Categoria: INCHIESTA

La differenza tra ” GENOVESI ” ed un “GENOVESE” il primo sta in Galera il secondo figlio di “Grillo” e’ libero !!!!!! entrambi per ipotesi di violenza alle donne.

 

Violenza sessuale, Genovese nega tutto: “Donne sapevano che era droga party”

Milano, Genovese nega stupri: “Ragazze consapevoli, sapevano che era droga party”

L’imprenditore del web si è professato innocente sia per lo stupro della modella 23enne a Ibiza a luglio sia per quello della modella 18enne nel suo attico di Milano

Violenza sessuale, Genovese nega tutto: “Donne sapevano che era droga party”
„Ha negato tutte le accuse di violenza sessuale Alberto Genovese, l’imprenditore 43enne fondatore di note start-up digitali, arrestato lo scorso 6 novembre con l’accusa di aver stuprato una ragazza di 18 anni dopo averla stordita con un mix di droghe.

Terrazza Sentimento, parla la vittima: «Avevo paura di morire»

L’uomo, interrogato dal giudice delle indagini preliminari, si è detto innocente anche rispetto all’accusa di aver stuprato la modella 23enne a Ibiza a luglio. Dopo la denuncia della giovane era scattata nei suoi confronti la seconda ordinanza di custodia cautelare. In base a quanto trapelato, il 43enne ha sostenuto che la modella e tutte le altre ragazze che partecipavano ai suoi festini a base di droga e andavano nella sua stanza, lo facevano consapevolmente.

L’imprenditore, i cui legali la scorsa settimana avevano chiesto i domiciliari per permettergli di disintossicarsi dalla droga, avrebbe spiegato al magistrato il ‘sistema’ che c’era alla base delle sue feste, in cui lui metteva a disposizione “tutto”, compresa gran parte della cocaina che, comunque, di solito portavano gli uomini.

Le accuse di violenza sessuale

L’integrazione della misura cautelare per Genovese, giunta nei giorni scorsi, è stata comminata dal gip per gravi indizi di reato: dalle indagini è emerso che avrebbe sottoposto la vittima, la modella 23enne, a ripetuti atti di violenza sessuale per almeno quattro ore, nella notte tra il 9 e il 10 luglio; secondo il gip, la giovane era stata posta in una condizione semi-incosciente proprio dall’imprenditore, per cui il fatto che non si ricordi i dettagli di quanto avvenuto non scalfisce l’impianto d’accusa. In quella circostanza, la vittima ha riferito di ricordarsi di non essersi sentita bene e di essere stata portata fuori dalla camera con l’aiuto anche dell’ex fidanzata di Genovese.

L’imprenditore è accusato anche di altri sette episodi di violenza. Il primo riguarda un altro episodio ai danni della stessa 23enne a Milano a giugno, prima dunque del fatto di Ibiza: in questo caso, il gip ha ritenuto che non vi fossero estremi per l’abuso visto che l’approccio sessuale di Genovese non sarebbe proseguito dopo il rifiuto da parte della ragazza.

Gli altri sei casi riguardano due ragazze di 20 e 22 anni che, di recente, hanno parlato di quanto avvenuto anche ai mass media e uscendo dall’anonimato. La 20enne avrebbe subito cinque abusi a Milano tra il mese di marzo del 2019 e il mese di novembre del 2020, la 22enne avrebbe invece subito un abuso sempre nel mese di luglio 2020 a Ibiza, ma il gip avrebbe rilevato alcune contraddizioni nelle testimonianze delle due ragazze e quindi non avrebbe ritenuto di comminare la custodia in carcere anche per questi episodi.

Beppe Grillo, le donne e lo stupro: ultra decennale storia del sessismo a Cinque stelle

Eppure, bisogna dirlo, c’è della coerenza. Un filo evidente di coerenza che porta dritto a una visione del mondo. Ha provocato molta indignazione la ricostruzione difensiva contenuta nel video in cui Beppe Grillo protesta l’innocenza di suo figlio Ciro, accusato di «stupro di gruppo». In particolare, in due passaggi, che svelano un maschilismo arcaico, perfettamente patriarcale, abbastanza in contrasto con l’immagine di un leader politico digitale, ambientalista e tanto attento alla contemporaneità.

Anzitutto – andando peraltro nel verso contrario all’evoluzione giuridica del Codice rosso – Grillo asserisce che è «strano» la vittima abbia denunciato dopo otto giorni, come se la veridicità di uno stupro fosse legata alla sveltezza con cui viene rivelato alle autorità. E, secondo, afferma una idea di consensualità molto particolare: per lui si evince dal fatto che in un video della serata «c’è il gruppo che ride, che sono ragazzi di 19 anni, che si stanno divertendo», «perché sono quattro coglioni, non quattro stupratori».

Ecco, al netto degli aspetti giudiziari, che probabilmente non terranno conto del video di Grillo (o almeno: questo è ciò che deve sperare, perché la legale della vittima, Giulia Bongiorno, ha già dichiarato che lo porterà «come prova a carico») è utile collocare in quale universo simbolico e valoriale si inseriscano le parole del fondatore dei Cinque stelle. Rispetto al quale le apparenti bizzarrie del leader trovano il loro posto. Quale sia l’idea delle donne nel vertice del Movimento, si evince da alcuni esempi della storia sua e del partito.

I più ricorderanno anzitutto con quale argomento Grillo redarguì la consigliera di Bologna Federica Salsi, colpevole di essere andata in tv a Ballarò: era vittima del «punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk show». Apostrofata in quanto donna, per un (presunto) reato che peraltro si è poi esteso a tutti, trasversalmente al genere. È la tipologia del pubblico linciaggio, che ha avuto varie articolazioni. Famoso il post del 2014 del blog gestito dalla Casaleggio: «Cosa fareste da soli in auto con la Boldrini?», titolo a un video sull’allora presidente della Camera che scatenò i peggiori istinti e commenti della rete. Si scusò qualcuno, all’epoca? Boldrini si infuriò dicendo che era «istigazione alla violenza»; Claudio Messora, allora responsabile della comunicazione M5S, volle replicare: «Cara Laura, volevo tranquillizzarti. Anche se noi del blog fossimo tutti potenziali stupratori, tu non corri nessun rischio».

Politiche attaccate perché donne, donne trattate come oggetti sessuali, a tutti i costi: persino Rita Levi Montalcini non fu risparmiata, Grillo le diede della «vecchia puttana». Sessismo con automatismi che aprono la porta alla violenza e l’accolgono con pacche sulle spalle. Nel gennaio 2016, anche l’hashtag #boschidovesei, nell’ambito degli attacchi a Maria Elena Boschi relativi alla vicenda di Banca Etruria, fu lanciato in rete da Grillo con un tweet sessista: «#Boschidovesei in tangenziale con la Pina». Anche se si trattava di banche, conflitti di interesse, l’aggressione cadeva là: l’allusione era in tangenziale.

Resta nelle cronache, a novembre 2018, l’attacco modello Boldrini promosso sul blog del Movimento ai danni della deputata di Forza Italia Matilde Siracusano, rea di aver criticato in Aula il decreto anticorruzione e lodato Berlusconi: irriferibili i moltissimi commenti osceni di cui il blog consentì la pubblicazione, sotto il video rimontato del suo intervento alla Camera. Li ripostò lei stessa, per denunciare la violenza subìta.

Non possiamo del resto dimenticare, anche dentro al Movimento, quale trattamento fu riservato a Giulia Sarti, la parlamentare che è stata vittima del sessimo grillino più violento: sue foto private sono state in giro per anni, dopo un hackeraggio che, secondo alcuni del M5S era stato «inside job». Una vicenda angosciante, tra il revenge porn e il regolamento di conti interno. Un lavoro sporco, comunque mai chiarito.

Giusto a dire in quanta considerazione tenga il genere – lui che pure ha fondato un partito dove tante sono le donne, a partire dalle sindache Virginia Raggi e Chiara Appendino – fu Grillo stesso, in occasione della campagna elettorale per le Europee 2014, quando Renzi candidò cinque donne capilista, a parlare di «quattro veline» (circolava del resto anche un fotomontaggio ad hoc) la cui «scelta è una presa per il culo ma tinta di rosa». Per forza: sono donne.

Le «loro» donne, diverse dalle «nostre», come ebbe poi a chiarire in uno dei suoi spettacoli : «Ora lo psiconano vuole incontrarci: vorrà capire se nel Movimento c’è fica. Ma le nostre donne sono diverse dalle sue, forse non la danno nemmeno ai mariti». Battute, certo. E anche: un uso illuminante degli aggettivi possessivi. Una volta, durante il suo spettacolo, per spiegare qualcosa che si presentava come una contraddizione in termini, disse: «È come violentare una puttana: è lì per quello».

 

PUTIN E TRUMP VS IL NUOVO ORDINE MONDIALE: LA BATTAGLIA FINALE

 L’ignoto che ci attende tutti è al tempo stesso esilarante e spaventoso. Esilarante a lungo termine, ma piuttosto spaventoso a breve termine. Tutti gli imperi alla fine muoiono e siamo nella fase terminale del Nuovo Ordine Mondiale che non si riprenderà [più] dalla roulette russa a cui stava giocando, perché Vladimir Putin gli ha consegnato una pistola carica e ha premuto il grilletto. Le ultime settimane hanno messo tutto a posto per l’ultima battaglia. Ci sono così tanti fatti ed eventi diversi, a dritta e a manca, ma cercherò di fare del mio meglio per rimanere metodico in questo complicato esporre. Solo con me stesso, ho lottato per tre settimane con questo articolo a causa della folle quantità di dettagli aggiuntivi che ogni giorno fornisce. Potrebbe essere stato un momento sbagliato per smettere di fumare, ma una bella sfida mi diverte. 

Dollari che piovono

 È richiesto un piccolo contesto. Il concetto di Nuovo Ordine Mondiale è semplicemente il desiderio di una manciata di banchieri internazionali di governare economicamente e politicamente l’intero pianeta come un’unica famiglia felice. È iniziato nel 1773 e se ha subito importanti mutamenti nel corso degli anni, il concetto e l’obiettivo non sono cambiati di una virgola. Sfortunatamente per loro, le banche internazionali che saccheggiano il pianeta attraverso il dollaro statunitense dal 1944 sono ora minacciate dall’iperinflazione, perché la loro macchina da stampa sta girando da anni per coprire le loro assurde spese nel sostenere guerre per il petrolio [ed altre] risorse, guerre che alla fine hanno tutte perso. Per prevenire questa imminente iperinflazione, hanno generato un attacco virale contro quattro Paesi (Cina, Iran, Italia e ora gli Stati Uniti) per diffondere il panico nella popolazione, con il prezioso aiuto dei loro vergognosi media. Anche se questo coronavirus non è diverso da qualsiasi nuovo virus che attacca gli umani ogni anno, la paura [fomentata] dei media ha spinto le persone a isolarsi volontariamente attraverso la paura e il terrore. Alcuni hanno perso il posto di lavoro, le aziende stanno fallendo, il panico ha creato un crollo in borsa che ha svuotato i portafogli e prosciugato le attività, provocando qualche trilione di dollari virtuali fuori dal mercato per allentare la pressione sulla valuta. Fin qui tutto bene, ma tutto il resto è andato storto in questo disperato e ultimo banzai. Il miglior virologo del pianeta ha confermato che la clorochina veniva utilizzata dai cinesi con risultati spettacolari per curare i pazienti, quindi migliorò la sua pozione magica aggiungendo un antibatterico polmonare chiamato azitromicina e salvò ognuno dei suoi primi 1000 casi, tranne uno. Donald Trump ha immediatamente imposto lo stesso trattamento attraverso una lotta contro la propria Federal Drug Administration, acquistata e di proprietà dello Stato Profondo. Ciò ha costretto tutti i media a parlare dell’elisir miracoloso del dottor Didier Raoult, firmando la condanna a morte della nostra fiducia in tutti i governi occidentali, le loro agenzie mediche, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e i media che cercavano di distruggere l’impeccabile reputazione del medico, inventando improvvisamente gli “effetti collaterali pericolosi” di un farmaco quasi inoffensivo che è stato usato per 60 anni per curare la malaria. Non molto lontano in Germania, l’elogiato a livello internazionale dottor Wolfgand Wodarg ha notato il fatto che il panico ingegnerizzato era totalmente inutile, poiché questo virus non è diverso dagli altri che ci colpiscono ogni anno. Questa è stata una straordinaria vittoria per Trump e la popolazione in generale sui social media, che hanno messo in luce le bugie patologiche dei canali di comunicazione ufficiali di ogni Paese del Nuovo Ordine Mondiale. Di fatto, la credibilità di questi governi fantoccio è svanita nell’aria e, dall’occhio del ciclone, l’Italia uscirà sicuramente dall’UE subito dopo la crisi, il che scatenerà un effetto domino che attraversa tutti i Paesi dell’UE e i membri della NATO.  Amici miei, il globalismo è morto e pronto per la cremazione. 

Scavando l’abisso

 I banchieri internazionali non potevano vederlo arrivare nel 1991, quando hanno dominato il 95% del pianeta dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Sembrava che nulla potesse fermare la loro missione finale per completare il loro sogno orwelliano: distruggere alcuni Paesi in Medio Oriente, allargare Israele e ottenere il controllo totale sul mercato mondiale del petrolio, l’ultimo pezzo del loro puzzle di Xanadu a cui stavano lavorando da un intero secolo, a partire dalla dichiarazione Balfour nel 1917. Quando Vladimir Putin è salito al potere in Russia, non vi era alcun segno che avrebbe fatto meglio dell’ubriaco che aveva sostituito. Un ex ufficiale del KGB sembrava una scelta più guidata dalla nostalgia piuttosto che dall’ideologia, ma Putin aveva molte più risorse a suo favore di quanto non si vedesse a prima vista: patriottismo, umanesimo, senso della giustizia, astuzia, un geniale amico economista di nome Sergey Glazyev che disprezzava apertamente il Nuovo Ordine Mondiale, ma soprattutto incarnava la reincarnazione dell’ideologia russa, perduta da tempo, di totale indipendenza politica ed economica. Dopo alcuni anni trascorsi a prosciugare la palude russa degli oligarchi e dei mafiosi che il suo predecessore da inciampo aveva lasciato nella sua scia di bottiglie vuote, Vlad si rimboccò le maniche e si mise al lavoro. Poiché i suoi avversari avevano saccheggiato il pianeta per 250 anni attraverso la colonizzazione assicurata da un dominio militare, Vlad sapeva che doveva iniziare costruendo una macchina militare invincibile. E lo ha fatto. Se ne è venuto fuori con diversi tipi di missili ipersonici, che non possono essere fermati, con i migliori sistemi difensivi del pianeta, i migliori sistemi elettronici di disturbo e i migliori aerei. Quindi, per assicurarsi che una guerra nucleare non fosse un’opzione, inventò cose di cui sono fatti gli incubi, come Sarmat, Poseidon e Avangard, tutti inarrestabili e in grado di distruggere qualsiasi Paese in un battere di poche ore. Con un nuovo e impareggiabile arsenale, poteva procedere a sconfiggere qualsiasi forza della NATO o uno dei suoi delegati, come ha fatto a partire dal settembre 2015 in Siria. Ha dimostrato a tutti i Paesi che l’indipendenza dal sistema bancario NWO era ora una questione di scelta. Putin non solo ha vinto la guerra siriana, ma ha ottenuto il sostegno di molti Paesi del Nuovo Ordine Mondiale che improvvisamente hanno cambiato parte nel rendersi conto di quanto fosse diventata invincibile la Russia. A livello diplomatico, ha aggiunto anche la potente Cina al suo fianco, e poi è riuscito a proteggere produttori di petrolio indipendenti come il Venezuela e l’Iran, mentre leader come l’Erdogan della Turchia e il Muhammad Ben Salman dell’Arabia Saudita hanno deciso di schierarsi con la Russia, il che non è tenere la migliore mano di poker, ma l’intero mazzo di carte. Concludendo con la conclusione che Putin ora controlla l’onnipotente mercato petrolifero, l’inevitabile risorsa energetica che lubrifica le economie e gli eserciti, mentre la NATO dei banchieri può solo guardare, senza alcun mezzo per recuperarlo. Con gli incredibili risultati che Putin ha ottenuto negli ultimi cinque anni, il Nuovo Ordine Mondiale improvvisamente sembra un castello di carte che sta per sgretolarsi. L’Impero delle Banche è stato malato terminale per cinque anni, ma ora è alla morfina, a malapena realizzando cosa sta succedendo. 

Tragedia e speranza

 Poiché non vi è alcuna speranza nell’avvio della terza guerra mondiale, che si perde in anticipo, l’ultimo banzai è uscito dai cespugli a forma di virus e dalla conseguente creazione mediatica di una finta pandemia. L’obiettivo principale era quello di evitare la catastrofica iperinflazione dell’enorme massa di dollari USA che nessuno vuole più, di avere il tempo di implementare globalmente la cripto valuta virtuale, come se dei banchieri cronicamente fallimentari avessero ancora legittimità per continuare a controllare le nostre forniture di denaro. All’inizio sembrava che il piano potesse funzionare. Fu allora che Vlad tirò fuori il suo revolver per iniziare il gioco della roulette russa e i banchieri si fecero esplodere il cervello per la pressione sul grilletto. Ha convocato un incontro con l’OPEP e ha ucciso il prezzo del petrolio rifiutando di ridurre la produzione della Russia, portando il barile a meno di 30 dollari. Senza alcun ripensamento e certamente anche meno rimorso, Vlad ha ucciso la costosa produzione di petrolio occidentale. Tutti i dollari che erano stati portati fuori dal mercato dovevano essere reiniettati dalla FED e da altre banche centrali per evitare una caduta e il disastro finale. Ormai, i nostri cari banchieri non hanno più soluzioni. Nel frattempo, anche Trump ha cercato i gangster che indossavano la cravatta. Mentre i media evitavano il soggetto clorochina corona-killer, una vecchia pillola progettata per curare la malaria, Trump ha imposto alla FDA l’uso di questo farmaco salvavita sui pazienti infetti negli Stati Uniti. I media non avevano altra scelta che iniziare a parlarne, il che ha scatenato una reazione a catena: gli amministratori delegati di Big Pharma sono stati licenziati perché avevano appena perso il contratto con il vaccino, Paesi come il Canada sono sembrati degli sciocchi genocidi per non usare farmaci economici e inoffensivi, mentre un atto criminale più oltraggioso da parte di un governo è stato esposto in piena luce: il governo Macron aveva proclamato nel gennaio 2020 che la clorochina era dannosa e ne aveva limitato l’uso, solo un paio di settimane prima dell’esplosione della finta pandemia! Oggigiorno la roulette russa è un gioco popolare tra i governi occidentali. Sabato 28 marzo, la Russia ha annunciato la propria birra per uccidere il corona [gioco di parole dell’autore sul corona virus e la nota marca di birra messicana Corona], basata sulla pozione magica del dottor Raoult. Ancora un altro colpo cosacco, questa volta sulla vena giugulare di Big Pharma, mentre la maggior parte dei Paesi occidentali ora deve attuare il trattamento del buon dottore, o affrontare lo schiaffo di una pillola russa che viene a salvare i loro cittadini. In questi giorni Putin è nel business dei salvataggi: nell’ultima settimana di marzo, ha inviato 15 aerei militari pieni di medici e forniture direttamente nel Nord Italia, dopo che un aereo di soccorso proveniente dalla Cina è stato bloccato dalla Repubblica Ceca.  Stiamo per apprendere che i Paesi europei temono che la Cina o la Russia trovino la verità nella regione Lombardia, dove le persone non muoiono per un qualche insetto corona, ma probabilmente per un micidiale cocktail ibrido di due precedenti vaccini per la meningite e l’influenza, che sono stati iniettati in campagne di vaccinazione separate. 

La battuta finale

 Ho detto prima che ogni giorno porta notizie straordinarie. Bene, domenica 29 marzo, il più sorprendente di tutti è caduto sui social media come una tonnellata di mattoni: gli spettatori confinati [a casa] hanno appreso che Trump aveva preso il controllo della Federal Reserve, che ora è gestita da due rappresentanti del Ministero del Tesoro. Di tutte le notizie pazze dell’ultimo mese, questa è di gran lunga la migliore e la più scioccante. Dopo tre anni al potere, Trump ha finalmente mantenuto la sua promessa elettorale di portare le banche private fuori dagli affari pubblici statunitensi, ponendo fine a un secolo di sfruttamento dei cittadini americani. Ha messo il famigerato gruppo di investimento Blackrock ad avviare l’acquisto di importanti società per la FED, il che significa che sta nazionalizzando blocchi dell’economia, evitando allo stesso tempo il crollo del mercato coinvolgendo importanti investitori privati ​​nell’accordo. Questa mossa estremamente audace arriva in un momento cruciale nel tempo e ci confronta con la consapevolezza che Vladimir Putin e Donald Trump sono uniti e hanno portato l’umanità al crocevia del Nuovo Ordine Mondiale e della libertà. Come ho affermato spesso in precedenza, ho pensato che il mondo sarebbe cambiato profondamente tra il 2020 e il 2024, perché questi sarebbero stati gli ultimi 4 anni di questi due eroi al potere politico delle loro Nazioni. Il Nuovo Ordine Mondiale sta affrontando i due Paesi più potenti del pianeta e questa finta pandemia ha cambiato tutto. Ha dimostrato quanto siano disperati i banchieri e se non vogliamo finire con testate nucleari che volano in entrambe le direzioni, Putin e Trump devono fermarli adesso. Terminare ora la BIS, la Banca Mondiale, l’FMI, la Banca Centrale Europea, l’Unione Europea, la NATO. Il nostro mondo non sarà perfetto, ma potrebbe migliorare molto presto. ****************Articolo originale di Sylvain Laforest: https://orientalreview.org/2020/03/31/putin-and-trump-vs-the-new-world-order-the-final-battle/Traduzione di Costantino Ceoldo

Trans Roma: Ecco la capitale delle prostitute.

trans roma

Viaggio in due puntate nel mondo della prostituzione a Roma. Numeri e storie di un mercato che non conosce crisi. I transessuali di Tor Sapienza, la tratta delle nigeriane, i giovani “marchettari”, le invisibili prostitute cinesi e le ultime italiane. Chi sono i clienti, come si muove la polizia, fino a dove arriva lo sfruttamento.

PRIMA PARTE – Di giorno è più facile comprare sesso nella periferia nord della Capitale. Le rumene si vendono lungo la Salaria, davanti ai grandi studi televisivi. Le nigeriane, truccatissime, aspettano i clienti sulla Tiberina, subito dopo Prima Porta. Quando cala il sole, il mercato prosegue fiorente nel resto della Città Eterna. Su viale Palmiro Togliatti è un continuo via vai di clienti. Le ragazze dell’Est Europa affollano il marciapiede fin sotto gli archi dell’antico acquedotto Alessandrino. Le prestazioni più richieste sono quelle dei transessuali, particolarmente attivi nella zona dell’Eur. Fino all’alba presidiano l’area residenziale attorno al ristorante panoramico della città, il Fungo. Ci sono anche le prostitute cinesi, che però non esercitano in strada. I rapporti sessuali si consumano in anonimi pied à terre, per prendere appuntamento bisogna cercarle tra gli annunci dei quotidiani locali. Chi vuole un rapporto omosessuale si rivolge ai ragazzi che battono a piazza Esedra, vicino alla stazione Termini. Oppure nei pressi di villa Borghese, proprio davanti alla Galleria d’arte moderna. Ventiquattro ore al giorno, in centro e in periferia, a Roma il mercato del sesso a pagamento non si ferma mai. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le fantasie. In media scendono in strada ogni giorno quasi duemila prostitute, d’estate anche qualcuna in più. E con buona pace della crisi, i clienti non mancano mai.

Le prestazioni più richieste sono quelle dei transessuali, particolarmente attivi nella zona dell’Eur

Roma Est, a due passi da Tor Sapienza. Alle undici di sera piazzale Pino Pascali è già pieno di clienti. Di fianco alla distesa d’asfalto si allunga spettrale il Centro Carni, il mattatoio della Capitale. Nonostante il divieto di transito imposto dal Comune per arginare la compravendita di prestazioni sessuali, le macchine vanno e vengono in cerca di prostitute. Tacchi alti, fisici statuari, seni oltremisura. Sotto gli appariscenti cappotti spuntano minigonne coloratissime. Questo è il regno dei transessuali. Alcuni passeggiano illuminati dai fari delle macchine. Altri aspettano i clienti nella propria auto, per consumare il rapporto direttamente sul posto. Vengono quasi tutti dal Brasile, qualcuno dalla Colombia. Nel mercato della prostituzione romana rappresentano il 20 per cento dell’offerta. È la fetta più ambita e richiesta. Anche per questo le prestazioni sono le più care.

I cittadini assistono impotenti alla scena. «Su quel piazzale hanno costruito moderne palazzine che dovevano far parte di un nuovo quartiere con servizi ed esercizi commerciali» racconta Roberto Torre, vicepresidente del Comitato di Tor Sapienza. Ma ormai nessuno ha il coraggio di affacciarsi alle finestre. La sensazione di vivere ai margini della legalità è evidente. «Per attirare l’attenzione dei clienti molti transessuali espongono bambole gonfiabili» continua Torre. I rapporti sessuali vengono consumati sulla strada, ma nella vicina via Longoni c’è chi si spinge fin dentro gli androni dei condomini. Paradossalmente le forze dell’ordine hanno un presidio fisso a poche centinaia di metri. Un blindato e una gazzella dei carabinieri stazionano tutta la notte di fronte al centro per rifugiati di via Morandi, la struttura assaltata da alcuni residenti lo scorso autunno. Una presenza fissa che non basta ad arginare il mercato del sesso. «Dopo i disordini di novembre – continua Torre – è rimasto tutto come prima. Anzi, forse il traffico dei transessuali è persino aumentato».

Torre (vicepresidente Comitato di Tor Sapienza): «Dopo i disordini di novembre – continua Torre – è rimasto tutto come prima. Anzi, forse il traffico dei transessuali è persino aumentato»

Le forze dell’ordine hanno le mani legate. La gestione del fenomeno è particolarmente delicata. Durante i servizi antiprostituzione, spesso gli operatori segnalano aggressioni e casi di autolesionismo. Non solo. I transessuali trovati senza il permesso di soggiorno non possono essere condotti al centro di identificazione di Ponte Galeria, perché privo di locali idonei. «E così i provvedimenti di espulsione servono a ben poco – racconta una fonte della Questura – Spesso scopriamo che in passato alcuni di loro sono già stati espulsi. Per quello che ci compete possiamo solo fare un nuovo provvedimento e invitarli a lasciare il territorio nazionale. Ovviamente non serve a nulla».

Su via Prenestina i transessuali contrattano le prestazioni nei pressi dei distributori di benzina. Nella zona nord di Roma, vicino ai Parioli, incontrano i clienti a due passi dalla moschea. Dall’altra parte della città, invece, si vendono all’Eur, il quartiere residenziale della ricca borghesia. Battono le strade tra negozi di lusso e i grattacieli delle grandi aziende, sullo sfondo i palazzi di marmo dalla tipica impronta razionalista. Come scende il buio a decine attendono fin sotto i cancelli delle villette. Il divieto di accesso notturno nelle strade secondarie serve a poco. Come inutili sono le telecamere. I cittadini del quartiere sono esasperati, il mercato del sesso è fuori controllo. Il presidente del Municipio Andrea Santoro (Pd) lavora da mesi a un progetto di “zoning”, un’area di tolleranza dove concentrare le prostitute con l’assistenza delle unità di strada e il controllo delle forze dell’ordine. Il caso è salito alla ribalta nazionale, con tanto di polemiche e dibattiti. «Nel nostro territorio – fanno sapere dalla presidenza del Municipio – c’è una prostituita ogni venti metri. Di notte si può comprare sesso in diciotto strade su trentatré».

Eure

Le strade del quartiere Eur (Filippo Monteforte/AFP/Getty Images)

Non solo transessuali. Tra viale Europa e viale Tupini si vendono indisturbate le ragazze dell’Est. Vengono dai paesi dell’ex blocco comunista, per la maggior parte dalla Romania. Di notte su viale Palmiro Togliatti è una passerella continua, mentre sulla Salaria e la Tiberina si esibiscono in pieno giorno. Su via Cristoforo Colombo aspettano i clienti alle fermate dell’autobus fino alle prime luci dell’alba. Oltre a essere le più numerose, le ragazze dell’Est vantano il primato dell’età. Sono giovanissime, tra i 18 e i 20 anni. Qualcuna anche meno. Corpi magri e slanciati, capelli lisci e sguardi di ghiaccio. Alcune di loro si vendono due volte: la notte presidiano i marciapiedi mentre di giorno si prostituiscono in piccoli appartamenti.

«Nel nostro territorio – fanno sapere dalla presidenza del Municipio – c’è una prostituita ogni venti metri. Di notte si può comprare sesso in diciotto strade su trentatré»

E poi ci sono le nigeriane. La comunità vive raccolta nella zona di via Casilina, tra Torre Angela e Giardinetti. Ma le ragazze sono costrette a prostituirsi un po’ ovunque. Di giorno e di notte, lavorano nelle zone più periferiche della città. All’Eur, oltre il raccordo anulare. Oppure sulla Tiberina, dove incontrano clienti fin dal mattino, consumando rapporti sessuali sul ciglio della strada. In molti casi senza permesso di soggiorno, «durante i controlli scappano, hanno paura delle forze dell’ordine» raccontano in questura. E questo complica anche il lavoro delle unità di strada che cercano di avvicinarle per fornire sostegno psicologico e sanitario, spesso senza riuscirci. Il ruolo della criminalità organizzata è evidente. Quasi sempre le ragazze che giungono dall’Africa devono lavorare per saldare un debito con gli sfruttatori. Almeno 70-80mila euro. Storie drammatiche, che affondano le radici nel passato. Nonostante la Nigeria sia uno dei paesi più popolosi del Continente Nero, le ragazze costrette sui marciapiedi di Roma – e del resto d’Italia – vengono tutte da un piccolo territorio. L’area di Benin City, nello stato di Edo. Nel XVI e XVII secolo la regione era conosciuta come la “Costa degli Schiavi”, da qui partivano a migliaia in catene verso l’Europa.

Invisibili, le prostitute cinesi rappresentano un’altra realtà del mercato di Roma. Salvo rarissime eccezioni, le donne orientali non si vendono sulle strade. Operano solo al chiuso, in piccoli pied à terre e centri massaggi. I clienti le cercano attraverso le inserzioni sui quotidiani locali, più spesso tramite annunci in rete. Il prezzo viene concordato al telefono. Quella cinese è una comunità a parte, con proprie regole e consuetudini. Talvolta si tratta di donne più mature rispetto alle altre prostitute. Quasi sempre prima di essere costrette a vendere il proprio corpo sono state vittime di sfruttamento lavorativo. Qualche anno fa le autorità avevano tentato di studiare il fenomeno, avviando un censimento. Senza risultato. «È una realtà completamente impermeabile» raccontano le cooperative romane che si occupano di fornire sostegno alle prostitute. Un mondo di cui si conosce poco o niente. L’unica realtà con qualche similitudine è quella delle prostitute arabe. Pochissime in città, anche loro lavorano al chiuso. A differenza delle orientali, però, i loro clienti vengono esclusivamente dalla stessa comunità di appartenenza.

«In Italia c’è ancora chi considera la prostituzione una risorsa, seppure estrema»

Delle prostitute italiane, invece, sulla strade di Roma non resta più traccia. Salvo poche eccezioni. I piccoli falò che di notte illuminano Viale Tor di Quinto rappresentano una delle ultime comunità. Quattro o cinque anziane signore che ancora si vendono, ricevendo i clienti nei camper e nelle auto parcheggiate ai bordi della strada. Hanno tra i sessanta e i settanta anni, qualcuna indossa una pelliccia, sono il simbolo di un’epoca che sta scomparendo. Non sono le uniche italiane. Alcune ragazze tossicodipendenti si vendono saltuariamente per una dose. Ma gli operatori delle cooperative raccontano anche altre storie. Recentemente qualcuno si è imbattuto in una signora di mezza età, separata. Senza l’assegno del marito, aveva deciso di scendere sul marciapiede per sbarcare il lunario. Simile la storia di una studentessa universitaria fuorisede. «In Italia c’è ancora chi considera la prostituzione una risorsa, seppure estrema».

 

La holding dei trans a Roma, mappa e tariffe

Il freddo delle notti di dicembre sembra averle “decimate”. Le consolari che a più miti temperature pullulano di lucciole e clienti, a zero gradi ci appaiono deserti gelidi. Ma è quando meno te lo aspetti che i corpi seminudi, in bilico su tacchi vertiginosi, spuntano in strada illuminati dalle fiamme dei falò. Le ragazze che non possono permettersi di lasciare il marciapiede, a costo di battere i denti, si difendono bruciando pallet in legno e cassette della frutta agli angoli dei semafori. Dalla Cristoforo Colombo alla Palmiro Togliatti, dalla via Salaria alla via Tiberina alle Mura aureliane che delimitano il Centro storico, la Roma a luci rosse resiste anche ai picchi di gelo invernali.

Basta osservare per farsi un’idea e tracciare la mappa del “mestiere più antico del mondo”, invariato nel tempo, sempre oggetto di denunce da parte dei residenti, ignorato dall’agenda politica dopo qualche tentativo naufragato di arginare il problema a livello locale con ordinanze sindacali, sanzioni al cliente, progetti di “zoning” per confinare il fenomeno in aree delimitate. E affrontato sul piano sociale con il progetto Roxanne del comune di Roma, attivo dagli inizi del 2000, ancora in piedi con case di accoglienza e attività psicologiche di supporto rivolte alle vittime dello sfruttamento, ma complicato – secondo l’analisi fornita da Save the Children nell’ultimo rapporto sulla tratta delle minorenni – dalle recenti evoluzioni di un fenomeno che è sempre più difficile intercettare, soprattutto per la continua mobilità territoriale delle ragazze su strada, spesso spinte dai protettori a cambiare zona, quartiere, città.

Eur e Marconi

A sud è il “pentagono” dell’Eur a farla da padrone, quartiere bene dove i residenti non tollerano la convivenza con un mercato del sesso che arriva subito fuori dai cancelli delle abitazioni. E’ l’area preferita per chi cerca prestazioni a pagamento con transessuali, particolarmente attivi intorno al Fungo. E poi su viale Europa e viale Umberto Tupini, il via vai di clienti è continuo. Uno spogliarello alla luce del sole, filmato l’estate scorsa dai residenti con uno smartphone, ha riacceso il dibattito dopo una lunga serie di progetti vagliati dagli enti locali per contrastare il fenomeno. A luglio l’ultima richiesta di sanzioni ai clienti avanzata in aula Giulio Cesare da Fratelli d’Italia, bocciata. “Non si rendono conto di quello che viviamo” sbottava Paolo Lampariello, presidente dell’Associazione Ripartiamo dall’Eur. Lo sanno invece fin troppo bene i residenti di Roma est.

Sesso en plain air in piazza Pascali

Chi percorre viale Palmiro Togliatti ne vede a decine ogni giorno. Qui l’area geografica di provenienza è soprattuto l’est Europa. Romene, slave, albanesi. L’arteria che taglia Roma est da Cinecittà al Tiburtino è un mercato del sesso a cielo aperto che resiste anche al clima da neve. Ne è l’emblema piazza Pino Pascali, a ridosso dell’altrettanto battuta via Collatina. Ragazze, giovanissime, strette in abiti succinti, percorrono il quadrante avanti e indietro nel buio pesto della notte. Qualcuna si cambia seduta sul marciapiede. L’andirivieni di automobilisti intenti a scegliere la “loro” donna e consumare atti sessuali appoggiati agli alberi che costeggiano la piazza, è uno spettacolo che va in scena puntuale ogni notte. Inascoltati gli appelli a legalità e decoro portati avanti da cittadini e comitati di quartiere.

Verso Ostia e il litorale

Dalla parte opposta della città abbiamo la via Litoranea e la pineta di Castelfusano, da sempre luoghi popolatissimi dalle lucciole. La scorsa estate il giro di prostituzione è finito al centro dell’inchiesta dei magistrati sugli incendi che hanno devastato l’area. Fiamme appicate – secondo la tesi degli inquirenti – per intimorire e costringere prostitute e transessuali a rivolgersi a chi gestisce il giro a Ostia.

Dove sono le prostitute a Roma

Roma nord da Salaria a Prati Fiscali

Poi c’è Roma nord, dove le prostitute sono un must anche e soprattutto alla luce del sole. Ragazze di origine nigeriana, spesso vittime di tratta, affollano la via Tiberina subito dopo Prima Porta. Lungo la via Salaria invece troviamo per lo più romene. La corsia di destra d’estate è impraticabile, quasi a rischio tamponamento per le auto di potenziali clienti che frenano imprudenti. Decine di donne, tante minorenni, affollano da sempre la consolare romana anche a ridosso del centro abitato. Mentre a Prati Fiscali e Val D’Ala le lucciole arrivano sotto le finestre delle abitazioni e i rapporti sessuali vengono consumati nelle rampe dei garage o nei sottopassi.

Centro storico

Meno evidente ma sempre presente, il mercato del sesso dilaga anche in zone centrali della città. A San Saba, lungo viale Giotto, le prostitute – soprattutto transessuali – fiancheggiano anche di giorno le mura aureliane, luoghi promiscui più che resti dell’antica Roma. Dalla stazione Termini all’Esquilino dilaga la compravendita di prestazione al chiuso, nei quasi bordelli nascosti dietro le insegne dei centri massaggi cinesi. Chi vuole un rapporto omosessuale invece si rivolge ai ragazzi che stazionano nell’area intorno a Termini, o a villa Borghese, nei pressi della Galleria d’arte moderna. Ventiquattro ore al giorno, in centro e in periferia, la Roma a luci rosse non dorme mai.

FONTE: CORREIRE DELLA SERA