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Il Paradiso Delle Signore Anticipazioni | Guai In Arrivo, Accade Di Tutto

Il Paradiso delle Signore – Solonotizie24La trama de Il Paradiso delle Signore in queste ultime settimane sta riservando una serie di colpi di scena che preannunciano un finale di stagione pronto a lasciare i fan della serie a bocca aperta. Cosa sta succedendo nella vita di Agnese, Gabriella e Marta?

Nel corso delle ultime settimane abbiamo avuto modo di vedere come la vita dei personaggi de Il Paradiso delle Signore è stata completamente e totalmente stravolta dall’arrivo di una lunga serie di colpi di scena che hanno cambiato la trama. Durante la messa in onda di queste puntate, non a caso, ha visto come protagoniste indiscusse le donne de Il Paradiso delle Signore, e quindi Ludovica , Marta , Gabriella e Agnese .

Ludovica, follemente innamorata di Marcello, non riesce ad accettare il fatto che l’amato deve rimanere in carcere per diversi anni affinché possa proteggere anche lei dal Mantovano. La giovane donna, infatti, ha preso la decisione di testimoniare a favore di Marcello e cercare così di salvare l’uomo da una pena carceraria che possa durare anni.

Il Paradiso delle Signore – Solonotizie24La crisi di Agnese e Armando La stagione in corso della serie di Rai 1 ha visto nascere l’amore tra Agnese e Armando che, nonostante lo sguardo di occhi indiscreti, avevano deciso di vivere la loro relazione nonostante il matrimonio della donna ad ostacolare il tutto. La sarta, però, ha visto ostacolato il loro legame dal ritorno del marito nella sua vita dopo che l’uomo aveva fatto perdere le sue tracce una volta giunto in Germania.

Armando, comunque sia, non ha potuto fare altro che accettare la scelta di allontanarsi di Agnese, confidando il suo dolore alla capocommessa Gloria, scatenando così la gelosia della sarta. Il tutto, però non finisce qui.

Il Paradiso delle Signore – Solonotizie24LEGGI ANCHE -> Amici, che fine ha fatto Ermanno Rossi? Eccolo oggi LEGGI ANCHE -> La Vita in Diretta, Alberto Matano saluta il pubblico | Chi ci sarà al suo posto Gabriella e Marta bufera sul matrimonio Nello stesso frangente, inoltre, anche Gabriella e Marta sono alle prese con una nuova bufera nel loro matrimonio. Marta ha deciso di tornare da Vittorio, e la coppia sembrerebbe aver trovato di nuovo la loro felicità ma Dante, potrebbe fare un ultimo tentativo prima di dire addio per sempre alla Guernieri.

Il Paradiso delle Signore – Solonotizie24Gabriella , invece, è angosciata dal trasferimento a Parigi che le ha proposto il marito Cosimo e ricominciare da zero, seppellendo così le loro problematiche, e ricominciando d’accapo ma, la giovane stilista non sarebbe così d’accordo a lasciare Milano ei progetti legati al Paradiso delle Signore.

Il Coppi Che Non Ti Aspetti: «L’ergastolo? A Volte è L’unico Rimedio…»

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Intervista a Franco Coppi: “La finalità rieducativa si può finalizzare anche attraverso una pena come quella dell’ergastolo, tenendo conto che oggi esso non rappresenta una pena definitiva come un tempo perché dopo 26 anni il condannato può essere riammesso alla libertà. E non dobbiamo scordarci della funzione retributiva della sanzione”

Ad una settimana dall’intervista agli avvocati Renato Borzone e Francesco Petrelli, difensori rispettivamente di  Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, condannati in primo grado all’ergastolo per la morte del vicebrigadiere Cerciello Rega, oggi ospitiamo il parere dell’avvocato Franco Coppi, avvocato della famiglia della vittima, con cui abbiamo parlato anche di altre questioni di politica giudiziaria.

Professore, molti ritengono che la pena inflitta ai due americani sia sproporzionata.  

Non si può non provare pietà per due giovani condannati ad una pena così severa. Tuttavia il delitto è obiettivamente gravissimo e il grado di colpevolezza dei due imputati è stato anch’esso ritenuto di livello molto intenso. Non dimentichiamo che la condanna per omicidio è stata accompagnata da alcune circostanze aggravanti, mentre non è stata concessa alcuna attenuante idonea a mitigare la severità della sanzione, prevista dal codice.

La pena dell’ergastolo va abolita perché non si concilia con il fine rieducativo della pena?

La discussione sulla finalità della pena va avanti da secoli. Occorre fare una riflessione: vi sono dei delitti molto gravi e dei soggetti – che possiamo definire delinquenti  – autori di numerosi reati gravissimi. Una volta interrogai un imputato il quale non ricordava neppure se avesse commesso 40 o 60 omicidi. Per situazioni di questo genere qual è la pena adeguata? La finalità rieducativa si può finalizzare anche attraverso una pena come quella dell’ergastolo, tenendo conto che oggi esso non rappresenta una pena definitiva come un tempo perché dopo 26 anni il condannato può essere riammesso alla libertà. E non dobbiamo scordarci della funzione retributiva della sanzione.

Qual è il suo pensiero in merito alla recente decisione della Consulta sull’ergastolo ostativo?

Sono contrario all’idea che ci siano casi nei quali in via preliminare si debba escludere qualsiasi possibilità di modificazione dell’ergastolo.Tutto deve essere rimesso alla sensibilità e all’acume del giudice di sorveglianza che deve capire e comprendere se è il caso di far cessare la pena perpetua o se essa, anche a tutela della società, deve essere mantenuta. A me non piacciono questi discorsi così tranchand: adesso va di moda parlare contro l’ergastolo ma questo tipo di sanzione, pur essendo atroce, in certi casi è l’unica tutela per la collettività.

Tornando al processo Rega sono emersi comportamente opachi da parte dell’Arma. Ciò ha suscitato in qualcuno preoccupazione. Lei condivide questa inquietudine?

No. Come per altri istituzione, l’Arma ha avuto dei momenti opachi; però ha sempre trovato in se stessa motivi di recupero. L’incidente di percorso anche grave e deprecabile può capitare a tutti. Tuttavia non mi pare che il caso di cui stiamo discutendo legittimi preoccupazione. Varriale è stato eletto dalla difesa come simbolo di falsità, ma i fatti hanno dimostrato che non è assolutamente così.

A diversi commentatori è apparsa sproporzionata anche la condanna per Natale Hjorth che non ha inferto le coltellate.

Il secondo imputato ha la responsabilità di tutta l’architettura di quello che è accaduto. È l’unico che conosceva l’italiano,  ha preso i contatti con tutti i vari interlocutori, ha studiato il luogo dell’incontro. Sotto il profilo del concorso nel reato ha portato un contributo essenziale: ed anche qui la legge stabilisce che in questi casi la pena può essere identica a quella inflitta all’esecutore materiale.

C’è chi ritiene che la presenza del danneggiato nel processo  può alterare la rigorosa parità tra accusa e difesa che si deve realizzare innanzi a un giudice terzo e imparziale.

Chi è rimasto vittima di un reato – si pensi ai familiari di una persona deceduta –  ha diritto a partecipare al processo, a contribuire all’accertamento della verità e a ottenere un risarcimento. Ciò che mi perplime è la moltiplicazione dei Soggetti e degli Enti che vengono considerati legittimati a costituirsi parte civile e che a parer mio dovrebbero rimanere fuori dal processo penale.

Ritiene che i giudici siano strutturati per respingere le influenze mediatiche e popolari?

Credo che sia i giudici togati che quelli popolari siano esseri umani, leggono i giornali, guardano la televisione, parlano in famiglia o con gli amici: un condizionamento è un fenomeno quindi umanamente comprensibile.

Crede che bisognerebbe riaprire il dibattito sull’opportunità e la reale funzione delle giurie popolari?

Noi abbiamo una Costituzione che dice che la giustizia si amministra in nome del popolo: si è pensato di attuare questo principio con l’istituto ibrido della Corte d’Assise. Un giudice togato è un uomo come gli altri e può dare le stesse garanzie di sensibilità e di buon senso di una persona qualsiasi. In più ha una conoscenza tecnica ed una esperienza che dovrebbero favorire nella valutazione dei fatti. Magari in Corte d’Assise per i reati più gravi si potrebbe passare da tre a cinque giudici di tribunale. Ma penso anche che la giuria popolare potrebbe essere soppressa senza grandi danni.

L’Italia ha da poco recepito la direttiva europea sulla presunzione di innocenza. Crede che sia un passo importante o sarebbe opportuno predisporre delle sanzioni per coloro  – magistrati e giornalisti – che non rispettano il principio?

Sono contrario all’idea di sanzioni; tuttavia ritengo che occorrerebbe un maggior senso della misura rispetto alla presunzione di innocenza. Tante volte l’avviso di garanzia è peggio di una sentenza di condanna. Poi quando arriva l’assoluzione dopo dieci anni, ad esempio, a nessuno importa. È incivile il modo in cui molto spesso vengo presentati i fatti e dato il resoconto dei primi esiti delle indagini.

Cosa ne pensa invece di questo ultimo scandalo che ha investito il Csm?

Essendo in questo ambiente da tanti anni, non mi meraviglio poi tanto. Si tratta di organismi di cui fanno parte uomini con i loro pregi e i loro difetti e talvolta prevalgono questi ultimi. Quando poi tutto questo emerge, i fatti diventano uno scandalo ma forse nella realtà sono più frequenti rispetto a quelli di cui veniamo a conoscenza. Bisognerebbe trovare un modo per ridurli al minimo: penso ad un nuovo sistema di elezione al Csm, alla formazione, alla rivisitazione del rapporto tra togati e non all’interno del Csm. Per trovare le giuste soluzioni occorrono poche persone sedute intorno ad un tavolo che entro un termine indichino la strada da intraprendere.

Quindi Lei non è favorevole alla commissione di inchiesta parlamentare?

Il problema va risolto a monte.

Però più la magistratura vive momenti di crisi e più rifiutano la separazione delle carriere, gli avvocati nei consigli giudiziari, il sorteggio al csm, una valutazione professionale reale. Secondo Lei la magistratura ha fatto veramente una autocritica oppure no?

In parte sì. Però conosco anche tantissimi magistrati i quali sono prontissimi a rimettere tutto in discussione. Magari, come spesso succede, sono i pochi che si agitano di più e riescono a prevalere sui molti che la pensano diversamente. Qui il problema è di chi si tira indietro e invece dovrebbe sentire il dovere di gettarsi nella mischia.

APTITUDEforthearts: L’arte Al Femminile All’Abbazia Di Lucedio

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Lo sguardo indimenticabile di Silvana Mangano fra le infinite risaie di Veneria, splendida location di Riso Amaro (1949), il capolavoro di Giuseppe De Santis che fece conoscere la provincia di Vercelli in tutto il globo. Un film, quello interpretato anche da Vittorio Gassman, che descriveva senza retorica il ruolo insostituibile della donna nel mondo produttivo del dopoguerra. Animata dal medesimo spirito ideale, nasce in questi giorni APTITUDEforthearts, un’iniziativa d’arte nel territorio ideata e promossa da Marina Roncarolo con la direzione artistica di Paola Nicolin e dedicato alla ricerca artistica al femminile. Il progetto, indipendente e senza scopo di lucro, nasce da una profonda riflessione dei promotori: APTITUDEforthearts intende così offrire, in un contesto particolare come quello legato alla filiera del riso, un’opportunità di produzione artistica contemporanea sganciato dalle logiche del mercato. Allo stesso tempo, l’iniziativa intende valorizzare il patrimonio artistico-architettonico del territorio attraverso il recupero di spazi storici dismessi o in corso di restauro. APTITUDEforthearts inviterà ogni anno un’artista a ideare e a mettere a punto una sua ricerca in corso (legata ai temi e alla natura del territorio) e a installare il proprio lavoro in uno o più luoghi scelti del vercellese, sempre in collaborazione con le istituzioni locali. APTITUDEforthearts intende guardare ad artiste che, con la loro ricerca, abbiano intrapreso percorsi inter-disciplinari e innovativi, ispirati ai temi del lavoro e allo sviluppo delle tecnologie.

Abbazia di Lucedio, photo: Marco FrisoMassima attenzione, quindi, alla narrazioni d’ogni genere che raccontino il mondo produttivo e in particolare la cultura agricola, con il desiderio di affrontare i temi della diversità e la dedizione al progetto come strumento di emancipazione, identità e libertà. Sarà l’Abbazia di Lucedio, complesso architettonico creato dai monaci cistercensi nel 1123 e situato nel comune di Trino, a pochi chilometri dal mitico set di Riso amaro, ad ospitare la prima edizione di APTITUDEforthearts. Rilevante esempio di arte sacra e modello di economia sostenibile, l’Abbazia di Lucedio è il luogo dove tutto ha avuto inizio: fra queste mura, la comunità rurale e patrizia ha promosso e poi affermato la coltivazione del riso, entro una dimensione simbolica che rende il luogo un unicum nel suo genere. E le risaie che la circondano, campi coltivati il cui aspetto è stato modificato, negli anni, dalla fatica delle donne, saranno ancora una volta un silenzioso personaggio pur sempre presente. Margherita Raso (1991), giovane artista italiana tra le più promettenti della sua generazione, attenta al linguaggio della scultura nelle sue diverse forme e materiali, si è confrontata con il complesso architettonico dando vita a un’installazione scultorea, la prima per APTITUDEforthearts, realizzata con opere tridimensionali e sonore che si snodano attraverso lo spazio del Campanile dell’Abbazia. La mostra sarà visitabile solo su prenotazione e con visita accompagnata secondo un calendario che verrà proposto nella sezione eventi FAI a partire dal 30 maggio 2021. Nel mese di agosto la mostra sarà chiusa al pubblico. Le prenotazioni e le visite sono gestite dal FAI Giovani di Vercelli. L’accesso sarà consentito solo nel rispetto delle vigenti normative Covid al momento della visita.

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