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De Lucia (Campania SMI): «Si Convochi Immediatamente La Delegazione Trattante Sul 118 Per Attuare L’Accordo Integrativo Regionale».

Riteniamo che sia urgente la convocazione di una a riunione immediata della Delegazione Trattante sulla vertenza del 118 Campania, così Luigi De Lucia, Segretario Regionale del Sindacato Medici Italiani rivolge un appello alla Regione Campania per lo sblocco della vertenza che riguarda il trasporto dell’emergenza medica in Campania. Per il 118 in Campania, la parte pubblica non può ascoltare le ragioni di una sola sigla sindacale, ma deve avviare un confronto ampio con tutte le forze sindacali della categoria medica. Per questo abbiamo chiesto alla Regione Campania che ci invii al più presto la bozza dell’Accordo Integrativo Regionale del settore.

Si tratta continua, De Lucia, di dare, velocemente, attuazione all’Accordo Integrativo Regionale l’AIR del 118 e fissare una data certa della convocazione del confronto. L’incontro previsto in precedenza è stato rinviato in quanto sembra che sia stata avanzata una proposta contrattuale da una sola sigla sindacale che non stata resa nota. Abbiamo, per questo, richiesto di conoscere il documento inoltrato alla Delegazione Trattante, sollecitando un incontro urgente.

Al momento le nostre richieste sono prive di risposta. Per queste ragioni condanniamo queste vere e proprie fughe in avanti di singole forze sindacali, perché da soli non si va da nessuna parte e risolleciteremo, con decisione, l’incontro con la Delegazione Trattante, poiché i colleghi del 118 sono stanchi di aspettare>.

A tutto questo va aggiunto una condotta scorretta e fallace della Regione Campania che va decisamente condannata. Non deve essere dimenticato, infatti, che il personale medico e sanitario del 118 è in stato di agitazione: la latitanza della parte pubblica non fa altro che peggiorare la situazione conclude De Lucia.

RSA. Operatori Non Vaccinati Contro Il Covid Saranno Licenziati: Il Tribunale Respinge Ricorso.

Le dirigenze delle RSA hanno ragione. Operatori non vaccinati contro il Covid saranno licenziati: il tribunale respinge ricorso. Egr. Direttore di AssoCareNews.it, volevo segnalarvi un servizio uscito pochi giorni fa su Repubblica e firmato da Enrico Ferro. Nel pezzo si fa riferimento alla decisione del Tribunale del Lavoro di Belluno di “assolvere” le direzioni delle Residenze Sanitarie Assistenziali e delle case di riposo venete relativamente alla possibilità di licenziare Medici, Infermieri, OSS, Professioni Sanitarie e altri operatori non vaccinati contro il Coronavirus.

Si tratta di una decisione che per molti può sembrare assurda, ma che a mio avviso è giusta. Se noi lavoriamo in ambito sanitario dobbiamo essere i primi a tutelarci e a tutelare i nostri Assistiti contro le Pandemia, come quella da Covid-19.

Ecco il pezzo in questione.

Il diritto alla salute dei soggetti fragili che entrano in contatto con chi esercita le professioni sanitarie e il diritto alla salute della collettività, prevalgono sulla libertà di chi non intende sottoporsi alla vaccinazione contro il Covid. Quindi non solo le ferie forzate erano legittime ma, d’ora in poi, o i lavoratori delle Rsa si vaccinano o devono cambiare lavoro. Con queste motivazioni il Tribunale di Belluno ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato dagli otto operatori socio sanitari delle case di riposo di Belluno e di Sedico, che chiedevano il riconoscimento del diritto a non vaccinarsi senza dover incorrere in ferie forzate o sospensioni.

Per la seconda volta la sezione Lavoro del Tribunale, riunita in forma collegiale (Umberto Giacomelli presidente, Paolo Velo giudice e Chiara Sandini giudice relatore) ha rigettato il reclamo dei lavoratori contro l’ordinanza del 19 marzo scorso che aveva respinto l’azione legale contro Sersa e Sedico Servizi, valorizzando l’obbligo del datore di lavoro di tutelare la salute sul luogo di lavoro (ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile). I lavoratori, rappresentati dall’avvocato Andrea Colle, avevano provato a ribadire il loro diritto a scegliere se vaccinarsi o meno, al di là del decreto 44/2021, senza dover subire sospensioni non retribuite o peggio il loro licenziamento. Inoltre avevano chiesto al tribunale di sollevare una questione di legittimità costituzionale in merito all’articolo 4 del Dl 44/2021, ritenendolo in contrasto con l’articolo 32 della Costituzione nella parte in cui prevede l’obbligo di vaccinazione per chi esercita le professioni sanitarie.

Sersa Srl e Sedico Servizi avevano parlato di inammissibilità del reclamo, visto la presenza del nuovo decreto legge. Tesi sposata dal tribunale. I lavoratori sono stati quindi condannati a rifondere le spese pari a 2.500 euro. Degli otto dipendenti iniziali ne sono rimasti cinque: uno si è vaccinato e due hanno rassegnato le dimissioni. “È un dispositivo che conferma l’approccio che abbiamo seguito fin qui: la supremazia della tutela della salute pubblica rispetto alla libertà di scelta privata sul vaccino” dice Paolo Santesso, amministratore unico di Sersa, al Corriere delle Alpi. “Libertà che comunque può essere esercitata, scegliendo altre collocazioni professionali”.

Negli ultimi giorni in Veneto era scoppiato anche il caso denunciato dalla Cisl Funzione pubblica, circa l’isolamento di alcuni dipendenti no vax delle case di riposo. In particolare, in una struttura della provincia di Venezia sono stati ricavati spogliatoi dedicati e anche spazi per la pausa caffè solo per chi non è vaccinato. Una situazione nota ai sindacati, consapevoli però delle difficoltà vissute da molti dirigenti delle Rsa nella gestione della quota renitente alla vaccinazione in questa fase di transizione tra l’approvazione del decreto legge e l’entrata in vigore della legge vera e propria.

Insomma, o ci vacciniamo o siamo a rischio di licenziamento. I lettori di AssoCareNews.it sicuramente non se la prenderanno a male per questa mia posizione, ma credo che la stragrande maggioranza di loro la pensi come me.

Buon lavoro e vaccinatevi!

Riccardo S., Infermiere

Falso Medico A Vercelli: Nel Suo Laboratorio Gli Esami Per Il Covid, Indagato

Effettuava prelievi e tamponi per il rilevamento del Covid, ma non era medico. Ora è indagato per i reati di esercizio abusivo della professione medica e attivazione di un centro medico non autorizzato l’imprenditore vercellese Andrea Adessi, 53 anni, il titolare di Onilab.

Sono finiti nei guai, riporta lastampa.it, anche gli impiegati dello studio. I Carabinieri del Nas di Torino hanno eseguito nella mattinata di ieri un’ordinanza di applicazione della  misura  cautelare  dell’interdizione  temporanea  dall’esercizio di   attività   professionali o imprenditoriali,  disposta dal  Tribunale  di  Vercelli,  che  ha  condiviso  i  gravi  indizi  di  colpevolezza raccolti nell’ambito di un’attività di indagine coordinata dal sostituto procuratore Carlo Introvigne della locale Procura della Repubblica e finalizzata al contrasto dell’abusivismo sanitario.

Le indagini hanno avuto origine nel gennaio scorso, a seguito della segnalazione di un cittadino fatta sia all’Arma che all’Asl. Dagli accertamenti è emerso che la società in questione, dedita alla commercializzazione di  prodotti nel settore farmaceutico e operante come tramite tra personale abilitato all’esecuzione di tamponi e un istituto diagnostico campano, aveva avviato sin dall’inizio della pandemia una propria attività di screening legata a Covid. La  società infatti effettuava direttamente controlli medici e tamponi rapidi e molecolari nonché prelievi venosi per il rilevamento del virus anche per conto di numerosi enti pubblici.

Il titolare della società, che in prima persona effettuava i test sebbene privo di alcun titolo abilitativo all’esercizio della professione medica, era inoltre solito presentarsi come medico, diffondendo i propri interessi in vaste aree del Piemonte e della Lombardia oltre che attraverso la pubblicazione di servizi e partecipazioni su mass media anche di rilievo nazionale. 

La misura cautelare disposta dal Tribunale di Vercelli nei confronti del titolare della società prevede l’interdizione per 12 mesi dall’esercizio di qualsiasi attività di impresa in ambito sanitario, con il contestuale divieto di ricoprire uffici direttivi nel settore.