Categoria: Art

Rinvio inaugurazione | TROISI POETA MASSIMO a Castel dell’Ovo la mostra dedicata a Massimo Troisi

in conseguenza delle ulteriori restrizioni previste dall’ultimo DPCM per la prevenzione dal Covid-19, e nel desiderio di far sì che sia un appuntamento il più popolare e coinvolgente possibile per la Città, l’organizzatore Istituto Luce-Cinecittà, in accordo con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, ha deciso di rimandare l’apertura della Mostra multimediale “Troisi poeta Massimo”, prevista il 30 ottobre a Castel dell’Ovo, a nuova data da destinarsi.
Certi che la vivace attenzione che tutti hanno hanno immediatamente dimostrato all’annuncio della Mostra, sarà intatta al nuovo appuntamento tra Massimo e la sua Napoli, vi aggiorneremo tempestivamente con la comunicazione della nuova data stabilita.

Dopo il grande successo della mostra romana, arriva finalmente nella ‘sua’ Napoli, con un nuovo percorso espositivo e un leit motiv interamente dedicato al rapporto con la città, la grande mostra multimediale dedicata alla carriera e all’anima di uno dei più amati artisti della nostra storia.

“Troisi poeta Massimo” è un percorso tra fotografie private, immagini d’archivio, locandine, filmati e carteggi personali inediti che condurranno il pubblico nell’animo umano di Massimo Troisi.

Promossa e organizzata da Istituto Luce – Cinecittà con l’Asessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e 30 Miles Film, con il riconoscimento di MIBACT, Ministero per i Beni e le Attività culturali – Direzione generale Cinema e Audiovisivo e Regione Campania, in collaborazione con Archivio Enrico Appetito, Rai Teche, Cinecittà si Mostra e Cinecittà News, a cura di Nevio De Pascalis e Marco Dionisi e con la supervisione di Stefano Veneruso, l’esposizione sarà ospitata a Napoli a Castel dell’Ovo, dal 30 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021.

Una carrellata di ricordi, che attraverso musica e immagini, mette in risalto la poetica, le tematiche, le passioni e i successi di uno dei più grandi attori, e autori, italiani. Un “mito mite”, un antieroe moderno e rivoluzionario, che più di altri ha saputo descrivere, con sincerità, leggerezza e ironia, i dubbi e le preoccupazioni delle nuove generazioni. L’esposizione racconta le tappe salienti della carriera dell’artista: l’infanzia a San Giorgio a Cremano, la passione per il teatro, la popolarità improvvisa con il gruppo de La Smorfia, la carriera cinematografica da regista e attore.

Filo conduttore della mostra è il lato più sensibile e autoriale: Massimo Troisi è stato un poeta senza definirsi tale. Con parole, messe in scena, inquadrature, con tutto il suo immenso immaginario ha dato forma poetica ai sentimenti.

Il suo ineguagliabile talento comico si è espresso in parole (poesie, testi per il teatro, sceneggiature, e il testo vivo della sua mimica e del suo cinema) che hanno saputo raccontare con noncurante precisione, con una chiaroveggenza solo apparentemente casuale e indolente, con un esercizio continuo di leggerezza e passione, tutta una temperie umana, sociale, anche politica, ed emotiva. Per questo e senza farsene accorgere, ha lasciato a milioni di spettatori nel mondo l’opera di un vero Autore, di un grande regista indipendente, di un poeta, che può essere ammirata senza differenza da un pubblico cinefilo, colto, e popolare.

“Troisi poeta Massimo” ci racconta questo suo essere un artista totale, in un percorso raccontato attraverso le testimonianze visuali di Troisi e quelle, inedite e realizzate per l’occasione, di cari amici e colleghi: il nipote e collaboratore Stefano Veneruso, Enzo Decaro, Anna Pavignano, Gianni Minà, Carlo Verdone, Massimo Bonetti, Gaetano Daniele, Renato Scarpa, Massimo Wertmüller, Marco Risi.

Lungo l’itinerario, la mostra mette in risalto la dinamicità del genio campano, una forza non fisica, ma di pensiero. Un vulcano di idee in grado di creare continuamente su più livelli.

Un omaggio affettuoso per ricordare, a 26 anni dalla sua scomparsa, uno dei più grandi talenti comici italiani di tutti i tempi. Teneramente e fortemente presente nello sguardo di quei milioni di spettatori che ha fatto ridere, commuovere, rendendone la vita un po’ più incantevole.

Accompagna la mostra “Troisi poeta Massimo” un magnifico catalogo, edito da Istituto Luce – Cinecittà e Edizioni Sabinae, a cura di Nevio De Pascalis e Marco Dionisi, con decine di immagini private e d’archivio, saggi di approfondimento biografico, testi delle interviste ad amici e colleghi e apparati teatro – filmografici.

“Troisi poeta Massimo”, la mostra e il catalogo, e altre iniziative legate all’evento saranno presentati alla stampa giovedì 29 ottobre, alle ore 12 a Castel dell’Ovo, al Borgo Marinari sul Lungomare di Napoli, alla presenza dei curatori Nevio De Pascalis e Marco Dionisi, di Stefano Veneruso, dei rappresentanti di Istituto Luce Cinecittà e dell’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli Eleonora de Majo. 

 

 

Samul Piazza: e al referendum passa il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle

Il “Sì” vince sul “No” e al referendum passa il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle: il taglio dei parlamentari. Tra gli scontenti spunta anche Oliviero Toscani, che da buon esponente dell’intellighenzia di sinistra era per il No. E dopo aver “perso” che fa? Solito metodo, insulta: “Una votazione infantile, inutile. È una cosa banale, ciò che il popolo ama. Una cosa da Cinque Stelle, da bambini della politica”, liquida la questione il fotografo più a sinistra di tutti. L’esito, che sembrava scontato, non deve comunque illuderci. “Questa percentuale di No – prosegue raggiunto dall’Adnkronos – spiega che bisogna fare dei ragionamenti, dobbiamo fare la legge elettorale. Non serve mandare a casa i parlamentari”. Ma Toscani è un fiume in piena: “È come mettere il carro davanti ai buoi. Prima si mandano a casa i parlamentari e poi si fanno le leggi. È una roba un po’ ingenua, primaria“. Frasi che sembrano distanti anni luce dai giorni in cui appagato rilasciava interviste al blog di Beppe Grillo.

Filippo Manelli : e Pinakothek di Monaco di Baviera nasconde l’arte sacra

Non conoscevo il San Giorgio nella selva, di Albrecht Altdorfer (1480- 1538), cioè avevo visto delle riproduzioni senza prestarvi particolare attenzione, ed è stato solo alla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera che l’ho scoperto davvero, restandone colpito in modo indelebile. C’era quel quadretto, tutto verde quasi in un angolo di una saletta di passaggio, e sulle prime non avevo capito che si trattasse proprio del San Giorgio, che immaginavo molto più grande. Quasi una delusione, al primo impatto, poi mi sono accostato e è cambiato tutto: proprio le esigue misure che mi hanno obbligato a una visione avvicinata (tanto nessuno si fermava), mi hanno proiettato nella foresta, dilatando le sue dimensioni, rendendola infinita, total(izzant)e, come lo spazio che occupa nel dipinto.

 

 

Questo verde cupo, incombente, la piccola radura (Heidegger vicino e lontano), e il cavaliere in mezzo. Solo allora ho visto il drago. In un primo momento, come guardando le riproduzioni, mi era parso che il cavaliere fosse solo, perso nella selva scura, come quelle dei romanzi cavallereschi, tra fughe e inseguimenti, paure e incanti e già andavo ai miei libri preferiti, all’Innamorato, alla Gerusalemme, e soprattutto al Furioso, che è il libro che amo più di ogni altro. Poi ho visto il drago, e anche lo squarcio nel verde che lasciava intravedere un paesaggio lontano, che peraltro avrei preferito non ci fosse, o fosse ancora più esiguo. (Altdorfer è uno dei primi grandi autori di paesaggi autonomi o con un ruolo non da sfondo o ambientazione, ma da protagonista).

Penso ai tanti San Giorgio, ai miei preferiti, a quello di Altichiero a Padova (dove un cespuglio, che potremmo intendere come sineddoche per la selva, c’è, anche se il combattimento avviene in uno spiazzo deserto alle porte della città), i tre di Paolo UccelloPisanello (dove peraltro il drago è separato, solo, sopra l’arcata di sinistra), il meraviglioso Donatello del Bargello (perfetto, anche se il drago è persino più piccolo del cavallo, come capita in vari altri autori, che allora si fatica a capire, sovraintepretazione allegorica a parte, perché mai fosse così temibile), Cosmè Tura, Raffaello (meno), lo spettacolare gruppo scultoreo di Bernt Notke che però non ho mai visto di persona come altri di questa lista.

 

 

 

 

Rubens nel suo rende omaggio a Altdorfer, ma non resiste alla tentazione di trasformarlo in uno spettacolo grandioso, con tanto di spettatori umani e celesti distribuiti tra cielo e terra e alberi. La solitudine del guerriero è sparita in un trionfo scenico, mentre in Altdorfer questa solitudine è estrema. C’è l’uomo a cavallo, la foresta, il drago ancora vivo, non ancora colpito, che con la foresta quasi si confonde; la principessa è lontana, forse è solo sognata, e non importa. Presente ovunque come comprimaria o in un ruolo defilato ma imprescindibile, in vari atteggiamenti che vanno dal terrore alla trepidazione (Zeri su quella di Carpaccio), dalla fuga scomposta (Cosmè Tura) all’algida eleganza di un ricevimento mondano ufficiale (in Pisanello, dove sembra in partenza per un viaggio di piacere: ma Zeri dice che l’atteggiamento è meditativo), qui è invece assente. Il cavaliere è solo con il drago, immerso nel folto cupo, e spaventoso forse più del mostro, della foresta. In questo quadro lei non c’è. Di sicuro non importa, qui. La sua assenza vale solo per chi conosce la leggenda, ma qui, nel quadro, c’è solo il guerriero davanti a questo essere informe che forse è solo un’emanazione del luogo, o della sua mente, delle sue paure; e del suo coraggio, perché sta per affrontarlo, non arretra davanti ad esso, e io immagino che sarà anche doloroso non solo combatterlo ma anche ucciderlo, liberarsi di esso, staccarsi da una parte di sé che lo aveva fatto tremare, gli aveva dato angoscia, ma anche un senso forte di esistenza, come sempre la paura dà, un groviglio di emozioni, l’intensità.

 

 

 

 

 

Il quadro più famoso di Altdorfer, sempre all’Alte Pinakothek è La battaglia di Isso, del 1529, tutto il contrario di questo: eserciti infiniti, ressa, movimento, violenza (che qui non c’è, non ancora), colori squillanti, insegne al vento, assalto e fuga, un paesaggio favoloso sullo sfondo sormontato, e si direbbe quasi squassato da un cielo maestoso anch’esso in tumulto: tutto il contrario di questo.

 

 

Qui l’orizzonte è chiuso, finito, eppure è proprio questo mondo completamente verde e nero (ombroso) che riempie tutti i margini del quadro ciò che me lo fa amare di più, questo verde circoscritto che poiché satura lo spazio dipinto diventa immenso, avvolgente, come qualcosa che non ha limiti perché il cavaliere (e lo spettatore) è al suo interno come se un esterno non ci fosse, e quindi diventa senza fine. La vita della foresta, ma anche il chiuso, la morte.

Spesso lo scontro con il drago viene ambientato in un paesaggio desertico, a volte idealizzato ma sempre allegorico, in genere disseminato dei resti delle sue vittime.  In Carpaccio, in modo più compiuto che in altri, tutta la scena, le figure e il paesaggio fin nei loro dettagli, hanno precise connotazioni allegoriche (lotta tra bene e male, ovviamene, ma anche ascesi, le due città, guerra tra cristiani e pagani (allusione al contemporaneo conflitto con i turchi), vittoria e conversione…

L’interesse per il paesaggio e i suoi valori e aspetti atmosferici è un aspetto della cosiddetta “Scuola danubiana”, di cui Altdorfer stesso è uno dei massimi rappresentanti (1500-1540, Michael Pacher, Jörg Kölderer…) influenzata da Dürer, specie con le xilografie, e dalle prime opere di Cranach il vecchio, che lavorava a Vienna attorno al 1500 e va considerato uno dei suoi fondatori. Il nuovo sentimento della natura e del paesaggio è ispirato anche dagli umanisti viennesi.

La natura, gli alberi dal fogliame frondoso dipinto in modo accurato, con gli effetti luminosi e i riflessi evidenziati dall’uso del bianco distribuito senza parsimonia, erano già presenti nelle prime opere pittoriche di Altdorfer, dal 1505 circa, precedute da numerose piccole incisioni che hanno fatto pensare a un apprendistato da miniaturista, ma per quanto importante e dotata di grande risalto e autonomia, era ancora la figura umana (san Francesco, san Gerolamo) a essere preminente. Passano pochi anni e nel 1510, in questo piccolo quadro della grandezza di un foglio A4 (cm. 22,5 X 28,2 per l’esattezza), tutto cambia e viene ribaltato; come in una Natività di poco successiva, dove la Sacra Famiglia quasi sparisce, protetta e forse anche nascosta, tra le rovine del casolare e in un disegno successivo. Ma il San Giorgio è un unicum. Questo san Giorgio. Perché in una xilografia (Hl. Georg tötet den Drachen, Holzschnitt,19,6 × 15,1 cm, Dresden, Kupferstichkabinett) dell’anno successivo che riprende quasi alla lettera il cavaliere e il cavallo, l’azione è ambientata in uno spazio molto più aperto, dove ha larga parte il cielo, che in questo è sostituito dalla volta verde scuro.

Filippo Manelli: l’arte soffre del coronavirus ma le cose stanno cambiando

Filippo Manelli: – Nel primo trimestre 2020 le attività che hanno sofferto di più sia in termini di ricavi che di occupazione sono state il commercio all’ingrosso e al dettaglio, i trasporti, l’accoglienza e i servizi di ristorazione, oltre alle attività artistiche, di intrattenimento, e ricreative. Le uniche attività che hanno invece registrato un’espansione, pur perdendo valore, sono state la comunicazione e l’informazione, la sanità, la pubblica amministrazione, l’istruzione e l’assistenza sociale. E’ quanto emerge da un’indagine di Eurostat sull’impatto del Covid-19 sulle industrie Ue.

Nei primi tre mesi commercio all’ingrosso e al dettaglio, i trasporti, l’accoglienza e i servizi di ristorazione hanno perso circa il 6% del valore rispetto all’ultimo trimestre del 2019. E hanno perduto che il 5% delle ore lavorate, lo 0,5% di personale e il 2,5% di stipendi. Numeri ancora più drammatici per le attività artistiche, di intrattenimento, e ricreative: -6,1% del valore, -5,9% di ore lavorate, -1,9% di stipendi e -0,4% di personale. Forte calo delle ore lavorate anche nell’immobiliare (-4,8% circa), nell’edilizia (-3,2%) e nel manifatturiero (-2,9% circa).

Eurostat rileva invece che le attività legate all’informazione e alla comunicazione “hanno dimostrato un trend differente per numero di persone impiegate e compensi: entrambi hanno visto un aumento (+0,9% di occupati in più e +1,1% di compensi maggiori)”. In misura ridotta lo stesso trend è stato rilevato anche nella PA, difesa, istruzione, sanità, e assistenza sociale (+0,3% occupati, +0,5% di stipendi maggiori). In ogni caso, sottolinea Eurostat, il valore lordo è sceso anche per queste attività.

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Theaster Gates l’ideatore della pratica sociale

 Theaster Gates è uno degli artisti più influenti della scena internazionale, ideatore di pratiche sociali che hanno impatto diretto sulle comunità e di un modo di agire che è al tempo stesso un’evoluzione e una riflessione sul ruolo dell’artista. In questi giorni di quarantena per l’emergenza Coronavirus la galleria WhiteCube sta pubblicando su Instagram un Theaster Gates Diary, racconto per immagini, letture, azioni che, per una settimana, documentano il suo lavoro nello studio di Chicago.

Corrado Giacomazzi immagini

Un’incursione visiva dentro gli spazi dell’artista, un avvicinamento digitale a una pratica rilevante, ma anche a un uomo che vive il suo luogo e il suo tempo. “Dobbiamo immaginare un mondo in cui tutto è potenzialmente possibile”, ha detto Gates in occasione della sua personale in Fondazione Prada a Milano, ed è una frase che oggi, quando cerchiamo di immaginare un futuro che ci ancora sfugge, assume un valore ancora più importante. Per provare ad aggirare le regole e ambire, usando ancora le parole dell’artista, “a un nuovo orizzonte, una nuova vetta, una strada o uno snodo di condivisione”.

Old statues and poems on a sunny afternoon

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