Categoria: ARTE

Regeneration Pandemic Pigneto: il progetto di rigenerazione urbana dove tutto comincia dall’arte.

La speranza è l’ultima a morire e la prima ad aprire le porte ai progetti grandi come il “Regeneration – Pandemic Pigneto”, un’iniziativa che vedrà la luce nelle prossime settimane.

Si tratta di un progetto multilaterale che vuole riaffermare la vocazione artistica, sociale ed ambientale del Pigneto in un momento storico che vede il quartiere particolarmente provato dalle conseguenze della pandemia.

“Ci stiamo lavorando già da alcuni mesi” – Dichiara Lorenzo Panunzio, imprenditore e ideatore del progetto tanto valido quanto ambizioso. Aggiunge “in un momento storico in cui la pandemia ha gettato il mondo artistico e culturale nel silenzio più totale, abbiamo scelto l’unica via possibile: la strada della bellezza da creare e riprodurre fino a realizzare una vera e propria mostra a cielo aperto. Regeneration Pandemic Pigneto rappresenta un esempio di rinascita, non solo di un quartiere ma di un Paese, e pone la speranza affinchè tutti i paesi pongano la stessa grande attenzione allo step post pandemico della Rigenerazione Urbana non trascurando quella Sociale.

E’ così che l’opera d’arte diventa il punto di partenza. Per ripartire. Rialzarsi. Ricominciare.

L’obiettivo è dunque riqualificare una via che diventa simbolo di rinascita ambientale, rendendola verde, pedonale e vivibile.

“Il Pigneto è da molti anni ormai crocevia di talenti, menti e intelletti dell’arte e della cultura” – sottolinea Eva Vittoria Cammerino cofondatrice di Pigneto Pop, la quale spiega: “Il nostro obiettivo è avviare una vera e propria rigenerazione urbana di un quartiere post pandemico e lo faremo attraverso l’opera d’arte che sarà anche il punto dove tutto inizierà. Verranno realizzate opere di street art permanente grazie al coinvolgimento di artisti internazionali”.

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Pablo Picasso: vita e schema dei periodi artistici del pittore

PABLO PICASSO

Pablo Picasso
Pablo Picasso — Fonte: Getty-Images

Pablo Picasso nasce nel 1881 a Malaga, in Spagna. Suo padre è insegnante nella locale scuola d’arte e lo avvia molto presto all’apprendistato artistico. A soli quattordici anni viene ammesso all’Accademia di Belle Arti di Barcellona, e due anni dopo si trasferisce all’Accademia di Madrid.

Dopo un ritorno a Barcellona, va a Parigi nel 1900: vi farà ritorno più volte, fino a stabilirvisi definitivamente. Dal 1901 lo stile di Picasso inizia a mostrare dei tratti originali.

PICASSO: PERIODO BLU

 

Il cosiddetto periodo blu inizia ora e si protrae fino al 1904. Il nome deriva dal fatto che Picasso usa dipingere in maniera monocromatica, utilizzando prevalentemente il blu in tutte le tonalità e sfumature possibili.

I soggetti sono soprattutto poveri ed emarginati. Picasso li ritrae preferibilmente a figura intera, in posizioni isolate e con aria mesta e triste. Ne risultano immagini cariche di tristezza, accentuata dai toni freddi (blu, turchino, grigio) con cui i quadri vengono realizzati.

PICASSO, PERIODO ROSA

 

Dal 1905 alla fine del 1906, Picasso schiarisce la sua tavolozza, utilizzando le gradazioni del rosa più calde rispetto al blu. Inizia ora il cosiddetto periodo rosa.

Insieme al colore, cambiano anche i soggetti. Vengono raffigurati personaggi presi dal circo, saltimbanchi e maschere della commedia dell’arte. Tra questi, Arlecchino.

PICASSO E IL CUBISMO

 

La svolta cubista di Picasso arriva tra il 1906 e il 1907.Sono gli anni della retrospettiva su Cézanne, che infkuenza enormemente il pittore. Anche Picasso in quel periodo si interessa alla scultura africana: fa parte anche questo della riscoperta di un esotismo primitivo che caratterizza la cultura e l’arte europea a partire da Paul Gauguin.

A Picasso piace sperimentare, e così a partire da questi incontri dipinge nel 1907 Les demoiselles d’Avignon, punto di inizio della sua stagione cubista.

In quegli anni si lega strettamente a George Braque. I due artisti lavorarono a stretto contatto, al punto da produrre opere che sono spesso indistinguibili tra loro. La notorietà di Picasso raggiunge qui la sua vetta massima.

La fase cubista è un periodo di grande sperimentazione: Picasso mette in discussione il concetto stesso di rappresentazione artistica.Momento fondamentale della sua evoluzione è dato dal passaggio dal cubismo analitico al cubismo sintetico.

Picasso appare sempre più interessato alla semplificazione della forma: il segno puro contiene per lui la struttura della cosa e la sua riconoscibilità concettuale.

La fase cubista di Picasso dura circa dieci anni. Nel 1917, anche a seguito di un suo viaggio in Italia, avviene l’ennesimo stravolgimento del sui stile, e la sua pittura torna ad essere più tradizionale. Le figure diventano solide e quasi monumentali: il pittore torna alla figuratività, anticipando di qualche anno il fenomeno che dalla metà degli anni ’20 porrà fine alle Avanguardie.

In seguito il pittore si avvicina ai linguaggi dell’espressionismo e del surrealismo, specie nella scultura, cui si dedica particolarmente. Nel 1937 partecipa all’Esposizione Mondiale di Parigi, esponendo nel Padiglione della Spagna il celebre Guernica che rimane probabilmente la sua opera più celebre ed una delle più simboliche di tutto il Novecento.

Negli anni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale si dedica alla ceramica, mentre la sua opera pittorica viene caratterizzata da lavori d’après: rivisitazioni personali di famosi quadri del passato come Les meninas di VelazquezLa colazione sull’erba di Manet o Le signorine in riva alla Senna di Courbet.

Muore nel 1973 all’età di novantadue anni.

Sicilia Vende online un quadro rubato in chiesa 22 anni fa, denunciato antiquario di Foligno „Vende online un quadro rubato in chiesa 22 anni fa, denunciato antiquario di Foligno“

Vende online un quadro rubato in chiesa 22 anni fa, denunciato antiquario di Foligno

Carabinieri del Nucelo di tutela del patrimonio culturale di Perugia hanno recuperato un dipinto a olio su tela raffigurante i “Santi Geminiano, Lucia e Apollonia”, realizzato da un artista modenese vissuto nel XVII secolo, è lo hanno restituito al parroco della Chiesa di Castelvecchio di Prignano sulla Secchia, in provincia di Modena. Il quadro era stato rubato 22 anni fa e rintracciato dopo che era comparso in un annuncio di vendita online.

L’individuazione e il recupero dell’opera sono avvenuti nell’ambito di un’indagine avviata a gennaio 2020, coordinata dalla Procura della Repubblica di Pisa, grazie al monitoraggio del mercato online di oggetti d’arte da parte dei Carabinieri Tpc. Nel controllo di alcuni annunci di vendita, i militari del Reparto specializzato dell’Arma hanno individuato l’inserzione di un antico dipinto dalla seguente descrizione: “…Bella pala di indubbia attribuzione Siciliana, con rappresentati i Santi Leone, Lucia e Apollonia, o forse S. Lucia (gli occhi) S. Agata (le tenaglie) e il Vescovo potrebbe essere S. Nicola, in buono stato di conservazione, la tela misura 120X150 ed è corredata da una bacchetta dorata a perimetro…”. La tipologia dell’opera pittorica, di chiara natura ecclesiastica-devozionale, le sue dimensioni e le figure religiose rappresentate, hanno allertato i ‘detective dell’arte’, che attraverso la “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, il più completo database di beni rubati esistente al mondo gestito dal Comando TPC, hanno ottenuto il cosiddetto ‘riscontro positivo’. La comparazione con le immagini contenute nella Banca dati ha condotto i militari a un furto avvenuto in provincia di Modena nella notte fra il 6 e il 7 giugno del 1999 ai danni della Chiesa di Santa Maria Assunta di Castelvecchio: i ladri trafugarono tre opere pittoriche seicentesche, temporaneamente collocate nella sacrestia a causa di alcuni lavori di ristrutturazione che stavano interessando l’edificio di culto. Fino al 2006 se ne persero le tracce, quando fu individuata una delle tre tele e sequestrata dai militari del Nucleo Tpc di Monza.

A distanza di ventidue anni è ricomparso un secondo dipinto ed è stato subito emesso un provvedimento di sequestro nei confronti dell’inserzionista identificato attraverso il nickname sull’annuncio di vendita, titolare di un esercizio commerciale d’antiquariato della provincia di Pisa. Nel vedersi notificato l’atto dai Carabinieri, il commerciante si è dimostrato sorpreso, dichiarando di non avere mai trattato né visto il dipinto, confermando però la proprietà del profilo web associato all’annuncio. Un suo conoscente di Pistoia, nonché esperto d’informatica, sentito dai Carabinieri, ha confermato quanto riferito dall’antiquario, ammettendo inoltre di avere inserito l’annuncio di vendita “incriminato” per conto di un amico di Foligno operante nel settore del commercio ambulante di manufatti antichi.

Vende online un quadro rubato in chiesa 22 anni fa, denunciato antiquario di Foligno
„La perquisizione effettuata presso il domicilio di quest’ultimo, un cinquantacinquenne del luogo, ha permesso di individuare il dipinto, già imballato e pronto per essere spedito in Sicilia a un privato acquirente. Il commerciante folignate, così come l’informatico pistoiese, sono stati denunciati per il reato di ricettazione: sono ancora in corso accertamenti da parte dei militari del Nucleo perugino per ricostruire l’intera filiera e individuare eventuali altri soggetti coinvolti.“

fonte: https://www.perugiatoday.it/cronaca/arte-rubata-chiese-perugia.html

 

 

Genova, presunta truffa Modì: ‘Opere senza documentazione’

A parlare è uno degli investigatori del Nucleo tutela patrimonio dei Carabinieri sentito come teste lo scorso 19 marzo nel corso del processo per i presunti falsi dipinti di Modì esposti a Palazzo Ducale: quasi la metà delle opere di Modigliani sequestrate a Genova durante una mostra nel 2017 “non avevano documenti che ne attestassero i passaggi di proprietà o l’autenticità o se c’erano non sono stati esibiti”. Il militare aggiunge: “Una circostanza piuttosto strana per un mercante d’arte quella di non avere le documentazioni”.

Gli accertamenti scattarono nella primavera 2017, a mostra in corso, dopo la denuncia del critico Carlo Pepi. Tra i testimoni-chiave venne individuato l’esperto francese Marc Restellini che puntò subito il dito contro Guttman. A processo, per truffa, falso e contraffazione di opere, ci sono Mondo Mostre Skira, che organizzò l’esposizione, il presidente Massimo Zelman, il direttore Nicolò Sponzilli e la dipendente Rosa Fasan; con essi  Joseph Guttman, mediatore originario dell’Ungheria con base a New York e proprietario di molte delle opere sequestrate, e i ticinesi Rudy Chiappini, curatore della mostra, e lo scultore Pedro Pedrazzini, proprietario di un ‘Ritratto di Chaim Soutine’ che secondo gli investigatori lo tesso ‘piazzò’ come autentico pur sapendolo falso. Alla ‘Regione’ del 30 gennaio di quest’anno, a margine dell’inchiesta di Falò, Chiappini – già direttore del Museo d’arte moderna di Lugano e dei Servizi culturali della Città di Locarno – ribadiva “la totale correttezza del mio operato e la scelta conservativa di esporre opere già più volte pubblicate ed esposte in mostre internazionali”; nella stessa occasione, Pedrazzini si dichiarava vittima del “solito scontro fra expertises”, ovvero le divergenze tra gli esperti Marc Restellini e Christian Parisot sulla paternità dell’opera, negando di averla mai voluta vendere.

Le perizie hanno stabilito che 20 opere, un terzo di quelle esposte, erano false. Secondo gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio, attraverso l’esposizione alla mostra si voleva rendere autentiche delle opere false per acquisire una maggiore quotazione e rivenderle a prezzi stellari nel centenario (caduto lo scorso anno) della morte di Modì.

fonte: https://www.laregione.ch/culture/culture/1500243/opere-investigatori-modi-genova-truffa

Leader, giornalista e fotoreporter: Nicoletta Montesano

Ci vuole passione per qualunque mestiere ma per alcuni settori è indispensabile. Chiacchierando con una collega stasera ho scoperto un carattere determinato, solare, grintoso e molto positivo.

Si chiama Nicoletta Montesano, opera come giornalista e fotoreporter da circa 50 anni e c’è molto da imparare da lei.

Una materana doc, madre di tre  figli maschi con due nipotine, impetuosa come indole e al contempo persona dolcissima e dal carattere tenace, lei si divide tra Matera e la Germania, sua seconda patria.

Poliglotta (tedesco, inglese, francese, spagnolo) e un vero “vulcano”.

Ci accomuna la professione giornalistica e la tenacia e l’umiltà.

Da pochi brevi discorsi che abbiamo fatto ho capito anche la dedizione per la sua professione. Ed è molto simile alla mia.

Amiamo l’arte e coordinare eventi. Ci piace la moda e la musica, in particolare gestire stilisti e artisti. Adoriamo diffondere valori importanti, dare il giusto rilievo ai progetti innovativi.

Lei ha contatti internazionali di altissimo livello e partnership con personaggi di fama mondiale. Avrò molto da imparare e mi auguro di coordinare almeno un milione di cose insieme a lei.

Quasi dimenticavo: ne sentirete parlare ancora. E tratteremo di ambiente, di turismo e moltissimo di enogastronomia, un settore dove oserei dire che Nicoletta è la “regina”.

Roberta Nardi

L’arte non si ferma: lo studio di interior design Texture cura la mostra di un hotel milanese, una delle poche forme artistiche attualmente accessibili

Il team di professionisti specializzato in progettazione e allestimento di interni, da vent’anni ambasciatore delle eccellenze made in Italy, è il curatore di una prossima mostra pittorica che cambierà il nostro sguardo sull’arte, sul design e sulla nostra società.
Dal prossimo 21 marzo, il Missori Suits ospiterà le opere dell’artista Vincenzo Mascoli che per un intero anno valorizzeranno gli stessi spazi ideati sempre dal team di Texture.

In attesa che riaprano i musei, al momento l’experience sarà fruibile ai soli ospiti del boutique hotel!

La filosofia di Texture

Da un team di interior designer nasce Texture, società che da oltre vent’anni si occupa di aspetti tecnici e creativi della progettazione e dell’allestimento di spazi che vengono caratterizzati con interni originali e inediti nati dall’unione di arte, colori e materiali. Questo studio professionale si contraddistingue per lo spirito pragmatico e il senso del bello attraverso cui interpreta le trasformazioni urbane della contemporaneità dove lo spazio interno è l’attore principale.

Parafrasando l’architetto austriaco Hans Hollein si potrebbe affermare che “Tutto è design”: la qualità dell’architettura di interni in cui viviamo assume così una influenza fondamentale sulla qualità della nostra vita. La sfida per Texture è rendere narrabile tutto ciò che è disegnato, agendo in modo inclusivo, nobilitando ogni tipo di spazio e stabilendo un ponte di comunicazione tra design e prodotto. Uno storytelling visivo che si traduce nella costante ricerca di materiali innovativi, in politiche di investimento sulla trasformazione e la comunicabilità di spazi esistenti, guidati dal desiderio di raggiungere e mescolare forme e colori in una percezione sensoriale e anche tattile, come suggerisce la “trama” stessa del proprio naming, della dimensione che si ha intorno.

I protagonisti di Texture: “artigiani” dello spazio

Texture è una realtà nuova e dinamica che si focalizza sui contesti metropolitani di Milano e Roma, un’entità in forte espansione anche nel resto d’Italia come ad esempio la Puglia, dove cura attualmente la progettazione e la realizzazione d’interni di diciannove unità abitative. Texture è stata fondata da quattro soci i cui percorsi professionali hanno disegnato un incontro perfetto tra questi “artigiani dello spazio” che, in un continuo scambio di brillanti idee, hanno messo in comunione le loro visioni uniche e d’impatto. Ciascuno ha, infatti, apportato un valore aggiunto alla squadra grazie alle diverse esperienze, professionali e di vita: una fucina di idee che oggi li caratterizza come uno studio all’avanguardia e tra i più poliedrici nel settore.
Riccardo Sorbara è nato a Roma, classe 1986, e dopo aver venduto le sue quote della prima società aperta si affaccia nel mondo dell’hôtellerie fondando la Prospero Consulting. In soli cinque anni approda così nelle principali città: Roma, Firenze, Venezia e Milano. La sua passione per l’interior design è stata accentuata grazie alla riqualificazioni degli spazi di interni che ha seguito nelle varie strutture, esperienza che l’ha introdotto in Texture dove si occupa della parte strategica e commerciale dell’azienda.
Enrico Procario, professionista nel campo della consulenza nel settore bancario, dopo una serie di esperienze positive in questi settori inizia a operare sempre più attivamente nelle rivalutazioni immobiliari, nel mondo delle ristrutturazioni e dell’interior design. Oggi è una figura chiave nelle operazioni immobiliari di Texture e fin dalla creazione della società, ha dato voce ad una visione lucida, creativa e improntata all’aspetto imprenditoriale delle attività.
Altro socio è Alessandro Coletta, romano classe ‘84 che oggi è consulente di due società nell’ambito dei servizi igienico-sanitari nonché socio attivo di più società nei settori della consulenza aziendale e del campo edilizio che lo hanno condotto a ricoprire una posizione strategica in Texture grazie alla sua conoscenza a 360 gradi di tutto ciò che gravita intorno all’interior design.
Quarto e ultimo socio è Fabrizio Di Rienzo, interior designer e amministratore unico di Texture. Da più di 30 anni nel settore dell’arredamento, maestro nell’arte dell’allestimento interni e figura a tutto tondo che rappresenta un vero caposaldo per l’azienda.

I progetti di Texture: la mostra di Vincenzo Mascoli

Il team di esperti Texture è specializzato in progettazione e allestimento di strutture residenziali, di piccole e grandi attività commerciali e di uffici, di installazioni al servizio di mostre, e offre una consulenza su tutto ciò che riguarda il settore dell’interior design e del lighting design. Un lavoro di committenza che coniuga estetica e confort senza rinunciare allo stile e all’anima dello spazio in cui abitare, lavorare o transitare. Si tratta di un lavoro di squadra che unisce creatività, passione, efficienza e innovazione con una metodologia che segue il file rouge del “su misura”, creando allestimenti e arredi ad hoc.Texture affronta ogni singolo progetto con prerogative “sartoriali” mettendo a punto soluzioni d’impatto che possano essere altresì temporanee e allo stesso modo emozionare anche solo per pochi minuti. Almeno una notte avranno a disposizione gli ospiti che soggiorneranno al Missori Suits, boutique di Milano progettato sempre da Texture, in cui gli interior design del team sono anche i curati della mostra allestita al 7° piano del palazzo nell’omonima piazza Missori, una delle zone business meneghine.

Dal 21 marzo 2021 al 21 marzo 2022 l’arte sarà assoluta protagonista nei corridoi e nelle stanze di questo hotel che ospiterà la collezione di Vincenzo Mascoli, artista emergente con all’attivo mostre alla National Academy di New York, alla Galleria Belle Arti di Barcellona, alla Pinacoteca Albatros di Mosca e poi ancora a Londra, Berlino, Miami, Milano, Amsterdam.
La struttura ricettiva si trasformerà per un intero anno in un albergo-galleria e sarà divisa in tre aree principali, Green FlatsBlue Flats e Brown Flats. Le nude e bianche pareti di questi luoghi saranno animate d’arte grazie alle opere di Vincenzo Mascoli mentre la Guest House di Milano progettata sempre da Texture assumerà le sembianze di una vera e propria galleria d’arte. Un percorso virtuoso che unisce ospitalità, turismo e cultura, un evento unico curato da Texture con l’intento di fare vivere questi spazi lasciandosi sedurre e conquistare dalla creatività e dal genio artistico del Mascoli, giovane artista su cui hanno tessuto le lodi critici e giornalisti di arte del calibro Vittorio Sgarbi, Roberto Lacarbonara, Cecilia Pavone. Con lo stop dei musei, questa mostra è tra i pochi spiragli d’arte in un periodo di nuove restrizioni e chiusure: nessun rinvio, infatti, della sua inaugurazione ma una limitazione dell’experience che potrà essere fruita dai soli ospiti del boutique hotel che potranno emozionarsi di fronte alle bellezza delle opere esposte durante il soggiorno e magari decidere anche di acquistare.

La mostra di Vincenzo Mascoli

Stanza n.2020 Transiti_Soste/Ripartenze

Milano, Missori Suits by 101 Flats

A cura di Texture

Testo critico Azzurra Immediato

Vincenzo Mascoli e un hotel, lo spazio celato ed intimo delle sue camere, alcove esistenziali, ricerca e fuga al contempo di un non luogo capace di catturare il presente, nella sua essenza, che non abbisogna d’altro se non di esprimersi nella maniera più pura, al fine di lasciar emergere le tracce del nostro vivere, mediante l’arte e l’occhio principe dell’artista. È in tale solco – emotivo ed architettonico – che Vincenzo Mascoli presenta Stanza n.2020 Transiti_Soste/Ripartenze, mostra, percorso narrativo che si dipana nei nuovi spazi dell’Hotel 101 Flats di Milano. Circa 60 lavori, disegni, bozzetti ed alcune grandi tele e tavole ad accompagnare gli ospiti,in un dialogo continuo tra spazi privati e spazi comuni, una sincopata liaison che rimanda a quanto le opere raccontano, esprimono e mostrano. Stanza n.2020 Transiti_Soste/Ripartenzereca con sé la trepidante grammatica del corpo umano, le cui tensioni, definite dalla purezza della nudità, delineano l’affrancamento da inutili orpelli. È nel loro incontro – con l’altro da sé o con il proprio Io – che essi fanno i conti; ogni quesito, ogni riflessione, ogni stato di grazia s’evince dalla traduzione operata dall’artista; Mascoli, già scenografo e artista, la cui carriera s’è spinta tra l’Europa e gli Stati Uniti, trova ora, nel ritorno alla grafia come segno di una gestualità dell’anima, un punto di nuovo inizio e raccordo con un passato forse troppo lontano, che tenta di svelare il mistero dell’umana esistenza. Ogni opera è epifania di ancestrali evocazioni, la primigenia del segno e del corpo si fondono, lasciando che ad animare il flusso d’energia vitale siano la materia, la commistione di cromie dettata dall’inconscio, secondo un idioma sincero accompagnato dall’esigenza di tornare ad una estremizzazione sintetica, un “ritorno alle origini, come un giovane studente pieno di sogni dinanzi a dei modelli” afferma Vincenzo Mascoli. In un simile percorso, anch’esso traccia e segno di qualcosa d’altro, il desiderio immaginifico espresso dalle opere si missa con le vite dei viaggiatori, in un sempiterno passaggio, dove il qui ed ora si lega, profondamente, ad un altrove lontano. Ecco, dunque, che la trama tessuta dal Mascoli si innerva attraverso i suoi di/segni, i cui corpi, i cui soggetti, si trasformano in icone di universale migrazione meta reale, in cui ogni gesto, carico di pathos, assume il valore di memento vitae, a ricordarci che siamo vivi, nella nostra instancabile ricerca di verità, seppur viaggiatori nel mondo e nel vivere.

NOTE BIOGRAFICHE

Vincenzo Mascoli

VINCENZO MASCOLI nasce a Corato (BA) nel 1982 dove risiede e lavora. Dopo l’istituto d’Arte si laurea  in Scenografia con 110 e lode all’Accademia di Belle Arti di Bari  con doppia specializzazione in scenografia/pittura con 110  e lode.

Tra le varie mostre personali e collettive si ricordano: National Accademy, New York, “La strada con la valigia” (2008), Triennale CRT Teatro dell’Arte, Milano (2008),  Galleria Teatro Curci, “Biennale di Arte Contemporanea De Nittis”, Barletta (2009),  Galleria Belle Arti, “L’Arte in Viaggio”, Barcellona (2010), Ateneo- Salone degli Affreschi, “Identità”, Bari (2011), Pinacoteca Albatros, “Il viaggio”, Mosca (2011) Ex Chiesa San Francesco, “Sequenze visive”, Como (2011), Public Jubilee, “I volti della notte”, Corato (BA) – Berlino – Londra – Amsterdam – Miami – New York – Milano (in progress 2012), “Profondamente_Superficiale”  evento collaterale: “Andy Warhol. I want to be a machine” Castello Aragonese Otranto (2012) ” Framment_Azione” Laterza Ta Palazzo Marchesale (2012) “Sequenze di Racconto” 83 Pitti Uomo Immagine Firenze (2013), “Gutai” San Francisco Art Istitute (2013) , “Metafisa a Sud” evento collaterale a De Chirico castello Aragonese Otranto ( 2013). Ètuttoungioco pinacoteca Civica Miani Perotti Cassano ( 2013) Artèpop galleria La Bottega dell’arte Ostuni (2014),“At Full Blast!” Acquaviva Bari (2014) Aniconica Galleria Babylon Roma (2014). “Stone”Masseria Torre di Nebbia (2014), “Artisti in Luce” Nuovo Padiglione Fiera del levante Bari, Faces Contemporary Museo Storico MoscaV Edizione del Festival dell’Arte Italiana Suggestione di Puglia a Mosca ( 2014) + x il nepal Teatro margherita Bari ,Fable Miami galleria Opera d’arte(2015), Anima|le Arte Fiera Padova (2015).Come Moscarda in Maschera Comune di Putignano evento collaterale Carnevale di Putignano (2016), Bipersonale Space Of Humanity a cura di Avangart Testi critici di Vittorio Sgarbi Locorotondo Chiesa San Nicola 2017, Visions OpenGallery Milano (2018).

Concorsi:  vince il Primo premio nazionale “Illustrare Manzoni” Fondazione CASM Chieti(2008), vince due volte  il primo premio  “Il Pendio” Mostra D’Arte riservata ai Giovani Pittori del mezzogiorno D’Italia (2006-2008), vince la borsa di studio in pittura e scultura “Franco Zeffirelli Schoolarship in the Arts award for 2008” a New York City, U.S.A. Vince il Primo Premio Nazionale al Galà della politica – Roma sezione Spot elettorali “Una rivoluzione Meridionale” 2011,vince un targa per il Premio d’Arte Internazionale Porticato Gaetano, Gaeta (2010), vince nella sezione Arti Visive il “Ricrea Festival”   Bari 2012, Scenografo per Euterpe Competittion Internatinal concorso internazione di musica Teatro Comunale Corato 2013 in progress, selezionato e vincitore come scenografo all’interno della rassegna “Salviamo i Talenti” – premio Attilio Corsini – presso il teatro Vittoria di Roma con le scene per lo Spettacolo Riccardo e Lucia regia di Claudia Lerro (2014),Sala della regina Palazzo Montecitorio Roma e selezionato al Festival “in Scena a NY” (2016)  scenografo candidato ai Nastri d’Argento e altri concorsi per il Corto “Bella di Papà” regia di Enzo Piglionica (2014), Master Class all’Istituto d’Arte Surikov di Mosca (2014),Scenografo/Direttore di scena per il Festival della Arti Russe Mosca (2015), Scenografo per lo spettacolo teatrale Pinuccio chiama nei diversi teatri d’Italia (2016), Scenografo per il Milano ArtBallet con Cenerentola 2.0 nei diversi Teatri d’Italia 2017/18, Scenografo per lo Spettacolo Sacco e Vanzetti con la regia di Giampiero Borgia nei diversi teatri Italiani.

Lavora come Direttore di scena presso il teatro Comunale di Corato dal 2012 e come scenografo-costumista e realizzatore presso teatri e produzioni teatrali.

Info:

Titolo: Stanza n.2020

Transiti_Soste/Ripartenze

Testo critico a cura: Azzurra Immediato

Tipologia Evento: Personale d’Arte Contemporanea

Curatela evento: Texture s.r.l. – www.thetexture.it

Via Golametto, 2 – 00195 – Roma+39 06 436 87 449

Luogo : Missori Suits by 101 Flats, Piazza Missori , Milano

Data: 21 Marzo 2021 al 21 Marzo 2022

Inaugurazione: 21 Marzo 2021

Orari: su prenotazione

Titoli d’ingresso: Gratuito

Fotografo: Antonio Testino

Graphic Design: Domenico Saragaglia

Ufficio stampa: Raffaella Chianese – raffaellachianese.milano@gmail.com cell.+39 3318276110

Artista: Vincenzo Mascoli /Studio: Via Giulio Cesare n.c. 2 CoratoBa /Cell :3409839322

Email: vincenzomascoli@hotmail.it

Sito web: https://vincenzomascoli.com/

Il realismo magico di Carmelo Fabio D’Antoni

Stilnovismo, atmosfere gotiche e luci caravaggesche per un’arte mitologica che infonde magia

Fabio Carmelo D’Antoni, nato a Catania nel 1980, pittore e scultore di formazione classicista è il fondatore del Movimento stilnovistico corrente che nasce riprendendo, in chiave figurativa, la filosofia dei poeti del Dolce Stil Novo.

In una società in cui la donna è percepita dai media come oggetto, riportando alla luce gli aspetti più intrinsechi del femminile, il D’Antoni trova profonda inspirazione nell’anima forte, angelica e a volte nuda ma mai volgare, sempre eterea della donna attraverso i tempi oltre la visione più remota e abituale. La donna vestale o fiera guerriera, più volte vittima di strumentalizzazioni e ingiustizie, ha generato nella nobile sensibilità dell’artista una volontà di farsi cavaliere, paladino e promotore di tale corrente artistica “stilnovista”, composta da opere d’arte da osservare come creature vitali e forti che pretendono l’amor cortese attraverso i loro occhi, che pur sembrando severe e a volte ultraterrene, seguono lo sguardo dello spettatore da ogni prospettiva trasmettendo il loro animo umano nitido e devoto.

Nella sua produzione ha voluto conferire un taglio cronologico partendo dagli elementi naturali per giungere alle divinità greche ma soprattutto mostrare l’importanza che le donne hanno sempre avuto all’interno della società attraverso la rappresentazione anche di signorine e signore immaginarie, che vivono dinanzi ai suoi occhi di artista che le dipinge idealmente offrendone rilevante tributo storico.

Una rassegna di quadri cruciali che si eleva ad arte attraverso simboli. Con queste donne icone, degli ideali di bellezza, di eroismo, di divinità, la sua pittura acquista valenza culturale per un cambiamento radicale della concezione di femminilità mettendo in evidenza quella forza senza tempo di cui è portatrice la donna. D’Antoni, artista realista, influenzato dal vezzo delle luci della pittura caravaggesca e dalle atmosfere gotiche, attraverso la sua opera, giunge a “rendere ideale una donna reale” in quanto per l’artista la donna è anche sinonimo di purezza, castità. Un essere la cui forza risiede nella sua delicatezza: è questa la figura che traspare nell’Opera “S. Agata” conservata nella biblioteca dei Benedettini di Catania, all’interno della teca “Tesoro di S. Agata”.

Colpisce in quest’opera il suo ritorno alla tradizione, all’essenzialità e all’armonia: peculiarità che troviamo nelle nuances sacrali del giallo e nelle morbide linee del viso, le quali si rifanno ad un modello di femminilità proprie dell’iconografia classica rivisitata da una sensualità moderna che ha scartato l’androginia.

La genesi della sua pittura mitologica è corredata da intercapedini culturali sequenziali, allineate nello spazio-tempo, ed affondando nell’antico mondo della mitologia norrena e greca, autorizza a parlare di “realismo magico” soprattutto quando rappresenta ibridi mitologici (Cerbero), rappresentazioni di paesaggi inquieti e inquietanti (Caron Dimonio) l’ambiguità misteriosa di un luogo in visioni infernali e incubi paradisiaci o apparizioni celesti alla maniera del celebre Hieronymus Bosch (1450 ca-1516). Scaturiggini estetiche fiamminghe rivelano una passione per il Nord Europa, asso del Gotico ed è li che occorre cercare i dettagli di certi quadri “nordici” di Fabio Carmelo D’Antoni, esprimere l’elemento chimerico attenendosi alla rappresentazione del tangibile, agendo sul frasario degli accenti, sull’intensificazione dell’ enfasi, in elaborazioni affini a quelle di Salvator Rosa, Magnasco o Piranesi.

Sulle sue tele affiorano lucidamente soggetti sovraumani che vengono fuori dal mito per emanare messaggi di potenza etica ed eroica ed in questo ciclo epodico, essi tornano nelle sale dei Musei, dove il D’Antoni ama esporre le sue creature magiche che trascendono dall’anonimo palcoscenico della vita. Le sue tele sono sparse nei musei di tutt’Europa avendo scelto l’artista una severa carriera museale.

Le sue donne, lontane dal voler essere una semplice trasposizione ritrattistica reale e fatata, si fanno elementi, simboli, dalle nomenclature colte, portali per entrare nelle dimensioni del sogno, delle paure, dell’inconscio, dello spirito, aventi una funzione talismanica come le sculture di mostri sui portali delle cattedrali gotiche ma ancora i totem di Max Ernst. Come il sommo poeta Dante, in ogni ciclo vitale D’Antoni dà vita ad una scena per completare l’allegoria gotica dell’esistenza oltre il confine dell’umano, a istoriare le radici dell’essere e del Cosmo stesso che egli studia attraverso i suoi ritratti caricandoli di significati alchemici e iniziandoli alla vita con la sua pennellata carica di diluviante energia cosmica.

Mitologica e realismo si compendiano in uno stile che assimila la migliore tradizione classica, dove la sua abile padronanza tecnica mostra di conoscere bene i segreti di luci, sfumature caravaggesche e atmosfere gotiche, soprattutto attraverso la riproduzione minuziosa dei dettagli e dei tratti fisiognomici; la forza vibrante del colore, la vitalità, la magia luminosa, la liricità del dipinto stesso dimostrano una professionalità lungamente sperimentata e il progredito impulso creativo trasfigurano le sue tele verso una sublime raffinatezza di celestiale luminosità (Acqua).

La rivisitazione dell’ordito pittorico in chiave moderna con brevi contaminazioni fantasy, autorizza la sua vis creativa a unificare questo grande universo di figure femminili e maschili, deità greche e norrene con un filo logico che unisce epoche e mondi rievocando modelli ideali e ideologici cui da vita per sublimare un presente sociale privo di slanci cortesi e di gesta eroiche.

Affiora in questa dinamica di pensiero un richiamo filosofico all’evemerismo, posizione della filosofia della religione secondo la quale gli dèi sarebbero potenti sovrani o eroi del passato riusciti, in virtù della saggezza o del valore, ad attribuirsi la natura divina e l’adorazione di contemporanei e posteri.

Per tutte queste valenze intellettuali che uniscono e impregnano il suo stile denso di rimandi e intercapedini mitologiche che celano sottotemi e messaggi onirici che velano la lotta tra eroismo e fato, la sua arte si deve analizzare e definire come “indottrinata”.

www.maestrodantoniarte.com

di Melinda Miceli

Scrittrice e Critico d’arte

Break Magazine Moda dedica la copertina della settimana a  Mariaceleste de Martino, fondatrice del primo ed unico museo del riciclo italiano

BREAK MAGAZINE  MODA  La nuova cover dedicata a  Mariaceleste de Martino

Mariaceleste de Martino

Nasce il MoRA, Museum of Recycled Art (Museo dell’Arte Riciclata) Il primo e unico museo del riciclo creativo si trova a Roma nel quartiere ‘bohémien’ San Lorenzo in un atelier situato in una piccola palazzina a ringhiera. Ingresso gratuito. Aperto dall’8 dicembre 2018.

Cos’è il MoRA? Uno spazio dove sono esposte varie opere di diversi artisti del “riuso-riciclo” creativo che usano materiali di scarto per farne oggetti di arredo, moda e abbigliamento. La corrente artistica esprime la voglia di “pulire” il nostro pianeta, evitando ogni spreco.

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Cosa si può vedere al MoRA? Dal gilet fatto con zip colorate alla lampada nata bottiglia di vetro, dalla collana composta dai blister dei medicinali a quella con rondelle e farfalle della ferramenta. E ancora: borsa fatta di cavo elettrico, scarpe decorate con i vecchi mattoncini per costruzione dell’infanzia o adornate con i centesimi avanzati nel borsellino, parure creata con lenti di occhiali o fatta di diapositive, collier con anelli dei colli di bottiglie di plastica, collana di matite, borsa di tappi o di pellicola cinematografica, e tanti altri oggetti di design, arredo e moda.

Chi è l’ideatrice e fondatrice del MoRA? La giornalista Rai Mariaceleste de Martino, attivista nel campo dell’ambiente che ha recentemente esposto alcune sue opere anche all’Eco Fair, il Festival della sostenibilità a Roma: “Apple è nata in un garage. Gesù in una stalla. Forse anche il MoRA può crescere ed espandersi”, afferma de Martino sorridendo. “Lancio un appello alle istituzioni: offritemi uno spazio più ampio dove ospitare più artisti, ce ne sono tanti che creano capolavori con materiale di scarto. La mia linea di accessori ‘Pop Art’ si chiama ‘Da Cosa Nasce Cosa’, quindi magari da piccolo museo diventerà un grande museo”, spiega de Martino. E aggiunge orgogliosa: “Ho ricevuto i complimenti anche dalla Direzione Musei del Ministero dei Beni Culturali e dal Comune di Roma”.

“Nulla è in vendita al museo: gli oggetti fanno parte del mio guardaroba, della mia vita quotidiana. Espongo solo per mostrare cosa si può fare con qualcosa che sembra inutile o da buttare. Voglio sensibilizzare le persone a riutilizzare quello che ormai si considera immondizia, destinata a morire per sempre. Invece, tutto può continuare a vivere, trasformato per rinascere. Io rianimo e ridò vita alla spazzatura morta. Persino con i tubi di cartone all’interno dei rotoli di carta igienica ho creato una pochette. Da una catena di plastica trovata in una discarica ho fatto una borsa. E ho anche lavorato ai ferri dei cavi di caricabatteria di vecchi telefoni cellulari e ne ho fatto degli orecchini. In mostra anche una collezione privata di oggetti di vari artisti che ho acquistato in giro per il mondo”, ha spiegato.

“Serve fantasia nella vita per fare qualsiasi cosa. Bisogna immaginare che qualunque cosa può diventare qualcos’altro. Gli artisti classici martellavano su un pezzo di marmo o plasmavano un pezzo di creta facendolo diventare una scultura dall’aspetto vivente. Anche Geppetto da un tronco di legno ha fatto nascere suo figlio, Pinocchio. Tutto è possibile”, conclude sorridendo Mariaceleste de Martino.

Il MoRA è curato dall’Associazione Culturale “Atelier Anna Tomasetta – Di che stoffa sei?”
http://www.atelierannatomasetta.it

Visite su prenotazione http://www.museomora.it Ingresso gratuito – Nulla in Venditamuseo mora rciclo

Disegno, arte e make-up: a tu per tu con Julia Diehl

Di dove sei e da quanto tempo vivi alle Isole Canarie?

Sono tedesca ma vivo qua nel paradiso da 7 anni.

Ti piace Las Palmas?

Molto! Adoro la combinazione tra la spiaggia e la città dove puoi essere produttiva.

Di che ti occupi?

Da alcuni anni sono autonoma e lavoro come artista e makeup artist.

Qual’è la tua più grande passione?

Chiaramente l’arte! Mi è sempre piaciuto dipingere anche se avevo altri lavori nei anni passati, il mio sogno sempre era poter lavorare come artista!


La tua attività principale in questo periodo è…

Con la situazione del covid si è fermato quasi tutto qua sulle Isole Canarie. Quindi mi dedico più all’arte digitale, faccio illustrazioni per libri, riviste e creo logo per compagnie e autonomi. Quando non basta quello faccio altri lavori come traduzioni, lavori di cucito, ecc.

Sogni nel cassetto.

Il mio sogno è poter lavorare ogni giorno dipingendo, senza necessità di fare altri lavori per mantenermi. Credo che occorrerà ancora un po’ di tempo vedendo la situazione economica attuale della maggior parte delle persone.

Contatti

E-Mail:

jue8@gmx.de

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Milano: l’estate è con Theaster Gates e Nástio Mosquito

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Sono due le esposizioni che la Fondazione Prada propone per il periodo estivo: True Value ad opera dell’artista Theaster Gates e T.T.T. – Template Temples of Tenacity di Nàstio Mosquito. Curate entrambe da Elvira Dyangani Ose, propongono corali visioni della contemporaneità, che attraverso un linguaggio diverso, ma in entrambe i casi semplice e non mediato, coinvolgono il pubblico e lo mettono in contatto diretto con questioni aperte dei nostri giorni, su cui riflettere. La definizione di arte come “social practice” unisce in un unico abbraccio le due esposizioni.

IMMAGINI


 

Il lavoro di Theaster Gates, artista afroamericano tra i più importanti sulla scena contemporanea, nato a Chicago 46 anni fa, è multidisciplinare e spesso sviluppa interventi urbani, ha ridato vita a intere aree di città come Chicago o Detroit, coinvolgendo le comunità locali. Fondatore dell’organizzazione non-profit Rebuild Foundation, Gates è docente al Dipartimento di arti visive dell’Università di Chicago dove coordina il programma “Arts and Public Life”. L’opera proposta alla Fondazione Prada al primo piano del Podium, Tru Value (2016) vive anch’essa in una dimensione esperienziale, infatti, propone la ricostruzione di un negozio di ferramenta all’apparenza abbandonato, con esposti oggetti legati tradizionalmente al mondo del lavoro e del commercio, da tempo inutilizzati. Uno spazio poetico, che da lavorativo diventa evocativo. Omaggio al ready-made, alla scomparsa delle piccole attività e al contempo è denuncia dello strapotere che travolge e annulla le singole specificità. Questa installazione, secondo l’artista: “Ribadisce che esistono oggetti di potere, strumenti che assumono il loro influsso solo quando vengono maneggiati da chi conosce quei particolari sistemi di potere“. La Cisterna ospita invece i lavori in cui l’artista esplora elementi del quotidiano all’interno dell’estetica e della cultura black. “Nella Cisterna – ha spiegato l’artista – io sto cercando di risolvere dei problemi di scultura, ma sono problemi che hanno una specie di implicazione spirituale. L’arte ha una potenzialità che va oltre, e può produrre dei cambiamenti o altri tipi di trasformazione che lasciano il sistema dell’arte e approdano da qualche altra parte nel mondo”.


 


La seconda esposizione, T.T.T. – Template Temples of Tenacity di Nàstio Mosquito, un progetto estremamente complesso ed impegnativo, costituito da tre nuovi progetti presentati al piano terra del Podium, nel Cinema e negli spazi esterni della Fondazione, realizzati in collaborazione con artisti internazionali. Nástio Mosquito, artista africano, nato a Luanda 35 anni fa, ha abbandonato la formazione da regista e operatore video per dedicarsi all’arte multidisciplinare, affermandosi sulla scena internazionale per le sue performance provocatorie e irriverenti. WEorNOT (Nativicious’ Temple #01) è il primo dei tre lavori proposti e si tratta di un’installazione site-specific. Il primo piano del Podium è stato trasformato in un tempio con tanto di vetrate gotiche, che riproducono però immagini del presente, anche caricaturali. Ricordiamo che Nastivicious è il nome del duo fondato nel 2008 da Mosquito e dall’artista spagnolo Vic Pereiró, in collaborazione con l’illustratrice Ada Díez. I grandi vetri propongono immagini facilmente leggibile che si tratti del Viagra o dei testi chiave della nostra cultura. Nei giorni dell’apertura una performance ha affiancato i lavori, I Make Love to You, You Make Love to Me, Let Love Have Sex With the Both of Us (Part 1 – The Gregorian Gospel Vomit), danza performativa che ha reinterpretato l’inno cristiano Jesus Loves Me realizzata insieme a Djif Sanders, Chilala Moco e dal coro The Golden Guys. Terzo lavoro è l’opera Synchronicity Is My Bitch: The Cinematic Experience, un percorso tra film, video e spezzoni di programmi televisivi africani che sarà però presentato il prossimo settembre. Mosquito, irrequieto e colto interprete dei nostri tempi, con questa esposizione cerca di dare vita a un’operazione di arte totale, in cui anche lo spettatore è chiamato a partecipare, tanto che la somma di ogni singola esperienza trasforma di giorno in giorno la natura stessa dell’esibizione, in continuo divenire.


 


Entrambe le esposizioni saranno disponibili nella sede milanese della Fondazione Prada fino al 25 settembre 2016.

Theaster Gates: “True Value”

Nástio Mosquito: “T.T.T. – Template Temples of Tenacity”

a cura di Elvira Dyangani Ose

FONDAZIONE PRADA

Largo Isarco 2

02 56662611