Categoria: Infermieri

De Lucia (Campania SMI): «Si Convochi Immediatamente La Delegazione Trattante Sul 118 Per Attuare L’Accordo Integrativo Regionale».

Riteniamo che sia urgente la convocazione di una a riunione immediata della Delegazione Trattante sulla vertenza del 118 Campania, così Luigi De Lucia, Segretario Regionale del Sindacato Medici Italiani rivolge un appello alla Regione Campania per lo sblocco della vertenza che riguarda il trasporto dell’emergenza medica in Campania. Per il 118 in Campania, la parte pubblica non può ascoltare le ragioni di una sola sigla sindacale, ma deve avviare un confronto ampio con tutte le forze sindacali della categoria medica. Per questo abbiamo chiesto alla Regione Campania che ci invii al più presto la bozza dell’Accordo Integrativo Regionale del settore.

Si tratta continua, De Lucia, di dare, velocemente, attuazione all’Accordo Integrativo Regionale l’AIR del 118 e fissare una data certa della convocazione del confronto. L’incontro previsto in precedenza è stato rinviato in quanto sembra che sia stata avanzata una proposta contrattuale da una sola sigla sindacale che non stata resa nota. Abbiamo, per questo, richiesto di conoscere il documento inoltrato alla Delegazione Trattante, sollecitando un incontro urgente.

Al momento le nostre richieste sono prive di risposta. Per queste ragioni condanniamo queste vere e proprie fughe in avanti di singole forze sindacali, perché da soli non si va da nessuna parte e risolleciteremo, con decisione, l’incontro con la Delegazione Trattante, poiché i colleghi del 118 sono stanchi di aspettare>.

A tutto questo va aggiunto una condotta scorretta e fallace della Regione Campania che va decisamente condannata. Non deve essere dimenticato, infatti, che il personale medico e sanitario del 118 è in stato di agitazione: la latitanza della parte pubblica non fa altro che peggiorare la situazione conclude De Lucia.

RSA. Operatori Non Vaccinati Contro Il Covid Saranno Licenziati: Il Tribunale Respinge Ricorso.

Le dirigenze delle RSA hanno ragione. Operatori non vaccinati contro il Covid saranno licenziati: il tribunale respinge ricorso. Egr. Direttore di AssoCareNews.it, volevo segnalarvi un servizio uscito pochi giorni fa su Repubblica e firmato da Enrico Ferro. Nel pezzo si fa riferimento alla decisione del Tribunale del Lavoro di Belluno di “assolvere” le direzioni delle Residenze Sanitarie Assistenziali e delle case di riposo venete relativamente alla possibilità di licenziare Medici, Infermieri, OSS, Professioni Sanitarie e altri operatori non vaccinati contro il Coronavirus.

Si tratta di una decisione che per molti può sembrare assurda, ma che a mio avviso è giusta. Se noi lavoriamo in ambito sanitario dobbiamo essere i primi a tutelarci e a tutelare i nostri Assistiti contro le Pandemia, come quella da Covid-19.

Ecco il pezzo in questione.

Il diritto alla salute dei soggetti fragili che entrano in contatto con chi esercita le professioni sanitarie e il diritto alla salute della collettività, prevalgono sulla libertà di chi non intende sottoporsi alla vaccinazione contro il Covid. Quindi non solo le ferie forzate erano legittime ma, d’ora in poi, o i lavoratori delle Rsa si vaccinano o devono cambiare lavoro. Con queste motivazioni il Tribunale di Belluno ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato dagli otto operatori socio sanitari delle case di riposo di Belluno e di Sedico, che chiedevano il riconoscimento del diritto a non vaccinarsi senza dover incorrere in ferie forzate o sospensioni.

Per la seconda volta la sezione Lavoro del Tribunale, riunita in forma collegiale (Umberto Giacomelli presidente, Paolo Velo giudice e Chiara Sandini giudice relatore) ha rigettato il reclamo dei lavoratori contro l’ordinanza del 19 marzo scorso che aveva respinto l’azione legale contro Sersa e Sedico Servizi, valorizzando l’obbligo del datore di lavoro di tutelare la salute sul luogo di lavoro (ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile). I lavoratori, rappresentati dall’avvocato Andrea Colle, avevano provato a ribadire il loro diritto a scegliere se vaccinarsi o meno, al di là del decreto 44/2021, senza dover subire sospensioni non retribuite o peggio il loro licenziamento. Inoltre avevano chiesto al tribunale di sollevare una questione di legittimità costituzionale in merito all’articolo 4 del Dl 44/2021, ritenendolo in contrasto con l’articolo 32 della Costituzione nella parte in cui prevede l’obbligo di vaccinazione per chi esercita le professioni sanitarie.

Sersa Srl e Sedico Servizi avevano parlato di inammissibilità del reclamo, visto la presenza del nuovo decreto legge. Tesi sposata dal tribunale. I lavoratori sono stati quindi condannati a rifondere le spese pari a 2.500 euro. Degli otto dipendenti iniziali ne sono rimasti cinque: uno si è vaccinato e due hanno rassegnato le dimissioni. “È un dispositivo che conferma l’approccio che abbiamo seguito fin qui: la supremazia della tutela della salute pubblica rispetto alla libertà di scelta privata sul vaccino” dice Paolo Santesso, amministratore unico di Sersa, al Corriere delle Alpi. “Libertà che comunque può essere esercitata, scegliendo altre collocazioni professionali”.

Negli ultimi giorni in Veneto era scoppiato anche il caso denunciato dalla Cisl Funzione pubblica, circa l’isolamento di alcuni dipendenti no vax delle case di riposo. In particolare, in una struttura della provincia di Venezia sono stati ricavati spogliatoi dedicati e anche spazi per la pausa caffè solo per chi non è vaccinato. Una situazione nota ai sindacati, consapevoli però delle difficoltà vissute da molti dirigenti delle Rsa nella gestione della quota renitente alla vaccinazione in questa fase di transizione tra l’approvazione del decreto legge e l’entrata in vigore della legge vera e propria.

Insomma, o ci vacciniamo o siamo a rischio di licenziamento. I lettori di AssoCareNews.it sicuramente non se la prenderanno a male per questa mia posizione, ma credo che la stragrande maggioranza di loro la pensi come me.

Buon lavoro e vaccinatevi!

Riccardo S., Infermiere

Intertrigine: Dermatosi Infiammatoria Da Sfregamento. Cause E Rimedi.

Cos’è l’intertrigine e come si gestisce? Fondamentale risulta l’intervento dell’Infermiere specialista o esperto in Wound Care. L’intertrigine deriva dal latino intertrigo (inter=tra, terere=sfregare, trigo=sfregato). Si tratta infatti

di una vera e propria dermatosi da infiammazione molto comune e diffusa, che si verifica nelle aree

di maggior sfregamento.

Visivamente l’intertrigine si presenta sotto forma di eritema, generalmente con una forma speculare tra le pliche cutanee (Mistiaen et al. 2010) tuttavia spesso, la forma iniziale si caratterizza per l’assenza di eritema e la sola presenza di sintomi quali prurito, bruciore, dolore e sensazione di “puntura di spillo”.

La cute danneggiata può anche presentare un cattivo odore ed avere secrezioni abbondanti, presentare ragadi e fissurazioni anche molto dolorose (Kalra et al. 2014) (Muller, 2011).

Tali manifestazioni risultano particolarmente fastidiose per il paziente. Il prurito è il sintomo maggiormente lamentato dai pazienti (Nijhuis WA et al, 2012) e così come il dolore, quando intenso e persistente è una esperienza totalizzante che coinvolge l’intero vissuto, causando notti insonni e  compromettendo l’attività lavorativa e le relazioni interpersonali. Questo disturbo si manifesta più

comunemente nei paesi caratterizzati da un clima caldo umido e ne soffrono maggiormente neonati,

anziani e persone in sovrappeso od obese, uomini o donne che siano.

Nei neonati, inoltre, l’intertrigine si presenta soprattutto nelle pieghe interglutee e inguino-crurali e in questo caso l’infezione è causata oltre che dal sudore anche da feci leggermente alcaline, che infiammano il tessuto cutaneo a contatto.

Altri fattori di rischio che possono causare l’intertrigine sono:

pannolini (la dermatosi si individua con l’arrossamento dell’inguine); calzature troppo strette indossate spesso. L’intertrigine, quindi viene definito come:

un’infiammazione, della cute (dermatite); un’ infiammazione delle pieghe (inguinali, ascellari, sottomammarie, addominali, interdigitali, soprattutto le dita dei piedi e retroauricolari). Talvolta, si presenta sugli angoli della bocca a causa della stagnazione della saliva, determinando così la stomatite angolare.

Le pieghe cutanee, grandi (come quelle inguinali) o piccole (come quelle interdigitali) che siano, sono caratterizzate da un microambiente particolare. Infatti, il contatto continuo tra le superfici cutanee che definiscono le pieghe stesse, determina una costituzione fisico-chimica e microbiologica diversa da quella che si riscontra in altre aree cutanee e che costituisce di per sé un fattore di rischio per l’infiammazione.

L’ intertrigine è determinata da numerose cause come:

l’allergia da contatto;la dermatite atopica; la dermatite irritativa. Infezioni di tipo :

batteriche; da funghi dermatofiti; da lieviti. Aumento del livello di colonizzazione batterica con alte cariche di:

stafilococchi (Staphylococcus aureus, Streptococcus epidermidis); micrococchi; batteri Gram negativi (Acinetobacter); presenza ed eventuale proliferazione di lieviti (Candida albicans, Malassezia furfur). Inoltre, l’intertrigine può essere espressione di diverse malattie cutanee localizzate esclusivamente, o non esclusivamente, alle pieghe, quali:

dermatite seborroica; psoriasi; idrosadenite suppurativa; pemfigo; pemfigoide vegetanti; malattia di Darier; pemfigo familiare (malattia di Haley-Haley). Quando l’intertrigine è dovuta ad infezioni, in base al germe in causa, può essere trasmissibile per

contatto diretto.

Nella maggior parte dei casi l’intertrigine è dovuta alla proliferazione di Candida e altri germi che fanno parte della comune flora microbica cutanea, pertanto, non la si considera una malattia contagiosa. Al contrario, invece, si considera altamente contagiosa quando è causata dalla presenza dei sifilodermi vegetanti, lesioni rilevate sulla cute, multiple, a superficie erosa, espressione quindi,della sifilide secondaria.

Dopo l’anamnesi, il medico sceglie la terapia adeguata come:

creme antinfiammatorie; antisettici; antimicotici; antibatterici. La diagnosi di intertrigo è prevalentemente clinica. In caso di dubbio possono essere eseguiti alcuni esami diagnostici:

Esame colturale (tampone); Biopsia cutanea: utile nelle presentazioni atipiche o in caso di tampone cutaneo negativo; Osservazione delle lesioni alla luce di Wood: es. diagnosi differenziale della Tinea cruris e

altre forme intertriginose vs. eritrasma (fluorescenza rosa salmone/corallo); Esame microscopico diretto di squame e peli dopo macerazione con KOH. Ciò consente di

visualizzare la presenza di ife, pseudo-ife, spore. La prevenzione dell’intertrigo si attua attraverso la cura della cute. Black et al (2011) consigliano sia di effettuare l’igiene con prodotti a PH simile a quello cutaneo (PH 5.5) sia con salviettine a PH bilanciato come quelle che si usano per l’igiene del bambino.

L’ infermiere educa il paziente consigliando di eliminare o ridurre l’azione delle cause favorenti come:

il diabete; la sudorazione eccessiva; l’ uso di indumenti sintetici che non favoriscono la traspirazione; i prodotti topici grassi scarsamente solubili in acqua che aggravano la macerazione; le soluzioni alcoliche che non sono ben tollerate da una cute già infiammata. Inoltre, lo educa:

Ad asciugare la zona: oltre ad essere pulite minuziosamente, le pieghe delle pelle, i solchi

inguinali, retro-auricolari, interdigitali ecc., necessitano, infatti, di un’accurata asciugatura,

poiché l’eventuale ristagno di acqua in queste sedi potrebbe facilitare la macerazione della

pelle, provocandone l’ intertrigine. Occorre, pertanto, evitare la frizione. Ad utilizzare la biancheria intima di cotone, allo scopo di permettere alla pelle di respirare.

Le fibre sintetiche sono perciò sconsigliate, poiché tendono a soffocare la cute e, impedendiscono la traspirazione, favorendo il ristagno del sudore , generando arrossamento ed innescando

quel meccanismo a catena che termina inevitabilmente con la colonizzazione batterica, generando così l’intertrigine. Ad eseguire una corretta educazione alimentarre ed un regime dietetico ipoclorico e bilanciato. Nello specifico le caratteristiche fisico-chimiche e microbiologiche rilevabili nelle pieghe cutanee consistono in aumento di variabili quali: temperatura; umidità; pH. Si presenta inoltre, in linea generale con la comparsa di:

chiazze (lesioni piane); placche lievemente rilevata sul piano cutaneo, arrossate (eritematose), talvolta con desquamazione e macerazione nella parte centrale. La parte periferica delle lesioni può avere caratteristiche variabili in base alle cause della dermatite:

la presenza di pustole (piccole lesioni cutanee rilevate a contenuto liquido purulento) orienta verso: 1. un’infezione da Candida;

2. un’infezione/sovrainfezione batterica;

3. una psoriasi pustolosa.

la presenza di vescicole (piccole lesioni cutanee rilevate a contenuto liquido trasparente)

raggruppate in chiazze orienta verso: 1. una dermatite allergica da contatto;

2. una dermatite atopica.

la presenza di vescicole che delimitano la periferia della lesione con disposizione lineare

definiscono: 1. un’ infezione da funghi dermatofiti;

se la periferia della chiazza non presenta pustole/vescicole, ma la lesione delle pieghe è uniformemente eritematosa o color camoscio e ben delimitata, si sospetta: 1. un’eritrasma, ovvero un’infezione da Corynebacterium minutissimum.

Le complicanze dell’ intertrigo , nel caso di mancato o inefficace trattamento, posoono includere:

cellulite locale; lesioni cutanee colonizzate/infette; sepsi sistemica; atrofia cutanea (in caso di prolungato utilizzo di steroidi). Tra i rimedi naturali più efficaci contro l’intertrigine si ricordano:

Oleolito d’ iperico (Hypericum perforatum): promuove la cicatrizzazione delle piaghe,

disinfetta la zona (proprietà antisettica), agisce come antibiotico naturale grazie all’iperforina

e favorisce la riepitelizzazione. Aloe vera (Aloe vera gel): particolarmente indicata per le sue proprietà riepitelizzanti e

rinfrescati, utili per assicurare al paziente una sensazione di freschezza immediata. La

cicatrizzazione delle ferite è favorita dalla presenza di acidi organici, vitamine e polisaccaridi. Semi di pompelmo ( Citrus per paradisi ): il fitocomplesso estratto dai semi di pompelmo ,

ricco in bioflavonoidi e in terpeni, è utile come disinfettante contro batteri e funghi.•

Burro di Karitè( Butyrospermum parkii) o cera liquida jojoba ( Simmondsia chinensis):

componenti basilari nella formulazione di paste protettive. Le loro proprietà eudermiche,

elasticizzanti, riepitelizzanti e nutritive offrono moltissimi vantaggi ad una pelle irritata. Amido di mais ( Zea mays L.), ossido di zinco , Riso (Oryza sativa) e avena (Avena sativa):

specialmente indicati per le ferite che suppurano, poiché agiscono come lenitivi, astringenti e

calmano il prurito causato dall’intertrigine (componenti base dei talchi). Si sottolinea, l’ importanza del ruolo infermieristico nell’educazione e prevenzione. L’infermieristica

italiana nel corso degli anni ha subito un profondo cambiamento normativo e formativo, frutto di

sfide coraggiose, che ha consentito l’interruzione di quel rapporto di ausiliarietà nei confronti di altri

professionisti della salute, permettendo all’infermiere di affermarsi all’interno dell’equipe multi-

professionale e multidisciplinare con una propria autonomia e responsabilità.

Pietra miliare di questo percorso è senza dubbio la L. 42 del 1999 recante la definizione di “professione sanitaria”, che abolisce definitivamente il carattere di ausiliarietà insieme all’abrogazione del famigerato Mansionario previsto dal D.P.R 225 del 1974. L’evoluzione dell’assistenza, l’affermazione della tanto agognata autonomia professionale, il riconoscimento della centralità della persona nel percorso di cura hanno permesso all’infermiere di sviluppare un ragionamento diagnostico, con il quale identifica i bisogni di salute della persona, formulando le diagnosi infermieristiche e i relativi obiettivi, e prevedendo un percorso di risoluzione in cui agisce nella veste di “esecutore” di procedure ed interventi infermieristici e in quella di “collaboratore” con gli altri membri dell’equipè.

Bibliografia Botta M, Corelli F, Gasparrini F, et al.; Chiral Azole Derivatives. Enantiomers of bifonazole and

related antifungal agents: synthesis, configuration assignment, and biological evaluation. J Org

Chemistry 2000;65:4736-9.Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-Hill 4° edizione. Lackner TE, Clissold SP. Bifonazole. A review of its antimicrobial activity and therapeutic use in

superficial mycoses. Drugs 1989;38:204-25. Petri H, Tronnier H, Haas P. Investigations into the anti-inflammatory effect of bifonazole. In: Hay

RJ, editor. Advances in topical antifungal therapy. New York: Springer-Verlag 1986, pp. 26-31. Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse.

Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson. Tucker WFG, MacNeil S, Dawson RA, et al. Calmodulin levels in psoriasis: the effect of treatment.

Acta Dermatol Venereol (Stockh) 1986;66:241-4. Van der Kerkhof PCM, Van Erp PEJ. Calmodulin levels are grossly elevated in the psoriatic lesion.

Br J Dermatol 1983;108:217-8. Wolff K., Johnson R., Saavedra A. Fitzpatrick Manuale ed Atlante di Dermatologia clinica. Edizione

italiana sulla settima di lingua inglese a cura di Mauro Alaibac. Piccin 2015.

Nursing Up, Ecco Il Nuovo Logo.

Per il leader del sindacato Antonio De Palma “RISPETTO” è il leit motiv con il quale la lotta prosegue, per costruire il nostro futuro e quello di un nuovo sistema sanitario di cui gli infermieri vogliono far parte a pieno titolo. Competenza, coscienza, consapevolezza, esperienza e coraggio: noi siamo pronti a mettere tutto questo sul campo, per i cittadini e per la loro salute, ma Governo e Regioni ci trattino con RISPETTO. Ripartire con la forza e il coraggio che da sempre ci contraddistinguono, memori delle dolorose esperienze del recente passato, di cui fare concretamente tesoro e da cui ricominciare. Sempre e comunque al fianco dei pazienti, dei malati, dei soggetti fragili, ma soprattutto consapevoli, in ogni nuovo giorno, del nostro “essere professionisti infermieri”.

Nessuno dimentichi i tanti colleghi infettati e quelli che hanno perso la vita, contagiati da un mostro che non gli ha lasciato scampo. Insomma, ciò che i mesi della pandemia hanno lasciato intriso sulla nostra pelle e nel nostro animo, se per gli altri finisce con l’essere solo retorica e banali parole, per noi, per gli infermieri, rappresenta il leit motiv da cui ripartire.

Tutto quello che abbiamo vissuto, che abbiamo patito, le vittorie e le sconfitte: portiamo tutto dentro, e tutto questo è, per noi, il “nuovo” da cui ricominciare. L’anno che ci lasciamo alle spalle ci ha visti scendere nelle piazze, ci ha visto scioperare, ha valorizzato ancora di più la nostra immagine agli occhi dei cittadini, la gente che durante le nostre manifestazioni si avvicinava agli striscioni e ci applaudiva, ci abbracciava, ci consegnava commossi mazzi di fiori. È proprio così, mentre la politica ci voltava le spalle, la gente ci sorrideva e ci sosteneva.

Dunque dal passato si riparte, si ricostruisce, si pianifica il presente, mentre il domani degli infermieri italiani, sempre al fianco dei malati, avrà per il nostro sindacato, proprio come fulcro della sua azione, la parola che abbiamo portato sulle bocche in tutte le lotte di piazza, e che ora torna d’attualità più che mai: RISPETTO! Così Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up, presenta alla media il nuovo logo del Sindacato Nazionale Infermieri, dove emerge e predomina il colore giallo, il colore del RISPETTO verso gli infermieri, con l’uomo vitruviano che simboleggia la specialità ed il carattere olistico dell’assistenza infermieristica.

Un RISPETTO che chiediamo, a partire da uno stipendio adeguato alla media di quelli Europei, che sia finalmente il corrispettivo del valore della nostra professionalità, delle nostre capacità. In tutto questo nessuno osi più voltarci le spalle, nessuno si permetta più di usare per noi solo belle parole se e quando fa comodo, per poi lasciarci in balia della disorganizzazione e di turni massacranti.

E soprattutto nessuno osi più giocare con le nostre vite, quando dovrebbe invece preoccuparsi di tutelare in ogni modo la nostra salute nei luoghi di lavoro. Noi, come abbiamo sempre fatto, non ci tireremo indietro, anche a costo della nostra stessa vita se necessario. Possiamo essere il perno della sanità del futuro, di una nuova sanità territoriale e di una rinnovata assistenza domiciliare. Possiamo essere ogni giorno gli infermieri dei cittadini, gli infermieri della comunità, gli infermieri degli italiani.

Ma ogni giorno non venga mai meno il doveroso RISPETTO nei nostri confronti!».

Infermiere A Rischio Licenziamento. A Incastrarlo Screenshot Di WhatsApp.

Infermiere a rischio licenziamento dopo alcuni screenshot che lo incastrano nell’atto di divulgare documenti aziendali sensibili. La decisione forse già in settimana. Un infermiere sta rischiando seriamente il licenziamento dopo l’invio di screenshot che dimostrano l’atto di divulgare documenti aziendali sensibili.

Si tratta di un dipendente dell’AOU Careggi di Firenze, di cui non sappiamo a quale OPI è iscritto.

Secondo la documentazione presentata, il collega sarebbe evidentemente reo di aver divulgato documenti aziendali che causano un danno d’immagine all’azienda e al sistema sanitario regionale.

Da notizie ufficiose, ci perviene addirittura la notizia che lo stesso ricoprirebbe ruoli istituzionali.

Nei prossimi giorni sarà deciso il suo destino.

Studenti Di Infermieristica Pediatrica: “vogliamo Fare Pratica”

“Siamo delle studentesse, frequentiamo il secondo anno di INFERMIERISTICA PEDIATRICA. Da quando è iniziata la pandemia, l’università non è riuscita a garantire la formazione che ci spetta” denunciano con un messaggio alla redazione delle studentesse dell’Università Luigi Vanvitelli, Sede di Napoli.

“Sin dal principio l’università ci ha escluso dalla campagna vaccinale, – continuano le studentesse, – ormai siamo a maggio e ci hanno comunicato di non essere più categoria prioritaria. Allo stesso tempo, però, altri corsi si sono vaccinati e hanno ripreso tirocinio, tra cui anche studenti del 1 anno”.

“Senza il vaccino non ci permettono di entrare in reparto ma di fare la “rete pediatrica: ovvero ognuna di noi viene collocata da un pediatra di base, dove ciò che possiamo fare è rilevare le misure antropometriche. E questo non è il lavoro del futuro, siamo studentesse di un fine secondo anno e abbiamo bisogno di girare nei reparti, approcciarci al paziente, imparare le procedure” raccontano le studentesse.

Studenti di infermieristica pediatrica: “chi ci tutela?“ “Non solo non ci hanno garantito la vaccinazione (nostro diritto) anche il tampone per rientrare è a nostre spese. E se rifiutamo, in quanto soggetti non vaccinati? Rischiamo di perdere ore e di posticipare la laurea a data da destinarsi. Il punto è che ci stanno negando il diritto ad imparare, il diritto ad essere formati nel giusto modo, nel modo in cui ci spetta. Vogliamo fare pratica. Noi siamo i professionisti del domani e non possiamo essere tali se abbiamo una “formazione” che si basa, solo, su attività online e rilevazione dei parametri auxologici“.

“Più volte ci siamo mobilitate a contattare il rettore dell’Università, la direzione sanitaria, da febbraio, ma nulla, mai una riposta.

Totale assenza. La situazione che stiamo vivendo è a dir poco spiacevole.

Ci sentiamo abbandonati da chi dovrebbe guidarci, aiutarci e istruirci. Scoraggiati da questo sistema, sistema sbagliato, in altre università la situazione è ben diversa. Allora chi ci tutela? Ci stanno negando il nostro principale diritto: quello di essere formati. Di entrare nel mondo lavorativo consapevoli di ciò che siamo e di ciò che sappiamo fare. Così facendo, invece, arriveremo a non saper garantire alcuna assistenza, perchè neppure  sapremo cosa sia. Vogliamo assumerci le nostre responsabilità e andare in reparto, vogliamo imparare” concludono le studentesse.

Infermieri E OSS Scappati In Massa Dalle RSA. Ormai Impossibile Trovare Sostituzioni.

Sono ormai migliaia gli Infermieri e gli OSS che hanno abbandonato le RSA. Ormai impossibile trovare sostituzioni. I referenti del settore lanciano l’allarme. Continua senza soste l’esodo di Infermieri e Operatori Socio Sanitari dalle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), dalle Case di Riposo e dalle Aziende Servizi alla Persona. L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi da Confcooperative, Uneba e Consulta Terzo Settore della Società della Salute.

I Concorsi Pubblici e il reclutamento forsennato delle Aziende sanitarie locali ed Ospedaliere hanno di fatto creato un cratere assistenziale nelle RSA, con la fuga in massa di bravissimi Infermieri ed insostituibili OSS. Ad essere penalizzati sono Pazienti anziani e disabili, che sono assistiti con sempre maggiore fatica.

Perché questo esodo? La colpa non è solo da attribuire agli operatori, ma anche ai loro ex-datori di lavoro che per anni hanno perpetrato politiche di sfruttamento che hanno condotto a condizioni lavorative spesso pessime e al limite della sopportabilità. Per cui anche chi oggi protesta, ovvero Confcooperative, Uneba e Società della Salute devono iniziare a farsi un grosso esame di coscienza e ammettere che qualcosa non funziona nella loro organizzazione.

Serve una soluzione. Una soluzione alla carenza, ovviamente, va trovata e soprattutto va riorganizzato l’intero settore con più attenzione alle esigenze economiche, professionali e umane di Infermieri, OSS e altri operatori di RSA.