cronaca

C’è un Paese che vuole dare corso legale al bitcoin

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Il presidente di El Salvador ha annunciato il progetto: la criptovaluta sarebbe affiancata al dollaro. Intanto il mining esplode nell’Argentina colpita da una forte inflazione del peso

Bitcoin (foto Omar Marques/Sopa Images/LightRocket via Getty Images)
Bitcoin (foto Omar Marques/Sopa Images/LightRocket via Getty Images)

La prima nazione sovrana ad adottare il bitcoin come valuta con corso legale, accanto al dollaro, potrebbe essere El Salvador. Il presidente Nayib Bukele lo ha annunciato in un messaggio video alla conferenza Miami Bitcoin 2021, spiegando che il paese sta per stringere una collaborazione con Strike, una compagnia che realizza digital wallet, per costruire un’infrastruttura finanziaria che utilizzi la tecnologia bitcoin.

“Possedere bitcoin offre un modo per proteggere le economie in via di sviluppo dai possibili choc dell’inflazione a carico delle valute fiat”, sostiene Jack Mallers, fondatore della piattaforma di Lighting Networks che ha creato Strike e secondo cui bitcoin potrà essere utilizzato per le necessità quotidiane. Al momento, El Salvador è un’economia che fa ancora molto affidamento sul contante e circa il 70% della popolazione non ha nemmeno un conto in banca o una carta di credito.

Le rimesse valgono oltre il 20% del pil e i servizi degli operatori storici applicano commissioni fino al 10% per operare i trasferimenti internazionali, che richiedono giorni per arrivare a destinazione e talvolta richiedono anche un prelievo fisico. Non per niente, l’app di pagamenti di Strike lanciata a marzo è diventata subito la più scaricata nel paese, sebbene i dettagli sul funzionamento effettivo di questa manovra non siano ancora noti.

Se in Salvador il progetto è sulla linea del traguardo, visto che il partito Idee Nuove di Bukele controlla l’assemblea legislativa, lo scenario è diverso in Argentina. A fronte di un’inflazione annua del 50%, il governo di Buenos Aires ha deciso che è possibile convertire pesos per un massimo di 200 dollari al mese, ma la richiesta di valori-deposito da parte dei cittadini si mantiene alta. Così, grazie ai bassi costi dell’energia locale il mining di criptovalute è esploso, come riporta Bloomberg. Basti pensare che un bitcoin è valutato 3,4 milioni di pesos ai tassi ufficiali, ma ben 5,9 milioni nelle piazze parallele non ufficiali, un valore alto rispetto ai costi trascurabili del mercato energetico (il 2-3% di uno stipendio mensile medio) sostenuto da politiche pubbliche decise per ottenere consenso politico.

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