un aiuto politico per la riconferma al Cam.
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Sanitopoli, Del Turco assolto da reato associativo

La Corte d’Appello di Perugia ha rideterminato per l’ex presidente della Regione Abruzzo la condanna in 3 anni e 11 mesi. Difesa pronta a chiedere revisione del processo

ROMA – Non ci fu, nell’intricata inchiesta della ‘Sanitopoli abruzzese’, il reato di associazione per delinquere di cui era accusato l’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco: la Corte d’Appello di Perugia al termine del processo ha quindi assolto da questo reato l’ex governatore abruzzese. Il Collegio ha rideterminato per lui la condanna in 3 anni e 11 mesi. Assolti con la stessa formula anche tutti gli altri imputati. Nel dicembre 2016, la Cassazione aveva annullato parte della condanna per l’ex governatore, rinviando gli atti alla Corte d’appello di Perugia per rideterminare la pena. In  appello la condanna per Del Turco era stata ridottada nove anni e sei mesi a quattro anni e due mesi.

Dall’accusa di associazione per delinquere sono stati assolti, sempre “perché il fatto non sussiste”, anche l’ex segretario generale della presidenza della Giunta regionale, Lamberto Quarta, e l’ex capogruppo della Margherita in Consiglio regionale, Camillo Cesarone.

Per l’ex presidente della Regione, i giudici hanno inoltre trasformato l’interdizione dai pubblici uffici da perpetua a cinque anni. La Corte ha inoltre revocato tutte le statuizioni civili a carico di Quarta e dell’ex assessore regionale alle Attività produttive Antonio Boschetti

IL CASO
L’inchiesta sulla sanità abruzzese portò alla caduta della giunta di centrosinistra e all’arresto, 14 luglio luglio del 2008,  di Del Turco, allora governatore dell’Abruzzo, e di altre nove persone, tra cui assessori e consiglieri regionali. A far scattare gli arresti le rivelazioni dell’ex patron della clinica Villa Pini di Chieti, Vincenzo Angelini, che in appello fu assolto. Del Turco passò 28 giorni in carcere a Sulmona e, poi, altri due mesi agli arresti domiciliari. Qualche giorno dopo l’arresto si dimise dalla carica di presidente della Regione e, con una lettera, si autosospese dal Pd, di cui era stato membro della direzione nazionale.

Nel 2008 i pm parlarono di tangenti per milioni e di ingenti somme di denaro finite alle cliniche private della Regione. Denaro tuttavia, del quale non é mai stata trovata traccia sui conti di Del Turco né degli altri imputati.

• DIFESA PREPARA REVISIONE PROCESSO
Del Turco aveva definito le accuse nei suoi confronti una ‘montagna di fango’creata per travolgere la Giunta. “È caduto l’ennesimo pezzo della ‘famosa’ montagna schiacciante di prove”, ha commentato l’avvocato. “È stata esclusa perché insussistente anche l’associazione per delinquere – ha detto l’avvocato Caiazza – e dunque non c’ è stata alcuna associazione per delinquere che si era impossessata della Regione Abruzzo pur essendo stata quella giunta defenestrata da questa iniziativa giudiziaria”. Il legale si è detto “soddisfatto per questa importantissima conclusione”. Ma la storia non finisce qui. La difesa di Del Turco si prepara a chiedere la revisione del processo. “Siamo ancora molto amareggiati – ha sottolineato Caiazza – per la decisione già presa dalla Cassazione di confermare, dopo che siamo stati assolti da 24 dazioni, la condanna

per le residue quattro. Certamente non fermiamo qui, forti anche del risultato di Perugia. Quindi stiamo lavorando anche per la revisione della condanna definitiva. E sono sicuro – ha concluso Caiazza – che avremo soddisfazione come l’abbiamo avuta oggi”.

Sanitopoli in Abruzzo. Del Turco assolto dall’accusa di associazione a delinquere

del-turco-ottaviano.jpgL’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, e gli altri imputati sono stati assolti dal reato di associazione a delinquere  “perché il fatto non sussiste”. L’assoluzione è stata decisa dalla Corte d’Appello di Perugia, nell’ambito del processo bis sulla cosiddetta sanitopoli abruzzese. I giudici umbri hanno rideterminato la condanna di Del Turco in 3 anni e 11 mesi.  La condanna in primo grado Del Turco era stato condannato in primo grado dal tribunale collegiale di Pescara a 9 anni e 6 mesi, mentre in appello i giudici aquilani avevano ridotto la pena a 4 anni e due mesi. La scorso dicembre poi la Cassazione aveva confermato la condanna di Del Turco per induzione indebita, relativamente a delle mazzette pari a 850mila euro all’ex presidente della Regione Abruzzo in tre volte, tra il 2006 e il 2007, dall’ex titolare della clinica Villa Pini di Chieti, Vincenzo Angelini, ma aveva annullato con rinvio la condanna d’appello riguardante l’accusa più pesante, quella di associazione a delinquere. Ridotta la pena accessoria La Corte d’Appello di Perugia ha anche sostituito la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici con l’interdizione per cinque anni. Inoltre, ha disposto per l’ex governatore il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata della pena principale inflitta. I risarcimenti Del Turco e l’ex capogruppo in Regione della Margherita Camillo Cesarone sono stati condannati, in solido tra loro, al risarcimento del danno non patrimoniale in favore della Regione Abruzzo, quantificato in 700mila euro: il 70 per cento è a carico del primo e il resto del secondo. L’ex presidente della Regione, insieme a Cesarone e all’ex assessore regionale alla Sanità, Bernardo Mazzocca, dovrà inoltre risarcire i danni patiti da Vincenzo Angelini in relazione ai capi per i quali è stata riconosciuta la loro responsabilità penale, che saranno quantificati in un altro giudizio. Revocate invece per Del Turco e Mazzocca le ulteriori statuizioni civili emesse a loro carico e a favore della Asl, delle Case di cura e dell’Aiop. La vicenda La Sanitopoli abruzzese prese il via dalle accuse dell’ex titolare della clinica Villa Pini di Chieti, Vincenzo Maria Angelini. Per questa vicenda Del Turco fu arrestato il 14 luglio 2008 assieme ad altre nove persone, tra cui assessori e consiglieri regionali. L’ex governatore fu detenuto in carcere a Sulmona per 28 giorni, poi trascorse altri due mesi agli arresti domiciliari. Qualche giorno dopo l’arresto, il 17 luglio 2008, Del Turco si dimise dalla carica di presidente della Regione e, con una lettera, si autosospese dal Pd, di cui era stato uno dei saggi fondatori e membro della direzione nazionale.  La difesa chiederà la revisione del processo  La difesa di Ottaviano Del Turco si prepara a chiedere la revisione del processo nel quale l’ex presidente della Regione Abruzzo è stato condannato per induzione indebita, ossia per la vecchia concussione per induzione modificata dalla Legge Severino, al termine dell’inchiesta sulla cosiddetta Sanitopoli. Lo ha detto all’ANSA il suo difensore, l’avvocato Giandomenico Caiazza, al termine dell’udienza davanti alla Corte d’appello di Perugia che ha assolto l’ex governatore dall’accusa di associazione per delinquere.

Fantauzzi: «Volevo gambizzare Bevilacqua, non ucciderlo»

«Volevo solo gambizzare Bevilacqua e l’altra persona che era con lui, ma purtroppo è partito un colpo ed è successo quello che è successo. L’offesa non era partita da Antonio, ma dalla persona che si trovava con lui nel locale, e non era rivolta a me, ma alla persona che si trovava insieme a me al momento dell’omicidio». Così Massimo Fantauzzi, secondo quanto riferito dal suo legale, Pasquale Provenzano, nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip indicato per rogatoria.

Fantauzzi è in isolamento in un carcere fuori regione. È reo confesso dell’omicidio di Antonio Bevilacqua, 21enne di origine rom, ucciso con un colpo di fucile al volto, nella notte tra 15 e 16 settembre, all’interno di un pub di Montesilvano ( Pescara). Nel precisare che l’interrogatorio è durato una decina di minuti, l’avvocato ha detto che il suo assistito «ha mostrato l’assoluta volontà di collaborare e ha chiesto di poter parlare al più presto con il pm della Procura di Pescara, Paolo Pompa, per chiarire ulteriori dettagli». Sempre il legale, ha aggiunto che Fantauzzi è apparso «molto provato» e che al giudice ha detto che l’unica persona che si trovava con lui nei momenti che hanno preceduto l’omicidio è stato l’amico presente al momento del litigio, quello cui – secondo quanto riferito sempre da Fantauzzi nell’interrogatorio e riportato dall’avvocato – era indirizzato l’epiteto «infame» e che dopo – sempre secondo il racconto – è uscito con lui dal locale, l’ha accompagnato a casa (dove Fantauzzi ha preso l’arma) per poi riuscire insieme e raggiungere di nuovo il locale, ma separatamente: Fantauzzi in moto, l’altro a bordo di un’auto. Solo Fantauzzi è rientrato nel locale ed ha sparato e, secondo quanto detto al giudice, il piano iniziale di una duplice gambizzazione si sarebbe
trasformato in un omicidio per un colpo accidentale.

APPALTI PILOTATI E MAZZETTE IN ABRUZZO, 7 ARRESTI TRA POLITICI E IMPRENDITORI

Volanti della polizia

L’AQUILA – Un sistema per manovrare appalti pubblici con circa 15 aziende specializzate che venivano fatte partecipare a gare già compromesse grazie ad accordi corruttivi con amministratori locali e pubblici funzionari e che, con offerte al ribasso, indirizzavano la gara verso l’impresa prescelta per l’occasione, determinando un vero e proprio cartello in grado di decidere l’esito delle commesse.

A far saltare il banco le indagini della procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila) affidate alla Polizia di Stato che oggi ha eseguito nelle province di L’Aquila, Teramo, Chieti e Pescara un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per 7 persone.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, nei confronti di 7 persone, tra amministratori locali, pubblici funzionari e imprenditori che, secondo le accuse, farebbero parte del sistema illecito, da cui è scaturito il nome dell’operazione “Master list”, finalizzato a influenzare gli appalti pubblici in diversi comuni della provincia aquilana.

I provvedimenti del gip riguardano l’amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), Giuseppe Venturini, vice sindaco con delega ai Lavori pubblici di Canistro (L’Aquila), Paolo Di Pietro, il sindaco di Casacanditella (Chieti), Giuseppe D’Angelo, l’imprenditore di Montorio al Vomano (Teramo), Emiliano Pompa, l’imprenditore Antonio Ruggeri di Avezzano, Antonio Ranieri dell’Aquila, responsabile unico del procedimento al Comune di Campotosto (L’Aquila), e l’imprenditore Sergio Giancaterino di Penne (Pescara).

I reati ipotizzati a vario titolo sono quelli di corruzione, turbata libertà degli incanti , falso e rivelazione di segreto d’ufficio.

Nel corso delle attività investigative sono stati registrati plurimi episodi di corruzione attraverso la dazione di denaro in contanti oppure sotto forma di consulenze, la sponsorizzazione di una società di calcio dilettantistica, dei subappalti a ditte di familiari degli indagati, l’acquisto di biglietti di lotterie patronali, il noleggio di tendoni per una festa e perfino contributi in beneficenza.

A innescare e dare il nome all’inchiesta è stata, tra le altre cose, una lista di ditte che, per l’accusa si dovevano spartire numerosi appalti sia in provincia dell’Aquila che nel resto della regione, scritte in un’agenda sequestrata nell’ambito della perquisizione effettuata ai danni di Giancaterino.

Per questo elemento, altri documenti e il materiale dei precedenti filoni, secondo la procura e le squadre Mobili delle questure dell’Aquila e Pescara, i 7 arrestati ai domiciliari di oggi sarebbero “inseriti in un collaudato sistema illecito”.

Il meccanismo più utilizzato, stando alle carte dell’accusa, da parte degli amministratori, tecnici e funzionari coinvolti, era quello di risppndere alle gare con le ditte d’accordo con chi avrebbe dovuto vincere tra di loro stabilendo insieme il massimo ribasso.

Naturalmente, l’obiettivo sarebbe stato quello di partecipare agli appalti e di far ruotare i vincitori.

L’INTERCETTAZIONE: ”15 DITTE E 10 SONO LE NOSTRE”

“Facciamo come l’altra volta… 15 ditte, e 10 sono le nostre”. È in questa intercettazione telefonica del 2015 tra il vice sindaco di Canistro (L’Aquila), Paolo Di Pietro, che parla nella sua auto, e l’imprenditore Sergio Giancaterino, la descrizione, in estrema sintesi, del sistema illecito per controllare gli appalti pubblici portato alla luce dall’operazione “master list” della procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila) con 7 arresti ai domiciliari tra amministratori pubblici, funzionari e imprenditori.

Come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari Francesca Proietti, l’indagine si è sviluppata su due procedimenti separati: il primo presso la procura avezzanese, “frutto di una serie di propalazioni accusatorie di un imprenditore, vittima di un ‘sistema tangentizio’ da parte di alcuni politici marsicani”. L’altro, inviato alla procura aquilana per competenza territoriale, nato da intercettazioni telefoniche e ambientali.

Le gare coinvolte nell’inchiesta sono 8. Per quanto riguarda il Comune di Canistro (L’Aquila), sono quelle relative alla sistemazione e ampliamento del cimitero comunale, al risanamento e consolidamento del cimitero della frazione di Canistro Superiore e alla sistemazione del municipio canistrese.

Per quanto riguarda Campotosto (L’Aquila), gli appalti riguardano la manutenzione dell’area di campeggio Capparella della struttura adibita a centro velico denominata Casa dei Pescatori, l’implementazione di servizi per la realizzazione della rete idrica nella stessa area, la chiusura della discarica in località Rapperduso.

Per quanto riguarda l’Unione dei Comuni delle Colline Teatine, di cui è capofila il Comune di Casacanditella, l’inchiesta ha indagato i lavori di riassetto territoriale dell’area a rischio idrogeologico della località Colle Grande del Comune di San Martino sulla Marrucina.

Per quanto riguarda il Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), infine, la gara per la manutenzione del depuratore di Capistrello (L’Aquila). (alb.or.)

UN ANNO DI INDAGINI

Gli investigatori, attraverso una vasta attività di intercettazioni telefoniche e ambientali durate un anno, hanno individuato quello che nel corso di una conferenza stampa in Procura, ad Avezzano, hanno definito “un cartello d’imprese” facente capo a un imprenditore di Pescara, Sergio Giancaterino, e ad un intermediario di Avezzano, Antonio Ruggeri, che avrebbero individuato una serie di ditte alle quali affidare i lavori, tutte segnate in un’agenda, una sorta di libro mastro, sequestrata dagli inquirenti.

Nell’ambito di una perquisizione in casa di uno degli indagati, la Polizia ha trovato ben nascosta anche una pen drive con una lista di ditte che, secondo l’accusa, avrebbero preso parte al disegno criminoso.

Secondo procura e investigatori, il metodo usato dagli indagati era quello di creare “nero utile al pagamento delle persone che poi avrebbero corrotto”.

Nel corso delle indagini, inoltre, gli inquirenti hanno scoperto che gli arrestati usavano un’auto come ufficio nella quale si svolgevano riunioni e si decidevano le strategie da usare.

Nell’ambito dell’inchiesta, iniziata nel 2015, sono coinvolte anche altre sei persone che nei prossimi giorni saranno ascoltate dagli investigatori.

All’esito degli interrogatori si deciderà se e come procedere nei loro confronti.

VENTURINI SI DIMETTE DAL CAM

C’è l’amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano, Giuseppe Venturini, tra i sette arrestati, tutti ai domiciliari, nell’ambito dell’operazione “Master list” su presunti appalti e gare truccate in Abruzzo, coordinata dalla Procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila).

Venturini si è dimesso stamani dal suo incarico.

Il Cam è una società pubblica del ciclo idrico integrato, molto influente sul territorio che nel corso degli anni ha accumulato debiti milionari.

Venturini ha sostituito lo storico presidente, Gianfranco Tedeschi, sindaco di Cerchio (L’Aquila) esponente del Pd coinvolto in una precedente indagine della procura di Avezzano per presunte mazzette e turbativa d’asta in alcuni appalti nella Marsica.

I provvedimenti emessi dal gip del Tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, su richiesta dei sostituti procuratori Roberto Savelli e Maurizio Maria Cerrato, riguardano amministratori, tecnici e imprenditori.

Le misure cautelari sono state eseguite dalla squadra mobile di L’Aquila guidata dal dirigente Tommaso Niglio.

 

Castelnuovo Vomano, folla in lacrime per l’ultimo saluto al “Panda” / Video

CASTELNUOVO VOMANO. La pioggia battente non ha fermato gli amici, i clienti, i conoscenti, i compaesani e la famiglia del “Panda”, soprannome di Christopher Micolucci, il 26enne titolare del Myconos Cafè di Castelnuovo Vomano (Teramo) morto la scorsa notte in un incidente sulla strada provinciale 150 dopo una giornata di lavoro. Uno scontro frontale lo ha portato via, la sua Panda contro un camion.

LEGGI ANCHE:Castelnuovo Vomano, si schianta con l’auto contro un Tir, muore a 26 anni Christopher Micolucci gestiva il Myconos Cafè ed era un dirigente sportivo. L’incidente a Pagliare di Morro d’Oro

Ai funerali che si sono svolti questo pomeriggio a Castelnuovo ha pianto anche il cielo. Sul piazzale della chiesa sono comparsi tanti Panda in forma di palloncini, e anche uno striscione con la faccia perplessa di uno di quegli orsacchiotti bianchi e neri. Bianchi e neri come la squadra del suo cuore, la Juventus. “Dio ha scelto un altro percorso per Chris”, ha detto commosso il fratello Giuseppe alla fine dell’omelia. “Lui era il re degli organizzatori, ha inventato il Campari Street e ha invaso il paese con il suo sorriso, la sua bontà, la sua voglia di vivere. Invitava sempre tutti a essere positivi, non faceva mai mancare una parola buona, un sorriso. Evidentemente il Signore aveva bisogno di un  buon organizzatore di feste se ha deciso di prenderti con lui”. Il pianto di Giuseppe ha chiuso la celebrazione, e dopo la benedizione del parroco la bara coperta dai colori bianconeri è stata portata all’esterno, accompagnata dall’inno della Juventus. Prima di partire per il cimitero, la canzone di Vasco Rossi “Una vita spericolata”, il lungo applauso delle centinaia di persone presenti e il lancio dei palloncini tra le lacrime del cielo e delle persone.

Castelnuovo Vomano, applausi e lacrime ai funerali del “Panda”
Tutto il paese in lacrime ai funerali di Christopher Micolucci detto il Panda, il 26enne di Castelnuovo Vomano morto in un incidente stradale. La bandiera della squadra del cuore sulla bara bianca, lo striscione e i palloncini con il Panda e la canzone di Vasco Rossi hanno accompagnato, tra gli applausi, l’ultimo viaggio del giovane imprenditore. (video di Luciano Adriani)

Appalti truccati e mazzette: arrestati 7 tra amministratori e imprenditori

Il sindaco di Casacanditella Giuseppe D'Angelo

Il sindaco di Casacanditella Giuseppe D’Angelo

 

AVEZZANO. Mazzette, appalti, gare truccate, favori agli amici degli amici: accuse che all’alba hanno portato agli arresti domiciliari di sette persone nell’ambito dell’operazione denominata “Master list”. I provvedimenti del gip del tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, sono stati eseguiti dalla squadra mobile dell’Aquila e riguardano l’amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano, Giuseppe Venturini, l’ex vice sindaco con delega ai Lavori pubblici di Canistro, Paolo Di Pietro, attualmente consigliere comunale di maggioranza, il sindaco di Casacanditella, paese del Chietino, Giuseppe D’Angelo, l’imprenditore di Montorio al Vomano, Emiliano Pompa, l’imprenditore Antonio Ruggeri di Avezzano, uomo che vantava entrature in Vaticano e conoscenze nella magistratura che gli avrebbero garantito l’immunità, Antonio Ranieridell’Aquila, Responsabile unico del procedimento al Comune di Campotosto, e l’imprenditore Sergio Giancaterino di Penne. L’inchiesta è coordinata dai sostituti procuratori Roberto Savelli e Maurizio Maria Cerrato e rappresenta un filone di una vicenda ben più ampia che coinvolge anche diversi politici abruzzesi. Il gip evidenzia <l’illegalità diffusa=””>fatta di favori e scambi di denaro. Mazzette per oliare meccanismi ben collaudati e soprattutto appalti da spartire in mezzo Abruzzo. A Canistro l’inchiesta riguarda i lavori di risanamento e consolidamento del cimitero, mentre a Campotosto la manutenzione dell’area di campeggio Capparella e della struttura adibita a centro velico denominata casa dei pescatori, oltre a interventi nell’ex discarica in località Reperduso. C’è poi il fronte delle aste pubbliche bandite dall’Unione dei Comuni delle Colline teatine, di cui il Comune di Casacanditella è capofila. In quest’ultimo caso al centro dei presunti illeciti ci sono i lavori di riassetto territoriale dell’area a rischio idrogeologico della località Colle grande del Comune di San Martino sulla Marrucina. A Capistrello, poi, il lavoro degli inquirenti ha riguardato la gara relativa ai lavori di manutenzione del depuratore eseguiti dal Cam. Le indagini si basano prevalentemente su intercettazioni ambientali e sul sequestro di documentazione. C’è anche un elenco di appalti ritenuti appetibili, in tutto l’Abruzzo, al vaglio degli inquirenti.</l’illegalità>

«Paga il pizzo o sfregio tuo figlio». Preso l’estorsore

«Paga il pizzo o sfregiamo tuo figlio». L’uomo, di Avezzano, è stato scoperto e denunciato. Avrebbe introdotto lettere minatorie nel negozio di un commerciante per costringerlo a pagare ma per nulla intimorito la vittima ha raccontato l’episodio ai carabinieri che così sono riusciti a smascherarlo e a denunciarlo alla Procura della Repubblica di Avezzano. Lui, R.M., 34 anni, avezzanese, noto alle forze di polizia, aveva organizzato il tutto pensando di farla franca ma è stato preso con le mani nel sacco.

Questi i fatti: le scritte minatorie, paventando violenze ai danni del figlio minorenne del commerciante e ai suoi beni, venivano lasciate di notte nel locale e nel contempo chiedeva l’immediato pagamento di ingenti somme di denaro da recapitare in alcuni luoghi della città. L’imprenditore però ha avuto il coraggio di ribellarsi alle pretese e si è rivolto ai carabinieri facendo scattare una complessa ma rapida attività investigativa, che in pochi giorni, ha portato all’individuazione del responsabile della tentata estorsione e alla sua denuncia.

L’AQUILA: SALVINIANI, ”NO A NUOVI CENTRI IN CITTA’ PER PRESUNTI PROFUGHI”

L’AQUILA – “Il territorio aquilano raggiungerà quota mille richiedenti asilo ospitati. In pratica, è come se si  creasse un nuovo piccolo comune riservato esclusivamente ai giovani africani che scappano dalle loro case. Ci sono in ballo, per il biennio 2017/18, circa 20 milioni di euro, uno sfregio da parte del governo del Partito democratico ad una crisi economica che sta mettendo in ginocchio il nostro territorio ormai da anni”.

Esordisce così Fabrizio Taranta  segretario comunale dell’Aquila di Noi con Salvini L’Aquila, in una nota dove alza l’altolà a nuovi arrivi sul territorio di richiedenti asilo. All’indomani della notizia di una possibile apertura di un nuovo centro di accoglienza in zona S.Elia, nell’ex struttura alberghiera ‘Villa delle Rose-Il Fienile’.

In attesa di avere l’ufficialità della creazione del nuovo centro, una cinquantina di residenti si è riunita ieri nella piazza antistante alla chiesa del paese, e ha deciso di avviare una raccolta firme per dire no.

“Questi milioni di euro – prosegure servirebbero a L’Aquila e al cratere per un sostegno diretto alle centinaia di famiglie sotto soglia di povertà e invece siamo costretti ad assistere ogni giorno al via vai di presunti profughi per le nostre strade, a casi di violenza  (di poche ore è la notizia dell’arresto di uno di questi richiedenti asilo per stupro e aggressione), allo spaccio di droga in pieno centro storico e al prolificare della prostituzione”.

“Questa non è la città che vogliamo vedere – prosegue Taranta – e siamo chiamati, come amministratori e come movimento politico, ad opporci contro l’apertura di un nuovo centro per richiedenti asilo in zona S.Elia, a ridosso di locali commerciali e abitazioni.  Siamo pronti ad organizzare un presidio difronte al neo-centro d’accoglienza e a schierarci al fianco dei cittadini aquilani che non vogliono più essere schiavi di una immigrazione selvaggia e senza regole. Chiederemo di procedere ad una verifica immediata sul numero reale di richiedenti asilo presenti nel nostro Comune e chiederemo anche che vengano effettuate tutte le  verifiche di legge sugli stabili che ospitano i presunti  profughi per certificare il rispetto degli standar igenici, santiari e di sicurezza”.