Category: attualità

Fausto Brizzi con la moglie Claudia Zanella e la figlia Penelope Nina: le prime immagini insieme dopo lo scandalo – ESCLUSIVO

Dopo le accuse, la difesa della moglie, le ritrattazioni… ecco la famigliola di nuovo insieme per la prima volta. Nelle foto esclusive del settimanale Oggi

Fausto Brizzi con la moglie Claudia Zanella (scura in volto), che porta in braccio la figlia Penelope Nina: sono le prime immagini dopo lo scandalo che ha travolto il regista, accusato di molestie sessuali da oltre 10 attrici (GUARDA). Le pubblica in esclusiva il settimanale Oggi, sul numero in edicola – FOTO | VIDEO 1 | VIDEO 2

Fausto Brizzi, parla la moglie Caludia Zanella: “Su di lui, solo voci” – ESCLUSIVO

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OG50P001S.pdfLE IMMAGINI ESCLUSIVE – Claudia Zanella ha la faccia scura. Fausto Brizzi abbassa spesso gli occhi sull’asfalto. Ma sono insieme, in pubblico, uno accanto all’altra, con la figlia Penelope Nina. Per la prima volta, da quando lo scandalo delle presunte molestie alle attrici ha sconvolto l’esistenza del regista di Notte prima degli esami, il settimanale Oggi pubblica, nel numero in edicola, le foto della coppia. L’uscita consiste in una missione molto pratica: recarsi a fare compere in un negozio di articoli per l’infanzia.

Fausto Brizzi, parla la grande accusatrice Clarissa Marchese: “Deve far

Campidoglio, Meloni attacca i grillini sulla “salva-Tredicine” poi ritratta ma è già fuori

Le scuse non bastano al fedelissimo di Casaleggio lo staff prepara il trasloco e Raggi studia la sostituzione del “tecnico” non allineato

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Un post allunga la vita. Specie se di scuse. Da ieri sera lo sa bene l’assessore al Commercio Adriano Meloni, dato per tutto il giorno a un passo dall’addio al Campidoglio dopo lo scambio su WhatsApp pubblicato dal Messaggero in cui ribattezzava ” Coidicine ” il consigliere grillino e presidente della commissione Commercio Andrea Coia e adombrava dubbi su una presunta combine tra la famiglia di venditori ambulanti Tredicine e il M5S per l’affidamento dei banchi della festa della Befana a piazza Navona.

Il dietrofront è arrivato al termine di una giornata ad alta tensione. Prima i consiglieri 5S si sono scatenati in chat contro Meloni. Poi, nel pomeriggio, Coia è piombato in Campidoglio per chiedere spiegazioni e il via libera a un piccato post di replica. Quindi è arrivata la chiamata della sindaca Virginia Raggi all’assessore. Dura, durissima. Tanto da convincere Meloni a cospargersi il capo di cenere sui social: ” Non c’è alcun legame tra il M5S e la famiglia Tredicine, meno che mai in merito all’organizzazione della Festa della Befana: chi scrive il contrario afferma il falso. Mi scuso con Andrea Coia per alcuni spezzoni di una chat privata riportati dalla stampa: si tratta di parole sicuramente fuori luogo. Abbiamo lavorato insieme per la manifestazione e continueremo a farlo “.

Tutto in ordine? Neanche per sogno. Perché ormai l’assessore al Commercio è con un piede fuori dal team Raggi. ” Quasi due, si tratta solo di attendere qualche altra settimana ” , spiega uno degli assessori più vicini alla prima cittadina. La tregua firmata via social ieri sera è a tempo. E non sembra destinata a durare poi troppo: il tempo di trovare un sostituto o la giusta formula per spacchettare le deleghe di Meloni e poi ognuno per la sua strada. Senza troppi rimpianti, come accadde pure nel caso dell’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini. Da mesi i colleghi si lamentano per le ripetute assenze di Adriano Meloni alle riunioni di giunta: ” E anche quando c’è sembra che abbia sempre la testa da un’altra parte”.

Dall’altra parte della barricata c’è l’assessore, uomo della Casaleggio Associati – anche per questo ieri è stato salvato dai vertici del Movimento – con la risposta sempre pronta per i cronisti: ” Se non mi cacciano, non me ne vado ” . I collaboratori, a partire dal capo staff Leonardo Costanzo, gli restano fedeli: ” Noi continuiamo a lavorare come se nulla fosse accaduto “. Ma a loro volta avrebbero già iniziato a far circolare il curriculum in vista della più che probabile fine del loro rapporto con il Campidoglio.

Conoscono l’assessore, lo chiamano “l’uomo delle dichiarazioni” e sanno che altre uscite del genere non sono escluse. Anche perché Meloni ha il dente avvelenato con il M5S. “Non sono un grillino, sono un tecnico ” , ha ribadito in più di un’occasione alla buvette di Palazzo Senatorio. Lasciandosi di fatto le mani libere, soprattutto dopo essere rimasto invischiato nel caso Marra: l’assessore è finito nella bufera scatenata dalla nomina di Renato Marra, dirigente dei vigili urbani e fratello dell’ex braccio destro della sindaca Raffaele, alla direzione Turismo. Quella promozione il 9 gennaio potrebbe costare alla prima cittadina grillina il rinvio a giudizio per falso. E a Meloni è costata già una discreta dose di grattacapi: interviste concesse e poi rettificate, una gita in procura e un’indesiderata sovraesposizione mediatica. Alla fine, come se non bastasse, ha dovuto pure assumersi la parziale paternità della nomina.

A quel punto, poi, è partito il braccio di ferro con il consigliere M5S Andrea Coia. Prima sulla delibera sul commercio ambulante, poi sul bando per l’assegnazione delle postazioni per la festa della Befana di piazza Navona: Meloni avrebbe eliminato volentieri il requisito dell’anzianità,

quello che ha permesso alla famiglia Tredicine di fare man bassa di banchi di giocattoli e dolciumi. Ma non è stato ascoltato. Quindi, in serie, sono arrivati lo sfogo contro Coia, gli attacchi del Pd (spettatore gongolante della lite in atto nel condominio 5S) e il post di scuse firmato Meloni. Che ora attende solo il benservito dalla sindaca per fare i bagagli. Mentre i Tredicine non mollano: vogliono che a pagare per la sicurezza e il presepe in piazza Navona sia il Comune

Torino, al Cottolengo nel weekend la tre giorni del “Festival delle emozioni”

Moltissimi ospiti, dallo chef Baronetto all’astronauta Maurizio Cheli, scrittori e giornalisti e una voce speciale: Felicita, la mamma di Piero Chiambretti

A Torino arriva anche un «festival» delle emozioni.  Un modo per parlare da angolature diverse di  felicità,  paura, tristezza e gioia, sorpresa.  La Festa, tre giorni dal 1° a domenica 3 dicembre, è organizzata dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza che invita i torinesi a visitarla, a scoprire  tutte le attività di solidarietà che si fanno, a sostenerne le iniziative:  i 130 mila pasti della mensa, le iniziative  per 450 mila assistiti e per i diecimila che ogni giorno vengono accolti.
Al festival delle emozioni del Cottolongo interviene lo chef del Cambio, Matteo Baronetto, che racconterà  come si possono creare gioia e felicità in cucina. Partecipano giornaliste, volti noti come Maria Latella e Paola Rivetta, ma pure l’astronauta Maurizio Cheli, gli scrittori Bruno Gambarotta, Angelo Petrosino e Farhad Bitani, la Tee Dee Band, il giornalista gastronomico Luca Iaccarino. Anche l’artista Ugo Nespolo racconterà episodi nella Piccola Casa. Nella lunga lista degli ospiti c’è il compositore Giorgio Bolognese e sabato pomeriggio la sindaca Chiara Appendino e il presidente della Regione Sergio Chiamparino sveleranno quali sono le emozioni dei primi cittadini. Fra le voci più originali, per le interviste del Festival, c’è pure Felicita Chiambretti, mamma di Piero. La cantante Bianca Atzei risponderà alle domande dei curiosi. Un Festival nel Festival: ospite della tre giorni del Cottolengo c’è pure “Collisioni”, dispensatore di emozioni. Il clima generale ricorda quello dei mercatini artigianali di Natale.Ospite di casa il padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza don Carmine Arice.
Il progetto nasce in aiuto del progetto socio-assistenziale«Family Cottolengo» dedicato agli ospiti storici e in difficoltà economica, per donare loro l’assistenza e la cura di cui hanno bisogno. Il programma è in http://www.donazioni.cottolengo. org. Un festival diffuso: ci sono le case viola per i mercatini di Natale, la casa arancione per i quadri del collettivo Outart, la casa gialla per la Scuola Cottolengo, la casa verde per gli scrittori,  la casa rossa per l’Auditorium, la casa blu per i punti d’incontro

Migranti, così ritorna il fascismo: irruzione in stile squadrista dei naziskin contro i volontari di Como

Blitz di una quindicina del Veneto Fronte Skinhead durante una assemblea della Rete Como Senza Frontiere. La lettura del proclama: “Basta invasione”. E la forza pacifica degli aggrediti

Un’irruzione in pieno stile squadrista, ma con una pacatezza inquietante. Fermi, in piedi. Il cranio rasato, i bomber scuri. E un volantino. Letto a mo’ di  “proclama” per dire “basta invasione”, stop ai migranti e a chi li accoglie. Il blitz fascista e razzista  – di cui Repubblica mostra il video (diffuso in rete da Baobab Experience) – è andato in scena l’altra sera a Como.

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Como: blitz degli skinhead nella sede pro-migranti, la forza pacifica degli aggrediti

Gli autori sono una quindicina di naziskin del Veneto Fronte Skinhead. In una sala al primo piano del Chiostrino di Santa Eufemia era in corso una riunione di Como Senza Frontiere, una rete che unisce decine di associazioni  a sostegno dei migranti. Il cui flusso, da un paio d’anni, sta interessando Como (passa di qui una delle rotte dei profughi verso la Svizzera).

Sono le 21.15 quando il gruppo di militanti neofascisti irrompe nei locali del Chiostrino. Il “portavoce” legge un volantino delirante in cui si parla di sostituzione del popolo europeo con “altri popoli” e che dà contro a chi offre aiuti e assistenza ai migranti. Lo stupore di chi partecipa alla riunione, e la calma con la quale i presenti decidono di non reagire alla provocazione, è disarmante.

La migliore risposta alla violenza e alla prevaricazione squadrista del gruppo. Ma è evidente che i rappresentanti delle associazioni riunite da Como Senza Frontiere sono anche spaventati.

La scena dura pochi minuti. Dopo la lettura del proclama, il capo del gruppo di Vfs si rivolge così ai padroni di casa: “Ora potete riprendere a discutere di come rovinare la nostra patria e la nostra città”. I naziskin a quel punto abbandonano la sala.

Il blitz dei neofascisti veneti – hanno sede a Lonigo, in provincia di Vicenza – segue le iniziative di tre giorni fa, sempre a opera loro e  sempre a Como: sagome di migranti dipinte a terra di fronte alle sedi della Caritas.

Fondato nel 1986 da Piero Puschiavo e Ilo De Deppo, il Veneto Fronte Skinhead è noto nella galassia dell’ultradestra per la sua matrice antisemita e razzista. E’ stato uno dei primi movimenti che hanno importato in Italia la subcultura giovanile del movimento naziskin.

A lungo legati alla tifoseria dell’Hellas Verona, nei primi anni 2000 hanno perso smalto a favore di altri gruppi: alcuni militanti sono migrati in Forza Nuova e in altre formazioni “nere”. Da qualche mese Vfs è tornata in scena con iniziative sul territorio, sempre nel nord Italia. Nuovo nemico da combattere: i migranti.

Dura la condanna dell’Anpi nazionale. “E’ intollerabile – dichiara la presidente Carla Nespolo – che un gruppo di chiara ispirazione neofascista interrompa una pacifica riunione per declamare uno sproloquio razzista. Questo ennesimo e vergognoso episodio, come anche la vicenda

del corso di formazione per avvocati a Verona presentato dal presidente di un’associazione che si richiama al nazismo, impone una reazione politico-istituzionale immediata e strutturale. Chiederemo un incontro urgente al ministro dell’Interno”.

Giustetto confermato presidente dell’Ordine dei medici di Torino

araldo zeppieri_Ha avuto oltre 1600 voti contro i 269 del rivale Monaco La sfida all’ordine dei medici di Torino si chiude con la vittoria del presidente uscente e della sua lista. Guido Giustetto, medico di base e che prima di essere presidente era stato anche vicepresidente dell’Ordine, quando a guidarlo era Amedeo Bianco ha avuto oltre 1600 voti. Il suo sfidante era il consigliere  regionale di lista civica Alfredo Monaco, che chiude, molto distanziato, con Le urne sono state chiuse ieri dopo tre giorni di votazioni e la vigilia è stata vivace con polemiche violente. Monaco ha criticato Giustetto per scarsa trasparenza sui vaccini. Giustetto ha sottolineato che nella  lista avversaria c era una dottoressa No Vax. Il mandato è ora di altri tre anni e una delle battaglie più importanti che Giustetto ha promesso di voler portare avanti è quella contro la precarietà dei giovani medici .

Firenze, si rompe tubo dell’acquedotto: chiuso Lungarno Cellini

Un tubo dell’acquedotto rotto ha portato alla chiusura del Lungarno Cellini, a Firenze, nella zona di San Niccolò. L’acqua, a causa della tubatura guasta, ha allagato la strada e alcune cantine. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia municipale. Il tubo è del diametro di 15 centimetri. Essendo il Lungarno leggermente in pendenza l’acqua è arrivata anche in piazza Poggi. I tecnici di Publiacqua sono già al lavoro: è’ stata chiusa l’acqua che passa attraverso il tubo,con  le utenze in zona che avranno acqua interrotta per le prossime ore. Il guasto sarà riparato entro la giornata di domani. Nell’area interessata disagi alla circolazione che potrebbero continuare anche domani per risistemare il manto stradale

“Falsi servizi per Striscia la notizia”: l’ex inviato Mingo a processo a Bari con la moglie

Secondo l’accusa avrebbe truffato Mediaset facendosi pagare dieci servizi relativi a casi inventati e spacciati per veri e facendosi anche rimborsare costi non dovuti per figuranti e attori

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La gup barese Annachiara Mastrorilli ha rinviato a giudizio Domenico De Pasquale (in arte Mingo) e Corinna Martino (amministratricve unica della Mec Produzioni srl, di cui il marito Mingo era socio) per i reati di truffa, simulazione di reato, falso, calunnia e diffamazione. Stando all’ipotesi accusatoria, Mingo, ex inviato barese di Striscia la notizia, avrebbe truffato Mediaset con la complicità di sua moglie, facendosi pagare dieci servizi relativi a casi inventati e invece spacciati per veri e facendosi anche rimborsare costi non dovuti per figuranti e attori.

L’importo complessivo delle due truffe ipotizzate dalla magistratura barese ammonta a oltre 170 mila euro. Nel procedimento Mediaset si è costituita parte civile. La prima presunta truffa, quantificata in 21mila euro (percepiti come compensi aggiuntivi rispetto al forfettario di 160mila euro previsti dal contratto fra Mec e Mediaset) e relativa al periodo compreso fra dicembre 2012 e dicembre 2013 è contestata a Mingo e Martino e riguarda dieci servizi “risultati artefatti, simulando fatti, personaggi, circostanze e condizioni, frutto della fantasia degli indagati”, secondo la pm Isabella Ginefra.

Dal falso avvocato al falso agente interinale, dalla sedicente maga sudamericana capace di guarire malattie in cambio di denaro al falso assicuratore, al falso medico, al falso manager aziendale che assumeva giovani lavoratori in cambio di prestazioni sessuali: per la Procura di Bari si sarebbe trattato in tutti questi casi di attori ingaggiati per simulare eventi e in alcuni casi percosse in danno di Mingo e della troupe.

La

seconda truffa, dell’importo di 151mila euro, è contestata alla sola Martino e fa riferimento a presunte false prestazioni lavorative di figuranti-attori rimborsate da Mediaset. Al termine dell’udienza preliminare la giudice ha prosciolto un’altra imputata, ritenuta la segretaria della società Mec, che era accusata di favoreggiamento. Il processo nei confronti di Mingo e sua moglie comincerà il 3 aprile 2018 dinanzi al tribunale monocratico di Bari.

Manovra, riduzione superticket ai redditi bassi. Bonus bebè strutturale ma dimezzato

Le ultime modifiche: 60 milioni per gli sgravi sulle prestazioni sanitarie. Dal 2019 l’assegno potrebbe scendere a 40 euro ma diventare fisso. Arriva un fondo da 50 milioni per le vittime delle crisi bancarie


arnaldo zeppieri veroli politicaMILANO – L’abolizione del superticket sulle prestazioni sanitarie sarà solo parziale: nella Manovra entreranno fondi per 60 milioni annui. Come ricostruiva Repubblica in edicola stamattina, valgono il 10% del costo totale della tassa sulle prestazioni ambulatoriali. Sarà un taglio mirato ai redditi bassi. E il bonus bebè, il contributo per i nuovi nati, resterà a 80 euro per il 2018, ma potrebbe scendere (a patto di diventare strutturale) a 40 euro dall’anno dopo.

Il taglio del superticket regionale varrò 10 euro per tutti i minori che frequentano la scuola dell’obbligo e per le famiglie con Isee fino a 15mila euro. La Commissione Bilancio del Senato ha approvato questa formulazione di modifica alla manovra, che prevede un contributo statale pari alla metà del costo totale, per le Regioni che vorranno escludere dal contributo sulla dignostica e la specialistica queste categorie. Vengono stanziati 240 milioni in tre anni così suddivisi: 60 milioni nel 2018, 80 milioni nel 2019 e 100 milioni nel 2020.

L’atteso inserimento è uno degli ultimi tasselli di cui si sta componendo la legge di Bilancio, in discussione alla commissione Bilancio del Senato per arrivare domani all’Aula.

Il bonus bebè sarà per sempre ma l’assegno per i nuovi nati sarà più leggero. Secondo quanto prevede l’ultima versione dell’emendamento alla manovra su cui manca però ancora il via libera definitivo, il bonus varrà per il primo anno di età del bambino o per il primo dopo l’adozione (e non più per tre anni). Per il 2018 saranno corrisposti alle famiglie 80 euro al mese, fino a 960 euro nel caso di nati a gennaio, mentre dal 2019 in poi l’assegno sarà di 40 euro al mese, per un massimo di 480 euro l’anno. Resta la soglia Isee per accedere al beneficio pari a 25.000 euro.

Tra le novità di giornata, è istituito presso il ministero delle Infrastrutture un Fondo progettazione per il cofinanziamento della redazione di progetti degli enti locali per la messa in sicurezza di edifici e strutture pubbliche.

E’ quanto prevede un emendamento alla Manovra presentato dal Pd e approvato in Commissione bilancio del Senato. Il fondo ha una dotazione di 30 milioni per ciascuno degli anni dal 2018 al 2030.

Vengono poi sospese le rate dei mutui contratti con Cassa Depositi e presiti e con gli istituti di credito ai Comuni di Ischia colpiti dal terremoto dello scorso 21 agosto. La proposta di modifica arriva questa volta da Ala e stabilisce la sospensione delle rate dei mutui contratti con Cassa depositi e prestiti e istituti di credito privati fino al 31 dicembre 2018 per “per immobili residenziali commerciali e industriali, che siano inagibili in conseguenza agli eventi sismici di agosto 2017”.

Via libera poi a un primo pacchetto di modifiche per gli enti locali che prevede, tra l’altro, una semplificazione del Dup, il Documento unico di programmazione, l’ulteriore gradualità nell’accantonamento al bilancio di previsione del fondo dei crediti di dubbia esigibilità (Fcde). Per quest’ultimo punto, la norma prevede un’ulteriore gradualità nell’accantonamento al bilancio di previsione del fondo dei crediti di dubbia esigibilità riducendo dall’85% al 75% la quota per il 2018 e dal 100% previsto attualmente dal 2019 al 95% nel 2020, mantenendo però l’obiettivo del 100% al 2021.

Ancora, tra gli emendamenti un voucher fino a 250 euro per l’attivazione di servizi di connessione in postazione fissa stabile per favorire la diffusione della banda ultralarga. E, in via di definizione, il fondo di ristoro per i clienti delle banche, che hanno perso i loro risparmi. Ha una dotazione di 25 milioni all’anno per il 2018 e 2019 e va a favore “dei risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, non altrimenti risarcito o indennizzato, in violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza” previsti dal Testo unico bancario. Dovrà essere attuato con un decreto del Mef entro 120 giorni. Un pacchetto del governo prevede che dal 2020 potranno essere vendute solo radio con “un’interfaccia digitale” e dal 1 giugno le aziende produttrici venderanno ai distributori al dettaglio solo apparecchi dotati di tale interfaccia. Si agevolano e si rendono piu ‘flessibili i trasferimenti della Polizia di Stato riducendo il periodo di permanenza in sede richiesto dalla normativa vigente affinche’ il personale possa presentare richiesta di spostamento. Arrivano 40 carabinieri in più per rafforzare la sicurezza nei musei e negli altri luoghi di cultura statali. Vengono destinati due milioni di euro a partire dal 2018 per nuove assunzioni nel corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera per fronteggiare l’emergenza migranti.

Biotestamento, Salvini: “Mi occupo di vivi, non di morti”

Il leader della Lega Nord lancia una frecciata al segretario Pd: “Quando smetterà di smanettare su Facebookvedremo cosa fare sulla legge sul finevita”

arnaldo zeppieri_politicaROMA – “Più che di fine vita io mi preoccupo della vita. A me piacerebbe che questo Parlamento si occupasse degli italiani che stanno vivendo. Un cittadino deve essere libero di scegliere, ma io mi preoccupo di più di quelli che stanno vivendo e stanno vivendo male. Poi di morte, di una buona morte, ci occuperemo al momento giusto”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini, ha risposto in merito alla legge sul biotestamento ferma da mesi al Senato e che ora i dem mirano ad approvare entro la fine della legislatura, con i 5 Stelle pronti a votarla, come hanno già fatto alla Camera.

Il segretario del Carroccio ha lanciato una provocazione al segretario del Pd: “Aspettiamo Renzi, quando smetterà di smanettare su Facebook vedremo cosa fare sulla legge sul finevita. Io  mi occupo dei vivi. Quando sarà ora mi occuperò dei morti”. Parole che hanno riacceso lo scontro tra Pd e Lega. Ma le critiche non sono mancate anche da parte di altre forze politiche.
• LE REAZIONI

“Il biotestamento serve ai vivi. È un diritto sacrosanto. Il M5s chiede la sua immediata approvazione. Si può fare in 24 ore!”. Ha replicato su Twitter  Alessandro Di Battista, deputato M5s.

Le parole di Salvini non sono piaciute a Alessia Morani, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, che sempre su Twitter ha commentato: “La differenza tra noi e loro è tutta in questa frase crudele e senza rispetto per la sofferenza delle persone #avanti con il #biotestamento #cosegiuste”.

A lei fa eco la senatrice Giuseppina Maturani, vice presidente del gruppo Pd: “Le brutali espressioni utilizzate oggi da Salvini sul tema tanto delicato del biotestamento confermano tutta la sua totale inumanità nei confronti delle persone che soffrono e che chiedono di vivere con dignità gli attimi estremi della vita. Certo non ci si aspetta molto da chi come Salvini spesso utilizza un linguaggio violento e aggressivo nel confronto politico, ma quello che si chiede, in questi casi, è di avere rispetto del dolore e delle angosce dei malati senza strumentalizzazioni. La legge sul biotestamento è una legge attesa da molti che interroga la coscienza di ognuno di noi trasversalmente aldilà del colore politico”.

Riccardo Nencini (Psi) parla di “volgarità che non meritano nemmeno una risposta”. “Noi non abbiamo dimenticato Eluana Englaro e le battaglie che suo padre Beppe conduce incessantemente da anni. I socialisti saranno a fianco di queste battaglie fino in fondo”, assicura il leader Psi, annunciando inoltre che “nei prossimi giorni è prevista un’iniziativa in Parlamento e in tutti i consigli regionali con documenti pro testamento biologico presentati da eletti socialisti”.

In difesa della posizione di Salvini si è schierato Massimiliano Fedriga, Capogruppo alla Camera della Lega: “Salvini non ha offeso nessuno. La squallida strumentalizzazione di Serracchiani su questioni così estremamente delicate fa capire molte cose e lascia intendere il vuoto politico ed umano che accompagna queste figure”, ha detto, replicando alle dichiarazioni della componente della segreteria nazionale del Partito democratico, che aveva criticato duramente le parole del leader del Carroccio, sottolineando che “la sofferenza di chi vede un proprio caro in condizioni estreme non può essere utilizzata come strumento di polemica politica. La vita e la morte sono grandi e misteriosi eventi cui ci si deve avvicinare con delicatezza e rispetto”.

Per Fedriga, “il partito di Serracchiani vuole utilizzare il tema del fine vita per la campagna elettorale. Non esiste niente di più squallido. Questa è una politica irresponsabile che per accaparrarsi il potere calpesta la sofferenza degli individui”.

Myanmar, Papa Francesco a San Suu Kyi: “Pace possibile solo con il rispetto dei diritti di tutti”

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Il pontefice è volato nella capitale Nay Pyi Taw, dove ha tenuto il suo discorso ufficiale e incontrato la consigliera del governo birmano e Nobel per la pace San Suu Kyi, al centro delle polemiche per la crisi sui rohingya. Il “sostegno allo sforzo di pacificazione” del papa “ha un valore inestimabile” ha detto la leader democratica

“IL FUTURO del Myanmar deve essere la pace: una pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di ogni membro della società, sul rispetto di ogni gruppo etnico e della sua identità, dello stato di diritto e di un ordine democratico che consenta a ciascun individuo e a ogni gruppo, nessuno escluso, di offrire il suo legittimo contributo al bene comune”: al suo secondo giorno di visita apostolica in Myanmar, papa Francesco pronuncia il suo primo discorso ufficiale nella capitale Nay Pyi Taw, davanti alle autorità, ai cittadini e alla leader Aung San Suu Kyi, consigliera di Stato e ministra degli Esteri.

Il riferimento ai rohingya è implicito, dopo i diversi appelli rivolti al pontefice a evitare di nominare direttamente la minoranza etnica di religione musulmana, al centro di una spirale di violenze e persecuzione nel Paese asiatico, protagonista di un massiccio esodo in Bangladesh, dove da agosto sono arrivati 622mila profughi.

Il discorso ha scontentato i rappresentanti della minoranza Rohingya e delle associazioni per i diritti umani: Phil Robertson, vice capo della divisione asiatica di Human Rights Watch’s Asia division ha detto che è stata persa un’occasione importante.

Il confronto con la leader democratica era l’appuntamento più atteso dell’agenda di papa Francesco di oggi: Aung San Suu Kyi, insignita del premio Nobel per la pace nel 1991, è infatti al centro delle polemiche per il suo mancato intervento sulla crisi dei rohingya che sta lacerando la nazione.

Un colloquio privato durato 45 minuti del quale non si conoscono i dettagli e al termine del quale i due si sono recati insieme nell’International convention center, dove il pontefice ha tenuto il suo discorso.

L’incontro con il Papa “rimarca la nostra fiducia nel potere e nella possibilità di pace” ha dichiarato il premio Nobel, citando la crisi del Rakhine, lo Stato dove vive la minoranza non ufficialmente riconosciuta dei rohyinga.
Il Papa, ha aggiunto la leader democratica, è tra quei “buoni amici” il cui “sostegno allo sforzo di pacificazione ha un valore inestimabile”.