Categoria: WEB REPUTATION

deindicizzazione del proprio nome da un motore di ricerca o cancellare notizie da internet meglio rivolgersi a privacygarantita

privacygarantita

Eliminiamo informazioni personali dai motori di ricerca

LE TRE TREGOLE

TEMPI CERTI | COSTI SOSTENIBILI | GARANZIA DELLA CANCELLAZIONE  

per info chiama il Cell 3279105006 Privacy Garantita 

 

ELIMINARE RISULTATI PERSONALI DA GOOGLE: ?

Occorrono una seria di dati, esempio sapere se un reato si è estino o meno: prescrizione, condannato, o assolto. Acquisito questi dati si procede con una breve analisi di come sarà il profilo dell’utente “PRIMA DOPO” la cancellazione.

QUAL È IL RISCHIO CHE UNA NOTIZIA POSSA RIAPPARIRE?

Una notizie può sempre riapparire, nessuno conosce questa probabilità, per questo che noi di “Privacy Garantita” offriamo un servizio “garanzia per sempre”  cioè la garanzia a vita sulle informazioni già rimosse.

QUANTO TEMPO OCCORRE PER RIMUOVERE INFORMAZIONI PERSONALI CHE MI RIGUARDA?

Normalmente dalla 48 ore in su, dipende dalle difficoltà che si trovano durante la cancellazione. Il dispendio delle energie più importante è nell’individuare gli amministratori del quotidiano online o del blog, che purtroppo non sono sempre cosi raggiungibili.

Costi per la cancellazione di link lesivi, ecco come ottenere il miglior preventivo per la tua azienda o privato che sia: i prezzi per cancellare notizie da internet e da tutti i motori di ricerca Google, Yahoo, bing, Yandex variano molto a secondo delle agenzie o studio legale, anche se sconsiglio sempre di rivolgersi allo studio legale di famiglia, di solito non sanno come affrontare in pieno il problema.

Tutti i prezzi sono in riferimento all’agenzia privacygarantita.it

  • Cancellare articoli da Google: Quindi da un quotidiano online con pagina link 404, a seconda della gravità del danno varia, siamo da € 200 a salire per ogni singolo articolo.
  • Rimuovere immagini da Google: Le immagini sono più cavillose da rimuovere a secondo come sono incastrate variano i prezzi, di media variano dai € 300 a salire.
  • Deindicizzazione gdpr: La richiesta di deindicizzazione va rivolta normalmente alle grandi testate come, it, corrieredellasera.it, Ilfattoquotidiano.it quindi il prezzo si aggira intorno a € 300 a link circa per via di gestione della pratica completamente diversa dalle altre.
  • Costi per la  sopprimere video hot o da you tube: di solito per questo genere di video si consiglia di rivolgersi alla it oppure rivolgersi al supporto Google. In ogni modo se decidete di farlo privatamente con un studio legale specializzato o una agenzia di web reputation il prezzo varia da € 500 fino a €2000 a link dipende dal video dal tipo di link da rimuovere.
  • cancella notizia da internet: i costi per declassificare una notizia negativa. La de-classificazione di una notizia è una delle operazioni più care in assoluto in quando occorrono molte ore di lavoro da parte di Web Master, in pratica consiste di spostare un URL dalla prima pagina del motore di ricerca alla terza pagina.
  • Costi per la analisi della reputazione online: un costo per una azienda dai 30 ai 100 dipendenti si aggira intorno ai € 5.000 Euro per una analisi.
  • Gestione della reputazione aziendale: ci sono diversi fattori da calcolare per una gestione di una reputazione, in grande linee una gestione della reputazione di Grandi Manager o personaggi pubblici VIP siamo attorno ai € 5.000 Euro mese per un profilo TOP 

Vuoi cancellare o nascondere un risultato di ricerca Google che riguarda te o la tua azienda? 

Privacy e dati personali oggi rappresentano un vero ostacolo per molte persone, per questo ho creato una guida per togliere notizie dal web.  Basta armarsi di un po’ di buona volontà e seguire passo dopo passo questa GUIDA pensato per i navigatori meno esperti.

BOTTONE PER CANCELLA NOTIZIE DAL WEB

Mentre se non sai come far scomparire: articoli di giornale da internet e non hai molto tempo a tua disposizione ti consiglio di contattarmi in privato alla pagina contatti per ricevere un consiglio senza impegno, ti deluciderò in merito alla legge sull’oblio. Cancellare notizie negative su internet

 

Rimozione da Google, rimuovere contenuti da Google, de indicizzarediritto oblio sono tutte parole nuove per molti di noi, allora prima di metterci al lavoro facciamo chiarezza su alcuni punti: Cos’è il diritto all’oblio Google? è realmente efficace per elimina notizia da Google? in sintesi  Il diritto all’oblio  è lo strumento che ti permette di cancellare notizie da internet e dai motori di ricerca in generale come: Bing ,Yahoo, Google, creato per evitare la diffusione delle notizie che possono costituire un precedente pregiudizievole di una persona oltre a tutelare la riservatezza, per questo si fa richiesta di cancellare notizie da internet o cancellazione dati Google, se siete curiosi di conoscere i prezzi di una agenzia di reputazione date uno sguardo qui sotto rappresentato.

Diritto all’oblio cosa fare?

il diritto all’oblio gdpr non sempre è efficace hai fini di eliminare notizie Google. allora resta una sola una domanda: diritto all’oblio come fare? Ovviamente affidarsi ad una agenzia di web reputation o ad un’esperta in reputazione digitale è la soluzione migliore, quando il diritto all’oblio può essere applicato, solo se si tratta di una vicenda giudiziaria che non abbia connessine con l’attualità di un soggetto, in quel caso si può de-indicizzare la notizia, anche in caso di diffamazione.

In questo caso per cancellare notizie da internetti consiglio di prenderti un po’ di tempo per acquisire un po’ di dimestichezza con alcuni vociabili che andremo ad utilizzare. Qui sotto ho selezionato una serie di parole chiavi con cui dovrai prendere confidenza: diritto all’oblio, URL, Webmaster, link, declassamento, de-indicizzazione ecc, forse per te sono ancora sconosciute mentre se hai già la padronanza puoi tranquillamente saltare questo passaggio. Ci tengo a precisare che si tratta di un’operazione molto delicata ed è in gioco c’è la libertà della nostra reputazione, il rischio che qualcosa vada storto è sempre probabile.

INDICE SIGNIFICATO DEI TERMINI PER LA RIMOZIONE DEI CONTENUTI

Webmaster: nel momento in un cui si decide di rimuovere informazioni personali da Google, interviene un informatico che sotto la cui responsabilità avviene la gestione di Pagine Web Web, Blog, Forum e/o Social Media allocati in appositi computer-server collegati ad Internet.

Link: non è null’altro che un collegamento tra file.  Di solito per eliminare risultati personali devi copiare il link per poi incollarlo nella Email che verrà inviata alla redazione.  

URL: Esso identifica il computer-server contenente il file, il nome specifico di quest’ultimo ed in quale parte della memoria del computer si trova. Il reperimento di un file viene agevolato attraverso l’Indicizzazione del relativo URL nei Motori di Ricerca e/o la pubblicazione del Link all’interno di altre Pagine Web.

Indicizzazione: la procedura di identificazione di un file effettuata da un Motore di Ricerca e corrisponde esattamente al contrario della Deindicizzazione.

Deindicizzazione: la procedura opposta all’Indicizzazione, ovverosia l’eliminazione dal database di un Motore di Ricerca di un file precedentemente indicizzato;

SERP (Search Engine Results Page): la “Pagina dei Risultati del Motore di Ricerca” cioè l’elenco di tutti i file che il Motore di Ricerca individua, disposti in un dato Posizionamento e suddivisi per pagina;

Posizionamento: l’ordine assegnato ai risultati di una ricerca secondo criteri propri del Motore di Ricerca.

Declassamento: a parità di Keywords, un Posizionamento del risultato nella SERP, meno evidente rispetto alle condizioni preventivo.  nell’ipotesi in cui subisca un danneggiamento all’immagine e/o all’attività svo lta, derivante dalla propria menzione all’interno di una o più Pagine Web come da allegato elenco URL, chiede: in prima istanza la cancellazione definitiva delle Pagine Web incriminate dal Sito, Blog, Forum e/o Social Media; la sostituzione del nominativo completo con le semplici iniziali, laddove non fosse possibile la cancellazione di cui sopra.

Eliminare URL da Google

La rimozione di informazioni negative dei quotidiani, soprattutto quando si tratta di eliminare risultati personali, purtroppo cancellazione dati Google non è semplice.

ci sono stati numerosi casi in cui la redazione di un quotidiano online, hanno aggiornato la notizia scrivendo “NESSUN DIRITTO ALL’OBLIO PER TIZIO E CAIO” quindi oltre la beffa il danno.  In questo caso ci ritroveremo il nostro nome e cognome ai primi posti delle pagine SERP (Search Engine Results Page) di Google, soprattutto se in gioco c’è la vita di un professionista, Manager o personaggio pubblico, in quel caso com’è possibile rimuoverli?

Difronte ad un pasticcio del genere la nostra reputazione è compromessa, con il rischio di essere inghiottiti dalla storia, dove a prevalere non è il diritto all’oblio “cioè essere dimenticati” ma la storicità dell’evento che torna di nuova d’attualità.  In tal caso si interviene chirurgicamente con una delicata operazione di WEB REPUTAZIONE.  Esempio  eliminare url da Google esiste un software proprietario della privacygarantita.it chiamato reputazione a nodi che calcola con una complessa equazione matematica come ricostruire la reputazione di un individuo e di una azienda che sia, con un risultato garantito al 100%. La reputazione a nodi è una piattaforma

Conclusione la rimozione contenuti da Google è un lavoro complesso e meglio contattare un’agenzia esperta in reputazione online come ce ne sono tante in tutta Italia: Milano, Roma, Torino, Veneto, Brescia, Palermo, Napoli e molte altre zone. Dico questo perché quando si tratta di eliminare dati da Google tutto diventa difficile.                   

Sono stato coinvolto in una vicenda giudiziaria accaduta diversi anni fa posso chiedere di cancellare articoli da Google?

R: La prima cosa da fare è un tentativo  utilizzando modulo di Google per il diritto all’oblio  che trovi qui sarà sufficiente compilarlo con in allegato documento di riconoscimenti  e codice fiscale della persona interessata. Andiamo sul motore di ricerca Google, posizioniamoci nella prima pagina, ora cancellarsi da Google  cerchiamo la parola chiave che ci riguarda, esempio “Tizio Caio sempronio indagato” Clicca sul link dell’articolo con il mouse selezioniamo se con il tasto destro facciamo. È sufficiente fare una copia del URL  in questione e incollare all’interno di questa casella alla voce Inserisci un URL per riga (massimo 1000 righe)  Lo strumento è stato realizzato seguendo le indicazioni contenute nella  eliminare URL da Google discussa sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea sul cosiddetto “diritto all’oblio”, che ha stabilito che i cittadini europei hanno il diritto di chiedere ai motori di ricerca di eliminare dalle loro pagine dei risultati i link verso cose che li riguardano nel caso in lui lo ritengano “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”. Un team di avvocati esperti del diritto all’oblio si occuperanno della tua pratica nell’arco di 90 giorni in tempi di COVID -19.  Ma vi assicuro cancellare un articolo di giornale da internet molte volte non è così semplice. Soprattutto se si parla di una richiedere diritto all’oblio gdpr non sempre questo strumento legale funziona perfettamente.

Mi hanno rifiutato un prestito posso accedere ad un altro prestito bancario considerando che in rete sono presenti alcuni articoli negativi?

  1. Nel momento in cui fai una richiesta di finanziamento personale o aziendale in un istituto di credito scattano una serie di indagini da parte dell’istituto, un loro Webmaster specializzato si occuperà di fare le dovute verificare nelle prime pagine dei motori di ricerca.

Nel caso in rete vengono trovate notizie negative sul tuo conto parte una segnalazione che potrebbe compromettere la tua pratica di finanziamento. Al fine di evitare imbarazzi del genere e vedersi rifiutare un prestito importante Il mio consiglio è quello di contattarmi  per poter fare un controllo rapido che ti  togliere notizie da Google consente di ottenere un finanziamento.  Molte volte i quotidiani online pur di fare colpo con una richiesta di rimozione di risultati di ricerca ai sensi della legislazione europea notizia accattivante scrivono notizia diffamatoria, falsa, sbagliate, o addirittura fake news. In questo caso  diritto all’oblio GDPR se vuoi rimuovere da Google notizia diffamatoria puoi sempre contattarmi in quando sappiamo sempre come aiutarti per risolvere questo problema.   Purtroppo il domandare di retorica resta sempre quella: che considerazione ha un istituto di credito delle tue reputazione? Al fine di ottenere un prestito personale o aziendale molta, soprattutto come farsi cancellare da Google  banche come CompassFindomesticIntesa San Paolo ed altri istituti, se il rating reputazionale non è buono l’importante e che diventi buono in breve tempo. Dando così la possibilità alle persone di tornare ad essere finanziabile in giro di poco tempo.

Qual è il danno che può causare all’immagine e alla reputazione un articolo scandalistico?

Le posso rispondere con una domanda: quanto vale per lei la sua reputazione? Quindi la risposta equivale al danno. Vedersi apparire il proprio nome tra le prime pagine dei motori di ricerca per molti comporta serie problemi, come ad esempio un prestito negato in banca, o meglio ancora

eliminare risultati personali da Google vedersi sfuggire un affare. Purtroppo il nostro  cancellare articoli da Google  come diritto all’oblio Google esercitare diritto all’oblio Google interlocutore prima prendere qualsiasi decisione istintivamente diritto all’oblio come fare interroga la rete, uno scenario molto diritto all’oblio Google inquietante sotto questo punto divista, in quando non prevale più il rapporto di buona fede, ma tecnico.

 

 

 

 

 

 

 

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come cancellare recensioni da Google in caso di commenti negativi che rovinano la tua attività

Come far cancellare le recensioni negative su Google

Le valutazioni degli utenti, specie nei risultati di ricerca di Google, hanno un’influenza indicibile sulla vostra impresa: infatti i potenziali acquirenti ricercano spesso online le recensioni di altre persone che hanno acquistato i vostri prodotti o usufruito dei vostri servizi. Ma cosa accade quando anziché fornire una critica fondata viene espressa una valutazione sproporzionatamente negativa o addirittura intenzionalmente malevola che danneggia l’immagine della vostra azienda? Ovviamente vorreste semplicemente che potesse sparire. In alcuni casi ciò è possibile.

Perché le valutazioni Google sono fondamentali per la vostra impresa

Google continua a dominare il mercato dei motori di ricerca. Del resto non c’è da stupirsi: l’obiettivo dichiarato del gruppo IT è sempre stato quello difornire ai propri utenti i migliori risultati di ricerca possibili per le loro richieste. Pertanto Google lavora costantemente allo sviluppo del suo motore di ricerca.

Uno dei risultati di questo sforzo è il cosiddetto “Knowledge Graph”, introdotto nel 2012: se ad esempio si cerca un nome specifico di un’azienda, alla destra dei risultati di ricerca appare un chiaro riepilogo di tutte le informazioni importanti dell’azienda che si sta cercando inclusi foto, indirizzo, recapiti e orari di apertura. Inoltre è possibile visualizzare tutte le valutazioni di Google (da 1 a 5 stelle) e le recensioni che l’azienda ha ricevuto da clienti e partner commerciali. Le stesse informazioni vengono visualizzate anche nei risultati di ricerca dell’azienda su Google Maps, sempre che sia stata creata una voce corrispondente.

L’impatto di queste valutazioni non va assolutamente sottovalutato: secondo un recente studio della società di ricerche di mercato Growth from Knowledge (GfK), il 66,4 per cento degli intervistati ha utilizzato le valutazioni online come base per le proprie decisioni di acquisto, e il 31,9 per cento ha detto di essere fortemente influenzato da esse. Oggi le recensioni sui motori di ricerca e sui portali di confronto sono considerate importanti per il volume di affari della vostra azienda quasi quanto le raccomandazioni dirette di amici e conoscenti.

Rischio per l’impresa: le valutazioni negative di Google

Come le recensioni positive possono avere un effetto positivo sulla vostra azienda, è vero anche che quelle negative possono avere un effetto negativo sul vostro business, perché da un lato spaventano i potenziali clienti e dall’altro possono anche influenzare il vostro posizionamento su Google.

Il pericolo di valutazioni negative non va sottovalutato, perché l’esperienza ha dimostrato che i clienti insoddisfatti o arrabbiati sono quelli che più riportano le proprie esperienze su Internet. Poiché le valutazioni positive sono anche soggette a una sorta di sospetto generale di essere contraffatte o acquistate da prestatori di servizi di dubbia provenienza, spesso esse godono di minore credibilità rispetto alle critiche negative. Una singola valutazione a 1 stella può costare diversi potenziali clienti che poi migrano verso la concorrenza.

Il problema più grande non è nemmeno che le opinioni negative sui vostri prodotti e servizi diventino pubbliche (dopo tutto, nessun business è perfetto); il rischio reale deriva dal fatto che fondamentalmente ogni utente con account gratuito di Google può pubblicare una recensionepersino se non ha mai avuto a che fare con la vostra azienda. Può anche diffondere la propria opinione in modo completamente anonimo, ad esempio inserendo un nome falso e non scattando una foto del profilo. Google non verifica l’identità dei suoi utenti e non può tracciare se e come abbiano interagito con la vostra azienda.

La conclusione più inquietante è proprio che qualsiasi utente Google può abusare del sistema a piacimento e inventare liberamente recensioni negative per danneggiare deliberatamente un’azienda. E anche se il vostro business è nuovo sul mercato e non è registrato su Google, il recensore scontento può crearlo lui stesso e riempirlo di critiche. Nel peggiore dei casi ne verrete a conoscenza soltanto quando vi sarete registrati su Google My Business, tuttavia molti potenziali clienti potrebbero aver già visto la valutazione negativa.

 Consiglio

Se non avete ancora creato una voce per la vostra azienda su Google, ma questa appare già nei risultati di ricerca con un Knowledge Graph, potete richiedere il profilo dell’azienda cliccando su “Sei il proprietario dell’azienda?”. Sarà quindi necessario creare un account Google My Business per gestire i dati della vostra azienda.

Ora probabilmente vi starete chiedendo se potete semplicemente disabilitare la funzione di valutazione nel vostro profilo aziendale. Ciò, però, non è possibile e sarebbe anche in contraddizione con la volontà di Google di fornire ai propri utenti le migliori informazioni possibili. Nemmeno cancellare il vostro account Google impedisce le valutazioni negative: perché una volta creato, un profilo aziendale rimane nei risultati di ricerca. Cancellando il vostro account, perdete semplicemente il controllo su di esso. La vostra unica chance consiste nella modifica o cancellazione delle valutazioni negative. Nella sezione seguente vi spieghiamo quali sono le opzioni disponibili.

Valutazioni negative su Google: cosa si può fare

Non appena il vostro profilo aziendale riceve una valutazione, verrete informati automaticamente via e-mail tramite Google My Business. Se la valutazione è negativa conviene fare subito uno screenshot, nel caso siano necessarie delle prove. A questo punto è tutta una questione di tempismo: la recensione negativa è visibile ai vostri potenziali clienti con conseguenze negative per la vostra azienda. Perciò bisogna agire tempestivamente.

Rispondere alle recensioni su Google

Innanzitutto, come imprenditore responsabile e orientato al cliente, dovreste sempre cercare di mettervi in contatto con il recensore. Potete scrivere un commento direttamente sotto la recensione: dato che sarà esposto pubblicamente, assicuratevi di essere sempre amichevoli e oggettivi.

Se si tratta di un vostro cliente o di un vostro partner commerciale, il vostro obiettivo dovrebbe sempre essere quello di aiutarlo ad avere un piacevole Customer Journey, almeno a posteriori: scusatevi per eventuali errori o incongruenze e, se le critiche vi sembrano appropriate, cercate una soluzione comune al problema. Mostrate rammarico, ma non lasciatevi ricattare.

Se si tratta di una questione più complessa o se i dati sensibili sono parte della comunicazione, potete anche suggerire che il cliente vi contatti tramite la funzione messaggio del vostro account My Business o per telefono. Ma tenete presente che una controversia risolta pubblicamente può avere il massimo impatto pubblicitario e segnalare il vostro orientamento al cliente. Si può anche riuscire a persuadere il recensore a riconsiderare la propria valutazione originale e modificarla di conseguenza.

 Fatto

In teoria una recensione Google si può cancellare in ogni momento, ma può farlo soltanto chi l’ha scritta. Per farlo basta semplicemente cliccare sul simbolo del cestino accanto alla propria valutazione.

Se colui che ha scritto la recensione non è raggiungibile e si ritiene che la valutazione negativa sia fondata o inappropriata, provate a contattare direttamente Google.

Mettersi in contatto con Google

Dopo vari scandali in materia di protezione dei dati e al più tardi con l’entrata in vigore del regolamento europeo sulla protezione dei dati, il gigante di Internet sembra aver preso atto di doversi seriamente occupare degli interessi degli utenti per evitare reclami e controversie legali. Se non siete d’accordo con una valutazione su Google, il servizio vi offrirà diversi punti di appiglio.

Innanzitutto c’è il “reporting flag”, direttamente accanto alla rispettiva valutazione, che è possibile utilizzare per segnalare il contenuto come “inappropriato”. Ciò che è considerato inappropriato è determinato nelle linee guida di Google. Ad esempio, non sono ammesse valutazioni che:

  • contengono un linguaggio osceno, volgare o offensivo
  • esprimono odio contro minoranze
  • vengono ripetute più volte con lo stesso contenuto
  • vengono create con diversi account Google per la stessa azienda
  • vengono create allo scopo di manipolare la valutazione finale
  • non si basano su una vera esperienza personale

Soprattutto gli ultimi due punti sono difficili da dimostrare, per cui è improbabile che la valutazione venga cancellata sulla base di questi. La situazione sembra particolarmente disperata per le valutazioni a una stella senza commenti ulteriori, che non contengono alcun testo e quindi non possono essere in contraddizione con le linee guida.

Potete anche rivolgervi al Google Support, raggiungibile telefonicamente o via chat. Anche se il rappresentante del servizio clienti non può avviare una cancellazione, può rivedere la vostra richiesta e inoltrarla “all’ufficio competente”, sempre che vi sia una notevole violazione della politica di Google.

L’ultima e più promettente possibilità è l’ufficio legale di Google, perché non solo è responsabile delle linee guida interne, ma anche di tutte le altre questioni giuridiche. Per essere ascoltati in questa sede, tuttavia, è necessario prima compilare un formulario online piuttosto dettagliato. Inoltre Google richiede che l’utente sia in grado di specificare le precise disposizioni legali che giustificherebbero la cancellazione della valutazione contestata. Per avere la massima possibilità di successo possibile, vale quindi la pena di conoscere la situazione giuridica corrente.

Familiarizzare con la situazione giuridica

Le valutazioni e le recensioni dei clienti sono generalmente protette dal diritto alla libertà di espressione. Pertanto non si può impedire che qualcuno vi recensisca su Internet e che questa recensione venga resa pubblica e messa a disposizione di altri. Né avete il diritto di far cancellare una critica spiacevole.

Tuttavia, altro è il caso quando la valutazione in questione soddisfa una delle due seguenti condizioni:

  • Afferma fatti non veritieri: cioè travisa circostanze oggettive e dimostrabili e rientra quindi nell’ambito della diffamazione.
  • Esprime una diffamazione: tale critica sussiste quando la recensione anziché occuparsi della questione, mira esclusivamente a insultare e denigrare l’imprenditore o la sua azienda.

Le recensioni che rientrano in queste categorie non solo non sono protette da alcuna legge costituzionale, anzi sono addirittura vietate. Ciò significa che Google deve confrontare il rispettivo autore con la posizione dell’azienda recensita e richiedere una dichiarazione. Google è quindi obbligato a cancellare la recensione. Pertanto vale sempre la pena di chiedersi se una recensione negativa sia una menzogna e se l’autore sia stato un cliente o un partner commerciale dell’azienda.

Il problema sta nella chiara demarcazione tra un’affermazione di fatto non veritiera o una critica calunniosa e un legittimo giudizio di valore protetto dalla libertà di espressione. Per esempio, un giudizio soggettivo come “Ho trovato l’ambiente del ristorante spiacevole perché la luce rossa era davvero fastidiosa” può essere inammissibile se nel detto ristorante non ci sono lampade che emettono una luce rossa. D’altra parte, una dichiarazione polemica ed esagerata come “Il consulente era assolutamente stupido e incompetente” potrebbe essere ammissibile, a condizione che il recensore offra una giustificazione comprensibile, come ad esempio “Non aveva alcuna conoscenza dei comuni termini tecnici e non è stato in grado di fornire una risposta chiara alla mia domanda nemmeno dopo ripetuti tentativi”.

Rivolgersi a un avvocato

Se non avete familiarità con le questioni giuridiche, vale la pena di rivolgersi a un avvocato esperto nel campo, anche nel caso in cui Google non vi abbia contattato entro 14 giorni dalla ricezione del vostro reclamo da parte del supporto o dell’ufficio legale. Ci sono maggiori possibilità che Google risponda rapidamente e metta a disposizione un suo rappresentante, se a contattarlo è un avvocato.

 Consiglio

Se rispondete entro un mese dal momento in cui siete venuti a conoscenza della valutazione negativa (via e-mail tramite il vostro account Google My Business), avrete la possibilità di chiedere al giudice un procedimento d’urgenza. Si tratta di un ulteriore mezzo giuridicamente efficace per esercitare pressioni su Google.

Dalla sua reazione alla vostra richiesta di cancellare una valutazione negativa su Google, potrete comprendere rapidamente se vi siete rivolti all’avvocato giusto: sono in molti infatti gli avvocati che pensano erroneamente che Google, in quanto società statunitense, sia quasi intoccabile da parte dei nostri ordinamenti giuridici. Questa idea è tuttavia sbagliata, come hanno dimostrato diverse sentenze. Una reazione negativa o scettica, quindi, segnala che quell’avvocato non ha sufficiente familiarità con la situazione giuridica in merito a questi temi.

Conclusione: cancellare le recensioni Google non è semplice, ma è possibile

Come potete vedere, cancellare una recensione inappropriata o addirittura menzognera da Google è una sfida, pur complicata, ma non impossibile. Ma prevenire è sempre meglio che curare: con un servizio clienti disponibile e un’efficiente gestione dei reclami, è possibile mantenere minimo il numero di valutazioni negative fin dall’inizio.

si può rimuovere una notizia da un giornale? privacygarantita agenzia abruzzese nata prima del diritto all’oblio

Si può essere dimenticati online? Secondo il diritto all’oblio, una ramificazione giurisprudenziale relativamente recente, , è possibile. In linea generale, tale diritto è inquadrabile come il non voler essere imprescindibilmente esposti ad ulteriori danni che una notizia potrebbe arrecare alla reputazione e all’onore. L’eterno presente delle notizie on-line è una dimensione continuamente dibattuta, sia nella sfera pubblica che in ambito giurisprudenziale, dato l’enorme utilizzo dei social network e del “mondo” internet in genere. La questione del diritto all’oblio ricondiziona inoltre l’utilizzo della memoria collettiva: rispetto al passato si è rovesciata la prospettiva che vigeva, per esempio, nell’antico diritto romano, in cui l’oblio era considerato una pena (damnatio memoriae), mentre oggi invece la “condanna” è la ridondanza informativa perpetuaGabriele Rugani, Dottorando di ricerca in Scienze Giuridiche presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, chiarirà nelle righe successive le spinose dinamiche che condizionano il diritto all’oblio.

1) Cosa è il diritto all’oblio? Come nasce e perché?

Definire il diritto all’oblio è tutt’altro che agevole. Si tratta infatti di una figura che, in mancanza di una specifica disciplina positiva di riferimento, ha trovato la propria originaria elaborazione ad opera della dottrina civilistica e della giurisprudenza: in Italia, alcune importanti pronunce della Corte di Cassazione sul punto risalgono agli anni ’80 del secolo scorso, mentre in altri Stati vi sono sentenze ancor più risalenti (in particolare in Francia, dove il celebre caso Landru risale agli anni ’60)[1].

Una simile genesi ha inevitabilmente reso incerto il perimetro dell’istituto in questione, alimentando un vivace dibattito interpretativo in merito alla sua effettiva portata. Tuttavia, se si vuole tentare di definire il diritto all’oblio nella sua accezione più tradizionale, affermatasi come si è visto in epoca antecedente rispetto all’avvento della Rete, si può dire che esso consiste nel diritto di un soggetto a non vedere pubblicate alcune notizie relative a vicende che erano già state legittimamente pubblicate in un certo momento storico, ma rispetto all’accadimento delle quali è ormai trascorso un notevole lasso di tempo[2]. Esso, ovviamente, è finalizzato a tutelare la pretesa di un soggetto a non veder reintrodotte nel circuito della divulgazione informativa notizie relative a vicende personali che si vorrebbe venissero dimenticate, in quanto lesive della propria reputazione[3].

Come è stato autorevolmente sostenuto, si tratta dunque di un diritto che appartiene “alle ragioni e ‘alle regioni’ del diritto alla riservatezza”[4].

2) Come si è mossa la giurisprudenza riguardo la tutela dei dati personali in correlazione alla libertà di informazione?

Fin dalla breve definizione che è stata appena data, appare chiaro come sia necessario bilanciare la tutela del diritto in esame con altri interessi e, in particolare, con la libertà di informazione. Secondo la giurisprudenza, per capire quale delle due esigenze prevalga, e quindi se la pubblicazione sia lecita o meno, è necessario verificare se si protrae nel tempo l’interesse pubblico alla conoscenza dell’evento (si veda, inter alia, Cass. Civ., 15 marzo 1986, n. 1763). Da questo punto di vista, dunque, non si tratta di valutare se la notizia che si vorrebbe nuovamente pubblicizzare sia lesiva della componente reputazionale ed identitaria, ma se il trascorrere di un significativo lasso di tempo abbia fatto venir meno la finalità dell’originaria divulgazione[5]. In tal caso, ne consegue la legittima pretesa del soggetto, cui la notizia si riferisce, alla non riemersione della memoria collettiva su quel determinato evento[6]. Al contrario, per poter ripubblicare, è necessaria una specifica e rinnovata utilità sociale all’ulteriore diffusione degli avvenimenti del passato[7].

3) Quale correlazione c’è fra questo nuovo ma controverso diritto e il mondo online?

Come si è già detto, il diritto all’oblio, nella sua accezione più tradizionale, è stato elaborato prima dell’avvento di Internet. Tuttavia, con l’utilizzo della Rete, si può affermare che si è sviluppata una nuova accezione di tale diritto: su Internet, infatti, la ripubblicazione non è più necessaria, dal momento che l’informazione non è cancellata, ma permane disponibile per un tempo indeterminato. Non si tratta di un evento che si ripropone all’attenzione del pubblico, bensì di un evento che potenzialmente non è mai uscito dall’attenzione del medesimo[8]. Di conseguenza, l’esigenza che il diritto vuole soddisfare in questo caso è differente: si rende infatti necessario, se non cancellare, quantomeno contestualizzare l’informazione, come ha affermato anche la Suprema Corte italiana (sul punto, si veda Cass. Civ., 5 aprile 2012, n. 5525).

4) Quale caposaldo giurisprudenziale circoscrisse per la prima volta il tema?

Il caposaldo giurisprudenziale a cui si fa riferimento quando si parla di diritto all’oblio nella sua accezione più recente è, senza alcun dubbio, la sentenza nota come Google Spain, pronunciata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nel maggio 2014[9].

La vicenda riguardava il cittadino spagnolo Mario Costeja Gonzáles il quale, nel 2009, si era reso conto che inserendo il proprio nome nel motore di ricerca del gruppo Google (Google Search) l’elenco dei link rimandava a due pagine del quotidiano spagnolo “La Vanguardia” risalenti al 1998. Su di esse figurava l’annuncio di una vendita all’asta di immobili in seguito a un pignoramento effettuato per la riscossione coattiva di crediti previdenziali nei confronti dello stesso Costeja González[10]. Egli, tuttavia, sosteneva che la menzione di tale evento fosse ormai priva di qualsiasi rilevanza[11].

Orbene, il Giudice di Lussemburgo ha dato ragione a Costeja González, sviluppando il proprio ragionamento a partire dall’art. 12, lett. b), dell’allora vigente Direttiva 95/46/CE, che si limitava ad accordare il diritto alla cancellazione dei propri dati personali in determinate ipotesi. Attraverso un’interpretazione estensiva di tale scarna disposizione, la Corte di giustizia ha sancito il diritto dell’interessato di esigere dal gestore del motore di ricerca la soppressione, dall’elenco dei risultati che si possono ottenere effettuando una ricerca nominativa, dei link verso le pagine degli archivi del quotidiano contenenti il suo nome[12].

Il diritto all’oblio, che viene qui a configurarsi come un vero e proprio “diritto alla deindicizzazione”, prevale dunque sull’interesse del grande pubblico a trovare le informazioni in occasione di una ricerca concernente il nome di una persona. Così non sarebbe solo qualora l’interesse del pubblico ad avere accesso all’informazione risultasse preponderante per ragioni particolari, come il ruolo ricoperto dalla persona nella vita pubblica[13]: anche la Corte di giustizia tenta dunque di trovare un bilanciamento tra il diritto in questione e la libertà di informazione.

5) In che casi si applica il diritto all’oblio?

Attualmente, i casi in cui il diritto in esame può trovare applicazione sono sanciti dall’art. 17 del Regolamento (UE) 2016/679, meglio conosciuto come Regolamento generale sulla protezione dei dati o GDPR, che ha sostituito la menzionata Direttiva 95/46/CE[14]. Tale disposizione, rubricata proprio “Diritto alla cancellazione («diritto all’oblio»)”, elenca al par. 1 tutte le ipotesi in cui una persona ha il diritto di ottenere la cancellazione dei dati personali che la riguardano. Tra queste, a titolo esemplificativo, è possibile menzionare il caso in cui i dati personali non siano più necessari rispetto alle finalità originarie[15]; il caso in cui il trattamento si basi sul consenso ed esso venga revocato[16]; il caso in cui i dati personali siano trattati illecitamente[17].

Conviene ricordare, a tal proposito, che il par. 2 dello stesso articolo prevede un meccanismo affinché in tali ipotesi la cancellazione abbia una portata ancora più ampia: il titolare del trattamento, infatti, è tenuto entro certi limiti ad informare della richiesta di cancellazione gli ulteriori titolari che trattino i medesimi dati, in modo che provvedano a rimuovere qualsiasi link, copia o riproduzione degli stessi.

A onor del vero, occorre anche ricordare che sull’opportunità di qualificare un simile diritto come “diritto all’oblio” vi sono alcuni scetticismi. A tal proposito, mi sia concesso rinviare al mio contributo G. RUGANI, Il diritto all’oblio dell’articolo 17 Regolamento (UE) 2016/679: una grande novità? Una denominazione opportuna?, in A. MANTELERO, D. POLETTI (a cura di), Regolare la tecnologia: il Reg. UE 2016/679 e la protezione dei dati personali. Un dialogo fra Italia e Spagna, Pisa University Press, Pisa, 2018, p. 455 e ss..

6) Perché solo in alcuni casi?

È possibile esercitare il diritto all’oblio solo in alcuni casi perché anche il GDPR tiene conto delle possibili esigenze confliggenti, con cui è necessario trovare un punto di equilibrio. A tal proposito, giova ricordare che il par. 3 dello stesso art. 17 elenca una serie di ipotesi in cui il diritto in questione non può essere esercitato (e quindi i paragrafi 1 e 2 non si applicano). Ancora una volta, possiamo vedere che si fa riferimento al caso in cui il trattamento è necessario per l’esercizio della libertà di espressione e di informazione[18]. Ma non solo: tra le ragioni per cui la cancellazione può essere negata figurano anche motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica[19]; fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o fini statistici[20]; oppure per l’accertamento, l’esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria[21].

7) Cosa consigliereste alle persone per la tutela di questo diritto?

Le persone che vogliono tutelare il proprio diritto all’oblio potrebbero, in primo luogo, rivolgersi al gestore del motore di ricerca. Google, ad esempio, ha deciso di attivarsi senza indugio per dare attuazione all’analizzata pronuncia della Corte di giustizia, e ha messo a disposizione un modulo online da compilare identificandosi e descrivendo la propria richiesta di cancellazione. Tale modulo è reperibile al seguente link.

Tuttavia, cosa ancor più importante, occorre ricordare che i diritti sanciti dal GDPR, compreso quindi il diritto alla cancellazione (o all’oblio che dir si voglia) dell’art. 17, possono essere tutelati ai sensi degli artt. 77 e ss. dello stesso Regolamento: l’interessato potrà dunque adire in via amministrativa l’autorità di controllo competente (che in Italia è il Garante per la protezione dei dati personali), oppure proporre un ricorso innanzi all’autorità giudiziaria (che, in Italia, è il giudice ordinario e non il giudice amministrativo)[22].


[1] M. MEZZANOTTE, Il diritto all’oblio, ESI, Napoli, 2009, spec. p. 216 e ss.

[2] G. FINOCCHIARO, Il diritto all’oblio nel quadro dei diritti della personalità, in G. RESTA, V. ZENO-ZENCOVICH (a cura di), Il diritto all’oblio su Internet dopo la sentenza Google Spain, Roma TrE-Press, Roma, 2015, p. 29 e ss..

[3] A. RICCI, I diritti dell’interessato, in G. FINOCCHIARO (a cura di), La protezione dei dati personali in Italia: Regolamento UE n. 2016/679 e d.lgs. 10 agosto 2018, n. 101, Zanichelli, Bologna, 2019, p. 392 e ss..

[4] G.B. FERRI, Diritto all’informazione e diritto all’oblio, in Rivista di diritto civile, 1990, p. 801 e ss..

[5] A. RICCI, op. cit..

[6] Ibid..

[7] G.B. FERRI, op. cit..

[8] G. FINOCCHIARO, op. cit..

[9] Corte di giustizia dell’Unione europea, sentenza del 13 maggio 2014, causa 131/12, Google Spain SL e Google Inc. contro Agencia Española de Protección de Datos (AEPD) e Mario Costeja González, ECLI:EU:C:2014:317.

[10] Ibid., § 14.

[11] Ibid., § 15.

[12] Ibid., § 98.

[13] Ibid, § 97 e § 99.

[14] Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati), 27 aprile 2016, GU L 119, 4 maggio 2016, pp. 1-88.

[15] Ibid., art. 17, par. 1, lett. a).

[16] Ibid., art. 17, par. 1, lett. b).

[17] Ibid., art. 17, par. 1, lett. d).

[18] Ibid., art. 17, par. 3, lett. a).

[19] Ibid., art. 17, par. 3, lett. c).

[20] Ibid., art. 17, par. 3, lett. d).

[21] Ibid., art. 17, par. 3, lett. e).

[22] A. CANDINI, Tutela amministrativa e giurisdizionale, in G. FINOCCHIARO (a cura di), La protezione dei dati personali in Italia: Regolamento UE n. 2016/679 e d.lgs. 10 agosto 2018, n. 101, Zanichelli, Bologna, 2019, p. 742 e ss

web Reputation Manager Roma: Privacy Garantita per eseguire una verifica della reputazione

Chiama l’agenzia +39 327-9105006

ESEGUI UNA VERIFICA DELLA TUA REPUTAZIONE ELETTRONICA PER PROTEGGERLA MEGLIO

La reputazione elettronica (o cyber-reputazione, reputazione digitale, ecc.) È l’opinione comune su Internet di un marchio, una persona fisica o giuridica. Che tu sia un’azienda o un privato, è importante controllare la tua immagine sui motori di ricerca, al fine di migliorarla e controllarla meglio. L’agenzia privacy garantita  offre molti servizi adattati e fornisce una verifica della tua reputazione elettronica all’inizio di ogni missione.

Audit della reputazione

Audit della reputazione

Eseguire un audit di reputazione elettronica, per chi e perché?

L’importanza della reputazione online per le aziende

L’immagine di un marchio o di un’azienda può cessare rapidamente di farne parte. Gli utenti di Internet formano un’immagine in base alle informazioni che trovano sui vari canali. Una diagnosi di reputazione elettronica consente all’azienda di rendersi conto di ciò che la distingue e quindi di correggerla.

È importante stabilire questa diagnosi perché una “cattiva” reputazione elettronica può avere conseguenze dannose sull’azienda, e in particolare sul fatturato di questa.

Domande da porsi durante questo test di reputazione elettronica

Prima di iniziare, è importante sapere a cosa prestare attenzione, come azienda, quando si parla di reputazione elettronica.

La prima cosa da fare è digitare il nome dell’azienda o del professionista su Google. Bisogna fare attenzione che non emerga alcun collegamento negativo (articoli di stampa, directory mal valutate, ecc.). Quindi, per quanto riguarda la sua reputazione elettronica in generale, possiamo chiederci:

  • Se l’azienda è presente sui social network
  • Chi parla dell’azienda? E come ne parliamo?

È importante eseguire questo audit di reputazione elettronica per conoscere i tuoi clienti e le loro abitudini. Inoltre, vediamo cosa deve essere migliorato in azienda. Ricorda che quasi l’88% degli utenti Internet consulta le opinioni sulle piattaforme prima di acquistare un prodotto. Più della metà degli utenti di Internet consulta le opinioni sui social network. Attenzione, un terzo degli utenti di Internet rinuncia all’acquisto se le opinioni sono troppo negative!

Ma anche per i privati

Gli utenti di Internet a volte rimangono sbalorditi da ciò che viene fuori quando digitano il loro nome sui motori di ricerca. Può essere molto utile per un individuo eseguire un audit di reputazione elettronica per questi motivi. Questo gli permette di rendersi conto della sua presenza sul web e di quello che si dice di lui. Inoltre, questo può permettergli di rendersi conto che alcune informazioni (vecchio blog, foto del profilo di un social network da quando sono state eliminate…) sono ancora presenti su Google. Può quindi provare a correggere questo problema e quindi a ripulire la sua reputazione elettronica.

Ricorda che ciò che vedi apparire sotto il tuo nome su Google sarà visto anche da un potenziale datore di lavoro.

Nel caso di un’azienda come individuo, si possono trovare spiacevoli sorprese effettuando una diagnosi di reputazione elettronica. O a volte solo cose che non vogliamo più vedere associate ai risultati (professionali o personali) sul motore di ricerca. È quindi necessario eseguire una pulizia della reputazione elettronica. L’agenzia Privacy Garantita adempie a questa missione di “web cleaner” al fine di ottimizzare il più possibile la tua reputazione online.

Ripulire il proprio nome da internet: Privacy Garantita rimuovere articoli dal web

Quando un’azienda o un individuo esegue una verifica della propria reputazione online, possono esserci spiacevoli sorprese. Che si tratti di un articolo di stampa, di un post di un blog o di recensioni negative, è molto importante fare subito una pulizia della reputazione online. L’agenzia PrivacyGarantita.it mette a disposizione la sua esperienza per ripulire la tua web reputation il più rapidamente possibile se danneggiata.

L’obiettivo di una pulizia della reputazione elettronica è rimuovere i contenuti che non si desidera più visualizzare nella prima pagina dei motori di ricerca.

Una pulizia della reputazione elettronica, per quale scopo?
ripulisci la tua reputazione
ripulisci la tua reputazione

Oggi l’e-reputazione occupa un posto primordiale in tutti i settori di attività. I risultati negativi possono influenzare un’azienda così come un individuo e avere gravi conseguenze. È importante reagire molto rapidamente ed eseguire un audit prima di procedere con la pulizia della reputazione elettronica. Una forte reazione impedirà ai contenuti negativi di prendere piede nei risultati di Google. Inoltre, il lavoro di gestione della reputazione online può richiedere molto tempo. È quindi importante ripulire la tua reputazione online il prima possibile.

Come affrontare una cattiva reputazione elettronica?
Innanzitutto,PrivacyGarantita.it esegue una verifica della tua reputazione elettronica. Questo ti permette di sapere cosa si trova su di te (la tua azienda, il tuo nome …) quando vieni cercato su un motore di ricerca. Una volta effettuata questa diagnosi di reputazione elettronica, te la sottoponiamo, insieme a una proposta di strategia da seguire.

Prima di tutto, stimiamo cosa possiamo fare per rimuovere dai risultati di Google. Il nostro team legale, specializzato nella protezione dei dati, ci aiuta a determinare se e in che modo il contenuto negativo è rimovibile o meno. Stiamo anche cercando di far valere il diritto all’oblio digitale .

A volte i risultati negativi non possono essere rimossi. Oppure, vogliamo evitare l’effetto Streisand – quando vogliamo cancellare o impedire la trasmissione di dati e ha l’effetto opposto. In questo caso, stiamo implementando una strategia di scultura. Si tratta di costruire una reputazione positiva per il nostro cliente. Per fare ciò, ci impegniamo a portare gli elementi che ti promuoveranno al meglio nella prima pagina dei risultati di Google.

Infine, effettuiamo un controllo quotidiano per monitorare la tua reputazione elettronica con l’obiettivo di essere il più reattivo possibile.

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Una pulizia della reputazione elettronica, per quale scopo?
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Come affrontare una cattiva reputazione elettronica?
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Prima di tutto, stimiamo cosa possiamo fare per rimuovere dai risultati di Google. Il nostro team legale, specializzato nella protezione dei dati, ci aiuta a determinare se e in che modo il contenuto negativo è rimovibile o meno. Stiamo anche cercando di far valere il diritto all’oblio digitale .

A volte i risultati negativi non possono essere rimossi. Oppure, vogliamo evitare l’effetto Streisand – quando vogliamo cancellare o impedire la trasmissione di dati e ha l’effetto opposto. In questo caso, stiamo implementando una strategia di scultura. Si tratta di costruire una reputazione positiva per il nostro cliente. Per fare ciò, ci impegniamo a portare gli elementi che ti promuoveranno al meglio nella prima pagina dei risultati di Google.

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Agenzie di web reputation: chi sono le migliori agenzia a cui affidarsi per la cancellazione di notizie da internet

È boom di agenzie come la privacygarantita.it fondata da Cristian Nardi che si occupano di nascondere ai motori di ricerca un passato che si vuole dimenticare. A cui si rivolgono grandi aziende ma anche comuni cittadini. Guido Scorza: «La cancellazione di un contenuto deve rappresentare l’ultima spiaggia per la tutela dell’identità personale».

Cosi come ripotato in un articolo dall’espresso oggi Un fenomeno figlio del nostro tempo, la reputazione online. Oggi il nostro principale biglietto da visita sta diventando proprio questo: il come gli altri ci percepiscono per quello che diciamo, facciamo e mostriamo connettendoci alla rete. Che non dimentica. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto lasciamo tracce potenzialmente indelebili di noi stessi su Google, sui social network e sui media, e possiamo a un certo punto della nostra vita anelare la rimozione di contenuti sgraditi o diffamatori che ci riguardano. O, perlomeno, una loro “de-indicizzazione”, per farli derubricare e occultare in coda ai motori di ricerca, in anfratti impercettibili. Parola d’ordine, minimizzazione dei danni. Ad adoperarsi per tutelare e ristabilire una web reputation con tutti i crismi, esistono diverse agenzie dedicate, che «normalmente lavorano più sulla produzione e la diffusione di contenuti ulteriori rispetto a quelli oggetto di contestazione, e sulla loro indicizzazione, in modo da spingere sul fondo dei risultati della ricerca i contenuti che si desidera non siano più indicizzati… che sulla loro cancellazione/de-indicizzazione». Perché «queste ultime possono essere richieste da chiunque, senza bisogno di farsi rappresentare né da un avvocato, né da un’agenzia. E se vengono negate, l’interessato può rivolgersi autonomamente al Garante (o a un giudice, ma in questo caso ha bisogno di un legale)» ci spiega Guido Scorza, docente universitario,  componente del collegio del Garante per la protezione dei dati personali, tra i massimi esperti  di privacy, digitale e intelligenza artificiale.

Alle società specializzate a pagamento si rivolgono aziende grandi e medie, manager, influencer e comuni cittadini. Il businessman che ha chiuso non certo in gloria un’attività e ne ha avviata un’altra di successo, e introietta la prima come una zavorra identitaria. La persona che ha deciso di cambiare sesso, e con questo la sua intera esistenza virtuale pregressa. I ventenni che non riescono a entrare nel mercato del lavoro perché la prima azione dei reclutatori del personale è diventata quella di sviscerare i nostri profili Facebook e Instagram. «Siamo un team di quindici persone, per lo più giuristi specializzati in tecnologia. Un po’ studio legale, un po’ agenzia di comunicazione – spiegano all’Espresso Sveva Antonini e Gabriele Gallassi, di Tutela Digitale -. Abbiamo creato un algoritmo e un’applicazione per velocizzare i processi». Il loro parco-clienti è costituito «per un 60% da liberi professionisti, per il resto aziende». Si affidano ai servizi di questa realtà che ha la sua sede offline a Bologna varie tipologie, e per le ragioni più disparate. Ci sono le vittime del revenge porn e di ricatti/adescamenti sessuali, che chiedono la soppressione di foto e video intimi diffusi per vendetta o per estorcere denaro alle ex fidanzate/i. Il cyberbullismo, come nel caso dell’alunna delle scuole medie bullizzata dai compagni di classe, in un profilo FB e in una chat WhatsApp. I bambini che vogliono togliere le foto postate dalle madri quando erano ancora piccoli. I ristoranti e i negozi bersagliati da recensioni infauste altamente condizionanti, e non di rado posticce. La fu soubrette che rivendica una tabula rasa dei suoi scatti osé del passato, perché adesso è una critica d’arte. Il medico indagato anni fa per reati fiscali, condannato in primo grado e assolto in appello. Il diplomatico che ha lo stesso nome e cognome di un camorrista che ha fatto in modo che almeno dalle prime pagine di Google non risultasse più l’omonimia ferale.

Strettamente connesso c’è tutto il discorso sulla privacy, «nell’accezione di diritto all’identità personale che azioniamo quando tuteliamo la nostra reputazione online – afferma ancora all’Espresso Guido Scorza -.«Almeno quando per quest’ultima intendiamo il diritto a essere percepiti per ciò che siamo effettivamente, e senza scivolare nell’ambizione che il mondo ci veda per come non siamo, ma ci piacerebbe essere, nascondendo ciò che di noi non ci piace. Molte delle agenzie suddette fanno anche un genere di attività, come dire, di “chirurgia plastica di ricostruzione” che, naturalmente, non ha niente a che vedere con il diritto all’identità personale».

Ma dove finisce, appunto, il diritto all’oblio, al “voltare pagina” e inizia quello della collettività a serbare conoscenza delle vicende trascorse, legalmente o moralmente nevralgiche, per esempio, di politici e imprenditori noti? «Quella tra il diritto del singolo all’amnesia collettiva relativa a un fatto del suo passato e il diritto della collettività a essere aiutata, anche dal web, a ricordare, è una linea sottile e in continuo movimento. È difficile tracciarla una volta e per sempre o in maniera universale, valida per tutte le stagioni. In linea di principio questa linea, che si parli di cancellazione o di de-indicizzazione nel caso di personaggi pubblici, tende a disegnare un campo per il diritto di cronaca molto più ampio rispetto a quello all’oblio. Ma più ampio non significa sconfinato. Anche un politico, solo per fare un esempio, quando ha abbandonato da tempo l’agone della vita politica può avere diritto all’oblio, specie in rapporto a episodi non rilevanti per tracciare (altro esempio) il suo profilo nella storia».

Capitolo eliminazione di contenuti personali sconvenienti di ieri, o dell’altroieri. Quali sono gli effetti collaterali? «Ogni volta che un contenuto viene cancellato dallo spazio pubblico telematico, la cronaca o la storia vengono modificate, e in alcuni casi letteralmente mutilate. Il rischio che si corre, quindi, è quello di alterare la percezione che le persone hanno di un’altra persona, di un tempo o di un fenomeno, e di comprimere oltre il democraticamente sostenibile il diritto di cronaca, quello di critica e, in generale, la libertà di manifestazione del pensiero» spiega Scorza. Che continua così la sua analisi: «Ovviamente questo non vale per quelle tessere dell’identità personale che non avrebbero mai dovuto entrare nella cronaca e nella storia, perché prive di un reale interesse pubblico». Per quanto concerne i contrappesi a salvaguardia dell’evocato diritto di cronaca, in ambito di editoria, se gli editori possono cercare tranquillamente di opporsi a una richiesta nuda e cruda di cancellazione, tuttavia «hanno meno potere sulle de-indicizzazioni: qui sono soggetti passivi che soffrono, a torto o a ragione a seconda dei casi, le conseguenze di decisioni assunte dai gestori dei motori di ricerca o da giudici/autorità». Scorza coltiva un sogno segreto: «Per indole e cultura, vagheggio un mondo in cui la società, attraverso un processo darwiniano, acquisisca abilità a convivere con episodi anche scomodi del passato di ciascuno di noi, senza affrettarsi a giudicare le persone per questo o quell’incidente di percorso. Un mondo nel quale, dunque, la storia possa essere tramandata ai posteri inalterata, naturalmente quando gli episodi narrati sono reali, corretti e aggiornati, senza bisogno di modifiche e alterazioni a tutela del diritto alla privacy del singolo. Ma, appunto, questo è solo un sogno». Nella realtà, invece, «credo che la cancellazione o de-indicizzazione di un contenuto – in un’infrastruttura globale di comunicazione in cui quando un fatto non è nelle prime pagine dei risultati della ricerca di Google, semplicemente non esiste – debbano rappresentare l’ultima spiaggia per la tutela dell’identità personale del singolo, dopo che si sia preso atto che non può essere garantita semplicemente aggiornando una notizia del passato, e solo quando si è certi che il sacrificio imposto alla collettività in termini di diritto di sapere è inferiore rispetto a quello del singolo a convivere con la circolazione di una determinata notizia sul suo passato».
Rifarsi una verginità digitale, insomma, oggi può essere possibile, aprendo o meno il portafogli. Ma c’è sempre un altro prezzo da pagare.

Cancellare articolo da Google PrivacyGarantita l’agenzia Abruzzese di molti VIP ci dice tutto

Come fare per cancellare articoli da internet, con il diritto all’oblio Google tutto sembra apparentemente semplice ma se non si è abbastanza esperti nella cancellazione articoli che lede la vostra immagine persona, si incombe in situazioni non facile da venirne fuori.   Per questo abbiamo messo a disposizione un numero di telefono per una consulenza gratuita sul diritto all’oblio gdprCancellare dati personali da Internet ti consiglio di chiamare ( CELL 327.910.5006 )  PRIVACYGARANTITA è l’unico sito italiano che garantita la cancellazione di notizie negative dal web.

Soluzioni immediate e tempi brevi per l’eliminazione di articoli dal web  Informazioni sul fondatore : Cristian Nardi  Tutti i prezzi sono in riferimento all’agenzia privacygarantita.it LE NOSTRE TRE REGOLE  TEMPI CELERI | CANCELLAZIONE ASSICURATA | GARANZIA A VITA SULLE INFORMAZIONI RIMOSSE  per info chiama il numero Cell 3279105006 Privacy Garantita offriamo diritto all’oblio per aziende e privati .

Come funziona cancellare notizie su Internet?

La soluzione più snella per  eliminare notizie dal web Occorrono una seria di dati, esempio sapere se un reato si è estino o meno: prescrizione, condannato, o assolto. Acquisito questi dati si procede con una breve analisi di come sarà il profilo dell’utente “PRIMA DOPO” la cancellazione,  insomma come cancellare notizie su Google?

Qual è il rischio che una notizia possa riapparire?

Una notizie può sempre riapparire, nessuno conosce questa probabilità, per questo che noi di “Privacy Garantita” offriamo un servizio “garanzia per sempre”  cioè la garanzia a vita sulle informazioni già rimosse.

Quanto tempo occorre per rimuovere informazioni personali che mi riguarda?

Normalmente dalla 48 ore in su, dipende dalle difficoltà che si trovano durante la cancellazione. Il dispendio delle energie più importante è nell’individuare gli amministratori del quotidiano online o del blog, che purtroppo non sono sempre cosi raggiungibili.

Costi per la cancellazione di link lesivi, ecco come ottenere il miglior preventivo per la tua azienda o privato che sia: i prezzi per cancellare notizie su internet e da tutti i motori di ricerca (Google, Yahoo, bing, Yandex) variano molto a secondo delle agenzie o studio legale, anche se sconsiglio sempre di rivolgersi allo studio legale di famiglia, di solito non sanno come affrontare in pieno il problema. come eliminare notizie web

  • Cancellare articoli da Google: Quindi da un quotidiano online con pagina link 404, a seconda della gravità del danno varia, siamo da € 200 a salire per ogni singolo articolo.
  • Rimuovere immagini da Google: Le immagini sono più cavillose da rimuovere a secondo come sono incastrate variano i prezzi, di media variano dai € 300 a salire.
  • Deindicizzazione gdpr:  La richiesta di deindicizzazione va rivolta normalmente alle grandi testate come, it, corrieredellasera.it, Ilfattoquotidiano.it quindi il prezzo si aggira intorno a € 300 a link circa per via di gestione della pratica completamente diversa dalle altre.
  • Costi per la  sopprimere video hot o da you tube: di solito per questo genere di video si consiglia di rivolgersi alla it oppure rivolgersi al supporto Google. In ogni modo se decidete di farlo privatamente, con un studio legale specializzato o una agenzia di web reputation il prezzo varia da € 500 fino a €2000 a link dipende dal video dal tipo di link da rimuovere.
  • Cancellare notizie personali su Google:
  • I costi per declassificare una notizia negativa. La de-classificazione di una notizia è una delle operazioni più care, in assoluto in quando occorrono molte ore di lavoro da parte di Web Master, in pratica consiste di spostare un URL dalla prima pagina del motore di ricerca alla terza pagina.
  • Costi per la analisi della reputazione online: un costo per una azienda dai 30 ai 100 dipendenti si aggira intorno ai € 5.000 Euro per una analisi.
  • Gestione della reputazione aziendale: ci sono diversi fattori da calcolare per una gestione di una reputazione, in grande linee una gestione della reputazione di Grandi Manager o personaggi pubblici VIP siamo attorno ai € 5.000 Euro mese per un profilo TOP. rimuovi articolo dal web  

Vuoi cancellare o nascondere un risultato di ricerca Google  o cancellare notizie dal web che riguarda te o la tua azienda? 

Privacy e dati personali oggi rappresentano un vero ostacolo per molte persone, per questo ho creato una guida per togliere notizie dal web.  Basta armarsi di un po’ di buona volontà, e seguire passo dopo passo questa GUIDA pensato per i navigatori meno esperti.

 

Mentre se non sai come far scomparire: articoli di giornale da internet e non hai molto tempo a tua disposizione, ti consiglio di contattarmi in privato alla pagina contatti per ricevere un consiglio senza impegno, ti deluciderò in merito alla legge sull’oblio. Cancellare notizie negative su internet

Rimozione da Google, rimuovere contenuti da Google, de indicizzare, diritto oblio sono tutte parole nuove per molti di noi, allora prima di metterci al lavoro facciamo chiarezza su alcuni punti: Cos’è la legge sull’oblio Google? è realmente efficace per elimina notizia da Google? in sintesi  Il diritto all’oblio  è lo strumento che ti permette di rimuovere notizie dal web e dai motori di ricerca in generale come: Bing ,Yahoo, Google, creato per evitare la diffusione delle notizie che possono costituire un precedente pregiudizievole di una persona oltre a tutelare la riservatezza, per questo si fa richiesta di cancellare notizie da internet o cancellazione dati Google, se siete curiosi di conoscere i prezzi di una agenzia di reputazione date uno sguardo qui sotto rappresentato.

Come eliminare notizie da Google news:  Ci sono diversi modo per togliere una news da Google. Se vuoi semplicemente disattivare le notifiche provenienti dall’app di Google News per Android, non devi far altro che recarti nelle impostazioni del tuo device e selezionare l’opzione che permette di disabilitare la ricezione delle notifiche provenienti da quest’ultima. diversamente si si tratta di cancellare una news ti consiglio di seguire questa proceduta io di contattare l’apposito Team della Privacy Garantita   

il diritto all’oblio gdpr non sempre è efficace hai fini di eliminare notizie Google. allora resta una sola una domanda: diritto all’oblio come fare? Ovviamente affidarsi ad una agenzia di web reputation o ad un’esperta in reputazione digitale è la soluzione migliore, quando il diritto all’oblio può essere applicato, solo se si tratta di una vicenda giudiziaria, che non abbia connessine con l’attualità di un soggetto, in quel caso si può de-indicizzare la notizia, anche in caso di diffamazione.

Rimuovere contenuti da Google:

In questo caso per cancellare notizie su internet,  o un link lesivo, ti consiglio di prenderti un po’ di tempo per acquisire un po’ di dimestichezza con alcuni vociabili che andremo ad utilizzare. Qui sotto ho selezionato una serie di parole chiavi con cui dovrai prendere confidenza: diritto all’oblio, URL, Webmaster, link, declassamento, de-indicizzazione ecc, forse per te sono ancora sconosciute mentre se hai già la padronanza puoi tranquillamente saltare questo passaggio. Ci tengo a precisare che si tratta di un’operazione molto delicata, ed è in gioco c’è la libertà della nostra reputazione, il rischio che qualcosa vada storto è sempre probabile. Vale la stessa cosa se devi cancellare

INDICE SIGNIFICATO DEI TERMINI PER LA RIMOZIONE DEI CONTENUTI

Webmaster: nel momento in un cui si decide di rimuovere informazioni personali da Google, interviene un informatico che sotto la cui responsabilità avviene la gestione di Pagine Web Web, Blog, Forum e/o Social Media allocati in appositi computer-server collegati ad Internet.

Link: non è null’altro che un collegamento tra file.  Di solito per eliminare risultati personali devi copiare il link per poi incollarlo nella Email che verrà inviata alla redazione.  

URL: Esso identifica il computer-server contenente il file, il nome specifico di quest’ultimo ed in quale parte della memoria del computer si trova. Il reperimento di un file viene agevolato attraverso l’Indicizzazione del relativo URL nei Motori di Ricerca e/o la pubblicazione del Link all’interno di altre Pagine Web.

Indicizzazione: la procedura di identificazione di un file effettuata da un Motore di Ricerca e corrisponde esattamente al contrario della Deindicizzazione.

Deindicizzazione: la procedura opposta all’Indicizzazione, ovverosia l’eliminazione dal database di un Motore di Ricerca di un file precedentemente indicizzato;

SERP (Search Engine Results Page): la “Pagina dei Risultati del Motore di Ricerca” cioè l’elenco di tutti i file che il Motore di Ricerca individua, disposti in un dato Posizionamento e suddivisi per pagina;

Posizionamento: l’ordine assegnato ai risultati di una ricerca secondo criteri propri del Motore di Ricerca.

Declassamento: a parità di Keywords, un Posizionamento del risultato nella SERP, meno evidente rispetto alle condizioni preventivo.  nell’ipotesi in cui subisca un danneggiamento all’immagine e/o all’attività svo lta, derivante dalla propria menzione all’interno di una o più Pagine Web come da allegato elenco URL, chiede: in prima istanza la cancellazione definitiva delle Pagine Web incriminate dal Sito, Blog, Forum e/o Social Media; la sostituzione del nominativo completo con le semplici iniziali, laddove non fosse possibile la cancellazione di cui sopra, è un modo elegante per togliere informazioni da Internet

Google Cancella Dati: La rimozione di informazioni negative dei quotidiani, soprattutto quando si tratta di eliminare risultati personali, purtroppo cancellazione dati Google non è semplice.

ci sono stati numerosi casi in cui la redazione di un quotidiano online, hanno aggiornato la notizia scrivendo “NESSUN DIRITTO ALL’OBLIO PER TIZIO E CAIO” quindi oltre la beffa il danno.  In questo caso ci ritroveremo il nostro nome e cognome ai primi posti delle pagine SERP (Search Engine Results Page) di Google, soprattutto se in gioco c’è la vita di un professionista, Manager o personaggio pubblico, in quel caso com’è possibile rimuoverli?

Difronte ad un pasticcio del genere la nostra reputazione è compromessa, con il rischio di essere inghiottiti dalla storia, dove a prevalere non è il diritto all’oblio “cioè essere dimenticati” ma la storicità dell’evento che torna di nuova d’attualità.  In tal caso si interviene chirurgicamente con una delicata operazione di WEB REPUTAZIONE.  Esempio esiste un software proprietario della privacygarantita.it chiamato reputazione a nodi che calcola con una complessa equazione matematica come ricostruire la reputazione di un individuo e di una azienda che sia, con un risultato garantito al 100%. La reputazione a nodi è una piattaforma

Conclusione la rimozione contenuti da Google è un lavoro complesso e meglio contattare un’agenzia esperta in reputazione online come ce ne sono tante in tutta Italia: Milano, Roma, Torino, Veneto, Brescia, Palermo, Napoli e molte altre zone. Dico questo perché quando si tratta di “eliminare dati da Google” tutto diventa difficile.                   

Sono stato coinvolto in una vicenda giudiziaria accaduta diversi anni fa posso chiedere di cancellare articoli da Google?

R: La prima cosa da fare è un tentativo  utilizzando modulo di Google per il diritto all’oblio  che trovi qui sarà sufficiente compilarlo con in allegato documento di riconoscimenti  e codice fiscale della persona interessata. Andiamo sul motore di ricerca Google, posizioniamoci nella prima pagina, ora cerchiamo la parola chiave che ci riguarda, esempio “Tizio Caio sempronio indagato” Clicca sul link dell’articolo con il mouse selezioniamo se con il tasto destro facciamo. È sufficiente fare una copia del URL  in questione e incollare all’interno di questa casella alla voce Inserisci un URL per riga (massimo 1000 righe)  Lo strumento è stato realizzato seguendo le indicazioni contenute nella discussa sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea sul cosiddetto “diritto all’oblio”, che ha stabilito che i cittadini europei hanno il diritto di chiedere ai motori di ricerca di eliminare dalle loro pagine dei risultati i link verso cose che li riguardano nel caso in lui lo ritengano “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”. Un team di avvocati esperti del diritto all’oblio si occuperanno della tua pratica nell’arco di 90 giorni in tempi di COVID -19.  Ma vi assicuro (cancellare un articolo di giornale da internet) molte volte non è così semplice. Soprattutto se si parla di una richiedere diritto all’oblio gdpr non sempre questo strumento legale funziona perfettamente.

Mi hanno rifiutato un prestito posso accedere ad un altro prestito bancario considerando che in rete sono presenti alcuni articoli negativi?

  1. Nel momento in cui fai una richiesta di finanziamento personale o aziendale in un istituto di credito scattano una serie di indagini da parte dell’istituto, un loro Webmaster specializzato si occuperà di fare le dovute verificare nelle prime pagine dei motori di ricerca.

Nel caso in rete vengono trovate notizie negative sul tuo oppure tu vengono trovate rimuovere informazioni personali da Google  parte una segnalazione che potrebbe compromettere la tua pratica di finanziamento. Al fine di evitare imbarazzi del genere e vedersi rifiutare un prestito importante Il mio consiglio è quello di contattarmi  per poter fare un controllo rapido che ti consente di ottenere un finanziamento.  Molte volte i quotidiani online pur di fare colpo con una notizia accattivante scrivono notizia diffamatoria, falsa, sbagliate, o addirittura fake news. In questo caso se vuoi rimuovere da Google notizia diffamatoria puoi sempre contattarmi in quando sappiamo sempre come aiutarti per risolvere questo problema.   Purtroppo il domandare di retorica resta sempre quella: che considerazione ha un istituto di credito delle tue reputazione? Al fine di ottenere un prestito personale o aziendale molta, soprattutto banche come Compass, Findomestic, Intesa San Paolo ed altri istituti, se il rating reputazionale non è buono l’importante e che diventi buono in breve tempo. Dando così la possibilità alle persone di tornare ad essere finanziabile in giro di poco tempo.

Qual è il danno che può causare all’immagine e alla reputazione un articolo scandalistico?

Le posso rispondere con una domanda: quanto vale per lei la sua reputazione? Quindi la risposta equivale al danno. Vedersi apparire il proprio nome tra le prime pagine dei motori di ricerca per molti comporta serie problemi, come ad esempio un prestito negato in banca, o meglio ancora vedersi sfuggire un affare. Purtroppo il nostro interlocutore prima prendere qualsiasi decisione istintivamente interroga la rete, uno scenario molto inquietante sotto questo punto divista, in quando non prevale più il rapporto di buona fede, ma tecnico. per concludere vi abbiamo elencato come far sparire notizie da Google, o con l’aiuto di un avvocato, o di una web agency con conoscenza sistema di de-indicizzazione.

La famosa telefonata di primadanoi.it sul diritto all’oblio 

Dunque per concludere la gestione degli URL non sono del tutto semplice lo è ancora meno se cerchi di cancellare tutti i dati da Google oppure eliminare url da Google è necessario contattare uno studio legale che si occupa di diritto all’oblio che abbia rapporti con un webmaster, in modo da farsi cancellare da Google. Nella fattispecie anche eliminare risultati personali Google.

rimuovere articoli da internet: top aziende italiana per cancellazione notizie privacy garantita

il-garante-privacy-ha-detto-no-al-riconoscimento-facciale-in-tempo-reale-della-polizia

Per consulenza Cancellazione notizie da Google chiama “Cell 3279105006” Cristian Nardi della società di WEB REPUTATION  – RTS  consulente per molti studi legali, opera in molte città d’Italia tra cui BOLOGNA  Fondatore della piattaforma web privacygarantita.it si occupa del delicato compito di eliminare notizie non gradite da Google. Un’attività che sta diventando indispensabile per molti privati e professionisti che richiedono a norma di leggere di rimuovere il proprio nome dalla rete.

Uomo ha evaso le tasse nel 1982-1983 con la propria azienda e questa storia ritorna a galla sul Web perseguitando il figlio, il nuovo amministratore delegato. Una guardia forestale denunciata anni fa per bracconaggio – ma non condannata – ora non riesce più a trovare lavoro. Colpa di quella notizia che appare ogni volta che si cerca il suo nome su Internet. Stessa sorte per un giovane avvocato: quando era minorenne è stato condannato per un reato in famiglia, ma lui è riuscito a cambiare strada: si è messo a studiare, si è laureato in giurisprudenza. È una persona diversa. Ma per il Web è ancora, soltanto, quel ragazzino pregiudicato.

Tantissimi, in Italia, si trovano nella stessa situazione, come emerge dalle storie raccolte da “l’Espresso” e che a pioggia arrivano sulla scrivania di avvocati specializzati in questioni Internet. Ma chi vuole cancellare il proprio passato ed  eliminare notizie da internet adesso può riuscirci, chiedendo di essere esaudito da Google. La multinazionale americana, dopo aver ricevuto la domanda, stabilirà se potremo trovare una certa pagina Internet sul suo motore di ricerca.

È il risultato di una recente sentenza della Corte di Giustizia europea, che ha affermato il “diritto all’oblio” per i cittadini Ue. Cioè che Google deve togliere dalla propria ricerca certe pagine, su richiesta degli interessati, nei casi in cui il loro diritto alla privacy prevale sull’interesse pubblico a conoscere quei fatti.

Ma chi decide nel merito, caso per caso? Google, appunto: in totale autonomia. È uno degli effetti della sentenza. Nel momento in cui la Corte ha imposto un nuovo onere a Google, gli ha anche attribuito il potere straordinario di decidere la visibilità effettiva di un’informazione su Internet. Ciò che non si trova su Google diventa quasi invisibile: è destinato all’oblio, appunto. Equivale a mettere alcuni libri in una stanza buia di una biblioteca. Solo chi sa cosa cercare ed è molto motivato può ancora trovarli. Per gli altri, cioè la stragrande maggioranza, è come se quei libri non esistessero.

E saranno numerose le parti del Web che piomberanno nel buio, nei prossimi mesi. Google ha già ricevuto infatti 50 mila richieste di oblio, in un mese, tramite un modulo che ha pubblicato on line. «La maggior parte riguarda articoli di giornali. La questione del diritto all’oblio è esplosa di recente perché tutte le testate, anche quelle locali, hanno messo on line i propri archivi. Fatti di decenni fa tornano alla luce sulla Rete come se fossero recenti», dice Carlo Blengino, avvocato esperto del tema e fellow del Centro Nexa-Politecnico di Torino. «Fenomeno destinato ad aumentare, man mano che invecchieranno anche gli articoli scritti per il Web negli anni scorsi».

Ogni avvocato sta ricevendo richieste di questo tipo. Le storie seguono spesso lo stesso schema: qualcuno si ritrova sul giornale per un vecchio fatto; chiede al giornale o al blog di rimuovere l’articolo; spesso non riceve risposta e quindi si rivolge a Google, perché l’articolo scompaia dalla ricerca. Qualunque cittadino Ue può fare questa richiesta direttamente al motore, anche se alcuni preferiscono avvalersi di un avvocato.

«Il problema è che i giornali ricevono decine di queste richieste al giorno e non riescono a gestirle con le proprie risorse», dice Blengino. Un esempio classico riguarda un medico, che è stato radiato molti anni fa per abusi su un paziente. È stato assolto poi in appello, ma su alcuni siti continua ad apparire solo la notizia della sentenza di primo grado. Oppure c’è la storia di un dirigente ministeriale accusato su un giornale di aver sottratto fondi pubblici in un ospedale. All’epoca dell’articolo era un sospetto con qualche fondamento; poi però il caso si è sgonfiato. Il dirigente, non riuscendo a farsi modificare l’articolo, ha denunciato il giornale per diffamazione. Nell’attesa di una sentenza, si è rivolto al motore. Caso emblematico che mostra come la scorciatoia Google può avere un impatto su alcuni principi alla base della democrazia: equivale, nella pratica, a bypassare la magistratura su un giudizio complicato, che deve contemperare diritto di cronaca (e di accesso alle informazioni) e privacy.

E ci sono anche casi più contorti, dov’è difficile stabilire anche se l’informazione è completa o corretta. Una donna e il presidente di un’autorità portuale si sono trovati citati su un articolo on line in merito a un giro di prostituzione che coinvolge politici in Puglia. Non sono accusati di nessun reato, ma vogliono che Google li dimentichi.

«Il diritto all’oblio è giusto. Prima di questa sentenza Google si è sempre rifiutato di rimuovere anche casi lampanti di violazione della privacy», sostiene Fulvio Sarzana, avvocato esperto di diritto su Internet. C’è per esempio una psicologa perseguitata da un ex paziente, che ne racconta fatti personali e vita sessuale sul Web (su un blog ospitato su un server estero, dove la giustizia italiana ha difficoltà a intervenire). Oppure la storia di un prete, accusato da una community di aver utilizzato metodi poco ortodossi nel trattare con i tossicodipendenti, quando dieci anni prima lavorava in un centro di recupero.

Anche per vecchie condanne si può chiedere l’opportunità di un diritto all’oblio: come nel caso del giovane avvocato, per esempio. «Il dramma è quello di essere costretti a vivere ancorati a un passato o peggio esserne ricattati. Mentre ogni persona ha diritto a ricostruire la propria identità partendo dal presente

Applaude alla sentenza anche Antonello Soro, presidente dell’Autorità garante della privacy: «Il merito è di avere richiamato la necessità di un bilanciamento tra diritto alla privacy e diritto a essere informati», dice. Insomma, il Web aveva un problema: in nome della trasparenza, non riconosceva abbastanza l’importanza della privacy. Adesso c’è una svolta, che è segno di una nuova sensibilità. Sorta probabilmente in seguito allo scandalo sulle intercettazioni di massa. Il problema c’era; peccato però – notano in molti – che la soluzione indicata dalla Corte sia errata. Perché «ha individuato un punto errato di equilibrio tra i diversi diritti», secondo Eric Schmidt, amministratore delegato di Google. Oppure perché «non deve essere Google a decidere quando rimuovere oppure no. Decisione, tra l’altro, a cui il sito non può nemmeno opporsi», sostiene Guido Scorza, avvocato esperto del tema. Google stessa è in imbarazzo, tanto che ha predisposto un comitato di esperti per valutare quale sia l’approccio migliore.

È probabile quindi che sia solo il primo tempo di una lunga partita. A fare chiarezza- e a dare una guida a Google – potrà essere forse il legislatore europeo, con un nuovo regolamento privacy (ora in bozza), atteso nei prossimi mesi. Soro evidenzia che ora la palla è anche alle autorità nazionali, che dovranno soppesare diversi fattori per indicare l’equilibrio ottimale tra i diritti: «La natura dell’informazione (ad esempio, espressioni offensive), il suo carattere sensibile per la vita privata, l’interesse pubblico della notizia e il suo contesto».

Dice Cristian Nardi della prvacygarantita.it «L’importante, per trovare una soluzione, è non vedere tutto questo come uno scontro tra diritti», dice Luciano Floridi, docente di filosofia ed etica dell’informazione all’università di Oxford e membro del comitato avviato da Google. «La questione è come fare evolvere la società dell’informazione rispettando la privacy», dice Floridi. «Una sfida a cui possiamo dare risposta solo con la collaborazione e il dialogo di tutte le parti». Tenendo anche conto che la rimozione dal motore di ricerca non è di per sé una garanzia: come nel caso di Stan O’Neal, banchiere di Merryll Lynch che ha chiesto a Google di far rimuovere un post scritto nel 2007 dal blogger della Bbc Robert Peston. Quest’ultimo ha infatti denunciato il «tentativo di censura» e così i contenuti che il banchiere riteneva dannosi per la sua reputazione hanno avuto un rilancio mediatico infinitamente maggiore rispetto al vecchio articolo

Le varie notizie presenti sul motore di ricerca, sono pubblicate da siti web e sono raggiungibili da tutti. Digitando parole chiave su Google, si trovano notizie, immagini, siti web ecc. Google non permette di rimuovere i contenuti dal suo motore di ricerca, se la richiesta di rimozione non è presentata con una motivazione valida. L’utente che vuole rimuovere una notizia da Google deve, prima di ogni cosa, argomentare la segnalazione, qualora il contenuto da segnalare sia lesivo della policy di Google o della Legge vigente, oppure valevole per esercitare un proprio diritto.  Le politiche di Google sull’utilizzo dei suoi prodotti e sulla gestione dei dati raccolti vogliono che siano gli utenti a segnalare eventuali violazioni da  parte dei siti web che ospitano le notizie, e non che sia Google a vigilare sul rispetto dei codici aziendali e legislativi.

Nel caso specifico della richiesta di rimozione di una notizia da Google, l’utente può intraprendere diverse strade, a seconda della situazione nella quale intende agire. Può segnalare a Google un URL per la violazione della privacy, violazione dei diritti di autore (copyright), violazione dei diritti della persona, lesione della persona (diffamazione), violazione delle policy di Google, violazione della Legge. Ogni richiesta va preferibilmente trasmessa con un account Google di posta elettronica, in modo che Google possa verificare l’identità dell’utente che invia la richiesta, ed applicare le misure di sicurezza. In aggiunta, occorre fornire informazioni valide a Google, specificando i servizi Google o le pagine web che ospitano il contenuto da segnalare.

Un’altra strada, e anche quella consigliabile al fine di evitare problemi è quella di affiancarsi a degli esperti del settore come PrivacyGarantita.it Infatti nella maggior parte dei casi Google consiglia di rivolgersi sempre a società specializzate. Modificare una notizia su Google è infatti possibile soltanto attraverso l’intervento di personale qualificato che una volta esaminato il da farsi si metterà in contatto con i vari enti per la rimozione. Chi desidera rimuovere una notizia da Google o qualsiasi altro contenuto e si chiede come fare, deve semplicemente contattarci visitando il nostro sito PrivacyGarantita.it dove troverà tutte le informazioni necessarie per mettersi in contatto con noi. Noi di Privacy Garantita forniamo le indicazioni per prevenire che una notizia, o un dato personale, sia raggiungibile pubblicamente sul motore di ricerca, eliminare fake news, notizie, link e molto altro. Se invece vuoi rimuovere da Google una notizia diffamatoria, falsa, sbagliata, puoi segnalare il contenuto direttamente a Google che si occuperà di valutare la domanda ed intervenire.

Cosa fare per rimuovere una notizia da Google? Google non mette a disposizione nessun link per rimuovere una notizia dal motore di ricerca: infatti, un utente non può accedere al controllo dei contenuti su Google. Per raggiungere l’obiettivo è necessario contattarci. Nel caso in cui la notizia da segnalare abbia violato i diritti di una persona o assunto un comportamento illecito, è consigliabile che l’utente si faccia affiancare da un legale, prima di compiere qualsiasi azione. La motivazione di questa necessità di avvalersi di un avvocato e di un esperto del settore per segnalare un problema a Google, sta nel fatto che Google conosce bene le procedure legali e i diritti degli utenti nei loro Paesi, e potrebbe non dare seguito alla richiesta di rimozione di una notizia se l’utente compiesse un errore procedurale oppure fornisse dati e informazioni sbagliate. In questi casi, la richiesta a Google è nulla

Come rimuovere articoli che danneggiano la tua immagina professionale privacy garantita

per info chiama il numero Cell 3279105006 Privacy Garantita offriamo diritto all’oblio per aziende e privati  

La soluzione più snella per  eliminare notizie dal web Occorrono una seria di dati, esempio sapere se un reato si è estino o meno: prescrizione, condannato, o assolto. Acquisito questi dati si procede con una breve analisi di come sarà il profilo dell’utente “PRIMA DOPO” la cancellazione,  insomma come cancellare notizie su Google?

Qual è il rischio che una notizia possa riapparire?

Una notizie può sempre riapparire, nessuno conosce questa probabilità, per questo che noi di “Privacy Garantita” offriamo un servizio “garanzia per sempre”  cioè la garanzia a vita sulle informazioni già rimosse.

Quanto tempo occorre per rimuovere informazioni personali che mi riguarda?

Normalmente dalla 48 ore in su, dipende dalle difficoltà che si trovano durante la cancellazione. Il dispendio delle energie più importante è nell’individuare gli amministratori del quotidiano online o del blog, che purtroppo non sono sempre cosi raggiungibili.

Costi per la cancellazione di link lesivi, ecco come ottenere il miglior preventivo per la tua azienda o privato che sia: i prezzi per cancellare notizie su internet e da tutti i motori di ricerca (Google, Yahoo, bing, Yandex) variano molto a secondo delle agenzie o studio legale, anche se sconsiglio sempre di rivolgersi allo studio legale di famiglia, di solito non sanno come affrontare in pieno il problema. come eliminare notizie web

QUANDO COSTA RIMUOVERE LE INFORMAZIONI PERSONALI DA GOOGLE?

Per info chiama il Cell 3279105006 Privacy Garantita 

soluzione per diritto all’oblio avvocato

 

  • Cancellare articoli da Google: Quindi da un quotidiano online con pagina link 404, a seconda della gravità del danno varia, siamo da € 200 a salire per ogni singolo articolo.
  • Rimuovere immagini da Google: Le immagini sono più cavillose da rimuovere a secondo come sono incastrate variano i prezzi, di media variano dai € 300 a salire.
  • Deindicizzazione gdpr:  La richiesta di deindicizzazione va rivolta normalmente alle grandi testate come, it, corrieredellasera.it, Ilfattoquotidiano.it quindi il prezzo si aggira intorno a € 300 a link circa per via di gestione della pratica completamente diversa dalle altre.
  • Costi per la  sopprimere video hot o da you tube: di solito per questo genere di video si consiglia di rivolgersi alla it oppure rivolgersi al supporto Google. In ogni modo se decidete di farlo privatamente, con un studio legale specializzato o una agenzia di web reputation il prezzo varia da € 500 fino a €2000 a link dipende dal video dal tipo di link da rimuovere.
  • Cancellare notizie personali su Google:
  • I costi per declassificare una notizia negativa. La de-classificazione di una notizia è una delle operazioni più care, in assoluto in quando occorrono molte ore di lavoro da parte di Web Master, in pratica consiste di spostare un URL dalla prima pagina del motore di ricerca alla terza pagina.
  • Costi per la analisi della reputazione online: un costo per una azienda dai 30 ai 100 dipendenti si aggira intorno ai € 5.000 Euro per una analisi.
  • Gestione della reputazione aziendale: ci sono diversi fattori da calcolare per una gestione di una reputazione, in grande linee una gestione della reputazione di Grandi Manager o personaggi pubblici VIP siamo attorno ai € 5.000 Euro mese per un profilo TOP. rimuovi articolo dal web  

Vuoi cancellare o nascondere un risultato di ricerca Google  o cancellare notizie dal web che riguarda te o la tua azienda?

Privacy e dati personali oggi rappresentano un vero ostacolo per molte persone, per questo ho creato una guida per togliere notizie dal web.  Basta armarsi di un po’ di buona volontà, e seguire passo dopo passo questa GUIDA pensato per i navigatori meno esperti.

BOTTONE PER CANCELLA NOTIZIE DAL WEB

Mentre se non sai come far scomparire: articoli di giornale da internet e non hai molto tempo a tua disposizione, ti consiglio di contattarmi in privato alla pagina contatti per ricevere un consiglio senza impegno, ti deluciderò in merito alla legge sull’oblio. Cancellare notizie negative su internet

 

Rimozione da Google, rimuovere contenuti da Google, de indicizzare, diritto oblio sono tutte parole nuove per molti di noi, allora prima di metterci al lavoro facciamo chiarezza su alcuni punti: Cos’è la legge sull’oblio Google? è realmente efficace per elimina notizia da Google? in sintesi  Il diritto all’oblio  è lo strumento che ti permette di rimuovere notizie dal web e dai motori di ricerca in generale come: Bing ,Yahoo, Google, creato per evitare la diffusione delle notizie che possono costituire un precedente pregiudizievole di una persona oltre a tutelare la riservatezza, per questo si fa richiesta di cancellare notizie da internet o cancellazione dati Google, se siete curiosi di conoscere i prezzi di una agenzia di reputazione date uno sguardo qui sotto rappresentato.

Come eliminare notizie da Google news:  Ci sono diversi modo per togliere una news da Google. Se vuoi semplicemente disattivare le notifiche provenienti dall’app di Google News per Android, non devi far altro che recarti nelle impostazioni del tuo device e selezionare l’opzione che permette di disabilitare la ricezione delle notifiche provenienti da quest’ultima. diversamente si si tratta di cancellare una news ti consiglio di seguire questa proceduta io di contattare l’apposito Team della Privacy Garantita   

Diritto all’oblio cosa fare?

il diritto all’oblio gdpr non sempre è efficace hai fini di eliminare notizie Google. allora resta una sola una domanda: diritto all’oblio come fare? Ovviamente affidarsi ad una agenzia di web reputation o ad un’esperta in reputazione digitale è la soluzione migliore, quando il diritto all’oblio può essere applicato, solo se si tratta di una vicenda giudiziaria, che non abbia connessine con l’attualità di un soggetto, in quel caso si può de-indicizzare la notizia, anche in caso di diffamazione.

Rimuovere contenuti da Google:

In questo caso per cancellare notizie su internet,  o un link lesivo, ti consiglio di prenderti un po’ di tempo per acquisire un po’ di dimestichezza con alcuni vociabili che andremo ad utilizzare. Qui sotto ho selezionato una serie di parole chiavi con cui dovrai prendere confidenza: diritto all’oblio, URL, Webmaster, link, declassamento, de-indicizzazione ecc, forse per te sono ancora sconosciute mentre se hai già la padronanza puoi tranquillamente saltare questo passaggio. Ci tengo a precisare che si tratta di un’operazione molto delicata, ed è in gioco c’è la libertà della nostra reputazione, il rischio che qualcosa vada storto è sempre probabile. Vale la stessa cosa se devi cancellare

INDICE SIGNIFICATO DEI TERMINI PER LA RIMOZIONE DEI CONTENUTI

Webmaster: nel momento in un cui si decide di rimuovere informazioni personali da Google, interviene un informatico che sotto la cui responsabilità avviene la gestione di Pagine Web Web, Blog, Forum e/o Social Media allocati in appositi computer-server collegati ad Internet.

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Link: non è null’altro che un collegamento tra file.  Di solito per eliminare risultati personali devi copiare il link per poi incollarlo nella Email che verrà inviata alla redazione.  

URL: Esso identifica il computer-server contenente il file, il nome specifico di quest’ultimo ed in quale parte della memoria del computer si trova. Il reperimento di un file viene agevolato attraverso l’Indicizzazione del relativo URL nei Motori di Ricerca e/o la pubblicazione del Link all’interno di altre Pagine Web.

Indicizzazione: la procedura di identificazione di un file effettuata da un Motore di Ricerca e corrisponde esattamente al contrario della Deindicizzazione.

Deindicizzazione: la procedura opposta all’Indicizzazione, ovverosia l’eliminazione dal database di un Motore di Ricerca di un file precedentemente indicizzato;

SERP (Search Engine Results Page): la “Pagina dei Risultati del Motore di Ricerca” cioè l’elenco di tutti i file che il Motore di Ricerca individua, disposti in un dato Posizionamento e suddivisi per pagina;

Posizionamento: l’ordine assegnato ai risultati di una ricerca secondo criteri propri del Motore di Ricerca.

Declassamento: a parità di Keywords, un Posizionamento del risultato nella SERP, meno evidente rispetto alle condizioni preventivo.  nell’ipotesi in cui subisca un danneggiamento all’immagine e/o all’attività svo lta, derivante dalla propria menzione all’interno di una o più Pagine Web come da allegato elenco URL, chiede: in prima istanza la cancellazione definitiva delle Pagine Web incriminate dal Sito, Blog, Forum e/o Social Media; la sostituzione del nominativo completo con le semplici iniziali, laddove non fosse possibile la cancellazione di cui sopra, è un modo elegante per togliere informazioni da Internet

Google Cancella Dati: La rimozione di informazioni negative dei quotidiani, soprattutto quando si tratta di eliminare risultati personali, purtroppo cancellazione dati Google non è semplice.

ci sono stati numerosi casi in cui la redazione di un quotidiano online, hanno aggiornato la notizia scrivendo “NESSUN DIRITTO ALL’OBLIO PER TIZIO E CAIO” quindi oltre la beffa il danno.  In questo caso ci ritroveremo il nostro nome e cognome ai primi posti delle pagine SERP (Search Engine Results Page) di Google, soprattutto se in gioco c’è la vita di un professionista, Manager o personaggio pubblico, in quel caso com’è possibile rimuoverli?

Difronte ad un pasticcio del genere la nostra reputazione è compromessa, con il rischio di essere inghiottiti dalla storia, dove a prevalere non è il diritto all’oblio “cioè essere dimenticati” ma la storicità dell’evento che torna di nuova d’attualità.  In tal caso si interviene chirurgicamente con una delicata operazione di WEB REPUTAZIONE.  Esempio esiste un software proprietario della privacygarantita.it chiamato reputazione a nodi che calcola con una complessa equazione matematica come ricostruire la reputazione di un individuo e di una azienda che sia, con un risultato garantito al 100%. La reputazione a nodi è una piattaforma

Conclusione la rimozione contenuti da Google è un lavoro complesso e meglio contattare un’agenzia esperta in reputazione online come ce ne sono tante in tutta Italia: Milano, Roma, Torino, Veneto, Brescia, Palermo, Napoli e molte altre zone. Dico questo perché quando si tratta di “eliminare dati da Google” tutto diventa difficile.

Sono stato coinvolto in una vicenda giudiziaria accaduta diversi anni fa posso chiedere di cancellare articoli da Google?

R: La prima cosa da fare è un tentativo  utilizzando modulo di Google per il diritto all’oblio  che trovi qui sarà sufficiente compilarlo con in allegato documento di riconoscimenti  e codice fiscale della persona interessata. Andiamo sul motore di ricerca Google, posizioniamoci nella prima pagina, ora cerchiamo la parola chiave che ci riguarda, esempio “Tizio Caio sempronio indagato” Clicca sul link dell’articolo con il mouse selezioniamo se con il tasto destro facciamo. È sufficiente fare una copia del URL  in questione e incollare all’interno di questa casella alla voce Inserisci un URL per riga (massimo 1000 righe)  Lo strumento è stato realizzato seguendo le indicazioni contenute nella discussa sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea sul cosiddetto “diritto all’oblio”, che ha stabilito che i cittadini europei hanno il diritto di chiedere ai motori di ricerca di eliminare dalle loro pagine dei risultati i link verso cose che li riguardano nel caso in lui lo ritengano “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”. Un team di avvocati esperti del diritto all’oblio si occuperanno della tua pratica nell’arco di 90 giorni in tempi di COVID -19.  Ma vi assicuro (cancellare un articolo di giornale da internet) molte volte non è così semplice. Soprattutto se si parla di una richiedere diritto all’oblio gdpr non sempre questo strumento legale funziona perfettamente.

Mi hanno rifiutato un prestito posso accedere ad un altro prestito bancario considerando che in rete sono presenti alcuni articoli negativi?

  1. Nel momento in cui fai una richiesta di finanziamento personale o aziendale in un istituto di credito scattano una serie di indagini da parte dell’istituto, un loro Webmaster specializzato si occuperà di fare le dovute verificare nelle prime pagine dei motori di ricerca.

Nel caso in rete vengono trovate notizie negative sul tuo oppure tu vengono trovate rimuovere informazioni personali da Google  parte una segnalazione che potrebbe compromettere la tua pratica di finanziamento. Al fine di evitare imbarazzi del genere e vedersi rifiutare un prestito importante Il mio consiglio è quello di contattarmi  per poter fare un controllo rapido che ti consente di ottenere un finanziamento.  Molte volte i quotidiani online pur di fare colpo con una notizia accattivante scrivono notizia diffamatoria, falsa, sbagliate, o addirittura fake news. In questo caso se vuoi rimuovere da Google notizia diffamatoria puoi sempre contattarmi in quando sappiamo sempre come aiutarti per risolvere questo problema.   Purtroppo il domandare di retorica resta sempre quella: che considerazione ha un istituto di credito delle tue reputazione? Al fine di ottenere un prestito personale o aziendale molta, soprattutto banche come Compass, Findomestic, Intesa San Paolo ed altri istituti, se il rating reputazionale non è buono l’importante e che diventi buono in breve tempo. Dando così la possibilità alle persone di tornare ad essere finanziabile in giro di poco tempo.

Qual è il danno che può causare all’immagine e alla reputazione un articolo scandalistico?

Le posso rispondere con una domanda: quanto vale per lei la sua reputazione? Quindi la risposta equivale al danno. Vedersi apparire il proprio nome tra le prime pagine dei motori di ricerca per molti comporta serie problemi, come ad esempio un prestito negato in banca, o meglio ancora vedersi sfuggire un affare. Purtroppo il nostro interlocutore prima prendere qualsiasi decisione istintivamente interroga la rete, uno scenario molto inquietante sotto questo punto divista, in quando non prevale più il rapporto di buona fede, ma tecnico. per concludere vi abbiamo elencato come far sparire notizie da Google, o con l’aiuto di un avvocato, o di una web agency con conoscenza sistema di de-indicizzazione.

La famosa telefonata di primadanoi.it sul diritto all’oblio

Dunque per concludere la gestione degli URL non sono del tutto semplice lo è ancora meno se cerchi di cancellare tutti i dati da Google oppure eliminare url da Google è necessario contattare uno studio legale che si occupa di diritto all’oblio che abbia rapporti con un webmaster, in modo da farsi cancellare da Google. Nella fattispecie anche eliminare risultati personali Google.

Come cancellarsi dal World Check una blacklist a favore della banche

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Come cancellare il proprio nome  e la propria azienda da World Check non è affatto semplice, il database  messo a disposizione di istituto di credito e banche che acquisiscono informazioni dei propri clienti. 

Insieme a queste figure pubbliche, la sezione “terrorismo” del World-Check – un database molto influente – comprende anche note associazioni di beneficenza, attivisti e importanti istituzioni religiose.

Tra le decine di presunti terroristi comparsi sul database gestito da Thomson Reuters e che VICE News ha potuto visionare troviamo:

  • Nihad Awad, il Direttore Esecutivo del Council on American-Islamic Relations (CAIR), uno dei pochi leader mussulmani americani invitati dall’ex presidente George W. Bush a prendere parte a una conferenza stampa per condannare gli attacchi dell’11 settembre. Anche la stessa CAIR, un’associazione che ha ricevuto numerosi riconoscimenti, rientra nella lista dei terroristi del World-Check;
  • Maajid Nwasz, un esponente politico liberal democratico, che ha fondato Quilliam, un think tank che combatte l’estremismo, ed è stato ingaggiato come consulente da diversi primi ministri inglesi.
  • L’ex consulente della Banca Mondiale e della Bank of England Mohamed Iqbal Asaria, il quale nel 2005 fu insignito dalla regina Elisabetta dell’onorificenza di Commander of the Order of the British Empire (CBE) per il suo impegno per lo sviluppo internazionale.

World-Check, un servizio riservato che non viene controllato da nessun organismo indipendente, sostiene di avere tra i suoi utenti più di 300 agenzie governative e di intelligence, 49 delle 50 più grandi banche al mondo, agenzie di reclutamento e nove tra i dieci studi legali che operano a livello globale.

Fornisce “un sistema di avvertimento preventivo per i rischi ignoti” – e, per esempio, viene impiegato dalle banche per limitare il rischio di trovarsi inconsapevolmente a finanziare gruppi terroristici o aiutarli a riciclare denaro sporco.

‘Spazzatura scorretta e faziosa’

La notizia della loro inclusione all’interno di una lista di presunti “terroristi” compilata dal World-Check è stata accolta con rabbia e sorpresa dalle persone e dalle organizzazioni coinvolte a loro insaputa. Le persone sentite da VICE News contestano la loro inclusione e sostengono che il database potrebbe aver danneggiato la loro reputazione o le loro attività commerciali. Nessuno di essi è mai stato accusato di terrorismo.

VICE News ha scoperto che il database è cresciuto esponenzialmente da quando fu creato nel 1999. Oggi al suo interno si posano trovare ben oltre 2 milioni e mezzo di persone e associazioni appartenenti a una vasta gamma di settori. Il numero dei presunti terroristi raggiunge quota 93.000, cinque volte tanto il dato registrato nel 2007.

Il Direttore Esecutivo di CAIR, Awad – celebrato recentemente sulle colonne del quotidiano LA Times come una voce emergente per la difesa dei diritti civili nel 21esimo secolo – ha descritto il suo profilo come “spazzatura scorretta e faziosa”.

“Si può solo immaginare quante persone e associazioni innocenti abbiano sofferto per colpa del World-Check, e di soggetti simili, senza avere possibilità di fare ricorso,” ha commentato Awad. “Lascio che sia l’immaginazione dei lettori a provare a capire perché la più importante associazione di attivismo per mussulmani in America sia stata inclusa.”

Nawz, one dei più noti attivisti contro l’estremismo del Regno Unito, ha detto a VICE News che l’inclusione del suo nome è “ridicola”.

“Ho dato consigli a ogni primo ministro britannico – da Tony Blair in poi – su come la nostra società possa affrontare al meglio la minaccia dell’estremismo islamico,” ha spiegato Nawz. “Se è vero, fare un elenco di “persone non desiderate” per nome, specialmente se non può essere consultata liberamente dal pubblico, è un’idea terribile.”

‘Se questa è la fonte migliore per le banche, allora stanno consultando qualcosa di assolutamente poco serio’

L’ex advisor della Banca Mondiale e della Bank of England Asaria ha detto a VICE New di essere “arrabbiato e deluso” dall’inclusione e dalla accuse mosse nei suoi confronti. “Mi rende preoccupatissimo. Se questa è la fonte migliore per le banche, allora stanno consultando qualcosa di assolutamente poco serio.”

La deputata laburista Diane Abbott ha rilasciato un commento riguardo all’inchiesta di VICE News: “È sconcertante. World-Check sostiene di utilizzare esclusivamente fonti aperte per stilare il suo elenco di presunti terroristi. In alcuni casi pare abbiano preso nomi di persone accusate a caso su internet e li abbiano inseriti in un sito non controllato senza che ci sia stata una revisione accurata.”

“Tutto ciò, chiaramente, può essere fortemente discriminatorio, avere delle conseguenze importanti per le vite delle persone coinvolte. Qualcuno ne deve rispondere.”

Le conseguenze

In un mondo finanziario sempre più attento a evitare qualsiasi rischio, aziende come il World-Check – che forniscono dati sensibili alle banche e alle forze di polizia – giocano un ruolo sempre più centrale. La paura degli istituti finanziari segue la decisione del Senato americano di infliggere una multa di 1,9 miliardi di dollari alla HSBC per essere stata utilizzata come canale di riciclaggio da “narcotrafficanti e stati corrotti.” Per questo motivo le banche sono sempre più propense a interrompere rapporti commerciali per evitare accuse di riciclaggio o di finanziamento ai terroristi.

Negli ultimi due anni una serie di importanti associazioni no-profit britanniche, come la Cordoba Foundation, Cage e il Palestine Solidarity Campaign (PSC), si sono viste inspiegabilmente congelare i propri conti bancari.

Un servizio di BBC Radio 4 si domandava se la lista dei terroristi del World-Check avesse contribuito – se non addirittura causato – il blocco dei conti da parte di HSBC. Inoltre, un report dell’Overseas Development Institute ha sottolineato come la diffusione di strumenti non regolati gestiti da privati come il World-Check abbia aumentato il numero di conti bancari chiusi, “specialmente se il cliente è poco redditizio [per l’istituto].”

Non c’è nessuna legge che obblighi le banche a spiegare ai clienti perché il loro conto è stato chiuso. Inoltre, il World-Check vincola i suoi utenti a mantenere la segretezza riguardo all’uso del database. Sia il PSC che la Cordoba Foundation si trovano tuttora sulla lista dei terroristi del World-Check insieme ad altre importanti associazioni no profit del Regno Unito.

Molte di queste associazioni si sono lamentate del fatto che l’inclusione nella lista potrebbe aver influito sulla loro vita.

“Credo che abbia tagliato del 50 per cento il mio volume di affari,” ha raccontato a VICE News Iqbal Asaria. “Ci sono state diverse persone nel mio settore che mi hanno detto, ‘ti contatteremo’ ma poi non si sono mai fatte sentire. Sono certo che dopo aver consultato il World-Check si siano chiesti, vogliamo farlo veramente?”

‘Una risorsa imparziale’

In un’email indirizzata all’organizzazione no profit Cage, e visionata da VICE News, World-Check sostiene di essere una risorsa imparziale che raccoglie i profili di individui e organizzazioni prive di “opinioni o input indipendenti.” Tuttavia, i critici ritengono che quest’affermazione contrasti con la sua designazione di “terrorismo,” secondo cui i profili sono affiancati da un logo con un passamontagna rosso.

“World-Check schiaffa una grande etichetta rossa che significa ‘terrorismo’ accanto ai nomi delle persone,” ha detto a VICE News Ben Hayes, un consulente indipendente specializzato in sanzioni contro il terrorismo e sorveglianza finanziaria. “Ma è il loro giudizio, e di nessun altro.”

“Le ripercussioni della caratterizzazione di un individuo o di un’organizzazione come terrorista sono serie, pregiudizievoli e punitive per una serie di individui, molti dei quali non sapevano di essere stati schedati da World-Check,” ha detto a VICE News Ravi Naik, a capo del dipartimento di diritto pubblico all’ufficio legale londinese ITN, che rappresenta PSC. Al momento PSC sta considerando di intraprendere un’azione legale.

Le fonti di World-Check

I documenti di World-Check spiegano che oltre a elencare individui condannati o sanzionati, cita persone “accusate ma non ancora condannate,” tra cui individui “accusati, indagati, arrestati, condannati, rinviati a giudizio, interrogati o sotto processo” per i crimini indicati da World-Check. I crimini includono terrorismo, presa di ostaggi, riduzione in schiavitù e sfruttamento sessuale dei bambini.

VICE News ha chiesto a World-Check di spiegare come determina quali individui possono essere bollati “terroristi.”

World-Check ha risposto che usa “solo fonti di dominio pubblico affidabili e rispettabili (come le liste ufficiali di sanzioni, liste delle forze di governo e di polizia, fonti governative e pubblicazioni giornalistiche affidabili) per informazioni e asserzioni basate sul rischio su un individuo o un’entità.”

I contenuti di un blog sono usati solo come “fonte di supporto” per “informazioni identificative secondarie,” ha detto un portavoce.

Tuttavia, VICE News ha visionato delle voci per individui e organizzazioni che non sembravano rispettare queste pratiche.

Tutti i profili di presunti terroristi includono una lista di fonti usate da Word-Check per completare gli identikit—e alcuni sono stati creati solo sulla base di affermazioni riportate su blog conservatori, siti islamofobi o organizzazioni politiche.

‘Una volta che voci del genere cominciano a circolare, attecchiscono rapidamente’

VICE News ha esaminato il profilo di Asaria. Le accuse non circostanziate che hanno contribuito alla sua inclusione nella lista per terrorismo provengono tutte da due blog di destra: PipeLineNews e Militant Islam Monitortra l’altro, il presunto autore del pezzo del primo sito è anche direttore del secondo. Le accuse non fanno riferimento a nessun’altra fonte online né a fonti ufficiali.

Due persone che hanno creato il profilo per World-Check, e un loro revisore, hanno detto separatamente a VICE News che l’organizzazione non possiede una lista di fonti dalle quali attingere: sia la scelta di quest’ultime che l’inclusione nelle blacklist sarebbero a loro totale discrezione.

“Non c’è niente di sofisticato qui,” ha spiegato Hayes. “C’è solo la pesca a strascico di World-Check alla ricerca di fonti di dominio pubblico, su persone che possono essere inserite in qualsiasi categoria.”

Altri inserimenti nella lista “terrorismo” di World-Check portavano infatti a fonti che rimandano a siti e blog come WorldNewsDaily e The Investigative Project on Terrorism (IDPT), due siti che il Cambridge University Press’ Companion to American Islam descrive come “Islamofobi.”

La Palestine Solidarity Campaign (PSC) del Regno Unito è un’altra delle organizzazioni i cui conti bancari sono stati chiusi senza spiegazioni lo scorso anno dalla Co-Operative Bank: VICE News ha scoperto che l’organizzazione sarebbe stata inclusa nella lista terroristica di World-Check sulla base di accuse fatte da IPT e da un altro blog.

Il presidente di PSC Hugh Lanning ha cercato di difendere la propria organizzazione, definendola come “completamente legale,” e con “una storia ormai trentennale durante la quale è mai stata messa sotto accusa da nessuna autorità. Eppure alla fine siamo finiti su una lista nera per terrorismo.”

“È fantastico che società come queste possano far passare delle semplici accuse come fossero fatti,” ha spiegato a VICE News. “Una volta che voci del genere cominciano a circolare, attecchiscono rapidamente. È quasi come col dossier sul terrorismo di Tony Blair: ‘Ho sentito dire da qualcuno che ha sentito dire da altri che in giro si parla di…” E non abbiamo neppure il diritto di contestarlo. È una blacklist politica, ed è oltraggiosa.”

L’EX VICE PRIMO MINISTRO E LEADER DEI LIBDEM, NICK CLEGG, INSIEME A MAAJID NAWAZ (A DESTRA). FOTO DI POLLY HANLON

Accuse storiche

World-Check dice di aggiornare 40mila profili al mese: in un recente paper, avrebbe scritto che “individui inclusi nelle liste o profili indicati come imprecisi sono stati rimossi dal database.”

Ma alcuni di questi sembrano esser stati messi in lista sulla base di accuse che non riflettono gli individui in questione.

Maajid Nawaz, che correva per i liberal democratici nelle ultime elezioni, è ormai un noto attivista anti-estremismo. Attualmente, lavora insieme ai leader di tutto il mondo per suggerire loro come combattere l’estremismo. Il suo profilo su World-Check, visionato da VICE News, è stato compilato usando fonti che fanno largamente fondo alla sua passata affiliazione a Hibz ut-Tahrir – un’organizzazione islamica radicale – e non riporta accuse di terrorismo mosse in tempi recenti.

“Se questo è ciò che succede a potenziali parlamentari, allora credo stia davvero esagerando,” ha ammesso Tom Dawlings, ex capo della Financial Sanctions Unit della Bank of England, che ha aiutato Wolrd-Check nel 2008.

Un senior staffer di World-Check ha spiegato a VICE News che i profili erano controllati, ma che si trattava di un processo rapido, e che le fonti generalmente non erano controllate—stando a quanto ci è stato spiegato, i revisori controllavano dai 300 ai 600 profili al giorno.

“Per World-Check è un magnifico circolo virtuoso,” ha spiegato Tom Keatinge, direttore del Centre for Financial Crime & Security Studies presso il Royal United Services Institute (RUSI). “Il problema è che se aggiungi altri 25mila nomi extra al mese, poi devi aggiornarli.”

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Il profilo visionato da VICE News di un professore di un’accademia di élite della British Russell Group, e incluso nella lista “Terrorismo”, non sembrava esser stato aggiornato per almeno sei anni. Un altro di quelli in lista – un gruppo anti-occidentale – non lo era stato per otto anni.

“Se qualcuno venisse inserito in queste blacklist di World-Check, per lui sarebbe finita,” secondo Mike Short, ex dirigente di World-Check. “Non si può fare affari con loro.”

Le controversie

Molti privati e organizzazioni hanno spiegato a VICE News che hanno cercato di fare appello contro la loro inclusione nelle liste, ma che non hanno trovato nessun modo chiaro e fattibile per riuscirci.

Un portavoce di World-Check ha spiegato che la società “ha una policy abbastanza precisa riguardo la privacy sul loro sito, che stabilisce inoltre le modalità attraverso le quali i singoli possono contattarci qualora ritenessero inaccurate alcune delle informazioni che riportiamo. Anzi, li invitiamo a farlo.”

‘Una volta che sei stato terrorista, sarai sempre e comunque un terrorista’

Tuttavia, due impiegati di World-Check – che hanno chiesto di restare anonimi – hanno spiegato a VICE News che in più di otto anni di lavoro per la società non hanno visto un solo profilo in grado di spuntarla contro la società per il loro esser stati inseriti nella lista.

“Una volta che sei stato terrorista, sarai sempre e comunque un terrorista—non importa cosa tu dica o dove sia,” ha spiegato un attuale senior analyst che ha parlato a VICE News a condizione di non esser personalmente menzionato.

“A causa della clausola di riservatezza di World-Check, la stragrande maggioranza delle persone colpite dalla società non ha idea del perché gli vengano rifiutati l’apertura di conti in banca o trasferimenti di denaro,” ha spiegato Hayes. “È irragionevole pensare che World-Check sia genuinamente interessata a rimuovere gli innocenti.”

“Anche qualcuno proveniente da Al Qaeda, e inserito nelle liste UN 1267, sembra avere più diritti di altri finiti in queste liste,” ha spiegato Tom Keatinge del Royal United Services Institute.

Un enorme database

World-Check ha offerto i propri servizi a Department of Homeland Security, Nazioni Unite e Unione Europea. Questo stesso sistema è usato anche da HireRight, una società che monitora oltre 12 milioni di profili all’anno in 240 paesi per attività di screening occupazionale. Secondo un’analisi di Hayes del 2013, i prezzi degli abbonamenti annuali al database di World-Check possono raggiungere e superare il milione di dollari.

‘World-Check alimenta in modo molto efficace le psicosi delle banche’

“È chiaro, hanno ampliato aggressivamente il loro database per includere più persone possibile,” ha spiegato Hayes, che ha documentato l’ascesa del sistema

Il capo della Terrorism and Insurgency Research Unit di World-Check, John Solomn, nel 2007 si sarebbe vantato del fatto che il programma avesse “un ottimo sistema di allerta per i suoi clienti” in grado di attivarsi prima dell’inclusione di profili singoli nelle liste ufficiali del governo. Il servizio privato avrebbe anche monitorato “estremisti contro il maltrattamento degli animali” e “gruppi etnonazionalisti.”

“World-Check alimenta in modo molto efficace le psicosi delle banche,” ha spiegato Keating a VICE News.

‘Gli è stata data carta bianca’

Nel 2009 è stata scoperta una blacklist industriale usata e venduta da società edili in Regno Unito, che hanno tracciato persone per attività sindacali o per aver mostrato e condiviso preoccupazioni riguardanti salute e sicurezza sul posto di lavoro.

Un gruppo di 600 persone incluse nella lista su oltre 3000 lavoratori, inclusi professori e membri degli uffici postali, sono arrivati a vie legali contro le società. L’azione portò alle scuse dell’azienda, e a decine di milioni di sterline di risarcimento.

“Quando i privati hanno gli stessi servizi di intelligence e gli stessi database di organizzazioni come l’Europol, e li vendono nel libero mercato, dovrebbe suonare il campanello d’allarme,” ha spiegato Hayes. “Invece gli è stata data carta bianca.”

Secondo il direttore degli Economic Affair di Amnesty International UK Peter Frankental, “Qualsiasi società che usa o mantenga una blacklist lo fa a rischio di abusare i diritti umani.”

“Per coloro che sono stati inseriti, si potrebbe parlare di violazione di diritti e di potenziale privazione di nuove opportunità lavorative. Vittime di attività di questo genere dovrebbero avere accesso a contenziosi civili e richiedere una compensazione per il danno ricevuto. Inoltre, le aziende coinvolte in questi sistemi, o che fanno uso di liste del genere illegalmente, dovrebbero subirne le conseguenze legali.”

ROMA – E’ una grande schedatura che interessa oltre due milioni di persone, aziende, Ong, sindacati. Un database venduto dal gigante dell’informazione finanziaria Thomson Reuters ed utilizzato, secondo la stessa, da 49 su 50 delle più grandi banche del mondo per valutare i loro clienti e capire se possono essere a rischio di crimini come il riciclaggio, la corruzione, il terrorismo. Si chiama World-Check e due settimane fa il nostro giornale ha rivelato quanto sia arbitrario e problematico, grazie a un accesso completo a questa banca data in collaborazione con un team di media internazionali: il Times di Londra, il quotidiano belga De Tijd, la tv e il quotidiano tedeschi Ndr e Sueddeutsche Zeitung, la radio olandese NPO e il giornale americano The Intercept.

Oggi arriva la notizia che le autorità garanti dei paesi europei hanno appena tenuto un incontro in cui hanno espresso preoccupazione su World-Check. A riunirsi per valutarlo è stato il sottogruppo “materie finanziarie” del gruppo di lavoro “Article 29“, che riunisce tutti i garanti per la privacy delle nazioni europee. A chiedere al sottogruppo materie finanziarie di esprimersi su World-Check è stata proprio l’Autorità italiana per la protezione dei dati.
Dall’incontro è emerso che esistono tre istruttorie aperte su questa banca dati: una in Inghilterra, una in Belgio e la terza in Italia, come aveva confermato il garante Antonello Soro a Repubblica, spiegando di aver “ricevuto la segnalazione di un cittadino italiano che ha subito danni enormi dall’inserimento in World-Check di dati non aggiornati. Il suo profilo, anche dopo la sua specifica richiesta di cancellazione, continuerebbe a essere a disposizione di banche e di altri operatori finanziari”.

Il problema di World-Check è che un database completamente confidenziale: chi lo usa non va in giro a dirlo. E chi ci finisce dentro spesso non lo sa e non lo scopre se non quando è troppo tardi, perché magari il conto in banca gli è stato già chiuso sulla base di informazioni che, in alcuni casi, non sono aggiornate e quindi affidabili, e a volte sono completamente arbitrarie.

Lo sa bene la moschea di Finsbury Park a Londra, che nel 2014 si è vista chiudere improvvisamente il conto in banca dalla HSBC, senza spiegazioni, senza possibilità di appello e senza che nessun istituto di credito, a parte la Banca Islamica, fosse disponibile ad aprirne un altro. Solo un’inchiesta della BBC aveva permesso alla moschea di scoprire che dietro questa scelta c’era il database World-Check, che aveva schedato Finsbury Park nella categoria “terrorismo”. Il centro religioso aveva effettivamente avuto un passato turbolento, a causa dell’imam radicale Abu Hamza che vi predicava, ma dopo il 2005 era completamente rinata e diventata un esempio di integrazione per la comunità locale, lodato anche da leader politici come Jeremy Corbyn. Eppure World-Check inchiodava Finsbury Park al suo passato più remoto, creandole non pochi problemi, che hanno spinto la moschea a ricorrere in tribunale contro Thomson Reuters e a vincere, ottenendo anche 10mila sterline a titolo di compensazione.

Proprio questa settimana la Banca d’Italia ha reso noto il boom delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette a rischio di riciclaggio e terrorismo, che hanno ormai superato le 100mila unità. Viene da chiedersi in che misura queste segnalazioni facciano affidamento su database come World-Check, che, secondo quanto pubblicizza Thomson Reuters, viene compilato utilizzando oltre 540 liste di sanzioni governative e report giornalistici su oltre 240 paesi: un lavoro che si basa su 100mila “fonti rispettabili” (reputable sources).

L’inchiesta del nostro giornale ha permesso di rivelare una schedatura completa della politica italiana: dalla famiglia di Beppe Grillo a quella di Matteo Renzi, escluso babbo Renzi, ma inclusa la bambina piccola, finita in World-Check quando era praticamente nella culla. Le schedature più delicate, però, sono quelle che compaiono sotto la voce “terrorismo” e che vedono incluse organizzazioni come “CasaPound”, mai finita in inchieste sul terrore, gruppi come la Federazione Anarchica Informale o attivisti politici come i NoTav o anche individui innocenti, perché completamente scagionati dalle accuse di terrorismo ben nove anni fa.

Chiunque può chiedere alla Thomson Reuters di sapere se è schedato in World-Check, che informazioni contiene il database e quanto sono aggiornate. Per farlo, è necessario inviare un’email a contact@world-check.com . E, a questo punto, è importante farlo proprio in queste settimane in cui i garanti europei del sottogruppo materie finanziarie stanno monitorando il caso. Perché World-Check è solo una raccolta di dati immateriali, ma può avere conseguenze pesanti sulle vite degli schedati