Category: economia

Strategy Innovation Forum 2021, Venezia diventa capitale della sostenibilità ambientale

Il surriscaldamento globale, l’innalzamento del livello del mare e le altre conseguenze del cambiamento climatico stanno seriamente mettendo a rischio il futuro del pianeta: Venezia, con il suo ecosistema unico e fragile, è uno dei luoghi simbolo di questa trasformazione. Ma anche contesto ideale per affrontare le sfide di sviluppo sostenibile grazie a giovani talenti, nuove idee imprenditoriali e soluzioni tecnologiche che contribuiscano ad invertire la rotta.

Proprio per questo Venezia ospiterà la sesta edizione dello Strategy Innovation Forum – SIF 2021, in programma venerdì 10 settembre nel Campus Economico di San Giobbe in modalità duale, fisica e virtuale (link per partecipare online, oltre che per scaricare la App SIF2021 che consente di entrare a far parte del network, sul sito www.strategyinnovationforum.com). L’evento, promosso da Università Ca’ Foscari Venezia, Fondazione Università Ca’ Foscari e Regione del Veneto, riunisce ogni anno l’unico think tank italiano in materia di innovazione strategica, coinvolgendo imprenditori, manager, professionisti, startupper, accademici e policy makers per creare e diffondere conoscenza e relazioni, a favore della trasformazione del sistema imprenditoriale. Tema di questa edizione è “L’impatto degli SDG sui modelli di business”, ovvero come i 17 Sustainable Development Goal, gli obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, potranno generare nuove opportunità strategiche per le imprese. A fissare l’agenda di SIF 2021 è VeniSIA – Venice Sustainability Innovation Accelerator, acceleratore di innovazione sostenibile, dedicato allo sviluppo di idee di business e soluzioni tecnologiche in grado di affrontare il cambiamento climatico e altre sfide ambientali.

«Rilanciare Venezia e farne un nuovo modello di sviluppo attraverso l’innovazione tecnologica, coinvolgendo direttamente i giovani. È questo lo spirito di VeniSIA, grazie al quale Ca’ Foscari attrae in città startup e talenti da tutto il mondo» dichiara Tiziana Lippiello, Rettrice dell’Università Ca’ Foscari Venezia. «Ancora una volta Ca’ Foscari dà prova della sua vocazione all’internazionalizzazione e al dialogo con le imprese e la ricerca universitaria si fa protagonista dei processi d’innovazione e di sviluppo. Lo Strategy Innovation Forum sarà l’occasione per mettere in campo le migliori idee e i modelli di business più efficaci per fare di Venezia un esempio a livello globale in tema di tutela dell’ambiente e di impegno per uno sviluppo finalmente sostenibile».

«Grazie alla collaborazione funzionale e alla contaminazione culturale tra istituzioni e organizzazioni, sia locali che internazionali, si possono creare le migliori condizioni per la nascita di nuove idee e progetti focalizzati sulla sostenibilità. Venezia può essere davvero un living lab in questo senso, per testare soluzioni scalabili poi a livello globale», spiega il professor Carlo Bagnoli, Responsabile Scientifico di VeniSIA. «Se il terzo Rinascimento è l’impresa, intesa come missione impossibile richiesta all’Italia per risollevarsi, noi crediamo che siano le imprese, intese come organizzazioni, a doverlo guidare, dimostrando nei fatti la possibilità di coniugare innovazione ambientale, sociale ed economica. SIF 2021 metterà al centro proprio le best practices delle imprese più virtuose e innovative».

«In uno scenario di forte cambiamento del sistema sociale ed economico, si evidenzia il ruolo chiave delle imprese attraverso la ridefinizione del modello di business in chiave di innovazione strategica sociale per ridefinire la cornice di collaborazione pubblico-privata» dichiara Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro, Pari opportunità della Regione del Veneto. «Lo Strategy Innovation Forum è un’importante occasione per presentare VeniSIA e, nella collaborazione tra Regione del Veneto e Università Ca’ Foscari Venezia, avviare iniziative nel territorio in grado di contribuire alla tutela dell’ambiente e all’utilizzo più efficiente delle risorse».

SIF 2021: il programma

L’evento inizia alle ore 8.30 con la registrazione dei partecipanti (A QUESTO LINK IL PROGRAMMA COMPLETO). Alle 8.50 lo speech di apertura di Stefano Campostrini, professore di Statistica Sociale dell’Università Ca’ Foscari. Alle 9.00 i saluti istituzionali con la rettrice di Ca’ Foscari Tiziana Lippiello, l’assessore regionale Elena Donazzan, il presidente di Confindustria Veneto Enrico Carraro e Maria Cristina Piovesana, vice-presidente nazionale di Confindustria per l’Ambiente, la Sostenibilità e la Cultura.

Alle 9.30 il primo panel su “L’impatto degli SDG sui modelli di business: VeniSIA”, con Carlo Bagnoli, professore di Innovazione Strategica di Ca’ Foscari e responsabile scientifico di VeniSIA, Nicola Pianon, Senior Advisor & Senior Partner Emeritus di BCG Italy e Maria Claudia Pignata, Director of Institutional Relations, Marketing & Communication di VeniSIA.

Alle 9.50 focus sull’SDG 7, “Energia pulita e accessibile”, con Gabriella Chiellino, Presidente di eAmbiente Group, Ernesto Ciorra, Chief Innovability Officer di Enel, Giuseppe Ricci, Chief Operating Officer Energy Evolution ENI e Marco Alverà, Ceo di SNAM. Alle ore 11.00 si discuterà di “Città e comunità sostenibili” con Helene Molinari, President & Founder di SUMus, Agostino Santoni, VP South Europe di Cisco, Matteo Mille, Chief Marketing and Operations Officer Microsoft Italia, Paolo Quaini, Energy & Environmental Services Market Edison e Carlo Ratti, direttore di Senseable City Lab MIT. Dalle 12.10 il panel su “Sostenibilità attraverso l’innovazione”, con Francesca Zarri, Technology, R&D & Digital Director ENI, Fabio Tentori, CEO Innovation Hubs Enel, Andrea Ricci, Senior Vice-President SNAM, Francesco Grillo, direttore di Think Tank Vision e Alberto Onetti, Chairman di Mind The Bridge.

Sessione pomeridiana a partire dalle 14.10 con “L’impatto dell’SDG #12 sui modelli di business: consumo e produzione responsabili”, con Federico Vione, CEO & Business Owner MAW, Luca Marzotto, CEO Zignago Holding, Andrea Di Stefano, Special Projects Manager Novamont, Giovanni Fanin, CEO DemiBiotech Cereal Docks Group e Paolo Lobetti Bodoni, Consulting Leader EY Italy.

Dalle 15.20 “L’impatto dell’SDG #13 sui modelli di business: agire per il clima”: con Monica Billio, professore di Econometria di Ca’ Foscari, Anna Maria Roscio, Executive Director SME Sales & Marketing Department Intesa Sanpaolo, Carlo Ferraresi, CEO and Managing Director Cattolica Assicurazioni, Giovanni Sandri, Managing Director Black Rock e Gabriele Burgio, President e CEO Alpitour World.

Dopo il coffe break alle 17.00 il tema sarà “La vita sott’acqua”: con Fulvio Lino Di Blasio, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, Fabio Gallia, General Manager Fincantieri, Giulio Bonazzi, Chairman e CEO Aquafil, Jan Pachner, Segretario Generale di One Ocean Foundation e Stefano Brandinali, Chief Digital Officer Prysmian Group.

Alle 18.10 “Venezia, la più antica città del futuro”: con la moderazione di Nicola Saldutti, giornalista di Corriere Economia si confronteranno Vincenzo Amendola, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio (Affari europei), Philippe Donnet, CEO Generali, Salvatore Rossi, Presidente Gruppo TIM, Giovanni Gorno Tempini, presidente del CdA di Cassa Depositi e Prestiti.

VeniSIA, 10 startup per l’ambiente

VeniSIA – Venice Sustainability Innovation Accelerator è un acceleratore di innovazione sostenibile, con sede a Venezia presso lo Strategy Innovation Hub del Dipartimento di Management di Università Ca’ Foscari e dedicato allo sviluppo di idee di business e soluzioni tecnologiche in grado di affrontare il cambiamento climatico e altre sfide ambientali. La piattaforma è il primo progetto attivo nell’ambito di “Venezia capitale mondiale della sostenibilità”, un piano di interventi, approvato dalla giunta regionale del Veneto, funzionali allo sviluppo sostenibile del territorio con fulcro la città capoluogo. Nel corso di SIF – Strategy Innovation Forum verranno presentate le 10 migliori startup di innovazione ambientale selezionate tra oltre 1.300 progetti provenienti da 28 paesi del mondo che ora procederanno all’implementazione delle proprie soluzioni nello spazio di co-working allestito appositamente a Ca’ Giustinian dei Vescovi. Tra i progetti che saranno sviluppati soluzioni tecnologiche per l’abbattimento della Co2, per il miglioramento dell’efficienza energetica, per la mobilità sostenibile, per il monitoraggio della qualità di aria e acqua.

I partner di SIF

Strategy Innovation Forum è promosso da Università Ca’ Foscari Venezia, Fondazione Università Ca’ Foscari e Regione del Veneto. In partnership con Intesa Sanpaolo e KPMG, MAW, Sharp, Cortellazzo&Soatto, Everel, Strategy Innovation e Synextya. Gli sponsor: Alilaguna, Arper, Goppion Caffè, Loison, Sanbenedetto, Social Meter, Villa Sandi. Con il supporto di EY, Minima&Moralia, SMACT Competence Center, Fondazione Univeneto, Fondazione di Venezia, T2i, Arzanà, Illuminem, Zanze XVI, Ca’ Foscari Alumni, auxiell, CUOA, Centro GSI, Yunus Centre. Con il patrocinio di Confindustria Veneto e la media partnership con Repubblica Affari&Finanza, Blum, Class Tv, Radio Ca’ Foscari, Invenicement Ca’ Foscari, JEVE, Marketers.

Tutte le informazioni sul sito di Strategy Innovation Forum.

ROMA, PALOZZI: “CINGHIALI È PROBLEMA REALE. FALLIMENTI RAGGI-ZINGARETTI”

“Ancora cronache e denunce mediatiche di cinghiali in giro per le strade della Capitale: una questione di sicurezza ma anche di degrado sulla quale la sindaca Raggi e il presidente Zingaretti ormai da anni si stanno dimostrando inefficienti ed inefficaci, preferendo lo scaricabile politico a soluzioni istituzionali mirate e concrete. E, questo nonostante un protocollo di intesa, sottoscritto tra Regione Lazio, Roma Capitale e Città Metropolitana, che dovrebbe disciplinare e risolvere il problema della presenza degli ungulati. Che, invece, soprattutto a Roma Nord continuano a passeggiare indisturbati, per la forte preoccupazione dei residenti. Raggi e Zingaretti battana un colpo”.

Così, in una nota, il consigliere regionale del Lazio, Adriano Palozzi.

Grafica minimal, qualità, timing: i segreti per vendere online sul mercato tedesco

Articolo a cura di: Redazione Roma

«Immaginate di avere un negozio in una via, magari neanche troppo frequentata, della vostra città. Pensate poi allo stesso negozio nel cuore di un centro commerciale, visitato da migliaia di persone ogni giorno». Così Eleonora Calvi Parisetti, 28 enne padovana e già fra le maggiori esperte di commercio online in Italia, descrive la differenza fra un e-commerce e un Marketplace. E se per le aziende avere il proprio “negozio di prossimità” nell’e-commerce sta diventando usuale, va ancora sottolineata l’importanza di sfruttare i vantaggi dei Marketplace, che permettono maggiore diffusione, adattamento e abbattimento della burocrazia. In altre parole, fanno crescere le proprie vendite.

GERMANIA MAGGIOR PARTNER COMMERCIALE

Uno strumento da utilizzare, quindi, il Marketplace, essenziale per vendere all’estero. In particolare in mercati con tradizioni commerciali diverse, come i mercati in lingua tedesca, cosiddetti DACH. Quanto vale la bilancia commerciale fra Italia e Germania? Centosedici miliardi di euro di scambi, divisi in 55,7 miliardi di export e 60,3 di import nel 2020. Il maggior partner commerciale italiano, per distacco: poi arrivano Francia (75,9 miliardi), Stati Uniti (55,7 miliardi), Cina (45 miliardi).

NON UNO, MA PIÙ MARKETPLACE

Calvi Parisetti ha fondato insieme ad Andrea Giavara, 33enne padovano, Growers Agency, azienda nata per aiutare imprese di qualsiasi dimensione ad aumentare il fatturato grazie alla presenza online e al loro servizio di punta, Marketplace Mentor. Calvi Parisetti spiega perché il mercato tedesco sia importante. «Non solo per i dati di scambio, ovviamente. Ma anche perché si tratta di un’economia forte e digitalizzata, perfetta per il pubblico di un Marketplace». Un mondo molto variegato: non ci sono solo “big” come Amazon, Otto, Ozon, Cdiscount, Allegro, ma altri Marketplace, magari più settoriali, diffusi nel mercato tedesco. Quali, ad esempio, Avocado Store, mirato sui prodotti sostenibili, Zalando, per l’abbigliamento, Yatego, per gli oggetti per la casa, Rakuten, in grande crescita.

COME FARE PRESA SUL MERCATO TEDESCO

I Marketplace portano con sé tre grandi vantaggi: il primo è la diffusione. Il pubblico non va cercato come con l’e-commerce, ma c’è già. «Diventa quindi fondamentale fare un’analisi di mercato per posizionarsi al meglio, farsi trovare pronti al momento giusto, intercettando la giusta fascia di pubblico – spiega Calvi Parisetti –. Lo sforzo da fare è quello di analizzare il mercato con l’occhio tedesco. Compratori che sappiamo apprezzano non solo la qualità, ma precisione, disponibilità, attenzione al cliente. E soprattutto il rispetto dei tempi. Va fatto un lavoro di traduzione culturale». Partendo dalla semantica. «Un esempio: tutti noi sappiamo cos’è la qualità oro, o rossa, di un caffè. Ma magari per un compratore tedesco non è chiaro. Quindi vanno trovate le parole giuste, non una mera traduzione, per comunicare il nostro prodotto. Dobbiamo “tradurre” e comunicare i nostri valori, non la scheda prodotto». C’è poi l’aspetto visivo. «Il compratore DACH preferisce un approccio grafico minimal, senza toni e colori sgargianti. Poche informazioni, ma precise».

Ci sono poi gli altri due grandi vantaggi del Marketplace. «L’adattamento – ricorda l’esperta di vendite online – visto che l’utente già conosce la piattaforma, il modo di cercare prodotti, come pagare. Non dovrà quindi perdere tempo a imparare come funziona il nostro e-commerce. Il customer care è facilitato, così come la logistica. Infine c’è l’aspetto burocratico: ogni Paese ha regole diverse, e i Marketplace di fatto fanno da “consulenti” per il venditore, guidandolo chiaramente sulla diversa fiscalità».

I MANUALI

Durante il lockdown del 2020 Calvi Parisetti ha scritto «Amazon Advertising», volume che analizza le opportunità pubblicitarie offerte dal canale di vendita più celebre al mondo. Il manuale, edito da Hoepli, fa luce sulle infinite possibilità che offre il colosso Usa e che fino ad ora erano rimaste inesplorate alla maggior parte degli imprenditori italiani. E già nel 2018, sempre per Hoepli, aveva dato alle stampe «Vendere su Amazon», altro volume essenziale per le imprese.

Davide Buccheri: I timori di nuove ondate di Covid 19 pesano sull’inaugurazione degli scambi sui listini globali, mentre i dati

MILANO – I timori di nuove ondate di Covid 19 pesano sull’inaugurazione degli scambi sui listini globali, mentre i dati macroeconomici dalla Cina dicono di una ripresa industriale leggermente al di sotto delle attese. Poi le vendite rientrano, in particolare nel Vecchio continente, dove le Borse migliorano leggermente ma chiudono tutte in calo con l’eccezione di Milano. Resta comunque un clima di grande incertezza, in una settimana ricca di eventi durante la quale le Banche centrali potranno ancora indirizzare l’umore degli investitori.

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A far scattare inizialmente la fuga dagli asset rischiosi era stato un insieme di fattori legati al Covid. Le autorità cinesi hanno annunciato domenica la scoperta di una nuova fonte di contaminazione attorno a un mercato all’ingrosso a Pechino, che ha portato al confinamento di 11 aree residenziali nelle vicinanze. In particolare la Cina ha segnalato 57 nuovi casi di Covid 19 in 24 ore, il rapporto giornaliero più alto nel paese da aprile. Negli Stati Uniti, anche se l’ultimo bilancio giornaliero delle vittime è diminuito drasticamente, la crisi sanitaria rimane preoccupante, avendo colpito anche gli Stati meridionali e occidentali, dopo aver colpito principalmente il Nord-Est della nazione. E anche in Giappone, i timori di una seconda ondata sono forti: domenica sono stati annunciati 47 nuovi casi di infezione a Tokyo. L’India è un altro Paese nel quale la situazione preoccupa, con contraccolpo anche sulla Borsa locale che ha perso un punto e mezzo percentuale dopo aver chiuso la peggior settimana in un mese di tempo.

Le Borse europee come detto chiudono miste. Francoforte perde lo 0,66%, Parigi cede lo 0,49%, Londra lo 0,66%.  Milano, dopo l’apertura in rosso di oltre tre punti percentuali, va controtendenza e si ferma a +0,43%. Su Piazza Affari si registra il ritocco in aumento del pacchetto di filiali che andranno a Bper, nell’ambito dell’operazione Intesa-Ubi, con il quale la banca guidata da Carlo Messina spera di convincere l’Antitrust all’inesistenza di ostative dal punto di vista concorrenziale. Wall Street tratta in calo, ma anche in questo caso in recupero dall’apertura. Il Dow Jones perde l’1,2% alla chiusura dei mercati europei, il Nasdaq cede lo 0,3% mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,7%.

Più pesante il conto pagato, questa mattina, dalla Borsa di Tokyo: l’indice Nikkei ha lasciato sul parterre il 3,5% a 21.530,95. Ancora peggio ha fatto Seul, che è scivolata del 4,7% mentre Shanghai ha contenuto il ribasso al -1%. “Le preoccupazioni su una possibile seconda ondata di infezioni stanno crescendo” e questo ha pesato sul mercato, afferma una nota di Okasan online securities. Sembra, per dirla con Bloomberg, riandare in scena il film visto lo scorso giovedì: sui mercati era scattata una fuga dagli asset più rischiosi che aveva alla fine portato a una perdita del 6% per Wall Street.

Come accennato, uno dei principali dati attesi riguardava la produzione industriale in Cina: sale del 4,4% annuale a maggio, il top da dicembre ma meno dell’atteso +5% e contro il +3,9% di aprile. L’economia cinese è ripartita prima delle altre ma deve ancora rimettersi in carreggiata dopo il coronavirus. Le vendite al dettaglio e gli investimenti hanno subito un’altra contrazione a maggio. Le vendite al dettaglio si sono contratte del 2,8% annuale a maggio, dopo il -7.5% di aprile e contro un atteso -2%. Gli investimenti fissi, che rappresentano il 60% degli investimenti totali, hanno subito una contrazione annuale del 6,3%, dopo il -10,3% di aprile e a fronte di un atteso -5,9%. Se si osserva l’andamento spacchettato, i settori dell’acciaio e della produzione automobilistica stanno andando abbastanza bene, ma ci vorrà ancora del tempo prima che anche altre attività tornino a viaggiare a livelli pre-crisi. Le perdite di posti di lavoro e il timore di una seconda ondata del virus mantengono cauti i consumatori. Negozi e ristoranti non lavorano a pieno ritmo. Il tasso di disoccupazione a maggio arretra al 5,9% dal 6% di aprile e contro un atteso 6,2%. Mentre le vendite al dettaglio scendono del 2,8% su base annua, più del -2,3% stimato dal consensus, ma in deciso miglioramento rispetto al -7,5% di aprile. Da inizio anno resta un passivo per il commercio del 13,5%.

Sui mercati valutari la propensione al rischio è scarsa per i timori legati ai contagi. Chiusura in lieve rialzo per l’euro sul
dollaro sotto quota 1,13 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1277 dollari e a 121,06 yen in una giornata poco frizzante a causa dalla scarsa propensione al rischio. Il dollaro guadagna sullo yen a 107,37. Avvio di settimana stabile per lo spread fra Btp e Bund: il differenziale segna 189 punti contro i 188 della chiusura di venerdì. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari all’1,43%.

Per i timori di nuovi contagi i prezzi del petrolio sono di nuovo in calo: a New York il Wti arriva a perdere il 4% sotto i 35 dollari al barile.

Davide Buccheri:Se questa estate i lombardi viaggiassero meno a risentirne non sarebbero solo loro, ma molte altre regioni italiane.

Se questa estate i lombardi viaggiassero meno a risentirne non sarebbero solo loro, ma molte altre regioni italiane. Questo perché la Lombardia non è solo il territorio con più abitanti (10 milioni), ma anche quello con una maggiore propensione a viaggiare durante i mesi estivi.
Fatto ancora più vero se si considera Milano, la capitale del lavoro, tradizionalmente vuota nel mese di agosto. Dall’anno dell’Expo è diventata una gettonata meta turistica, sono aumentati nettamente gli arrivi di italiani e stranieri (11 milioni nel 2019, il 9% in più rispetto all’anno precedente), ma i milanesi non rinunciano alla loro vacanza fuori città.

La crisi del turismo lombardo potrebbe peraltro sommarsi al fatto che in Italia quest’anno arriveranno molti meno stranieri dopo la difficile primavera segnata dal coronavirus.
Secondo quanto stimato a maggio 2020 da Touring Club, le principali mete domestiche dei lombardi sono l’Emilia Romagna, la stessa Lombardia e il Trentino Alto Adige. Seguono Toscana, Veneto e Liguria. Una fetta più piccola è rappresentata da Marche e Sardegna.

Chi guida la ripresa turistica?

Come ricordano i più recenti dati Istat, le prime cinque Regioni per residenti sono Lombardia (10 milioni di abitanti), Lazio (5,9 milioni), Campania (5,8 milioni), Sicilia (5) e Veneto (4,9): da sole rappresentano ben il 52% della popolazione italiana, composta da circa 60 milioni di persone.
La numerosità degli abitanti, però, non è l’unico indicatore da considerare in questo caso. Sulla propensione al viaggio incidono anche altri fattori: economici, sociali e geografici. Sempre l’Istat ci dice infatti che, se mediamente un italiano effettua per i motivi più diversi 1,2 viaggi all’anno, a livello territoriale ci sono differenze marcate, soprattutto tra Centro-Nord e Sud: nel Nord-Est si registra un dato di 1,8, al Centro di 1,5, al Nord Ovest di 1,3, mentre al Sud (0,6) e nelle isole (0,5) i dati sono molto più contenuti.

Ne deriva che le prime cinque aree che anche quest’anno potrebbero trainare il settore sono la Lombardia (con 46,7 milioni di presenze durante le vacanze), Lazio (21,5 milioni), Veneto (20,4), Emilia-Romagna (19) e Campania (17,2). Questi territori da soli producono il 60% delle presenze domestiche.

Il valore economico

Se consideriamo i dati della spesa turistica degli italiani in Italia – stimati in circa 65 miliardi di euro – i lombardi contribuirebbero per circa 14 miliardi, i laziali e i veneti per circa 6,5 miliardi ciascuno, gli emiliani-romagnoli per quasi 6 e i campani per poco più di 5 miliardi di euro.
Da più parti in queste settimane ci si aspetta una ripresa del settore grazie al turismo di prossimità, spiegano gli esperti di Touring Club: si tratta in realtà, guardando ai dati, di un fenomeno già ben consolidato in molte aree del Paese. Non assisteremo quindi a un cambiamento radicale nelle abitudini per una parte consistente di popolazione italiana; a mutare sarà il modo con cui ci si approccerà all’esperienza turistica (mascherina, distanziamento sociale, file, rilevazione temperatura corporea ecc).

Potrebbe però consolidarsi il turismo all’interno della propria regione: delle prime cinque regioni citate, ben quattro potrebbero vedere come prima destinazione di viaggio lo stesso ambito regionale di residenza (fa eccezione la Lombardia che è secondo mercato per i lombardi).
Ciò si spiega anche con il fatto che quasi tutte dispongono di un affaccio sul mare, elemento trainante del turismo domestico. Non è un caso quindi che sia proprio la Lombardia a fare eccezione e ad avere come primo mercato l’Emilia-Romagna.

Le ricadute nelle Regioni

Andiamo a vedere cosa significa in termini di presenze. La Lombardia “porta” in Emilia Romagna 9 milioni di presenze, il 19% del totale; nella stessa Lombardia 5,6 milioni, il 12%; in Trentino Alto Adige 4,7 milioni, il 10% circa; in Toscana 4.5 milioni, il 9,6%; in Veneto 4,4 milioni, il 9,5%.
Seguono le regioni prettamente marittime: Liguria, con 3,6 milioni di presenze lombarde (il 7,6%); Marche, con 1,9 milioni (il 4%); Sardegna, con 1,8 milioni di presenze (il 3,9%).

Ilva e le altre crisi: Allarme per la mancata soluzione di 150 emergenze aziendali, adesso aggravate dal coronavirus.

Allarme per la mancata soluzione di 150 emergenze aziendali, adesso aggravate dal coronavirus. Mise, Tesoro e Palazzo Chigi navigano a vista e 250mila posti di lavoro sono a rischio. Negata la garanzia statale su un prestito da 400 milioni, così ArcelorMittal medita di disimpegnarsi dal cuore siderurgico del Paese. Il ruolo di Invitalia e l’incognita della Cassa integrazione

ROMA – “Può sembrare un paradosso, ma dobbiamo ringraziare Covid-19 e i divieti di spostamento perché altrimenti qui sotto avremmo qualche problema a gestire le proteste degli operai. E non solo di quelli dell’Ilva”. “Qui sotto” è via Molise, a Roma, e a parlare è un alto dirigente del ministero dello Sviluppo Economico, che chiede di mantenere l’anonimato. Poche parole per fotografare il caos della politica industriale italiana, il caotico vuoto di sempre aggravato dall’allarme sanitario. Tanto da far temere il peggio in vista del riemergere delle tante crisi aziendali temporaneamente congelate dall’avvento del coronavirus. Ilva in primis, con le tensioni sociali di questi giorni negli stabilimenti di Taranto Genova, sottoposti ad una grottesca altalena di cassa integrazione, avvisaglia di quello che potrà accadere nelle prossime settimane. “E non voglio neanche pensare a quando, dopo l’estate, finiranno gli ammortizzatori sociali Covid, la moratoria sui licenziamenti e il re tornerà nudo…”. IlvaWhirlpoolBlutecWanbaoJindal Piombino, EmbracoBekaert…da Nord a Sud la geografia del declino industriale italiano: 150 emergenze irrisolte che coinvolgono 250mila lavoratori.