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Platinum Custom Rugs, Un Viaggio Tra I Classici

L’azienda Platinum Custom Rugs, con alle spalle 40 anni di storia imprenditoriale, crea tappeti unici realizzati attraverso filati pregiati e lavorati degli artigiani più qualificati secondo le regole della migliore tradizione tessile, per assicurare un’esecuzione a regola d’arte espressione dell’eccellenza Made in Italy.

Oggi il marchio presenta tre nuove collezioni racchiuse nel catalogo “I Classici”, proposte che partono dalle antiche tradizioni che fanno grande l’Italia nel mondo. Platinum Custom Rugs interpreta il tappeto alla luce della propria anima italiana, tracciando un percorso attraverso il gusto di arredare con i tessili.

Il viaggio si snoda attraverso le città del Bel Paese, scrigno infinito di bellezze che attirano gli amanti del saper vivere. I designer italiani sono gli eredi di una tradizione estetica senza tempo, che si declina anche in tappeti sartoriali: ideati in Italia e figli della manifattura artigianale. I Classici attingono all’inestimabile patrimonio di arte e paesaggio per ispirare i decori di tappeti iconici, pezzi unici di un interior design che si distingue per originalità.

Collezione Impero






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Il rigore e la luminosità della scultura e dell’architettura del mondo classico ispirano le proposte decorative di questa collezione. Il fascino eterno del mondo antico si traduce in manufatti tessili di grande prestigio, che sanno valorizzare gli spazi evocando tutta la forza e la bellezza della classicità.

Collezione Opera






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L’arte del colore e della luce che gioca sulle superfici, come fu esaltata dagli architetti e dai pittori del Rinascimento e del Barocco italiani, danno origine alla collezione Opera, omaggio ai più grandi maestri di ogni tempo. I tappeti di questa collezione giocano con i richiami nei decori, giocati su sottili allusioni nel ton-sur-ton di alcune varianti colore più delicate. Altre volte, abbinamenti a forte contrasto ricordano le esplosioni di toni forti che trionfano nell’estetica della meraviglia.

Collezione Sinfonia






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La musica italiana è uno dei più grandi brand del Bel Paese, e la collezione Sinfonia richiama il concetto di armonia dei suoni, organizzati proprio come trama e ordito a creare una bellezza sublime. Alcuni motivi di questi tappeti si ispirano alle linee ariose delle melodie intramontabili del melodramma, in altri modelli i virtuosismi strumentali si traducono in decori ricchi e articolati che lasciano volare la fantasia.

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«A Meloni Dico: Chi Prenderà Più Voti Potrà Reclamare La Premiership»

Parla Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega in Senato: «Le riforme vanno fatte. Da quella della giustizia, dove alcune idee della ministra Cartabia sono molto buone, a quella del fisco e della burocrazia»

Il capogruppo della Lega in Senato, Massimiliano Romeo, spiega che «finalmente tutti si sono convinti che il coprifuoco era una misura da superare» e sulla questione delle riforme dice che «vanno fatte» e che il Carroccio «si impegnerà a farle».

Capogruppo Romeo, le decisioni sul coprifuoco innescano la polemica tra voi e Fratelli d’Italia. Come la gestirete?

La Meloni nella mozione di settimana scorsa ha chiesto di rimuovere «l’inutile misura del coprifuoco alle 22». Se voleva rimuoverla del tutto non scriveva l’orario, quindi anche lei sa che l’eliminazione sarebbe avvenuta in maniera progressiva. Di cosa stiamo parlando? È solo un tentativo di smarcarsi politicamente ed essendo all’opposizione è normale. Non abbiamo ancora capito perché non ha firmato l’odg firmato praticamente da tutti, che parlava di un progressivo allentamento del coprifuoco.

Fino a poco tempo fa anche voi spingevate per eliminarlo del tutto, no?

Quello che conta è che sarà eliminato a breve, intanto superarlo significa consentire a ristoranti e bar di poter svolgere il loro lavoro in maniera organizzata. Certo il buonsenso incitava a metterlo a mezzanotte fin da subito, ma apprezziamo altre misure come quelle sui parchi tematici, sui centri commerciali e sulle zone bianche, che non prevedono coprifuoco. D’altronde i turisti vengono in Italia nel momento in cui possono uscire la sera e divertirsi e se anche Draghi li ha invitati a passare le loro vacanze in Italia significa che da ora non si torna più indietro. Finalmente tutti si sono convinti che il coprifuoco era una misura da superare.

Nei sondaggi il sorpasso di Fratelli d’Italia non è cosi lontano. Temete per la leadership del centrodestra?

Abbiamo sempre detto che l’importante è che la coalizione sia unita. Poi la premiership andrà al partito che avrà più voti. L’importante è che lavoriamo uniti e che il centrodestra sia vincente. Poi chi prenderà più voti potrà rivendicare il ruolo di leadership. Le Politiche saranno l’occasione.

 Fino a due anni fa tuttavia voi eravate oltre il trenta per cento, con Meloni neanche in doppia cifra. Il sorpasso non sarebbe uno smacco?

I sondaggi in questo momento contano relativamente. Alle elezioni ci confronteremo. Che ci sia competizione è normale, come c’è nella coalizione di centrosinistra. Dico onestamente che questo continuo giocare a mettere in luce il fatto che Salvini perda consenso e Meloni lo guadagni forse è un tentativo di sminuire il lavoro della Lega al governo. Si vuole creare zizzania nella coalizione e si vuole costringere Salvini a lasciare l’esecutivo, ma non accadrà. Sono tutte trappole sulle quali non cadremo.

Tra qualche mese si andrà al voto in diverse grandi città. Il centrodestra può essere vincente, ma non ha ancora i nomi giusti.

Come risolverete?

I leader si incontreranno, ma sulle grandi città non è facile trovare nomi adeguati, per noi come per le altri coalizioni. È una fase complicata per tutti e l’importante è che il centrodestra studi e lavori insieme per trovare candidati che possano essere competitivi. Servono scelte vincenti a prescindere dalle appartenenze, senza star lì a giocare sul candidato di un partito piuttosto che di un altro.

Salvini ha detto che questo governo, a causa dell’ampiezza della maggioranza, non potrà fare le riforme, che invece l’Ue ci chiede per avere i fondi del Recovery. Cosa risponde?

Le riforme vanno fatte e la Lega si impegnerà per farle. Da quella della giustizia, dove alcune idee della ministra Cartabia sono molto buone, a quella del fisco e della burocrazia. Quello che ha detto Salvini è che non sarà facile, visto che su alcune tematiche abbiamo visioni opposte, ma non che la Lega non voglia farle. Il governo dovrà cercare il massimo della collaborazione possibile e non sarà semplice. Sapendo poi che su alcuni temi della giustizia sarà difficile accordarsi, come sulla separazione delle carriere, l’idea di proporre dei referendum abrogativi è un quid in più.

Crede che una volta indirizzato il piano vaccinale e il Recovery plan, come sta avvenendo, la convivenza nella maggioranza diventerà più difficile?

Noi abbiamo preso un impegno rispondendo all’appello del capo dello Stato che è quello di rimboccarsi le maniche e darsi da fare per la ripresa economica e sanitaria. Non sarà semplice e da capogruppo mi accorgo di quanto sia complicato mettere insieme idee e personalità così diverse. Ma saremo lì a fare il nostro dovere fino in fondo. Poi chi vivrà vedrà.

È fiducioso sul fatto che l’autorevolezza di Draghi possa tenere saldo il governo anche quando le cose diventeranno più complicate?

La figura di Draghi è un valore aggiunto. Ci può dare quel qualcosa in più e quella sicurezza che sicuramente è importante in una fase delicata come questa. Molto dipenderà dalle riforme e dalla volontà di mettere in moto l’Italia cambiando alcuni aspetti culturali e altrettante situazioni che l’hanno tenuta ferma negli ultimi anni. Dobbiamo far vedere che vogliamo voltar pagina.

La Cei chiede che il ddl Zan non sia affossato ma rivisto. C’è ancora spazio per la collaborazione o crede che ormai gli schieramenti siano troppo polarizzati?

Noi l’abbiamo detto fin dall’inizio. La nostra disponibilità a dialogare c’è. Abbiamo fatto una nostra proposta e in un governo di unità nazionale ci si siede attorno a un tavolo cercando di affrontare il tema in maniera pragmatica, lasciando da parte le ideologie e cercando una soluzione concreta. Con maturità, non in modo infantile e ideologico. Bisogna vedere se anche dall’altra parte la pensano in questo modo per misurarsi ma quello che conta è che la coalizione sia davanti agli altri.

«Qui A Gaza Ci Prepariamo Al Peggio, La Guerra Deve Essere Fermata»

Padre Gabriel Romanelli è da poco meno di due anni il parroco della chiesa della Sacra famiglia, unica presenza cattolica a Gaza.

Mentre parliamo con lui al telefono, la conversazione si interrompe per alcuni secondi. «È appena caduta una bomba – dice il parroco argentino con origini italiane non molto lontano da noi».

Quella cattolica sulla Striscia di Gaza – un fazzoletto di territorio di 360 chilometri quadrati sul quale vivono circa due milioni di persone – è una minuscola comunità: conta poco più di 130 persone. In totale i cristiani sono un migliaio.

La chiesa cattolica di Gaza ha una storia millenaria. È intitolata, infatti, alla Sacra famiglia, che proprio qui fece il suo passaggio e per questo motivo è un importante luogo della Terra Santa.

Padre Gabriel, com’è la situazione a Gaza in queste ore?

Viviamo giornate molto brutte e ci prepariamo al peggio. I bombardamenti delle ultime ore non sono un segnale incoraggiante. Finora hanno provocato a Gaza oltre cento morti. Di questi una trentina sono bambini. Le esplosioni si intensificano e più le ore passano più il timore di una guerra totale si rafforza. L’esercito israeliano si prepara anche ad una invasione terrestre su grande scala, dopo alcune prove come dimostrano i fatti di due giorni fa. La notte scorsa è stata particolarmente pesante, dato che per tanto tempo i vetri hanno tremato così come i pavimenti. Sembrava di stare sopra un dondolo. La gente ha tanta paura e ha poco speranza.

Avete subito anche voi danni?

I muri della parrocchia sono lesionati e sono stati perforati alcuni pannelli solari che abbiamo installato sui tetti. Probabilmente da grosse schegge e pezzi di razzi. Il quartiere in cui si trova la chiesa della Sacra famiglia, Zeitùn, ha subito danni, ma i guai maggiori ci sono a Shujaìa. Questo quartiere è stato bombardato tutta la notte ed è uno degli obiettivi degli israeliani. È stata aperta una scuola dell’Unrwa ( agenzia Onu per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente, ndr) per ospitare le persone e le famiglie che hanno perso tutto nei bombardamenti. Ho fatto alcuni sopralluoghi e posso confermare che i danni in giro per la città sono ingenti.

La sua parrocchia è rimasta chiusa in questi giorni?

La comunità cattolica a Gaza è molto piccola. Siamo in 133. Tutti i parrocchiani sono impauriti, ma noi religiosi cerchiamo lo stesso di dare loro conforto. Siamo in costante contatto con le Sorelle del Rosario per riorganizzare tutte le nostre attività. Non fermarci significherebbe dare un importante segnale per non essere sopraffatti dalla paura e dalle preoccupazioni. I bombardamenti stanno impedendo di avere con regolarità la luce e l’acqua. Abbiamo pensato di recitare il rosario con i social. Se si continuerà a sparare, mi farò forza e domenica andrò nelle case dei parrocchiani per dare la comunione. Non ci fermiamo.

State distribuendo aiuti alle persone in difficoltà?

La nostra struttura è sempre aperta. Il nostro lavoro è apprezzato dalle autorità locali con le quali c’è da sempre un rapporto molto buono ed un dialogo costruttivo. Siamo pronti ad ospitare nella scuola cattolica del Sacro Rosario, come già fatto in passato, le famiglie che non hanno più un tetto dopo i bombardamenti degli ultimi giorni. È la nostra missione.

Cosa accadrà, secondo lei, nei prossimi giorni?

I segnali non sono affatto confortanti. Sono in Medio Oriente da venticinque anni, con esperienze in Egitto, a Gerusalemme e a Betlemme, ma noto che le tensioni delle ultime settimane hanno qualcosa di ancora più preoccupante. Siamo sull’orlo di una guerra. Una tragedia che rischia di essere acuita da tanti altri problemi che affliggono Gaza. Si è aggiunta, poi, pure la pandemia.

Occorre subito una tregua tra le parti in causa. Spero che la ragionevolezza prevalga sull’odio e sulla voglia di vendetta. Per quanto ci riguarda continueremo a pregare per la giustizia e per tutti coloro che, innocentemente, penso agli anziani e ai bambini che perdono la vita, subiscono la violenza cieca della guerra.

Il Lago Di Como E Il Cinema: Una Lunga Liaison

Il Parco del Grand Hotel TremezzoÈ un luogo magico, un’oasi di relax, dove ritrovare armonia ed equilibrio in questo momento di rinascita che tutti vogliamo vivere. Il lago di Como non è soltanto la meta ricercata del Grand Tour, ma è anche un set cinematografico per eccellenza. Le star di ieri e di oggi che passano da queste parti, se ne innamorano. George Clooney è rimasto folgorato, tanto da acquistare in tempi non sospetti Villa Oleandra a Laglio. Tra gli attori avvistati recentemente, ci sono Miriam Leone, Claudio Santamaria, Stanley Tucci e sua moglie Felicity Blunt con cui ha girato alcune scene della serie della CNN “Searching for Italy”, adesso trasmessa negli Stati Uniti.

Tra i film più importanti girati sul lago ci sono 007 Casinò Royale (2006, Martin Campbell), dove si vedono Villa del Balbianello a Lenno e Villa La Gaeta a San Siro. E ancora: Guerre Stellari: Episodio II – L’Attacco dei Cloni (2002, George Lucas) con scene girate sempre nella suggestiva Villa del Balbianello, a Parco Teresio Olivelli a Tremezzo e a Rogaro; Mussolini ultimo atto (1974, Carlo Lizzani); Una vita difficile (1961, Dino Risi); Il labirinto delle passioni (1925, Hitchcock) girato sull’Isola Comacina e il Promontorio del Lavedo a Lenno.

Durante le riprese di Un mese al lago (1995, John Irvin), Uma Thurman e Vanessa Redgrave alloggiarono al Grand Hotel Tremezzo. Nel film si vede anche Villa Sola Cabiati a Tremezzina. Sempre qui sono stati girate alcune scene del film No place of exile sulla vita del grande compositore Arthur Schnabel (grande interprete di Beethoven) che negli anni ’30 trascorreva le sue estati insegnando e vivendo in Villa Ginetta (la Villa adesso di proprietà della famiglia De Santis, nel parco dell’hotel).

Villa Sola CabiatiNon potevano certo mancare anche le riprese di alcune scene del documentario su Gualtiero Marchesi The Great Italian, che racconta la vita del grande cuoco e gastronomo che ha rivoluzionato la cucina italiana, rendendola una delle più celebrate di sempre. Oggi La Terrazza Gualtiero Marchesi è l’unico ristorante al mondo a riproporre ai suoi ospiti le creazioni più iconiche del Maestro.

La terrazza del ristorante Gualtiero Marchesi«Nonostante si sia circondati da tanti posti meravigliosi, il mito del lago di Como non tramonta mai», commenta Valentina De Santis, CEO del Grand Hotel Tremezzo, classificato  “Miglior Hotel d’Italia” da Condé Nast Readers, in testa come hotel n.1 in Italia, gli ambitissimi Oscar dell’hôtellerie. «Questo riconoscimento corona una stagione, inutile dirlo, molto particolare, e ci rende orgogliosi più che mai di poter sventolare alta nel mondo la bandiera del nostro amato lago, assieme agli altri prestigiosi colleghi che come noi hanno affrontato questo anno difficilissimo con la professionalità, l’impegno, il sorriso e tanta tanta passione».

Si tratta di location che sanno unire al formidabile passato di storia e all’alta classe della tradizione, comfort, modernità, servizio inappuntabile, discrezione, che anche in questa stagione particolare ha regalato emozioni a celebrità, divi del cinema italiano ed ad una ricercata clientela a caccia di bellezza.

Il Grand Hotel Tremezzo, che da oltre 110 anni si affaccia con la sua eleganza sulla Riviera delle Azalee, uno dei tratti più scenografici del Lago di Como, ha inaugurato da poche settimane, con l’entusiasmo che contraddistingue da sempre la sua calda ospitalità familiare italiana. Immerso in un’atmosfera raffinata e senza tempo, l’iconico Grand Hotel offre le sue tre piscine, la spiaggia privata affacciata su Bellagio, la T Spa, cinque ristoranti. Tra le novità, da quest’anno, il T Beach diventa club esclusivo per chi cerca un perfetto luogo di relax sulle sponde del lago più elegante d’Italia. E ancora: la nuova gemma Giacomo al Lago, le nuove proposte della T Spa, con un benessere ispirato ai profumi del lago firmate Officina Santa Maria Novella e le nuove attività di mindfulness all’aria aperta.

Non mancano i tour sui sentieri meno battuti e le visite private a ville e giardini (accanto c’è la spettacolare Villa Carlotta, che accoglie opere d’arte e vasto giardino botanico), per esperienze ad hoc da godere in totale privacy. Dalle immancabili gite in barca ai romantici ‘chic-nic’ organizzati dallo Chef nel grande parco secolare dell’hotel, sono tante le occasioni per godere all’aria aperta di tutte le bellezze del Lago di Como.






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E per chi cerca un’esperienza davvero cinematografica, a pochi minuti dal Grand Hotel Tremezzo c’è Villa Sola Cabiati, che può ospitare fino a dodici persone. Nelle ali della Villa sei suite, composte ciascuna da un’ampia camera da letto con bagno privato, offrono ambientazioni uniche che coniugano lusso del passato (era la residenza estiva settecentesca dei duchi Serbelloni) e comfort di oggi. I grandi saloni riccamente decorati vi faranno sentire in un’altra epoca, come in un film dalla raffinatezza (e dal lusso) senza limiti. La vista lago è spettacolare, come i meravigliosi giardini all’italiana e il parco retrostante che cela una splendida piscina all’aperto. Uno staff dedicato, inclusi un Villa Manager, maggiordomo e personale di servizio per tutta la durata del soggiorno, garantiscono la stessa ospitalità a cinque stelle del Grand Hotel Tremezzo con un tocco di ulteriore esclusività. Un’esperienza da ricordare per tutta la vita.

«Il Futuro Delle Aziende è L’essere Immateriali», Parola Di Philippe Starck

Il loro primo incontro, alla fine degli anni Ottanta, il presidente di Kartell Claudio Luti lo ricorda bene. Perché dopo l’esperienza alla guida del gruppo Versace e un breve intermezzo sabbatico, volare a Parigi a casa di Philippe Starck, con cui condivide oggi venticinque anni di sodalizio, fu il primo viaggio da presidente designato del gruppo Kartell, in compagnia del suocero Giulio Castelli: «Mi avevano presentato De Lucchi, conoscevo Matteo Thun perché lo incontravo in giro, ma non avevo gran dimestichezza coi designer» racconta Luti, «capivo di numeri, quello sì, ma sapevo di volerci mettere la faccia in prima persona per comprendere meglio tutti i processi. Lui fu il mio battesimo del fuoco: quel giorno, nella dimora fuori città dove viveva con la prima moglie, ponemmo le basi per la sedia Dr. Globe».

Nel suo francese perennemente estatico, Starck invece dice di non aver ricordo alcuno del loro primo rendez-vous. Piuttosto, racconta in questa intervista, di conservare l’impressione netta di conoscere Claudio Luti da sempre.

Partiamo dall’inizio.

«Lavoravo già con Giulio Castelli, il fondatore di Kartell, un uomo straordinario. Lavoravamo molto bene ma non eravamo altro che produttori di mobili. Quando ho incontrato Claudio, che ha preso il suo posto, ho finalmente avuto quello che volevo. Per molto tempo mi sono detto che i mobili, per essere veramente moderni, non avrebbero più dovuto essere prodotti né sviluppati da persone provenienti dall’industria del mobile, poiché la loro visione era ristretta. Claudio invece veniva dal mondo della moda, dove aveva dato prova di sé. Era arrivato con nuovi metodi, più sofisticati, più intelligenti. Mi affascinava, ed è stato come un angelo salvatore. La nostra è stata un’intesa immediata perché abbiamo condiviso il valore intangibile di un mobile piuttosto che il suo valore materiale. Parlavamo la stessa lingua, discutevamo di sentimenti, di simboli, ma mai di arredi. Come uno stilista che non manca mai una prova prima di una collezione, Claudio non ha mai perso un solo appuntamento. È sempre stato lì, apprezzando, discutendo, negando, confermando tutti i modelli, millimetro per millimetro, colore per colore, raggio per raggio, materiale per materiale. Questa è una cosa abbastanza rara nell’industria del mobile, dove il capo è solitamente in alto e lo sviluppo è riservato agli ingegneri. Claudio è presente e ciò è straordinario per un designer, in quanto non abbiamo l’impressione di lavorare per un’azienda, ma con e per un amico. Ogni volta che disegno un nuovo modello mi sembra di preparargli un regalo di Natale. Mi sento felice e persino commosso quando gli mostro i modelli e vedo il suo sorriso di giubilo. E adoro sentire la parola che ripete sempre alla fine di una presentazione: successo».

Dr. Glob, 1988Come descriverebbe i pilastri della vostra relazione?

«I pilastri sono una comune visione a lungo termine, prima dell’azienda e poi dei modelli. Kartell è lo Spirito Santo, perché è esistito, esiste ed esisterà. Attraverso ogni modello costruiamo il marchio e i suoi valori. E questo accade anche ora attraverso le eco-plastiche, lo Smart Wood e gli altri materiali intelligenti che stiamo preparando, pianificati e immaginati da molto tempo».

In che modo comincerebbe una lettera d’amore per Luti?

«Rischio di essere un po’ confuso, perché sinceramente non ci avevo pensato. Claudio, ti voglio bene perché sei elegante. Non solo per gli straordinari abiti che porti, sei elegante nel tuo portamento, nelle tue parole di estrema raffinatezza e tenerezza, nel tuo modo di pensare e nei tuoi giudizi. Quando rientro da un appuntamento con lui, dico sempre a mia moglie che Claudio è un aristocratico, un aristocratico laico. Gestisce i rapporti con le persone della sua azienda, me compreso, con estrema nobiltà. Sono felice che ci sia stata una rivoluzione, che siamo in una democrazia, ma nonostante tutto, amo ancora la nobiltà umana».

Attila, 2000Magistretti diceva che il design è l’opera di due menti: quella del designer e quella dell’imprenditore. Quanto è vera questa affermazione, se riferita a voi?

«Non sapevo di copiare Vico Magistretti: anche io la penso così. Per un designer è facile avere delle buone idee, con la nostra competenza tecnica che consente di svilupparle, ma non sono nulla senza un grande imprenditore. Il passaggio alla materia, la cristallizzazione del sogno e del progetto, è come un parto. Una madre non terrà un bambino nel suo grembo per tutta la vita, così come io non terrò i miei sogni dentro di me per tutta la vita. Se così fosse, sarebbero sterili e inutili. Claudio, con Kartell, è come una levatrice che dà vita ai sogni. I sogni più interessanti che si possano fare».

Louis Ghost, 2002Luti la descrive come molto generoso, pronto a ricominciare ad ogni progetto, perfino in stadio avanzato. Ricorda una creazione che ha dovuto rielaborare di sana pianta?

«Se qualcuno parla di “ricominciare”, io direi semplicemente “continuare”, andare avanti con la ricerca e lo sviluppo. È il mio lavoro. È possibile che un modello sia stato abbandonato, forse a causa di un prezzo eccessivo che non ci permetteva di proporre il progetto nell’ambito di Kartell e della nostra filosofia, oppure per una ragione tecnologica o forse perché era troppo fragile. In ogni caso non userò mai la parola “rifare”. Si tratta di continuare il lavoro o di elaborare un altro percorso».

Masters, 2010Chi tra voi due – citando uno dei vostri prodotti – è “Mr. Impossible”?

«Mr. Impossible sono io, questo è certo. Io sono assolutamente impossibile da vivere, impossibile da ascoltare, impossibile per tutto. Claudio invece è tutto il contrario. Lui è aperto, gentile, cortese, amichevole, quasi materno. Con me tutto è difficile, ma insieme tutto è possibile. Lo dimostriamo ogni giorno e continueremo a dimostrarlo».

Uncle Jack, 2014Qual è la storia dietro il progetto Smart Wood?

«È una storia molto vecchia. Ho passato la vita cercando di creare oggetti che fossero i più intelligenti possibili, con il minimo utilizzo di materiale e di energia, e il più possibile senza tempo. Ci siamo riusciti con la plastica, questo straordinario materiale inventato dall’uomo, grazie al quale siamo riusciti nella battaglia del design democratico: aumentando la qualità, abbassando il prezzo e rendendolo accessibile al maggior numero di persone. Stiamo continuando e continueremo a lavorare con delle eco-plastiche che sono la materia di domani, il materiale perfetto. Mentre progettavo mobili in plastica, io che sono un figlio della natura, sentivo crescere la voglia di lavorare con il legno, ma non accettavo l’idea di abbattere nuovi alberi, e l’idea stessa del legno massello mi sembrava scandalosa. Ho sempre pensato, come Charles Eames prima di me, che il compensato sarebbe stato la soluzione ideale poiché è fatto di strisce di legno molto sottili, intrecciate insieme, pressate, e consente di ottenere una resistenza straordinaria usando pochissimo materiale. Ma in passato, il compensato era piatto, e creare mobili piatti non lasciava spazio a grandi possibilità. Non poteva interessarmi perché il suo impiego era troppo limitato. Col tempo, taluni produttori – alcuni su mia richiesta – hanno cominciato a pressare il legno, prima in due dimensioni come un cilindro, poi in tre dimensioni per creare una sfera. È stato un processo molto lungo, durato circa quarant’anni. Ho chiesto ad alcuni di loro se fosse possibile andare oltre, per raggiungere una profondità superiore ai 7 centimentri. Finché tre anni fa, un industriale è riuscito a ottenere una profondità incredibile, di 17 centimetri. Grazie ad un’astuzia di progettazione e costruzione, ciò mi ha consentito di creare mobili scultorei come quelli che stavo già creando grazie alla plastica, e così è nata la collezione Smart Wood. Ne vado molto fiero, perché è un lavoro che mi ha impegnato per diversi anni, realizzato millimetro per millimetro, e ringrazio gli industriali che vi hanno partecipato.

L’epoca che viviamo è un po’ inquietante, non dobbiamo essere pessimisti, ma obiettivamente è preoccupante. Purtroppo la scienza e la tecnologia si sono trasformate da benefattori a malfattori e non ci fidiamo più. C’è una confusione generale e un desiderio di comfort, sicurezza e di ritorno alla natura, che sto vivendo anche io. Ho voglia di circondarmi di legno. Smart Wood è la collezione giusta al momento giusto. Mi consente di rispondere a questo bisogno di natura, di una presenza rassicurante. Ma non smetterò mai di usare la plastica. Fra pochissimi anni tutta la produzione Kartell sarà realizzata al 100% in eco-plastica».

Q/Wood soft, 2021Puoi entrare più nello specifico, descrivendo le icone della nuova collezione?

«La collezione Smart Wood home office è il risultato di un lungo processo. Ho sempre lavorato a casa mia, dove da sempre vivo confinato, detestando gli uffici e i mobili da ufficio. Inoltre, considero la parola francese “travaille” nella sua vera etimologia, che significa sforzo e tortura, e gli edifici e i mobili da ufficio per me sono questo: oggetti di tortura. È da molto tempo che cerco dei mobili caldi per l’home office e la collezione Smart Wood è perfetta: è in legno, discreta, flessibile ed efficiente. Una gran parte della popolazione continuerà a lavorare da casa, e questo accadrà per due motivi: il primo è che ci si sente meglio. E il secondo, è che questo benessere è positivo per la creatività, per pensare e lavorare bene. Le grandi aziende e i datori di lavoro lo stanno capendo e molti continueranno a lavorare in questa modalità a beneficio di loro stessi, delle proprie famiglie e del risultato finale. Per completare la collezione ho creato la libreria Adam Wood, basandomi ancora una volta non sulla materia ma sull’intelligenza strutturale. Adam Wood è una trave d’acciaio tridimensionale, minimalista, calcolata al computer. Con questo oggetto, l’ossessione di ridurre ai minimi termini l’uso di materiale ed energia si traduce in un’estetica elegante».

Qual è il suo sogno professionale legato a Kartell? Forse, disegnare qualcosa di completamente immateriale, come una preghiera o un sussurro?

«Il mio sogno per Kartell è proprio ciò che Kartell è oggi. Questa non è un’azienda di mobili o di oggetti in plastica. È un’azienda alla ricerca di soluzioni che rendano la nostra vita migliore, utilizzando l’alta tecnologia e l’alta intelligenza. Tutte le possibilità sono aperte. Oggi produciamo sedie, domani non sappiamo. In questo momento utilizziamo la plastica o l’eco-plastica, domani chissà. La cosa importante è aver creato e mantenuto una piattaforma fertile, dalla quale può emergere qualsiasi cosa. Se sarà immateriale – e io lo spero per Kartell, perché il futuro delle aziende è l’essere immateriali – ora non posso svelarlo, perché significherebbe rovinare il sogno di domani. Come dice Lacan: “il detto uccide”. Quindi, nominare il sogno, equivarrebbe certamente ad ucciderlo».

Dai Rimborsi Per Gli Assolti Ai “tabulati”: I Ddl Garantisti Da Votare Subito

In attesa della riforma (generale, rectius, ampia) del processo penale, in ordine alla quale, al di là delle buone intenzioni, si evidenzia il classico “urge… attendere”, anche per l’emergere di alcuni significativi “caveat”, ci sono alcune materie sulle quali è possibile, anzi necessario, provvedere.

I limiti per i pm nell’acquisizione dei tabulati telefonici

Il primo riguarda l’urgenza di intervenire sulla disciplina dei tabulati in seguito alla sentenza della Corte di Giustizia Ue. Del resto, si tratta di dar seguito all’ordine del giorno accolto dal governo. Sarà necessario precisare non solo la competenza a provvedere, ma anche i profili oggettivi e soggettivi. Se, invero, sotto il primo aspetto la questione non appare suscettibile di “fughe” dalla decisione europea e dal citato o.d.g., molti interrogativi riguardano i reati (gravi) per i quali è possibile l’accesso, nonché il materiale (tra quello emergente dai dati a disposizione, piuttosto vasto) per il quale in una logica di proporzionalità l’autorizzazione può essere disposta, ed altresì i soggetti in relazione ai quali può essere autorizzata la conoscenza dei dati, non necessariamente il solo indagato.L’intervento è reso necessario dalla diversità delle pronunce che nell’immediatezza hanno affrontato l’operatività della previsione e dalle negative conseguenze processuali che potrebbero determinarsi dalle possibili pronunce della Cassazione, della Corte costituzionale e della Corte di Giustizia rispetto all’utilizzabilità del materiale acquisito dal pubblico ministero.

L’attuazione della direttiva sulla presunzione d’innocenza

Il secondo intervento (urgente) riguarda l’attuazione della delega della direttiva 343 del 2016, in tema di presunzione di non colpevolezza. La necessità di un tempestivo intervento sembra imporsi soprattutto in considerazione del grave ritardo nel suo recepimento. Al di là di aspetti di agevole attuazione e in parte già presenti nel tessuto normativo, il nodo centrale che bisogna affrontare — pur nella sua rilevanza ma proprio per questa ragione — attiene alle iniziative attraverso le quali gli uffici di Procura evidenziano i risultati investigativi tesi a presentare l’imputato come colpevole. Al di là delle ricadute — possibili — su esiti processuali suscettibili di sovvertire queste impostazioni, peraltro, con negative considerazioni della società sulla credibilità dell’istituzione giustizia, delle “frizioni” tra organi giudicanti e requirenti, il dato lede il principio fondamentale della presunzione di innocenza, del diritto di difesa e del diritto di cronaca. L’urgenza dell’intervento è correlata alla necessità di assicurare all’imputato un rimedio effettivo, in caso di violazione delle disposizioni, che deve rendere concretamente determinato e sanzionato il diritto a veder assicurata la garanzia di non essere additati come colpevoli — esclusi gli atti processuali legittimamente assunti — fino alla condanna definitiva.

Istruire in Italia i “pareri” della Corte per i diritti umani

Il terzo intervento riguarda l’adesione dell’Italia al protocollo 16 della Cedu, la cui decisione è rimasta impantanata, per alcune resistenze, nei lavori delle commissioni parlamentari. Anche in questo caso si tratta di questione risalente al 2013. Si prevede di estendere la competenza della Corte europea dei diritti dell’uomo alla pronuncia di pareri consultivi, così da permettere alla stessa Corte di interagire maggiormente con le autorità nazionali, consolidando in tal modo l’attuazione della Convenzione europea, in modo conforme al principio di sussidiarietà. Si prevede, infatti, che le più alte giurisdizioni di ciascun Paese (allo stato il Protocollo è operativo per 14 Stati) possano presentare “richieste di pareri consultivi su questioni di principio relative all’interpretazione o all’applicazione dei diritti e delle libertà definite dalla Convenzione e dai suoi Protocolli”. Le riserve incentrate sulla ritenuta perdita di sovranità della nostra giurisdizione risultano infondate, essendo le decisioni non vincolanti. Del resto, se non ricordo male, la Corte costituzionale si era espressa favorevolmente all’adesione. Si tratterebbe di uno strumento che si colloca nella logica del dialogo tra le Corti, autentica nuova frontiera della circolazione e omogeneizzazione del diritto nello spazio comune europeo nel settore della giustizia.

Attuare la legge sul rimborso delle spese legali agli assolti

Il quarto provvedimento — al di là delle relazioni al Parlamento su temi specifici (ad esempio sulle misure cautelari) sempre in ritardo — riguarda il decreto attuativo della legge che attribuisce all’imputato assolto il diritto di accedere a un parziale rimborso delle spese di difesa. Il termine previsto dalla legge è spirato. Ancorché si possa trattare di un elemento non decisivo, esso costituisce e costituirebbe un segnale di attenzione nei confronti di chi ha subito una lesione non soltanto patrimoniale ma soprattutto personale, che, senza risanare il vulnus sofferto, evidenzierebbe quella dimensione della solidarietà che è alla base della previsione, particolarmente significativa ora che si vogliono introdurre ipotesi di mediazione processuale, tese a cicatrizzare la vicenda delittuosa. Se c’è la volontà politica…

Un Cubo Magico In Sudafrica

Spazio, luce e ordine. Queste sono le cose di cui gli uomini hanno bisogno, così come hanno bisogno di pane o di un posto per dormire». Le Corbusier avrebbe potuto dirlo anche a proposito di Johannesdal, la casa che l’architetto Henri Comrie ha progettato nella zona vinicola del Capo in Sudafrica per Dané Erwee, maestro fiorista e paesaggista, e il suo compagno nella vita e nel lavoro Chris Willemse. «Li ho preparati, assicurandomi che conoscessero il lavoro di Louis Barragán e Carlo Scarpa», ride Henri. «Li ho persino convinti a includere in un viaggio in Italia una visita al Museo Castelvecchio di Verona ristrutturato da Scarpa». Affascinati dalla posizione ai piedi delle montagne Simonsberg a Stellenbosch, Chris e Dané dieci anni fa hanno comprato il terreno di 2,5 ettari per dare vita a una coltivazione di fiori che rifornisse la loro attività. «Al tempo qui non c’era niente, a parte qualche cespuglio di gardenia e pruni», ricorda Chris. «Tanto che la nostra prima missione è stata quella di costruire una strada che permettesse ai muratori di accedere al terreno». La casa, con i suoi 400 metri quadrati di superficie, si staglia tra due picchi sullo sfondo di montagne maestose. «Messa lì, al centro di questo immenso paesaggio, è come un tempio che attira le cime nel cerchio del suo potere», dice Henri.  L’edificio è una sorta di cubo diviso in spazi più piccoli e flessibili, con le aperture sul davanti e sul retro che regalano una prospettiva “a tunnel” con vista sulle montagne. La maggior parte della luce proviene dall’alto, grazie alle strutture trasparenti del tetto e alle sezioni di vetro sulla passerella superiore. Pareti non intonacate e soffitti in cemento armato danno un senso tattile e di non-finito all’insieme.

Vista della casa dalla zona della piscina di 15 metri. Foto Elsa Young/Frank Features/Living InsideAl piano superiore, partizioni in legno permettono di avere camere da letto flessibili, mentre gli schermi di canna riducono il riverbero. I pavimenti sono in pietra calcarea o in legno e le finestre sono grandi sezioni in acciaio galvanizzato non verniciato fissate a una struttura in legno. «Volevamo che sembrasse un magazzino, un pezzo di infrastruttura o una rovina abbandonata», spiega Henri. «Così ci si muove costantemente tra la monumentalità della casa e un senso di connessione con le parti più immodificabili dell’esistenza». La zona giorno al piano terra si trova nella parte anteriore del cubo, mentre due camere da letto per gli ospiti sono sul retro, come l’ingresso. Al piano superiore, due camere condividono una terrazza chiusa che funge da salotto all’aperto. Gli interni sono eccentrici e giocosi, un mix di legno, lino, colori, texture e piante. «Mi piace molto combinare cose incongrue che raccontano una storia», aggiunge. «Funziona, perché la casa sembra esistere da molto più di dieci anni, soprattutto ora che il paesaggio l’ha riconquistata», dice Dané. L’edera ha coperto la facciata anteriore e ha rivendicato i soffitti delle terrazze, mentre gli alberi e la vegetazione sono cresciuti intorno alla “pista di atterraggio” creata per ospitare la piscina di 15 metri». Questo, per Dané, Chris e per tutti quelli che hanno la fortuna di venirci, è un luogo di ispirazione. «A volte mi è sembrata una sfida, a volte una responsabilità anche troppo grande», spiega l’architetto. «Ma è questo a motivarmi ancora di più: il rapporto in costante evoluzione con la casa e l’ambiente. Che è esattamente come dovrebbe essere sempre».

Tutte le foto della casa di Dané Erwee e Chris Willemse fatte da Elsa Young e l’articolo di Kerryn Fischer potete trovarle a pagina 128 di AD di maggio. 

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La Passerella Di Enzo Tortora Coi Ferri Polsi Fu Il Primo Atto Del Processo Mediatico

Il primo esempio di processo mediatico, studiato con una sceneggiatura e una regia degne di un kolossal, è senza dubbio la vicenda giudiziaria di Enzo Tortora: dalla passerella con i ferri ai polsi per raggiungere il cellulare della polizia penitenziaria, alla feroce campagna stampa frutto di una costante violazione del segreto d’indagine (l’avvocato Raffaele della Valle, difensore di Tortora, ama raccontare che in quei giorni gli atti giudiziari venivano depositati in edicola e non in procura!).

Tutto doveva servire a costruire Tortora colpevole. Ad ogni costo. Per salvare la credibilità dell’inchiesta contro la NCO. Per salvare la loro faccia, quella dei due inquirenti. Per compensare la mancanza di prove e riscontri. C’è un libro, piccolo nel formato ma grande nei contenuti, Il circo mediatico-giudiziario , scritto da Daniel Soulez Larivière, che nel distinguere il potere mediatico da quello giudiziario pone l’accento sul giornalismo di investigazione e sul giudice alla conquista dei media. Un testo che avrebbe dovuto fare scuola. Non è andata così. Anzi, a dire il vero sembra aver semmai “suggerito” come coniugare inchieste giudiziarie e mezzi di informazione per ottenere il massimo risultato. Nella prefazione, Giuliano Ferrara scrive “credo di essere la persona giusta” perché alla fine degli anni ottanta, in una trasmissione Rai “Linea rovente”, aveva indossato la toga per celebrare una dozzina di processi televisivi (tra gli “imputati” vi era stato anche Marco Pannella). “Ma io scherzavo!” precisa. E invece anche in questo caso il format tv ha fatto scuola. E tanti giornalisti, di quelli che si prendono troppo sul serio, che non hanno il senso della misura ma solo quello dell’arroganza, seduti dietro la loro scrivania oppure in piedi davanti alla telecamera, hanno ripreso quella toga e l’hanno indossata davvero. A discapito dello Stato di diritto. Falsificata dalle emozioni del gossip, la verità mediatica diventa nei fatti più forte, più suggestiva della verità vera.

Ogni anno, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, di fronte alle più alte autorità, il Procuratore Generale di turno della Cassazione denuncia il consolidato malcostume di offendere – in nome del diritto all’informazione – la dignità e il rispetto della vita privata di un cittadino, il diritto costituzionale ad un giusto processo, la presunzione di innocenza. La “verità” mediatica, ammaliante come il canto delle sirene per Ulisse, diventa più risonante di quella processuale. Anche per quel giudice che ha il compito di giudicare secondo la legge e che invece – mancando la condizione della separazione delle carriere – viene già influenzato dai magistrati inquirenti. Le cronache giudiziarie spesso lasciano un marchio sull’imputato, assecondando il giustizialismo e la presunzione di colpevolezza. D’altronde non è vero, come sostenne un noto magistrato, che “non esistono innocenti ma solo colpevoli che non sono stati ancora scoperti?”.

Durante la rivoluzione francese, nei giorni del Terrore, la ghigliottina era lo spettacolo più ambito: ai suoi piedi si accalcavano delle vecchie che, tra berci e risate sguaiate, assistevano al mostruoso cadere delle teste. Per accaparrarsi il posto in prima fila arrivavano molto prima dell’esecuzione, e per ingannare l’attesa lavoravano a maglia. Per questo le chiamavano “les tricoteuses”. I nuovi mostri si accomodano ora davanti al televisore, ansiosi di vedere la ghigliottina della calunnia o della ingiusta condanna cadere sulla testa del povero disgraziato di turno. Non di rado sfogano il loro disprezzo scrivendogli contro frasi indegne sui cosiddetti “social”, l’unico strumento che hanno per cercare di attenuare la loro indicibile solitudine. Quanto a tutti gli altri, si limitano a fare spallucce. Almeno fino a quando la giustizia ingiusta non decide di colpirli, all’improvviso.

*Francesca Scopelliti, Presidente Fondazione per la giustizia giusta Enzo Tortora

Blindarte: A Napoli E Milano Occasioni Da Non Perdere

Riprendono, dopo la pausa forzata dovuta all’emergenza, le aste dedicate agli arredi, ai gioielli e all’arte. E live (oltre che per telefono o con offerta scritta) saranno anche gli appuntamenti previsti martedì 25 e giovedì 27 maggio presso le sedi di Napoli e Milano di Blindarte, dove sono visitabili (su appuntamento) le ’esposizioni delle opere in catalogo. Quest’ultimo presenta un’importante selezione di arredi e oggetti d’arte, tra cui una rara coppia di candelabri in porcellana di Capodimonte modellati da Giuseppe Gricci (prima metà del XVIII secolo, stima € 12.000/15.000), una splendida scultura in terracotta attribuita a Giuseppe Picano e un raro bozzetto per la scultura della Testa del giovane Carlo III di Borbone (stima € 12.000/15.000). Notevole l’offerta per gli amanti dell’arte: un Giudizio di Salomone attribuito a Mattia Preti (stima € 15.000/25.000), un San Giovannino attribuito a Onofrio Palumbo (frutto della collaborazione con Artemisia Gentileschi, stima € 25.000/30.000) e, passando alla scena contemporanea (in programma a Milano abbinata al design) l’importante opera di Daniel Buren Riflesso: une peinture en cinq parties pour deux murs, travail situé (1980, stima a richiesta).

Una sezione del catalogo sarà invece dedicata a Jan Fabre, artista tra i più innovativi e versatili della contemporaneità. Tra le opere proposte ricordiamo De loyal gids ven de ijdelheid (The Loyal Guide of Vanity, 2016, stima di € 100.000/150.000); Battlefiled del 1998, storico lavoro dell’artista stimato € 50.000/70.000; Vleesklomp (Lump of Meet, 1997, valutazione € 60.000/80.000) oltre a Een Breinboom (2008, stima € 30.000/40.000). Sempre in tema di arte contemporanea meritano senz’altro attenzione l’opera Study for Mosaic I (1984) di James Brown, graffitista recentemente scomparso legato a Basquiat e Keith Haring, e Grosse Relief (Frau) di Stephan Balkenhol del 2002 (lavoro stimato € 55.000/80.000). Non meno interessante il panorama italiano delle offerte: da non perdere il raffinato Superficie bianca di Enrico Castellani, opera del 2005) stimata € 100.000/150.000, e il notevole Cinemascope di Mimmo Rotella (1962, stima € 40.000/60.000). Nella sezione fotografia spiccano i lavori di Walead Beshty (Black Curl dell 2012, stimato € 30.000/40.000), Candida Höfer (Museo Geologico di Madrid I, C-print del 2003, stima € 18.000/25.000) e Thomas Ruff (M.D.P.N. 02, cibachrome del 2002,  stima € 22.000/28.000). Uno spazio importante è dedicato, per finire, al design: risaltano le creazioni in noce di Giuseppe Rivadossi – tra cui la Madia del Sogno del 2004, stimata € 7.000/9.000, e il Tavolo Lombardo del 1991, con piano in cristallo, stimato € 5.000/7.000 – e una ricca selezione di tappeti in edizione limitata realizzati da artisti contemporanei per Art of the LOOM: Tony Cragg, Gunther Förg, Stephan Balkenhol, Jan Fabre e Alessandro Mendini.

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