Category: cronaca

RIETI Incidente nella galleria di Piedimoggio sulla Rieti-Terni: tre auto coinvolte

Incidente nella galleria di Piedimoggio sulla Rieti-Terni: tre auto coinvolte

Un incidente stradale si è verificato questa sera intorno alle 23 nella galleria di Piedimoggio sulla superstrada Rieti-Terni. Tre le auto rimaste coinvolte nello scontro che ha provocato il ferimento di alcune persone. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, polizia, carabinieri e 118 per i soccorsi. La galleria è stata chiusa sia in direzione Rieti che verso Terni e il traffico deviato sulle strade locali. Ancora da stabilire le cause dell’incidente. Notevoli i disagi per gli automobilisti.

Revolver, barbe finte e parrucche nell’auto: pronti alla rapina vengono inchiodati dai finanzieri

Revolver, barbe finte e parrucche. Erano pronti a mettere a segno una rapina a Ostia, ma i finanzieri del Comando Provinciale sono riusciti a bloccarli grazie a un semplice controllo stradale. A bordo di un’auto poi risultata rubata c’erano C.G. e B.C., entrambi classe 1953: nella macchina i militari hanno trovato due revolver, guanti, parrucche e barbe finte. Non è escluso che l’obiettivo della rapina fosse l’Ufficio postale di Ostia Lido in piazza della Posta, distante poche centinaia di metri dove gli uomini sono stati trovati. Lunedì infatti, primo giorno feriale del mese, si pagavano le pensioni e le casse erano piene.
La coppia è stata arrestata in flagranza di reato per tentata rapina aggravata dall’uso delle armi, ricettazione per il possesso dell’auto rubata e detenzione illegale di armi.

Panico sulla Roma-Lido: rissa tra tre ucraini armati, ferita una donna

La Roma-Lido (foto Caprioli/Toiati)
Tre ucraini hanno seminato scompiglio tra i passeggeri in attesa del treno della Roma-Lido a piazzale Ostiense. I tre si sono picchiati e uno era anche armato di coltello: una donna in attesa del treno, è stata coinvolta nella colluttazione e fatta cadere a terra con una spinta, tanto da dover ricorrere successivamente, alle cure mediche per le contusioni riportate.
A seguito dell’intervento di una guardia giurata addetta alla sicurezza e di un carabiniere libero dal servizio, i poliziotti del commissariato Colombo e Castro Pretorio li hanno arrestati per rissa aggravata: si tratta di due 31enni e un 22enne. Per le ferite riportate, uno degli ucraini veniva trasportato in ambulanza in ospedale dove veniva dimesso con una prognosi di 15 giorni per contusioni al volto.

Pescara: sgomberata dopo 116 giorni famiglia Alanno in tenda

Pescara: sgomberata dopo 116 giorni famiglia Alanno in tenda

Dopo 116 giorni in tenda, sotto il Comune di Pescara, è stata sgomberata la famiglia di Alanno protagonista di una vera e propria odissea abitativa. Tolte le tende, però, i componenti non si arrendono: dormiranno all’aperto.

“Dopo 116 giorni in tenda, in attesa che il Prefetto ci ricevesse, polizia municipale e Digos ci hanno sgomberato”, così la famiglia di Alanno che viveva e dormiva in tenda proprio sotto il Comune di Pescara. I componenti della famiglia, Alessandra Marsilii e il marito Francesco Roberto Cucinotta che con i loro tre figli dimoravano nella tenda in piazza Italia si sono trovati a dover sgomberare il prato di piazza Italia dove stavano cercando di sottoporre all’attenzione pubblica la loro situazione. Naturalmente i protagonisti della odissea abitativa che va avanti da mesi, non hanno opposto resistenza: hanno tolto la tenda e altro materiale, ma hanno anche assicurato che, comunque, rimarranno lì. Dormiranno all’aperto. Chiedono di parlare con il Prefetto di Pescara. La loro casa di proprietà di Alanno, come noto, è stata dichiarata inagibile per via delle infiltrazioni dovute a un canale di scolo di proprietà del Comune che passa sul terreno dei Cucinotta senza che loro “abbiano mai dato il permesso”. Alla famiglia è stata assegnata una casa popolare ad Alanno ma inizialmente, ha spiegato Alessandra, le condizioni non erano tali da viverci soprattutto alla luce di muffa e umidità che certo bene non fanno a uno dei tre figli che soffre di asma. Roberto spiega, inoltre, che pur essendo stati rassicurati sui lavori per migliorare la vivibilità dell’alloggio popolare di Alanno, nonostante abbia chiesto tramite avvocato le certificazioni sulla ristrutturazione della casa popolare in questione, le certificazioni dopo 15 giorni, però, non sono ancora arrivate nelle mani della famiglia Cucinotta.

“Sono 116 giorni che attendiamo di parlare con il Prefetto di Pescara, – dice Roberto – ma noi, nonostante abbiamo dovuto togliere la tenda, gli striscioni e altro materiale, continueremo a stare qui.”

Una odissea dal sapore amaro per la famiglia Cucinotta. Se hanno, infatti, durante la loro permanenza in piazza Italia e di fronte alla Prefettura, ricevuto la solidarietà dei cittadini, forse non così è stato da parte delle Istituzioni. Almeno una parola di conforto e di confronto, anche alla luce di 116 giorni trascorsi in una piccola tenda, con tre figli giovanissimi e due genitori che di certo non si arrendono.

Alatri  – Trovato con la cocaina in casa: salta il processo a Mario Castagnacci

Alatri – Il ragazzo fu trovato in possesso di droga la sera prima della mortale aggressione a Emanuele Morganti, ma fu scarcerato

Niente processo per Mario Castagnacci e i suoi amici. Imputati ieri a Roma, in un processo per droga, i quattro si sono limitati a prendere atto dell’astensione proclamata dai magistrati onorari. Il pubblico ministero d’udienza (non togato), infatti, ha aderito allo sciopero e così il processo è stato rinviato a dicembre. L’arresto di Castagnacci venne alla ribalta solo dopo che lo stesso fu nuovamente arrestato qualche giorno dopo per l’omicidio di Emanuele Morganti.
Nell’abitazione che Castagnacci condivideva con altri due ragazzi di Alatri e una ragazza toscana i carabinieri di Roma San Pietro trovarono della droga, 20 grammi, per circa 300 dosi, di cocaina (pura al 96%), più 300 grammi per 600 dosi di hashish, 100 grammi di marijuana e 129 grammi di crack. L’indomani, il venerdì dell’aggressione di Morganti, i quattro furono portati davanti a un giudice per la convalida. Il pm, anche in quell’occasione onorario, non chiese il mantenimento della misura restrittiva.
E così i quattro uscirono in attesa del processo. Castagnacci sarebbe tornato ad Alatri per poi entrare nello stesso locale dove c’era anche Emanuele Morganti.
Quindi la brutale aggressione del ragazzo di Tecchiena, per la quale in otto sono indagati, tre dei quali, lo stesso Castagnacci, Paolo Palmisani e Michel Fortuna sono in carcere proprio per l’omicidio.

FROSINONE – Dosi di Coca. Condannato

Sorpreso dai carabinieri con 200 dosi di cocaina. Condannato a tre anni e otto mesi di reclusione più tredicimila euro di multa Protagonista un albanese di 24 nni residente a ferentino. La vicenda… al giugno scorso, quando l’uomo, che era arrivato in Italia da appena una settimana, aveva trovato una sistemazione a Ferentino. E proprio in questa cittadina era stato sorpreso dai carabinieri con duecento dosi di cocaina purissima.

L’esame tossicologico effettuato aveva dimostrato che si trattava di stupefacente di “ottima qualità”. Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori il 24enne era stato chiamato dall’Albania da una banda di trafficanti che si occupava appunto di smerciare la droga anche sulle piazze ciociare.

Ma il pusher è stato subito scoperto ed ammanettato. L’uomo, difeso dall’avvocato Mario Cellitti, ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato in quanto ha potuto usufruire delle sconto di pena di un terzo. viceversa avrebbe potuto rischiare oltre dieci anni di carcere.

Aggressione neofascista a Vignanello: militanti di Casapound condannati a due anni e otto mesi

Il tribunale di Viterbo
di Andrea Arena

Pestaggio di Vignanello, condannati a due anni e otto mesi di reclusione ciascuno Jacopo Polidori e Luca Santini. I due, militanti di Casapound (il primo anche responsabile della sezione Cimini del movimento) sono stati riconosciuti colpevoli di aver provocato lesioni semplici con le aggravanti del concorso, del nesso ideologico e dei futili motivi, al 24enne Paolo. Che quel sabato sera di inizio febbraio fu aggredito nei pressi di una pizzeria di Vignanello e “punito”, secondo la ricostruzione degli inquirenti, per aver condiviso un post ironico di Facebook proprio su Casapound. Stamani al tribunale di Viterbo, davanti al gip Francesco Rigato, si è svolto il processo con rito abbreviato secco. Il pubblico ministero Stefano D’Arma aveva chiesto condanne per due anni e otto mesi a Polidori e due anni e due mesi per Santini, il giudice ha accolto la prima richiesta e alzato la pena per il secondo imputato. Alla parte civile – presente in aula insieme all’avvocato Clementina Bracci – è stata riconosciuta una provvisionale di 5mila euro e un risarcimento da stabilire in un altro giudizio. Polidori resta per ora agli arresti domiciliari (dove si trova dallo scorso marzo), non essendo stata chiesta la sospensione della pena: il suo difensore Domenico Gorziglia e quelli di Santini, Samuele De Santis ed Enrico Valentini, hanno già annunciato appello.

Per quei fatti un’altra posizione era già stata archiviata mentre altri tre indagati, che all’epoca avevano meno di 18 anni, sono davanti alla Procura minorile di Roma.

Corruzione, D’Angelo: ho preso i soldi, ma per beneficenza

Giuseppe D'Angelo

Giuseppe D’Angelo  AVEZZANO. Primi interrogatori nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Avezzano su appalti e mazzette. Davanti al gip Francesca Proietti e al pm Maurizio Maria Cerrato sono comparsi l’amministratore delegato dimissionario del Consorzio acquedottistico marsicano, l’ingegnere Giuseppe Venturini, il sindaco di Casacanditella, Giuseppe D’Angelo, e l’imprenditore di Montorio al Vomano, Emiliano Pompa. «Non ha mai preso soldi», ha chiarito Venturini, che ha escluso fermamente anche la turbativa. L’ex dirigente e Rup (Responsabile unico del procedimento) al Cam ha spiegato i motivi per i quali non può avere alterato la gara d’appalto per il depuratore in località Santa Barbara a Capistrello. Venturini ha ricordato anche l’esistenza di una apposita commissione esterna che ha esaminato le procedure. Infine, ha chiarito i rapporti con gli altri indagati, in particolare con Antonio Ruggeri. Il suo difensore, l’avvocato Antonio Milo, ha chiesto la revoca della misura cautelare – Venturini e altri sei indagati si trovano agli arresti domiciliari – e il giudice ha stabilito che la decisione verrà presa al termine di tutti gli interrogatori. Venturini, secondo l’accusa, ha pilotato la gara d’appalto raggiungendo un illecito accordo con il costruttore Giancaterino e il faccendiere Ruggeri. I lavori riguardavano l’adeguamento e il potenziamento della capacità depurativa dell’impianto di depurazione di Capistrello. In cambio, sempre per l’accusa, Venturini si sarebbe guadagnato la riconferma al Cam. Inoltre, come da ordinanza del gip, Giancaterino, agendo con l’aiuto di Ruggeri, ha effettuato in favore di Venturini retribuzioni in denaro in misura non accertata. Ha risposto alle domande del gip anche il sindaco D’Angelo, che ha detto di avere preso del denaro ma per ben altri fini.«Soldi destinati alla beneficenza e al bene del mio paese, dove la gente mi considera una persona perbene», ha spiegato al gip Proietti. Secondo l’accusa, D’Angelo ha turbato la gara bandita dall’Unione dei Comuni delle Colline teatine, di cui Casacanditella è capofila, e a più riprese avrebbe ricevuto denaro, per complessivi 10.400 euro, mascherati in almeno tre forme: acquisto di biglietti della lotteria, opere di beneficenza e copertura di debiti contratti per le feste patronali. Mercoledì verranno interrogati gli altri quattro indagati, Antonio Ruggeri, Antonio Ranieri, Paolo Di Pietro e Sergio Giancaterino. Il sindaco di Casacanditella ha confermato di avere preso somme di denaro.

Pescara, padre e figlio arrestati per spaccio di hashish e marijuana

Nella loro abitazione a Porta Nuova gli uomini della Squadra mobile hanno sequestrato 635 grammi di marijuana e un panetto di 53 grammi di hashish

PESCARA. Padre PESCARA. Padre e figlio arrestati per spaccio di hashish e marijuana. La Polizia di Stato ha condotto un’altra operazione antidroga che questa volta ha interessato il quartiere di Porta Nuova e che ha portato all’arresto di due persone con sequestro di stupefacente. Il blitz della Squadra mobile di Pescara è scattato sabato scorso nella casa di Davide Berghella di 53 anni, trovato in possesso di 635 grammi di marijuana, di un panetto di hashish da 53 grammi, di un bilancino elettronico e di materiale vario per il confezionamento delle dosi di stupefacente. In casa era presente anche il figlio 22enne, Fabrizio Berghella, che ha inutilmente tentato di disfarsi di un sacchetto di cellophane contenente marijuana, lanciandolo dalla finestra dell’appartamento, prontamente recuperato dagli agenti appostati all’esterno. I due sono stati arrestati e, su disposizione del pm di turno Rosaria Vecchi, condotti in carcere in attesa dell’udienza di convalida. e figlio arrestati per spaccio di hashish e marijuana. La Polizia di Stato ha condotto un’altra operazione antidroga che questa volta ha interessato il quartiere di Porta Nuova e che ha portato all’arresto di due persone con sequestro di stupefacente. Il blitz della Squadra mobile di Pescara è scattato sabato scorso nella casa di Davide Berghella di 53 anni, trovato in possesso di 635 grammi di marijuana, di un panetto di hashish da 53 grammi, di un bilancino elettronico e di materiale vario per il confezionamento delle dosi di stupefacente. In casa era presente anche il figlio 22enne, Fabrizio Berghella, che ha inutilmente tentato di disfarsi di un sacchetto di cellophane contenente marijuana, lanciandolo dalla finestra dell’appartamento, prontamente recuperato dagli agenti appostati all’esterno. I due sono stati arrestati e, su disposizione del pm di turno Rosaria Vecchi, condotti in carcere in attesa dell’udienza di convalida.

Rieti, tifosi Npc in delirio per la vittoria al supplementare contro Scafati: le emozioni al PalaSojourner

I giocatori della Npc festeggiano sotto la curva Terminillo (Foto Itzel Cosentino)
di Emanuele Laurenzi
RIETI – Una botta pazzesca. D’adrenalina e d’entusiasmo. Di gioia e follia. Una botta pazzesca. Di quelle che ti lasciano senza fiato per ore. Di quelle che ti fanno restare piegato in due, con la testa che gira, i polmoni senza fiato e lo stomaco rovesciato e attorcigliato. Una botta pazzesca che ti fa quasi star male, ma che è bella da morire, che ti mancava da morire e che ti fa capire che bello è questo sport, che bello è quel palazzo e, per dirlo con gli ultras, «che bello quando esco di casa per andare a palazzo a tifare Rieti». E ti ritrovi a mezzanotte a cantare ancora quel coro perché di dormire con tutta quella carica in corpo non se ne parla. E ti ritrovi ad uscire di casa il lunedì mattina saltellando, perché l’adrenalina che se ne va ancora su giù. E ripensi a quella botta pazzesca, a quel 79-72 che resta sul tabellone del PalaSojourner dopo la prima di campionato, dopo Npc Rieti-Scafati, dopo un supplementare da urlo, da infarto, da pazzia allo stato puro. La fine illogica di una partita dove la logica è andata a frasi benedire, perché a un certo punto in campo sono andati cuori ed attributi che hanno mandato in panchina tecnica e ragione. E a quel punto è stato solo delirio, solo tifo, solo gioia senza freni. Mancava da sei mesi il basket al popolo amarantoceleste, da quella metà di aprile dell’ultima uscita in casa del passato campionato. Troppo tempo, troppa astinenza, troppo di tutto per un popolo che vive di pane e palla a spicchi. Così la cosa più logica era quella di ricominciare alla grande, da una partita come non si vedeva da tempo, di quelle col supplementare che è sempre sinonimo di ansia e cardiopalma, di confine sottilissimo tra paradiso e inforno, tra sogno e incubo. Ed è stata tutta così, questa prima di campionato. Un equilibrio continuo tra la gioia e la disperazione, tra il la vittoria e la sconfitta, tra ciò che poteva essere e ciò che non è stato. Alla fine, com’è ovvio, tutto il bello e il meglio sta solo da una parte e tutto il resto sta dall’altra. E il bello e il meglio, stavolta, sta tutto nei colori amarantoceleste: rincorrere per 39’, stare attaccati con le unghie e con i denti e poi vincere è il massimo della vita. Ma che era una giornata pazzesca e bellissima lo si era capito da ore prima della palla a due.

Elettricità nell’aria, gente che girava intorno al PalaSojourner già dal mattino. E poi il parcheggio pieno, tutti dentro, il pubblico che sfiora le duemila presenze, gli ultras che si abbracciano e si saluto e poi la curva. Si, la curva. La Terminillo stracolma di gente e di tifo, la Terminillo che alza uno striscione bello da togliere il fiato e alza cori che il fiato lo tolgono davvero per quanto ti tirano dietro e ti coinvolgono nel cantare.

Poi l’inno, poi la palla a due e poi, finalmente, è battaglia vera sul parquet, è battaglia che vale i due punti. Scafati corre, segna, mena e tira giù rimbalzi come se non ci fosse un domani: alla fine saranno ben 53 contro i 37 di Rieti. I numeri, per fortuna, contano fino a un certo punto. Perché Rieti non ci sta, la Npc non ci sta e quella pattuglia appena arrivata al PalaSojourner si mette in moto perché non vuole far crollare un sogno.

Ci pensa Tommasini a mettere i primi punti, mentre gli altri lo seguono. Si spera in Hearst che si accende a tratti. Si spera in Daventport, che ancora non si vede al meglio della forma. Tutti gli altri danno una mano e si sta sempre lì. Nonostante gli altri, nonostante loro, nonostante, di fronte ci sia una delle squadre più forti del campionato. Scafati scappa, Rieti rientra. Lo fa con Savoldelli che spara due triple spaziali, con la faccia di chi ha vent’anni e non ha paura davvero di niente. Lo fa Casini, che mette punti con una facilità pazzesca. E si sta sempre lì, a lottare su ogni pallone fino all’intervallo sotto di 2. Ci può stare e nessuno si vuole fermare.

E allora si torna in campo, ma Scafati stavolta sembra avere qualcosa di più. Volano, i campi, fino al +10. Sembra finita, sembra fatta,  ma è lì che cambia tutto. E’ lì che finisce la logica e la tecnica e cominciano il cuore e gli attributi. E’ lì che comincia Juan Marcos Casini che prende in mano la squadra e infila due triple due che ribaltano l’incontro, mettono Rieti avanti di 1 e fanno venire giù il palazzo con un boato che s’è sentito pure al rifugio Sebastiani in cima al Terminillo.

Sembra fatta per Rieti, ma cambia tutto di nuovo. Scafati rivola avanti di 4, va fino al 61-65 e sembra rifatta per loro. E allora è ancora cuore ed attributi contro tecnica e ragione. E vincono ancora i primi. Con Rieti che impatta e trascina al supplementare i campani. Saltano gli schemi, saltano i nervi, saltano le coronarie e sugli spalti diventa solo bolgia e tifo.

Si rientra e segna Spizzichini per loro: pensi a quella vecchia, vecchissima regola che ti dice che il primo che segna al supplementare vince la partita. Ma questa non è una partita logica, questa è una partita di cuore ed attributi. E allora arriva Hearst, che si mette in proprio, che fa l’americano, che infila 11 punti consecutivi nel suo e si porta dietro tutto e tutti.

Si porta dietro i duemila del PalaSojourner, si porta dietro la gioia dei tifosi, si porta dietro una squadra e una serata indimenticabile. Con la gente che impazzisce, la curva che va in delirio e richiama gli eori sul parquet per festeggiare. «Io a Natale così non c’arrivo» urla Peppe Cattani impazzito di gioia. E lo urla mentre la figlia Sara, da Madrid, gli manda un messaggio vocale con un coro da curva che il presidentissimo ricambia con un altro coro. E’ festa al PalaSojourner, è festa in città. E’ stata una botta pazzesca. D’adrenalina e d’entusiasmo.