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Scuola, i genitori comprano online. Ed è boom su Amazon per pop it e monopattini

marketplace mentor

Zaini, diari, astucci: emerge una grande voglia di normalità e ritorno in presenza negli acquisti online dei genitori italiani per quanto riguarda il mondo della scuola, secondo i dati di Marketplace Mentor. La prima campanella è vicina e le famiglie stanno quindi attrezzando figlie e figli per l’inizio dell’anno scolastico. E se la tipologia di ricerche per l’acquisto sembra voler mettere la pandemia alle spalle, c’è un dato che conferma un trend in forte ascesa: sempre più spesso i genitori si affidano all’e-commerce. Gli acquisti in rete, infatti, sono ormai considerati affidabili, economici e comodi: si sceglie seduti sul divano di casa per farsi recapitare poi il pacco in tempi brevi.

«Il 71% dei genitori sta valutando acquisti online per la scuola dei propri figli – spiega Eleonora Calvi Parisetti, fondatrice insieme ad Andrea Giavara di Marketplace Mentor –. Il mercato dei prodotti relativi al ritorno a scuola si dimostra, quest’anno più che mai, attivo sull’e-commerce. Un luogo virtuale di acquisto diventato ormai consuetudine per le famiglie italiane». Marketplace Mentor è lo strumento utilizzato dalla 29enne Eleonora Calvi Parisetti. Già fra le maggiori esperte di Amazon – con alle spalle due manuali sul vendere online editi da Hoepli -, Calvi Parisetti accompagna aziende di qualsiasi dimensione nell’ottimizzare la propria strategia di presenza e vendita su Amazon.

ZAINO IN SPALLA PER IL RITORNO A SCUOLA

Seicentomila zaini acquistati su Amazon: un dato che rende al meglio l’idea di un ritorno a scuola in presenza. Nella classifica delle ricerche per acquisti online più in voga fra agosto e inizio di settembre i diari per la scuola spiccano all’11esimo posto totale, seguiti dagli zaini (14esimo posto) e dagli astucci (31esimo posto). Si tratta di prodotti che nel 2020 erano in fondo alla classifica o, nel caso degli zaini, neanche comparivano. A calare è invece l’acquisto di mascherine: un anno fa era al terzo posto, oggi al 24esimo.

LA CLASSIFICA DEI PIÙ CERCATI

Ma oltre ai prodotti per la scuola, cosa si vende online? Grazie all’analisi della specialista di Amazon possiamo analizzare la top ten delle ricerche più frequenti su Amazon. Quelle che precedono proprio i diari, saliti fino all’undicesima posizione. Al primo posto una nuova moda, quella dei «pop it», il gioco antistress del momento. A seguire, nell’ordine, smartwatch, cuffie bluetooth, calzature Birkenstock (da donna) e monopattini elettrici, in forte crescita. Al sesto posto c’è Xiaomi, produttore di smartphone, seguito dalla playstation Sony e dalla ricerca generale con parola chiave «smartphone». Ultimi due posti della top ten per l’Iphone 12 e per la ricerca di friggitrici ad aria.

I CONSIGLI PER I VENDITORI DI MARKETPLACE MENTOR

In Rete non c’è solo chi acquista ma sono sempre di più gli utenti e le aziende che decidono di affidarsi al web per vendere. Cinque consigli per sfruttare al meglio il periodo del «back to school»: a darli ai venditori è Calvi Parisetti, nel blog di Marketplace Mentor.

Il primo è l’analisi del settore, alla ricerca dei prodotti top seller. Nella propria vetrina virtuale, infatti, conviene avere gli oggetti più di moda del periodo. Individuarli pone già le basi per un buon risultato. Essenziale poi ottimizzare keyword e catalogo prodotti. Le parole chiave giocano un ruolo determinante per quanto riguarda l’incremento delle vendite attraverso gli annunci sponsorizzati. Bisogna assicurarsi che le principali keyword di ogni prodotto siano inserite all’interno della scheda, sia a livello testuale che tecnico, negli appositi spazi per le keyword.

Terzo consiglio è quello di incrementare e personalizzare l’advertising. Dal Pay per Click alle campagne più specifiche, tutto deve essere personalizzato e reso efficace, in modo da catturare l’attenzione di studenti e genitori. La gestione delle spedizioni e dei resi gioca un ruolo molto importante nei requisiti di un venditore, ed è questo un altro punto da tenere in forte considerazione. Ultimo punto è la costruzione di una strategia multi-goal: ovvero creazione di campagne pubblicitarie con finalità diverse nei diversi momenti del periodo promozionale per intercettare sempre gli utenti migliori nel momento giusto.

«Questo ritorno a scuola avrà un sapore diverso rispetto all’anno scorso – ricorda Calvi Parisetti – anche perché i consumatori stanno ridefinendo le priorità di acquisto basandosi sul ritorno a scuola tradizionale, non più a distanza. Va quindi verificato che i prodotti si trovino nella miglior posizione per essere visibili dal cliente. Il venditore si deve concentrare sulla creazione di campagne di advertising mirate e coinvolgenti, che siano al passo con le esigenze ed i bisogni di genitori e figli».

IMAGERY il film mai realizzato nel 2015 per questioni di Buget: ma ora se ne ricomincia a parlare

Si ritorna a parlare di IMAGERY progetto cinematografico italiano molto ambizioso mai realizzato per via dell’alto budget. All’epoca in alcune interviste Cristian Nardi dichiarava alle telecamere RAI che era l’unico film che avrebbe voluto girare.  Presentato dalle sceneggiature regista Cristian Nardi nel 2015, vedeva Robert de Niro nel ruolo di Giulio Verne. Una sceneggiatura a detta di molto esperti sottovalutata, ma che oggi sta tornando a galla, in quando nel mondo delle IDEE, IMAGERY risulta un capolavoro mai realizzato.

La sinossi:

Toby è un professionista, il miglioro esperto in materia artistica. Comprendere l’autenticità di un’opera grazie al suo capacità è ciò che lo distingue. Ma un forte desiderio lo porta a diventare schiavo delle sue stesse ambizioni al punto da crearsi un’ulteriore identità: quella di trafficante. Un collezionista miliardario Wissental, ossessionato dall’arte, viene a conoscenza in maniera alquanto strana dell’organizzazione, ricattandolo di uno scandalo senza precedenti. Toby per porre riparo si vede costretto a cedere ad una ricerca che lo porta a viaggiare spazio tempo.

Anche un primario di Ragusa indagato per le gare truccate nella sanità

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C’è il primario di urologia del Giovanni Paolo II di Ragusa nell’indagine della procura di Catania che ieri ha investito la sanità catanese. E’ Francesco Curto dirigente dell’Urologia del nuovo ospedale di Ragusa e componente della commissione tecnica della gara di bacino.  Il primo capo d’accusa è di concorso in turbativa d’asta. Gli indagati sono Giuseppe Morgia, direttore dell’Urologia del Policlinico di Catania; Sebastiano Cimino, ex capogruppo del Mpa al Comune di Catania e collaboratore di Murgia; Tommaso Massimo Castelli, dirigente medico dell’Urologia del Rodolico e membro della commissione tecnica; Federico Nicolosi, dirigente medico dell’Urologia e coordinatore della commissione tecnica; Francesco Curto, dirigente dell’Urologia dell’ospedale civile di Ragusa e componente della commissione tecnica della gara di bacino; Antonino Di Marco, rappresentante di prodotti sanitari per la Bua Srl; Massimiliano Tirri, agente e responsabile commerciale della Bua Srl e genero del legale rappresentante dell’impresa; Davide Della Porta, capo area Sud della Karl Storz endoscopia Italia Srl; Sebastiano Antonio Caudullo, agente di commercio per conto della Presifarm Srl, che commercializza i prodotti della multinazionale americana Bd Bard; Maurizio Francesco Lagattolla, agente commerciale della Boston Scientific Spa; Pasquale Gianfranco La Rosa, dirigente dell’Urologia del Garibaldi Nesima e membro della commissione tecnica della gara di bacino; Sebastiano Chiaramida, rappresentante legale della Chirmedical di Chiaramida Sebastiano e distributore dei prodotti medicali della Cook Italia Srl; Domenico Fabio Guarcello, dipendente della C. Bua Srl. In totale gli indagati sono 17. Tutti insieme avrebbero “turbato” la gara di bacino da 55milioni di euro. “In particolare – scrive la Procura – con collusioni e mezzi fraudolenti turbavano la regolarità della gara in quanto Morgia, pur non avendo alcun ruolo formale, dopo aver formulato lotti su misura per la Bua Srl, formando il capitolato tecnico formalmente firmato tra gli altri da Cimino, suo stretto collaboratore, gestiva di fatto tutta la procedura di gara, rivelava notizie riservate al Tirri e al Di Marco, soprattutto in merito alle rimostranze avanzate dai concorrenti della Bua per consentire loro di preparare ad ogni occasione le opportune contromisure, suggeriva dichiarazioni da depositare…concordava con Di Marco e Tirri la documentazione tecnica da inviare per falsare le comparazioni tecniche con eventuali concorrenti come avvenuto nel caso del prodotto fibre, interloquiva indebitamente su sollecitazione di Sebastiano Caudullo, sulla eventuale riformulazione dei lotti in modo da individuare la soluzione per escludere concorrenti evitando per quanto possibile ricorsi delle ditte concorrenti, come la Di Emme Import Srl, rassicurava Maurizio Lagattolla sull’esito delle riunioni della commissione esternando il suo controllo sulla stessa commissione, contattava e di fatto dirigeva nella loro opera i membri della commissione tecnica di gara Castelli, Nicolosi e Curto, dettando loro i tempi e suggerendo decisioni da adottare per escludere eventuali concorrenti delle ditte”.

Cancellare una notizia da internet e da google ecco a chi rivolgersi

Oggi per la rubrica dedicata al business abbiamo incontrato il reputation manager Cristian Nardi, fondatore della piattaforma web che si occupa del delicato compito di rimuovere contenuti indesiderati dal WEB. Un’attività che sta diventando indispensabile per molti individui e professionisti: stiamo parlando della web reputation o meglio comunemente chiamata gestione reputazione Online. Con questa intervista vogliamo mettere a fuoco alcuni aspetti fondamentali della gestione della reputazione lasciando spazio ad un esperto in materia di rimozione di contenuti lesivi dalla rete.

privacy garantita
privacy garantita

Vorrei iniziare nel rivolgere a Cristian questa prima domanda: cosa è privacy garantita?

C.N Ci tengo a specificare che Privacy Garantita è stata pensata per rispondere ad un aspetto fondamentale che i greci definivano con la parola “anánki” quello che oggi traduciamo con il termine “necessità”, ed è proprio sulla base di questa necessità che nasce questo servizio, che ci ha permesso di comprendere, tra le tante cose, la complessità e le difficoltà che tanti imprenditori ed altre categorie affrontano ogni qual volta entrano in contatto con i media online. D’altronde, il nostro slogan di www.privacygarantita.com è “la reputazione prima di tutto”.

Quanto è importate oggi la reputazione?

C.N.  Determinate, basta immaginare che un datore di lavoro o un istituto di credito prima di prendere qualsiasi decisione su un possibile candidato o finanziamento da concedere tiene molto conto di ciò viene riportato in rete: le informazioni trovate nel web potrebbero influenzare positivamente o negativamente qualsiasi scelta.

web reputation

Qual è l’errore più grande che si commette quando si tenta di autogestire la propria reputazione online?

C.N.  La gestione della reputazione è una cosa molto seria, improvvisarsi in questo settore non è così semplice, ci sono dinamiche ed imprevisti che possono causare danni irreparabili, oltre al fatto che sarebbe molto difficile e dispendioso in termini di tempo per qualcuno che non ha familiarità con SEO (acronimo inglese di Search Engine Optimation ovvero tutte le attività volte a migliorare il posizionamento dei risultati sui motori di ricerca nel web) o meglio ancora con strumenti legali, ecco perché in molti casi la cura migliore è la prevenzione. Voglio ricordare che essere ben posizionati nelle prime pagine di Google è strategico poichè il 96% delle persone non guarda oltre la prima pagina dei risultati, quindi, gestire la prima pagina su Google è fondamentale.

Chi dovrebbe essere interessato a contattare la vostra società?

C.N. La gestione della reputazione Online per molti aspetti riguarda tutti: privati professionisti, aziende, medici, manager, personaggi dello spettacolo ecc, poiché  tutti hanno il diritto di difendere l’onore e la propria reputazione, quindi la cura dell’immagine on line in un’era così tecnologica è fondamentalePurtroppo, c’è da dire che in Italia la tendenza è quella di correre ai ripari solo quando il danno è già stato fatto, tutto sotto gli attenti occhi dei dipendenti, dei partner e dei potenziali clienti.  Cioè in altri termini quando qualcuno digita il tuo nome su Google verificando i contenuti “sfavorevoli”, la prima cosa che scatta in automatico nella mente è di evitare qualsiasi rapporto professionale con la persona lesa.  In effetti la nostra azienda è nata per fare fronte a questo tipo di situazioni ed emergenze dove ad avere la peggio è l’immagine. Cerchiamo di dare informazioni accurate e aggiornate condividendo la nostra esperienza nel settore del web reputation.  Nel nostro nuovo sito potete trovare i servizi ed altri approfondimenti ovvero un’ opportunità per conoscere meglio il nostro modus operandi. Basta sfogliare le pagine nella sezione  CHI SIAMO per sapere chi siamo e cosa facciamo.

In che modo un’azienda o un individuo può trarre vantaggio dai vostri servizi?

C.N.  Vuoi diventare un leader in un qualsiasi settore? o essere tra le prime pagine di Amazon con la vendita di un prodotto? Esiste un modo e noi possiamo farlo, questa è la nostra ricetta. Come ho detto pocanzi viviamo in un’epoca dove la presenza online sta diventato rilevante, sempre più persone utilizzano i motori di ricerca per fare business online, per offrire suggerimenti al consumatore e per avere un’idea di un qualsiasi soggetto o società.

Quanto tempo occorre per riparare ad un danno d’immagine?

C.N Ogni caso è unico e dipende dalla gravità del danno, a tutti piacerebbe che le notizie negative potessero sparire in una notte ma non è così. La maggior parte delle reputazioni online può migliorare su una tempistica di 6-12 mesi.

Qual è il miglior consiglio che potresti dare a qualcuno che inizia a muovere i primi passi verso il web reputation?

C.N Non mi sento di dare un consiglio vero e proprio, ma è fondamentale far comprendere alle persone “nel vero senso della parola” che quando si tratta di reputazione online stiamo parlando di un mondo “virtuale” dove tutto è “potenzialmente” possibile: aziende come la nostra sono specializzate nel riparare i danni subiti a seguito di una lesione dell’immagine, sotto questo punto di vista ci sono molte aziende SEO o PR che affermano di fare “gestione della reputazione” come quelle che offrono la de-indicizzazione, ovvero rimuovere completamente i risultati nei motori di ricerca. Ma in realtà quando si entra nel vivo dell’operazione le cose sono diverse e soprattutto molto delicate, in special modo se bisogna gestire i rapporti con i quotidiani Online e con le notizie riportate dalla stampa.cancella una notizia da google

Confessa l’omicida di Francesca Fantoni: a incastrarlo una felpa con il sangue della donna trovata nel parco di Bedizzole

Ha confessato dopo due giorni Andrea Pavarini, l’uomo che lunedì era stato fermato per l’omicidio di Francesca Fantoni, la 39enne trovata morta in un parco pubblico a Bedizzole nel bresciano. L’uomo ha ammesso le proprie responsabilità nel corso dell’interrogatorio che si è tenuto questa mattina in carcere a Brescia.

A farlo crollare sarebbe stato un dato fornito dagli inquirenti: il sangue sulla felpa che indossava sabato sera Andrea Pavarini e che è stata trovata a casa dell’uomo fermato corrisponde al profilo genetico di Francesca Fantoni. Lo hanno stabilito le analisi effettuate dagli inquirenti e il dato è contenuto nella richiesta di convalida del fermo presentata dalla procura al gip che questa mattina in carcere a Brescia ha interrogato il 32enne accusato di omicidio volontario.

LEONARDO DICAPRIO AGLI INIZI DELLA CARRIERA: “ERO UN BREAKDANCER CON DEI CAPELLI ASSURDI, MI RIFIUTAVANO”

La star di C’era una volta a… Hollywood è stato intervistato con il regista Quentin Tarantino dal Los Angeles Times e la co-star Brad Pitt e i tre hanno parlato dei loro primi passi nel mondo dello spettacolo. Leonardo DiCaprio ha spiegato di essersi trasferito a Los Angeles perché sua madre sognava di vivere vicino a Venice Beach e non nel Bronx. L’attore è così andato a vivere in un appartamento vicino a dove Martin Scorsese ha girato le scene in interni di Mean Streets nel 1973. Il premio Oscar ha quindi proseguito: “Poi ci siamo trasferiti a Silver Lake e io imploravo i miei genitori di farmi andare a scuola alla Westside perché volevo partecipare alle audizioni. Ma continuavo a venir rifiutato dagli agenti. Penso a causa del fatto che fossi un breakdancer e avessi dei tagli di capelli folli…“. Pitt ha quindi dichiarato divertito che vorrebbe vedere i video del suo passato da ballerino: “In VHS ovviamente. Devo vederli. Abbiamo bisogno di una serata film“.

Brad Pitt sull’inizio della sua carriera: “Avevo una battuta in Dallas, ma non la ricordo”

Leonardo ha inoltre ammesso di aver recitato in 21 Jump Street, ma di non ricordare se aveva qualche scena con Johnny Depp: “Sì, davvero. Non mi ricordo nulla!“. Parlando della città di Los Angeles, la star ha quindi aggiunto: “In questi film creiamo qualcosa di permanente e viene trasformato in celluloide ed è ciò con cui viviamo. Tutto il resto semplicemente evapora e scompare. Los Angeles si evolve in modo costante e cambia. Ed è per questo che i film sono così coinvolgenti“.

fonte: https://movieplayer.it/news/leonardo-dicaprio-inizi-carriera-breakdancer-capelli-mi-rifiutavano_75504/

 

I mercati monetari internazionali sono sempre stati caratterizzati da un elevato livello di rischio per gli investitori

Davide Buccheri SCRIVE IL SUO PRIMO LIBRO

I mercati monetari internazionali sono sempre stati caratterizzati da un elevato livello di rischio per gli investitori. Ciò è legato sia alle caratteristiche dell’asset class, che tende ad avere un elevato livello di volatilità, sia dalla struttura del mercato, che permette agli investitori di entrare con elevati livelli di indebitamento

Questo non è però ciò che sta succedendo negli ultimi mesi. Infatti, la volatilità sembra essere scomparsa da questi mercati.

Il grafico sopra, cortesia di Bloomberg, mostra la volatilità nel tasso di cambio tra Yen e Dollaro. Questa è ora ai minimi storici. Un simile fenomeno si è anche registrato nel cambio tra Euro e Dollaro.

Davide Buccheri, un esperto di mercati finanziari maturata nel cuore della City of London, pensa che questo sia un segnale preoccupante. Secondo Buccheri, infatti, la volatilità è caratterizzata dalla cosiddetta mean reversion.

Ciò vuol dire che la volatilità di breve periodo tende spesso ad oscillare attorno ad una media. Questo è chiaramente visibile dal grafico: periodi di bassa volatilità sono seguiti da periodi di alta volatilità, e viceversa.

Csa vuol dire questo per il mercato? Secondo Davide Buccheri, la risposta è chiara: ci attende un periodo di alta volatilità.

Non è ben chiaro quale sarà il catalista di ciò, ma è assai raro che un periodo di questo tipo possa protrarsi troppo a lungo.

Sicuramente una politica monetaria divergente tra l’eurozona e gli Stati Uniti potrebbe portare ad un nuovo aumento della volatilità. Questo appare però assai improbabile ad oggi, in quanto sia la BCE che la Fed non sembrano avere alcuna intenzione di alzare i propri tassi di interesse. Una storia certamente simile è vera poi per la Bank of Japan.

Un’altra possibile fonte potrebbe venire dall’economia reale. L’economia Europea si trova certamente in un periodo più debole di quella statunitense, con un forte rallentamento del settore manifatturiero. Al momento, questa è sostenuta unicamente da un recupero significativo nei servizi. Non è chiaro, però, per quanto a lungo questo settore potrà compensare il calo che il resto dell’economia dell’UE sta affrontando in questo momento

Ciò che è chiaro, però, è che i bassi livelli di volatilità nei mercati monetari non rimarranno con noi molto a lungo. Gli investitori dovranno stare molto attenti a non farsi cogliere impreparati quando ciò accadrà.

Davide Buccheri: How important are recessions for the S&P 500?

Davide Buccheri SCRIVE IL SUO PRIMO LIBRO

Investors often worry about recessions when investing in the stock market. This makes logical sense, as a slowdown of the economy as a whole should have an effect on the performance of companies and, consequently on the valuation of their stocks.

But just how important are recessions?

In this analysis, I check how often stock market declines are associated with recessions. In particular, I will check for instances of either recessions not accompanied by stock market declines, or the opposite – that is, stock market declines in otherwise stable economic periods.

Declines and recessions

For the analysis, I filtered the data to find declines in a given quarter of the S&P 500 which are greater than 10%, 15%, 20%, or 25%. Considering we’re working with quarters, these are all very considerable declines, which would result in annualised loss rates of between 34% and 68%.

The chart below shows the historical instances of these declines, superimposed on recessions.

At a first glance, it seems clear that historically most declines have occurred around recessions. However, the picture becomes more complex when looking at the data. In actual fact, only 58% of all the considered declines occurred during a recession.

In particular, it appears that the largest declines have a greater tendency to occur during recessionary periods. The only exception to this is the 1987’s Black Monday, which caused a -30% quarterly decline in December 1987, in an otherwise economically calm period.

The situation is more evenly spread for declines of 10% and 15%. In actual fact, we’ve already experienced three of these since the financial crisis, with the last being the largest, in January 2019. The other two instances of this were in July 2010 and October 2011. Interestingly, all of these can probably be ascribed to weak periods for the European economy.

This idea seems to be supported by the data. The table below adds to the picture EU recessions and focuses on the period from 1960 onwards.

It is clear how a significant portion of S&P 500 declines (around 23%) were a direct result of weakness in the European economy only, even though the US were faring well in that same period.

Interestingly, on average, recessions in both the US and EU seem to have a very similar effect on the market. In actual fact, the average recorded decline during US recessions is 15.28%, against 14.82% for EU recessions.

Things change, but only slightly, when we consider EU recessions that occurred outside of US recessions. In these instances, when a large decline occurs, it averages at 13.38%.

The chart below shows the declines that fall outside of both EU and US recessions.

It is interesting to see how actually very few of them hit in a period of relative market calm. The only examples since 1960 are:

  • June and August 1962, which occurred almost a year before the 1963 EU recession;
  • October 1975, which occurred in the period of the oil crises;
  • Black Monday in 1987;
  • July 2010, which occurred a year before the 2011 EU recession.

As for the opposite situation, interestingly, recessions from 1944 to 1961 do not seem to have caused significant market corrections. These were overall very calm years, with only two major corrections: -21% in June 1946 and -15% November 1957.

With the exception of these 15 years, all other recessions seem to have been accompanied by significant market corrections.

Conclusion

Unsurprisingly, recessions are very relevant for the performance of the S&P 500. In actual fact, 58% of all quarterly declines greater than 10% occurred during recessions. This value goes up to 92% when only declines greater than 25% are considered.

In addition, it seems that a significant proportion of the other declines can be attributed to periods of weakness in other world economies, but especially in the EU, which accounts for a further 23%. Another 5% of market corrections occurred just before, albeit outside of, a recession.

With the exception of the 1946-1961 period, all recessions were accompanied by significant market corrections.

This is quite an interesting conclusion, as it shows the importance of proper macroeconomic analysis when investing in the stock market. In actual fact, with a robust investment process, it would have probably been possible to manage as many as 85% of all major market corrections. This is definitely enough to have a tangible effect on any investors’ portfolio performance.

Leonardo DiCaprio e Robert De Niro nel prossimo film di Martin Scorsese

Dopo tanti rumors arriva la conferma ufficiale. Robert De Niro e Leonardo DiCaprio saranno i protagonisti del nuovo film di Martin Scorsese “Killers of the Flower Moon”. E’ la prima volta che i due attori recitano insieme per il regista, fatta eccezione per il cortometraggio “The Audition”. Ad annunciare la reunion sono stati i diretti interessati ai “Sag Awards”.

Arturo Salvatore Di Caprio (13)

De Niro e DiCaprio sono gli attori preferiti di Scorsese, che li ha voluti fortemente in questo nuovo progetto.

La pellicola, tratta dal best-seller del 2017 di David Grann, racconta la storia degli omicidi Osage degli Anni 20, quando diversi nativi americani della nazione Osage furono uccisi dopo che furono scoperti depositi di petrolio sotto la loro terra dell’Oklahoma.

Scorsese inizierà le riprese in Oklahoma in primavera, la sceneggiatura è affidata a Eric Roth che ha lavorato in “A Star Is Born” e “Forrest Gump”

 

Trans Roma: Ecco la capitale delle prostitute Eur e Marconi

Viaggio in due puntate nel mondo della prostituzione a Roma. Numeri e storie di un mercato che non conosce crisi. I transessuali di Tor Sapienza, la tratta delle nigeriane, i giovani “marchettari”, le invisibili prostitute cinesi e le ultime italiane. Chi sono i clienti, come si muove la polizia, fino a dove arriva lo sfruttamento.

PRIMA PARTE – Di giorno è più facile comprare sesso nella periferia nord della Capitale. Le rumene si vendono lungo la Salaria, davanti ai grandi studi televisivi. Le nigeriane, truccatissime, aspettano i clienti sulla Tiberina, subito dopo Prima Porta. Quando cala il sole, il mercato prosegue fiorente nel resto della Città Eterna. Su viale Palmiro Togliatti è un continuo via vai di clienti. Le ragazze dell’Est Europa affollano il marciapiede fin sotto gli archi dell’antico acquedotto Alessandrino. Le prestazioni più richieste sono quelle dei transessuali, particolarmente attivi nella zona dell’Eur. Fino all’alba presidiano l’area residenziale attorno al ristorante panoramico della città, il Fungo. Ci sono anche le prostitute cinesi, che però non esercitano in strada. I rapporti sessuali si consumano in anonimi pied à terre, per prendere appuntamento bisogna cercarle tra gli annunci dei quotidiani locali. Chi vuole un rapporto omosessuale si rivolge ai ragazzi che battono a piazza Esedra, vicino alla stazione Termini. Oppure nei pressi di villa Borghese, proprio davanti alla Galleria d’arte moderna. Ventiquattro ore al giorno, in centro e in periferia, a Roma il mercato del sesso a pagamento non si ferma mai. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le fantasie. In media scendono in strada ogni giorno quasi duemila prostitute, d’estate anche qualcuna in più. E con buona pace della crisi, i clienti non mancano mai.

Le prestazioni più richieste sono quelle dei transessuali, particolarmente attivi nella zona dell’Eur

Roma Est, a due passi da Tor Sapienza. Alle undici di sera piazzale Pino Pascali è già pieno di clienti. Di fianco alla distesa d’asfalto si allunga spettrale il Centro Carni, il mattatoio della Capitale. Nonostante il divieto di transito imposto dal Comune per arginare la compravendita di prestazioni sessuali, le macchine vanno e vengono in cerca di prostitute. Tacchi alti, fisici statuari, seni oltremisura. Sotto gli appariscenti cappotti spuntano minigonne coloratissime. Questo è il regno dei transessuali. Alcuni passeggiano illuminati dai fari delle macchine. Altri aspettano i clienti nella propria auto, per consumare il rapporto direttamente sul posto. Vengono quasi tutti dal Brasile, qualcuno dalla Colombia. Nel mercato della prostituzione romana rappresentano il 20 per cento dell’offerta. È la fetta più ambita e richiesta. Anche per questo le prestazioni sono le più care.

I cittadini assistono impotenti alla scena. «Su quel piazzale hanno costruito moderne palazzine che dovevano far parte di un nuovo quartiere con servizi ed esercizi commerciali» racconta Roberto Torre, vicepresidente del Comitato di Tor Sapienza. Ma ormai nessuno ha il coraggio di affacciarsi alle finestre. La sensazione di vivere ai margini della legalità è evidente. «Per attirare l’attenzione dei clienti molti transessuali espongono bambole gonfiabili» continua Torre. I rapporti sessuali vengono consumati sulla strada, ma nella vicina via Longoni c’è chi si spinge fin dentro gli androni dei condomini. Paradossalmente le forze dell’ordine hanno un presidio fisso a poche centinaia di metri. Un blindato e una gazzella dei carabinieri stazionano tutta la notte di fronte al centro per rifugiati di via Morandi, la struttura assaltata da alcuni residenti lo scorso autunno. Una presenza fissa che non basta ad arginare il mercato del sesso. «Dopo i disordini di novembre – continua Torre – è rimasto tutto come prima. Anzi, forse il traffico dei transessuali è persino aumentato».

Torre (vicepresidente Comitato di Tor Sapienza): «Dopo i disordini di novembre – continua Torre – è rimasto tutto come prima. Anzi, forse il traffico dei transessuali è persino aumentato»

Le forze dell’ordine hanno le mani legate. La gestione del fenomeno è particolarmente delicata. Durante i servizi antiprostituzione, spesso gli operatori segnalano aggressioni e casi di autolesionismo. Non solo. I transessuali trovati senza il permesso di soggiorno non possono essere condotti al centro di identificazione di Ponte Galeria, perché privo di locali idonei. «E così i provvedimenti di espulsione servono a ben poco – racconta una fonte della Questura – Spesso scopriamo che in passato alcuni di loro sono già stati espulsi. Per quello che ci compete possiamo solo fare un nuovo provvedimento e invitarli a lasciare il territorio nazionale. Ovviamente non serve a nulla».

Su via Prenestina i transessuali contrattano le prestazioni nei pressi dei distributori di benzina. Nella zona nord di Roma, vicino ai Parioli, incontrano i clienti a due passi dalla moschea. Dall’altra parte della città, invece, si vendono all’Eur, il quartiere residenziale della ricca borghesia. Battono le strade tra negozi di lusso e i grattacieli delle grandi aziende, sullo sfondo i palazzi di marmo dalla tipica impronta razionalista. Come scende il buio a decine attendono fin sotto i cancelli delle villette. Il divieto di accesso notturno nelle strade secondarie serve a poco. Come inutili sono le telecamere. I cittadini del quartiere sono esasperati, il mercato del sesso è fuori controllo. Il presidente del Municipio Andrea Santoro (Pd) lavora da mesi a un progetto di “zoning”, un’area di tolleranza dove concentrare le prostitute con l’assistenza delle unità di strada e il controllo delle forze dell’ordine. Il caso è salito alla ribalta nazionale, con tanto di polemiche e dibattiti. «Nel nostro territorio – fanno sapere dalla presidenza del Municipio – c’è una prostituita ogni venti metri. Di notte si può comprare sesso in diciotto strade su trentatré».

Eure

Le strade del quartiere Eur (Filippo Monteforte/AFP/Getty Images)

Non solo transessuali. Tra viale Europa e viale Tupini si vendono indisturbate le ragazze dell’Est. Vengono dai paesi dell’ex blocco comunista, per la maggior parte dalla Romania. Di notte su viale Palmiro Togliatti è una passerella continua, mentre sulla Salaria e la Tiberina si esibiscono in pieno giorno. Su via Cristoforo Colombo aspettano i clienti alle fermate dell’autobus fino alle prime luci dell’alba. Oltre a essere le più numerose, le ragazze dell’Est vantano il primato dell’età. Sono giovanissime, tra i 18 e i 20 anni. Qualcuna anche meno. Corpi magri e slanciati, capelli lisci e sguardi di ghiaccio. Alcune di loro si vendono due volte: la notte presidiano i marciapiedi mentre di giorno si prostituiscono in piccoli appartamenti.

«Nel nostro territorio – fanno sapere dalla presidenza del Municipio – c’è una prostituita ogni venti metri. Di notte si può comprare sesso in diciotto strade su trentatré»

E poi ci sono le nigeriane. La comunità vive raccolta nella zona di via Casilina, tra Torre Angela e Giardinetti. Ma le ragazze sono costrette a prostituirsi un po’ ovunque. Di giorno e di notte, lavorano nelle zone più periferiche della città. All’Eur, oltre il raccordo anulare. Oppure sulla Tiberina, dove incontrano clienti fin dal mattino, consumando rapporti sessuali sul ciglio della strada. In molti casi senza permesso di soggiorno, «durante i controlli scappano, hanno paura delle forze dell’ordine» raccontano in questura. E questo complica anche il lavoro delle unità di strada che cercano di avvicinarle per fornire sostegno psicologico e sanitario, spesso senza riuscirci. Il ruolo della criminalità organizzata è evidente. Quasi sempre le ragazze che giungono dall’Africa devono lavorare per saldare un debito con gli sfruttatori. Almeno 70-80mila euro. Storie drammatiche, che affondano le radici nel passato. Nonostante la Nigeria sia uno dei paesi più popolosi del Continente Nero, le ragazze costrette sui marciapiedi di Roma – e del resto d’Italia – vengono tutte da un piccolo territorio. L’area di Benin City, nello stato di Edo. Nel XVI e XVII secolo la regione era conosciuta come la “Costa degli Schiavi”, da qui partivano a migliaia in catene verso l’Europa.

Invisibili, le prostitute cinesi rappresentano un’altra realtà del mercato di Roma. Salvo rarissime eccezioni, le donne orientali non si vendono sulle strade. Operano solo al chiuso, in piccoli pied à terre e centri massaggi. I clienti le cercano attraverso le inserzioni sui quotidiani locali, più spesso tramite annunci in rete. Il prezzo viene concordato al telefono. Quella cinese è una comunità a parte, con proprie regole e consuetudini. Talvolta si tratta di donne più mature rispetto alle altre prostitute. Quasi sempre prima di essere costrette a vendere il proprio corpo sono state vittime di sfruttamento lavorativo. Qualche anno fa le autorità avevano tentato di studiare il fenomeno, avviando un censimento. Senza risultato. «È una realtà completamente impermeabile» raccontano le cooperative romane che si occupano di fornire sostegno alle prostitute. Un mondo di cui si conosce poco o niente. L’unica realtà con qualche similitudine è quella delle prostitute arabe. Pochissime in città, anche loro lavorano al chiuso. A differenza delle orientali, però, i loro clienti vengono esclusivamente dalla stessa comunità di appartenenza.

«In Italia c’è ancora chi considera la prostituzione una risorsa, seppure estrema»

Delle prostitute italiane, invece, sulla strade di Roma non resta più traccia. Salvo poche eccezioni. I piccoli falò che di notte illuminano Viale Tor di Quinto rappresentano una delle ultime comunità. Quattro o cinque anziane signore che ancora si vendono, ricevendo i clienti nei camper e nelle auto parcheggiate ai bordi della strada. Hanno tra i sessanta e i settanta anni, qualcuna indossa una pelliccia, sono il simbolo di un’epoca che sta scomparendo. Non sono le uniche italiane. Alcune ragazze tossicodipendenti si vendono saltuariamente per una dose. Ma gli operatori delle cooperative raccontano anche altre storie. Recentemente qualcuno si è imbattuto in una signora di mezza età, separata. Senza l’assegno del marito, aveva deciso di scendere sul marciapiede per sbarcare il lunario. Simile la storia di una studentessa universitaria fuorisede. «In Italia c’è ancora chi considera la prostituzione una risorsa, seppure estrema».

 

La holding dei trans a Roma, mappa e tariffe

Il freddo delle notti di dicembre sembra averle “decimate”. Le consolari che a più miti temperature pullulano di lucciole e clienti, a zero gradi ci appaiono deserti gelidi. Ma è quando meno te lo aspetti che i corpi seminudi, in bilico su tacchi vertiginosi, spuntano in strada illuminati dalle fiamme dei falò. Le ragazze che non possono permettersi di lasciare il marciapiede, a costo di battere i denti, si difendono bruciando pallet in legno e cassette della frutta agli angoli dei semafori. Dalla Cristoforo Colombo alla Palmiro Togliatti, dalla via Salaria alla via Tiberina alle Mura aureliane che delimitano il Centro storico, la Roma a luci rosse resiste anche ai picchi di gelo invernali.

Basta osservare per farsi un’idea e tracciare la mappa del “mestiere più antico del mondo”, invariato nel tempo, sempre oggetto di denunce da parte dei residenti, ignorato dall’agenda politica dopo qualche tentativo naufragato di arginare il problema a livello locale con ordinanze sindacali, sanzioni al cliente, progetti di “zoning” per confinare il fenomeno in aree delimitate. E affrontato sul piano sociale con il progetto Roxanne del comune di Roma, attivo dagli inizi del 2000, ancora in piedi con case di accoglienza e attività psicologiche di supporto rivolte alle vittime dello sfruttamento, ma complicato – secondo l’analisi fornita da Save the Children nell’ultimo rapporto sulla tratta delle minorenni – dalle recenti evoluzioni di un fenomeno che è sempre più difficile intercettare, soprattutto per la continua mobilità territoriale delle ragazze su strada, spesso spinte dai protettori a cambiare zona, quartiere, città.

Eur e Marconi

A sud è il “pentagono” dell’Eur a farla da padrone, quartiere bene dove i residenti non tollerano la convivenza con un mercato del sesso che arriva subito fuori dai cancelli delle abitazioni. E’ l’area preferita per chi cerca prestazioni a pagamento con transessuali, particolarmente attivi intorno al Fungo. E poi su viale Europa e viale Umberto Tupini, il via vai di clienti è continuo. Uno spogliarello alla luce del sole, filmato l’estate scorsa dai residenti con uno smartphone, ha riacceso il dibattito dopo una lunga serie di progetti vagliati dagli enti locali per contrastare il fenomeno. A luglio l’ultima richiesta di sanzioni ai clienti avanzata in aula Giulio Cesare da Fratelli d’Italia, bocciata. “Non si rendono conto di quello che viviamo” sbottava Paolo Lampariello, presidente dell’Associazione Ripartiamo dall’Eur. Lo sanno invece fin troppo bene i residenti di Roma est.

Sesso en plain air in piazza Pascali

Chi percorre viale Palmiro Togliatti ne vede a decine ogni giorno. Qui l’area geografica di provenienza è soprattuto l’est Europa. Romene, slave, albanesi. L’arteria che taglia Roma est da Cinecittà al Tiburtino è un mercato del sesso a cielo aperto che resiste anche al clima da neve. Ne è l’emblema piazza Pino Pascali, a ridosso dell’altrettanto battuta via Collatina. Ragazze, giovanissime, strette in abiti succinti, percorrono il quadrante avanti e indietro nel buio pesto della notte. Qualcuna si cambia seduta sul marciapiede. L’andirivieni di automobilisti intenti a scegliere la “loro” donna e consumare atti sessuali appoggiati agli alberi che costeggiano la piazza, è uno spettacolo che va in scena puntuale ogni notte. Inascoltati gli appelli a legalità e decoro portati avanti da cittadini e comitati di quartiere.

Verso Ostia e il litorale

Dalla parte opposta della città abbiamo la via Litoranea e la pineta di Castelfusano, da sempre luoghi popolatissimi dalle lucciole. La scorsa estate il giro di prostituzione è finito al centro dell’inchiesta dei magistrati sugli incendi che hanno devastato l’area. Fiamme appicate – secondo la tesi degli inquirenti – per intimorire e costringere prostitute e transessuali a rivolgersi a chi gestisce il giro a Ostia.

Dove sono le prostitute a Roma

Roma nord da Salaria a Prati Fiscali

Poi c’è Roma nord, dove le prostitute sono un must anche e soprattutto alla luce del sole. Ragazze di origine nigeriana, spesso vittime di tratta, affollano la via Tiberina subito dopo Prima Porta. Lungo la via Salaria invece troviamo per lo più romene. La corsia di destra d’estate è impraticabile, quasi a rischio tamponamento per le auto di potenziali clienti che frenano imprudenti. Decine di donne, tante minorenni, affollano da sempre la consolare romana anche a ridosso del centro abitato. Mentre a Prati Fiscali e Val D’Ala le lucciole arrivano sotto le finestre delle abitazioni e i rapporti sessuali vengono consumati nelle rampe dei garage o nei sottopassi.

Centro storico

Meno evidente ma sempre presente, il mercato del sesso dilaga anche in zone centrali della città. A San Saba, lungo viale Giotto, le prostitute – soprattutto transessuali – fiancheggiano anche di giorno le mura aureliane, luoghi promiscui più che resti dell’antica Roma. Dalla stazione Termini all’Esquilino dilaga la compravendita di prestazione al chiuso, nei quasi bordelli nascosti dietro le insegne dei centri massaggi cinesi. Chi vuole un rapporto omosessuale invece si rivolge ai ragazzi che stazionano nell’area intorno a Termini, o a villa Borghese, nei pressi della Galleria d’arte moderna. Ventiquattro ore al giorno, in centro e in periferia, la Roma a luci rosse non dorme mai.

FONTE: CORREIRE DELLA SERA