Category: attualità

Centro storico di Roma, stretta sui souvenir: “Basta luci e merce kitsch in strada”

Il Comune va alla guerra contro i negozi-suk: il piano dell’assessore al Commercio, Adriano Meloni, è pronto. E i primi giorni di dicembre sarà portato in Aula per l’approvazione definitiva, dopo un passaggio tecnico in giunta previsto in questa settimana: a meno di terremoti nella maggioranza grillina, tra quindici giorni il piano entrerà in vigore.

L’impatto sarà importante soprattutto per il centro storico e i suoi 15 rioni, tra cui Monti, Esquilino, Borgo Sant’Angelo, Castro Pretorio: nel mirino ci sono i buttadentro, minimarket h24, magazzini, strutture pubblicitarie invasive all’esterno e all’interno dei negozi, souvenir, bar e fast food ” improvvisati” che dedicano più del 25% della propria superficie al consumo di cibo e bevande. Il piano, che include già le osservazioni dei municipi tra cui il primo a guida Pd, prevede lo stop per tre anni alle nuove licenze nel centro storico per rosticcerie, self- service, compro- oro, massaggi, souvenir, alimentari, minimarket: nel centro sono più di 20mila i cosiddetti negozi di vicinato, con una densità di 0,35 per abitante.

Il secondo obiettivo è il ripristino del decoro e riguarda i negozi già esistenti: non potranno esporre prodotti ns all’esterno ns sulla soglia del locale, le insegne dovranno essere prive di monitor a led o lcd e si potranno vendere solo souvenir legati alla storia di Roma: qualsiasi altro gadget è vietato. La stangata riguarda anche il food: per mantenere la licenza gli alimentari e i minimarket dovranno vendere almeno un prodotto fresco e certificato tra latte, formaggi, carne, frutta, pane e salumi. Chi non è a norma ha sei mesi di tempo per adeguarsi.

” Lo hanno definito piano anti- minimarket, io lo definirei piano per la qualità – spiega l’assessore Meloni – È un primo pacchetto che riguarda il centro storico, ma da qui partiamo per applicare misure anche ai quartieri più esterni, a partire dal contrasto all’abusivismo: dal 2017 i controlli sono stati 166.000 con quasi un milione di pezzi sequestrati”. La sfida adesso è arrivare a un piano per riequilibrare centro e periferia: a Roma se ne parla da almeno dieci anni, inutilmente.

A fare i conti è il rapporto presentato al convegno ” Big and small”, organizzato dal centro studi Methos con Confartigianato Commercio. I negozi a Roma sono quasi 138mila fra cui 55mila negozi di vicinato come supermercati o minimarket, 30mila laboratori artigianali, 79 centri commerciali, 1383 negozi di media grandezza, 500 frutterie. Il volume d’affari è alto e supera i 14 miliardi ma il problema è che si tratta di un commercio a due velocità: ricco nel centro, povero in molte zone di periferia. Un esempio su tutti: secondo il report ” Big and small”, il commercio nel quadrante nord- est della città vanta, in rapporto al reddito medio dei residenti, un indice di ricchezza di 75 su 100, la metà rispetto al centro storico che arriva a 140.

Non va meglio nel resto della città. ” Il piano del commercio non può prescindere da turismo e beni culturali in un contesto di pianificazione urbana e dei servizi”,

spiega Mauro Loy, presidente di Confartigianato commercio e titolare di Methos. Al suo fianco, l’assessore Meloni, il numero uno di Confartigianato Roma Mauro Mannocchi e il presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Tagliavanti: ” Siamo diventati in poco tempo una delle città a maggior numero di centri commerciali in Europa – spiega – e questo ha creato problemi. La prossima sfida è l’e-commerce: sarà inevitabile rimanere aperti anche di notte”

Roma, racket case popolari a Ostia: sette condanne per il clan Spada. C’è aggravante mafiosa

Sono stati tutti condannati in primo grado per estorsione con l’aggravante dell’articolo 7, metodo mafioso, i 7 componenti del clan Spada arrestati nell’aprile del 2016 nel corso dell’operazione Sub Urbe. La sentenza é stata letta alle 12.30 di oggi dopo una camera di Consiglio di due ore.

Il processo, istruito dai pm Ilaria Calò e Eugenio Albamonte, ha portato alla luce un racket delle case comunali di via Baffigo gestito dalla famiglia Spada che con minacce e angherie decideva a chi andavano assegnati gli alloggi. Preziosa la collaborazione di una coppia vittima dello sfratto da parte del clan di Ostia che ora vive in regime di protezione.

Roma, sette condanne al clan Spada. Bolzoni : ”Ostia laboratorio politico-criminale”

La condanna di oggi in cui viene riconosciuto il metodo mafioso è la terza sentenza che riconosce la mafiosita’ del clan nomade del X Municipio. Nel giugno del 2016 tocco’ a Romoletto, Carmine Spada, condannato a dieci anni per estorsione con aggravante dell’articolo 7. Nel gennaio 2017 per Armando Spada, cugino del boss, arrivò condanna a 6 anni per corruzione con aggravante del metodo mafioso per essersi appropriato di uno stabilimento di Ostia nel 2012 con la complicità dell’allora direttore dell’Ufficio tecnico del Municipio decimo Aldo Papalini. Dai 5 ai 13 anni le pene erogate con  l’immediato risarcimento delle parti civili e delle vittime. “Questa sentenza riconosce l’ottimo lavoro della procura di Roma e della polizia giudiziaria – ha dichiarato l’avvocato Giulio Vasaturo dell’associazione Libera, parte civile nel processo Sub Urbe – Le severe condanne contro gli esponenti del clan Spada confermano che lo Stato sa porsi concretamente al fianco di chi denuncia le organizzazioni criminali radicate nel territorio di Ostia”.

“È morto Gigi Buffon” ​Ma è una truffa online

Ma è un falso. Dietro si nasconde una truffa online che rischia di rubare dati a chi apre il link dal cellulare. Quando si clicca sulla notizia, infatti, come scrive bufale.net, si aprono dei banner pubblicitari e delle offerete “probabilmente autoinstallanti”. Il sito, poi, indica anche le mosse da realizzare nel caso in cui si attivasse una offerta non voluta dall’utente. “Tieni sempre monitorato il tuo credito – si legge – e se ti accorgi di qualche addebito sospetto, contatta il tuo operatore. Chiama immediatamente il call center e richiedi la disattivazione immediata del servizio. A questa telefonata, fai seguire un reclamo scritto, indirizzato alla compagnia telefonica, ribadendo la volontà di disattivare il servizio non richiesto e chiedendo la restituzione di quanto indebitamente sottratto“. Nel caso in cui nessuno rispondesse entro 40 giorni, si èuò anche avviare una procedura legale di conciliazione.

Rally di Adria, De Tomasi getta la spugna: «Manca il sostegno economico»

La terza edizione del Rally storico di Adria

di Guido Fraccon

ADRIA – Il Rally Club Isola Vicentina getta la spugna. Il futuro del rally di Adria si fa nebuloso anche se il primo cittadino Massimo Barbujani resta possibilista. Renzo De Tomasi ed il suo staff, che quest’anno hanno organizzato la terza dedizione del Rally Storico Nazionale, Memorial Valerio Cavallari & Trofeo Arnaldo Cavallari e la terza edizione del Rally Revival Historic Città del Pane, hanno deciso di abbandonare il campo. Motivo, la mancanza di impegni certi di sostegno economico.

«È stata una decisione sofferta – sottolinea De Tomasi – avevo creduto molto nella possibilità di dare continuità, si parlava di un programma di tre anni, ad una manifestazione che si svolge in un territorio di grande tradizione motoristica. La nostra storia del Rally Club Isola Vicentina parla da sola ed è fatta di manifestazioni portate avanti con successo crescente nel tempo. Basti pensare al Rally Storico Campagnolo, giunto alla sua 13° edizione, o al Memorial Mariano Dal Grande che si disputa da 14 stagioni». Arando zeppieri

C’è molta amarezza nelle parole di De Tomasi: «Abbiamo voluto impegnarci nell’organizzazione di questa gara nel 2017, impegnandoci al massimo e siamo stati ripagati dall’entusiasmo del pubblico che ha seguito la kermesse con grande passione. Quando si affronta l’organizzazione di una competizione motoristica con l’intento di farla crescere con delle basi solide, occorre anche un supporto importante e senza impegni certi era impensabile affrontare una nuova edizione». «Ci stiamo provando» è il commento di Barbujani che con un gruppo di amici e fedelissimi sta cercando di mettere in piedi un rally per marzo.

Con un telefono Android, Google sa sempre dove vi trovate Google ma ha deciso di sospenderla comunque

Se avete un telefono Android, Google sa sempre dove vi trovate, con un’approssimazione pari alla portata della cella telefonica più vicina. Anche se avete disattivato tutti i servizi collegati alla geolocalizzazione. E nel caso la WiFi sia accesa, non serve nemmeno che nel telefono sia presente una scheda SIM.


google_zeppieri_Lo ha scoperto un’inchiesta di Quartz , che rivela come questa pratica sia attiva almeno dall’inizio del 2017. La raccolta dei dati sulla posizione non è limitata agli smartphone Pixel , ma avviene sui dispositivi Android di qualsiasi produttore. Google ha ammesso di registrare i dati sull’identificativo della torre di trasmissione più vicina, ma ha minimizzato, spiegando che si tratta di un sistema di semplice ottimizzazione dell’instradamento dei messaggi.

“A gennaio di quest’anno abbiamo iniziato ad usare il Cell ID come indicatore aggiuntivo per migliorare la velocità e le prestazioni nella consegna dei messaggi”, ha detto un portavoce di Google, riferendosi al sistema che gestisce le notifiche push su Android. “Tuttavia non abbiamo mai integrato l’identificativo di una cella nel nostro sistema di sincronizzazione del network, pertanto i dati vengono cancellati subito; ora lo abbiamo aggiornato in modo che non utilizzi più l’ID in questione”.

 

google_zeppieri_In altre parole, Android registra la posizione del telefono rispetto ad una cella per comunicare ai sistemi di invio delle notifiche e dei messaggi il miglior percorso per inviare un segnale al dispositivo. Il rilevamento di una singola cella non offre una localizzazione precisa come quella del GPS, il dato è crittografato al momento della trasmissione e viene subito cancellato dopo la ricezione, perché non serve per altri servizi. Per questo motivo, per altro, non è possibile utilizzarlo a posteriori per una triangolazione della posizione dell’utente.

 

Google ha comunque agito in maniera poco trasparente, dando così adito a legittimi dubbi su un’ulteriore raccolta di dati sensibili indiscriminata, almeno all’apparenza. Il passaggio dell’informativa sulla privacy di Android sul rilevamento della posizione, inoltre, è evasivo e si presta a svariate interpretazioni. In particolare non chiarisce se Google sia autorizzata o meno a tracciare l’utente anche qualora i servizi di localizzazione siano stati espressamente disabilitati.

Calenda: “Alitalia, Lufthansa deve alzare l’offerta

Il ministro dello Sviluppo economico interviene sulle partite calde a Circo Massimo, su Radio Capital: “Da Tim vogliamo una rete neutrale”. Messaggio alla Cgil sulle pensioni: no allo scontro ideologico

MILANO – L’obiettivo del governo non è imporre una sanzione monstre a Telecom Italia, ma avere una rete neutrale e far capire che in Italia “gli approcci da Guyana francese non si accettano”. E sull’altra partita industriale-simbolo del Paese, quella dell’Alitalia, il messaggio ai tedeschi di Lufthansa è che se vogliono acquistarla dai commissari devono aprire di più i cordoni della borsa. Parole e musica del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, intervenuto stamattina a Radio Capital alla trasmissione Circo Massimo.

ALITALIA Arando Zeppieri  compra alitalia
Calenda si è soffermato sul tentativo di vendita dell’Alitalia, per la quale i commissari straordinari hanno avviato i colloqui con i potenziali interessati. “L’offerta di Lufthansa, così come è, va migliorata”, ha scandito. E quindi ha ribadito: “Su Alitalia quello che mi importa è che gli che italiani abbiano collegamenti più efficienti possibili e si mettano meno soldi possibili”. La situazione, conclude, “non deve ricadere sulle spalle degli italiani”.

Proprio ieri, il commissario della compagnia Luigi Gubitosi aveva detto che Alitalia può contare ancora su un tesoretto in cassa ed è abbastanza “forte” per potersi permettere di scegliere il miglior partner tra quelli che la corteggiano. In pancia all’aviolinea ci sono quasi 850 milioni di euro, dei 900 pompati con i prestiti ponte del governo, e “nonostante tutti i problemi il 2017 si chiuderà con una crescita dei ricavi dell’1%”, dopo tre segni negativi.

TELECOM
“Fare una multa più grande possibile a Telecom non è l’obiettivo né mio né del governo Gentiloni”, ha precisato Calenda invece riferendosi alla richiesta di sanzione e all’uso del Golden power da parte italiana nell’azienda, dopo che i francesi di Vivendi si sono portati al comando della stessa senza darne comunicazione a Palazzo Chigi nei tempi stabiliti dalla legge, quando si parla di una società “strategica”. “Nessuno vuole danneggiare Telecom, un asset italiano e un’azienda che ha 50.000 persone come occupate dirette e altre 20.000 indirette” nel nostro Paese, ha rimarcato Calenda. “Ma – ha aggunto – vogliamo che le regole siano rispettate: gli approcci da Guyana francese qui non si accettano”.

“Intanto – ha spiegato – la multa non è a Vivendi ma a Telecom e ha un processo di contradditorio complicato, giustamente visti gli importi. La priorità è che accettino la prescrizione sul Golden power e che riflettano sulla rete più neutrale e separata”. Calenda non ha mai fatto mistero di preferire una situazione in cui la rete telefonica è scorporata dalla società, per dividere infrastruttura e operatore dei servizi.

Durante l’intervista di Massimo Giannini, Calenda ha risposto a una domanda sui rapporti interni all’esecutivo specificando che “non c’è stato nessun gelocon il presidente del Consiglio”, Gentiloni, riguardo alla linea da tenere con Vivendi, primo socio di Tim. Calenda ha raccontato: “Ho fatto la proposta di uso del golden power che poi è passata attraverso Palazzo Chigi, con Gentiloni ho un rapporto di grandissima confidenza, ha un modo di lavorare che a me piace moltissimo, è una persona che lascia ampio spazio alla discussione”.

PENSIONI
A proposito delle possibili nuove norme sulle pensioni, il ministro dice:  “La Cgil ha il diritto di fare scioperi, ma credo che sia utile un approccio più sul merito e meno sulle bandiere.  Serve una discussione che si deve impostare in tempi e modi che diano risultati, altrimenti diventa una bandiera. Spero che questo sindacato non faccia politica. Non sono nella testa della Camusso, ma se tutto diventa uno scontro ideologico non si hanno risultati”. E ancora: “La proposta del governo ai sindacati sullo stop all’adeguamento delle pensioni alle aspettative di vita per alcune categorie è equilibrata”.  All’interno del sistema previdenziale ci sono “forti squilibri” tra chi è andato in pensione con il calcolo retributivo e chi con quello retributivo e prenderà pochissimi soldi fra molti anni, “penso ai giovani”.

ILVA
Non poteva mancare infine il riferimento all’acciaieria e alla partita con ArcelorMittal sul mantenimento di posti di lavoro e salari. Il confronto su Ilva “penso si debba chiudere rapidamente. Con un lavoro duro abbiamo ottenuto il riconoscimento dei livelli salariali precedenti, ora continua il confronto per abbassare il numero degli esuberi”, ha detto Calenda proprio mentre in Senato erano auditi i vertici della società indiana. “E’ previsto – ha aggiunto – un investimento pari a 5,3 miliardi di euro, il più grande nell’industria. Abbiamo convinto l’indiano con un pressing soave”.

Andria, sequestro da 1,5 milioni a Sgaramella: il boss della droga aveva ippodromi e giardini esotici

Il 63enne in carcere è soprannominato ‘mammasantissima’ per il suo ruolo di primo piano nel traffico di stupefacenti: possedeva ville, terreni e aziende nonostante i modesti redditi sequestrati

Ammonta a un milione e mezzo di euro il valore dei beni sequestrati all’alba dai carabinieri a Riccardo Sgaramella, 63enne di Andria, chiamato ‘mammasantissima’ per il ruolo di primo piano svolto all’interno di diverse consorterie dedite al traffico della droga. L’uomo è indagato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e contrabbando di sigarette, nonché imputato per estorsione aggravata dal metodo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti. Attualmente è in carcere a Trani. Il provvedimento, emesso ai sensi della normativa antimafia, è stato proposto dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Bari.

Il sequestro di beni è il culmine di un’indagine patrimoniale, compiuta dai carabinieri della compagnia di Andria, che ha dimostrato come l’uomo avrebbe reinvestito proventi illeciti, sia costituendo società ad hoc che operano nel settore dell’imprenditoria turistica e di quella agroalimentare, sia acquistando una serie di beni immobili e disponibilità finanziarie a lui di fatto riconducibili, nonostante i modesti redditi dichiarati e sebbene intestati a diversi prestanome.

Dalle indagini dei carabinieri  sono emerse l’abilità e l’astuzia di Sgaramella nel reimpiegare il denaro ricavato dallo smercio di stupefacenti e dal contrabbando di sigarette in attività imprenditoriali. Sono stati sequestrati un agriturismo con annesso ippodromo in località Coda di Volpe ad Andria, un’azienda attiva nella produzione e nel commercio di ortofrutta, numerosi fondi agricoli destinati anche alla pastorizia estesi per oltre 5 ettari e anche un giardino zoologico esotico.

Pagati con pizza, birra e lezioni di sci al posto dello stipendio: la protesta dei giovani medici

Compensi risicati o baratto alimentare per saldare la copertura sanitaria durante gli incontri sportivi, turni di 118, assistenza in reparto.  Tra le e proposte più indecenti: 3,5 euro l’ora in Campania. Le testimonianze nel gruppo social creato per dire no allo sfruttamento.

ROMA – Pagati con pizza e birra. Quando va bene, con una cena o una lezione di sci. Gli incarichi sono i più diversi: copertura medica durante gli incontri sportivi, turni di 118, assistenza in reparto. I compensi risicati o persino in natura. A raccontare le proposte più indecenti sono i dottori riuniti nel gruppo “Giovani medici anti sfruttamento”. Una comunità di 2.300 iscritti nata su Facebook per condividere – ed evitare – offerte di lavoro a condizioni inadeguate e dalle retribuzioni insufficienti.

Una birra o una lezione di sci: il compenso è in natura. È quel che accade durante gli incontri di basket della serie B. Una squadra ha offerto pizza e birra a fine partita alla dottoressa che doveva garantire la copertura medica fissa. Non come gesto di cortesia nei confronti del medico di turno, ma come contropartita della sua prestazione professionale. A dispetto del codice deontologico, che vorrebbe l’onorario commisurato “alla difficoltà e complessità dell’opera professionale, alle competenze richieste e ai mezzi impiegati”.

Le proposte, talvolta, arrivano dai medici stessi. È il caso del dottore che ha suggerito a un giovane collega un turno in un circolo turistico in Campania. Il pagamento consisteva in una cena per due, offerta dal proprietario del circolo. Non è andata meglio alla dottoressa contattata da un ente in cerca di assistenza medica in montagna. La paga? Una lezione di sci.

Al suq della medicina, dove la tariffa è da contrattare. “Storie come queste non sono tanto meno decorose di chi ti offre cinque euro l’ora”, precisa la fondatrice del gruppo Lucrezia Trozzi. Perché se il compenso pattuito non è in natura, è la tariffa a lasciar desiderare. Tanto da diventare oggetto di vere e proprie contrattazioni. “Mi sentivo in un suq arabo”, racconta. “Mi sono ritrovata a dover contrattare il mio onorario per una prestazione di 118, un servizio di emergenza per il quale seguiamo un corso di formazione di oltre mille euro. La responsabile della cooperativa che mi aveva chiamato voleva pagarmi ancora meno della tariffa praticata a Roma, che è di 16 euro l’ora. Poi, tramite passaparola, mi è arrivata un’altra offerta: servizio di ambulanza a una corsa di cavalli. Hanno cercato di convincermi che 13 euro l’ora fossero un compenso adeguato. È stata la prima volta che ho rifiutato un’offerta di lavoro. Mi sono detta che non potevo essere la sola in questa situazione e ho creato il gruppo su Facebook”.

Tariffe minime contro la sanità low costSui social esistevano già pagine simili per concordare turni e sostituzioni tra colleghi. A inizio novembre è nato Gmas, Giovani medici anti sfruttamento. Un gruppo chiuso, per tutelare i medici che denunciano offerte inique, che in dieci giorni ha sfiorato i 1.500 contatti. Basta richiedere l’iscrizione, indicando l’albo di appartenenza, per prender parte alla discussione.

“Ho aperto il gruppo perché mi sentivo sola e impotente – continua Lucrezia, che amministra la community insieme a Nicola Pescetelli – ho scoperto invece che ci sono tantissimi colleghi che la pensano come me”. Le peggiori segnalazioni arrivano dalla Campania, dove i giovani in camice sono costretti ad accettare tariffari da 3,50 euro l’ora. Un post dopo l’altro, il gruppo ha raccolto iscritti da tutta Italia, coinvolgendo giovani professionisti e studenti all’ultimo anno di Medicina. Da Udine ad Agrigento.

“L’obiettivo non è denunciare chi ci fa queste proposte, ma tutelare la professione. Quello che ci interessa è avere l’attenzione degli Ordini provinciali dei medici”. La richiesta è quella di un tariffario minimo, che tuteli la professionalità anche dei più giovani. “Nel momento in cui un collega accetta un tariffa che viola il tariffario minimo dev’essere sanzionato dall’Ordine. Nessuno – spiega ancora la dottoressa – dev’essere messo in condizioni di prender parte a una sanità low cost“.

Usa, l’Antitrust blocca la fusione AT&T-Time Warner: “Sarebbe un danno per i consumatori”

l ministero della Giustizia ha depositato un atto di opposizione all’operazione del valore di 85,4 miliardi di dollari. Ma dietro lo stop c’è la guerra del presidente alla ‘nemica’ CnnDalle minacce alle vie di fatto. Il ministero della Giustizia ha depositato un atto per opporsi all’acquisto da 85,4 miliardi di dollari del gruppo Time Warner – editore tra l’altro della Cnn – da parte del colosso delle telecomunicazioni AT&T. Operazione annunciata oltre un anno fa e che ha raccolto l’ostilità esplicita del presidente Usa, Donald Trump, che considera Cnn una delle testate nemiche.

Il Dipartimento di Giustizia ha presentato un’azione legale al tribunale federale per bloccare la fusione fra At&t e Time Warner. “Questa fusione creerebbe molti danni per i consumatori americani. Si tradurrebbe in costi mensili più alti” per gli abbonamenti televisivi e “per le altre opzioni innovative che stanno emergendo e che i consumatori iniziano ad apprezzare” afferma l’antitrust americano.

La notizia era stata anticipata dal New York Times che aveva esplicitamente parlato di ricatto, sostenendo che funzionari del ministero della Giustizia, guidato da Jeff Sessions, implicato nel Russiagate, avevano posto un ultimatum ad AT&T: se volete l’ok dell’amministrazione Trump dovete vendere la Cnn. Cosa che il numero 1 di AT&T, Randall Stephenson, ha chiarito di non avere alcuna intenzione di fare, preannunciando anzi che sarebbe ricorso in giudizio contro ogni mossa del ministero della Giustizia. Peraltro il ministero – per legge – deve solo verificare se dalla fusione dei due gruppi possa venire un danno ai consumatori ma non può entrare nel merito dell’opportunità dell’operazione.

Il presidente americano ha criticato duramente la fusione durante la campagna elettorale, ma la Casa Bianca assicura che non c’è stata alcuna interferenza sul Dipartimento di Giustizia, al quale ricade la responsabilità antitrust. Secondo indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, la Cnn è al centro del contenzioso fra le autorità americane e le due società, con il Dipartimento di Giustizia che avrebbe chiesto la vendita della rete di informazione in cambio del via libera all’accordo. Il possibile blocco apre un duro scontro legale, con la decisione finale nelle mani della giustizia.

At&t nelle scorse settimane non ha infatti escluso la possibilità di rivolgersi alla giustizia nel caso di parere contrario delle autorità per chiarire l’eventuale ruolo di Trump. E ieri sera At&t ha duramente criticato l'”inspiegabile” decisione dell’antitrust americano di bloccare le nozze con Time Warner. Il blocco è una “divergenza radicale” dai precedenti del passato, spiega il colosso delle telecomunicazioni. “Fortunatamente il Dipartimento di Giustizia non ha l’ultima parola al riguardo. Abbiamo fiducia nel fatto che il tribunale respingerà le rivendicazioni del governo e permetterà la fusione”.

Il no rischia di frenare il risiko nel settore dei media: l’intera industria segue passo passo gli sviluppi per esaminare la reazione dell’amministrazione Trump al suo primo test antitrust. Un esame sul quale, secondo indiscrezioni, Rupert Murdoch avrebbe fatto valere il suo peso. Il tycoon dei media è infatti amico di Ivanka Trump e a lui il presidente si sarebbe rivolto per ricevere suggerimenti per i candidati alla Federal Communications Commission. Murdoch avrebbe chiesto in cambio restrizioni all’operazione At&T e Time Warner. Ma proprio Murdoch sta valutando di vendere parte degli asset di 21st Century Fox, a cui fa capo Fox News, la rivale di Cnn.

Dal matrimonio fra At&t  e Time Warner nascerebbe un colosso delle telecomunicazione, uno dei più grandi al mondo, con in portafoglio la Cnn ma anche gli studio Time Warner e Hbo. Un gigante in grado di competere in tv, sui dispositivi mobili e sui contenuti originali, sempre più determinanti, come mostrato dal successo di Netflix e Hulu. Le nozze hanno già incassato il via libera di molte autorità a livello globale, inclusa l’Ue secondo la quale l’unione fra At&t e Time Warner non crea problemi di concorrenza.

Tari, il Mef conferma: la parte variabile si calcola una sola volta

Secondo la circolare pubblicata, è “corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica”

MILANO – “Con riferimento alle pertinenze dell’abitazione, appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica”. Lo precisa il Mef in una circolare sulla Tari. “Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della Tari”. Il caso era stato sollevato da una interrogazione parlamentare e segnalata da Repubblica.it. “Qualora il contribuente riscontri un errato computo della parte variabile della tassa sui rifiuti effettuato dal Comune o dal soggetto gestore del servizio può chiedere il rimborso del relativo importo in ordine alle annualità a partire dal 2014, anno in cui la TARI è entrata in vigore”. Il Ministero dell’Economia dà così il via alle procedure per chidere i rimborsi. In riferimento alle pertinenze dell’abitazione, è “corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica”. “Il chiarimento – ricorda il Mef – si è reso necessario a seguito del calcolo che alcuni Comuni hanno adottato, in base al quale la parte variabile della tassa è stata moltiplicata per il numero delle pertinenze. In questo modo sono risultati importi decisamente più elevati rispetto a quelli che sarebbero risultati applicando la quota variabile una sola volta”. Secondo quanto specificato nella circolare (disponibile sul sito del Ministero), quindi, in riferimento alle pertinenze dell’abitazione, è “corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica”. “Un diverso modus operandi da parte dei comuni – è scritto nella circolare – non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della TARI”.
Per “superficie totale dell’utenza domestica” si intende la somma dei metri quadri dell’abitazione e delle relative pertinenze.