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Ce l’hai nel sangue…

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.Ce l’ha nel sangue…quante volte abbiamo usato o abbiamo sentito usare quest’espressione, principalmente in riferimento ad abilità che qualcuno sembra possedere in modo spontaneo…

Fin dall’antichità infatti è esistito il dibattito tra coloro che pensano che le caratteristiche che distinguono un’essere umano dall’altro siano di origine naturale e coloro che pensano che derivino dall’educazione: Platone, ad esempio, era a favore di un vero e proprio programma di accoppiamenti selettivi per creare la casta guerriera della sua “Repubblica”.

Nascita e caduta dell’eugenetica

Il dibattito, sintetizzato nel mondo anglosassone dalla frase “nature vs nurture”, liberamente traducibile come “natura contro educazione”, giunse al suo culmine nell’Inghilterra vittoriana. Sir Francis Galton, applicando la teoria darwiniana all’uomo, fondò la moderna eugenetica. Fu un successo immediato: tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 programmi eugenetici nacquero in tutta l’Europa, negli USA, in Australia e in Canada. Grosso modo, esistevano due tipi di programmi, quelli positivi, volti a incoraggiare la riproduzione dei “migliori”, e quelli negativi: in quest’ultimo caso si trattava principalmente della sterilizzazione forzata di tutti gli elementi (criminali, malati di mente, ecc.) considerati dannosi per la società.

Nonostante alcuni programmi eugenetici (ad esempio la sterilizzazione forzata di alcuni detenuti negli USA) siano continuati fino quasi ai giorni ai giorni nostri, l’eugenetica in generale perse credibilità a causa della sconfitta dell’Asse nella Seconda Guerra Mondiale. La Germania aveva fatto di tale scienza uno dei propri cavalli di battaglia ideologici. In opposizione all’eugenetica, quindi, gli scienziati del dopoguerra attribuirono tutti i problemi sociali dell’umanità all’educazione e a fattori economici.

Argomento non molto credibile, visto che anche persone benestanti e/o con buona educazione commettono crimini o hanno malattie mentali.

Studi genetici attuali

Nel frattempo, nel 1957 gli scienziati inglesi Watson e Crick identificarono la struttura a doppia elica del DNA, iniziando così i moderni studi genetici. Nel 1990 iniziò lo Human Genome Project, un immenso progetto collaborativo che coinvolse decine di scienziati. Il progetto terminò nel 2003 e risultò nella mappatura completa di tutto il genoma umano.

Tuttavia, ancor prima che il progetto terminasse e conformemente con l’avanzamento degli studi sul DNA, cominciò ad emergere nuovamente l’idea che molte caratteristiche, anche psicologiche, fossero determinate dalla genetica. Particolare importanza ebbe l’opera di Steven Pinker.

Oltre 20 anni sono passati da allora, ed è ormai chiaro come la genetica determini molti tratti caratteriali, abilità e caratteristiche dell’essere, anche se difficilmente vengono determinati unicamente da un solo gene.

Fa eccezione l’omosessualità maschile, in quanto gli studi hanno dimostrato una correlazione fortissima tra il marcatore genetico Xq28 e lo sviluppo di questa caratteristica.

Gli studi in questo campo sono ancora in uno stadio di sviluppo relativamente acerbo, ma quanto conosciamo finora è sufficiente ad avallare la saggezza popolare.

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