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Napoli, Proteste Al “Loreto Mare”: «Riaprire Immediatamente Il Pronto Soccorso».

Manifestazione di proposte e proteste fuori l’ospedale “Loreto Mare” di Napoli. Se pensiamo di cominciare a vedere la fine dell’incubo sanitario chiamato Covid, sarà bene sapere che il prezzo che abbiamo pagato e che continueremo a pagare in vite umane fino al giorno di una raggiunta immunità di gregge è un assaggio di quello che ci aspetta. Il giorno in cui ne saremo fuori, faremo i conti con la peggiore delle ondate. Quella che abbiamo colpevolmente rimosso. Quella che porta il nome e la sofferenza delle centinaia di migliaia di pazienti che hanno avuto in sorte di contrarre malattie gravi, potenzialmente letali e invalidanti come e più del Covid, alla vigilia o nel corso di questo anno e mezzo di pandemia. Malati che non hanno avuto più reparti ospedalieri in cui ricoverarsi o che hanno visto diradarsi, fino a scomparire, visite specialistiche ed esami che, per dire, avrebbero potuto diagnosticare tumori prima che la loro metastasi li rendesse non più aggredibili. O che avrebbero anche soltanto impedito che si cronicizzasse un male non ancora tale.

I nuovi dati di Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, aiutano a comprendere di cosa stiamo parlando. Dello spessore dei danni collaterali della pandemia. Nei primi sei mesi del 2020, i ricoveri sono stati 3,1 milioni, contro i 4,3 dello stesso periodo dell’anno precedente. Il che significa che sono andati perduti 1 milione e duecentomila pazienti, il 28 per cento del totale. Per altro, se si considera che nella statistica sono compresi anche i malati Covid, è agevole concludere che l’attività di cura destinata agli “altri malati” si riduce ulteriormente. E ancora: in 9 mesi, vale a dire da gennaio a settembre 2020, si sono perse qualcosa come 52 milioni di visite specialistiche e prestazioni diagnostiche, cioè il 30 per cento. Milioni di italiani non sono stati dal cardiologo, dal neurologo, dal ginecologo, dall’oculista e non hanno fatto risonanze, ecografie, tac.

L’unica novità è che con tutti i soldi stanziati per la pandemia e il tempo a disposizione non è stato fatto niente per migliorare la situazione. Anzi in città ci ritroviamo con 4 strutture ospedaliere in meno (*”Incurabili, San Gennaro, San Giovanni Bosco e Loreto Mare”*), e con un territorio e un’assistenza domiciliare ancora assenti!

Come Federazione nazionale Lavoratori e fratelli d’Italia e viste le istanze dei numerosi comitati di quartiere, spontaneamente riunitosi, chiediamo al Ministro della Sanità d’intervenire per ridare nell’ambito della sicurezza sanitaria i pronto soccorso del Loreto Mare e San Giovanni Bosco con le loro relative eccellenze ambulatoriali e di reparto

Anche e in virtù dei dati del vaccino che indicano meno 90 percento di ricoveri per covid e meno 95 percento di morti rispetto al picco – ha concluso il Segretario Generale Fnl Giuseppe Alviti, già medaglia d’argento al valore civile e sindacalista anticamorra premiato recentemente col premio Paolo Borsellino” lotta contro le mafie”.

Studenti Di Infermieristica Pediatrica: “vogliamo Fare Pratica”

“Siamo delle studentesse, frequentiamo il secondo anno di INFERMIERISTICA PEDIATRICA. Da quando è iniziata la pandemia, l’università non è riuscita a garantire la formazione che ci spetta” denunciano con un messaggio alla redazione delle studentesse dell’Università Luigi Vanvitelli, Sede di Napoli.

“Sin dal principio l’università ci ha escluso dalla campagna vaccinale, – continuano le studentesse, – ormai siamo a maggio e ci hanno comunicato di non essere più categoria prioritaria. Allo stesso tempo, però, altri corsi si sono vaccinati e hanno ripreso tirocinio, tra cui anche studenti del 1 anno”.

“Senza il vaccino non ci permettono di entrare in reparto ma di fare la “rete pediatrica: ovvero ognuna di noi viene collocata da un pediatra di base, dove ciò che possiamo fare è rilevare le misure antropometriche. E questo non è il lavoro del futuro, siamo studentesse di un fine secondo anno e abbiamo bisogno di girare nei reparti, approcciarci al paziente, imparare le procedure” raccontano le studentesse.

Studenti di infermieristica pediatrica: “chi ci tutela?“ “Non solo non ci hanno garantito la vaccinazione (nostro diritto) anche il tampone per rientrare è a nostre spese. E se rifiutamo, in quanto soggetti non vaccinati? Rischiamo di perdere ore e di posticipare la laurea a data da destinarsi. Il punto è che ci stanno negando il diritto ad imparare, il diritto ad essere formati nel giusto modo, nel modo in cui ci spetta. Vogliamo fare pratica. Noi siamo i professionisti del domani e non possiamo essere tali se abbiamo una “formazione” che si basa, solo, su attività online e rilevazione dei parametri auxologici“.

“Più volte ci siamo mobilitate a contattare il rettore dell’Università, la direzione sanitaria, da febbraio, ma nulla, mai una riposta.

Totale assenza. La situazione che stiamo vivendo è a dir poco spiacevole.

Ci sentiamo abbandonati da chi dovrebbe guidarci, aiutarci e istruirci. Scoraggiati da questo sistema, sistema sbagliato, in altre università la situazione è ben diversa. Allora chi ci tutela? Ci stanno negando il nostro principale diritto: quello di essere formati. Di entrare nel mondo lavorativo consapevoli di ciò che siamo e di ciò che sappiamo fare. Così facendo, invece, arriveremo a non saper garantire alcuna assistenza, perchè neppure  sapremo cosa sia. Vogliamo assumerci le nostre responsabilità e andare in reparto, vogliamo imparare” concludono le studentesse.