Categoria: cronaca

Riprese rinviate a Roma: Tom Cruise non sarà a Roma per girare Mission Impossible

Era atteso per la metà di marzo, ma Tom Cruise non sbarcherà a Roma nei prossimi giorni. L’epidemia di coronavirus ha infatti bloccato l’inizio delle riprese italiane di “Lybra”, settimo capitolo della serie “Mission Impossible”. La lavorazione, come annunciato un mese fa, si sarebbe dovuta svolgere prima a Venezia e successivamente, a partire da metà marzo, nella Capitale per circa una quarantina di giorni. Ma al momento tutto è sospeso.

Secondo la produzione Paramount Tom Cruise è attualmente impegnato nelle riprese del film, diretto da Christopher McQuarrie in giro per il mondo e non in Italia, poiché la storia, come tradizione della serie, si svolge in vari continenti del pianeta.

Le riprese in Italia di “Mission Impossible 7” risultano per ora procrastinate: se la situazione nel nostro paese si normalizzerà, il film verrà girato anche a Venezia e Roma, altrimenti le location italiane saranno spostate altrove.

 

Coronavirus, Sala chiama Conte: “vogliamo tornare alla normalità”

MILANO – Al centesimo messaggino, il senso di Beppe Sala per il bon ton istituzionale è andato in conflitto con il senso di Beppe Sala per l’opportunità politica.

E il sindaco di Milano s’è smarcato dall’idea di “serrata totale” di una metropoli che, se si ferma, è in qualche modo perduta nella sua identità. Già martedì, nel rinviare l’importante e redditizio appuntamento del Salone del Mobile a giugno, Sala aveva spiegato la necessità di “sconfiggere il coronavirus, ma anche il virus della sfiducia”. Ieri il suo rilancio è stato a tutto campo: “Mi sono messo a telefono con Roma, ho parlato con il Presidente del Consiglio, l’ho invitato a venire presto a Milano per rendersi conto di persona della nostra situazione”.

In queste telefonate, pur non essendoci alcuna conferma ufficiale, è certo che Giuseppe Conte abbia assicurato il sindaco sul suo desiderio di una seria trasferta in Lombardia, per andare in giro ovunque serva, raccogliere le richieste delle varie categorie sociali e “provvedere”.

“Milano a luci spente non piace nessuno, che sia una città riaperta al più presto”, dice Sala e non c’è solo lui in questa prospettiva di rinascita nel rispetto della sanità pubblica. Si stanno facendo i conti tra realtà e psicosi: il vero problema (in prospettiva) riguarda i posti nelle rianimazioni, dov’è necessario curare chi peggiora, non il tasso di mortalità o la quantità di tamponi positivi. Infatti, “Ci sono finalmente le condizioni per chiedere al Governo un graduale ritorno alla normalità”, dice il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che oggi alle 18 incontra i presidenti delle Province, i sindaci dei capoluoghi e i prefetti.

E per il rieletto presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, l’emergenza sanitaria legata non può trasformarsi, sostiene, in un disastro per la tenuta economica. S’è rivolto, come Sala, a Conte. Nei suoi desideri ci sono aiuti alle imprese in genere e “per tutti gli operatori del pubblico spettacolo, non è immaginabile che l’onere economico del provvedimento del governo ricada solo su di loro”.

C’è un altro Nord, insomma, che guarda oltre gli “agenti virali”. E Sala, primo cittadino della città-locomotiva, ieri “dopo aver lavorato alla riprogrammazione del calendario degli eventi, che qui sono cruciali per molte attività e per il turismo”, non ha chiamato soltanto il presidente del Consiglio, ma altri due membri del governo. Il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, al quale “ho chiesto – dice – un supporto e gli ho detto che un aiuto a Milano è un buon investimento”. E s’è sentito con il ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini, habitué di Milano e della Scala, con il quale s’è capito al volo: “Ripartiamo dalla cultura, riapriamo qualcosa, che siano i musei, o altro, ma la cultura è vita”.

Per Sala il tema delle difficoltà economiche non riguarda nell’immediato la finanza e la grande industria, “ma ci sono persone che se non lavorano non arrivano a fine mese ed è a queste che deve pensare il sindaco di una città, se la vuole solida, attiva e internazionale com’è la nostra”. Da quando c’è stata l’emergenza, Sala aveva detto che era opportuno “limitare la socialità” e non aveva mai preso pubblicamente le distanze dalla Sanità regionale e dal presidente della Lombardia Attilio Fontana, che ha in mano il boccino delle strategie insieme con la Protezione civile e il ministero della Salute. E se n’era rimasto silente nello scontro Conte-Fontana. Che dietro le quinte dicesse ai suoi che “così non si può reggere” non era però un segreto. E s’è dato da fare. Il prossimo lunedì, quindi, può segnare la fine del “mondo sospeso”, così inconsueto a Milano.

Un ragazzo italiano di origine cinese aggredito a sangue: era fermato ad una stazione di servizio nei pressi di Cassola (Vicenza),

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Zhang, un ragazzo italiano di origine cinese, si era fermato ad una stazione di servizio nei pressi di Cassola (Vicenza), non lontano da Bassano del Grappa. Il giovane, che doveva fare benzina, aveva con sé solo 50 euro ed era entrato nel bar per chiedere alla cassiera di poter cambiare quella banconota in altri tagli. La cassiera, tuttavia, non gli ha dato neanche il tempo di fare la sua richiesta, ammonendolo così: «Hai il Coronavirus, non puoi entrare». Immediatamente dopo, un 30enne, che si trovava seduto ad un tavolino, ha aggredito Zhang spaccandogli una bottiglia di vetro in pieno volto e lasciandolo sanguinante.

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La notizia è stata riportata da Open, che ha citato la denuncia presentata dal ragazzo ai carabinieri dopo l’aggressione subita. «La cosa più grave, forse anche più dell’aggressione, è che nessuno è intervenuto in difesa di quel ragazzo né si è avvicinato a lui per soccorrerlo», spiega una fonte al giornale online diretto da Enrico Mentana. Si tratta dell’ennesimo caso di intolleranza nei confronti di cittadini di origine asiatica, compresi quelli che provengono da paesi che solo marginalmente sono stati interessati dal contagio del virus originatosi a Wuhan.

Coronavirus, la virologa Gismondo e le notti in laboratorio: “Ma non siamo in guerra”

Intervista alla direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia, Diagnostica bioemergenze del Sacco che lavora senza pause da due settimane: “C’è un bombardamento di notizie che fomentano la paura, c’è stato un lavaggio del cervello collettivo”

di BRUNELLA GIOVARA

MILANO – Una stretta di mano? “E certo, tanto poi ce le laviamo”. E la mascherina, lei non la porta. “La mettiamo quando esaminiamo i campioni. E i pazienti infetti, certo.Ma per il resto… meglio una maschera di Carnevale”. Maria Rita Gismondo è una ragazza di 66 anni, una di carattere brusco, una che va di fretta. Ha troppo da fare, il laboratorio di cui è direttore – Microbiologia clinica, Virologia, Diagnostica bioemergenze del Sacco – lavora senza pause da due settimane. Nel suo ufficio al terzo piano tiene una riproduzione del Quarto Stato di Pelizza da Volpedo.Cioè la gente, cioè noi, alle prese con il Covid-19, la paura, e anche la psicosi.
Professoressa, il governatore Fontana ha detto che questa “è poco più di una normale influenza”.
“Bene. Significa che mi stanno ascoltando”.

Coronavirus, Attilio Fontana: ”Poco più che una normale influenza”

Lei è stata attaccata, quando ha chiesto di abbassare i toni, tre giorni fa. Burioni, ad esempio.
“Lasciamolo alla sua gloria”.
Cosa dobbiamo fare, allora.
“Aspettare. No allarmismo, molta attenzione e molto lavoro da parte nostra. Spiegare le cose alla gente, informare, dicendo onestamente che le cose possono cambiare in bene o in peggio. Ma dire le cose vere con molta obiettività. C’è un bombardamento di notizie che fomentano la paura, c’è stato un lavaggio del cervello collettivo. Sembra che siamo in guerra. Ma non siamo in guerra”.

Forse la gente non ha capito. Lei come spiegherebbe il virus a una famiglia? Lei ha famiglia o vive sempre qua dentro?
“In queste settimane sono andata a casa a dormire, due-tre ore a notte. La mia famiglia sono due figlie e una nipotina di 9 anni. E un cane femmina Nala, quella del Re Leone. Siamo un gineceo”.
Quindi, cosa ha detto alla nipote?
“Mi ha vista in televisione e ha detto “la nonna ha il coronavirus!”. Mia figlia le ha spiegato che studio il coronavirus. Allora mi ha chiesto “sei contagiosa, contagi anche me?””.
E lei?
“Le ho risposto no. Ma ai bambini servono spiegazioni. Non devi dire che non sta succedendo niente, devi dire che è vero, c’è un virus che può passare da una persona all’altra. E se si sta male con la tosse e la febbre, allora si sta a casa. L’ho tranquillizzata. Infatti, quando ha visto una mia foto con mascherina, mi ha domandato se mi ero travestita da microbiologa per Carnevale”.
Ma queste mascherine, servono?
“No”.
Anche agli adulti, servono spiegazioni.
“Chi si interessa di salute ha il dovere di spiegare. Così tutti i papà e le mamme si tranquillizzano. Se invece li invadi con video di città deserte, ambulanze a sirene spiegate eccetera, crei il panico. Tutte le misure adottate possono sembrare un’esagerazione, dal punto di vista scientifico. Ma bisogna dare risposte alla gente. Poi, spesso la salute viene strumentalizzata a livello politico. E qui mi fermo. Ma è inaccettabile”.
Quante persone lavorano in laboratorio?
“Sei medici, ora saliti a otto. E 15 tecnici. Turni estenuanti, ma non chiudiamo mai, neanche la notte”.
Come è cominciata?
“Quindici giorni fa, con poche richieste di analisi. Poi è scoppiato il caso Codogno. E sono arrivati centinaia di campioni”.
Lei dove si è laureata?
“A Catania. Me ne sono andata perché non condividevo il modo di gestire la ricerca e i ricercatori”.
Lei è associato di Microbiologia.
“Sì, ho fatto due volte il concorso per ordinario, una volta mi hanno detto che i miei lavori scientifici non avevano respiro internazionale. La seconda che avevano troppo respiro internazionale. Ma i giudizi delle commissioni sono insindacabili, e ho deciso di accettare. Però una volta ne ho fatto annullare uno a Palermo”.
Ci racconti, allora.
“Sono stata bocciata con 25 pubblicazioni legalmente valide. Aveva vinto uno con quattro”.
E come è finita?
“Concorso annullato. Ma la volta dopo ha rivinto la stessa persona”.
Un bell’ambiente.
“Eh sì. Infatti più volte ho avuto voglia di andare via dall’Italia, anche di recente. Sono rimasta per non dimenticarmi di essere anche una mamma. E poi ho i miei giovani: borsisti, ricercatori, specializzandi.
Nella mia carriera ne ho avuti un’ottantina”.
E che carriera hanno fatto.
“La maggior parte li ho aiutati ad andare all’estero. Londra, Commissione Europea, uffici della Nato… Quando un ragazzo mi chiede di frequentare, ho il cuore frantumato. Vorrei che si appassionasse alla ricerca, ma so com’è questo mondo”.
Lei fa altro nella vita, oltre a occuparsi del laboratorio e del gineceo?
“Ah, mi piace cucinare, e scrivere. Ho scritto di donne disgraziate, ma anche un libro sulla mia famiglia a Catania, con le ricette di casa. Come lo scapece, piatto preferito da Federico II”.
Quanto durerà questo virus?
“Non penso che la settimana prossima si possa non parlare di coronavirus. Tra l’altro, a me non piacciono i virus, preferisco i batteri. Però, quando tutto questo sarà finito, mi farò fare un ciondolo d’oro a forma di coronavirus, che è bellissimo. Poi me lo metto al collo. Sarà il mio trofeo. E si ricordi bene una cosa”.
Dica.
“Si lavi le mani. Il bagno è la porta di fronte”.

Coronavirus: In Lombardia sette minori contagiati. La procura indaga sulle infezioni in ospedale

La dodicesima vittima italiana colpita dal coronavirus è un uomo di Lodi di 69 anni, con patologie respiratorie pregresse, è morto in Emilia Romagna. Lo ha comunicato il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli in conferenza stampa. E’ arrivato intanto a 259 il numero di contagiati da coronavirus in Lombardia e “sono coinvolti anche minori per cui l’infezione è più leggera”: così ha annunciato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. I minori contagiati sono sette in tutto: una bimba di 4 anni di Castiglione d’Adda (Lodi), 2 bambini di 10 anni, uno di Soresina (Cremona) e uno di San Rocco al Porto (Lodi) che è ricoverato al San Matteo di Pavia, un 15enne di Seriate (Bergamo) che è ricoverato al Bolognini di Seriate, un 17enne di Grosio (Sondrio) che frequenta il liceo a Codogno, e due suoi compagni, una 17enne della Val Chiavenna e un 17enne di Montagna. Tutti i minori, da quanto si sa, sono in buone condizioni.

Coronavirus, Sala sente Franceschini: “A Milano vorremmo riaprire i musei”

Coronavirus, la procura di Lodi apre un’inchiesta. I Nas negli ospedali

La procura di Lodi ha aperto un’inchiesta per ricostruire le dinamiche sulla diffusione del Coronavirus e sulle procedure adottate negli ospedali di Codogno, Casalpusterlengo e Lodi, zona ritenuta il focolaio del virus. I Nas dei carabinieri di Cremona sono stati, con diversi uomini, negli ospedali lodigiani in relazione alla vicenda del coronavirus. Secondo quanto appreso dall’ANSA, l’ispezione dei Nas è iniziata ieri all’ospedale di Codogno per poi proseguire in quello di Casalpusterlengo e concludersi nella notte all’ospedale Maggiore di Lodi. L’obiettivo delle ispezioni è comprendere le dinamiche di diffusione del virus e ricostruire esattamente cosa sia successo con la finalità di prevenire ulteriori contagi.

Coronavirus a Milano: I commercianti lanciano l’allarme: siamo a rischio chiusura

L’allarme per i clienti in fuga. Incassi dimezzati per molti bar e rischio licenziamenti. Ma i big della ristorazione si uniscono: “Noi non chiuderemo”. C’è chi consegna la birra a domicilio e chi anticipa alle 16 l’ora dell’aperitivo

di ALESSIA GALLIONE

Anche loro, dicono, stanno soffrendo. E subendo gli effetti negativi di un coprifuoco che non li colpisce direttamente obbligandoli a chiudere, ma che comunque ha fatto calare del 40 per cento anche i coperti dei loro tavoli. Una conseguenza quasi inevitabile in una città senza fiere, con i cinema, i teatri e musei spenti, le camere degli hotel semivuote e la “psicosi” da coronarivus che aleggia. Eppure, spiegano, è (anche) per questo che Antonio Civita di Panino Giusto e Vincenzo Ferrieri di CioccolatItaliani hanno chiamato a raccolta oltre 50 imprenditori della ristorazione che in molti casi sono concorrenti diretti, da Rossopomodoro a Spontini, dalle pokerie a Pizzium, ai brasiliani El Carnicero e El Porteo a La Mantia e Riccione, formato un’associazione e adesso hanno deciso di lanciare un segnale di resistenza: “Noi ci siamo. E, aderendo all’invito del sindaco Beppe Sala che richiama Milano a scongiurare atteggiamenti che possano generare eccessivo allarme, terremo aperti i nostri locali e devolveremo un sostegno economico alle forze volontarie in campo. Milano è una città viva che reagisce”.

Anche se è dai bar e dai locali che devono abbassare la saracinesca alle 18 che arriva il vero grido di dolore. C’è chi come il Birrificio Milano, con l’hashtag #quarantenaconbirraadomicilio, per “adeguarsi alle “recenti misure cautelative” ha deciso “di consegnare” nelle case dei milanesi le birre che produce. E c’è un bar di via Ozanam che ha anticipato dalle 18 alle 16 l’aperitivo e propone birre, vini, cocktail a prezzi speciali. C’è l’osteria dell’Isola che sui canali social lancia messaggi rassicuranti: “Il ristorante è costantemente sottoposto ad accurata sanificazione ed è stata diminuita la capienza in modo da garantire una maggiore distanza tra i tavoli”. Prove di resistenza. Come quelle che sta cercando di trovare anche Ivano Falzone, che per il fine settimana proverà a “rivoluzionare tutto e a cambiare gli orari trasformando un locale serale in uno che lavora a pranzo”. Lui ha due birrerie: “Due attività che fanno esattamente la stessa cosa, ma una può rimanere aperta perché è considerata ristorante e l’altra no. Non ha senso”. Ecco il tentativo di reinventarsi, “come altri tra i 70 colleghi che ho in chat e gestiscono pub della città”. Anche se, dice, “in questo deserto e senza certezze è quasi impossibile. Se il problema è l’affollamento bastava dimezzare le capienze e invece si chiude. E fino a quando? Io che cosa dovrei dire ai miei dipendenti?”.

Perché il colpo della quarantena, dicono tutti, si fa sentire. Anche se con intensità maggiore per le piccole o piccolissime imprese e, anche nella stessa categoria di pubblici esercizi, con differenze tra chi come le discoteche ha dovuto spegnere del tutto la musica, chi come i bar deve chiudere alle 18 e i ristoranti che sono stati esentati dalle regole dell’ordinanza regionale. Tutti insieme, però, ha calcolato l’ufficio studi della Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, in questa settimana i locali di Milano potrebbero perdere tre milioni al giorno. E lo stesso presidente di Epam, Lino Stoppani, ha lanciato l’allarme: “C’è grande preoccupazione”.
È quello che ripetono. Dalla Galleria, dove Pier Galli ha visto “un calo del 50 per cento lunedì”, salito ieri “al 70-80 per cento”. E dice: “Non potremo resistere a lungo così. È un disastro anche perché la città finalmente stava viaggiando a mille”. A Porta Venezia. Qui, anche a nome dei colleghi del distretto arcobaleno, è Paolo Sassi a parlare. Lui è il titolare di due bar, il Lecco Milano e il Memà che devono restare chiusi. “Ho anche un’osteria appena inaugurata a NoLo, che può restare aperta nonostante lunedì abbiamo avuto otto coperti”. Il suo, dice, è più di uno sfogo: “Quello che all’inizio sembrava uno scherzo è diventato realtà. Per noi commercianti che viviamo di incassi giornalieri è un dramma. Milano non può permettersi un arresto simile. Se continua così, senza aiuti, sarò costretto a licenziare i miei dipendenti”. Oppure, ecco il rischio: “Il fallimento. Così il coronavirus ci avrà davvero ucciso tutti”.

fonte:

Stop alle riprese per causa Coronavirus, Tom Cruise bloccato a Venezia

Tom Cruise e parte del cast del sequel della saga d’azione firmata dalla Paramount, infatti, si troverebbero bloccati a Venezia per colpa dell’allarme coronavirus.

Nelle scorse ore il tabloid britannico Daily Mail ha dato in esclusiva la notizia del divo di Hollywood “prigioniero” in un albergo di lusso di Venezia proprio a causa della difficile situazione che Veneto, Piemonte e Lombardia stanno vivendo per colpa del virus cinese. In Laguna si sarebbero dovute effettuare le riprese di “Mission Impossible 7” con troupe e parte del cast impegnato nelle scene italiane. Come riporta il quotidiano inglese, Tom Cruise sarebbe rinchiuso nel lussuoso Gritti Palace insieme ad altri attori in attesa di poter rientrare negli Stati Uniti. Viste le norme di sicurezza varate negli ultimi giorni dalla regione Veneto, la produzione ha deciso di rinviare le riprese italiane del film. “Per la sicurezza e il benessere del nostro cast e della nostra troupe e per la volontà del governo locale veneziano di fermare le riunioni pubbliche in risposta alla minaccia del coronavirus, stiamo modificando il piano di produzione per le nostre tre settimane da girare a Venezia“, ha detto un portavoce della Paramount in una nota al portale The Wrap.

Le scene italiane di “Mission Impossibile 7” si sarebbero dovute svolgere nelle prossime tre settimane tra le calle e le maggiori piazze cittadine, ma il set è stato chiuso per colpa del coronavirus. L’ordinanza restrittiva emanata dal presidente del Veneto, Luca Zaia, che ordina la chiusura di tutte le scuole e i musei e cancella tutti gli eventi culturali, sportivi e pubblici, compresa la festa finale del carnevale di Venezia, ha costretto la produzione del film a rivedere i piani delle riprese. La Paramount ha specificato che Tom Cruise non ha viaggiato in Italia e che i membri della troupe sono stati autorizzati a tornare negli Stati Uniti fino a nuova comunicazione. Secondo quanto riferisce il Daily Mail, però, Cruise sarebbe arrivato in Laguna il 20 febbraio e sarebbe rimasto chiuso all’interno dell’Hotel Gritti Palace da subito. L’uscita del film, diretto da Christopher McQuarrie, è programmata per l’estate 2021 ma l’interruzione delle riprese in Italia potrebbe costare uno slittamento dell’uscita nelle sale cinematografiche.

Coronavirus, Morta 76enne a Treviso: le vittime in totale sono undici. lodigiano una/due settimane prima del paziente uno”

Il coronavirus dal Nord si sposta nel resto d’Italia e aumentano i contagi in tutta Europa. Ci sono i primi tre casi al Sud, in particolare a Palermo, ma anche in Toscana e in Liguria, dove a essere contagiata è una 70enne di Castiglione d’Adda, in vacanza con una comitiva di Codogno, che era stata in pronto soccorso ad Albenga l’11 febbraio scorso. Circostanze che riportano ancora all’area del Lodigiano, considerata l’epicentro del focolaio, dove secondo il numero uno dell’Iss Giovanni Rezza il virus era già in circolazione da “una/due settimane prima” che si scoprisse la positività del 38enne di Codogno, considerato ad oggi il paziente uno.

Intanto il numero totale delle persone contagiate in Italia è di 322, dopo “oltre 8.600 tamponi realizzati sulla popolazione”, come ha detto il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli. Nella giornata di oggi ci sono state quattro nuove vittime. Tre sono state annunciate dallo stesso Borrelli nell’aggiornamento delle 18: sono un 84enne di Nembro, in provincia di Bergamo, un uomo di 91 anni di San Fiorano, una donna di 83 anni di Codogno, entrambi in provincia di Lodi. Poco dopo l’ospedale di Treviso ha annunciato la morte di una 76enne ricoverata in rianimazione per complicanze respiratorie e risultata positiva al test. Le vittime dell’epidemia in Italia diventano quindi undici. “In Italia c’è una popolazione anziana e si spiegano così i tassi di mortalità del 2-3%. Gli anziani sono più fragili, l’unica maniera per proteggerli è circoscrivere i focolai come si sta facendo”, ha detto Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. In Lombardia, ha annunciato l’assessore al Welfare Giulio Gallera, i casi positivi sono 240. In Veneto ci sono 43 casi, in Emilia Romagna 26, in Piemonte 3, nel Lazio 3, in Sicilia 3, in Toscana 2, in Alto Adige e in Liguria uno.

L’Europa – Le persone contagiate aumentano parallelamente anche nel resto d’Europa: due italiani positivi a Tenerife, così come una 36enne italiana residente a Barcellona. Segnalati casi anche in Svizzera, Croazia e Austria, dove nel Tirolo i primi due contagi riguardano sempre persone italiane. Il premier Giuseppe Conte ha però voluto sottolineare che ritiene “inaccettabili le reazioni degli altri Stati”, replicando alle misure che altri Paesi stanno prendendo nei confronti dell’Italia.

Liguria – Il primo caso di coronavirus in Liguria riguarda una 70enne di Castiglione d’Adda che fa parte della comitiva già in vigilanza attiva ad Alassio (Savona), perché arrivata da Codogno, come ha confermato il vicesindaco Angelo Galtieri. Si sta ricostruendo la catena epidemiologica dei contatti: la signora ha ricevuto delle cure al pronto soccorso di Albenga l’11 febbraio scorso. La visita è avvenuta di notte, in un momento di basso afflusso: il personale sanitario che è entrato in contatto è stato già individuato. La signora è in buone condizioni all’ospedale San Martino di Genova. “Tutte le persone all’interno dell’albergo verranno isolate, il sindaco di Alassio sta firmando le disposizioni restrittive in questi momenti”, ha spiegato il governatore Giovanni Toti.

Palermo e Toscana – La donna bergamasca era stata ricoverata a Palermo per controlli e martedì mattina il governatore Nello Musumeci ha confermato che il tampone è risultato positivo. Altri due casi di positività riguardano il marito e un’altra persona che faceva parte del gruppo di 28 turisti arrivati sei giorni fa nel Capoluogo siciliano. In Toscana invece sono due i casi positivi. Il primo a Pescia (Pistoia), riguarda un informatico di 49 anni rientrato giovedì sera da Codogno, dove ha soggiornato tre giorni per lavoro. Il secondo caso riguarda invece un imprenditore fiorentino di 63 anni che è stato trasferito all’ospedale Santa Maria Annunziata a Ponte a Niccheri, nel comune di Bagno a Ripoli (Firenze), in isolamento.

L’ordinanza – Il premier Giuseppe Conte ha annunciato che entro stasera sarà pronta “un’ordinanza per uniformare i comportamenti delle Regioni non colpite“. Sono “tre le linee di condotta” del Governo in rapporto all’emergenza: un primo livello riguarda le aree epicentro del coronavirus. Il secondo livello si estende alle aree circostanti. Nel terzo livello entrano tutte le Regioni rimanenti, nelle quali sono state previste una serie di nuove misure, come l’isolamento per chi è stato nella zona rossa. Intanto anche il basket si adegua all’emergenza: sospesi i campionati di Serie A e A2 sia maschile che femminile.

Sicurezza e Ambiente spa : ecco cosa accade dopo un incidente stradale

Qual è lo stato della sicurezza delle strade italiane? Sicurezza e Ambiente S.p.A. con sede a Roma è la società leader e ideatrice del servizio di ripristino della sicurezza della carreggiata dopo gli incidenti stradali a costo zero per gli Enti proprietari/gestori di reti stradali.

Sicurezza e Ambiente S.p.A. è impegnata da anni, in virtù di contratti stipulati con Comuni e Province, nel ripristino, pulizia e bonifica di strade e autostrade da materiali tossici, detriti, plastiche ed olii abbandonati al suolo dopo gli incidenti stradali. Tale servizio – realizzato con prodotti certificati e attrezzature brevettate – ha contribuito alla riduzione di almeno il 50% degli incidenti dovuti alla presenza di insidie sulla strada.

Il servizio di ripristino post incidente, nella formula zero costi per gli Enti e i Cittadini, nasce nel 2006. Sino ad allora, in concomitanza dell’evento incidente stradale, le preoccupazioni di tutti erano focalizzate, giustamente, al soccorso delle persone, poi delle autovetture, ma nessuno aveva pensato all’importanza di “soccorrere” la strada. Al verificarsi di un incidente stradale, Sicurezza e Ambiente S.p.A. interviene per pulire/bonificare la porzione di strada interessata dai residui dell’incidente (oli, vetri, plastiche), attraverso procedure e protocolli operativi certificati, veicoli, strumentazioni e software coperti da brevetti.

Sicurezza e Ambiente S.p.A. vanta la più grande rete operativa per numero di strutture (circa 600 centri logistici operativi) con oltre 2500 operatori specializzati che operano in tutta Italia. siamo a milano torino brescia verona

Le strumentazioni ed i mezzi utilizzati da Sicurezza e Ambiente S.p.A. sono stati appositamente ideati e brevettati per lo svolgimento performante del servizio di ripristino. La potenza risolutiva è coniugata alla sicurezza dei lavoratori su strada (D.Lgs. n. 81/2008) anche grazie ad una apposita strumentazione alimentata con motore oleodinamico, che garantisce il totale impatto zero in ogni sua operazione: applicazione ad elevata pressione di tensioattivo e disinquinanti biologici, detersione (anche con l’utilizzo di acqua calda), aspirazione, asciugatura.

Le modalità di attivazione del servizio di ripristino post-incidente sono estremamente facili: al verificarsi di un incidente stradale le Forze dell’Ordine presenti sul territorio chiamano la Centrale Operativa di Sicurezza e Ambiente S.p.A. al numero verde 800.89.89.89; la Centrale Operativa attiva il Centro Logistico Operativo competente territorialmente e più vicino al luogo dell’incidente; il Centro Logistico Operativo giunge sul posto ed esegue tutte le operazioni necessarie al ripristino dello status quo ante e alla fluida e sicura circolazione stradale.

Non indifferente la loro attenzione all’ambiente, tutti i rifiuti e liquidi inquinanti vengono smaltiti nel rispetto della normativa vigente garantendo agli Enti convenzionati la piena tracciabilità della filiera del rifiuto fino all’effettivo smaltimento. Sicurezza e Ambiente S.p.A. ha obiettivi molto sfidanti – spiega Giovanni Scognamiglio – infatti intende raggiungere la riduzione, fino all’azzeramento, del tasso di sinistrosità dovuta alla mancata attività di ripristino della sicurezza stradale, la salvaguardia dell’ambiente danneggiato dal verificarsi di eventi inquinanti, lo scrupoloso rispetto del controllo della filiera dei rifiuti, il ripristino della scorrevole viabilità in tempi brevi, il miglioramento dell’immagine della “cosa pubblica”, la promozione e maturazione di un maggiore senso civico a beneficio della collettività.  Vi rimandiamo ad alcuni link in cui trattiamo nello specifico di Sicurezza e ambiente S.p.A.

Coronavirus, turismo: crisi per il settore, si chiede l’interventi a sostegno

Le ultime gravi notizie relative alla diffusione del coronavirus nel nostro Paese hanno messo inginocchio l’industria del turismo italiano. Le stime più prudenti prima della diffusione parlavano di una perdita di 5 miliardi di euro, ma adesso ci troviamo nella condizione di non poter più nemmeno stimare l’impatto a causa della drammatica evoluzione in corso”. E’ l’allarme lanciato dalla vicepresidente di Federturismo Confindustria Marina Lalli.   “Anche nel caso di una rapida soluzione del problema per il nostro settore la stagione – spiega Lalli – è compromessa: oltre alle migliaia di cancellazioni, si aggiungono le mancate prenotazioni per tutto il secondo semestre 2020, normalmente già a buon punto in questa parte dell’anno. Alla luce di questi recenti sviluppi e a nome di un comparto che rappresenta oltre il 10% del pil e oltre 4 milioni di lavoratori, abbiamo scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiedendo lo stato di crisi per il settore del turismo e di attivare tutte le misure di supporto a tutela dei posti di lavoro e della vita stessa delle nostre imprese”. Fiavet, interventi mirati a sostegno del settore Le imprese del turismo, agenzie di viaggio e tour operator, a fronte anche delle recenti disposizioni emanate dal Governo relativamente alla sospensione delle gite scolastiche in  Italia e all’estero e ai relativi rimborsi per i mancati introiti, chiederanno “al governo interventi mirati a sostegno del settore”. Lo  afferma Ivana Jelinic, presidente della Fiavet che, a  tale scopo ha convocato un tavolo urgente oggi pomeriggio a Roma con  gli altri rappresentanti di categoria anche per vedere se sarà  “necessario un coordinamento del mondo della intermediazione turistica italiana”. In particolare Jelinic sottolinea che “è necessario che i vettori, anche stranieri, si adeguino alle disposizioni del governo  italiano. Cna Turismo, subito tavolo di crisi per settore Cna Turismo chiede la convocazione urgente del tavolo di crisi sul turismo promosso dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, alla luce dei provvedimenti adottati dal Consiglio dei ministri per fronteggiare gli effetti del Coronavirus.  Nella prima riunione del 6 febbraio scorso era stata annunciata una successiva convocazione per “studiare e definire le misure di indennizzo per gli operatori del settore – spiega Cna – che genera circa il 12% del Pil italiano con un giro d’affari di 146 miliardi di euro”.    “Il divieto di eventi pubblici e delle gite scolastiche – prosegue – sta gia’ producendo numerose cancellazioni. E’ urgente l’assunzione di misure per alleviare il pesante impatto economico prevedendo la sospensione dei versamenti contributivi e di disporre misure straordinarie di supporto al reddito dei lavoratori dipendenti e indennità per artigiani e lavoratori autonomi danneggiati dalla crisi”.    Il comparto del turismo in Italia conta quasi 216 mila esercizi ricettivi e 12 mila agenzie di viaggio per le quali e’ di “fondamentale importanza definire misure per la gestione delle prenotazioni che comportano penali”.    Sulla base dei dati del 2018, il movimento di passeggeri negli aeroporti italiani supera i 180 milioni, quasi 80 milioni transitano per i porti. Circa 75 milioni di escursioni turistiche sono realizzate attraverso l’uso dell’auto e per motivi di turismo il treno assicura 4,5 milioni di convogli. Venezia, associazione albergatori stima che le disdette superino il 40% “È difficile in queste ore avere un quadro preciso ma si stima che al momento le disdette superino il 40%. E il dato va crescendo”. Lo rende noto il vicedirettore dell’Associazione veneziana degli albergatori(Ava), Daniele Minotto.  “Le difficoltà – aggiunge Minotto – riguardano in particolare gli eventi già programmati: se le cene in hotel, al pari di quelle dei pubblici esercizi, possono essere confermate,dovranno invece essere cancellati balli in maschera, feste,dibattiti e proiezioni”.