Category: attualità

Draghi: i giovani non vogliono sussidi ma opportunità di successo

Il presidente della Bce a Dublino: «I governi devono ascoltare i giovani per il futuro dei loro Paesi e della democrazia». La disoccupazione giovanile resta 4 punti più alta rispetto al 2007, ricorda Draghi

Mario Draghi con il governatore della Banca centrale d’Irlanda Philip Lane al Trinity College di Dublino
Mario Draghi con il governatore della Banca centrale d’Irlanda Philip Lane al Trinity College di Dublino

«I giovani non vogliono vivere con i sussidi. Vogliono lavorare e allargare le proprie opportunità e oggi, dopo la crisi, i governi sanno come rispondere alle loro richieste e come creare un ambiente in cui le loro speranze possano avere una possibilità di successo», sostiene il presidente della Bce, Mario Draghi, in un discorso al Trinity College di Dublino, esortando quindi i governi «a rispondere alle loro richieste» per il futuro dei loro Paesi e della loro democrazia».

La disoccupazione giovanile nonostante sia scesa negli ultimi anni, «è ancora quattro punti percentuali più alta rispetto al 2007%», cioè all’inizio della crisi, ha ricordato Draghi, al suo intervento al Trinity College. «Dal picco del 24% nel 2013 è scesa al 19% circa nel 2016». Si tratta di un fenomeno «non recente. Era alta negli ultimi decenni, guidata sia dai fattori strutturali che dal lungo periodo. In Europa, il peggioramento del mercato del lavoro per i giovani è apparso negli anni Settanta, quando la disoccupazione è aumentata dal 4,6% all’11,1% entro la fine del decennio.

La disoccupazione giovanile, ha aggiunto, «non è solo strutturale ma anche altamente pro-ciclica. Durante la Grande Recessione, e la corrispondente crisi ciclica, la disoccupazione giovanile è salita notevolmente. Tra il 2007 e il 2013 aumenta di circa 9 punti percentuali nell’area dell’euro – due volte più del tasso di disoccupazione globale». E seppure il tasso di disoccupazione giovanile è migliorato, «molti giovani dell’area dell’euro stanno ancora studiando o non cercano attivamente un’occupazione. Il potenziale per le conseguenze sociali e economiche del mercato del lavoro è altrettanto elevato. Nel 2016, circa il 17% delle persone tra i 20 e 24 anni dell’area dell’euro non erano né in occupazione né in istruzione o formazione, mentre l’Irlanda era vicino a questa media dell’area dell’euro. In Grecia e in Spagna, i dati sono rispettivamente del 23% e del 21%».

Il problema della disoccupazione giovanile però non va affrontato alla radice solo per questioni di natura economica alla luce che i giovani danno in termini di produttività e innovazione ma anche per una ragione più fondamentale di giustizia ed equità sociale, ha detto il presidente della Bce. «Vi è una ragione più fondamentale — ha detto Draghi — per continuare ad affrontare questa sfida prioritaria con determinazione. Abbiamo visto come in molti Paesi il peso della crisi è caduto in maniera sproporzionata sulle spalle dei giovani il che ha lasciato un’eredità di speranze deluse, rabbia e in definitiva sfiducia nei valori della nostra società e nell’identità della nostra democrazia». Alcuni sostengono, ha argomentato Draghi, che «una più equa distribuzione di reddito e ricchezza è la risposta giusta per riportare entro il patto sociale quelli che hanno perso la battaglia della globalizzazione. Ma questo non può essere abbastanza per i giovani che sono il futuro delle nostre democrazie».

Uber bandita da Londra: no al rinnovo della licenza

Non è più ritenuto un servizio «appropriato» per operare nella capitale inglese, ha dichiarato l’autorità che regola il trasporto. Il sindaco Khan: «Bisogna giocare secondo le regole»

Uber riceve una nuova stretta, questa volta a Londra. L’autorità che si occupa dei trasporti pubblici ha negato alla società il rinnovo della licenza per operare nelle strade della capitale britannica. Il motivo? «Il suo approccio e la sua condotta dimostrano una mancanza di responsabilità corporativa e d’impresa». Si riferisce ad alcuni episodi che hanno messo in discussione la sicurezza dei cittadini: la mancanza di denunce di alcuni episodi criminali e le modalità con cui vengono ottenuti i certificati medici. Così come la scoperta dell’esistenza di un software, chiamato Greyball, che inibiva i controlli della polizia. La decisione è supportata anche dal sindaco di Londra Sadiq Khan: «Bisogna giocare secondo le regole — ha commentato — chi finisce un servizio innovativo non deve comunque minare alla sicurezza dei clienti». Non è quindi «adatta per continuare ad avere una licenza da operatore privato». La scadenza è prevista per il 30 settembre, poi ci saranno 21 giorni a disposizione di Uber per fare ricorso. L’auto marchiate dalla «U» continueranno quindi sicuramente a circolare almeno fino alla fine di questo processo. Sono 3,5 milioni i londinesi che hanno scaricato l’app e oltre 40mila gli autisti che offrono corse tramite il servizio.

Subito risponde Uber con un commento ufficiale firmato da Tom Elvidge, General Manager della divisione londinese. Conferma la volontà di fare ricorso contro la decisione: «Il sindaco ha ceduto a quel piccolo gruppo di persone che vogliono limitare la scelta dei consumatori. I nostri autisti hanno la licenza dell’autorità dei Trasporti di londra e sono passati attraverso lo stesso percorso dei tassisti. La nostra tecnologia innovativa è andata oltre per assicurare la sicurezza e ogni corsa è tracciata e registrata dal Gps. Abbiamo sempre seguito le regole e riportato gli incidenti gravi alla polizia. Come abbiamo già detto alle autorità, da una nostra indagine interna è emerso che Greyball non è mai stato usato in Gran Bretagna»

La storia di Flavia Taglioni, dal Liceo di Ceccano alla chirurgia oncologica a Beirut

La storia di Flavia Taglioni, dal Liceo di Ceccano alla chirurgia oncologica a Beirut

Ancora un’esperienza formativa di eccellenza per Flavia Taglioni, ex allieva del Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano diplomata nel 2012 con il massimo dei voti.
Flavia, iscritta al quarto anno di Medicina e Chirurgia presso l’Università di Palermo, ha vinto per il secondo anno consecutivo il concorso di Clerkship indetto dall’associazione SISM denominato SCOPE ed ha trascorso il mese di agosto a Beirut, in Libano, presso l’Hôtel Dieu de France Centre hospitalier Universitaire Saint Joseph.
La Standing Committee On Professional Exchange (SCOPE) è l’area tematica che si occupa di scambi internazionali di tipo professionale. Questa straordinaria esperienza di scambio professionale si regge su un network internazionale che dà ogni anno a circa 650 studenti di medicina italiani la possibilità di frequentare per un mese un reparto ospedaliero a scelta ospite di un’associazione studentesca analoga al SISM, godendo di alloggio gratuito e vitto parzialmente coperto e vivendo il quotidiano con gli studenti di medicina di altre nazionalità oltre che di quella ospitante, frequentando il reparto scelto ed eventualmente la sala operatoria.
L’esperienza formativa non arricchisce solo dal punto di vista delle competenze mediche, ma è finalizzata anche ad aumentare le conoscenze sulla salute globale, sulla cooperazione internazionale, sull’apprendimento interculturale. Dopo l’esperienza dell’anno passato a San Pietroburgo in Russia per uno stage in neurochirurgia, anche questa volta Flavia ha potuto formarsi presso il reparto di neurochirurgia, seguendo la sua passione crescente per la chirurgia. La conoscenza dell’inglese e del francese, perfettamente appresi al Liceo ed approfonditi con stages e l’exchange year in Canada, le hanno permesso di affrontare con serenità le occasioni di stage professionale universitario. La formazione di base delle materie scientifiche e la frequentazione del laboratorio di scienze le hanno dato il gusto e sviluppato la passione per affrontare la facoltà di Medicina e Chirurgia con slancio.  Flavia è solo un esempio dei moltissimi ex alunni del Liceo di Ceccano che restano legati affettuosamente alla loro amata scuola, perché ne riconoscono il valore e la valenza formativa. Sono loro i testimonial dell’Istituto che con le loro storie e il loro esempio passano il testimone ai 180 “primini” che da qualche giorno hanno varcato per la prima volta il cancello d’ingresso del Liceo

Frosinone, Parco del Matusa: ad inizio ottobre l’area sarà aperta al pubblico; poi la ripresa dei lavori

Frosinone, Parco del Matusa: ad inizio ottobre l’area sarà aperta al pubblico; poi la ripresa dei lavori
Nella prima settimana di ottobre sarà permesso l’accesso ai cittadini all’interno del Parco del Matusa di Frosinone, attraverso un “Green day” in cui saranno illustrati gli step delle successive lavorazioni. Lo comunica in una nota l’amministrazione comunale di Frosinone.
«Naturalmente, dopo l’evento di ottobre, per motivi di sicurezza e di pubblica incolumità sarà necessario continuare le lavorazioni senza l’afflusso dei cittadini all’interno dell’area di cantiere, per arrivare in tempo con l’apertura definitiva al pubblico, come terzo step, fissata per la prossima primavera – prosegue il comunicato -. L’amministrazione ha, inoltre, incaricato gli operatori presenti nel cantiere di ripristinare la corretta efficienza di uno dei due timer presenti in prossimità dell’area che scandiranno, anche per il futuro, i momenti delle lavorazioni».

È morta Liliane Bettencourt, “regina” della bellezza e donna più ricca del mondo

DA una tintura per capelli a 44 miliardi di euro. Tanto, infatti, è stato valutato il patrimonio di Liliane Bettencourt, presidente del colosso cosmetico L’Oréal, scomparsa oggi all’età di 95 anni, che avrebbe compiuto il prossimo 21 ottobre.

La rivista Forbes a marzo scorso l’ha incoronata come donna più ricca del mondo e certamente parte della propria fortuna è dovuta anche alla oculata gestione di Liliane, che non ha mai amato più di tanto il jet set internazionale e le luci dei riflettori. Quanti, infatti, la conoscevano come proprietaria di una delle aziende più grandi del mondo nel settore della cosmetica?

Ereditata dal padre, Eugène Schueller, giovane chimico dallo spirito imprenditoriale che nel 1909 fondò l’impresa che diventerà in seguito il Gruppo L’Oréal grazie proprio a una tintura per capelli da lui elaborata, prodotta e venduta agli acconciatori parigini. I primi passi verso quello che sarà da allora in poi il Dna del brand: la ricerca e l’innovazione al servizio della bellezza.

Nel 1956 inizia la grande espansione che vede la nascita di “Le Grand L’Oréal”, la realizzazione di prodotti simbolo e iconici ancora oggi e l’acquisizione di marchi strategici. Negli ultimi anni la “diversità” è diventata il simbolo del brand, tra i primi a lanciare il messaggio di bellezza “alternativa”, portando donne di colore a diventare testimonial di primo piano e facendo dell’unicità il proprio manifesto, con slogan come l’arcinoto: “Perché io valgo”. Oltre a valori come la responsabilità sociale, l’attenzione per l’ambiente e la sostenibilità.

Liliane Bettencourt ha ereditato l’azienda quando tutto questo ancora non esisteva, dopo un’infanzia non facile, avendo perso la madre a soli cinque anni, nel 1927. Nel 1950 ha sposato il politico francese André Bettencourt, da cui ha avuto la figlia Françoise, stabilendosi a Neuilly-sur-Seine, ricco sobborgo parigino.

Particolare da segnalare, poiché l’unica “macchia” nella biografia di Liliane ha a che fare anche con la sua residenza, della quale fu sindaco per un certo periodo Nicolas Sarkozy, proprio l’ex Presidente della Francia che, insieme ad alcuni membri influenti del suo partito, avrebbe infatti, secondo le accuse, approfittato dello stato mentale della Bettencourt, dichiarata incapace di intendere nel 2006, per ottenere del denaro illecitamente.

E pensare che la “colpa” sarebbe stata del maggiordomo che, come nelle migliori storie di giallo, a insaputa di tutti avrebbe registrato delle conversazioni avvenute tra la signora e membri del suo entourage che avrebbero poi indotto il giudice di Bordeaux Jean-Michel Gentil a indagare Sarkozy e compagni per finanziamento illecito. Uno scandalo che portò l’allora Presidente a perdere la corsa all’Eliseo a favore di François Hollande.

Certo, oltre a questo ci furono anche i sospetti di

evasione fiscale a gettare un’ombra sull’irreprensibile, almeno fino ad allora, signora della bellezza, alla quale comunque dobbiamo dire grazie per i momenti di puro piacere che ci ha regalato e che continua a regalarci, sotto forma di rossetti, profumi e creme. Merci, madame Bettencourt!

Rieti, il concorso in Comune vinto da diciotto persone Cicchetti: ora non servon

di Alessandra Lancia
RIETI – Concorsone «congelato», il sindaco Antonio Cicchetti rompe il silenzio e spiega perché non ha dato seguito alla graduatoria e avviato le procedure per promuovere e/o assumere le 18 figure messe a concorso dalla giunta Petrangeli. I PERCHE’ DI UNA SCELTA «In questa vicenda bisogna considerare tre diversi profili – dice Cicchetti a Il Messaggero, che ha sollevato il caso – C’è un profilo giuridico, su cui sta lavorando il nuovo segretario comunale: il suo predecessore se ne…

Rieti, Studentesca Milardi a Roma a caccia dei titoli regionali Cadetti

di Lorenzo Bufalino
RIETI – Oggi e domani allo stadio della Farnesina di Roma gli atleti dell’Atletica Studentesca Rieti Andrea Milardi gareggeranno nel campionato regionale individuale categoria cadetti. I ragazzi under 16 di tutta la regione oltre al titolo a Roma andranno alla ricerca del minimo di partecipazione per il prossimo criterium per regioni di Cles e del posto da titolare nella rappresentativa Laziale per il campionato nazionale.

Tra i ragazzi della Studentesca diversi sono già gli atleti che hanno già conseguito il minimo di partecipazione alla manifestazione più importante dell’anno per la categoria cadetti. Su tutti la specialista delle prove multiple Cecilia Rinaldi che con il titolo individuale vinto nel pentathlon lo scorso weekend, si è già messa in tasca il posto da titolare nella rappresentativa per Cles. A Roma la Rinaldi concorrerà nelle gare di 80 ostacoli e 300 ostacoli dove anche qui potrà giocarsi le carte per un buon piazzamento nel podio.

Con lei ci sarà a Cles anche Federico Fratili, cadetto allenato da Alberto Milardi che durante il trofeo torri gemelle è riuscito a saltare nel triplo la misura standard per poter essere della partita al criterium. Con il suo 12.89 Fratili guida anche la classifica regionale e vincendo il titolo potrà aggiudicarsi l’ambito posto nella rappresentativa laziale. Oltre al triplo Fratili gareggerà anche nel salto in lungo provando così a salire sul podio su entrambe le discipline. Altra atleta già in possesso del minimo è Alessandra Rinaldi, allenata da Arduino Chiari insieme a Katrin Blasetti, che in stagione ha già corso forte negli 80 ostacoli con il tempo di 12.29, tempo che la mette in seconda posizione tra le partenti. Anche lei proverà a giocarsi il posto da titolare nella rappresentativa.

Super favorita nel lancio del giavellotto anche Ludovica Giannursini che con i suoi oltre 46 metri in stagione diventa una seria pretendente per le medaglie che contano al criterium di Cles, con il posto praticamente già assicurato in rappresentativa. Da seguire il rientrante Pietro Peron che dopo un brutto infortunio ad inizio stagione che l’ha costretto a saltare praticamente tutta la stagione estiva, torna in gara nel peso e nel disco dove prova ad insidiare i suoi avversari per la vittoria del titolo.

Il capitano dell’ultimo cds cadetti Flavio Faraglia sarà impegnato nei 300 e nei 300 ostacoli dove punterà ad avvicinare il podio. Giulia Mezzanotte invece nei 3 km di marcia dopo aver distrutto il suo record personale al trofeo Perseo cerca il salto di qualità che la potrebbe portare al minimo per i campionati Italiani. Molto buone e da podio anche le due staffette veloci 4×100.

Termini e Colle Oppio, sos degrado. Basilone: sono zone fuori controllo

di Camilla Mozzetti
Le panchine scambiate come letti e le inferriate usate per far asciugare magliette e pantaloni mentre i bambini giocano nell’area attrezzata di Colle Oppio e le madri li fermano per paura quando vogliono correre lontano. A divertirsi nel verde, che verde più non è, di un parco pubblico divenuto terra di sbandati e senzatetto; di promiscuità e pericolo. A Termini, invece, oltre al caos della viabilità che su via Giolitti e via Marsala a determinati orari del giorno si scatena sotto al peso dei torpedoni e delle…

Frosinone, “Mancata Vigilanza” di un paziente: Asl condannata. Risarcito un pontecorvese

Mancata vigilanza di un paziente: Asl condannata a pagare 193 mila euro al figlio di un uomo suicidatosi nel 2004 a Pontecorvo.

Una storia lunga 13 anni, arrivata al capolinea qualche settimana fa con la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale civile di Cassino.
“Si sarebbe dovuto sollecitare un esame psichiatrico ed impedire, tramite l’ausilio della forza pubblica, che il paziente rimanesse in libertà”. Questo il tratto essenziale della sentenza che ha portato la Asl alla soccombenza.
La vicenda finita in Tribunale a Cassino, tramite l’avvocato Maria Letizia Casale, ha avuto inizio la sera del 25 aprile  2004, quanto un uomo, 60enne, di Pontecorvo fu notato mentre tentava di scalcare il parapetto del ponte curvo sul fiume Liri: voleva gettarsi giù. Un passante interviene ed evita l’estremo gesto.

Con un’ambulanza del 118, l’uomo, fu portato al pronto soccorso dell’ex ospedale «Del Prete», ma, poche ore dopo, dal reparto di emergenza, viene dimesso. Intorno all’una del 26 aprile si consuma la tragedia: l’uomo si reca di nuovo sul ponte curvo e si lascia cadere giù. Con il fiume in piena in un attimo viene inghiottito dalla corrente delle acque. Per giorni vigili del fuoco, carabinieri e volontari scandagliano le acque e le sponde del fiume Liri, ma il corpo dell’uomo sembrava sparito nel nulla: era impigliato ad alcuni rami e viene trovato qualche settimana dopo, alla fine del periodo delle piene. Una morte sulla quale sin dai primi giorni ci sono stati interrogativi. La famiglia, il figlio convivente, in particolare, dopo aver raccolto elementi sulle ultime ore di vita di suo padre, nel 2006, tramite l’avvocato Casale, si rivolge al Tribunale civile di Cassino. Chiama in causa la Asl di Frosinone sostenendo che “il suo padre era stato dimesso nonostante lo stato di incapacità e il tentativo di suicido”. Chiede il risarcimento dei danni “diretti, indiretti, materiali, esistenziali e biologici”.

C’è stata una lunga istruttoria nel corso della quale sono stati ascoltati gli operatori del 118 e altri testimoni.

“I testi – si legge nella sentenza – sono stati tutti concordi nell’affermare che il paziente, la sera del 25 aprile venne condotto al pronto soccorso dell’ospedale di Pontecorvo dopo aver tentato il suicidio”. Poco dopo era stato dimesso, ma non aveva firmato il verbale di pronto soccorso. Per il Tribunale da questa circostanza si  “desume lo stato di incapacità e non una deliberata omissione della sottoscrizione”.

Per il Tribunale, inoltre, il medico di pronto soccorso  (non chiamato in giudizio dal figlio del paziente), avrebbe dovuto “sollecitare un esame  psichico ed impedire, tramite l’intervento della forza pubblica, che il paziente rimasse in libertà, potendo rappresentare un pericolo non solo per sé (come poi è stato), ma anche per gli altri”.

Alla Asl, dunque, è stato intimato di  versare al figlio del paziente morto suicida la somma di 193.812,68, somma estrapolata dalle tabelle di Milano pubblicate nel 2014 ( indici di valutazione del danno non patrimoniale) oltre al pagamento delle spese legali e rivalutazione. La sentenza è stata appellata.

CHI HA UN FALSO PROFILO SU FACEBOOK RISCHIA FINO A UN ANNO DI RECLUSIONE

“Chi crea falsi profili (detti anche “fake”) su Facebook è punibile sia civilmente che penalmente”. Infatti, per questa tipologia di reato la legge prevede fino ad un anno di reclusione. Lo ha affermato  la Corte di Cassazione che in una recente sentenza ha portato alla condanna di una donna che aveva creato su Facebook un falso profilo con un nome di fantasia e, con questo account, aveva molestato una vicina di casa.
Un falso profilo può essere penalmente perseguibile – Shutterstock
Dobbiamo però precisare che non configura l’ipotesi di un reato, sanzionabile penalmente, la condotta di chi crea solo e intenzionalmente account falsi sul social network, anche se a tal proposito è bene precisare che le regole accettate in fase di registrazione sono chiare e sanciscono espressamente il divieto di utilizzare dati ed informazioni non corrispondenti al vero.
In una simile ipotesi dunque, solo la società fornitrice del servizio – nel caso di specie, Facebook Inc. – potrebbe adire il giudice per veder condannare l’utente “scorretto”.

La violazione, in questo particolare caso della donna molestatrice, è quella dell’articolo 494 del codice penale che, testualmente, afferma: “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno”.

Creare falsi profili sui social network (e dunque non solo su Facebook) per occultare la propria identità pubblicare frasi offensive (es. diffamazioni, calunnia, minacce o molestie) che possono ledere la reputazione di qualcuno, può costare caro in quanto va a commettere il reato di “Sostituzione di persona”.
Per la Polizia postale, che è composta da informatici esperti, è alquanto semplice individuare le persone sull’web. Infatti, chi si iscrive a Facebook lascia sempre una traccia di sé. Per esempio, tramite l’indirizzo mail o il numero di cellulare con cui si effettua la registrazione possono partire le indagini.

COME SI DENUNCIA UN FALSO PROFILO 
Si inizia con il risalire all’ID utente (il codice numerico identificativo: una sorta di numero di targa virtuale del soggetto che lo usa). Una operazione più semplice di quanto si pensi per chiunque e che può compiere la stessa persona che ha subito la molestia.
Per i profili che non hanno ancora scelto un nickname (nome) trovare l’ID è molto semplice, basta infatti guardare l’URL in alto sulla barra degli indirizzi del browser quando visitiamo il loro profilo. Esempio:
In questo caso il numero alla fine, 123456789… è l’ID che identifica quel particolare utente.
Ma se l’utente ha scelto uno username, del tipo facebook.com/nome.cognome.xx allora bisogna procedere diversamente perché  non basta guardare l’URL.

Illustreremo e spiegheremo adesso alcuni metodi per trovare l’ID utente. Gli esempi sono stati basati sull’utente Facebook che tutti conoscete, Mark Zuckerberg, il cui ID è il n.4.

Perché 4 e non 1, vi chiederete? Perché i primi tre utenti di Facebook sono di beta testing e sono stati utilizzati dallo stesso Zuckerberg per progettato il social network. Questi profili ora non sono più accessibili e a lui è rimasto l’ID numero 4.

 
METODO 1 
Navigando sulle foto dell’utente, e cliccando su uno dei suoi album (esempio le foto del profilo) noterete che l’URL in alto sarà del tipo:
Il primo due numeri alla fine del collegamento identificano l’album, l’ultimo (dopo il punto) identifica l’utente!
METODO 2
Un altro modo per trovare ID di Facebook di una persona o di una fan page è aprire il sorgente della pagina e cercare al suo interno il codice. Anche in questo caso si tratta di un’operazione facilissima.
Sia con Chrome che con Firefox basta fare click destro in un punto qualsiasi della pagina e selezionare la voce Visualizza sorgente pagina dal menu che compare. Nella pagina che si apre, bisogna dunque attivare lo strumento di ricerca (premendo Ctrl+F su Windows o cmd+f su Mac) e trovare la stringa che comincia con profile_ID.
 
 
COME SI PROCEDE PER DENUNCIARE L’ILLECITO 
A questo punto, la persona molestata può denunciare l’illecito, con una querela o con un semplice esposto. È sufficiente copiare il numero che compare tra questi codici e fornirlo, assieme al nickname del profilo del molestatore, alla Polizia postale che, ottenute le dovute autorizzazioni dalla Procura, cercherà di risalire all’identità del molestatore tramite l’individuazione del suo indirizzo IP (Internet Protocol).
Tutti coloro che subiscono delle offese o minacce tramite internet possono e devono rivolgersi alla polizia postale e porre fine al comportamento scorretto di individui senza scrupoli che mettono a repentaglio la sicurezza altrui.
MA L’AZIENDA PUÒ CREARE UN FALSO PROFILO PER “SPIARE” IL DIPENDENTE 

La Corte di cassazione, sezione Lavoro, con la sentenza n. 10955 del 26 maggio 2015 ha ritenuto  non legittima la condotta dell’azienda (o del datore di lavoro) che ha creato un falso profilo Facebook per incastrare il dipendente negligente. Provando in questo modo la propensione ad assentarsi dal posto di lavoro, tanto da arrivare al licenziamento.

Nello specifico è stato accertato che il capo del personale dell’impresa aveva creato un falso profilo femminile su Facebook con richiesta di amicizia a un dipendente che già era stato sorpreso ad assentarsi dal posto di lavoro per una telefonata di oltre un quarto d’ora, lasciando incustodito un macchinario che, durante l’assenza, si era bloccato. Quello stesso giorno era stato trovato nel suo armadietto aziendale un Ipad acceso e collegato alle rete elettrica.

Nei giorni seguenti, in seguito alla richiesta di amicizia arrivata dal falso profilo Facebook, era stato accertato come il dipendente avesse utilizzato a lungo e in più occasioni il suo profilo in orari che coincidevano con quelli di lavoro. Sulla base di tutti questi elementi è scattata la procedura di licenziamento per giusta causa, ora confermata dalla decisione della Cassazione.