Category: Attualità italiana ed estera

Trenta startup presentano a Venezia soluzioni innovative di sostenibilità ambientale

Dal veicolo elettrico modulare a guida autonoma al sistema di monitoraggio dei boschi a rischio incendio. Dalle tecnologie per trasformare le biomasse in energia pulita al device che segnala la presenza di gas Radon nell’aria. E ancora, sistemi di recupero di metalli strategici dai rifiuti elettronici e nanoparticelle che combattono le emissioni di Co2. Sono solo alcune delle soluzioni innovative per la lotta ai cambiamenti climatici presentate dalle 30 startup selezionate da VeniSIA – Venice Susainability Innovation Accelerator.

Prende avvio dunque il percorso che, grazie all’acceleratore di progetti innovativi dell’Università Ca’ Foscari Venezia, renderà la città lagunare palcoscenico internazionale per idee imprenditoriali e soluzioni tecnologiche capaci di contribuire alla tutela dell’ambiente e all’utilizzo più efficiente delle risorse, in linea con i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite.

«Giovani talenti provenienti da tutto il mondo e soluzioni innovative che mettono al centro le tecnologie 4.0: Venezia diventa luogo ideale da cui far nascere e crescere le migliori idee che disegneranno un ambiente più sostenibile per i prossimi anni» spiega il professor Carlo Bagnoli, Responsabile Scientifico del progetto. «Grazie a VeniSIA, che attrae istituzioni, grandi aziende, giovani e smart workers, le soluzioni locali testate qui potranno essere scalabili ed applicate poi in tutto il mondo per risolvere le sfide di sostenibilità dettate dall’Agenda 2030, creando così un circolo virtuoso e riportando Venezia a essere simbolo di innovazione».

Tra i progetti innovativi selezionati da VeniSIA i minibus elettrici modulari con sistema di agganciamento e sganciamento automatico delle vetture e con guida autonoma ideati dall’italiana Next Future Transportation. L’italiana CarboREM, invece, progetta e realizza impianti innovativi industriali che migliorano l’efficienza energetica nel trattamento dei fanghi di depurazione e rifiuti organici. La tedesca Dryad ha sviluppato Silvanet, una soluzione completa per la rilevazione ultra-precoce di incendi e soluzioni di monitoraggio della salute e della crescita delle foreste pubbliche e private. Presente anche la francese New World Wind, che offre soluzioni che combinano l’alta tecnologia con un design intelligente, per la realizzazione di micro turbine eoliche. L’italiana Radoff ha sviluppato Radoff LIFE, un dispositivo nato con l’obiettivo di ridurre i rischi generati dal Radon, in grado di pulire l’aria che respiriamo ogni giorno a casa e al lavoro. La statunitense Gybe fornisce informazioni utili sulla qualità dell’acqua (sedimenti, nutrienti in eccesso o fioriture algali dannose) in laghi, fiumi, estuari e aree costiere. Mentre 9-Tech è una giovanissima startup che studia e sviluppa nuovi processi e impianti per il recupero di metalli strategici da rifiuti elettronici.

Le tre fasi del percorso di accelerazione

La prima fase di selezione, dopo la Call for Ideas lanciata ad inizio giugno, si è chiusa nei giorni scorsi. L’attività di scouting ha portato alla profilazione di oltre 1.300 startup da 28 paesi del mondo, delle quali 239 sono passate al secondo turno di selezione, poi ridotte ulteriormente alle 30 che passano alla fase di attività online. Tra loro giovani tech companies provenienti dall’Italia, ma anche da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Olanda. Per loro si apre, nel mese di agosto, un periodo di formazione online su temi come Business Model, Business Plan e Fundraising. Nella terza fase, a settembre, 10 di queste startup accederanno alla selezione finale e alla fase di implementazione dei progetti, mettendosi al lavoro sullo sviluppo delle proprie soluzioni nello spazio di co-working allestito appositamente a Ca’ Giustinian dei Vescovi. Le 10 startup finaliste verranno presentate ufficialmente nel corso di SIF – Strategy Innovation Forum, l’evento che riunisce ogni anno a Venezia l’unico think tank italiano in materia di innovazione strategica e la cui sesta edizione si terrà il 10 settembre in modalità duale, virtuale e fisica. Le finaliste accederanno ad un percorso di co-innovation della durata di tre mesi in cui verranno sostenute nel processo di ingresso sul mercato.

VeniSIA

VeniSIA – Venice Sustainability Innovation Accelerator è un acceleratore di innovazione sostenibile, con sede a Venezia presso lo Strategy Innovation Hub del Dipartimento di Management di Università Ca’ Foscari e dedicato allo sviluppo di idee di business e soluzioni tecnologiche in grado di affrontare il cambiamento climatico e altre sfide ambientali.

La piattaforma è il primo progetto attivo nell’ambito di “Venezia capitale mondiale della sostenibilità”, un piano di interventi approvato dalla giunta regionale del Veneto funzionali allo sviluppo sostenibile del territorio con fulcro la città capoluogo. L’iniziativa è sostenuta da Eni, come Main Partner, attraverso Joule, la sua Scuola d’Impresa, che affiancherà l’Università Ca’ Foscari lungo tutto il percorso del progetto, dai partner Enel e Snam, ed è patrocinata da Regione del Veneto e Comune di Venezia, nonché da IUAV e Venice International University, Unioncamere Veneto e Camera di Commercio di Venezia e Rovigo, con il supporto strategico di Boston Consulting Group, il sostegno tecnologico di  Microsoft Italia e il supporto in comunicazione di M&C Saatchi Italia, TGR e Rai Radio 1.

Le startup selezionate

Pixies (Italia), Dynamo by Verde 21 (Italia), Daze Technology (Italia), EnergyDome (Italia), Recycleye (Regno Unito), Loopcycle (Regno Unito), Sunspeker (Italia), Next (Italia), CarboREM (Italia), 221e (Italia), 9-Tech (Italia), Carbix (USA), Gybe (USA), Test1 (Italia), Cnergreen (Canada), Dryad (Germania), Energintech (Italia), New World Wind (Francia), Radoff (Italia), Nexton (Italia), E-Concept (Italia), Water Horizon (Francia), Instantechnologies (Italia), Byewaste (Olanda), The Breath by Anemotech (Italia), U-Earth (Regno Unito), Grycle (Italia).

VeNetWork cresce ancora e punta sull’occhialeria: acquisita Reply

Nuova acquisizione per VeNetWork: Reply Srl, azienda con sede a Pederobba (TV) entra nel gruppo, acceleratore di opportunità produttive e finanziarie per imprese. Si conferma così il processo di crescita di una realtà che – proprio nel 2021 – ha toccato i dieci anni di attività.

«I risultati ottenuti in questi dieci anni, con un fatturato consolidato di 135 milioni di euro, raddoppiato nel 2020 rispetto l’anno precedente, nonostante la pandemia, fanno toccare con mano la forza del nostro gruppo – ricorda il presidente di VeNetWork, Alberto Baban –. Ma c’è qualcosa di essenziale che va oltre i numeri: la capacità di anticipare il futuro, continuando a creare sinergie attraverso acquisizioni mirate, valide moltiplicatrici della cifra imprenditoriale che innerva il nostro territorio».

NON SOLO OCCHIALERIA

Reply Srl produce minuterie metalliche e componentistica di precisione, in particolar modo per il settore dell’occhialeria, ma anche per la bigiotteria, gli accessori moda e il medicale. L’azienda dispone di diverse tecnologie industriali e produttive che spaziano da stampaggi e coniature a puliture e finissaggi, fino a lavorazioni più specifiche su centri di lavoro a 4-5 assi e torni CNC, che permettono di offrire un’ampia gamma di prodotti sia standard sia personalizzati. VeNetWork ha acquisito la maggioranza delle quote societarie di Reply Srl.  

«A 25 anni dalla sua nascita Reply ha deciso di compiere un passo in avanti unendo le proprie capacità ed il proprio know-how a quello di altre aziende dei settori in cui opera per poter perseguire obiettivi e sinergie comuni – spiega il presidente di Reply, Francesco Foggiato –. La compagine produttiva rimarrà inalterata confidando in una collaborazione sempre più stretta con i clienti storici e con i nuovi partner».

«Si tratta di un’importante operazione in un anno, il 2021, che si sta prefigurando per noi ottimo, sulla scia di quanto fatto finora – spiega l’amministratore delegato di VeNetWork Tiziano Busin –. Dovremmo essere abili a cogliere le opportunità del PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e in generale del cambiamento nelle dinamiche produttive, accelerato dalla pandemia».

 DIECI ANNI DI NETWORK

VeNetWork, nata nel 2011 per iniziativa di un pool di imprenditori-investitori veneti impegnati nel re-startup d’impresa e presieduta da Alberto Baban, attualmente riunisce 59 soci e conta partecipazioni in 7 aziende (6 le partecipazioni di maggioranza, in un caso di minoranza). Nell’assemblea del luglio 2021 VeNetWork ha visto il rafforzamento della propria governance, con l’ingresso nel ruolo di direttore generale di Gianni Nardelotto, manager con ventennale esperienza internazionale maturata in ruoli apicali in differenti settori che vanno dalla produzione industriale ai servizi.

«L’acquisizione di Reply è un ulteriore tassello nel disegno strategico che VeNetWork persegue nel territorio del Triveneto, alla continua ricerca di eccellenze – conclude Nardelotto –. Realtà solide, radicate, con voglia di continuare a crescere ed evolversi, trovano nel nostro gruppo un partner naturale nello sviluppo non solo finanziario, ma anche strategico del loro piano industriale»

Epilessia e piena cittadinanza, legge vicina. In Italia oltre 500 mila pazienti

L’Italia non è mai stata così vicina a una legge che garantisca una piena cittadinanza alle persone con epilessia. Il Ddl promosso da AICE – Associazione Italiana Contro l’Epilessia – per dare uniformità giuridica alle esperienze delle 500 mila persone che in Italia convivono con questa patologia entrerà nel vivo del suo iter in Senato a settembre. «Ci sono alcuni nodi legislativi da sciogliere, ma l’intesa è trasversale tra le forze politiche. Se tutto va bene chiuderemo la partita in Senato entro i primi mesi dell’autunno. Poi la palla passerà alla Camera». Parola della relatrice del Ddl, la senatrice Elisa Pirro, che ne ha parlato in un’intervista pubblicata sul portale www.insiemeperepilessia.it, progetto realizzato dall’associazione «Uniti per Crescere» e AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia) Padova, con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

«Finalmente riconosceremo la guarigione dall’epilessia anche in fase adulta», ha detto Pirro. «Abbiamo poi previsto l’istituzione di una commissione allo scopo di coordinare le attività connesse alla malattia, e relative ai diritti esigibili da chi ne è affetto. Investiremo soprattutto per informare i cittadini e i datori di lavoro, per creare maggiore consapevolezza sui diritti esigibili da chi soffre di epilessia, e allo stesso tempo superare i tanti pregiudizi che ancora si hanno su questa patologia. Vogliamo che nessuno debba più nascondersi, rinunciando alle tutele che gli spetterebbero, per paura delle discriminazioni».

 «IMPORTANTE RICONOSCIMENTO PER LA CATEGORIA»

«Siamo di fronte ad un fondamentale punto di svolta per chi soffre di epilessia: il disegno di legge contente disposizioni per il riconoscimento della guarigione e la piena cittadinanza delle persone con epilessia è ormai in una fase avanzata dell’iter legislativo», è il commento di Pietro Moroni, presidente di AICE Padova, e Maria Roberta Colella, presidente di “Uniti per crescere”. «Avremmo voluto poter dare già ora notizia della sua approvazione, ma siamo estremamente fiduciosi che entro la fine dell’anno verrà ufficializzata».

«A nostro avviso si tratta di una rivoluzione sotto il profilo culturale», proseguono Colella e Moroni. «In primo luogo sarà riconosciuta la categoria, attualmente ancora penalizzata nella percezione sociale, nel mondo scolastico e lavorativo. Saranno introdotti degli strumenti di tutela che consentiranno di accedere ad alcuni benefici sociali, fino ad ora applicati in modo disomogeneo e limitati alle condizioni di estrema gravità. La legge rappresenta infine un primo passo per ulteriori iniziative che potranno estendere tali benefici e la loro applicazione. È un’importante vittoria conseguita, non senza fatica, proprio su iniziativa delle rappresentanze della società civile (AICE). Sarà inevitabile, nel prossimo futuro, un dialogo più stretto e costruttivo tra i principali interlocutori, a tutto vantaggio delle persone interessate dalla patologia».

LA LEGGE SULLA PIENA CITTADINANZA

Il disegno di legge garantirà anche la possibilità di somministrare i farmaci ai bambini anche a scuola, e cercherà di semplificare l’iter per l’ottenimento e il rinnovo delle patenti di guida. «Un altro elemento su cui puntare è il fatto che chi soffre di epilessia può rientrare nelle categorie protette», spiega la senatrice Pirro. «I datori di lavoro, assumendo questa tipologia di lavoratori, potrebbero beneficiare di diversi vantaggi fiscali. Stiamo studiando un modo per formulare la legge in modo tale che ogni paziente con epilessia possa rientrare automaticamente nelle categorie protette, bypassando la soglia di invalidità che attualmente classifica come categoria protetta solo i pazienti più gravi».

Sul tema occupazionale non esistono (ancora) dati certi. Sono però indicativi i risultati di una ricerca svolta dalla Regione Emilia-Romagna su 176 persone con epilessia tra i 18 e 65 anni, che ha rilevato un tasso d’occupazione del 46,6%, una disoccupazione al 14,2% un 7,4% di persone ancora in Scuola/Formazione, ed un 22,9% in pensione.

L’ITER LEGISLATIVO

Prima di approdare in aula, il testo dovrà essere limato anche per quanto riguarda il rinnovo delle patenti (per cui non è possibile intervenire solo sull’epilessia, ignorando le altre patologie) e sui farmaci a scuola. Su questi punti ci sarà un’interlocuzione con i ministeri dei Trasporti e dell’Istruzione.

«Abbiamo già pronte delle proposte alternative», ha detto Pirro. «Se come pensiamo verranno accolte i tempi saranno rapidipotremmo arrivare a un’approvazione in Senato entro l’autunno». Il Ddl era stato presentato su proposta di AICE dal senatore Vasco Errani. «Un risultato conseguito con l’incessabile azione di sensibilizzazione sui Parlamentari svolta dall’associazione», ha detto il presidente nazionale di AICE, Giovanni Battista Pesce. Viste le incombenze legate alla pandemia, la commissione Sanità ha ripreso i lavori sul Ddl solo di recente. «Ora si potrà procedere speditamente verso l’approvazione di un testo che poi passerà all’esame della Camera. Stiamo già adoperandoci, ed allora saremo ancora più impegnati, perché venga approvato in prima lettura».

Da Barcellona e dall’India: la padovana Noonic lancia l’hiring per 15 profili

Lavorare da remoto per una giovane e dinamica società italiana, stabilendosi in una grande città europea come Barcellona, a Goa, in India, ma anche in diverse altre destinazioni nel mondo: una scelta di vita che, grazie alle possibilità offerte dal digitale, permette di acquisire nuove skills, migliorare la conoscenza delle lingue, allargare i propri orizzonti vivendo immersi in una cultura diversa dalla propria.

Un’opportunità che Noonic, tech company padovana, offre a giovani in cerca di nuove sfide e che vogliano mettersi alla prova nel campo del digital marketing. La società, che negli ultimi anni sta crescendo a ritmi sostenuti ed è già tra le realtà europee più brillanti del settore, sta lanciando in questi giorni la ricerca di almeno quindici nuovi profili junior e senior: in particolare digital marketing specialist, marketing team leader e full stack developer. Obiettivo, inserire giovani talenti nel proprio team: inizialmente nella sede italiana, poi, sulla base dell’esperienza e della seniority di ciascuno, con la possibilità di candidarsi per periodi di lavoro all’estero con la garanzia di un cospicuo contributo da parte dell’azienda per sostenere le spese di alloggio e di co-working. Prima meta Barcellona, già a partire da settembre, poi l’India nei mesi successivi, ma a queste si aggiungeranno col tempo sempre nuove destinazioni.

«Il remote working è nel nostro Dna: abbiamo iniziato ad applicarlo con la massima flessibilità già in epoca pre-Covid anche per chi sceglie di lavorare dall’Italia» commenta il co-founder, Nicola Possagnolo. «Ma il digitale ci apre frontiere senza limiti e siamo convinti che la contaminazione culturale, l’aprirsi a nuove esperienze all’estero e a nuove conoscenze, non possa che favorire la crescita personale e professionale del nostro team».

Non solo esperienze formative all’estero: la tech company punta da anni su diversi progetti di welfare aziendale. Come nel caso del budget dedicato, a livello individuale, per attività di formazione continua, con la possibilità di partecipare anche ad eventi formativi che ciascun collaboratore può scegliere sulla base delle proprie attitudini. O, ancora, il credito garantito spendibile in voucher o buoni spesa per beni e servizi, come la palestra, corsi di musica, sessioni di coaching.

Noonic

Performance marketing e lead generation da un lato, sviluppo di startup e piattaforme innovative secondo metodologie lean e agile dall’altro: è questa oggi la value proposition di Noonic, società fondata nel 2011 per iniziativa dei tre founder Nicola Possagnolo, Nunzio Martinello e Sebastiano Favaro, e ora attiva tra Padova, Milano e Bangalore. La sua missione è quella di portare crescita alle aziende, cercando di intercettare i potenziali clienti in ogni fase del loro ciclo di acquisto attraverso qualunque mezzo possibile digitale: dalle campagne marketing a performance, allo sviluppo di funnel ad hoc, alla creazione di community online. Il tutto per poi convertire i contatti in opportunità di vendita.

Nei mesi scorsi, per il secondo anno consecutivo, Noonic è entrata nel ranking del Financial Times «FT1000 Europe’s Fastest Growing Companies», la prestigiosa classifica del quotidiano economico-finanziario britannico che sceglie le mille aziende europee con la maggiore crescita economica. Tra il 2016 e il 2019, Noonic ha registrato infatti un tasso di crescita annuale composto (Cagr) pari al 63,9% essendo passata da un fatturato di 516mila euro ai due milioni 273mila euro dell’anno scorso. Numeri che inseriscono l’azienda nella prima parte della classifica e precisamente al 476esimo posto complessivo, e addirittura al 20esimo in Europa nella categoria Advertising.

Prevenire le infezioni in corsia: ecco la tecnologia che elimina i batteri

La tecnologia al plasma freddo impiega dalle 12 alle 16 ore per eliminare batteri multiresistenti agli antimicrobici in ambienti chiusi. Ovvero quei batteri, portatori di infezioni e patologie, altamente pericolosi proprio perché capaci di resistere alle normali forme di disinfezione. Un nuovo passo avanti per Jonix, Pmi innovativa e società benefit padovana, quotata in Borsa da maggio 2021, con un riconosciuto know-how nel campo della sanificazione dell’aria. La tecnologia NTP (Non Thermal Plasma), che sta alla base dei prodotti Jonix, è stata testata dal team del professor Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università degli Studi di Padova.

Test che hanno dato un risultato chiaro: i prodotti Jonix sono efficaci anche nell’abbattere quelli che vengono comunemente chiamati batteri multiresistenti. Organismi che hanno sviluppato resistenza agli antimicrobici, portatori quindi di gravi infezioni nelle strutture sanitarie. Un grave pericolo per la salute di donne e uomini: un’analisi effettuata per conto del Governo britannico stima nei batteri multiresistenti la causa di 50.000 decessi ogni anno, solo in Europa e negli Stati Uniti. Non solo: la stessa ricerca prevede, in assenza di interventi efficaci, che il numero di infezioni provocate dai batteri multiresistenti potrebbe aumentare notevolmente arrivando, nel 2050, a provocare la morte di 10 milioni di persone l’anno.

«I test condotti dall’Università di Padova, che già avevano certificato l’efficacia di Jonix nell’eliminare il Coronavirus dall’aria, garantiscono anche l’effetto contro i batteri capaci di resistere agli antimicrobici – spiegano i due fondatori di Jonix Mauro Mantovan Antonio Cecchi –. È l’Organizzazione Mondiale della Sanità a ricordarci come questo tipo di resistenza rappresenti una delle maggiori minacce per la salute pubblica, a causa dell’impatto epidemiologico ed economico del fenomeno. L’utilizzo della tecnologia NTP apre così importanti prospettive strategiche nella lotta ai batteri multiresistenti».

«Solo in Italia si contano 1.000 ospedali, 9.000 ambulatori, 10.000 strutture residenziali, 1.100 centri di riabilitazione e altre 5.600 strutture, dalla salute mentale ai consultori, per un totale di 26.700 strutture»  ricorda Mina Bustreo, direttrice marketing e comunicazione di Jonix.

L’IMPATTO ECONOMICO DEI BATTERI MULTIRESISTENTI

L’impatto epidemiologico dell’antimicrobico resistenza dei batteri ha conseguenze dirette sul piano economico, legate alla perdita di vite e di giornate lavorative e ad un maggiore utilizzo di risorse sanitarie per il prolungamento delle degenze, al maggiore utilizzo di procedure diagnostiche e di antibiotici spesso più costosi, quando disponibili. Nel rapporto commissionato dal Governo britannico è stato stimato che, entro il 2050, l’impatto dei batteri multiresistenti potrebbe portare, nei Paesi dell’OCSE, ad una perdita economica cumulativa compresa tra i 20 e i 35 miliardi di dollari. Le considerazioni precedenti si applicano non solo al contesto umano, ma anche a quello veterinario, dove gli antibiotici sono ampiamente utilizzati e l’impatto dell’antibiotico resistenza è altrettanto importante.

Edilizia ed innovazione, il cantiere del futuro nasce a Bolzano

A Bolzano nasce l’edilizia digitale del futuro. È il BIM Simulation Lab, uno spazio di alta sperimentazione per professionisti delle costruzioni inaugurato a NOI Techpark, l’hub dell’innovazione dell’Alto Adige, da Fraunhofer Italia, società di ricerca afferente alla Fraunhofer-Gesellschaft, la più grande organizzazione di ricerca applicata in Europa.

Il laboratorio, presentato ieri e oggi a enti e imprese, è un concentrato di innovazione per l’edilizia, in cui sviluppare e testare un flusso informativo basato su BIM (Building Information Model) in tutte le sue fasi. Un modello che consente ad architetti, ingegneri e professionisti delle costruzioni di generare un gemello digitale dell’edificio contenente le informazioni sull’intero ciclo di vita dell’opera. Una modalità di lavoro smart che fa sì che tutti gli operatori possano collaborare, aumentando così l’efficienza dei processi e riducendo gli errori grazie alla condivisione dei dati. Il laboratorio sarà uno spazio disponibile a enti e imprese per poter realizzare e implementare soluzioni digitali su misura alle loro esigenze, in un ambiente che non interferisca con le loro attività di lavoro quotidiane. «Ci auguriamo che questo spazio faciliti l’adozione di tecnologie digitali per la gestione del flusso informativo in un settore complesso e che fatica ad attuare una trasformazione digitale efficiente» – ha dichiarato il responsabile di progetto, Gabriele Pasetti Monizza.

In particolare, come mostrato durante il Virtual Open Day, il laboratorio dispone di tre tool sviluppati dei ricercatori Fraunhofer Italia: il BIMobility-Simulator, il Field2BIM-Tool e il BIM2Field-Tool. Il BIMobility-Simulator è uno strumento che facilita la progettazione non solo di singoli edifici, ma anche di interi quartieri che prevedono l’integrazione di sistemi di mobilità elettrici. Gli impatti negativi sul cambiamento climatico dei sistemi di trasporto tradizionali richiedono infatti la sempre maggiore adozione della mobilità sostenibile. In Italia, a partire da gennaio 2018, gli impianti elettrici in edifici nuovi o in fase di ristrutturazione devono essere dimensionati per sostenere anche la richiesta indotta dall’utilizzo di energia per la ricarica delle automobili elettriche (D.Igs 257/2016). Con il BIMobility Simulator è possibile integrare i sistemi di ricarica elettrica nell’edificio, verificandone l’efficienza in termini di costi, emissioni di CO2, consumo energetico e rispetto delle normative. Con dei grafici, semplici e intuitivi, l’utente potrà valutare la validità delle scelte progettuali e, se necessario, modificarle. Inoltre, nell’applicazione è prevista una libreria contenente i modelli tridimensionali della colonnina di ricarica, della wallbox, del pannello fotovoltaico e del parcheggio.

Il Field2BIM-Tool, invece, è un software che consente di trasferire i dati in modo semi-automatico dal mondo reale a quello digitale attraverso tecniche di intelligenza artificiale (AI) applicate al laser scanning o al rilievo fotogrammetrico. Infine, il BIM2Field-Tool, si occupa della gestione digitale e collaborativa del cantiere e del trasferimento efficiente di dati attraverso applicazioni di tecniche Lean Construction, come il Last Planner System (LPS). Tale applicazione mette al centro la collaborazione tra gli stakeholder di un progetto affinché possano programmare e monitorare i tempi delle singole attività. Gli utilizzatori visualizzeranno queste informazioni in una finestra virtuale che può essere compilata su schermo touch o via internet. Il tutto, con collegamento digitale al modello BIM, così da avere a disposizione un modello univoco e collaborativo.

«Con il BIM Simulation Lab compiamo un salto nel futuro dell’edilizia. Se tutti i partecipanti al progetto sono in rete tra loro e i processi sono gestiti prevalentemente in modo digitale, infatti, si possono realizzare opere di qualità in modo efficiente, rapido e con minor sprechi. Questa è la nostra visione e siamo felici di poter offrire da oggi uno spazio fisico con delle competenze specifiche in cui dare forma a questa importante innovazione» – ha dichiarato il direttore di Fraunhofer Italia, Dominik Matt. Il BIM Simulation Lab è stato finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) della Provincia Autonoma di Bolzano – Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione 2014 – 2020.

Sicurezza sul lavoro, Niederstätter ed EduC.A. insieme per formare gli operai di domani

La Niederstätter Academy di Castelli Calepio, in provincia di Bergamo, si allarga e apre le sue porte ad un nuovo partner. Il nuovo hub di Niederstätter, l’azienda altoatesina leader del Nordest nel mercato dei macchinari edili e da costruzione e che offre servizi a 360° per l’edilizia e non solo, ospiterà nei suoi spazi i corsi di sicurezza sul lavoro per attrezzature edili in partnership con EduC.A., società che si occupa di corsi di formazione sulla sicurezza con l’obiettivo di creare valore per le aziende attraverso la crescita professionale delle persone. Uno dei preziosi obiettivi della collaborazione è quello di promuovere una nuova cultura della sicurezza in cantiere, ma non solo. I corsi che verranno proposti sono realizzati su misura e in base alle caratteristiche dell’azienda, puntano a trasmettere al lavoratore le buone pratiche per evitare incidenti e situazioni di pericolo, lavorando in un’ottica preventiva. Ogni corso affronta diverse case history progettate ad hoc attraverso metodologie interattive. I corsi sono rivolti prevalentemente alle numerose aziende locali, industriali e artigianali.

“Siamo davvero molto soddisfatti della nuova collaborazione stretta, perché siamo convinti che offra valore alla nostra academy e dia impulsi nuovi ad una tematica che non sempre viene messa al primo posto – spiega Daniela Niederstätter, membro del consiglio aziendale -. Ora vogliamo offrire a tutte le aziende la possibilità di formare i propri dipendenti e preparali ad ogni eventuale situazione sul posto di lavoro”.

La partnership con EduC.A

EduC.A. è una realtà nata nel 2012 che nel tempo si è specializzata soprattutto nei corsi per il settore industriale e manifatturiero. Nel 2016 ha aperto a Bergamo il primo campus EduC.A., con l’obiettivo di unire nella stessa sede sia la parte teorica in aula, che le esercitazioni specifiche della formazione pratica. Il campus si presenta come un vero e proprio sito produttivo che permette di personalizzare ogni corso su misura dei rischi e di ogni cliente e di ogni corso. Questa esperienza ha permesso nel 2019 di ampliare gli spazi e di inaugurare un secondo e più ampio Campus di 1.400 metri quadrati.

Mirko Rottoli – amministratore unico di EduC.A. – conferma l’entusiasmo: “Scegliamo con cura i nostri partner, e con Niederstätter non ci sono stati dubbi. Abbiamo la stessa filosofia di miglioramento e crescita continua, nella convinzione che la formazione sulla sicurezza sia il punto di partenza per diffondere una filosofia del vivere bene, della salute, del benessere. L’obiettivo non è solo un lavoratore sicuro, ma un uomo sicuro!”.

Ora l’attenzione è riservata anche al settore edile grazie alla nuova sinergia con la Niederstätter Academy, vera e propria accademia per i gruisti e operatori di domani. In questo modo sarà possibile coprire un raggio di clientela più ampio ed offrire un servizio completo a 360 gradi, scambiandosi conoscenze e know-how, elaborando nuove lezioni e pacchetti in base anche alle mansioni dei lavoratori. Sarà Niederstätter a mettere a disposizione i macchinari per le esercitazioni.

La sede lombarda e i servizi

Per quanto riguarda il settore delle gru, la filiale offrirà sin da subito un’intera gamma di servizi che va dalla progettazione al trasporto, fino all’assemblaggio e l’assistenza. Verranno offerti però anche altri sevizi Niederstätter, come ad esempio la vendita e il noleggio di macchine da lavoro di alta qualità, la progettazione e la realizzazione di edifici con i container, ma anche il supporto nella richiesta di contributi e sgravi fiscali per un finanziamento ottimale al momento dell’acquisto. Per quanto riguarda il noleggio, Niederstätter dispone già di circa 300 macchine nel suo parco mezzi, un numero che sarà ulteriormente incrementato nei prossimi anni grazie a investimenti lungimiranti nelle più recenti tecnologie. Niederstätter offre anche un sistema di offerta di container di alta qualità per una vasta gamma di applicazioni: nell’edilizia scolastica come uffici, strutture sanitarie per eventi, magazzini, cantieri, nella protezione civile o come soluzioni permanenti.

Nasce l’operaio digitale, dati in crescita per la digital workstation made in Padova

Revenue oltre le previsioni, per quasi un milione di euro, nel primo semestre 2021 e obiettivi rivisti al rialzo per AWMS, la piattaforma di workforce management lanciata da Azzurrodigitale e acquisita da Zucchetti Spa. Dati sorprendenti, presentati in anteprima agli investitori nel corso di un evento a Milano, che, se da un lato confermano l’accelerazione delle PMI italiane verso la ripresa e l’efficienza, dall’altro validano sul campo la bontà della soluzione offerta da AWMS per la gestione degli impianti produttivi. Con una novità: il lancio del nuovo modulo della piattaforma, che diventa digital workstation.

Già nel novero delle best 100 startup del 2020 (fonte: Startupitalia), tre anni di double digit growth, più di 30mila addetti gestiti nel mondo, una customer satisfaction di 4,6/5 con churn rate (tasso di abbandono) allo 0%. Tutto questo è AWMS che ora, grazie al consolidamento dei risultati raggiunti nella prima metà dell’anno, punta a diventare primo player in Europa e a costruire, a fianco della multinazionale del software Zucchetti, un ecosistema digitale sempre più integrato, trasformando la comunicazione tra addetto e fabbrica in ottica di transizione 4.0.

«La Nazionale ce l’ha insegnato: l’unico mezzo per vincere le sfide difficili è il vero lavoro di squadra. E per lavorare bene in squadra è necessario essere allineati promuovendo la comunicazione» dichiara Carlo Pasqualetto, CEO e Co-Founder di Azzurrodigitale e di AWMS. «Dal nostro punto di vista di esperti del workforce management, riteniamo che abilitare una comunicazione efficiente in fabbrica sia importantissimo, per promuovere il coordinamento e ridurre le differenze tra white collar e blu collar».

Attraverso una digital workstation diffusa all’interno degli stabilimenti e distribuita in ogni postazione di lavoro, AWMS abilita gli operai a diventare più connessi e digitali, eliminando ogni asimmetria informativa e rendendo tutti i dati sempre disponibili a tutte le persone della fabbrica, in un’unica piattaforma condivisa.

«Come ognuno ad oggi utilizza il proprio smartphone in modo naturale, anche l’operaio può trovare in maniera semplice e intuitiva tutte le informazioni di cui necessita, all’interno della postazione digitale in cui lavora» aggiunge Pasqualetto. «Per noi, workforce management significa abilitare l’operaio a lavorare meglio, in sicurezza e in modo coordinato attraverso il supporto della tecnologia».

L’evento, organizzato negli spazi della sede milanese di IGuzzini, ha visto presenti, oltre agli esponenti del Gruppo Zucchetti, tra cui Domenico Uggeri, Vice President della multinazionale lodigiana, anche gli altri investitori, tra cui Gianmario Tondato Da Ruos, CEO di Autogrill, Alessandro Rimassa, Co-Founder di Talent Garden Innovation School; Francesco Belardi, Presidente di Alkemi Tech, Alessandro Ballerio, CEO di Eolo e Andrea Mazzaferro, Director di Capital Dynamics. Tra gli ospiti, anche Sofia Goggia, campionessa olimpica di discesa libera, da sempre sensibile ai temi della digitalizzazione e da sempre sostenitrice del team di Azzurrodigitale.

Auto off-limits, tanto verde e orti su misura, Quinzano svela «Verona Green Living»

È il verde il colore dominante dei rendering di «Verona Green Living», il progetto di riqualificazione urbana dell’ex «Borgo degli Ulivi» a Quinzano. Un’operazione partita, nelle scorse settimane, con la pulizia e messa in completa sicurezza di un’area abbandonata da oltre un decennio e ora rivista nell’ottica della sostenibilità e del massimo rispetto del contesto in cui è inserita.

«Dopo l’opera di messa in sicurezza dell’area, passiamo ora alla fase di progettazione dell’intervento che andremo ad eseguire – spiega Hans Martin Pohl, Ceo di Pohl Immobilien, realtà altoatesina che sviluppa e realizza progetti immobiliari di grande valore in tutta Italia, che sarà accompagnata nell’operazione da Volksbank – Banca Popolare dell’Alto Adige –. I primi rendering che abbiamo elaborato sono importanti per far toccare con mano a chiunque la filosofia che da sempre anima la nostra azienda, ovvero l’attenzione alla sostenibilità e alla valorizzazione delle aree nelle quali interveniamo. Quinzano è uno splendido borgo immerso nella natura, vicino al capoluogo e quindi ideale per vivere e lavorare».

VIVERE NEL VERDE

Cosa prevede «Verona Green Living»? Unità abitative di diverse dimensioni – si spazia dai 55 ai 160 metri quadrati – con protagonista lo spazio verde, sia privato che comune. Nell’intera area, infatti, la superficie green rappresenta il 68% del totale, oltre 10mila metri quadrati di verde. Ad alimentare il tutto sarà una pompa di calore ad aria, ad alto risparmio energetico. Ed ogni unità abitativa prevede la possibile creazione di un orto privato e una zona barbecue già predisposta, oltre al parco giochi comune per i bambini. Le auto non si vedranno: saranno lasciate in un parcheggio sotterraneo, per rendere l’intera area «car-free». E anche sui veicoli grande attenzione alla mobilità più sostenibile: per tutti è prevista una piazzola di ricarica per auto elettriche, oltre ad un punto comune «Supercharger».

Le abitazioni di «Verona Green Living» saranno caratterizzate poi dalla modularità degli ampi spazi, dove potranno essere realizzate palestre domestiche, biblioteche, studi privati: un’area perfetta per chi vuole coniugare smart working e natura, non lontana dal centro storico della città.

Verona, Progetto Fuoco punta sull’innovazione: al centro startup, hackathon e sostenibilità

Abbattere ancor di più le emissioni, aumentare l’efficienza, digitalizzare. Sono i tre principali obiettivi nello sviluppo dei sistemi di riscaldamento a biomassa. Obiettivi concreti e indispensabili sia per l’ambiente che per il mercato. Ad accomunarli, un’unica caratteristica: la spinta innovativa. Saranno questi i temi al centro di Progetto Fuoco, il più importante trade-show mondiale del settore, promosso da Piemmeti e in programma a Verona dal 23 al 26 febbraio 2022. L’innovazione, grande protagonista della manifestazione, sarà declinata in tre iniziative: l’Innovation Village, che racchiuderà le migliori startup italiane ed europee, «Give Me Fire – Progetto Fuoco Startup Award», il premio per la migliore tecnologia del settore e l’hackathon, una vera e propria maratona dei giovani innovatori.

«La sostenibilità e il rispetto dell’ambiente sono obiettivi primari e condivisi per lo sviluppo del nostro Paese. Per perseguirli al meglio la ricerca, l’innovazione e la tecnologia devono essere le nostre più grandi alleate – dichiara Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti -. Per quanto riguarda il settore del riscaldamento il turnover tecnologico è fondamentale per contribuire all’obiettivo di ridurre l’impatto della combustione domestica sulla qualità dell’aria abbattendo le emissioni di Pm10. Ecco perché al centro di Progetto Fuoco ci saranno proprio le tecnologie di ultima generazione e le soluzioni più innovative che vanno in questa direzione».

Il villaggio dell’innovazione

Le migliori soluzioni tecnologiche italiane ed europee del settore troveranno posto nell’Innovation Village, un’area in cui le più significative aziende innovative racconteranno le loro idee e presenteranno i loro prodotti a potenziali partner e investitori. Per candidarsi a far parte di questa sezione dedicata al futuro è ancora attivo il bando attraverso il quale un comitato di selezione individuerà le startup più meritevoli. Novità di quest’anno è rappresentata dal Trend Show, un’area che illustra, con l’ausilio di pannelli, foto e infografiche, i principali trend di sviluppo del settore e gli ambiti di ricerca che potrebbero avere delle ricadute concrete su di esso.

Lo Startup Award

Tutte le startup presenti all’Innovation village parteciperanno a «Give Me Fire – Progetto Fuoco Startup Award», il premio per la soluzione tecnologica reputata più d’impatto dalla giuria di esperti. Lo scopo del premio è aiutare le piccole realtà imprenditoriali innovative a entrare velocemente nel mercato, mettendole in contatto con le grandi aziende del settore del riscaldamento a biomassa. I progetti in gara riguarderanno diversi ambiti, come le nuove forme di combustibili, sistemi tech di rilevazione e contenimento delle emissioni, app e software di domotica, sistemi di intelligenza artificiale applicate a stufe, caminetti e caldaie. Le startup si sfideranno a colpi di pitch, cioè brevi presentazioni in cui dovranno dimostrare la validità del loro prodotto e rispondere alle domande della giuria e del pubblico in modo rapido e brillante.

L’hackathon, la sfida tra giovani innovatori

Nei padiglioni di Fiera di Verona, durante Progetto Fuoco 2022, si terrà anche un hackathon, una “maratona di idee” della durata di un giorno in cui studenti, startupper e ricercatori, suddivisi in sei team lavoreranno per un’intera giornata all’individuazione di soluzioni tech ai temi proposti da tre grandi aziende leader del settore. I giovani talenti verranno selezionati e guidati nei lavori dai professori di SMACT – Competence Center del Nordest, la struttura di trasferimento tecnologico che riunisce tutte le Università del Triveneto, da Trieste a Bolzano passando per Padova e Verona. Team trasversali, composti da tecnici, ingegneri, designer ed esperti di comunicazione, per portare nuove idee e competenze a un settore che guarda al futuro con fiducia.

Progetto Fuoco 2022

Dalle stufe ai caminetti passando per caldaie, barbecue e cucine a legna e pellet: Progetto Fuoco, la manifestazione di riferimento per il settore, ha i motori accesi a pieno regime. Le imprese del riscaldamento a biomassa, uscite con una buona tenuta dal lockdown, scalpitano in vista dell’appuntamento fisico di inizio 2022, momento di riferimento a livello internazionale per la presentazione delle novità. La fiera, promossa da Piemmeti, si svolgerà a Verona dal 23 al 26 febbraio 2022 con più di 800 espositori e 75mila visitatori attesi, provenienti da tutto il mondo. Un evento in massima sicurezza, garantita dalla rigorosa adozione di tutte quelle che saranno le norme sanitarie nel post-Covid, in grado di proteggere tutti i partecipanti. Oltre alle esposizioni convegni, workshop, pitch di startup, dimostrazioni pratiche e occasioni di formazione. Progetto Fuoco si conferma piattaforma privilegiata di scambio e aggiornamento sui sistemi di riscaldamento a biomassa, rimanendo però sempre fortemente business-oriented.