Categoria: ESTERO

Guerra A Gaza: Droni Bomba E Tweet Strategici Militari. Il Bilancio Parla Chiaro: Oltre 30 Bambini Morti.

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La guerra a Gaza non si ferma e l’esercito usa un tweet per fare più vittime. Nella notte un raid israeliano ha colpito un campo profughi. Dall’inizio delle ostilità sono già 30 i bambini palestinesi uccisi. La guerra continua e non risparmia colpi. Nelle ultime 24h l’esercito israeliano ha dapprima pubblicato un tweet fasullo dove annunciava di aver rotto i confini con un’offensiva via terra, poi hanno atteso che i militari palestinesi occupassero i tunnel di evacuazione scavati sotto la sabbia di Gaza.

Un rifugio creduto sicuro finchè l’esercito israeliano non ha svelato con le bombe il vero intento del tweet: riempire di vite i tunnel per poterli bombardare uccidendo più persone.

Intanto un raid nella notte ha bombardato il campo profughi Al-Shati, uccidendo diversi fra bambini e donne (si parla di almeno una decina).

Le azioni di guerra sono entrate nel vivo: sono oltre 2300 i missili lanciati verso Israele. Di questi quasi mille hanno raggiunto la destinazione. Hamas cerca di colpire usando anche droni-bomba, per lo più distrutti dalle difese israeliane.

Di contro sono migliaia i feriti palestinesi durante gli ultimi bombardamenti. Secondo le fonti attuali si superano le 130 vittime palestinesi già ufficiali, di cui oltre 30 bambini e 20 donne.

Nell’intera striscia la corrente elettrica è disponibile solo alcune ore al giorno e neanche consecutive mentre il sistema idrico è fuori uso per ampie zone.

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AssoCareNews.it ha scelto di raccontare gli orrori di questa e di altre guerre per non lasciare che le bombe abbiano la ragione del silenzio assenso.

Invitiamo i nostri lettori a fare anche una piccola donazione a

Unicef – Emergenza Gaza.

Grazie.

Dott. Marco Tapinassi

Vice-Direttore. Infermiere in Psichiatria, webwriter, attentatore di biscotti ma anche coautore di libri sui concorsi pubblici. Immagina l’informazione come un fattore di crescita. Non perde nemmeno un tè con il suo Bianconiglio.

A Ostia Komorebi apre il primo Ramen Bar del litorale romano

Dai giovani creatori del ristorante giapponese fusion, sempre a pochi passi dal lungomare inaugura anche Komorebi Ramen Bar, una cucina satellite dove gustare il Tonkotsu, un ramen unico che richiede 18 lente ore di preparazione. Nel menu anche yakisoba, bao e dumpling, dolcetti del Sol Levante, birre giapponesi e pregiati sakè.

Da venerdì 5 marzo i giovani ragazzi di Komorebi Restaurant inaugurano il secondo locale del brand, sempre a Ostia, a pochi passi dal lungomare del comune romano. Questa volta si tratta di un Ramen Bar, il primo in tutto il X Municipio, una sfida che Cristian De Luca e Luca Leoni, proprietari di Komorebi, hanno intrapreso con coraggio e determinazione trovando la complicità di Giorgio Migliardi e Fabio Villano, i due chef fautori di cucina nipponica dai sapori mediterranei che si divideranno tra le due attività. Con la forza di un team tutto under 30 Komorebi nei suoi primi due anni di vita è diventato un punto di riferimento per tutti gli avventori di uramaki, sashimi, nigiri, hosomaki e le altre specialità tipiche della cucina giapponese, e adesso si apre anche al mondo del ramen, della yakisoba e dei dumpling.

Da appassionati di manga e karate, entrambi i cuochi hanno sorta di devozione recondita nei confronti del Giappone e finalmente hanno la possibilità di interpretare uno dei piatti spesso richiesti e ancora mancava da Komorebi: il ramen. Per farlo si sono spostati di qualche chilometro aprendo una cucina satellite che gli permettesse di sviluppare tutte le linee che non riuscivano a gestire al ristorante madre. Il nuovo laboratorio sarà così dedicato principalmente alla preparazione della famosa zuppa giapponese a base di carne, spaghetti, uova e spezie tipiche orientali. Destreggiandosi tra soli 10 posti a sedere, il business di Komorebi Ramen Bar sviluppa e raffina il concetto di prendere a portar via supportato dalle piattaforme di delivery che coprono tutta la superficie di Ostia. Il piatto principale del selezionato menu è il Tonkotsu, varietà di ramen diffusa a Fukuoka, città sull’isola giapponese di Kyushu famosa per i suoi numerosi allevamenti di maiali. Questo ramen ha la particolarità di avere un brodo di ossa di maiale e di gallina, molto denso e saporito che cuoce circa 18 ore e viene accompagnato con dei noodles molto fini e un uovo marinato. Una proposta carica di sapori e sapientemente interpretata con tecniche di tendenza e vantaggiose per gli alimenti, come per la cottura dell’uovo che, invece di essere marinato in soia e acqua, è stato cotto a bassa temperatura e aromatizzato con polvere di soia per conferirgli più carattere e gusto. La somministrazione di questo main course per il take away e il delivery è stata pensata in una originale e funzionale schiscetta alla giapponese, organizzata con una box per la pasta precotta e sbollentata in acqua fredda e un contenitore termico per mantenere a temperatura costante il brodo caldo.

Oltre a questa specialità, vengono proposti bao , soffici panini originari questa volta della Cina del Nord cotti a vapore e ripieni di carne o di verdure, e 5 tipi di gyoza : di maiale; di gamberi cotti a bassa temperatura con il miso; di verdure di stagione italiane; di agnello e funghi; di manzo e un mix di spezie con peperoncino. Questi sfiziosi ravioli del Sol Levante sono ripieni di carne, pesce o in versione vegetariana, ciascuno chiuso meticolosamente a mano e al momento, infine cotto al vapore o alla piastra. A chiudere il menu un altro piatto gustosissimo della tradizione giapponese, la yakisoba, ovvero noodles di grano saraceno serviti sulla piastra e generosamente conditi con elementi caratteristici come il katsuobushi, tonnetto fermentato e affumicato, o il beni shoga, sottaceto di zenzero giapponese. A valorizzare questa offerta anche una carta di dolcetti tipici giapponesi , come mochi e dorayaki, una selezione di birre artigianali giapponesi e una lista di pregiati sakè sia per pasteggiare che come fine pasto.

http://www.ramenbar.it

Contatti:
Komorebi Ramen Bar
Via Polinesia 20 00121 – Lido di Ostia
Tel. 
06. 8392 8826

www.ramenbar.it

Da domani arriva Roma 4 Roma, l’iniziativa che unisce i bartender romani

Si chiama “Roma 4 Roma”, l’appuntamento settimanale per tutto il bartending romano chiamato a raccolta per ritrovarsi, sostenersi e dare un segnale di fiducia in questo particolare momenti di difficoltà. Teatro dell’evento è il The Court, il cocktail bar di Palazzo Manfredi, l’hotel 5 stelle lusso in via Labicana 125. L’idea, sviluppata dal barmanager Matteo Zed, è una risposta alla chiusura limitata dei bar, a causa del Covid. “Le regole stabilite dai nostri decisori, oltre a limitare gli orari dei bar, hanno costretto, in alcuni casi, alla chiusura di parte di essi”, dice Zed. “Ho immaginato quanti clienti si saranno sentiti orfani del proprio bar preferito. Ho pensato, allora, di riunire alcuni bar qui al The Court. Per un giorno a settimana, il nostro bancone ospiterà un bartender della lista, che se numericamente non può contenere tutti, intende però essere simbolicamente rappresentativa dei bar romani, ora in grande sofferenza. Per nostra fortuna, nonostante tutto, il The Court è attivo e lavora. Mi piaceva poter condividere gli spazi, anche se per qualche ora, con altri colleghi, molti dei quali rimasti senza lavoro”, sottolinea il barmanager. L’iniziativa è supportata da una serie di aziende che hanno accolto con entusiasmo l’idea e che durante le serate omaggeranno la guest con alcuni regali. Gesti piccoli, ma significativi, per un settore in forte crisi.
Grazie agli sponsor i cocktail di Roma 4 Roma ha un prezzo calmierato rispetto allo standard del locale, tra gli 8 ei 10 euro, con l’aperitivo offerto dal The Court . “Quest’idea, senza la partecipazione più ampia possibile, non avrebbe senso – afferma Zed – Il problema erano i costi, che da noi sono certamente in linea con le altre strutture di pari livello, ma mediamente piuttosto elevati. Ho interpellato le maggiori aziende con cui lavoriamo e con cui gli altri barman hanno un forte rapporto di fiducia, ricevendo l’ok per procedere. Il supporto dei brand è stato fondamentale e li ringrazio per questo. Oltretutto le bottiglie avanzate, a fine evento, saranno lasciate alla guest, mi sembra quantomeno doveroso. Il nostro è un settore che ha bisogno di rimanere in piedi e di vivere e dimostrare unità d’intenti, ove possibile, un filo diretto anche con i clienti più affezionati, che sono quelli che sicuramente torneranno ad affollare il bancone quando tutto questo lungo periodo complicato avrà avuto termine ”. L’evento, infatti, è pensato anche per il pubblico,  “i clienti fanno parte a pieno titolo della comunità ‘allargata’ del bar – specifica Zed – mi sembrava giusto dare loro la possibilità di bere direttamente dalle mani dei loro bartender preferiti. Ci tengo a precisare che non si tratta della classica operazione di marketing, con la guest altisonante. Al nostro bancone si alterneranno bartender noti e meno noti, provenienti da diversi locali della Capitale ”.
Per questo Roma 4 Roma si svilupperà in più pomeriggi, ogni giovedì, a partire dalle 15:00 fino alle 18:00. Al momento sono state confermate 15 date, ma la programmazione è in continuo aggiornamento, per le numerose adesioni. Le nuove guest che saranno comunicate sui profili social del The Court .Per partecipare, nel rispetto delle attuali regole anti Covid, si prega di contattare il The Courtinfo@thecourtrome.it; Tel: 06 69354581

Calendario Roma 4 Roma  

4 febbraio 
The Chapter – Mario Farulla

11 febbraio 
Freni e Frizioni – Riccardo Rossi

18 febbraio 
Jigger – Roman Popovici + Buseto – Silvia Carpene

25 febbraio 
Drink Kong – Patrick Pistolesi

4 marzo 
Jerry Thomas – Andrea Pomo e Raimonda Basso Bondini

11 marzo 
Ru.de – Marco Zampilli e Christian Ricci

18 marzo 
The Barber Shop – Joy Napolitano

25 marzo 
La Punta – Roberto Artusio e Cristian Bugiada

1 aprile 
Empire – Pasquale Viscito + Stadlin – Daniele Arciello e Edoardo Coticoni

8 aprile 
Treefolk’s – Michele Ferruccio + Co. Così.- Giulia Castellucci

15 aprile  
Drink.it – ​​Valeria Bassetti e Emanuele Broccatelli

22 aprile 
Drop – Luca De Nardo, Jacopo Pitanti e Lukasz Kloc

29 aprile 
Latta – Daniele Armaro e Luca Giovanrosa

6 maggio 
Blind Pig – Egidio Fidanza e Mattia Ria + Tale – Ludovico Lembo e William Santamaita

13 maggio 
Acquaroof – Alessandro Simeone + Quintessa – Alessandro Clementini

Gli Sponsor:

PERRIER
SANPELLEGRINO
CAMPARI
MANCINO VERMOUTH
DISARONNO
TIA MARIA
MATUSALEM
DIFRUTTA
Roberto Cavalli Vodka
ICE CUBE
GINARTE
CAMELLIAS’S TEA HOUSE
THE BUSKER IRISH WHISKEY
DRINK IT
PALLINI
YSABEL REGINA

Causa chiusure e fallimenti dei ristoranti , fioriscono le aziende che vendono attrezzature usate . GASTRODOMUS

LA NOSTRA STORIA

Gastrodomus.it nasce nel 2014 come piccola realtà lavorativa con un’unica dipendente addetta allo shopping online e all’inserimento di prodotti nel catalogo digitale. Successivamente, in soli sei mesi, l’azienda si espande e si ingrandisce. I locali adibiti agli uffici vengono così spostati nella zona industriale di Casarsa Della Delizia ( PN ). Al momento l’azienda conta 15 dipendenti dislocati negli uffici acquisti, commerciale, amministrazione, spedizioni e marketing. Gastrodomus.it è leader nel settore delle apparecchiature per la ristorazione e presenta un catalogo di oltre 18.000 prodotti caratterizzati da materiali di qualità e prezzi molto competitivi sul mercato. La nostra mission è la soddisfazione del Cliente e delle Sue necessità, pertanto offriamo una vasta gamma di prodotti che spaziano dalle attrezzature per pizzerie, alle cucine professionali, bar, pasticcerie, macellerie, panifici, fino ad arrivare a prodotti trasversali quali arredamento per interni ed esterni e mobili in acciaio inox.

IL NOSTRO STAFF

Il nostro staff è costituito da un team di persone motivate e professionali, informate sul settore della ristorazione e sui prodotti proposti e impegnate quotidianamente nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni innovative atte a soddisfare al meglio i clienti. Gastrodomus.it si avvale, inoltre, di un supporto esterno di tecnici informatici, grafici ed esperti di marketing che offrono assistenza in tutte le fasi di sviluppo del sito, cercando di rendere ottimali i processi di scelta e di acquisto.

I NOSTRI PLUS

Ai nostri clienti offriamo:

  • Oltre 18.000 prodotti a catalogo
  • Prodotti realizzati con materiali di qualità
  • Tre quarti dei prodotti in pronta consegna
  • Trasporto incluso in tutta Italia e nelle isole del suolo nazionale per ordini superiori a € 200,00 + IVA
  • Possibilità di richiedere preventivi gratuiti
  • Ampio showroom in loco
  • Ampio magazzino

ASSISTENZA PROFESSIONALE

Il nostro staff è composto da personale preparato e sempre aggiornato per poterti seguire in ogni momento a partire dalla scelta della tua attrezzatura fino all’ordine della stessa. Il nostro team, infatti, ti offre assistenza sia a livello telefonico sia tramite mail per poterti consigliare su quale macchinario professionale si adatta meglio alle tue esigenze. Siamo specializzati nella fornitura di macchinari professionali per qualsiasi attività come ristoranti, pasticceria, gelaterie, pizzerie e molto altro ancora. Il nostro personale può esserti utile anche se hai necessità di consigli per avviare una nuova attività. Puoi pertanto contattarci per ogni dubbio e/o consiglio!

In Asia Urbani Tartufi significa tartufo-Truffle Eat

La capacità della famiglia Urbani è sempre stata quella di precorrere i tempi, di scrivere il futuro. Il Cav. del Lavoro Paolo Urbani quando coniò il famoso slogan “Urbani nel mondo significa tartufo” stava scrivendo la storia, stava affermando un primato senza precedenti. Parole che echeggiano nelle menti di suo fratello Bruno, patron dell’azienda, di sua figlia Olga, dei nipoti Giammarco, Carlo, Luca e Francesco, fieri di portare avanti una passione che alimenta il sangue di sei generazioni, che porta sempre più in alto un nome che già è marchiato a fuoco nella storia delle eccellenze mondiali.

Grazie all’impegno di una famiglia unita, di collaboratori fidati e di una rara comunione di intenti, Urbani può oggi vantare una rete di contatti mondiale, una presenza in oltre 70 paesi del mondo e, ultimo ma non in ordine di importanza, la “conquista” di uno dei territori più difficili da esplorare: l’Asia. Culture gastronomiche diverse, tradizioni e gusto che si discostano molto dalla visione occidentale, eppure il tartufo non ha mancato di stupire l’Oriente e di diventare un alimento simbolo di prestigio e di qualità, diamante prezioso sempre più richiesto da operatori del settore e privati.

“Per entrare a far parte di una cultura che non ci appartiene”, dice Olga Urbani, owner/manager dell’azienda, “occorre avere rispetto, bussare con educazione. In questo percorso, sapere di essere portatori di un prodotto unico e dal valore conclamato, aiuta molto ma occorre preparazione ed è fondamentale la conoscenza del territorio. Per questo, tra i nostri partner internazionali, la presenza di Roberto Ugolini, amico e grande imprenditore, CEO del gruppo Watermark, è stata fondamentale. Roberto vive in Thailandia da trent’anni e da oltre dieci si occupa di ristorazione, amante del tartufo importa i prodotti della nostra azienda che vengono utilizzati nei suoi dieci ristoranti, famosissimo Limoncello di Bangkok, prossimi a diventare quindici entro la fine dell’anno. Grazie anche al suo impegno, adesso Urbani significa tartufo anche in Asia”.

“Da tre anni ho iniziato con Urbani un grande progetto di diffusione del tartufo in Asia con ottimi risultati”, dichiara Ugolini, “la richiesta è in aumento, nei nostri locali serviamo addirittura la pizza King, una pizza al tartufo Urbani, apprezzatissima. Molto richiesti anche i sushi sticks al tartufo, le salse e i fantastici grill al tartufo Urbani serviti nelle nostre steakhouse, una prelibatezza che lascia stupiti i nostri ospiti. Il marchio Urbani non ha bisogno di convincere, la sua fama mondiale precede i prodotti. Adesso il mercato è pronto anche in Asia e la nostra intenzione è di estendere il progetto ad altre importanti realtà quali Tokyo, Singapore, Hong Kong e Kuala Lumpur”.

Un progetto ambizioso che già sta portando enormi risultati, l’esportazione del Made in Italy e dei prodotti di eccellenza della nostra terra, un impegno che Urbani ha nel cuore e porta avanti da oltre 150 anni, un impegno che accomuna gli Urbani di ogni periodo storico, che fa grande la storia della famiglia del tartufo e accende sempre nuove scintille verso il futuro.

Dopo 32 anni, il leggendario ristorante Baan Rim Pa di Phuket ha chiuso a Patong-Phuket-Tailandia #Covid19

Il nome Baan Rim Pa è noto non solo in Tailandia ma in tutto il mondo. Questo ristorante pluripremiato ha dimostrato di essere uno dei preferiti da viaggiatori internazionali, stranieri e gente del posto. Baan Rim Pa vanta un’incredibile posizione a picco sul mare delle Andamane. Ogni tavolo ha una magnifica vista panoramica delle acque blu attraverso la spiaggia di Patong. Che tu ti unisca a noi per pranzo o cena, i panorami sono semplicemente mozzafiato. Il tramonto è un momento molto speciale della giornata tutto l’anno.
L’arredamento in stile tailandese con un sacco di legno di teak e seta locale offre un’atmosfera speciale sullo sfondo delle acque blu o delle luci notturne. Con l’ampio piano e il cocktail bar che creano l’atmosfera della serata, troverai un pianoforte a coda e un pianista serale, uno splendido cocktail bar e una cantina di vini premiata, per non dimenticare la sontuosa e premiata cucina Royal Thai.
Il Covid19 ha cancellato tutto questo.

Coronavirus mondo, “A New York il peggio è passato”. Seconda ondata in Cina: 108 nuovi casi

Il governatore Andrew Cuomo: riapertura graduale. Trump contro Fauci ritwitta: “Se ne vada”. Negli Stati Uniti oltre 1.500 decessi nel giorno di Pasqua. Pechino torna a stringere i controlli per evitare seconda ondata. In Ecuador 700 cadaveri recuperati dalle case

Il numero globale di casi confermati ha superato 1,85 milioni: 1.850.527, secondo i dati diffusi dalla Johns Hopkins University. Ci sono stati 114.245 decessi a livello globale. I morti negli Usa hanno superato i 22 mila.

L’incoraggiamento di Cuomo, “ma aspettiamo il vaccino”

Il governatore dello stato di New York annuncia: “Stiamo controllando il contagio. Penso che il peggio sia passato. Ma la riapertura di scuole e attività produttive sarà graduale. E ogni piano verrà basato sulle opinioni degli studiosi, non dei politici”. I progetti di ripresa di commerci e business “saranno gestiti in coordinamento con gli altri governatori”. Il Covid-19 potrà essere considerato sconfitto solo quando ci sarà il vaccino a disposizione per tutti, ha avvertito Cuomo, e questo non avverà prima di 12-18 mesi.

#FireFauci. Il retweet di Trump sul virologo Usa

È ora di licenziare Fauci, recita l’hashtag. Parliamo del tweet di una repubblicana ex candidata al Congresso, DeAnna Lorraine, ripostato poche ore fa dal presidente americano. Il più grande esperto di malattie infettive del governo Usa, Anthony Fauci, aveva scritto sul Nyt che se il Paese fosse stato chiuso prima, altre vite sarebbero state risparmiate dal coronavirus.

Il presidente, scrive il New York Times, ha già mostrato in privato irritazione verso Fauci, ma per il quotidiano newyorkese il messaggio su Twitter sarebbe il segnale più esplicito mostrato pubblicamente. “Fauci ora sta affermando che se Trump avesse ascoltato prima gli esperti medici, avrebbe potuto salvare più vite. Il 29 febbraio Fauci diceva alla gente che non c’era nulla di cui preoccuparsi e non rappresentava una minaccia per gli Stati Uniti in generale. Time to #Fire Fauci”, ha scritto Lorraine nel tweet. Ritwittando questo post, Trump ha aggiunto: “Mi dispiace, notizie false, ho bloccato la Cina molto prima che la gente parlasse”.

Anche la Francia ha cominciato a riflettere sulla fase 2: Vaccino entro il 2020

Anche la Francia ha cominciato a riflettere sulla fase 2. E un parere che conta è quello di Jean-François Delfraissy. L’immunologo francese guida il comitato scientifico che consiglia Emmanuel Macron nell’emergenza sanitaria. Delfraissy, 71 anni, è stato un luminare della ricerca sull’Aids, in prima linea contro Ebola. Il suo gruppo di “saggi” comprende anche un’antropologa e un sociologo. “E’ importante avere un approccio multi-disciplinare e valutare parametri non solo scientifici” spiega Delfraissy. “So per esperienza che ogni crisi sanitaria porta con sé il rischio di una crisi politica e sociale”. L’immunologo spiega a Repubblica quali sono le sue raccomandazioni per avviare la fine del lockdown iniziato il 17 marzo. Con un auspicio: “Francia e Italia si devono mettere d’accordo per una serie di misure condivise in questa fase molto delicata. È una delle delle chiavi del successo”.

Eppure il governo francese ha esitato a lungo prima di seguire l’Italia nella scelta del confinamento. C’era un sentimento di superiorità? 
“Non mi sono mai sentito superiore all’Italia, non ho lezioni da dare ai miei colleghi italiani, anzi devo riceverne. Personalmente mi sono reso conto dell’estrema gravità dell’epidemia proprio vedendo la situazione in Lombardia dove c’è un’eccellenza medica e scientifica. Ho capito subito che alla Francia sarebbe toccato lo stesso destino. E difatti quando si è insediato il nostro comitato il 10 marzo ho subito detto a Macron che l’unica strada da seguire era il confinamento”.

Il governo aveva valutato altre opzioni?
“Delle tergiversazioni della politica non rispondo. Posso invece dire che il mio parere è stato tranchant. E non ne vado fiero perché so quale sacrificio è stato imposto ai cittadini. Se avessimo avuto una capacità giornaliera pari a 100 mila test forse avrei suggerito di agire diversamente. Non era così. Il 10 marzo la capacità della Francia era di 3 mila test al giorno. Il confinamento non era la migliore soluzione. Era la meno peggio”.
In Germania la quantità di test ha fatto la differenza?
“E’ così, e tanto meglio per i tedeschi. Oggi in Francia capacità giornaliera di test è salita a 30 mila al giorno. L’obiettivo è arrivare a 100 mila entro la fine del mese. La carenza iniziale ha dettato la scelta del confinamento e pesa ancora nella durata”.
La vostra raccomandazione era chiudere il Paese fino a fine aprile. Si andrà oltre? 
“Parleremo di date solo quando avremo gli strumenti per affrontare l’aumento dei contagi e dei malati che ripartirà non appena si allenterà il confinamento. Su questo non ci sono dubbi: l’epidemia ricomincerà a correre. E noi dovremo essere pronti, contrariamente a quello che è successo la prima volta”.
Si parla di apertura per regioni, età, professioni.. Qual è il piano?
“E’ il dibattito in corso tra il nostro comitato, il governo e l’Eliseo. Vi posso solo dire che non passeremo dal nero al bianco. Ci saranno sfumature di grigio. Abbiamo fatto il calcolo delle persone più a rischio, tra anziani, cardiopatici, obesi e altre patologie. Sono 17 milioni di francesi. Già questo dato vi fa capire la complessità della situazione”.
Si comincia invece a sapere quanti sono i francesi immunizzati?
“Abbiamo i primi studi sierologici e purtroppo non sono incoraggianti. Nelle zone più colpite dall’epidemia vediamo che l’immunità è intorno al 10 per cento. Da quel che so è la stessa cosa in Lombardia. E’ molto meno di quello che ci aspettavamo, e speravamo. Siamo lontanissimi da un’immunità naturale nella popolazione. Ma c’è un altro problema”.
Quale?
“Questo virus è davvero particolare. Ci siamo accorti che la durata di vita degli anticorpi protettori contro il Covid-19 è molto breve. E osserviamo sempre più casi di recidiva in persone che hanno già avuto una prima infezione”.
Quindi nessuno è davvero protetto contro il coronavirus, neppure chi si è già ammalato?
“Sembra così. E’ per questo che il nostro comitato non raccomanda più la patente immunitaria, una sorta di lasciapassare per chi ha avuto una prima infezione”.
Quando la Francia sarà pronta per la fase 2?
“Ci sono due indicatori da guardare. Quando le terapie intensive non saranno più sotto pressione, il personale medico avrà fiatato. E quando avremo la capacità di testare massicciamente, isolando i positivi e tracciandone i contatti. Una previsione, solo teorica, è tra inizio e metà maggio”.
Il vostro modello è quello coreano? 
“Sì ma la Corea del Sud non ha fatto solo la tracciabilità sui cellulari. Ha anche mobilitato 20 mila persone che hanno indagato e spezzato le catene di trasmissione. L’innovazione tecnologica deve essere accompagnata da uno sforzo umano”.
Nessuna riserva sul tracking, la sorveglianza elettronica? 
“Solo in modo transitorio, su base volontaria e dentro regole precise. La Francia sta lavorando con la Germania su un’applicazione. L’ideale sarebbe allargare la collaborazione ad altri Paesi come l’Italia”.
La Francia e l’Italia possono fare scelte diverse su tempi e modi sulla fase 2?
“Sarebbe un disastro. Non lo dico solo al livello sanitario, ma anche per evitare una crisi sociale e politica più grave. Se siamo coordinati sarà molto più facile far accettare misure come il tracking o l’isolamento dei pazienti positivi in strutture ad hoc. I nostri cittadini osservano quello che succede nei Paesi vicini. Non capirebbero misure contraddittorie. Inoltre una certa uniformità è essenziale per ricominciare a viaggiare, lasciare aperte le frontiere”.
Pensa che al livello europeo si sia data la priorità alla risposta economica?
“Purtroppo è così, e ne subiamo tutti le conseguenze. Fino a qualche giorno fa i Paesi europei litigavano tra di loro per accaparrarsi le mascherine in Cina. Abbiamo deciso il confinamento senza coordinarci tra Paesi europei. Adesso è indispensabile non ripetere lo stesso errore. E’ il senso del mio appello all’Italia ma anche agli altri Paesi del nucleo fondatore dell’Europa”.
A proposito di mascherine, perché il governo francese continua a non raccomandare di indossarle?
“Sia l’Oms che il governo hanno faticato ad ammettere la verità, ovvero che non c’erano mascherine in quantità sufficienti per tutti. Sono convinto che le mascherine siano uno degli strumenti essenziali per uscire dal confinamento”.
Devono essere obbligatorie?
“Qualsiasi francese dovrebbe averle e indossare se lo desidera. Oggi non è così”.
Anche in Francia ci sono polemiche contro i runner o le persone che infrangono le regole. Lei che ne pensa?
“Il confinamento è rispettato dalla stragrande maggioranza dei francesi. Vedo anche io che non è il cento per cento, ma ricordiamoci che è un equilibrio delicato. La Francia non è la Cina, e ribadisco che le crisi sanitarie portano sempre un rischio politico e sociale da non sottovalutare”.
Il confinamento ha dato i risultati epidemiologici che si aspettava?
“Siamo nei tempi che avevamo previsto. A inizio marzo il tasso R0 era di 3,5, oggi è sceso intorno a 1 e pensiamo di calare ancora tra 0,7 e 0,8 a inizio maggio, quando si potrà cominciare a parlare di fine del confinamento. Ma solo se saremo pronti anche su test, tracking digitale e umano, isolamento pazienti, mascherine”.
L’estate ci aiuterà?
“Tutte le pandemie dell’ultimo secolo si sono attenuate durante la stagione estiva. Questa volta vediamo che il virus si diffonde anche in zone calde. Quindi prudenza. L’altra cosa che vediamo dalla storia delle epidemie è che bisogna prepararsi a un rimbalzo del virus in autunno”.
Dobbiamo aspettarci solo cattive sorprese?
“Sono ottimista per natura. Penso che alla fine l’intelligenza umana vincerà contro il virus. E quando parlo di intelligenza non parlo di noi esperti o della politica, ma dei cittadini che devono impadronirsi di questa sfida, e lo stanno già cominciando a fare. Durante l’emergenza dell’Aids ci sono stati 45 milioni di decessi, ma siamo riusciti a trovare una risposta sia nei paesi sviluppati che in quelli del Sud. Detto questo, qualche buona notizia c’è”.
Prego?
“Il virus ha subito solo piccole mutazioni in questi quattro mesi, è abbastanza stabile. E questo aiuta la corsa ai vaccini, inedita per rapidità. Sono convinto che ci sarà un primo vaccino già entro la fine dell’anno. E intanto forse ci saranno novità positive sulle terapie e spero su forme di profilassi”.

Coronavirus fa paura a New York: oltre 111mila Contagiati

Sale la paura per il coronavirus a New York. Il sindaco Bill de Blasio invita i cittadini a non prendere la metropolitana se malati e in generale a camminare o andare in bicicletta nelle ore di punta così da evitare la metro. “Chiediamo ai cittadini di rivedere la loro routine per fermare la diffusione del virus. Se state male state a casa”, dice de Blasio, che ha ordinato la cancellazione dei viaggi internazionali non essenziali per i dipendenti della città e gli studenti.

I casi confermati di coronavirus in Usa sono 564, in 34 Stati, compreso District of Columbia, il distretto di Washington. Lo Stato di New York (dove sono stati confermati 89 casi) insieme con la California e l’Oregon ha dichiarato lo stato di emergenza.

La nave da crociera Grand Princess attracca a San Francisco con 21 contagiati a bordo

La nave, bloccata al largo di San Francisco con oltre 3.500 persone a bordo tra cui 21 contagiate dal coronavirus, attraccherà nel porto di Oakland oggi. Lo riferiscono i media Usa e un passeggero. Sull’imbarcazione ci sono anche 31 italiani nell’equipaggio e uno tra i passeggeri, tutti in salute. Lo sbarco potrebbe durare più di due giorni. È invece ancora in navigazione la Costa Fortuna. La nave doveva fare scalo a Phuket, mentre le notizie sulla diffusione del contagio in Italia facevano il giro del mondo. La Thailandia ha quindi imposto una serie di restrizioni e quando è giunta la nave – con 173 italiani a bordo – ne ha impedito l’attracco. La Costa Fortuna ha quindi puntato sulla Malesia, ricevendo un altro rifiuto e ora è in viaggio verso Singapore. A bordo, assicura la compagnia, non c’è alcun malato. Ma la nave viene sempre preceduta dalle restrizioni che diversi Paesi stanno imponendo a chi è stato in Italia.
La Grand Princess nella baia di San Francisco

Coronavirus: paura a New York. Il sindaco:  "Andate in bici o camminate". Contagiati a quota 110mila

Coronavirus: Usa, il senatore Ted Cruz in auto quarantena

Il senatore repubblicano americano Ted Cruz si mette in quarantena dopo aver avuto contatti con una persona risultata positiva al coronavirus. “Non ho sintomi, mi sento bene”, dice il senatore texano spiegando di aver deciso di mettersi in quarantena per precauzione. Cruz è venuto a contatto, tramite una breve conversazione e una stretta di mano, con una persona positiva durante la conferenza Cpac, che si è tenuta dieci giorni fa e a cui hanno partecipato anche il presidente Donald Trump e il vice Mike Pence.

Christchurch, attacco in due moschee in Nuova Zelanda: almeno 49 morti. La strage in diretta Facebook

Ad aprire il fuoco nei due luoghi di culto un commando di 4 persone. Esplosivi sarebbero stati attaccati ad alcune auto. Prima della strage era apparso un manifesto anti-immigrati e anti-Islam. In un tweet postato da uno dei terroristi si vedono i caricatori delle armi automatiche con su  nomi di assassini di immigrati: compreso l’italiano Luca Traini

di ANNA LOMBARDI

Sentivo le urla strazianti dei tanti colpiti a morte. Sono rimasto immobile, pregando Dio di essere risparmiato. I killer hanno ucciso alla mia destra e alla mia sinistra. Poi si sono spostati nella stanza dove pregavano le donne e da lì sono arrivate altre urla che non riesco a dimenticare. Siamo fuggiti in massa, coperti di sangue…”. E’ la drammatica testimonianza raccolta dalla Afp da uno dei sopravvissuti alla strage della moschea di Al Noor, una delle due colpite nella città neozelandese di Christchurch. Un uomo che non vuole dire il suo nome: “Sono ancora terrorizzato”. Al Noor è una delle due moschee colpite ieri in Nuova Zelanda durante la preghiera del Venerdì da un commando di quattro persone guidate da un ventottenne australiano, Brenton Tarrant che nell’orribile live della strage si descrive come: “un normale uomo bianco”. Spiegando: “mi sono ispirato alla strage compiuta ad Utoya, in Norvegia, da Anders Breivik nel 2011. Voglio uccidere gli stranieri invasori”.

Gli attacchi sono avvenuti intorno alle 13.40 ora locale – l’1.40 del mattino in Italia – è il bilancio delle vittime è di almeno quarantanove morti. Tanto che la premier della Nuova Zelanda Jacinta Arden ha subito affermato in diretta televisiva: “E’ uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda. Siamo davanti a un atto di violenza senza precedenti”.

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Il primo allarme è arrivato dalla moschea di Al Noor, dove c’erano almeno 300 persone raccolte nella preghiera del venerdì. I killer hanno prima attaccato la sezione maschile e poi si sono spostati nella sala preghiere femminile. Poco dopo il secondo assalto alla moschea di Masjid nel sobborgo di Linwood. La dinamica del secondo attacco non è ancora chiara, ma comporterebbe delle auto cariche di esplosivi. A sparare invece sarebbe stato un commando formato da 3 uomini e una donna, che la polizia è successivamente riuscita a fermare. Ma si teme che ci siano altri complici, parte di una rete molto più larga.

“Il ritrovamento di esplosivi” ha detto il commissario di polizia neozelandese, Mike Bush, durante la prima concitata conferenza stampa “sottolinea la serietà dell’attacco”. Tanto più che nelle stesse ore il centro della città era pieno di giovani diretti alla loclale manifestazione per il clima degli studenti, che per ragioni di sicurezza è stata poi cancellata. Fra gli scampati ci sono anche gli atleti della nazionale di cricket del Bangladesh che si erano recati a pregare in una delle due moschee sotto attacco. Sono riusciti a fuggire tutti illesi: ma il match di sabato con la nazionale neozelandese è stato comunque cancellato.

Non sembrano esserci dubbi sul fatto che matrice dell’attacco è il razzismo anti islamico. Poco prima della strage sui social era infatti apparso un manifesto di 87 pagine “anti-immigrati e anti-musulmani” che è stato poi cancellato. Secondo le prime ricostruzioni uno dei killer è di nazionalità australiana: lo ha confermato anche il premier di quel paese, Scott Morrison. Si tratta di un uomo bianco, tra i 30 e i 40 anni che indossava un’uniforme militare quando ha aperto il fuoco.

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Il tweet (ora eliminato) di uno degli attentatori: sulle munizioni i nomi dei killer anti migranti e anti musulmani tra cui quello di Luca TrainiCondividi  
A rendere ancora più odioso l’episodio, è la comparsa, in un tweet postato da uno terrorirsti di una lista di eventi storici e di nomi di assassini di migranti scritti su alcuni caricatori di armi automatiche, dove compare anche quello dell’italiano Luca Traini, che nel 2018 tentò una strage di migranti a Macerata ferendo sei persone. Per ragioni di sicurezza tutte le moschee del Paese sono state chiuse. Evacuate anche molte scuole.

Il live della strage trasmesso su Facebook, subito ritirato dalla rete, sta purtroppo ancora circolando. Al punto che la polizia della Nuova Zelanda ha “esortato con forza” media e popolazione a non condividere quei 17 minuti di sangue girati e postati da uno dei killer. Anche molti utenti hanno esortato i social a rimuovere le terribili immagini. E infatti si è subito mossa anche Facebook, con il portavoce locale, Mia Garlick, che poche ore dopo ha confermato che il video della strage è stato rimosso.

“La polizia della Nuova Zelanda ci aveva allertato relativamente al video su Facebook poco dopo l’inizio dello streaming live e noi abbiamo velocemente rimosso sia il video e sia gli account Facebook e Instagram dell’attentatore”, ha precisato la Garlik.

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fonte:repubblica.it