Category: mercato

Davide Buccheri: La crisi da Covid-19 ha fatto precipitare la fiducia nel futuro al minimo storico

Purtroppo l’ennesima conferma del clima negativo che si respira tra le imprese e tra i consumatori arriva dall’Istat, che ha ripreso la pubblicazione degli indicatori periodici dopo la sospensione di aprile.
L’indice composito del clima di fiducia delle imprese è sceso a 51,1, ; non va meglio all’indice del clima di fiducia dei consumatori a quota 94,3).Sono i livelli più bassi da quando sono iniziate le rilevazioni.

Con riferimento alle imprese, «le stime degli indici evidenziano una caduta della fiducia, rispetto a marzo 2020, nel settore deiservizidi mercato(l’indice passa da 75,7 a 38,8), del commercio al dettaglio (da 95,6 a 67,8) e delle costruzioni (da 139,0 a 108,4). Nella manifattura – si legge in una nota dell’istituto nazionale di Statistica – l’indice di fiducia registra una flessione relativamente più contenuta, passando da 87,2 a 71,2, mantenendosi comunque su livelli storicamente bassi».

Nell’ industria manifatturiera peggiorano, rispetto a marzo 2020, i giudizi sugli ordini mentre le scorte di prodotti finiti sono giudicatein accumulo; le attese di produzione subiscono un’ulteriore diminuzione.

Per le costruzioni, la flessione dell’indice è causata da un forte peggioramento dei giudizi sugli ordini; relativamente più contenuto il calo delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa.

Nei servizi di mercato, il calo dell’indice rispetto a marzo 2020 è determinato da giudizi, sia sugli ordini sia sull’andamento generale dell’azienda, in forte peggioramento; si segnala invece un miglioramento delle aspettative sugli ordini, che tuttavia rimangono su livelli storicamente bassi.

Lorenzo Lerose: fare business a Milano non è un gioco da Ragazzi

Lorenzo Lerose, imprenditore milanese di successo nell’ambito edile stradale e direttore tecnico della società IGES SRL oggi ci racconterà la sua storia, l’attività della sua azienda e come è nata la sua voglia di emergere.

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Cosa ti ha spinto a diventare un imprenditore?

Sicuramente l’ambizione, conseguito il diploma geometra ho capito fin da subito quale fosse la strada che avrei voluto intraprendere, infatti, già all’età di 20 anni ero amministratore della mia azienda IGES srl. nella quale sono direttore tecnico dal 2014.

Com’è nata la tua passione per l’edilizia?

Già nella scelta scolastica avevo le idee ben chiare, ma chi mi ha spronato a realizzare il mio obbiettivo è sicuramente mio padre, infatti, l’impresa edile stradale IGES srl è una realtà famigliare che vanta un esperienza trentennale nel settore, con un’intensa voglia di rinnovamento di generazione in generazione. Con attrezzature all’avanguardia che consento di svolgere nel minor tempo possibile qualsiasi tipo di lavorazione richiesta dal cliente, basandosi sulle norme vigenti del settore e nel completo rispetto dell’ambiente e della sicurezza sul lavoro.

Perché hai scelto questo nome per la tua azienda?

Il nome della nostra azienda nasce proprio dalla volontà di chiarezza, infatti lo dice l’acrostico stesso, che riprende appunto le parole fondamentali inerenti al nostro settore ovvero Impresa Generale Edilizia Stradale.

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Quando hai iniziato la tua attività è stato difficile?

Difficile no. Ma l’inizio è stato intenso e lo è ancora tutt’oggi, proprio perché essendo in giovane età per acquisire credibilità ci vuole molta pazienza soprattutto quando si lavora con grandi enti, sia pubblici che privati, che comportano responsabilità maggiori nella conduzione dei lavori. Per questo motivo, ci consideriamo molto competitivi nel settore, infatti sono numerosissimi i rapporti lavorativi intercorsi con le P.A. per il tramite di affidamenti diretti o subappalti.

Quali sono i vostri servizi principali?

Ci occupiamo principalmente delle seguenti attività:
_Costruzioni di edifici civili ed industriali; Scavi;_Realizzazione opere di urbanizzazione;_Opere stradali sia in ambito pubblico che privato;Costruzione e manutenzione reti idriche; Demolizioni;Movimento terra;_Posa di pavimentazione;_Servizio neve.

Qual’è la caratteristica principale della tua azienda?

La professionalità e la garanzia del rispetto delle tempistiche da rispettare. E’ importantissimo mantenere la fiducia conquistata negli anni di lavoro con i vari enti. Per questo nel tempo abbiamo conquistato varie certificazioni.

Quali sono queste certificazioni?

La SOA per le seguenti categorie: 1. OG1 la I classificazione; riguardante la costruzione di edifici civili e industriali 2. OG3 la II classificazione; riguardante la costruzione di strada, autostrade, ponti, viadotti, ferrovie e metropolitane Inoltre, siamo in possesso della certificazione QS UNI EN ISO 9001:2015. Tale documento consiste nel fornire un sistema di gestione per la qualità all’impresa richiedente.

Un ultima domanda.  Quale sarà il tuo prossimo obbiettivo?

Il mio obbiettivo sarà sicuramente quello di portare avanti la mia filosofia aziendale.  Non bastano solo buone idee, ma bisogna avere anche la capacità di metterle in atto.
IGES srl infatti propone una consulenza ed una assistenza personalizzata efficiente e flessibile, mirando alla puntualità ed alla soddisfazione del cliente al fine di stabilire rapporti di fiducia e a lungo termine con la clientela portando risultati visibili in tutta Italia.

DAVIDE BUCCHERI: È di 750 miliardi di euro l’ammontare del Fondo per la Ripresa

Cosi come riportato sul sole 24 ore Davide Buccheri parla di 750 miliardi di euro l’ammontare del Fondo per la Ripresa, così come proposto mercoledì 27 maggio dalla Commissione europea dopo lunghe settimane di tergiversazioni. L’esecutivo comunitario ha proposto altresì che il nuovo strumento, che sarà oggetto ora di negoziato tra i Ventisette, distribuisca 500 miliardi sotto forma di sovvenzioni e altri 250 miliardi sotto forma di prestiti. E’ uno storico passo nell’integrazione europea.

All’Italia 91 miliardi di sovvenzioni
Si tratta di “una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti», ha scritto su Twitter il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni. All’Italia, secondo cifre che dovrebbero essere confermate oggi, potrebbero andare 82 miliardi in sovvenzioni e 91 miliardi in prestiti, secondo una tabella comunitaria. A titolo di confronto, un altro paese colpito dalla pandemia influenzale, la Spagna, riceverebbe 77 miliardi di sovvenzioni e 63 miliardi di prestiti.
Sempre secondo la stessa tabella, la Polonia riceverebbe 64 miliardi di euro, dei 750 miliardi di euro previsti dal fondo per la Ripresa. I dati dipenderanno in ultima analisi dalla domanda. Proprio le chiavi di ripartizione saranno oggetto di (acceso) negoziato tra i Ventisette. In modo che una parte del denaro sia disponibile già quest’anno, Bruxelles emenderà il bilancio 2014-2020 per garantire fondi nei prossimi mesi per un totale di 11,5 miliardi di euro.

Marco Urbano : Nuovi scenari del Mercato immobiliare.

WhatsApp Image 2018-03-27 at 17.01.24Oggi abbiamo chiesto il parere sulla situazione immobiliare Italiana al Founder Administrator Marco Urbano della Urban Immobiliare esperto nella compravendita immobili di prestigio internazionale, il quale afferma, con certezza, che le mete d’elite del mercato immobiliare erano una cosa ignota anche ai più grandi immobiliaristi. Per tutto il resto, però, il giudizio degli amanti del lusso è ancora valido: Roma respira storia, ma non solo: la città in sé è storia un’opera d’arte vivente che combina la Dolce Vita con l’architettura sfarzosa e geniale, non solo per quanto riguarda il patrimonio edilizio antico, ma anche per quanto riguarda gli immobili residenziali.

Allo stesso livello di Parigi, Londra e New York, la capitale italiana è considerata, oggi, una delle metropoli più attraenti e ambite per investimenti mobiliari. I prezzi nelle posizioni top, come il cosiddetto Tridente, tra Piazza del Popolo e Piazza di Spagna, raggiungono punte fino a 25.000 euro al metro quadrato. Soprattutto il mercato del segmento d’élite dato prova di grande solidità, anche durante la crisi finanziaria globale il periodo di recessione italiana.  Abbiamo riscontrato una grande stabilità dei valori mobiliari grazie alla forte richiesta internazionale.

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Motivo per cui la nostra azienda ha deciso di puntare sull’espansione dell’azienda, tramite un maggior coinvolgimento nella città. Infatti, di recente abbiamo aperto un nuovo ufficio in zona Parioli uno dei più grandi dove lavoreranno oltre 150 agenti immobiliari. Per avvicinare anche voi al vostro sogno di una proprietà a Roma, o altrove, non esitare a contattarci per fissarci un appuntamento di valutazione e selezione degli immobili più belli di tutto il Mondo. “Londra in primis”

FONTE: http://www.breakmagazine.it/il-lusso-il-traino-del-mercato-globarle-parole-di-marco-urbano/

Borsa, Milano è la peggiore d’Europa 

Borsa, Milano è la peggiore d'Europa

La Borsa di Milano torna nell’occhio del ciclone dopo due sedute di relativa calma. Il Ftse Mib chiude gli scambi in calo dell’1,89% a 21.335 punti, i minimi da luglio 2017, ed è l’indice peggiore dell’Eurozona.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi in salita costante e, oggi, in area 270 punti, è di nuovo il termometro dell’avversione al ‘rischio Italia’ dei mercati internazionali: il differenziale chiude a 269 punti con un rendimento al 3,14%.

Sul resto delle Borse europee prevale la cautela anche per l’incertezza sull’esito dei negoziati al G7. Dazi e barriere commerciali sono al centro della bagarre dopo i tweet del presidente Usa, Donald Trump, rivolti al primo ministro canadese Justin Trudeau e al presidente francese Emmanuel Macron. In questo scenario, Londra chiude negativa (-0,3%), e così Francoforte (-0,35%) e Madrid (-0,8%). Piatta Parigi (+0,03%). La Borsa di Wall Street è poco mossa: il Dow Jones lascia sul terreno lo 0,01% mentre il Nasdaq cede lo 0,15%.

Maglia nera della seduta è Banco Bpm, che cede il 4% a 2,3 euro. I bancari non brillano: Bper cede il 2,7%, Ubi banca il 2,75% e Unicredit il 2,5%. Tra i titoli più venduti anche Cnh (-3,6%), Unipol (-3,4%), Azimut (-3,2%) e A2a (-3%). I titoli positivi del Ftse Mib sono solo Yoox Nap (+0,16%) e Salvatore Ferragamo (+0,37%).

Tensione sullo spread in attesa della fiducia della Camera a Conte

Ieri i titoli di Stato sono peggiorati perché gli investitori hanno letto nelle parole del premier Contela conferma di un programma di governo molto costoso

MILANO – Ore 9:05. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi riparte nel segno della tensione: dopo le primissime battute in calo a 230 punti base, con il rendimento dei decennali italiani al 2,7%, il differenziale di rendimento torna a salire verso 250 punti nel giorno in cui il premier Contechiede la fiducia alla Camera per il nuovo esecutivo. E i Btp a dieci anni tornano a mettere nel mirino la soglia di rendimento al 3%.

Ieri, durante il discorso di Conte al Senato, non sono emersi segnali di volersi discostare dal programma sancito dal contratto tra Lega e M5s, che preoccupa gli investitori per la possibile rottura della disciplina di bilancio che i vincoli europei e l’alto debito suggeriscono al nostro Paese. Ragione per cui, annota Bloomberg, i titoli di Stato italiani sono scesi e il differenziale di rendimento con i titoli tedeschi è salito rispetto ai livelli della mattina. Secondo i calcoli di Carlo Cottarelli, il programma di spesa e tagli alle imposte rischia di costare 126 miliardi.

Milano, Piazza Affari apre in cauto rialzo con un +0,3% del Ftse Mib. Simile il movimento delle altre Piazze europee: Londra sale dello 0,1%, Parigi dello 0,25% e Francoforte dello 0,26%. A livello globale, i listini azionari sono bene impostati con le alterne vicende geopolitiche internazionali a dettare l’umore degli investitori. Si aspetta l’incontro del G7 del fine settimana che potrebbe portare il tema dei dazi all’attenzione dei leader, mentre le riunioni in calendario questo mese di Fed e Bce potrebbero dare indicazioni sulle rispettive agende.

Quanto, negli ultimi giorni, la situazione politica italiana abbia generato instabilità è ben rappresentato da un’analisi sulle ultime sedute di Borsa appena pubblicata da Wolfgang Bauer, gestore di M&G. Se si guarda ai Cds, ovvero le assicurazioni contro il rischio di default del Paese, “a metà della scorsa settimana il mercato assegnava all’Italia un rischio di credito sovrano maggiore di quello associato a molti Paesi della regione emergente, come la Turchia e il Brasile, a riprova di quanto possano essere violenti i movimenti di mercato quando si verificano cambi d’umore improvvisi”, nota l’esperto ricordando che sono stati toccati 290 punti base, mentre dopo le elezioni si era scesi fino a 85 in un ottimismo generalizzato dei mercati. Secondo Bauer, però, il caso italiano rischia di essere sovra-esposto: “Quando siamo preoccupati per un argomento specifico, il rischio immediato è che altri sviluppi potenzialmente significativi passino inosservati”. Ad esempio, gli ultimi dati sull’inflazione balzata dall’1,2% all’1,9% nell’Eurozona sono rilevanti. “È vero che i fattori principali all’origine della variazione sono stati i prezzi energetici”, dice Bauer, “mentre l’inflazione di fondo annuale è rimasta contenuta all’1,1%, ma ciò non toglie che un risultato perfettamente in linea con l’obiettivo di stabilità dei prezzi della BCE, inferiore ma vicino al 2%, dovrebbe suscitare un minimo di interesse, considerando l’incertezza sul futuro percorso della politica monetaria di Francoforte”.

Tensione sullo spread in attesa della fiducia della Camera a Conte

In attesa del direttivo all’Eurotower del 14 giugno, l’euro apre in rialzo, sopra quota 1,17 dollari: la moneta unica passa di mano a 1,174 dollari e 128,82 yen. Dollaro/yen in rialzo a 109,92. Peso messicano ai minimi da 15 mesi sul biglietto verde.

La Borsa di Tokyo ha terminato la seduta in positivo, sostenuta dall’indebolimento dello yen, con gli investitori che guardano a ogni sviluppo sui negoziati commerciali che si terranno durante il G7 del fine settimana in Canada. L’indice Nikkei ha messo a segno un rialzo dello 0,38% a quota 22.625,73, con un guadagno di 86 punti. Alle prese con timori crescenti sul rischio di una valanga di default sui debiti da parte delle imprese, la Cina è ricorsa al suo strumento Mlf (Medium-term Lending Facility) per iniettare una liquidità pari a 463 miliardi di yuan, l’equivalente di 72 miliardi di dollari.

Sugli scambi asiatici si è fatta sentire la serata positiva di Wall Street, dove la seduta di ieri è finita per la seconda volta di fila in territorio record per il Nasdaq (+0,41%) e il Russell 2000 (+0,61%). Grazie a un colpo di reni nell’ultima ora di scambi, anche l’S&P 500 è riuscito a recuperare il terreno perso chiudendo sopra la parità (+0,07%) mentre il Dow Jones è stato solo capace di contenere i cali (-0,06%). Come lunedì, Apple (+0,8%), Amazon (+1,87%) e Microsoft (+0,51%) hanno raggiunto nuovi record. A loro si è unita anche Netflix (+1,1%). Starbucks ha invece sofferto (-2,44%) l’imminente fine dell’era del fondatore Schultz, chiamato alla corsa politica. Il braccio di ferro commerciale resta uno spauracchio: il Messico ieri ha annunciato dazi contro prodotti agricoli e in acciaio in arrivo dagli Usa, una reazione alle tariffe doganali scattate il primo giugno. La Cina intanto sembra avere proposto a Washington l’acquisto di quasi 70 miliardi di dollari in un anno di prodotti agricoli ed energetici statunitensi. Pechino, ha scritto il Wsj, vuole però che l’amministrazione Trump non proceda con i dazi ventilati su 50 miliardi di dollari di prodotti tecnologici cinesi (dovrebbero entrare in vigore dopo il 15 giugno).

I prezzi del petrolio hanno proseguito nel loro percorso di rialzi sui mercati asiatici. Stamattina il barile di Wti con consegna a luglio prezzava 65,84 dollari, in profresso di 32 centesimi. Il Brent con consegna ad agosto guadagnava invece 40 centesimi a 75,78 dollari. L’oro è poco mosso in Asia a 1.297,61 dollari, guadagnando lo 0,09%.

Governo, Juncker: “Gli italiani sanno qual è il loro bene, la Germania non calpesti la loro dignità”

Il presidente della Commissione europea, dopo le bufere mediatiche dei giorni scorsi causate dalle sue dichiarazioni e da quelle di Oettinger, insiste sul “rispetto per l’Italia” e invita anche gli altri interlocutori europei, e in particolare Berlino, a fare lo stesso. “Non sono per niente d’accordo a dare lezioni a Roma. Constato che M5S e Lega siano ritornati sui loro passi per quanto riguarda l’uscita dell’Italia dall’Ue”

Gli italiani sanno qual è il bene del loro Paese, che merita rispetto. E la Germania non calpesti la dignità dell’Italia, a cui non bisogna dare lezioni e che allo stesso tempo, però, non può lamentarsi delle misure di austerità prese da Bruxelles” dati i 19 miliardi di flessibilità e la non apertura di procedure per deficit. Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, in un’intervista ai media tedeschi di RedaktionsNetzwerk Deutschland (RND), interviene sulla situazione politica italiana, all’indomani del giuramento del governo Conte e dei suoi ministri e dopo il caso mediatico che lo ha visto protagonista nei giorni scorsi. A lui era stata infatti attribuita la frase “gli italiani devono occuparsi delle regioni più povere dell’Italia: il che significa più lavoro, meno corruzione e serietà”, poi rettificata e smentita dalla sua portavoce in quanto parole estrapolate “fuori dal loro contesto”. Una nuova bufera che aveva creato tensione tra la politica italiana e le istituzioni europee dopo le dichiarazioni del commissario Ue al Bilancio Gunther Oettinger che suggeriva come il tonfo dei mercati dovuto all’incertezza politica avrebbe indicato agli italiani di non votare per i populisti. Ma oggi Juncker insiste sul “rispetto per l’Italia” e invita anche gli altri interlocutori europei, e in particolare la Germania, a fare lo stesso.

“Non sono per niente d’accordo a dare lezioni a Roma“, perché “questo è stato troppo fatto con la Grecia, soprattutto da parte dei Paesi germanofoni, e la dignità del popolo greco è stata calpestata. Questo non deve ripetersi ora con l’Italia“. Che peraltro, finisce sotto attacco ancora una volta sulla copertina delloSpiegel (“Come l’Italia si autodistrugge e trascina l’Europa con sé”), pochi giorni dopo le accuse di essere “scroccona” (schnorrer) ai danni degli altri membri dell’Unione europea.

Il presidente della Commissione esprime anche apprezzamento per “il presidente Mattarella“, anche se “in questo contesto di crisi, non ho parlato con lui” per non “dare argomenti ai populisti che ci accusano di immischiarci da Bruxelles negli affari dell’Italia”. Nel caso italiano come in quello di altri Paesi dove al centro del dibattito politico si sono imposti partiti euroscettici, ha quindi ammesso il presidente dellaCommissione Ue, “mi trovo di fronte a un dilemma“, perché “se mi tengo in disparte non serve a niente, se intervengo non serve nemmeno a niente”. Juncker riconosce poi “che sia il M5S che la Lega sono alla fine ritornati sui loro passi per quanto riguarda l’uscita dell’Italia dall’Ue”, ma mette “in guardia i partiti politici tradizionali europei – cristianodemocratici, socialdemocratici e liberali, contro ogni deriva populista” perché “chi corre dietro ai populisti diventa tale ma, alle urne, l’originale sarà sempre preferito alla brutta copia“. “I politici – ha aggiunto – devono sapere mettersi di traverso sul cammino dell’elettore, anche se a volte li rende impopolari” perché “in una prospettiva storica una impopolarità passeggera non conta” e “al termine di una vita politica, si deve avere il sentimento di aver saputo dire ‘no’ al momento giusto”. Per questo, ha concluso Juncker, “mi aspetto dai responsabili politici europei che sbarrino la strada ai populisti, altrimenti il populismo rischia di distruggere la nostra Europa“.

Juncker poi, difendendo l’operato di Bruxelles nei confronti dell’Italia, specifica: “Ho introdotto delle clausole di flessibilità nel Patto di stabilità e crescita e l’Italia è stato il solo Paese ad averne beneficiato, sono 19 miliardi di euro che non sarebbero stati messi a disposizione di Roma quest’anno”. Inoltre, ha sottolineato il presidente della Commissione, “ho dovuto dar prova di molta persuasione per evitare che l’Italia non fosse oggetto di una procedura per deficit eccessivo” legata al debito. Specifica di non volere “assolutamente immischiarmi in questioni di politica interna italiana” e “sono contento di non essere intervenuto, anche se la tentazione è stata grande” e allo stesso tempo ammette: “Si può certo essere preoccupati da quanto sta succedendo a Roma, ma sono per una maniera serena di agire”, anche perché “ho una certezza: gli italiani hanno una percezione fina di quello che è bene per il loro Paese, se la caveranno”. E ridimensiona anche il panico spread e le turbolenze del mercati: “Sconsiglio a chiunque di tirare conclusioni politiche dalle agitazioni dei mercati” in quanto “gli attori finanziari perseguono interessi propri. Non c’è” il rischio di un ritorno a una crisi dell’euro, “le reazioni dei mercati sono irrazionali”, ha sottolineato, “gli investitori si sono sbagliati troppo spesso”.

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Borsa e spread in recupero, ma l’asta Btp costa cara

Piazza Affari prende la via del rialzo dopo l’annuncio dell’esito dell’asta dei bond italiani. Indice FtseMib +1,8% alle 13, indice sopra 21.500 punti.

In terreno positivo Francoforte +0,35% confortato dal lieve miglioramento del clima di fiducia delle imprese nell’Eurozona (il Bci, Business Climate Indicator). In calo invece l’indice del sentimento economico in Italia, Francia e Spagna. Rimbalza Madrid +0,4% dopo il forte calo di ieri. Deboli invece Parigi -0,2% e Londra.

L’incertezza politica rischia di avere un impatto sull’espansione economica dell’Italia. Ne è convinta l’Ocse che ha rivisto al ribasso le previsioni di pil del Paese. Quest’anno, in base ai dati contenuti nell’Economic Outlook, la crescita dovrebbe rallentare all’1,4%, dall’1,5% precedente, e nel 2019 all’1,1%, dall’1,3%.

L’andamento dello spread e l’esito tribolata dell’asta Btp hanno dato una misura eloquente della preoccupazione sollevata dal caso Italia. Non mancano le note positive, a partire dal calo dello spread rispetto al Bund tedesco sceso sotto i 260 punti dai massimi toccati ieri. Inoltre l’asta odierna del Tesoro si è chiusa a 5,57 miliardi di euro di obbligazioni vendute, nella parte alta del range indicato, 3,75 miliardi-6 miliardi.

Ma altri numeri confermano l’allarme. Si riduce la forbice (a nostro vantaggio) dei Btp sui titoli greci a soli 150 punti, il minimo dal 2009.

Intanto in asta hanno preso il volo i rendimenti. Il Btp decennale ha raggiunto in asta la vetta del 3%, al massimo dal giugno 2014 con un rialzo di 130 punti. A questo prezzo, assolutamente impensabile solo una settimana fa, il Tesoro ha soddisfatto richieste per 1,82 miliardi di euro (inferiore all’importo massimo di 2,25 miliardi). Il Tesoro ha anche emesso Btp a 5 anni per 1,75 miliardi a fronte di una richiesta pari a 2,68 miliardi. Il rendimento è salito di 175 centesimi attestandosi al 2,32%, ai massimi da gennaio 2014. Infine sono stati collocati 2 miliardi di CcTeu scadenza (domanda totale per 2,876 miliardi) ad un rendimento lordo del 2% (+177 centesimi sull’asta precedente).

Sul mercato valutario l’euro/dollaro recupera dai minimi da luglio 2017 col rialzo più evidente da tre settimane e torna su 1,16 dollari a 1,1618 (da 1,155 ieri sera).

L’incertezza politica continua a tenere gli indici di Piazza Affari sulle montagne russe. Dopo un avvio in ripresa la Borsa ha fatto una breve incursione in territorio negativo per poi riprendersi e tornare verso fine mattinata a puntare verso l’alto nell’attesa di un esecutivo politico.

L’indice dei bancari avanza del 2,7%, attorno ai massimi della mattinata, con Mediobanca in rialzo del 4,7% ma Bper appena positiva. Gli istituti italiani fanno meglio di quelli europei (- 0,5%).

Rimbalza di oltre il 5% UnipolSai in vista di un possibile accorciamento della catena con Unipol +2,55%. Sale Poste Italiane +2%2%. L’ad Matteo Del Fante ha dichiarato che l’ampliamento dello spread tra Btp e Bund decennali “può costituire un’opportunità per la liquidità” del gruppo.

Tra i titoli migliori alcune utility come Italgas e Terna entrambe +3,5%.

In terreno positivo anche Fiat Chrysler e Telecom Italia.

In coda al listino Prysmian -0,8% e Tenaris -0,6%. Indietro anche Saipem, dopo il netto progresso di ieri, nonostante il giudizio di Hsbc che ha avviato la copertura sul titolo con giudizio buy e target price a 4,25 eur